sabato 28 febbraio 2009

Le promesse di Obama

Il timore che alle roboanti e rivoluzionarie promesse elettorali di Obama non sarebbero seguiti poi i fatti, era abbastanza sentito, e per certi versi giustificato. E' noto infatti - e noi purtroppo lo sappiamo bene - che spesso e volentieri in politica i proclami sono una cosa e i fatti un'altra.

Certo, non siamo ancora ai fatti conclamati, né si può prevedere adesso se la "cura" di Obama porterà i risultati sperati, ma se è vero che chi ben comincia è a metà dell'opera, come recita un noto detto, beh, mi pare che l'opera di Obama sia perfettamente incanalata nel solco di quanto promesso. Almeno finora.

La prima promessa mantenuta è stata quella di chiudere Guantanamo entro l'anno (sono già iniziati i preparativi), ma è in modo particolare in questi ultimi giorni che le chiacchiere hanno lasciato il posto ai fatti, specialmente in merito alle ultime decisioni prese in materia di politica economica. Per cercare di far fronte a un disavanzo che negli Stati Uniti ha raggiunto la stratosferica cifra di 1750 miliardi di dollari, Obama ha infatti imboccato quella che lui ritiene essere l'unica via per cercare di rimettere un po' in carreggiata l'economia, e cioè togliere ai ricchi per dare ai poveri.

Tra le varie misure allo studio, infatti, ci sarebbe proprio un innalzamento importante della pressione fiscale a carico dei ricchi in modo da reperire risorse per garantire l'assistenza sanitaria anche a chi non se la può più permettere a causa della crisi economica. Scrive il Corriere:

Più in particolare per finanziare la nuova manovra che riguarda la sanità (la spesa prevista è di 634 miliardi di dollari) il presidente ha proposto il primo aumento delle tasse da 16 anni per le famiglie ad alto reddito (quanti guadagnano più di un quarto di milione di dollari all'anno) e una drastica revisione dei pagamenti alle assicurazioni private collegate a Medicare, la mutua per gli anziani.
[...]
Il piano di bilancio prevede di risparmiare svariati miliardi di dollari non rinnovando gli sgravi fiscali concessi all'amministrazione Bush ai già ricchi. Saranno interessati da questo provvedimento tutti gli americani che guadagnano oltre 250.000 dollari o 250.000 per le coppie sposate. Per i contribuenti oltre questa soglia, l'incidenza fiscale passerà rispettivamente dal 33% e dal 35% al 36% e al 39,6%.

Esattamente il contrario di quanto fatto da Bush, che aveva invece applicato sgravi fiscali ai più ricchi nella speranza (che si è rivelata essere una pia illusione) di rilanciare i consumi.

Se Obama ci avrà visto giusto, questa manovra - insieme ad altre, tipo sanzioni per le aziende che inquinano, tagli alle spese militari, ecc... - consentirà di dimezzare il deficit da qui al 2013, scadenza del suo primo mandato presidenziale. Ma questo avremo tutto il tempo di verificarlo.

Restando in tema di promesse mantenute, non si può non segnalare quella che è la notizia del giorno, e cioè l'annuncio del ritiro completo delle truppe americane dall'Iraq entro agosto 2010. Una mossa che mette fine a quello che è probabilmente stato uno dei più gravi errori militari dell'America. Un errore che ne ha compromesso, forse in maniera irrimediabile, l'immagine e l'autorevolezza. Una guerra nata da una bufala che è costata agli Stati Uniti un'enormità, sia in termini di vite umane (4.250 militari americani morti a tutt'oggi) che in termini economici.

Insomma, mentre noi facciamo notizia nel mondo grazie a un presidente che spara battute idiote e che si fa leggi su misura per evitare processi, da altre parti c'è invece chi ha deciso che il tempo delle chiacchiere è finito. Adesso contano i fatti.

venerdì 27 febbraio 2009

Giovani cacciatori

Ho trovato per caso, gironzolando qua e là in rete, questa notizia riportata da La Stampa. In pratica, ci sarebbe in Senato una proposta di legge, partorita dal centodestra, per abbassare a 16 anni l'età minima per poter cacciare.

In particolare l'art. 12 del disegno di legge in fase di stesura recita:

Chi abbia compiuto il sedicesimo anno di età e abbia superato l’esame per l’abilitazione all’esercizio venatorio riceve dalla questura competente per territorio un attestato di tirocinio, in cui sono riportati i nomi di tre cacciatori con licenza da almeno 5 anni, uno dei quali dovrà sempre accompagnare il tirocinante al quale il fucile è reso in comodato.

In pratica si dà un'arma in mano a un sedicenne e si inculca già in giovane età il rispetto per la vita.

Gli ultimi 15 anni (secondo Internazionale)

Se uno dovesse riassumere in poche righe gli ultimi quindici anni di storia politica italiana potrebbe dire questo: il più caro amico di uno dei leader che simboleggiò la corruzione della classe politica del paese diventò l'uomo più ricco, l'imprenditore più famoso, il premier più amato, il leader del partito più votato; il segretario dell'ex partito neofascista diventò presidente della camera, terza carica dello stato; uno dei dirigenti dello stesso partito fu eletto sindaco della capitale; l'opposizione fu sciolta in modo democratico e le venne affidato il compito di autodistruggersi; gli ultimi dirigenti di quello che fu il più grande partito comunista dell'Europa occidentale lasciarono spontaneamente la guida a un uomo della Democrazia cristiana, il loro avversario storico; il resto della sinistra si divise così tante volte che alla fine raggiunse proporzioni omeopatiche; a raccoglierne l'eredità fu soprattutto un magistrato; intanto in tutto il paese si diffuse il fenomeno delle ronde. Ma è quello che venne dopo che fa paura.

Giovanni De Mauro su Internazionale in edicola questa settimana.

(via Mante)

Roberto Scarpinato sulle intercettazioni



(via Piero Ricca)

Storie di soldi e pubblica amministrazione

Come si muovono i soldi pubblici? Dove vanno? Come vengono amministrati? Ieri la cronaca ci ha raccontato tre fatti che hanno a che fare con questo argomento. Le prime due si riferiscono al mondo dell'università e raccontano due storie contrapposte che mettono in luce due aspetti diversi di uno stesso problema: la gestione dei fondi da parte delle università.

Il primo riguarda l'allarme lanciato dai rettori delle università di Bologna e Trento, secondo i quali se i tagli previsti dalla finanziaria saranno effettivamente quelli, le conseguenze potrebbero essere devastanti. Scriveva ieri l'Unità:

Chiediamo - è il messaggio dei rettori, da Luigi Busetto, Pro Rettore dell'universita' di Bologna, a Davide Bassi dell'universita' di Trento, a Vincenzo Milanesi dell'universita' di Padova a Franco Cuccurullo dell'universita' di Chieti-Pescara - che questi tagli non siano indiscriminati, non siano una mannaia che si abbatte in modo uguale su tutti gli atenei indipendentemente dalle modalità di gestione e senza alcun riconoscimento del merito». I rettori dicono dunque no ai tagli «indiscriminati e trasversali». «Non possiamo più continuare - avvertono - con azioni di governo che in realtà governano poco, perché tagliano trasversalmente i finanziamenti agli atenei senza alcuna considerazione della qualità del lavoro che negli stessi atenei si svolge». Dunque, concludono i rettori Aquis, «diciamo no alle generalizzazioni e invitiamo a distinguere caso per caso; ma per fare questo bisogna mettere in campo un adeguato sistema di valutazione.

Invito che andrebbe sicuramente accolto dal governo, specialmente quando si viene a conoscenza di casi come quello riportato ieri dal Corriere, secondo cui a Conegliano sarebbe attivo un corso di laurea, con un solo iscritto, per imparare a piantare le viti.

A Conegliano è attivo un corso di Scienze e tecnologie viticole. D’accordo, è una cosa legata al territorio, ma come mai c’è un solo iscritto? Ha senso un corso di Ingegneria per l’ambiente a Cremona con un solo studente? A Pesche (Molise) non c’è una scuola superiore. Vi sono pero 5 corsi di laurea (tre di Biologia, Scienze forestali e Informatica). Come a Borgia, dove la facoltà però è solo una: Farmacia.

Sempre per restare in tema di soldi pubblici, va senz'altro segnalato questo articolo di Gian Antonio Stella, apparso sempre ieri sul Corriere, secondo cui più del 70% del bilancio del comune di Palermo se ne va negli stipendi dei dipendenti comunali, che sarebbero 1 ogni 30 abitanti.

Su 866 milioni l'anno di spese correnti, il Municipio di Palermo ne scuce 623 (il 72%) per pagare 21.895 dipendenti. Ottomila più di dieci anni fa. Un po' diretti, un po' precari stabilizzati nelle aziende partecipate. Media: un dipendente comunale ogni 30 abitanti. Un carico insostenibile. E ogni giorno più gravoso. Basti dire che alla catastrofica azienda della nettezza urbana, quell'Amia appena salvata dal governo Berlusconi col regalo di 80 milioni di euro nel decreto «milleproroghe» che ha tolto il sonno a tanti sindaci leghisti, c'era fino a poco fa un accordo: un padre poteva lasciare il posto di lavoro al figlio. Col risultato, accusa Maurizio Pellegrino, un consigliere dell'opposizione autore di un esposto micidiale alla Corte dei Conti, «che nel 2008, nonostante il bilancio disastroso e il forte esubero di personale, sono state fatte oltre 400 assunzioni. E che prima d'andarsene, a dicembre, il vecchio Cda ha assorbito altri 80 lavoratori di una ditta privata». Indispensabili? Risponde una tabella che confronta i dati della nettezza urbana di Palermo, Genova e Torino: con la metà degli abitanti, il capoluogo siciliano ha circa mezzo migliaio di dipendenti in più di quello piemontese. Uno ogni 259 abitanti sotto il monte Pellegrino, uno ogni 577 sotto la Mole Antonelliana. Totale dei rifiuti raccolti in un anno per dipendente: 164 tonnellate a Palermo, 220 a Genova, 491 a Torino.

Non ho particolari commenti da fare, anche perché non c'è niente che bene o male non si sapesse già. Solo indurre a qualche riflessione.

giovedì 26 febbraio 2009

"Carissimo/a,

Ti scrivo per chiederti un piccolo sforzo per una importantissima causa. Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l’idratazione e l’alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l’ultima parola. Qual è allora l’utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata?

Ti chiedo dunque di diffondere il più possibile l’appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo: dobbiamo mobilitarci immediatamente per raccogliere centinaia di migliaia di adesioni e difendere il nostro diritto costituzionale alla libertà di cura. Se saremo tanti, il Parlamento non ci potrà ignorare. Nel prossimo dibattito in Senato il mio impegno personale è quello di dar voce alla vostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita, i cittadini vogliono essere liberi di scegliere.

Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l’appello per il diritto alla libertà di cura sul sito www.appellotestamentobiologico.it

e grazie perché abbiamo già raggiunto quasi 100.000 firme!

Ignazio Marino”

La "porcata" di Calderoli ci costa 400 milioni di euro

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ricordate il Porcellum, la famosa legge elettorale varata nel 2005 che fu definita "porcata" dal suo stesso maggior estensore, Roberto Calderoli? Si tratta - molto brevemente - della legge che tra le altre cose ha abolito il voto di preferenza, ossia la possibilità per il cittadino elettore di scegliersi i propri candidati (uno dei motivi per cui alle ultime consultazioni mi sono rifiutato di presentarmi alle urne).

Probabilmente qualcuno di voi ricorderà che all'indomani della sua approvazione fu indetto un referendum per abolirla. Referendum che raccolse più di 800.000 firme a fronte delle 500.000 necessarie.

Visto che il 6 e 7 giugno prossimo si vota per le europee (il famoso "Election Day"), buon senso vorrebbe che quei due giorni fossero utilizzati appunto anche per votare il referendum, evitando così agli elettori la scocciatura di dover tornare ai seggi il weekend successivo. Come è noto, però, raramente il buon senso si accompagna al normale svolgersi delle vicende della politica, e infatti la lega, per bocca di Maroni (foto), ha ottenuto che il referendum si tenga la domenica successiva. Tutto questo, come sottolineato da più parti, con l'unico scopo (non se ne vedono altri) di far saltare tutto - non arrivando al quorum - contando sulla poca propensione della gente a recarsi alle urne per due domeniche consecutive.

Peccato che questo scherzetto abbia un costo, quantificato, come scrivevo nel titolo, in circa 400 milioni di euro di denaro pubblico. Soldi che potrebbero essere risparmiati (e magari destinati a miglior causa) in caso di accorpamento refrendum/europee. Scrive in proposito lavoce.info:

Non ci sarà un vero e proprio election day. Il Governo è orientato ad accorpare alle europee solo le amministrative e a tenere separata la data del referendum della legge elettorale, per farlo fallire. Questa scelta ha un costo per il contribuente di circa 200 milioni di euro, quanto fin qui impegnato per la social card. E vi sarebbero altri oneri indiretti per la collettività, pari a circa 200 milioni. Quindi in totale per affossare il referendum la classe politica vuol farci pagare 400 milioni.

In pratica si aggiunge porcata a porcata. Se a tutto questo si aggiunge la vicenda dell'abbassamento al 2% del limite che consente ai partitini di avere accesso ai rimborsi elettorali (anche qui soldi pubblici, cioè nostri) alle prossime consultazioni, si capisce bene (se non si fosse ancora capito) che cosa è ormai diventata la politica.


Aggiornamento 20,18.

Scrive l'Ansa che l'emendamento che abbassava la soglia minima per i rimborsi al 2% è stato stralciato.


Bruno Tinti ci racconta due cose

Da un po' di tempo - probabilmente ve ne sarete accorti - è diventato un mio piccolo pallino, una specie di chiodo fisso, la riforma della giustizia che è all'esame del governo, e in particolare il famigerato ddl sulle intercettazioni, quello che al suo interno contiene provvedimenti come la limitazione di questo strumento investigativo, il carcere per i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria e altre simpatiche cosette.

Provvedimenti che qualora diventassero legge a tutti gli effetti, farebbero sembrare paesi come la Cina delle virtuose democrazie.

Perché a me interessa particolarmente questo argomento? Perché è una cosa che non riguarda i politici. Se riguardasse solo loro, in fin dei conti potremmo tranquillamente fregarcene. Il problema molto più grave, invece, è che quando si stanno per varare leggi che in particolari circostanze potrebbero garantire l'impunità a un pedofilo che rapisce un bambino all'uscita da scuola, solo per fare un esempio, la cosa evidentemente riguarda anche noi.

Purtroppo, quando ci si imbatte in temi riguardanti leggi e giustizia, ci si scontra sovente con tecnicismi legislativi a volte difficilmente comprensibili, che fanno inevitabilmente venire voglia di lasciar perdere. Ogni tanto però qualcuno viene in nostro aiuto.

Bruno Tinti (foto) è un ex magistrato (da un po' di tempo è anche un blogger) della procura di Torino che è intervenuto recentemente alla trasmissione di Rai Tre Le Storie. Qui, intervistato dal giornalista di Repubblica Corrado Augias, ha spiegato in maniera secondo me esemplare ed estremamente chiara cosa nascondono alcune delle norme contenute nel famigerato ddl attualmente all'esame del parlamento. Norme che pongono inquietanti interrogativi.

Beh, se per caso doveste trovarvi con una mezzoretta libera, dateci un'occhiata, mi pare che ne valga sicuramente la pena. Per adesso la registrazione della puntata la trovate in questa pagina del sito della Rai.

mercoledì 25 febbraio 2009

Identità di vedute sulla dislocazione delle nuove (ipotetiche) centrali nucleari

Come era abbastanza logico aspettarsi, i primi no all'ipotesi di centrali nucleari sotto casa cominciano già a farsi sentire (secondo l'Unità). Questo, ovviamente, è però solo l'inizio, e sono solo le prime reazioni alla notizia della presunta lista di siti (il famoso "elenco segreto") che avrebbe in mano Scajola.

Mi sa che la questione della localizzazione dei siti dove costruire queste (per ora ipotetiche) centrali, terrà banco in maniera piuttosto insistente nel prossimo futuro. E anche l'informazione ci si butterà a pesce, fornendo notizie come al solito precise e concordanti.

Corriere e Repubblica, ad esempio, hanno già cominciato su questa linea.

Corriere oggi:

Alla fine, comunque, si tornerà forzatamente a parlare del sito, o dei siti, per i reattori nucleari. Quanti ne serviranno? Il sindaco pdl di Caorso si è detto disponibile.

Repubblica oggi:

La strada però non è in discesa nemmeno qui: "Per ora non ci ha contattato nessuno - dice Fabio Callori, sindaco Pdl di Caorso - . Ma la nostra posizione è chiara: il mio Comune non è disposto a un futuro atomico fino a quando non chiuderà con il passato".

E siamo solo all'inizio.

Qualche domanda (ancora senza risposta) sul nucleare

Io non sono (o almeno non credo di essere) tra quelli che criticano in maniera aprioristica qualsiasi provvedimento o progetto messo in campo da chi ci governa. Critico spesso, è vero, ma mi pare di farlo argomentando in maniera piuttosto ampia e - quando possibile - dettagliata.

Se avete seguito un po' quello che è successo ieri, avrete sicuramente appreso che il nostro presidente del consiglio ha rispolverato il suo "vecchio" cavallo di battaglia del nucleare, firmando in questo senso una sorta di protocollo d'intesa con Sarkozy. In particolare è prevista la costruzione sul nostro territorio - almeno stando a quanto dice il premier - di almeno quattro centrali di terza generazione.

Come forse i miei lettori più assidui ricorderanno, avevo scritto nel maggio scorso, all'indomani dell'annuncio di Scajola di puntare tutto sul nucleare, un lungo e dettagliato articolo - chi vuole lo può consultare qui - in cui esprimevo, dopo essermi opportunamente documentato, i miei dubbi su questo tipo di tecnologia.

Dopo aver letto le dichiarazioni di Berlusconi i dubbi sono ovviamente rimasti. In particolare:

1) Perché puntare sulle centrali di terza generazione quando è ormai certo il fatto che si tratta di una tecnologia obsoleta (si lavora già alla IV generazione) che sarà definitivamante superata quando le centrali saranno realizzate?

2) Perché da noi si continua a puntare sul nucleare quando anche gli Stati Uniti lo stanno ormai abbandonando definitivamente? (ricordate a tal proposito anche la querelle sul tema delle scorie radioattive sorta tra Obama e McCain in campagna elettorale?)

Di domande su questo argomento ne avrei molte altre (scorie, costi, siti per la costruzione delle centrali, siti di stoccaggio scorie, rapporto costi/benefici, ecc...), ma sarebbe già molto avere risposte esaurienti sui primi due punti. Ripeto, pregiudizialmente non ho niente contro il nucleare, ma rimane il fatto che chi si oppone alla corsa al nucleare lo fa in genere riportando dati, numeri e cifre piuttosto precisi, mentre chi lo sostiene pare lo faccia più che altro a colpi di slogan.


martedì 24 febbraio 2009

Omicidio di Garlasco, a quando i primi plastici di Bruno Vespa?


I presupposti perché Garlasco diventi una sorta di Cogne-bis ci sono tutti: telecamere, cronisti, giornalisti, piazze transennate, l'imputato che arriva su una potente berlina coi vetri oscurati.

Non so se Vespa ci abbia già fatto qualche trasmissione su, se abbia già in cantiere qualche plastico o cosa, fatto sta che per i prossimi mesi (anni?) lo spettacolo è assicurato.

Niente da dire, per carità, penso solo come sarebbe bello se la stessa attenzione e dovizia di particolari ci fosse anche per altri casi giudiziari, magari meno intriganti e misteriosi, ma sicuramente altrettanto interessanti.

La legge sul testamento biologico che è contro il testamento biologico

Non è un gioco di parole, ma è purtroppo quello che stanno preparando (lo fanno ovviamente sempre per noi) quelli che dovrebbero rappresentarci in Parlamento: una legge sul testamento biologico che in realtà è contro il testamento biologico. Ed è quello che hanno cercato di fare capire le personalità del mondo della cultura e delle istituzioni, ma anche i semplici cittadini, intervenuti domenica scorsa a piazza Farnese a Roma.

Per testamento biologico, questo ormai è acclarato, si intende, in maniera molto sintetica, la facoltà di ogni persona in condizioni di lucidità mentale di decidere cosa fare nell'eventualità che tali condizioni dovessero venire a mancare. In pratica è la facoltà di decidere prima se avvalersi o meno di terapie che allungano artificialmente la vita.

La bozza di legge in discussione in questi giorni, così com'è rappresenta a mio avviso un abominio, una pazzia scientifica, perché da un lato concede la possibilità di rifiutare le terapie, dall'altro obbliga, indipendentemente dalla volontà espressa dal testatore, a ricevere l'idratazione e la nutrizione. Ed è su questo punto che si stanno concentrando le polemiche. L'articolo incriminato, che è un po' la pietra dello scandalo di tutta la legge (testo integrale qui), è il sesto comma dell'art. 5, che recita: (il neretto è mio)

Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

Ognuno può trarre le sue conclusioni, ma è indubbio che una legge di questo genere va nell'unica direzione di cancellare ogni rilevanza della volontà della persona. A cosa serve quindi il testamento biologico? Anzi, dov'è qui il testamento biologico? Semplice, non c'è. Ci sono solo uno stato e una maggioranza politica che decidono al posto dell'individuo. E tutto questo in ossequio alla (per me) assurda convinzione che la vita non appartenga a chi ogni giorno ne porta la croce e il peso ma a un'entità terza, che di volta in volta, a seconda della provenienza, viene identificata con la collettività, con Dio, con tutto quello che volete tranne che con la persona stessa.

Non è democrazia questa. In nessun paese democratico può esistere uno stato che agisce contro la mia volontà, specie quando questa volontà ha a che fare con la mia persona. Io non so se l'idratazione e la nutrizione possono essere considerati o meno trattamenti terapeutici (altro punto controverso), ma so che la facoltà di rinunciare a questi - comunque li si voglia inquadrare - è un mio diritto inalienabile, sancito oltretutto dalla Costituzione stessa. E nessuno me lo può togliere.

Non so quale sarà l'epilogo del controverso cammino di questo obbrobrio giuridico. Se la legge, comunque, dovesse passare così com'è, sarebbe la prova definitiva che lo stato di diritto è morto.

[...] La proposta della maggioranza si allontana proprio da questo cammino costituzionale. Nega la libertà di decisione della persona, riporta il suo corpo sotto il potere del medico, fa divenire lo Stato l'arbitro delle modalità del vivere e del morire. Le "direttive anticipate di trattamento", di cui si parla nel titolo, non sono affatto direttive, ma indicazioni che il medico può tranquillamente ignorare, con un grottesco contrasto tra la minuziosità burocratica della procedura per la manifestazione della volontà dell'interessato e la mancanza di forza vincolante di questa dichiarazione, degradata a "orientamento". La libertà della persona viene ulteriormente limitata dalle norme che indicano trattamenti ai quali non si può rinunciare e, più in generale, da norme che vietano al medico di eseguire la volontà del paziente, anche quando questi sia del tutto cosciente. [...]
(Stefano Rodotà - La Repubblica, 15/02/2009)

lunedì 23 febbraio 2009

Proposta




Scusate, a questo punto chiudiamola del tutto e non se ne parli più.

E poi si incavolano se li chiamiamo "casta"

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ricordate tutto il casino (proteste in piazza, lancio di volantini in Parlamento) nato alcuni giorni fa in seguito all'approvazione (in due giorni) della nuova legge elettorale, che in vista delle prossime consultazioni europee esclude dalla partita le formazioni che non raggiungono il 4% dei voti su piano nazionale?

Bene. Tutto risolto, le proteste sono ormai acqua passata. Voi penserete che ciò sia dovuto a una modifica della legge in tal senso, magari fatta in modo che anche i piccoli possano concorrere alla competizione elettorale.

Niente affatto, loro sono comunque fuori, solo è stato inserito un codicillo, sotto forma di emendamento, che garantisce i rimborsi elettorali anche a questi. Cioè, per essere più chiari, sono fuori ma i soldi se li buscano lo stesso. I firmatari dell'emendamento (naturalmente approvato a furor di popolo da destra e sinistra) sono due senatori del Pd, tali Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi, che hanno così commentato:

È risultato di grande significato per il pluralismo politico e garantisce l'opportunità anche per quei partiti che attualmente non siedono in Parlamento di avere un'agibilità politica.

Capito no? Secondo loro l'emendamento garantisce una grande opportunità. E vorrei vedere, se non si chiama opportunità questa (anche se io un altro nome ce l'avrei).

Non mi pare ci sia molto da commentare. Si tratta solo dell'ennesima dimostrazione che le parole sono una cosa e i fatti un'altra. Siamo di fronte a una casta (sì, proprio così, una casta, e venitemi a dire che non è vero) che gode di benefici, privilegi e vizi di cui non intende assolutamente disfarsi. Litigano e polemizzano su tutto: temi etici, giustizia, sicurezza, economia, crisi finanziaria (buffo, no?), e poi si trovano come d'incanto tutti d'accordo, indistintamente, quando è ora di fare cassa.

Non è qualunquismo - un'accusa abbastanza frequente quando si scrive di queste cose -. Anzi, sì, forse è qualunquismo, ma non potrebbe essere diversamente visto che porcate del genere vengono sempre votate all'unanimità. Queste sono le cose che dovrebbero indignare, non le battute da cabaret di quel cabarettista nato che abbiamo a capo del governo.

Ma ormai siamo abituati a tutto, non ci facciamo neanche più caso. E a volte penso che in fondo non abbiano tutti i torti quelli che non ci fanno più caso.


Aggiornamento 26/02/2008.

L'emendamento è saltato. Questa volta gli è andata male.

domenica 22 febbraio 2009

I tagli del Quirinale

Negli ultimi due giorni ha avuto molto risalto sui media la notizia dei tagli sul bilancio di previsione 2009 del "carrozzone" Quirinale. Tagli quantificati in circa 6.000.000 di euro.

Un lettore che non approfondisce troppo è naturalmente contento, perché pensa che anche il Quirinale, magari mosso da intenti di solidarietà e vicinanza col difficile momento che sta passando il paese, si sta adoperando per cercare di non gravare eccessivamente sulla spesa pubblica.

E questi tagli sono effettivamente un risparmio, nessuno lo mette in dubbio. Il Quirinale nel 2009 graverà quindi sul bilancio dello stato per "soli" 238,57 milioni di euro, 1,81 meno dell'anno precedente.

Bello, come dicevo. Peccato che nessuno si sia preso la briga di menzionare, ad esempio, il fatto che nel suo complesso il Quirinale costa il doppio della Casa Bianca e il quadruplo di Buckingham Palace (fonte).

Ma in fondo non è importante.

Abbiamo fatto tutto il possibile...


Alcuni anni fa seguivo con un certo interesse il telefilm E.R., che raccontava le vicende di un gruppo di medici e infermieri all'interno di un incasinato pronto soccorso americano.

In questo pronto soccorso arrivavano in continuazione feriti di tutti i tipi, ovviamente con diversi gradi di gravità. La maggior parte di questi, bene o male, si salvava grazie agli interventi tempestivi dei medici, mentre - come d'altra parte è naturale che sia - quelli più gravi spesso non ce la facevano.

Quale era la frase di rito che quasi sempre (anzi sempre) il medico pronunciava, uscendo dalla sala intervento col camice insanguinato, ai parenti del deceduto? Proprio quella che ha detto Tremonti ieri rispondendo ai rilievi mossi da Draghi sulle pessime previsioni di occupazione nei prossimi due anni in Italia.

L'unica differenza è che in questo caso non si tratta di un telefilm.

La rete sulle ronde







Ciao Candido













Non sono mai stato un appassionato lettore della Gazzetta, essendo poco amante dello sport in generale. Tuttavia un'occhiata veloce alla prima pagina gliel'ho sempre data, perché lì comparivano spesso e volentieri i suoi editoriali. Che parlavano di sport, certo, ma spesso in una prospettiva particolare, specialmente quando erano un pretesto per toccare temi che esulavano dalla mera componente sportiva e sfociavano nel sociale e nel civile.

Ciao Candido.

Shackleton

Ernest Henry Shackleton è stato un navigatore ed esploratore britannico vissuto a cavallo degli ultimi due secoli. Nel corso della sua vita si è distinto ed è diventato famoso per alcune leggendarie imprese, tutte inerenti a traversate e spedizioni nel cuore dell'Antartico.

La più celebre di queste è stata sicuramente la Spedizione Endurance, dal nome della nave messa a disposizione dalla Gran Bretagna, che è durata tre anni (1914-1917) e che aveva come obiettivo appunto l'attraversamento dell'Antartico. Questa spedizione è stata quella che probabilmente ha consegnato alla leggenda il capitano inglese, perché è stata funestata da una serie talmente lunga di imprevisti e incidenti (compreso la distruzione per stritolamento tra i ghiacchi della banchisa della stessa nave), che il solo fatto che il capitano sia alla fine riuscito a riportare a casa tutto il suo equipaggio ha appunto qualcosa di leggendario.

Se siete interessati a conoscere a fondo l'impresa, trovate sulla Wikipedia questa completa e dettagliatissima pagina, mentre Franco Battiato ha dedicato al leggendario capitano una delle sue più belle canzoni.

Buona domenica.


sabato 21 febbraio 2009

Dedichiamo una via a Craxi?

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, avrebbe intenzione di dedicare una via della città a Bettino Craxi. L'idea gli sarebbe venuta dopo la proiezione in Campidoglio di un film-documentario sulla vita del leader socialista.

Dice Alemanno:

Craxi è stato un grande leader che ha saputo con largo anticipo individuare l'esigenza di modernizzazione del Paese. E' stata una figura capace di scavalcare le vecchie categorie destra-sinistra. Noi del Msi condividevamo la sua ricerca della dignità nazionale e le sue scelte riformiste. Le diffamazioni e i momenti amari non sono riusciti a scalfire l'immagine di uno dei più grandi statisti dell'Italia repubblicana.

Diciamo che una via oggi non si nega a nessuno. Alemanno, però, forse dimentica alcuni particolari dell'intensa vita dell'illustre statista. Lasciando perdere la nota questione dell'esilio ad Hammamet (che in realtà non era un esilio, ma una latitanza, nel senso che se fosse tornato in Italia sarebbe andato in galera), va ricordato che tra quelli che contestarono Craxi con lanci di monetine, all'uscita dall'hotel Raphael, nell'aprile del '93, c'erano molti militanti del MSI, magari anche alcuni di quelli che oggi votano Alemanno.

Altra cosa che sempre Alemanno dimentica, è che è vero che nei 4 anni in cui governò Craxi ci fu un notevole calo dell'inflazione (dal 16 al 4%), ma è altrettanto vero che sempre nel suddetto periodo, è cioè dal 1983 al 1987, il rapporto pil/debito pubblico raggiunse livelli mai visti fino ad allora passando dal 72 al 90%, come si vede dal grafico qui sotto.

(fonte: lkv.it)

L'idea di Alemanno segue di poco le dichiarazioni del dicembre scorso dell'attuale premier, secondo cui Craxi andrebbe insegnato nelle scuole. Insomma, pare che ci sia una sorta di nostalgica corsa alla sua santificazione: vie da dedicargli, insegnamenti nelle scuole, tentativi di riabilitazione storica (per la verità abbastanza patetici).

Peccato che tutti quelli impegnati in questo grande revival politico, omettano quasi sempre di menzionare altri particolari attinenti all'operato dello statista. Particolari sicuramente poco importanti, ma che forse gettano più di un dubbio sulla necessità di dedicargli vie e strade.


venerdì 20 febbraio 2009

Conficker è arrivato a quota 10.000.000

E' da un po' di tempo che non si sente più parlare di stragi informatiche di un certo rilievo. Insomma, i celebri Sobig, Blaster, Sasser e compagnia bella sono ormai appunto soltanto ricordi.

Anzi, meglio, erano soltanto ricordi, perché è di questi giorni la notizia che Conficker, in circolazione in questo periodo, è arrivato a quota 10.000.000 di pc infettati. In pratica una gigantesca e silenziosa aggregazione di pc - in gergo tecnico una botnet - che in perfetta sincronia vengono utilizzati da remoto, all'insaputa dei proprietari, ai comandi dei creatori del worm in questione. Da notare che a dicembre, appena due mesi fa quindi, secondo il New Youk Times i pc infettati erano 9 milioni.

Tecnicamente Conficker è appunto un worm, in pratica un malware in grado di replicarsi senza bisogno di legarsi ad altri eseguibili. L'espansione, ormai difficilmente controllabile, ha indotto addirittura Microsoft, una settimana fa, a mettere una taglia di 250.000 $ sui creatori del virus/worm. I sintomi che si accompagnano all'infezione sono principalmente quattro:

  • È impossibile fare aggiornamenti di Windows.
  • Windows Defender è disattivato.
  • La rete è congestionata: è impossibile caricare anche delle semplici pagine web.
  • Gli accessi ai siti relativi agli antivirus sono bloccati. (fonte)

Come è ormai prassi consolidata, il worm funziona solo su piattaforma Windows, quindi chi utilizza altri sistemi operativi non ha niente da temere. A tal proposito va segnalato che l'infezione è in costante espansione pur essendo il worm già tempo riconoscibilissimo dagli antivirus. Per contenerla, quindi, non sono richiesti chissà quali accorgimenti o competenze informatiche, sarebbe sufficiente utilizzare correttamente un antivirus tenendolo aggiornato.

Purtroppo, come dimostra tutta la vicenda, la quota di utenti che (spesso in maniera irresponsabile) non si cura di conoscere e mettere in pratica le basilari regole di sicurezza informatica, è tutt'altro che trascurabile.

Quando il bullo è il professore

Tornando a casa dal lavoro, oggi, ho appreso dal giornale radio la notizia di un insegnante che ha investito con la sua auto un paio di studenti. Notizia che era inserita circa a metà notiziario, tra le ronde di Maroni e il tracollo in borsa di tutti i titoli bancari europei (in seguito all'annuncio della loro nazionalizzazione fatto in mattinata dal premier?).

Lì per lì avevo inteso che si fosse trattato di un semplice incidente. Sapete com'è, una retromarcia sbagliata e succede il patatrac: se ne sentono parecchi di casi simili, purtroppo.

Leggo invece adesso su La Stampa che il suddetto professore di religione - probabilmente in preda a un raptus - l'avrebbe fatto intenzionalmente, perché i suddetti studenti in passato sembra gli abbiano dato qualche noia.

Che sia il primo caso di bullismo al contrario?

No alla tortura di stato

Sembra incredibile, ma siamo arrivati al punto che dobbiamo perfino lottare - tra le mille altre cose - anche per conservare il diritto sacrosanto di decidere cosa fare della nostra vita (e quindi anche della nostra morte).

Scriverò altri articoli nei prossimi giorni sulla porcata che stanno preparando i nostri governanti (sotto le direttive e l'occhio vigile e attento del Vaticano).

Per ora mi limito a segnalare questa manifestazione (info e dettagli qui).

Google, la denuncia è stata ritirata

Era il 12 dicembre scorso quando i media - sia quelli generalisti che quelli specializzati - riportavano a tutta pagina la vicenda del rinvio a giudizio di Google Italia. La storia, come forse qualcuno ricorderà, era quella del ragazzo down di Torino fatto oggetto di scherno e umiliazioni da parte di alcuni coetanei che avevano poi caricato la bravata su YouTube.

Google, come avevo anche scritto qui, secondo l'accusa avrebbe avuto nella vicenda una corresponsabilità - una sorta di omissione di controllo -, che, a titolo di paragone, è un po' come sostenere che Telecom sia corresponsabile in caso di molestie telefoniche tra utenti.

E' di ieri la notizia che la famiglia del giovane, in seguito a un colloquio coi responsabili di Google (qualcuno parla di un vero e proprio accordo), ha deciso di ritirare la querela, anche se il processo continuerà in quanto il Comune di Milano e l'associazione Vividown si sono costituiti parte civile.

Rimango sempre stupito dalla sproporzione tra l'enfasi e lo strombazzamento iniziale riguardo a certe notizie, e il generale disinteresse per gli sviluppi delle stesse.

giovedì 19 febbraio 2009

Neanche non lo conoscessimo

Questa mattina, sfogliando Repubblica in agenzia, ho letto dell'ennesima gaffe del nostro amato premier. Questa:


La stessa notizia, ho notato, ha trovato un certo spazio anche sugli altri quotidiani, tutti (o quasi) ovviamente scandalizzati e indignati.

A me, sinceramente, non ha scandalizzato la battuta del premier, ma semmai il fatto che... qualcuno si sia scandalizzato.

Ah, dimenticavo, chi non avesse un'idea precisa di cosa ha rappresentato per l'Argentina (e non solo) il dramma dei Desaparecidos, può dare un'occhiata qui.

Il Popolo della Libertà (di chi?)

Quale è la prima cosa che fa venire in mente una coalizione con questo nome? Ovviamente la libertà. E, di conseguenza, un partito il cui modus operandi è strettamente vincolato all'osservanza di questo principio. Peccato che invece, specialmente nell'ultimo periodo, la direzione presa dai provvedimenti partoriti non sembra proprio dettata da questo principio.

Come sapete (ormai dovreste saperlo di sicuro), è in discussione in questo periodo il decreto sulle intercettazioni. Lo so, ne ho già parlato ancora, ma il fatto è che ogni tanto qualche genio pensatore aggiunge o toglie qualcosina a tutto il disegno di legge con l'unico risultato di peggiorarlo un pochino di più ogni volta.

L'ultimo emendamento, inserito nel testo (già passato alla Commissione Giustizia della Camera) dalla parlamentare del Pdl Deborah Bergamini, prevede il carcere da un minimo di uno a un massimo di tre anni per i giornalisti che pubblicano i testi di intercettazioni destinate alla distruzione perché non ritenute utili ai fini delle indagini. Questo provvedimento va ad aggiungersi ad altri, firmati da altri parlamentari e inseriti nel medesimo disegno di legge, che prevedono ad esempio la stessa pena per chi pubblica intercettazioni non attinenti all'indagine in corso. In più - altra chicca - i giornalisti non potranno più rivelare il nome del magistrato titolare di una certa inchiesta e neppure di cosa tratta l'inchiesta stessa. In pratica una cortina di silenzio totale su tutto.

Ecco, per riassumere meglio, il testo di questi tre particolari provvedimenti:

- DIVIETO PUBBLICAZIONE - Per i media le indagini diventeranno
'top secret'. Non si potranno più pubblicare gli atti
dell'indagine preliminare, neanche l'iscrizione nel registro
degli indagati di qualcuno, o quanto acquisito al fascicolo del
Pm o del difensore, fino al termine dell'udienza preliminare.
Anche se gli atti non saranno più coperti da segreto.

- NO A NOMI E IMMAGINI PM - Il ddl prevede lo stop alla
pubblicazione di nomi o immagini di magistrati ''relativamente
ai procedimenti e processi penali a loro affidati'', salvo che
l'immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca.

- CARCERE PER I GIORNALISTI - Torna il carcere per i
giornalisti. Con due emendamenti approvati in extremis e'
prevista la pena da uno a tre anni per chi, ''con volontà di
dolo'', pubblica intercettazioni per le quali sia stata ordinata
la distruzione o relative ''a conversazioni o flussi di
comunicazione riguardanti fatti e circostanze o persone estranee
alle indagini di cui sia stata disposta l'espunzione''.
Aumentano anche le sanzioni per gli editori, fino a 370mila euro
per chi pubblica violando gli obblighi di legge. (fonte)


Ecco, questi tre emendamenti - ricordo, partoriti da un partito che si richiama alla libertà - dovrebbero avere come fine la salvaguardia di questa benedetta privacy, sull'altare della quale si sta ormai sacrificando di tutto, compreso il buon senso. Per carità, nessuno mette in dubbio il fatto che ci siano stati più volte abusi nell'uso (anzi, abuso) di queste benedette intercettazioni, ma un conto è regolamentare e un conto è censurare.

Infatti, se osservate bene, vi accorgete facilmente che questa legge non rappresenta nient'altro che la pietra tombale sul diritto di cronaca, in questo caso di quella giudiziaria. Ricordo che il diritto di cronaca è garantito dalla Costituzione, e precisamente dal quel famoso art. 21 al quale (a parole) tutti si richiamano ma che con disinvoltura viene spesso dimenticato. Mettere in galera i giornalisti che pubblicano atti di inchieste in corso, infatti, a mio avviso è un'operazione che ha ben poco a che fare sia con la libertà, sia col sacrosanto diritto dell'opinione pubblica di sapere cosa sta succedendo, e ricorda un po' i metodi non proprio democratici coi quali molti regimi dittatoriali impongono il silenzio e mettono il bavaglio all'informazione.

Si possono fare alcuni esempi. E uno che calza a pennello è stato evidenziato da articolo21.info, il quale scrive:

Se oggi il magistrato Tizio scarcera uno stupratore assassino, ne assume in prima persona la responsabilità, davanti alla legge, all’opinione pubblica, alle procedure disciplinari. Se il nome del magistrato dovesse rimanere segreto, non sarebbe Tizio il responsabile della scarcerazione, ma genericamente “ il magistrato”. Sarebbe cioè tutta intera la istituzione Magistratura a finire sotto accusa e ad essere chiamata a pagare il fio dell’esecrazione popolare, con una evidente e corrosiva opera di delegittimazione del suo ruolo e delle sue funzioni.

Mi sembra abbastanza chiaro il concetto. E anche il fatto che non si possa più parlare di un'inchiesta giudiziaria finché non inizia il processo è una cosa i cui effetti potrebbero essere imprevedibili. Scrive Marco Travaglio sul suo blog:

Casi di cronaca normali come anche casi di delitti dei colletti bianchi noi non potremo più dire nulla sulle indagini in corso se non “arrestato un tizio”. Se dico che hanno arrestato un tizio posso dire che l'hanno arrestato per stupro, se dico che hanno arrestato uno per stupro non posso più dire il suo nome. O dico il reato o il nome di chi è accusato di averlo commesso, insomma non avrò più la possibilità di fare una cronaca completa in tempo reale per informare i cittadini di quello che succede.
Così quando arresteranno un vostro vicino di casa per pedofilia, voi potrete sapere che è stato arrestato per pedofilia soltanto cinque o sei anni dopo, quando inizierà il processo.
Voi capite che cambia la vita di una famiglia sapere che il vicino di casa è sospettato di pedofilia o non saperlo, perché per cinque anni si sta attenti dove vanno i bambini quando si gira lo sguardo dall'altra parte, se lo si sa.
Se non lo si sa non si sta attenti, ma naturalmente quando poi avremo casi di pedofilia, stupro o altro dovuti al fatto che la gente non ha preso le precauzioni perché non è stata adeguatamente informata, allora poi sapremo con chi dovremo prendercela.

Questo è un probabile scenario di ciò che potrebbe succedere qualora il ddl diventasse legge, ma vale la pena segnalare che se questo obbrobrio legislativo fosse stato già in vigore, noi non avremmo saputo niente, almeno fino all'inizio del processo, ad esempio del caso Parmalat, dello scandalo della clinica Santa Rita di Milano e altri. Ora, ci sarà sicuramente alla base di tutto questo una ragione. Voglio dire, ci sarà un motivo recondito alla base di un progetto, disegno di legge o chiamatelo come volete che di fatto impone il silenzio e vìola il nostro sacrosanto diritto di sapere le cose.

Il problema è che in questo momento mi sfugge.

mercoledì 18 febbraio 2009

Partito Democratico, ripartire subito (col piede giusto)

A volte un cumulo di macerie (quello che è adesso il Pd) può rappresentare un'ottima occasione: ripartire da zero per cercare di costruire sopra quelle macerie qualcosa di nuovo e di buono.

Pare che Veltroni abbia designato suo successore pro-tempore tale Dario Franceschini.

Basta dare un'occhiata all'indice di gradimento che ha il soggetto tra i lettori di Repubblica, per vedere bene come il Pd stia effettivamente ripartendo col piede giusto.

Made in Italy in the world











The New York Times, El Pais, El Mundo, Le Monde, Reuters, Financial Times, Guardian, The Independent, BBC.

Ciao Uòlter, (non) ci mancherai

A questo punto è praticamente ufficiale: Veltroni lascia. Lascia esattamente il giorno dopo la mazzata arrivata dai risultati delle regionali sarde, che segue di poco gli altrettanto disastrosi risultati abruzzesi. Istintivamente mi verrebbe da essere dispiaciuto, ma in realtà non lo sono per niente. Anche perché, siamo sinceri, non è solo Walter che dovrebbe lasciare, ma tutto il Pd dovrebbe essere azzerato.

Ma guardatelo bene: che cos'è questo Partito Democratico? Niente. Un'accozzaglia di personaggi e correnti in perenne e insanabile contrasto: laici, teodem, Opus Dei, c'è di tutto dentro tranne l'unica cosa che servirebbe davvero, e cioè qualche idea, una strategia, un'opposizione seria, qualche persona nuova, un po' di credibilità. Quella credibilità andata definitivamente a farsi benedire con l'ondata di inchieste giudiziarie che hanno coinvolto le amministrazioni del centrosinistra un po' in tutta Italia. Insomma un disastro.

E poi ci sono i sondaggi, che vanno presi per quello che sono, certamente, ma che sono comunque indicativi di un modo di pensare ad ampia convergenza. E a questo proposito è piuttosto singolare notare come quelli proposti dai due maggiori quotidiani online siano sostanzialmente convergenti.

Ecco, nell'ordine, quelli di Corriere e Repubblica così come si presentavano ieri sera mentre scrivevo questo articolo.




Mi pare ci sia poco da aggiungere. Tra l'altro occorre notare che il sondaggio di Repubblica si spinge oltre, mettendo in evidenza quella che oltre a tutto il resto è stata la vera causa della débâcle del Pd. E cioè questa:



Ciao Walter.

martedì 17 febbraio 2009

Mills condannato, Berlusconi "lodato"

La sentenza di primo grado è arrivata: l'avvocato inglese David Mills, consulente della Fininvest per la finanza estera inglese, si è beccato in primo grado 4 anni e 6 mesi di galera. Mills è quindi il presunto corrotto.

Ovviamente, quando c'è un presunto corrotto (la sospetta forma dubitativa è d'obbligo in quanto nessuno può essere considerato colpevole di niente fino a sentenza definitiva, che comunque in questo processo non arriverà mai) ci deve essere per forza un altrettanto presunto corruttore, che però in questo specifico caso si avvale di una leggina predisposta per l'occasione.

Se ne riparlerà quindi tra 5 anni (forse).


Giornata del gatto 2009

Beh, ecco una cosa che non sapevo (l'ho scoperta casualmente da .mau.): oggi, 17 febbraio, è la giornata nazionale del gatto. Non solo: pare che questa cosa vada avanti addirittura dal 1990. Curioso che anche qui in casa - dove siamo tutti affetti da una grave forma di gattofilia - non ne sapesse niente nessuno.

Vabbè, per festeggiare, stasera a Birba e Sissi razione doppia di crocchette.

:-)

Un euro e mezzo di multa

Le cronache di ordinaria vergogna, hanno riportato ieri che Tim e Vodafone sono state multate dall'Agcom "per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore".

Niente di nuovo sotto il sole; in pratica le due compagnie secondo l'Antitrust ritoccavano (ovviamente verso l'alto) le tariffe senza avvisare in modo chiaro l'utenza.

La cosa curiosa sono le enfatizzazioni dell'entità della multa che si trovano nei notiziari: addirittura 500.000 € sia per Tim che per Vodafone: una cifra stratosferica si direbbe. Meno male che qualche blogger che ci capisce di telefonia - e che rende più chiare le proporzioni della multa - c'è ancora.

lunedì 16 febbraio 2009

Uno strano clima nel paese

Leggo sul Secolo XIX di ieri che un poliziotto avrebbe preso a manganellate un tizio, colpevole solo di essere uno straniero. In realtà quel tizio non era straniero, ma un italiano di 30 anni col "difetto" di avere una carnagione scura che avrebbe indotto in errore il poliziotto. Il giovanotto pare aver riportato conseguenze piuttosto serie dall'incidente.

Non so, probabilmente l'agente subirà un procedimento disciplinare, non ne ho idea. Ma non è questo il punto. Questo episodio mi pare sia l'ennesimo segnale di un certo clima che si è instaurato da un po' di tempo nel nostro paese. Penso ad esempio ai tentativi di linciaggio agli stupratori di Guidonia, alle spedizioni punitive "a casaccio" in seguito agli ultimi avvenimenti a Roma e cose di questo genere.

E' un po' come se nel paese stesse crescendo la voglia di farsi giustizia da soli. E il pensiero va ovviamente alle ronde (ben viste pure dalla Carfagna), che potrebbero addirittura essere legittimate da un decreto legge e che a mio avviso rappresentano invece un po' una sorta di sconfitta per lo stato.

Certo, di fronte alle condizioni in cui versa la nostra giustizia e sentendo quello che in merito riporta la stampa, il pensiero parrebbe avere una sua legittimazione. Ma a mio avviso il clima che si è creato è in buona parte da attribuire allo sfruttamento della questione sicurezza come leva elettorale, salvo poi scoprire - mi pare che sia sotto gli occhi di tutti - che dopo i proclami l'emergenza è ancora lì.

Ma la cosa ancora più curiosa di tutta la vicenda, è che si ha notizia di un decreto legge che potrebbe ufficializzare le ronde proprio nello stesso giorno in cui una circolare del Ministero dell'Interno blocca di fatto la riparazione degli automezzi della Polizia per mancanza di fondi.

E' ripartito l'"ateobus"

Ricordate tutto il can can sorto in seguito all'idea dell'UAAR di far gironzolare per Genova un paio di autobus che reclamizzavano l'ateismo? Bene. Terminata la bufera i due autobus hanno finalmente cominciato a circolare, ma con lo slogan modificato.

(fonte immagine: Ansa)

Ora, per carità, la libertà di espressione è sacrosanta, ci mancherebbe. Ma a me rimangono le stesse perplessità già manifestate nell'altro mio post. Insomma, quello che voglio dire è che l'ateismo, così come la fede, a mio giudizio attengono alla sfera delle proprie convinzioni personali, e vederle spiattellate in pubblico alla stregua di una pubblicità del prosciutto o del gorgonzola mi lascia perplesso.

Anche io sono felicemente ateo, ma non per questo attacco uno striscione al lunotto posteriore della mia macchina per farlo sapere agli altri.

Sicurezza, quando i nodi e le chiacchiere vengono al pettine

Ci risiamo. Anche il weekend appena passato, come da copione ormai visto e rivisto, è stato funestato da un serie di episodi a base di violenze sessuali e stupri. In particolare la cronaca ci segnala due diversi fatti accaduti a Bologna e a Roma. E, immancabilmente, è partita la solita triste sequela, già vista e rivista, di inutili e sterili polemiche. Già ieri, in vari dibattiti e salotti televisivi della domenica mattina, la questione teneva banco, tra luci e telecamere, sostenuta da un variegato campionario di personaggi più o meno improbabili.

Non ho particolari commenti da fare, perlomeno niente che possa portare qualcosa di nuovo rispetto a ciò che è già stato detto e ridetto. E di cose dette, come al solito, ce ne sono state molte: Alemanno a Roma se la prende coi giudici troppo permissivi (che invece nell'episodio specifico non c'entrano niente), si torna a parlare dei guai provocati dalla ormai incontrollabile immigrazione clandestina, qualcuno ritorna a chiedere la castrazione chimica, insomma ognuno sembra avere la sua ricetta.

A mio giudizio, invece, il vero problema che attanaglia il nostro paese è uno solo: le chiacchiere. Siamo un popolo che è governato da una classe politica che ha una particolare attitudine ed è attaccatissima ai proclami e agli slogan ma che è totalmente incapace di "fare". Gli ultimi due episodi che citavo sopra sono di questo l'ennesima conferma. Salotti, dichiarazioni, politici che promettono, Bruno Vespa che fa i plastici a Porta a Porta, anche questa una delle tante trasmissioni zerbino che sono solo una passerella in cui far sfilare parlamentari in cerca di quei consensi che ormai non hanno più.

I delinquenti, invece, a differenza dei politici fanno poche chiacchiere e vanno al sodo. Loro delinquono e gli altri chiacchierano. Non vorrei sembrare troppo polemico, ma va ricordato che Alemanno è entrato in Campidoglio - cavalcando anche in maniera molto abile la vicenda avvenuta pochi mesi prima dell'omicidio Reggiani - incentrando quasi totalmente la sua campagna elettorale sulla sicurezza. Tanto è vero che appena eletto le sue prime parole sono state: (il neretto è mio)

«Volete sapere come sarà la mia Roma? Sarà una città più sicura, più partecipata, con più rispetto per i cittadini. Sarà una città con più sviluppo, con più socialità e tutele per i diritti di tutti. E sarà una grande capitale europea e mediterranea. I miei primi tre impegni sono questi: più sicurezza, lavoro e socialità»

Ora, non voglio dire che Alemanno da quasi un anno a questa parte se ne sia stato con le mani in mano, per carità, ma è sotto gli occhi di tutti che a Roma la questione sicurezza è ben lungi ancora dall'essere risolta. Per rendersene conto basta leggere i fatti di cronaca nera verificatisi anche solo da capodanno in qua.

Il tempo delle chiacchere è abbondantemente terminato, adesso occorrono i fatti e i risultati. I politici non devono andare a Porta a Porta o a Ballarò a raccontare balle, ma devono stare in parlamento a fare delle leggi che dicono che se un delinquente viene sbattuto in galera ci deve restare, non uscire per tre volte di fila - come nel caso di Bologna - per continuare a fare quello che faceva prima. Un problema che non si risolve con le ronde padane. Se io fossi un poliziotto mi sentirei umiliato ad avere fra i piedi questi gruppi di incompetenti con camicia verde e fazzoletto, senza nessun organigramma e totalmente all'oscuro delle basilari regole su come si gestisce la lotta alla criminalità. Se lo stato vuole veramente combattere il crimine dia più risorse alle forze dell'ordine, invece di toglierle ad ogni benedetta finanziaria. Gli dia più uomini, più mezzi, più macchine: i soldi spesi per i militari e le ronde padane li impieghi piuttosto per avere più volanti, più agenti, più Carabinieri, più presenza qualificata specialmente nelle periferie. Non barzellette.

E, oltre a questo, legiferi nel senso della certezza della pena. Basta indulti, basta sconti, basta leggi (come quella in discussione in questi giorni) che sostanzialmente mirano a depotenziare le possibilità di perseguire i delinquenti. Anche perché, com'è ormai ampiamente dimostrato, i nodi e le chiacchiere prima o poi vengono al pettine.

domenica 15 febbraio 2009

Ping pong e poltrone (di Mastella)

Certo, uno potrebbe dare una sbirciatina alla biografia di Mastella (foto) e accorgersi che passare con disinvoltura degna di miglior causa dalla DC all'Uduer, attraversando il CCD, il CDR, l'UDR, l'Unione, il Polo delle Libertà e l'Udc, è una di quelle imprese che neanche ai migliori saltimbanchi può riuscire.

E invece lui ce l'ha fatta. Il treno delle convenienze su cui salire è sempre in movimento, e questo treno, impersonatosi oggi nella figura di Silvio Berlusconi, che gli ha offerto uno splendido posto a Strasburgo nelle file del Pdl, va assolutamente preso al volo.

E che qualcuno non si azzardi a insinuare che potrebbe trattarsi di una sorta di saldo di un vecchio debito, sarebbe un farabutto!

Ma noi no!

I Nomadi scrivevano nel 1991 questa canzone. Il testo, espressione di un no secco e deciso a ogni forma di convenzione, di omologazione, di passiva accettazione dello status quo e di decisioni prese da altri, mi sembra perfettamente in linea con quanto sta accadendo oggi.

Ascoltare per credere.

Buona domenica.

sabato 14 febbraio 2009

Tre validi motivi per preoccuparsi

Nella ridda di provvedimenti, decisioni e dichiarazioni che giornalmente vengono sfornati dai nostri allegri governanti, ce ne sono tre, proprio di questi giorni, che presi singolarmente magari non danno nell'occhio, ma che messi insieme possono generare qualche perplessità e dare adito a qualche preoccupazione. Ecco i tre "eventi".

1) Questo risale proprio a ieri, ed è nascosto (neanche tanto) in queste parole di Maurizio Gasparri:

«Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente così offende la verità, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene. L'insulto è la loro regola. Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano»

Ora, a parte il fatto che "le tasche piene di soldi dei cittadini", se proprio vogliamo cercare il pelo nell'uovo, ce le ha anche la categoria a cui appartiene l'onorevole Gasparri, visto che i loro (lauti) stipendi li paghiamo noi, a me l'espressione "stanno per essere cacciati come meritano" evoca certi ricordi. Ricordi non proprio emblematici di uno stato in cui sopra a ogni cosa c'è la libera esposizione del proprio pensiero, ma probabilmente si tratta di paranoie mie.

2) Come sapete, in questi giorni si sta discutendo molto del disegno di legge a firma Giampiero D'Alia. Un provvedimento - già passato al Senato e attualmente in discussione alla Camera - che se diventasse legge imporrebbe ai provider di introdurre software tramite i quali bloccare la pubblicazione di materiale "illecito" (nell'accezione attribuita al termine da parte del legislatore e non dell'utente), che, come osserva Zambardino, sarebbe un po' come chiudere una linea ferroviaria perché in una stazione qualcuno ha disegnato dei graffiti sconvenienti.

3) Nel famigerato ddl sulle intercettazioni - tanto per cambiare - è contenuto un codicillo che qualora il tutto diventasse legge significherebbe la fine della cronaca giudiziaria. Cioè, i giornalisti sarebbero in pratica obbligati a occuparsi solo di cose tipo l'ultima collezione di intimo della Marini, del grande fratello o di come trascorrono le vacanze i vip. E tutto in virtù della norma che prevede il divieto di pubblicare, anche solo per riassunto - pena pesanti sanzioni -, intercettazioni, atti, resoconti di udienze, ascolti, anche se non più coperti da segreto, come invece autorizzava la legge a fare finora.

Giusto per fare qualche esempio, se la legge fosse stata già in vigore non sarebbe stato possibile sapere alcunché di fatti tipo lo scandalo Parmalat, calciopoli, la clinica Santa Rita, gli ultimi fatti delle tangenti a Napoli, la vicenda Del Turco e compagnia bella. La (futura) legge, infatti, prevede che non si possano riportare fatti relativi a processi o procedimenti giudiziari finché non si giunge alla conclusione delle indagini. Una norma che lo stesso ordine dei giornalisti definisce anticostituzionale, dicendosi pronto, se serve, anche a scendere in piazza e a scioperare.

I motivi sono facilmente intuibili. Ci sono processi, ad esempio, che iniziano anche alcuni anni dopo l'inizio delle indagini, anni durante i quali sarà praticamente buio assoluto. Alla faccia del diritto di cronaca e dell'articolo 21 della Costituzione ("La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure").

Bene. Come dicevo, questi tre "eventi", che presi singolarmente sembrano slegati e apparentemente senza nessuna attinenza uno con l'altro, se messi insieme a me qualche preoccupazione la danno.

venerdì 13 febbraio 2009

Blog pieni di sciocchezze

"La nostra norma, insomma, non fa chiudere né Facebook, né YouTube, né qualsiasi altro sito o social network: va semmai a garanzia sia degli utenti che vivono la rete come sano punto di aggregazione e fonte di informazione, sia di blog pieni di sciocchezze come quelli di Grillo e Di Pietro". (fonte)

Per carità, nessuno discute sul fatto che molti blog siano pieni di sciocchezze, ci mancherebbe. Certo è che alcuni particolari disegni di legge su detti blog ci starebbero a pennello.

Incomprensibili richieste di archiviazione

"Una lettura attenta del complessivo intervento dell'onorevole Di Pietro - si legge nella richiesta di archiviazione del procuratore Giovanni Ferrara e del pm Giancarlo Amato - peraltro, consente di escludere che i riferimenti al 'silenzio mafioso' abbiano avuto quale destinatario non lo stesso oratore ma proprio il presidente della Repubblica".

Quanto alle espressioni che certamente sono state rivolte al capo dello Stato, "dovendosi esse inquadrare nell'esercizio di un legittimo diritto di critica che è consentito anche nei confronti delle più alte cariche dello Stato se espresso in forme continenti (qui senz'altro ravvisabili), nessuna offesa all'onore ovvero al prestigio del capo dello Stato potrebbe essere ipotizzata. Da qui la ritenuta impossibilità di configurare la fattispecie prevista dall'articolo 278 c.p. e la conseguente decisione di non richiedere l'apposita autorizzazione prevista dall'art.313
primo comma c.p. nei confronti dell'indagato". (fonte)

Evidentemente la semantica e la corretta comprensione della lingua italiana non mi hanno ingannato.

Testamento biologico: meglio nessuna legge che una cattiva legge?

La recente vicenda di Eluana Englaro, ha avuto se non altro il merito - pur nella sua tragicità - di aver dato il via, finalmente, alla discussione di una legge sul testamento biologico. In pratica una legge che consentirà ad ognuno di decidere anticipatamente cosa fare della propria vita in caso ci si trovi nell'impossibilità di farlo dopo.

Il problema è che quella che dovrebbe essere una buona legge si sta invece rivelando una pessima legge, in quanto - almeno da quello che è dato sapere finora - il testo in elaborazione prevede sì la possibilità di rifiutare le cure, ma non l'idratazione e la nutrizione, che per legge dovrebbero continuare a essere somministrate comunque.

Una legge che messa così - fa notare Umberto Veronesi - è perfettamente inutile. E aggiunge:

”La legge attualmente in discussione sul testamento biologico non deve passare. Non è costituzionale, perchè abolisce di fatto il rispetto della libertà della persona. Infatti, dice: anche se tu non vuoi la nutrizione artificiale, noi te la somministriamo ugualmente”.

Insomma, l'impressione generale, se il testo definitivo dovesse confermarsi su questa linea, è quella di una gigantesca presa in giro. Presa in giro che fortunatamente, come si vede dalla tabella qui sotto, che rispecchia un sondaggio di Repubblica di queste ore, non sta passando inosservata.


giovedì 12 febbraio 2009

Norme sulle intercettazioni e pedofilia

Tra i possibili effetti del disegno di legge sulle intercettazioni in discussione in questi giorni, c'è quello da non sottovalutare di un ipotetico vantaggio che potrebbero trarre i pedofili qualora la norma diventasse legge.

Giuseppe Cascini, Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma, nonché segretario generale dell'ANM, l'ha spiegato chiaramente con un esempio tramite il quale illustra cosa potrebbe accadere nel caso ipotetico di un bambino che venisse rapito all'uscita da scuola da un pedofilo.

Questo articolo, a firma appunto di Giuseppe Cascini, è stato pubblicato in questa pagina di Uguale per Tutti e inviato sotto forma di lettera al direttore di Repubblica, che l'ha pubblicato qui.





Caro direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico.
La polizia avvia le indagini e scopre che l’uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro.

La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche:

a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto;

b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento.
L’acquisizione serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;

c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;

d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull’utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze;

e) Intercettazione del telefono del sospetto;

f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto.

Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all’art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni:

a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano. Ci sono indizi, ma non sono gravi.

b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l’acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento.

c) L’acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca.

d) L’acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate. Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze.

e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza.

f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile.

Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. “Dunque non possiamo fare nulla?”, chiede il commissario.

“Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine”. “Bene”, risponde il commissario, “allora convochiamo qui la madre e le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori”.

“Niente da fare, commissario”, spiega paziente il pubblico ministero, “i prossimi congiunti dell’indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento”.

Una settimana dopo le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa.

La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all’auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni.

Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un’auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 ore e al tribunale va trasmesso l’intero fascicolo. L’autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo.

I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati.

Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono.

Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l’intercettazione di persone diverse dall’indagato.

Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento.

Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza.

Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l’autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto.

L’utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino.

Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde.

Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole “comprare” il bambino.

La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l’uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell’indagine per l’omicidio del professore Massimo D’Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l’uomo.

Niente da fare: l’uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza.

Passano i giorni; siamo a due mesi dall’inizio delle intercettazioni.

Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni.

Lo vede arrivare trafelato e raggiante: “Dottore, ci siamo!” urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l’uomo sconosciuto e il rapitore.

Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all’uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: “Chiamami domani e ti dirò dove venire”.

La Rai in rete

Da martedì scorso la tv di stato italiana è ufficialmente online. E' attivo infatti un canale dal quale è possibile usufruire via internet dei contenuti normalmente visibili tramite la tv tradizionale.

Uno dei principali obiettivi che si prefigge l'azienda - scrive La Stampa - è quello di adeguarsi all'avvento delle nuove tecnologie e nello stesso tempo tentare di scrollarsi di dosso l'immagine di una tv con un pubblico tradizionalmente anziano e inamovibile.

La novità mi pare sia apprezzabile, specialmente se a questa svolta in stile web 2.0 seguirà un elevamento culturale e qualitativo dei programmi e dei palinsesti.

La Rai su internet è qui.

Mi sono spesso chiesto...


...se quest'uomo ci è, ci fa, ci prende per il culo, oppure è realmente convinto di quello che dice.

(via Corriere)

La terra dei cachi? No, delle truffe

Forse qualcuno ricorderà la simpatica canzone di Elio presentata a Sanremo ormai più di una decina d'anni fa. Una canzone che sostanzialmente ironizzava sul livello di degrado e disfunzione presenti nella pubblica amministrazione.

Ieri la Corte dei Conti, nella sua relazione annuale, ha fatto un quadro generale che dipinge una situazione altroché da terra dei cachi, sarebbe già qualcosa. Ecco quanto scriveva ieri Repubblica:

Truffe nei settori della spesa farmaceutica e sanitaria, dei rifiuti, e dei contributi comunitari; opere edilizie incompiute e uso sconsiderato dei prodotti finanziari derivati; danno all'immagine causato alla pubblica amministrazione dai dipendenti pubblici che hanno intascato mazzette; consulenze indebite. E' il quadro della mala-amministrazione, della corruzione e degli sperperi che emerge dalla relazione del pg della Corte dei Conti Furio Pasqualucci - presente anche Giorgio Napolitaano - e che, nel 2008, si è tradotto in atti di citazione in giudizio per un totale di circa 1 miliardo e 700mila euro di danni e in 561 sentenze di condanna in primo grado.

Per capire nel dettaglio come siamo messi, l'intero articolo lo trovate qui. Il relatore ha evidenziato, tra l'altro, nella sua relazione, come l'Italia sia "agli ultimi posti nelle classifiche internazionali sulla lotta alla corruzione". Ora, fin qui, diciamo che non ci sarebbe niente di male. Anzi, mi sono espresso male: non niente di male, ma semmai niente che non si sapesse già. Ma la vera chicca sta nelle ultime righe dell'articolo di Repubblica, che vi vado a riportare qui sotto:

"Mi sono avvicinato al presidente Lazzaro [Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei Conti, nda] per dirgli che condivido e sottoscrivo riga per riga la sua relazione": a dirlo è il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

Adesso - se non avete già cominciato a ridere - occorre fare un salto indietro nel tempo, e precisamente a ques'estate, quando il presidente del consiglio se ne uscì con questa trovata favolosa, inserita nell'ambito di quella che doveva essere la grande riforma della giustizia: abolire le intercettazioni telefoniche eccetto che nei casi di mafia e terrorismo. Bellissimo; peccato che in questo modo tra i reati che venivano esclusi, rendendone di fatto impossibile il contrasto, ci fossero proprio quelli relativi alla corruzione e alla concussione, quelli cioè che sono la causa della maggior parte dei mali della nostra pubblica amministrazione, come ha appunto sottolineato ieri il presidente del Corte dei Conti.

Successivamente, in seguito alle proteste della Lega e di An (e di tutti quelli dotati di un cervello non atrofizzato), la proposta fu modificata e i suddetti reati nuovamente inseriti nel novero di quelli intercettabili. L'evoluzione dell'aberrante progetto è poi proseguita fino a oggi. I reati intercettabili sono tornati a essere quelli pre-riforma, ma tutto l'impianto è stato congegnato in modo che di fatto sarà impossibile avvalersi delle intercettazioni per perseguire qualsiasi tipo di reato.

A conferma di questo, e praticamente poche ore dopo la relazione della Corte dei Conti, si fa infatti vivo il CSM, che in una nota boccia senza mezzi termini il ddl sulle intercettazioni. In particolare rilevando - tra le molte - una palese anomalia nella norma che prevede che l'intercettazione sia possibile solo quando vi siano gravi indizi di colpevolezza invece che gravi indizi di reato, che in pratica significa che si potrà intercettare un soggetto solo quando si sarà ragionevolmente sicuri della sua colpevolezza. Il problema è che a quel punto l'intercettazione non sarà più necessaria.

Spettacolare. Se questa riforma della giustizia, così com'è stata congegnata, andrà in porto, corrotti e corruttori (assieme ad altre benemerite categorie) potranno subito cominciare a brindare e festeggiare. Con buona pace della Corte dei Conti e delle sue relazioni annuali.

mercoledì 11 febbraio 2009

Analogie (tra Italia e Cina) e segnali da non sottovalutare

Poco meno di una settimana fa - forse qualcuno di voi ricorderà - si sono verificati tafferugli e scontri in quel di Pomigliano d'Arco tra operai della Fiat e Polizia, con quest'ultima che è intervenuta per cercare di impedire l'occupazione da parte degli operai dell'autostrada A1 che si trova nei paraggi.

La manifestazione indetta dai lavoratori della Fiat, è nata in maniera spontanea con lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che nello stabilimento appunto di Pomigliano ci siano attualmente alcune migliaia di essi in cassa integrazione che chiedono di avere qualche certezza sul loro futuro.

Oggi Guglielmo Epifani è tornato sulla questione dicendosi preoccupato per quanto accaduto. Scrive Repubblica:

La crisi economica, che avrà il picco "più devastante" tra marzo e giugno, impone a tutti di tenere i "nervi saldi". Il malessere è tanto e "può anche esplodere".

Pur ovviamente coi dovuti distinguo, questo episodio mi ha fatto venire in mente quanto sta accadendo da un certo periodo di tempo in Cina, dove la recessione economica ha messo in strada qualcosa come 20 milioni di lavoratori, che stanno tra l'altro creando non poche grane al governo per quanto riguarda l'ordine pubblico (l'esercito è già allertato e, come sapete bene, là non vanno tanto per il sottile quando è ora di reprimere le proteste).

Insomma, vista in questa prospettiva la vicenda accaduta a Pomigliano non mi sembra sia da sottovalutare.

Ma veramente Enrico Mentana pensava di poter andare in onda?

La vicenda di Eluana Englaro ha avuto tra gli altri anche un risvolto televisivo abbastanza clamoroso. Enrico Mentana (foto), direttore editoriale della maggiore rete privata del gruppo Mediaset, ha rassegnato infatti le dimissioni dopo il rifiuto, da parte dei vertici dell'azienda, di sospendere il grande fratello in seguito alla notizia della morte di Eluana.

Sospensione che avrebbe permesso al giornalista di condurre una prima serata di informazione interamente dedicata alla vicenda, come peraltro ha fatto RaiUno con uno speciale di Porta a Porta. E invece niente: il grande fratello non si tocca e il buon Mentana è rimasto con un pugno di mosche in mano. Da qui le dimissione, accettate prontamente senza batter ciglio, e la rottura definitiva coi vertici dell'azienda.

Ora, se vogliamo essere sinceri, non è che ci fosse la reale necessità di un'altra trasmissione di quel tipo (pure su la7 c'era già Gad Lerner che trattava lo stesso tema), anche perché la vicenda ormai era già stata sviscerata in tutte le sue sfaccettature e data in pasto all'informazione in maniera fin troppo plateale. Quello che stupisce è semmai lo stupore di Mentana davanti alla decisione dell'azienda. Azienda appunto, e come tutte le aziende con l'unica priorità di fare tutto quello che fanno le aziende, e cioè generare introiti. Come pensava Mentana di poter contravvenire a questa regola?

E forse è stato giusto così. Giusto che Mentana non andasse in onda. Lo dicono i numeri: il grande fratello ha fatto il pieno, battendo tutti gli speciali su Eluana presenti sulle altre reti. Il "dramma" dell'uscita da quella gabbia di matti di una concorrente ha avuto la meglio sul dramma che si era consumato a Udine.

Mentana se ne faccia una ragione.

martedì 10 febbraio 2009

Il ritorno (autorizzato) dello spam telefonico

E' stato inserito come emendamento, nascosto all'interno del famoso/famigerato decreto milleproroghe, un provvedimento che rischia di interrompere per un periodo di tempo piuttosto lungo la nostra beata pace casalinga.

Una pace a dir la verità per la maggior parte solo sulla carta, visto che a me ad esempio continuano tranquillamente a rompere le balle quasi ogni santo giorno. Tutto dipenderà dalle modalità attraverso cui il Parlamento convertirà in legge il decreto già passato al Senato.

In pratica, questo emendamento dà il via libera a quelle telefonate moleste di call center e operatori vari di cui siamo già tempestati in maniera massiccia e fastidiosa (e illegale). Anzi, se il provvedimento diventerà legge saranno autorizzate a chiamarci a casa anche le aziende alle quali abbiamo esplicitamente negato l'autorizzazione al trattamento dei nostri dati personali, e per tutto l'arco dell'anno in corso.

La notizia, apparsa in sordina sul sito dell'Aduc, è stata poi ripresa da PI e da Repubblica.

Secondo l'Aduc il provvedimento avrebbe il nobile fine di salvaguardare migliaia di posti di lavoro proprio degli addetti a questi benedetti call center. Ma la domanda sorge spontanea: è giusto che questa salvaguardia passi attraverso la violazione sistematica del nostro diritto a starcene in pace?

Un fascismo senza divisa

Situazione triste e allarmante quella in cui versa il nostro Paese: sono angoscianti le analogie con le vicende che io, testimone ultranovantenne, ho già vissuto sotto il fascismo, e che oggi non posso e non devo tacere.

La grave crisi finanziaria si presenta di nuovo come occasione per scardinare lo Stato di diritto. E offre la tentazione di svincolare il potere da qualsiasi ostacolo e controllo conclamando, nel caso di Eluana Englaro, il trionfo di un’invocata legge naturale o divina in spregio alle sentenze definitive dei supremi organi giudiziari.

La crisi si presta a individuare come nemici la Costituzione e i “diversi”, che appaiono come la fonte di tutti i guai, mentre il Parlamento è costituito da rappresentanti designati dalle segreterie di partiti anziché essere eletti dal popolo, così come era costituita la Camera delle Corporazioni durante il Fascismo.

Inoltre, con i nuovi provvedimenti avviati dal governo, la giustizia viene spogliata dal potere di avviare le indagini su notizie di reato; potere che viene invece conferito alla polizia giudiziaria, soggetta direttamente all’esecutivo. Nel contempo la polizia, depotenziata di mezzi, viene umiliata dal controllo di costituende ronde di volontari designati dai partiti: una nuova milizia costituita da squadre di tifosi e di facinorosi così come è accaduto sotto il Fascismo. E per controllare l’opinione pubblica e trasformare l’informazione in propaganda, non sarà più permesso divulgare prima del processo i contenuti delle intercettazioni sebbene messe a disposizione delle parti.

Si tende infine a trasformare i cittadini in delatori, a cominciare dai medici, che ora sono indotti a denunciare gli immigrati irregolari, in violazione dei loro principi deontologici. Mancano solo i capifabbricato e la taglia sui diversi. Non occorre neppure la marcia su Roma né il Concordato: bastano un nuovo uomo della Provvidenza e un Papa re.

Massimo Ottolenghi.

(via Chiarelettere)

Sulla Costituzione (e altre sciocchezze)

La vicenda Englaro, sulla quale non ho intenzione di aggiungere niente oltre a quello che ho già scritto in precedenza, ha indirettamente offerto l'occasione di elaborare alcune riflessioni su alcuni temi collaterali, venuti alla luce anche grazie (o per colpa) ad alcune dichiarazioni sulla nostra Costituzione espresse in questi giorni convulsi dal nostro Presidente del Consiglio.

Prima, però, una breve considerazione su quanto sta avvenendo in Parlamento in queste ore, è cioè la discussione - oramai inutile - della legge che avrebbe dovuto bloccare la sentenza sulla sospensione dei nutrimenti.

Si tratta di una legge composta da un solo articolo. Questo:

1. In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi.

La mia considerazione è molto semplice: siamo di fronte ad una legge in cui è palesemente rilevabile una componente ad personam, come del resto ci ha già abituato da tempo chi ci governa. Non mi si venga a dire che un provvedimento di questo tipo può essere inquadrato come una legge sul testamento biologico, come da molte parti si trova scritto (lo si evince chiaramente anche dall'incipit iniziale del breve testo). Una legge di tale complessità e importanza non può infatti essere in nessun modo ridotta a quattro generiche righe messe lì senza evidenziare e mettere in conto nessuna ulteriore precisazione o distinguo. Si tratta quindi di una legge per Eluana.

E qui nasce un'altra considerazione, anche questa già espressa da molti autorevoli commentatori, che parte con una domanda: perchè adesso? E, soprattutto, perché così in fretta?

Questa legge, va ricordato, nasce dal duro scontro che si è consumato tre giorni fa tra Governo e Quirinale. L'esecutivo, per tentare di evitare l'esecuzione della sentenza definitiva della Cassazione, aveva infatti su due piedi preparato un decreto che doveva bloccare tutto. E l'aveva preparato e approvato nonostante il capo dello stato - questo già in fase di stesura del testo - avesse fatto notare al governo l'incostituzionalità del provvedimento. Il governo se n'è però fregato e ha tirato dritto, suscitando le ire del colle. Logico che poi Napolitano si sia rifiutato di firmarlo, rendendolo a tutti gli effetti carta straccia. Da qui la decisione di procedere comunque, col normale iter legislativo, cercando di contingentare al massimo i tempi per raggiungere il medesimo risultato.

Ecco quindi la domanda: perché proprio ora? La sentenza della Cassazione è relativamente recente (anche se lo spazio temporale era comunque sufficiente per intervenire con tutta calma), ma la sentenza della corte d'appello risale a più di sei mesi fa. Insomma, bene o male si sapeva come sarebbe andata a finire. Se si voleva, non c'era tutto il tempo? Se Berlusconi avesse veramente avuto a cuore la questione (visto che poi ne ha fatto addirittura oggetto di uno scontro col Quirinale), non avrebbe avuto tutto il tempo per preparare una legge con tutti i crismi sul testamento biologico invece di ridursi all'ultimo giorno in fretta e furia? Perchè non si è provveduto visto che c'era tutto il tempo?

Questo evolversi di eventi mi fa pensare che in realtà, al premier, di Eluana non gli importi un fico secco, come del resto ha ammesso lui stesso appena qualche giorno fa, quello che gli importa è utilizzare la vicenda per mettere in chiaro alcune cose (magari a futura memoria). Tra queste, ad esempio, che una sentenza definitiva può essere ribaltata da un decreto o da una legge fatta apposta. Oppure può venire il sospetto che la mossa serva magari ad ingraziarsi l'elettorato cattolico, che, si sa, anche nelle file del Pdl è numeroso e importante. Insomma, ripeto, se al premier di Eluana fosse veramente importato qualcosa, non aveva tutto il tempo per muoversi, visto oltretutto che della situazione era già al corrente - stando a quanto scrive la stampa - addirittura dal 2004?

E arriviamo alla questione Costituzione. Come sapete, il nostro premier ci ha abituato da tempo a uno strano tira e molla tra cose dette e poi ritrattate (anche se ovviamente siamo noi che in genere non capiamo): è accaduto, solo per fare un esempio, con la questione della Polizia nelle scuole, e si sono verificati casi in cui la ritrattazione è arrivata appena dopo un'ora. In questo contesto si inserisce anche la recente dichiarazione sulla nostra Costituzione, che sarebbe - sempre secondo lui - ispirata da princìpi filosovietici probabilmente perché non consente un ricorso massiccio ai decreti legge, secondo il premier indispensabili per governare. E per questo, ovviamente, va cambiata, magari a sua immagine e somiglianza. Anche questa uscita, comunque, durata lo spazio di un giorno.

A parte il fatto che, anche se fosse, non tutta la costituzione russa è da buttare (come osserva spiritosamente .mau.), va evidenziato che le parole di Berlusconi sono state addirittura smentite - se mai ce ne fosse stato bisogno - da uno dei padri costituenti stessi, e cioè quell'Andreotti che in fase di scrittura della Costituzione si trovava a passare da quelle parti, e che ha detto chiaramente che la presunta componente filosovietica è solo nella testa del premier. Così come, ovviamente, la sua pretesa di cambiarla.

lunedì 9 febbraio 2009

Largo ai giovani (in Germania)

Il ministro delle Finanze tedesco, Michael Glos, ha annunciato le dimissioni dal governo e dal suo partito, sembra in seguito alle critiche piovutegli addosso da più parti per il suo presunto approccio eccessivamente morbido nei confronti della crisi finanziaria.

Il suo posto è stato preso da tale Karl-Theodor zu Guttenberg, un baldo giovanotto di 37 anni (sì, avete letto bene, 37 anni).

Il ministro dimissionario, prossimo ai 65 anni, pare abbia dichiarato che le dimissioni dal suo partito di appartenenza sono dettate dall'esigenza di far posto ai giovani, mentre, per quanto riguarda il governo, ha spiegato che 65 anni sono un limite d'età che non gli consente più di prendere in considerazione qualsiasi carica governativa.

Facebook vende i dati degli utenti?

A giudicare da quello che si legge in rete circa il successo del social network del momento, io dovrei essere uno degli ultimi internauti italiani rimasti che non ha un account su Facebook e che, almeno nell'immediato, non ha intenzione di attivarlo (nell'immagine qui a fianco il logo assieme al suo fondatore, Mark Zuckerberg).

Per carità, nessuna motivazione di tipo snobistico in questa mia scelta, solamente la prassi e la discriminante che seguo abitualmente quando devo decidere se abbracciare qualcosa di nuovo, che sostanzialmente si riassume in una semplice domanda: ne ho bisogno? No, per il momento non ne ho bisogno. Quello di cui ho bisogno è parlare di certe cose e di certi argomenti e per fare questo il blog va più che bene.

Ma allora - direte voi - perché questo post su Facebook? Perché c'è un'importante novità, che riguarda la privacy, che potrebbe potenzialmente riguardare tutti gli iscritti. La piattaforma conta attualmente qualcosa come 150 milioni di iscritti in tutto il globo (6 milioni solo nel nostro paese), ma il modello commerciale su cui si basa non sarebbe così solido e starebbe procurando qualche preoccupazione ai vertici dell'"azienda". In particolare, almeno stando a quanto ha scritto recentemente il Sole24Ore, i ricavi del 2008, che, va ricordato, derivano in parte dai banner pubblicitari che si trovano all'interno del sito e in parte dagli investitori, sono stati pari a "soli" 210 milioni di $ contro i 230 previsti, cifre praticamente insignificanti rispetto ai numeri che muove il social network e comunque largamente insufficienti a coprire le spese vive necessarie a gestire tale volume di traffico di utenti.

Da qui l'idea di mettere in vendita i dati degli utenti. A chi? Ovviamente ad aziende specializzate in ricerche di marketing, che hanno così la possibilità di mettere le mani su una mole pressoché sterminata di dati, di profili personali, di gusti, di inclinazioni, di preferenze e di eseguire, in base a questi, sondaggi precisi per verificare un po' l'interesse dei consumatori verso qualche nuovo prodotto. La notizia di questa svolta di Facebook sta facendo rapidamente il giro della rete anche all'estero (qui il Guardian e qui il Telegraph, ad esempio),

A dire il vero, tutta la questione della gestione della privacy da parte del social network aveva fin dall'inizio destato qualche perplessità. Leggo ad esempio sulla Wikipedia che fin da prima che uscisse questa novità, la società stessa faceva un uso piuttosto disinvolto di alcuni di questi dati (Fb si arroga tuttora ad esempio il diritto di cedere a società terze indirizzi e-mail e profili). E anche la clausola che consente al portale di diventare titolare a tutti gli effetti del materiale inserito (foto, testi, ecc...), con conseguente facoltà di cederli a terzi, dà un po' da pensare, anche se va precisato che l'utente ha comunque la facoltà, in base alla legge sul trattamento dei dati personali, di impedire tutto questo.

Comunque sia, speriamo che la trasformazione in corso da social network a social network/strumento di marketing, induca a una maggiore attenzione da parte degli utenti in merito ai dati personali dati in pasto al portale.

domenica 8 febbraio 2009

Di Pietro e La Stampa: qualcuno sta raccontando balle?


Il dubbio mi è venuto dopo aver letto - stamattina - questo articolo de La Stampa e - appena pochi minuti fa - questo articolo di Di Pietro.

La Machine big spider


Secondo voi cosa può aver spaventato tanto questa bimba? Forse un ragno meccanico alto 15 metri e pesante 37 tonnellate a spasso per le vie di Liverpool?

La Storia

A volte la musica, e specialmente le parole, sembrano fatte apposta per essere riferite a particolari contesti o accadimenti.

Questa canzone, e soprattutto queste parole, non potrebbero costituire un esempio più azzeccato.

Buona domenica.


sabato 7 febbraio 2009

Per quel che può contare, la posizione del popolo della rete è chiara









(fonti: Sole24Ore, Quotidiano Nazionale, la Repubblica, Corriere della Sera)

Internet e l'apologia di reato contenuta nel pacchetto sicurezza

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il convulso - e per certi versi sconcertante - fluire degli eventi di questi giorni, ha contribuito probabilmente a distogliere l'attenzione da temi apparentemente meno gravi, che non sono comunque sfuggiti a chi tiene monitorato quello che accade in materia di legislazione per quanto riguarda il web.

Come sapete, è stato approvato al Senato il famoso pacchetto sicurezza, quello cioè che contiene al suo interno - tra le altre - la norma dei medici-sceriffi. Poteva mancare, visto che si parla di sicurezza, un capitolino riguardante internet e la rete? No di certo. La cosa ovviamente allarma, perché è noto da tempo che i disastri, o tentati disastri, provocati dai politici quando si misurano con tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia, non sono quasi mai passati inosservati. E d'altra parte non potrebbe essere diversamente, visto che il nostro sistema politico è famoso anche all'estero per comprendere al suo interno una lunga scia di inetti in materia. Scia che, come dimostra il provvedimento che sta per essere esaminato anche dalla Camera, non si è affatto interrotta.

Vengo subito all'articolo incriminato senza andare tanto per le lunghe. Si tratta del famigerato 50-bis, che al primo comma recita:

Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

Questo concentrato di sciocchezze giuridico-informatiche merita ben poche parole di spiegazione, e non ho intenzione certo di perdere tempo più di tanto per fare un'analisi critica parola per parola. Solo un paio di veloci considerazioni.

Probabilmente il testo è stato elaborato sulla scia del clamore suscitato da alcuni gruppi di utenti che - ne avrete sicuramente sentito parlare - hanno recentemente costituito una sorta di fan club di Riina e Provenzano su Facebook. L'espressione "apologia di reato", contenuta nel provvedimento, che tra l'altro obbligherebbe gli ISP a "filtrare" (cioè a oscurare) la pagina web interessata, è estremamente vaga e non si capisce bene a cosa si riferisca.

Con questa generica impostazione, infatti, potrei tranquillamente essere preso di mira anch'io, o come me qualsiasi blogger o giornalista che dissente sulla giustezza di una legge qualsiasi. Faccio un esempio. Se io in un mio articolo scrivo, come ho tra l'altro realmente fatto, che non sono d'accordo col recente provvedimento che permette ai medici di denunciare gli immigrati clandestini e che auspico che i medici non lo facciano, potrei benissimo rientrare nella casistica in quanto, pur avendo espresso una mia legittima opinione, avrei nello stesso tempo - secondo l'articolo in questione - invitato a violare una legge (qui l'apologia di reato).

La conseguenza di questo è bene espressa da questo articolo di Punto Informatico, del quale riporto uno stralcio:

Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l'autorità giudiziaria potrebbe comunicare al Ministro dell'Interno la necessità di intervenire.
[...]
Ma una volta emesso il decreto la palla passerà agli ISP: dovranno innescare "appositi strumenti di filtraggio", dei quali tracceranno i contorni tecnici e tecnologici il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione. Avranno 24 ore per isolare dalla rete la pagina indicata dal decreto del Ministro: a pendere sul capo del provider potrebbero esserci sanzioni che oscillano dai 50mila ai 250mila euro.

Questi pochi elementi consentono di capire, senza bisogno di ulteriori approfondimenti, cosa sta preparando il governo in materia di regolamentazione della rete. A parte il fatto, come osserva giustamente Guido Scorza, che la parola "filtraggio" è tecnicamente fuorviante in quanto è noto che un ISP non può bloccare un eventuale singolo post di un blog ma solo il blog per intero, la cosa più grave è che quello che è il mio libero pensiero potrebbe essere equiparato a un reato. Senza bisogno di scomodare l'art. 21 della nostra Costituzione, capite da voi la portata di questa cosa.

Sono sincero, da quando è in carica questo governo ho imparato a non stupirmi più di niente. E quindi neppure questo provvedimento, che di fatto priva della libertà di parola, mi stupisce. Certo, mi amareggia, mi intristisce, mi fa venire voglia di andarmente dall'Italia, come ho già detto altre volte, ma di stupore neanche a parlarne. Anche perché va ad aggiungersi a una lunga serie di tentativi - anche il precedente governo ne sa qualcosa - di limitare e cercare di mettere sotto controllo la libertà della rete, che fondamentalmente è la libertà di qualsiasi cittadino di dire quello che gli pare, al riparo da pressioni di qualunque genere, e libertà di sbugiardare in tempo reale qualsiasi cretinata che vogliono darci da intendere.

Va ribadito comunque che il provvedimento non è ancora legge, in quanto deve passare all'esame della Camera. E, come si sa, fasciarsi la testa prima di essersela rotta non è mai una mossa intelligente. Il problema è che, almeno finora, abbiamo avuto ampie dimostrazioni che quelli che se la sono fasciata prima ci hanno sempre azzeccato.


Aggiornamento 08/02/2009.

Apprendo da .mau. che il senatore Giampiero D'Alia (UDC), colui che aveva inserito all'interno del pacchetto sicurezza l'emendamento di cui ho parlato sopra, ha votato contro, addirittura definendo tutto il ddl inutile e pericoloso. Questo la dice lunga su molte cose.

venerdì 6 febbraio 2009

Decreti last minute

Non so se vi rendete conto cosa sta succedendo in queste ore in merito agli strascichi della vicenda di Eluana: Berlusconi, quello che inizialmente aveva detto in merito "Non intervengo", ha pensato probabilmente che questa sua presa di posizione avrebbe potuto magari mettergli contro l'elettorato cattolico e ha quindi auspicato un decreto legge per evitare l'esecuzione della sentenza della Cassazione. Il buon Sacconi, da sempre il più attivo su questo fronte, non ci ha dormito la notte pur di mettere in piedi questo decreto.

Nel frattempo Napolitano e Fini remano contro; in particolare Napolitano, che ritiene il decreto incostituzionale e si premura di farlo sapere a Berlusconi e c. La maggioranza se ne frega e tira dritto, presentando e approvando un decreto in fretta e furia che ottiene l'unico effetto di mandare su tutte le furie Napolitano che a firmarlo non ci pensa neanche.

Berlusconi schiuma di rabbia, dicendo che se la Costituzione non gli consente di poter disporre a suo piacimento dei decreti d'urgenza provvederà personalmente a cambiarla, e cita - non si sa bene a che titolo - il costituzionalista Valerio Onida, il quale non vuole avere niente a che fare con Berlusconi e si chiede anzi perché lo abbia tirato in ballo. Nel frattempo Veltroni - che finora ha dato prova di essere più in coma di Eluana - accenna un timido risveglio dando dell'irresponsabile al cavaliere, ma in maniera non troppo convinta, così, giusto per non fargli troppo male.

Intanto il Vaticano è giustamente deluso da Napolitano, il quale, nel pieno delle sue prerogative, ritiene incostituzionale firmare un decreto last minute che impedisce l'esecuzione di una sentenza definitiva della Cassazione che è legge a tutti gli effetti.

Ecco, davanti a tutto questo, non so se alla fine qualcuno uscirà vincitore oppure se avremo perso tutti.

Per "sicurezza" i medici possono denunciare i clandestini

Come avrete sicuramente letto, è passata in Senato la norma che permette ai medici di denunciare i clandestini malati che si presentano nelle strutture pubbliche per essere curati. Il provvedimento, inserito nel pacchetto sicurezza del governo e fortemente voluto dalla Lega, è ora al vaglio della Camera.

In linea di principio non sono contrario all'idea. Voglio dire, sotto un certo punto di vista mi sembra più che giusto che si sappia chi ha accesso alla sanità pubblica, visto oltretutto che alla fine la paghiamo noi. Il problema è che a mio avviso questa norma cozza palesemente contro il buon senso, soprattutto se si pensa alle conseguenze che potrebbe comportare e che mi pare, leggendo qua e là, non perfettamente comprese da tutti.

Facciamo qualche esempio. Se io fossi un clandestino con una grave malattia infettiva (che ne so, la tubercolosi, la scabbia, ecc...), secondo voi mi presenterei in un pronto soccorso sapendo che il medico quasi sicuramente mi denuncerà? Se la malattia non mi ha completamente offuscato il cervello, no. Le conseguenze che ci saranno, dopo che avrò girato magari su qualche mezzo pubblico, oppure in stazione o anche solo in strada le capite anche voi.

E, secondo voi, l'aumento della spesa sanitaria pubblica causata dagli italiani che andranno a farsi curare malattie in Europa già debellate da tempo, su chi graverà?

Ah, dimenticavo... c'è anche l'art. 32 della Costituzione, casomai i leghisti l'avessero dimenticato.

giovedì 5 febbraio 2009

La retromarcia del rappresentante di Dio in Terra

C'è a mio parere qualcosa di ridicolo nella vicenda, che si trascina ormai da più di una settimana, che vede contrapposti il Vaticano e i quattro vescovi lefebvriani a cui è stata tolta la scomunica da Ratzinger. Scomunica che era stata inflitta da Giovanni Paolo II nel 1988 dopo essere stati ordinati vescovi illegittimamente appunto da Marcel Lefebvre.

Vescovi la cui pietra dello scandalo è rappresentata - ricorderete - da quel Williamson le cui teorie negazioniste avevano suscitato reazioni indignate da ogni parte del mondo civile, compresa ovviamente l'unione delle comunità ebraiche italiane. Inizialmente Ratzinger aveva fatto un po' orecchie da mercante, poi vivaci prese di posizione sono arrivate pure dalla sua amata Germania, e, dopo la tiratina d'orecchi da parte della Merkel, è arrivata una mezza rettifica dalle alte sfere vaticane, secondo le quali Ratzinger non sarebbe stato al corrente delle posizioni del prelato al momento della revoca della scomunica.

Ieri, ennesima precisazione del Vaticano: i quattro lefebvriani, pur godendo della revoca della scomunica, sono ancora fuori dalla chiesa e lo saranno finché Williamson (che nel frattempo ha inviato una lettera di scuse al Papa per i casini creati) non ritratterà in maniera chiara e inconfutabile e la Fraternità San Pio X - di cui i quattro fanno parte - non riconoscerà e accetterà i dettami del Concilio Vaticano II.

Ci sentiamo alla prossima puntata.

Genchi va ad Annozero: bisogna fermarlo!

Ormai è praticamente cosa fatta. Come si legge anche sul sito ufficiale della trasmissione, questa sera Gioacchino Genchi sarà ospite di Santoro per dire la sua verità. Di Gioacchino Genchi, consulente informatico di molte procure italiane (da ieri indagato per abuso d'ufficio e violazione della privacy), ho già parlato e quindi non mi dilungo. E sono molti quelli che in questi ultimi giorni ne hanno parlato, compreso il premier, secondo cui sarebbe il responsabile del più grande e imminente scandalo dell'Italia repubblicana.

La notizia che il super perito andrà in tv a raccontare come stanno realmente le cose, ha ovviamente messo in fibrillazione il mondo politico, in particolare il centrodestra, che ovviamente non vede di buon occhio il rischio che alcuni milioni di spettatori vengano a sapere una cosa diversa rispetto a quello che i media tutti hanno dato da intendere in questo ultimo periodo. E, infatti, un paio di esponenti proprio della coalizione del cavaliere si sono già messi all'opera in tal senso, chiedendo, in una nota congiunta al neoeletto presidente della commissione vigilanza Rai, Sergio Zavoli, di intervenire.

A mio giudizio vale la pena dare un'occhiata a questa puntata di Annozero (e non certo per Santoro), in quanto - almeno da quanto sembra - l'argomento sarà il recente disegno di legge sulle intercettazioni, tema che come sapete sta molto a cuore al cavaliere. Anche sulle intercettazioni non mi dilungo, avendone parlato già quasi fino alla nausea. Ribadisco solo che probabilmente non c'è mai stato argomento rispetto al quale si sono raccontate una montagna altrettanto grande di balle, e proprio per indorare la pillola di una riforma che altrimenti sarebbe stata difficilmente digeribile dall'opinione pubblica.

E infatti il disegno di legge attualmente all'esame della Camera, nonostante gli ultimi emendamenti che apparentemente sembrano non voler sconquassare più di tanto le impostazioni e l'impianto originale, va proprio in un'unica direzione: togliere le intercettazioni e basta, come spiega bene il magistrato Bruno Tinti dal suo blog.

Intercettazioni che hanno ieri indotto Antonio Di Pietro a rivolgere una richiesta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: quella di interrogarsi sulla costituzionalità o meno di questo provvedimento prima di firmarlo. A tal proposito è interessante notare come questa semplice richiesta abbia scatenato le ire di molti esponenti del Pdl, tra i quali spicca Capezzone, che hanno parlato di intimidazioni da parte di Di Pietro nei confronti del Capo dello Stato, come se a lui non si potesse rivolgere una semplice richiesta. Ma la politica ci ha abituato (e assuefatto) a questa ed altre cose.

Per quel che mi riguarda, mi sento di concordare con quanto dice Marco Travaglio nel breve filmato che trovate qui sotto, il quale spera che la bozza di legge non venga fatta più oggetto di nessun emendamento migliorativo. Per il semplice fatto che correrebbe il rischio di essere approvata. Così com'è adesso, invece, è talmente controversa, scritta male, ambigua, criminogena addirittura, che anche se dovesse essere approvata da Napolitano verrebbe probabilmente bloccata dalla Consulta.

Speriamo bene.


mercoledì 4 febbraio 2009

Quando si dice rispondere per le rime

«Mi ricorda Caligola - ha affermato - anche per le modalità con cui sceglie i suoi collaboratori. Verrà ricordato come Caligola e non come Adriano». «Mi fa una pena infinita perché nemmeno all'età di 73 anni, riesce a raggiungere quella maturità, quella serietà e quel minimo di distacco dalle cose. Ma ancora di più mi fa pena perché nemmeno con quella che si chiama la grazia di stato, cioè il suo ruolo istituzionale, riesce a migliorare. Tanti uomini con mille debolezze sono diventati migliori quando hanno avuto responsabilità così importanti. Di lui questo, purtroppo, non si può dire».

No, non temete, non è Veltroni che parla.

Confronti





(via gilioli)

Tutto fa brodo (anche la vicenda di Guidonia) pur di dare contro ai giudici

L'altro ieri, il premier, Silvio Berlusconi, ha espresso il suo stupore dopo aver saputo della concessione degli arresti domiciliari a due dei romeni implicati nella vicenda di Guidonia, accusati di favoreggiamento nei confronti degli altri quattro appartenenti alla banda di stupratori. Ecco il suo commento: "i giudici applicassero le leggi e che tutti i cittadini sentissero che la pena è una certezza e non qualcosa che può in certi casi essere obliterata".

Ora, prima che pensiate che io voglia in qualche modo schierarmi a difesa o meno della decisione del giudice che ha concesso i domiciliari ai due, vorrei far presente che non sono un avvocato, non ho particolari competenze in materia di giustizia penale e quindi dico quello che penso basandomi su quello che trovo in rete.

In base a questo vorrei far notare che i responsabili materiali dello stupro - almeno stando a quanto riporta la stampa - sono tuttora in carcere. Ai domiciliari sono finiti solamente i due accusati di favoreggiamento. E il giudice ha disposto questo basandosi proprio su quanto prescrive la legge e la discrezionalità che questa gli attribuisce, in questo caso non ravvisando cioè, per i due, gli estremi per la loro detenzione cautelare in carcere. Altro punto che vorrei far notare, è che gli arresti domiciliari sono a tutti gli effetti una forma di restrizione della libertà personale, in quanto chi è sottoposto a questa misura ha l'obbligo di starsene in casa senza poter uscire per nessun motivo, pena la revoca della misura stessa.

Questa puntualizzazione mi sembra quanto mai necessaria, perché la stampa tutta, nel suo incessante perseguimento dell'obiettivo di continuare a fornire notizie tendenziose e fuorvianti, sembra dipingere gli arresti domiciliari come una sorte di premio, come se i due fossero definitivamente liberi e fuori da questa storiaccia. Quindi, nonostante quello che dice Berlusconi, il giudice ha applicato la legge. Che poi la legge non piaccia a lui è un altro discorso, ma di questo non può certo farne una colpa al giudice.

Altro punto che vorrei far notare, è che tutti i responsabili della banda andranno a processo per quello che hanno combinato, e ognuno risponderà di quello che ha fatto in base alla gravità e al suo grado di implicazione nella vicenda. Il fatto che alcuni scontino la custodia cautelare in carcere e altri agli arresti domiciliari non ha nessuna implicazione e non influisce in nessun modo sulle modalità di svolgimento - nonché sull'esito - del procedimento. Insomma, il processo si svolgerà indipendentemente dal tipo di misura restrittiva adottata nelle fasi iniziali dell'indagine.

Anche questa precisazione mi sembra oltremodo necessaria, perché anche in questo caso si sono letti titoli a piena pagina (tipo questo) in stile "Già liberi i romeni responsabili dello stupro" e simili, che inducono il lettore distratto e poco attento a farsi l'idea che per la banda la storia sia già acqua passata. Non si vede quindi cosa c'entri ancora la famosa certezza della pena invocata da Berlusconi. Di questa, eventualmente, si potrà parlare solo a processo terminato, quando si andrà a verificare che la condanna inflitta ai responsabili sia effettivamente scontata per intero (e sappiamo già che non sarà così), senza i famosi benefici tipo permessi premio, sconti, buona condotta e via dicendo.

Quindi, alla luce di tutto ciò, si nota facilmente come il premier sia riuscito a infilare (volontariamente?) due castronerie una dietro l'altra. Primo perché il giudice ha applicato la legge, e secondo perché la certezza della pena c'entra con le misure restrittive come i cavoli a colazione. E usare questi mezzi per cavalcare l'onda dello sdegno che giustamente suscitano fatti come questo, non mi pare faccia molto onore, specialmente a chi ha in mano la responsabilità di guidare un governo e come tale dovrebbe avere l'accortezza di misurare ogni singola frase che dice.

Se il premier intende indignarsi veramente, invece di puntare il dito contro un giudice che non ha fatto altro che applicare la legge, se la prenda magari con chi in questi anni non ha fatto altro che partorire provvedimenti che di fatto hanno reso il nostro paese una sorta di bengodi per i criminali (vedi ad esempio indulto e depenalizzazioni varie). E magari, già che c'è, visto che si parla di depenalizzazioni, provi a vedere quale è stato uno degli strumenti fondamentali che ha consentito la cattura dei 6 delinquenti, e magari pensi se dopo la grande riforma che ha in mente lui questa cosa sarà ancora possibile.

martedì 3 febbraio 2009

Eluana è arrivata a Udine

Si direbbe che la dolorosa - e per certi versi scandalosa - storia sia arrivata all'epilogo; anche se, visti i precedenti, la prudenza è quanto mai d'obbligo. Eluana è infatti arrivata alla clinica di Udine in cui verrà interrotta la sua non-vita (scusate, ma non mi sento di chiamare vita 17 anni passati in un letto in stato d'incoscienza)

Non mi dilungo più di tanto, anche perché su questa vicenda ho già scritto molto e forse adesso più che mai servirebbe un po' di silenzio.

Questo breve post solo per dire che a mio avviso questa storia ha rappresentato, forse più di altre, una sconfitta. In primo luogo per quello che comunemente chiamiamo "stato di diritto", visto le enormi difficoltà incontrate dai familiari per far valere il loro diritto a vedere applicata una sentenza definitiva che per lo stato italiano è (dovrebbe essere) legge.

In secondo luogo per la chiesa, che ancora non si è resa conto - le manifestazioni di protesta continuano tuttora - che esiste una cosa chiamata libero arbitrio, che va ben oltre quelle che possono essere le convinzioni morali o religiose delle gerarchie ecclesiastiche. Una chiesa ancora arroccata su posizioni totalmente anacronistiche, in virtù delle quali la vita non sarebbe nostra ma di Dio, che di fatto ci tolgono qualsiasi titolo a poter decidere autonomamente cosa farne.

Una sconfitta per la politica, capacissima a scannarsi e a perdere tempo e risorse (nostre) su qualunque cretinata ma incapace di sedersi seriamente a un tavolo per riuscire a mettere insieme una legge decente su questo benedetto testamento biologico.

E una sconfitta, purtroppo, anche per Eluana, in quanto il primo parametro che avrebbe dovuto fare da cardine a tutta la vicenda - la sua volontà - è stato sistematicamente e ignobilmente disatteso da tutti. Quei tutti che non hanno ancora capito che la vita umana non è né di Dio, né della chiesa, né dei giudici, ma solo di chi ogni giorno ne porta la croce e il peso.

Sdegno e commenti (sempre uguali) dopo i fatti di Nettuno

Non so se avete notato, ma c'è un qualcosa che accomuna tutti i gravi fatti di cronaca nera (che tra l'altro cominciano a essere parecchi) che ultimamente balzano agli onori delle prime pagine: le reazioni e i dibattiti. La vicenda di Nettuno non è ovviamente da meno - a proposito, come mai qui non c'è stato nessun tentativo di linciaggio? - e, come si evince chiaramente sfogliando qualsiasi quotidiano, a margine dell'esposizione dei fatti ecco apparire come per incanto l'intervista al Crepet di turno, al politico in vista, al parroco, al sindaco, ecc...

Tutti belli indignati e tutti pronti a dire la loro, più o meno sempre la stessa pappardella: come sono ridotti i nostri giovani, dove sono i valori, quando eravamo giovani noi, i genitori, l'alcol, la droga, il sabato sera e bla bla bla. Ovviamente anche le interpretazioni del fenomeno si sprecano: alcuni danno la colpa al razzismo, altri al bullismo, altri ancora alla balordaggine di questi giovani che non sanno come concludere degnamente una serata, e cosi via.

Mi pare però che pochi mettano l'accento sul fatto che episodi di questo genere cominciano a essere frequenti, molto frequenti. E ce ne si rende conto, oltre che passando in rassegna le cronache nazionali dell'informazione, anche - anzi soprattutto - da quelle locali. Provate a prendere un quotidiano locale, magari della provincia dove abitate, e a sfogliare le pagine di cronaca: troverete che fatti simili, anche se naturalmente non della gravità di quelli che balzano sulle prime pagine, capitano spesso, molto spesso.

Fateci caso, ogni giorno in qualche angolo del nostro paese c'è qualcuno che infierisce su qualcun altro, in special modo se questo qualcun altro è un "diverso": zingaro, rom, gay, invalido, barbone, ecc...

Non mi sembra che stiamo imboccando una bella via.

lunedì 2 febbraio 2009

Elogio alla cattiveria















"Io penso - avverte il responsabile del Viminale - che per contrastare l’immigrazione clandestina e tutto il male che porta, non bisogna essere buonisti ma cattivi, determinati ad affermare il rigore della legge".

Certo, seguendo magari le ottime direttive impartite da autorevoli esponenti leghisti.

30.000 euro

Leggo che una mia quasi compaesana, tale Chiara Baschetti, ha rinunciato ad affiancare Bonolis durante il prossimo Sanremo in quanto non contenta del compenso, che - sempre secondo quanto scrive la stampa - sarebbe dovuto essere di circa 30.000 euro per tutte e 5 le serate.

Ora, per carità, ognuno ha ben il diritto di contrattare il suo cachet come crede, ci mancherebbe, ma vorrei solo far notare che tale cifra per la stragrande maggioranza degli italiani - anche se non hanno le sue fattezze e non vivono costantemente tra Milano, New York, Parigi e Londra - rappresenta sì e no il compenso lordo di un anno abbondante di lavoro.

Il clamoroso autogol dei giornali sul caso Di Pietro vs Napolitano

Di Pietro, ha perfettamente ragione. Ho votato PD, non lo voterò più! Il mio voto e quello dei miei familiari andrà a Di Pietro. Sogni d'oro Veltroni.

Ma la politica si rende conto del consenso che Di Pietro sta scatenando in Italia! Vorrei che i politici che oggi ci rappresentano capissero che il cittadino di sinistra oggi non si sente più rappresentato dal PD, e quando dico PD non parlo del nome che può essere PD, PDS ecc ma delle persone che stanno dentro, perchè ormai sono totalmente invischiate nel sistema economico del paese e quindi impotenti di proteggere gli onesti. SE NON POTETE PIU' DIRE DI NO AL POTERE ECONOMICO !"FATEVI DA PARTE"!

Mi chiedo se chi definisce offensive le parole di Di Pietro abbia veramente seguito l'intervento - io l'ho fatto e non ho sentito nulla di "inaccettabile" o "inqualificabile". Veltroni sembra proprio non voler capire, e intanto continua a perdere voti, compreso il mio.

Mi chiedo perchè abbiate creato [riferito ai giornali, nda] questo "scandalo" su Di pietro, quando basta guardare il video su internet per capire che le cose si sono svolte diversamente....siete poco seri Un EX affezionato lettore

Ho ascoltato dal web l'intero intervento di Di Pietro (e quelli degli altri partecipanti alla manifestazione) e non mi sembra ci sia stata alcuna offesa al Capo dello Stato, ma la constatazione di come alcuni suoi atti - o non atti - abbiano contribuito a portare il Paese nella situazione in cui è (p es, la firma al c.d. "lodo Alfano"). Anzichè evidenziare i motivi della manifestazione, e chiarire una volta per tutte che non c'è stato alcuno "scontro tra Procure" ma il voler fermare una Procura (quella di Salerno) che non ha fatto altro che il suo dovere, come ha ribadito anche il Tribunale del riesame nel valutare i suoi atti, si parla solo di questi aspetti (e delle polemiche ed iniziative strumentali che sono seguite). Dovere dell'informazione (anche di Repubblica) è quello di dire sempre la verità, ma per fortuna i cittadini hanno altri modi per venirla a sapere, anche se questo comporta l'impegno a superare la cortina di fumo che sempre più spesso vuole distocere i fatti.

Per fortuna che esiste "Tonino", rimasto l'unica voce fuori dal coro. Alle ultime elezioni ho votato per il PD (Veltroni) e me ne sono amaramente pentito. Il pifferaio magico continua a mietere vittime ed a omologare tutto e tutti. Grazie Tonino, alla prossima consultazione io e la mia famiglia ti sosterremo affinchè tu continui la tua lotta in difesa della giustizia e contro i privilegi rappresentando la volontà delle persone oneste.

Chissà se per qualcuno sta cominciando a suonare la sveglia. Chissà se a qualche direttore di testata, o magari qualche segretario di partito, stanno cominciando a fischiare le orecchie. Chissà se quelli che stanno nella stanza dei bottoni, e tengono le redini dell'informazione, stanno avvertendo che il pavimento che hanno sotto i piedi comincia a sgretolarsi.

I commenti che ho copiaincollato qui sopra non li ho presi dall'incasinato blog di Beppe Grillo o da quello di Di Pietro, ma da questa pagina del sito dell'Unità (i primi tre) e da questa pagina del sito di Repubblica (i successivi tre). E non sono nient'altro che una piccolissima parte delle centinaia e centinaia, tutti più o meno dello stesso tenore, inseriti dai lettori non solo su queste due pagine, ma anche in quelle di altri quotidiani online. Non so se vi rendete conto dell'importanza e del significato della cosa. I due maggiori quotidiani nazionali che si richiamano a sinistra sono stati subissati dalle proteste dei lettori, indignati per come è stata manipolata anche da queste testate la vicenda dell'intervento di Di Pietro in piazza Farnese.

Quello che è successo è noto: come ho già scritto in precedenza, la totalità dei quotidiani (e quando dico totalità intendo proprio questo) hanno preferito - quasi si fossero messi d'accordo - sollevare un polverone sulle presunte dichiarazioni offensive del leader dell'Italia dei Valori (che di offensivo non hanno proprio niente, come si evince guardando il filmato dell'intervento per intero) nei confronti di Napolitano. E tutto questo per evitare di parlare dei reali motivi per cui è stata indetta la manifestazione, organizzata dall'Associazione Vittime della Mafia per solidarizzare col procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e per protestare contro la riforma della giustizia targata Berlusconi.

Questo evento straordinario è la dimostrazione che una larghissima fetta di lettori sa riconoscere benissimo quando viene presa per i fondelli. Capisce benissimo quando la realtà viene mediata e manipolata. C'è un popolo della rete, informato, che utilizzando internet si rende subito conto di come stanno le cose e non casca nella trappola degli articoli tendenziosi e fuorvianti dei quotidiani. Moltissimi sostenitori di sinistra hanno capito benissimo che Veltroni e Berlusconi sono ormai sulla stessa barca, sono la stessa cosa, due facce della stessa medaglia. Hanno capito che l'unica opposizione ormai la fa solo Di Pietro e mandano a quel paese Veltroni e il Pd proprio dalle colonne dei loro giornali.

Il cambiamento è nell'aria. C'è un nuovo target di utenti che non ne può più di Emilio Fede e di quello che raccontano i giornali, e l'informazione, quella vera, se la va a cercare in rete. Non è un mistero che le vendite dei quotidiani - e non certo da adesso - nel nostro paese siano in costante e continuo calo. E non crediate che la cosa mi faccia piacere visto che io nei giornali ci lavoro. Ma purtroppo è così, e quel lettore nei commenti che ho riportato sopra che dice che non leggerà più Repubblica a causa delle balle che scrive, rappresenta, ovviamente assieme ad altre, una delle cause di questa sorta di recessione editoriale.

Recessione che - forse - terminerà quando molti direttori di testata si renderanno conto che i giornali devono avere come unico padrone il lettore, e non la politica o i poteri forti dell'economia. Ma mi pare che la strada sia ancora lunga.

domenica 1 febbraio 2009

Gioacchino Genchi, facciamo dire qualcosa anche a lui?

Per Rutelli "...nelle prossime settimane ci si renderà conto che si tratta di una questione molto rilevante per la nostra libertà e la nostra stessa democrazia". Per Berlusconi, il fantomatico "archivio Genchi" sarà invece il più grande scandalo della storia Repubblicana. Il signore in questione, infatti, sempre secondo il premier, avrebbe messo sotto controllo addirittura più di 350.000 persone.

Poco importa che lo stesso Genchi a tuttora non risulti aver fatto niente di irregolare, come continua a spiegare egli stesso sul suo blog e sul suo sito, l'importante è cavalcare il falso scoop per convincere il popolo bue che la riforma della giustizia (in particolare per quanto riguarda la stretta sulle intercettazioni) non può più essere rimandata.

Visto che comunque, finora, il personaggio in questione è stato additato dalla stampa di regime come il responsabile del più grande scandalo che si sia mai visto senza poter in alcun modo replicare, vogliamo dare questa possibilità anche a lui?

La mistificazione alla prova YouTube

Antonio Di Pietro è stato denunciato dal presidente dell'unione delle camere penali per vilipendio al capo dello stato; il reato, di cui tempo addietro si macchiò anche Bossi, venendo condannato in via definitiva a 1 anno e 4 mesi dopo aver affermato che lui il tricolore lo usava per pulirsi il culo, sarebbe stato consumato da Di Pietro durante la manifestazione di piazza Farnese. In particolare per aver dubitato dell'imparzialità di Napolitano e avergli dato implicitamente del mafioso.

Bene. Su Youtube è stato caricato il video integrale dell'intervento di Di Pietro senza i tagli e i rimaneggiamenti fatti dai telegiornali. Se la semantica e la corretta comprensione della lingua italiana hanno ancora un senso, direi che forse qualcuno dovrebbe chiedere scusa a Tonino.

Video.

Tempo

Capita abbastanza spesso - almeno per me è così - che quando si suona improvvisando, senza seguire una melodia o un brano predefinito, ci si imbatta in un particolare passaggio o fraseggio che sembra di avere già sentito, che riporta a qualcosa che non è nuovo. Poi ripeti il passaggio, per paura di perderlo o di dimenticarlo, ed ecco che appare in tutta la sua nitidezza la canzone completa.

Esattamente quello che mi è successo ieri sera, mentre al pianoforte strimpellavo improvvisando su alcuni giri armonici. Mi è così tornato alla memoria questo bellissimo brano di Goran Kuzminac (foto), musicista jugoslavo non molto noto al grande pubblico in Italia, ma autore di bellissime ballate e composizioni alcune delle quali negli '80 entrate in classifica nel nostro paese.

Questo brano - una stupenda ballata in stile finger-picking - è anche una dolcissima canzone d'amore, che - ricordo con nostalgia - cantavo e suonavo in età adolescenziale assieme agli amici della parrocchia. All'improvviso si è quindi aperto uno di quei famosi cassetti che abbiamo nella nostra memoria, ed è stato come se non fossero passati più di 20 anni dall'ultima volta che l'ho suonata.

Riporto qui sotto anche il testo.

Buona domenica.



Adesso si' comincia l'avventura, insieme soli o soli insieme... chi lo sa. Un passo e poi, un passo e poi un altro, E qualche santo ogni tanto aiutera'.. Ma il tempo, tempo passa per te passa per me e forse, forse... insieme a te, insieme a me chissa' Allora si' sarebbe un'avventura, L'exploit da cento lire certo non si fa. Guardando te mi sembra di capire, un altro giro sulla giostra non ti va Ma il tempo, tempo passa per te passa per me e forse, forse... insieme a te, insieme a me chissa' E non parlando puoi morire senza gridare o capire, non so perche' lo trovi strano io ti amo si ti amo....