Quelli della Corte dei Conti dicono che per cercare di porre un argine alla corruzione sistemica e dilagante nel nostro paese, occorre rivedere alcune leggi e cercare di renderle più incisive. Tra queste il famoso falso in bilancio.
Ovviamente è inutile ricordare che leggi abbastanza severe che punivano questa fattispecie di reati c'erano. Il problema è che sono state smantellate, con certosina pazienza e meticolosità, nel corso dell'ultimo quindicennio perché la suddetta fattispecie di reati era quella che più infastidiva lorsignori. Non occorre perciò fare chissaché, o introdurre chissà quali nuove misure. Sarebbe sufficiente riportare le cose a come erano prima.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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martedì 27 dicembre 2011
mercoledì 8 giugno 2011
Comitato anticorruzione?
La notizia del giorno non è il governo che va sotto per ben due volte al Senato, dove, contrariamente a quanto succede alla Camera, la maggioranza ha sempre goduto di una certa tranquillità per quanto riguarda i numeri.
La notizia è che il governo è caduto su un emendamento di Lucio Malan al ddl anticorruzione attualmente in discussione. L'emendamento prevedeva l'istituzione di "di un comitato di coordinamento delle iniziative anticorruzione presieduto dal presidente del Consiglio".
Cioè, se non fosse sufficientemente chiaro, un comitato per la lotta alla corruzione avrebbe dovuto essere presieduto da uno attualmente sotto processo per corruzione in atti giudiziari.
Così, per dire.
La notizia è che il governo è caduto su un emendamento di Lucio Malan al ddl anticorruzione attualmente in discussione. L'emendamento prevedeva l'istituzione di "di un comitato di coordinamento delle iniziative anticorruzione presieduto dal presidente del Consiglio".
Cioè, se non fosse sufficientemente chiaro, un comitato per la lotta alla corruzione avrebbe dovuto essere presieduto da uno attualmente sotto processo per corruzione in atti giudiziari.
Così, per dire.
mercoledì 27 ottobre 2010
Ddl anti-corruzione? Che fretta c'è?

Qualche mese fa, mi pare fossimo a marzo, il governo annunciò l'arrivo di un grande disegno di legge anti-corruzione. Poi di questo ddl si persero le tracce e ancora oggi riposa beatamente in qualche cassetto del Parlamento, in attesa di essere ritirato fuori demagogicamente al prossimo comizio elettorale.
Tanto non c'è nessuna urgenza di approvarlo.
venerdì 1 ottobre 2010
Noi siamo diversi...
Un assessore comunale della Lega, tale David Codognotto, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Venezia mentre intascava una mazzetta da 15.000 euro. Dunque, lui lasciava la sua macchina aperta in modo che chi gli doveva consegnare la mazzetta la mettesse sul cruscotto. Nel frattempo lui seguiva tutta la scena dalla finestra degli uffici in cui lavorava. Non appena la mazzetta era al sicuro all'interno della macchina, lui col telecomando la chiudeva.
Ah, dimenticavo, non lo dite a Bossi. Sapete com'è, loro certe cose non le fanno.
Ah, dimenticavo, non lo dite a Bossi. Sapete com'è, loro certe cose non le fanno.
mercoledì 21 luglio 2010
Per 3.000 euro
Ora, non è che qui si vogliono proporre delle facili soluzioni. Ma io penso: possibile che quello che si è visto in questo filmato non possa essere usato come sistema, anziché come singolo episodio da riportare in un giornale? Invece di inserire fumosi e inutili emendamenti anti-evasione in ogni manovra finanziaria, non si potrebbe cominciare a sguinzagliare Carabinieri e Finanzieri in giro negli studi di ogni libero professionista?
lunedì 22 febbraio 2010
La corruzione è solo colpa dei politici?
Governo ladro! si usa dire spesso quando piove, richiamandosi a un celebre detto molto in voga. Già, governo ladro, politici corrotti, amministratori disonesti e via dicendo. Certo, guardando quello che sta accadendo in questi giorni sul fronte delle inchieste che hanno a che fare coi rapporti tra corruzione e politica, è difficile, almeno apparentemente, non notare come queste frasi non siano più che pertinenti e azzeccate. Ma la corruzione, il malaffare, la malversazione, sono prerogative esclusive dei politici o vanno inquadrate in un più largo panorama in cui ascrivere una fetta più o meno consistente di popolazione italiana? Cioè, in sostanza, se i nostri rappresentanti rubano, noi che facciamo? Calma, adesso vi spiego.Qualche giorno fa Marco Travaglio ha pubblicato sul Fatto Quotidiano un gustoso editoriale ("Il Canto dei Galli") in cui ironizzava su alcune affermazioni di Ernesto Galli Della Loggia, noto editorialista del Corriere della Sera. Cosa gli contestava Travaglio? In sostanza la tesi secondo cui la corruzione e il malaffare nel nostro paese hanno una connotazione di tipo genetico, sono cioè indelebilmente impressi nel dna della nostra società. Certo, la tesi è affascinante e probabilmente in parte veritiera, ma anche comoda. Perché comoda? Perché apponendo questa sorta di marchio di fabbrica alla società italiana tutta, si evita di fare i distinguo, le opportune differenze, e si casca nel classico fare di ogni erba un fascio. Ieri, il Galli ha risposto indirettamente a Travaglio con questo editoriale nel quale, sostanzialmente, riprende il proprio pensiero precedentemente espresso. Ecco alcune delle che ha scritto: "Così [la corruzione colpa della politica e dei politici, ndr] la pensano oggi moltissimi italiani i quali non vogliono sentirsi dire che la corruzione di questo Paese - anche quella pubblica - è invece qualcosa che viene dal profondo, che rimanda alla storia vischiosa, oltre che del nostro Stato, della nostra società; ai suoi meccanismi e vizi inveterati. No, guai a dirlo: si è subito sospettati di voler cancellare le responsabilità individuali, di voler “salvare i ladri”. Che c’entriamo noi con la corruzione? La colpa è solo della politica".
Non è esattamente così, a mio parere. La politica ha le sue colpe così come tanti cittadini, o se preferite parte della società, hanno le loro. Non penso infatti che ci sia molta differenza tra un politico che ruba e un cittadino che ruba. Naturalmente per "rubare" non intendo lo scippo della borsetta alla vecchietta, ma intendo il rubare "pulito", quello che non si vede; che nel caso del politico può essere la cresta su un appalto assegnato a un imprenditore conoscente; nel caso dell'imprenditore o del libero professionista il nascondere capitali all'estero per non pagare le tasse; nel caso del cittadino il risparmiare 20 euro dal dentista che non fa la fattura. Cambia l'entità del "furto" ma non la sostanza. Ecco perché a mio parere Della Loggia sbaglia. E' sicuramente vero che moltissimi cittadini sono peggio dei politici in questo senso, ma accomunare tutti sullo stesso piano non rende giustizia a quelli - e ce ne sono tanti - che si comportano onestamente, i quali hanno diritto di vedersi rappresentati da amministratori altrettanto onesti. Non sta da nessuna parte, infatti, che i politici che rubano sono in qualche modo giustificati in quanto gran parte della società fa lo stesso. Ci fosse anche un solo cittadino onesto in Italia, quello avrebbe comunque il diritto di vedersi rappresentato da amministratori onesti.
Scrive ancora il Galli: "Sta per ricominciare alla grande, insomma, il meccanismo implacabile dell’antipolitica. Il meccanismo che si mise in moto all’epoca di “Mani pulite” e i cui risultati nonostante l’avvicendarsi di governi di destra e di sinistra, sono sotto gli occhi di tutti". Certo, è così, è innegabile, solo che l'illustre editorialista dimentica di spiegare perché è così. E questo lo spiega molto bene Travaglio: "Se, come scrive il sagace politologo, “Mani Pulite non ha segnato una svolta”, “è stato tutto inutile ”, “la corruzione italiana appare invincibile”, non è certo colpa dei magistrati. A loro spetta scoprire e punire i reati già commessi. Per impedire o almeno ridurre la possibilità che altri se ne commettano, bisogna rendere più severe le sanzioni e più stringenti i controlli.
In questi 18 anni s’è fatto l’opposto. Su circa 200 “riforme della giustizia” approvate dal 1992 a oggi, nemmeno una ha reso più difficile o rischiosa la corruzione e più facile la sua scoperta. Anzi, tutto il contrario. Su quale pianeta, in quale galassia ha vissuto Galli della Loggia per tutto questo tempo? Ha mai scritto un rigo contro le leggi che depenalizzavano l’abuso d’ufficio, le false fatture e il falso in bilancio, allungavano i processi e dimezzavano la prescrizione, sbiancavano i fondi neri all’estero, abolivano i processi alle alte cariche specie quella bassa, condonavano frodi fiscali e abusi edilizi?"
Insomma, la questione alla fine si riduce sempre lì: parte dei politici e parte dei cittadini rubano allo stesso modo, è vero, ma il politico ha in più la possibilità, negata al comune cittadino, di fare le leggi, di adoperarsi in modo da contrastare questo stato di cose, e i fatti dimostrano che così finora non è stato. Anzi. Oggi chi commette questo genere di reati sa già in partenza che avrà buone probabilità di farla franca, o che se anche sarà beccato in galera non ci andrà comunque (provate solo a guardare quanti detenuti per corruzione abbiamo oggi in Italia). Tanto è vero che ormai, come è successo anche recentemente a Milano e in altri posti, gli scambi di mazzette avvengono in pieno giorno, alla luce del sole. Tangentopoli non è servita a niente, come dice Galli e come amano ripetere molti, oggi, proprio perché la politica non ha fatto tesoro di quell'esperienza introducendo leggi più restrittive, ma ha tollerato e agevolato un certo lassismo se non quando una vera e propria depenalizzazione. E questo risponde anche al titolo del post.
mercoledì 17 febbraio 2010
Qualcuno ha sbandato
Voi perdonerete se tra un Bossi che dice:
E la Corte dei Conti che giusto oggi ha dichiarato La corruzione è una «patologia che resta tuttora grave», io mi fido più di quest'ultima. Vero?
Solo episodi isolati. Questi sono per Umberto Bossi i casi di corruzione che hanno coinvolto alcuni amministratori locali. "La mia impressione e' che qualcuno ha sbandato, ma non c'e' nessun progetto generale", ha assicurato il leader della Lega ai giornalisti a Montecitorio. Dunque non c'e' una nuova tangentopoli? "No", ha risposto.
E la Corte dei Conti che giusto oggi ha dichiarato La corruzione è una «patologia che resta tuttora grave», io mi fido più di quest'ultima. Vero?
I costi (per noi) della politica
"La politica ha dei costi...". Con questa breve, chiara e disarmante risposta il consigliere regionale lombardo in quota Pdl Milko Pennisi si è giustificato davanti al giudice per la mazzetta da 10.000 euro versatagli da un imprenditore per sbloccare una pratica. E aggiunge: "io lo ringraziai [all'imprenditore, ndr] pensando sia al fatto che la politica ha dei costi e che si andava incontro a una campagna elettorale, sia al fatto che non era comunque giusto che una pratica edilizia rimanesse pendente per così tanto tempo".
Ma è lampante no? Così il politico che accetta una mazzetta passa con nonchalance degna di miglior causa dallo status di corrotto a quello di benefattore. Una auto-purificazione dell'anima, insomma; una auto-assoluzione preventiva per meriti acquisiti sul campo. Naturalmente il giudice non gli ha creduto, ma quanti sono quelli che alle dichiarazioni di Pennisi avranno pensato: beh, in fondo potrebbe non avere tutti i torti, in fondo l'imprenditore era in difficoltà... E magari poi sono sempre le stesse persone che si lamentano al bar che i politici rubano, che in Italia siamo messi da cani, ecc...
La cosa avrebbe per la verità una sua logica, intendiamoci, visto il trend dell'informazione. Ieri, ad esempio, il principale house organ del quartier generale se la prendeva con chi si metteva di traverso al progetto di trasformare la P.C. in una spa - con molti meno controlli, quindi -, e tutto questo nonostante il porcaio che sta venendo fuori dall'inchiesta di Firenze. Il vulcanico presidente del Consiglio, invece, come ricorderete, nelle ore immediatamente successive alla notizia dello scoperchiamento della vicenda aveva intimato ai magistrati di vergognarsi. Cioè, mica si dovevano vergognare quelli finiti in galera, ma chi li aveva scoperti.
Insomma è vero, la politica ha dei costi. Quando poi va in tandem con la corruzione, cioè quasi sempre, a noi ci costa circa 60 miliardi di euro.
Ma è lampante no? Così il politico che accetta una mazzetta passa con nonchalance degna di miglior causa dallo status di corrotto a quello di benefattore. Una auto-purificazione dell'anima, insomma; una auto-assoluzione preventiva per meriti acquisiti sul campo. Naturalmente il giudice non gli ha creduto, ma quanti sono quelli che alle dichiarazioni di Pennisi avranno pensato: beh, in fondo potrebbe non avere tutti i torti, in fondo l'imprenditore era in difficoltà... E magari poi sono sempre le stesse persone che si lamentano al bar che i politici rubano, che in Italia siamo messi da cani, ecc...
La cosa avrebbe per la verità una sua logica, intendiamoci, visto il trend dell'informazione. Ieri, ad esempio, il principale house organ del quartier generale se la prendeva con chi si metteva di traverso al progetto di trasformare la P.C. in una spa - con molti meno controlli, quindi -, e tutto questo nonostante il porcaio che sta venendo fuori dall'inchiesta di Firenze. Il vulcanico presidente del Consiglio, invece, come ricorderete, nelle ore immediatamente successive alla notizia dello scoperchiamento della vicenda aveva intimato ai magistrati di vergognarsi. Cioè, mica si dovevano vergognare quelli finiti in galera, ma chi li aveva scoperti.
Insomma è vero, la politica ha dei costi. Quando poi va in tandem con la corruzione, cioè quasi sempre, a noi ci costa circa 60 miliardi di euro.
lunedì 15 febbraio 2010
La storia si allarga?
Sarà mica che lo scandalo della Protezione Civile è solo il punto di partenza?
domenica 14 febbraio 2010
Dimissioni? Se lo chiede lui...
La risposta di Bertolaso a chi da giorni lo pressa con la questione delle dimissioni è emblematica del trend attuale: "pronto a lasciare subito l'incarico se Berlusconi lo riterrà opportuno". Certo, formalmente la cosa non fa una piega, ma a una più approfondita analisi non si può non notare come l'iniziativa privata debba necessariamente passare al vaglio dell'entità superiore, anche quando si tratta di farsi da parte.
I maligni obietteranno che la dichiarazione di Bertolaso è funzionale a quanto aveva già detto Berlusconi nelle ore successive allo scandalo ("Bertolaso non si tocca!"), e quindi, implicitamente, Bertolaso può aver voluto dire che non ha intenzione di andarsene. Ma il punto non è questo: il punto è da quale angolatura si vuole inquadrare la questione. Se infatti la si guarda sotto il profilo dell'opportunità è ovvio che Bertolaso dovrebbe, almeno fino a che la magistratura non avrà fatto chiarezza, farsi da parte. Se invece si inquadra la vicenda dal punto di vista dell'"andazzo", diciamo così, è più che naturale che Bertolaso non solo non dovrebbe andarsene, ma dovrebbe fare il possibile per restare dov'è.
Lo avevo già scritto e lo ripeto: Berlusconi non darà mai il consenso alle dimissioni di Bertolaso se non altro per coerenza (Berlusconi coerente? Vabbè...). Insomma, com'è possibile che chi ha ben due processi sul groppone autorizzi le dimissioni a chi ha solo un generico avviso di garanzia? E come la mettiamo allora coi vari Cosentino (una richiesta di arresto) e Dell'Utri (ha recentemente dichiarato che a lui la carica di Senatore serve per non andare in galera)? Capite anche voi che la cosa stona un pochino. E penso questo nonostante sia convinto che Bertolaso abbia una certa responsabilità in tutta la vicenda; responsabilità, però, che va al di là della semplice e riduttiva questione dei massaggi al centro benessere - quello mi sembra più che altro gossip. Una responsabilità che lui stesso ha ammesso quando ha dichiarato "qualcosa può essere sfuggito al mio controllo".
Non è una cosa da poco. Bertolaso era pienamente responsabile di quello che facevano i suoi immediati sottoposti, e in particolare i 4 alti funzionari ministeriali, ora agli arresti, che si occupavano dell'assegnazione degli appalti per le grandi opere. Insomma, se di "leggerezza" si è trattato non mi pare leggerezza di poco conto. Altro che i presunti festini a base di allegre massaggiatrici brasiliane. Poi ci sarebbe tutta la questione sulle competenze della Protezione Civile, che nel corso degli anni si sono allargate a dismisura fino a far rientrare nel novero delle emergenze eventi come i recenti campionati di nuoto a Roma, la monnezza a Napoli o il prossimo Expò a Milano. Ma qui la cosa diventerebbe troppo lunga - se volete approfondire vi rimando a questo ottimo editoriale di stamattina di Scalfari.
In merito a quest'ultimo aspetto, mi limito solo a segnalare che il famoso decreto fortemente voluto da Bertolso e Berlusconi sulla trasformazione della Protezione Civile in una s.p.a., che comporterebbe un ulteriore alleggerimento dei controlli, delle regole, dei limiti con la scusa delle emergenze che in realtà emergenze non sono, pare si stia fortemente ridimensionando. Letta, giusto oggi, ha dichiarato che probabilmente non se ne farà più niente, e anche Berlusconi pare essere dello stesso avviso, almeno per il momento. Sarà la contingenza?
I maligni obietteranno che la dichiarazione di Bertolaso è funzionale a quanto aveva già detto Berlusconi nelle ore successive allo scandalo ("Bertolaso non si tocca!"), e quindi, implicitamente, Bertolaso può aver voluto dire che non ha intenzione di andarsene. Ma il punto non è questo: il punto è da quale angolatura si vuole inquadrare la questione. Se infatti la si guarda sotto il profilo dell'opportunità è ovvio che Bertolaso dovrebbe, almeno fino a che la magistratura non avrà fatto chiarezza, farsi da parte. Se invece si inquadra la vicenda dal punto di vista dell'"andazzo", diciamo così, è più che naturale che Bertolaso non solo non dovrebbe andarsene, ma dovrebbe fare il possibile per restare dov'è.
Lo avevo già scritto e lo ripeto: Berlusconi non darà mai il consenso alle dimissioni di Bertolaso se non altro per coerenza (Berlusconi coerente? Vabbè...). Insomma, com'è possibile che chi ha ben due processi sul groppone autorizzi le dimissioni a chi ha solo un generico avviso di garanzia? E come la mettiamo allora coi vari Cosentino (una richiesta di arresto) e Dell'Utri (ha recentemente dichiarato che a lui la carica di Senatore serve per non andare in galera)? Capite anche voi che la cosa stona un pochino. E penso questo nonostante sia convinto che Bertolaso abbia una certa responsabilità in tutta la vicenda; responsabilità, però, che va al di là della semplice e riduttiva questione dei massaggi al centro benessere - quello mi sembra più che altro gossip. Una responsabilità che lui stesso ha ammesso quando ha dichiarato "qualcosa può essere sfuggito al mio controllo".
Non è una cosa da poco. Bertolaso era pienamente responsabile di quello che facevano i suoi immediati sottoposti, e in particolare i 4 alti funzionari ministeriali, ora agli arresti, che si occupavano dell'assegnazione degli appalti per le grandi opere. Insomma, se di "leggerezza" si è trattato non mi pare leggerezza di poco conto. Altro che i presunti festini a base di allegre massaggiatrici brasiliane. Poi ci sarebbe tutta la questione sulle competenze della Protezione Civile, che nel corso degli anni si sono allargate a dismisura fino a far rientrare nel novero delle emergenze eventi come i recenti campionati di nuoto a Roma, la monnezza a Napoli o il prossimo Expò a Milano. Ma qui la cosa diventerebbe troppo lunga - se volete approfondire vi rimando a questo ottimo editoriale di stamattina di Scalfari.
In merito a quest'ultimo aspetto, mi limito solo a segnalare che il famoso decreto fortemente voluto da Bertolso e Berlusconi sulla trasformazione della Protezione Civile in una s.p.a., che comporterebbe un ulteriore alleggerimento dei controlli, delle regole, dei limiti con la scusa delle emergenze che in realtà emergenze non sono, pare si stia fortemente ridimensionando. Letta, giusto oggi, ha dichiarato che probabilmente non se ne farà più niente, e anche Berlusconi pare essere dello stesso avviso, almeno per il momento. Sarà la contingenza?
venerdì 12 febbraio 2010
Sesso (poco) e appalti (molti)
Non è che ci sia granché da dire sul terremoto che investito ieri la Protezione Civile. Anzi, rettifico, di cose da dire ce ne sarebbero molte, ma non si aggiungerebbe niente a quello che si sa già. Solo alcune considerazioni. Non mi pare che sia il sesso o la famosa "festa megagalattica" dedicata a Bertolaso il perno su cui ruota tutta l'inchiesta; certo, escort e accompagnatrici varie non mancano mai come corollario alle storie di presunta corruzione che con una certa frequenza vengono scoperte; e del resto la stampa, come si sa, su questi dettagli pruriginosi ci si butta a pesce, ma il problema vero è proprio la corruzione. Anzi, una "storia di ordinaria corruzione", come l'ha definita, sembra quasi con rassegnazione, il giudice Rosario Lupo che sta coordinando l'inchiesta.
La gravità è proprio questa, non il sesso in sé. Il fatto cioè che ormai la corruzione sia diventata nel nostro paese un sistema, un modo di fare accettato da tutti, quasi legittimo verrebbe da dire vista la sua diffusione. Del resto i rapporti di Trasparency International che anno dopo anno vengono pubblicati sono eloquenti, eloquentissimi. E non è necessario, naturalmente, che sia io, qui, a spiegare i danni che crea al paese e ai cittadini un sistema basato sulla corruzione: lievitazione dei costi delle opere, aumento della spesa pubblica, lavori importanti assegnati ad aziende non in base a criteri meritocratici ma "economici", ecc... Se oggi in Italia siamo messi come siamo messi, gran parte della responsabilità è anche di questo sistema. Ed è inquietante, anche se ormai ci siamo abituati, che le istituzioni, la politica, ogni volta che vengono a galla storie di questo genere si schierino non dalla parte di chi smaschera i misfatti ma di chi ne è il presunto responsabile. Ed altresì inquietante che nel corso degli anni si sia legiferato nel senso di depenalizzare questi tipi di reati.
Qualunque persona che ha ancora un po' di senso di onestà e responsabilità non può restare indifferente a quanto detto ieri dal presidente del Consiglio ("i pm si vergognino"). Nell'universo di informazione manipolata in cui più o meno inconsapevolmente siamo tutti - oggi in particolare - a bagno, si è arrivati al punto in cui se un inquirente scopre un reato si deve vergognare, mentre chi l'ha commesso, per ora sempre in maniera presunta, intendiamoci, viene santificato a reti unificate. Ieri sera sono incappato in un'assurda conversazione tra Emilio Fede e Capezzone (lo so, qualcuno dirà: non guarderai mica il tg4? No, è che stavo facendo zapping e mi ci sono imbattuto) che stavano appunto parlando della vicenda Protezione Civile. Sapete cos'era lo scandalo per loro? Mica l'inchiesta, la presunta corruzione, gli appalti truccati; no, lo scandalo erano le intercettazioni che hanno permesso di scoperchiare il pentolone puzzolente. I casi più gravi di corruzione e malaffare scoperti nel nostro paese sono venuti a galla grazie alle intercettazioni - pensate ad esempio allo scandalo della clinica Santa Rita a Milano. Ecco, per questa gente qua, invece, lo scandalo è la presunta quanto inesistente violazione della privacy che comporta la loro pubblicazione. Cioè, non è grave il fatto criminoso, ma il mezzo che ha permesso di scoprirlo.
Quindi, da una parte abbiamo un presidente del Consiglio, e non solo lui, che in spregio a qualsiasi richiamo etico e di responsabilità istituzionale delegittima le persone che cercano di perseguire il malaffare, cioè i magistrati e gli inquirenti; dall'altra abbiamo i mezzi di informazione, allineati e coperti, che provvedono a delegittimare i mezzi e i sistemi utilizzati per scoprire il malaffare. In mezzo ci siamo noi, che se sappiamo come muoverci in questa giungla è probabile che ancora ne veniamo fuori. Altrimenti va a finire che diamo ragione al presidente del Consiglio.
La gravità è proprio questa, non il sesso in sé. Il fatto cioè che ormai la corruzione sia diventata nel nostro paese un sistema, un modo di fare accettato da tutti, quasi legittimo verrebbe da dire vista la sua diffusione. Del resto i rapporti di Trasparency International che anno dopo anno vengono pubblicati sono eloquenti, eloquentissimi. E non è necessario, naturalmente, che sia io, qui, a spiegare i danni che crea al paese e ai cittadini un sistema basato sulla corruzione: lievitazione dei costi delle opere, aumento della spesa pubblica, lavori importanti assegnati ad aziende non in base a criteri meritocratici ma "economici", ecc... Se oggi in Italia siamo messi come siamo messi, gran parte della responsabilità è anche di questo sistema. Ed è inquietante, anche se ormai ci siamo abituati, che le istituzioni, la politica, ogni volta che vengono a galla storie di questo genere si schierino non dalla parte di chi smaschera i misfatti ma di chi ne è il presunto responsabile. Ed altresì inquietante che nel corso degli anni si sia legiferato nel senso di depenalizzare questi tipi di reati.
Qualunque persona che ha ancora un po' di senso di onestà e responsabilità non può restare indifferente a quanto detto ieri dal presidente del Consiglio ("i pm si vergognino"). Nell'universo di informazione manipolata in cui più o meno inconsapevolmente siamo tutti - oggi in particolare - a bagno, si è arrivati al punto in cui se un inquirente scopre un reato si deve vergognare, mentre chi l'ha commesso, per ora sempre in maniera presunta, intendiamoci, viene santificato a reti unificate. Ieri sera sono incappato in un'assurda conversazione tra Emilio Fede e Capezzone (lo so, qualcuno dirà: non guarderai mica il tg4? No, è che stavo facendo zapping e mi ci sono imbattuto) che stavano appunto parlando della vicenda Protezione Civile. Sapete cos'era lo scandalo per loro? Mica l'inchiesta, la presunta corruzione, gli appalti truccati; no, lo scandalo erano le intercettazioni che hanno permesso di scoperchiare il pentolone puzzolente. I casi più gravi di corruzione e malaffare scoperti nel nostro paese sono venuti a galla grazie alle intercettazioni - pensate ad esempio allo scandalo della clinica Santa Rita a Milano. Ecco, per questa gente qua, invece, lo scandalo è la presunta quanto inesistente violazione della privacy che comporta la loro pubblicazione. Cioè, non è grave il fatto criminoso, ma il mezzo che ha permesso di scoprirlo.
Quindi, da una parte abbiamo un presidente del Consiglio, e non solo lui, che in spregio a qualsiasi richiamo etico e di responsabilità istituzionale delegittima le persone che cercano di perseguire il malaffare, cioè i magistrati e gli inquirenti; dall'altra abbiamo i mezzi di informazione, allineati e coperti, che provvedono a delegittimare i mezzi e i sistemi utilizzati per scoprire il malaffare. In mezzo ci siamo noi, che se sappiamo come muoverci in questa giungla è probabile che ancora ne veniamo fuori. Altrimenti va a finire che diamo ragione al presidente del Consiglio.
domenica 10 gennaio 2010
Del Turco assolto?
A leggere l'articolo odierno de Il Giornale, a firma nientepopodimeno che Vittorio Sgarbi, parrebbe di sì, visto che si dice addirittura che "Quel pm dovrebbe pagare". Della vicenda del presunto crollo delle accuse rivolte dalla procura di Pescara a Del Turco avevo già accennato qualcosa nelle mie "pillole" di ieri. Ma occorre forse, a questo punto, approfondire un pochino, perché pare che della cosa abbiano già parlato, ovviamente a modo loro, anche alcuni telegiornali.
L'idea che giornali e tiggì compiacenti vogliono trasmettere all'opinione pubblica è sostanzialmente quella che la procura di Pescara ha preso un grosso granchio. Teoria sostenuta chiaramente anche da Sgarbi in un paio di passaggi dell'articolo che ho linkato sopra.
Alcune obiezioni che nel mio piccolo mi sento di fare. Chi ha detto che le accuse a Del Turco sono infondate? E come fa Sgarbi a essere assolutamente convinto della sua onestà? Forse dovrebbe essere il processo a stabilirlo, non Sgarbi. Il problema è che il processo non è ancora iniziato; siamo infatti nella fase delle indagini preliminari, al termine delle quali il giudice deciderà se rinviare a giudizio Del Turco e tutti gli altri o archiviare la loro posizione. Poi, certo, se alla fine del processo verrà fuori che Del Turco non c'entrava niente in tutta questa storia, qualcuno dovrà dare qualche spiegazione sui 28 giorni di custodia cautelare che si è fatto nel carcere di Sulmona. Ma questo si vedrà al termine dell'eventuale processo.
Invece no. Il Giornale e la politica tutta hanno già decretato che il castello accusatorio è crollato. Non solo prima che sia stata emessa una qualche sentenza, ma addirittura prima che il processo sia iniziato. Evidentemente al Giornale hanno il dono della preveggenza. Ovviamente, nonostante tutto questo, le felicitazioni di colleghi e compari giungono a pioggia dalle file del Pdl. Capezzone, ad esempio, si chiede già, giusto per restare in tema, chi risarcirà il povero Del Turco dal momento che - scrive Tgcom - "crolla il castello accusatorio della procura di Pescara". In realtà, tutta la gioia che sprizza bipartisan dopo aver appreso del (non) crollo delle accuse, è da ricondurre a questo articolo de La Stampa di qualche giorno fa, in cui vengono pubblicati atti dell'inchiesta. Tra le altre cose si legge:
Dagli atti dell'inchiesta, racconta sempre La Stampa, emergerebbero anche tre rapporti, depositati e messi a conoscenza delle parti, prodotti da Carabinieri, Finanza e Banca d'Italia. Rapporti che andrebbero a favore della difesa e citati da Sgarbi nel suo articolo.
Ecco qua: rapporti che sembrano andare nella direzione inversa a quella dell'accusa, non che ci vanno sicuramente - come abbiamo detto a chiarire questo punto sarà il processo. Nel frattempo il procuratore Trifuoggi, tirato in ballo da Sgarbi nel suo articolo, ha pensato bene di replicare a quanto detto e scritto da tiggì e stampa. Scrive questa mattina inabruzzo.it:
Uno si potrebbe domandare: ma perché aspettare il processo quando c'è già Il Giornale e i vari tromboni interessati che hanno acclarato oltre ogni ragionevole dubbio che il castello accusatorio è caduto? Lo so, sembra strano, una seccatura, ma il nostro ordinamento giuridico prevede che debba essere un processo a farlo, almeno finché non ci sarà una legge che stabilisce che a decidere chi è colpevole e chi no saranno i giornali. Ancora per fortuna non ci siamo arrivati.
Naturalmente Sgarbi, già che c'era e visto che si parla ormai da tempo di riforma della giustizia, ha preso la palla al balzo:
Ecco qua, riflettano i vari Bersani e pidini vari invece di continuare a tentennare sulle clamorose e rivoluzionarie riforme della giustizia che Berlusconi vuole a tutti i costi. Restituiscano l'onore agli onesti. Magari col processo breve, il legittimo impedimento, l'immunità parlamentare o il lodo Alfano costituzionale (perché le uniche riforme della giustizia che interessano a Berlusconi sono queste, cosa credete?).
Link per approfondire:
http://abruzzo.indymedia.org/article/7223
L'idea che giornali e tiggì compiacenti vogliono trasmettere all'opinione pubblica è sostanzialmente quella che la procura di Pescara ha preso un grosso granchio. Teoria sostenuta chiaramente anche da Sgarbi in un paio di passaggi dell'articolo che ho linkato sopra.
"...Del Turco dimentica che, all’indomani dell’arresto, il primo a manifestare l’assoluta convinzione sulla sua onestà, per prova ontologica, e a rilevare la grossolana infondatezza delle accuse, fui io [Sgarbi, ndr], su questo giornale. Nonostante questa distrazione, ho goduto con lui alla prima avvisaglia della eccezionale bufala della magistratura di Pescara, riportata dal Giornale."
Alcune obiezioni che nel mio piccolo mi sento di fare. Chi ha detto che le accuse a Del Turco sono infondate? E come fa Sgarbi a essere assolutamente convinto della sua onestà? Forse dovrebbe essere il processo a stabilirlo, non Sgarbi. Il problema è che il processo non è ancora iniziato; siamo infatti nella fase delle indagini preliminari, al termine delle quali il giudice deciderà se rinviare a giudizio Del Turco e tutti gli altri o archiviare la loro posizione. Poi, certo, se alla fine del processo verrà fuori che Del Turco non c'entrava niente in tutta questa storia, qualcuno dovrà dare qualche spiegazione sui 28 giorni di custodia cautelare che si è fatto nel carcere di Sulmona. Ma questo si vedrà al termine dell'eventuale processo.
Invece no. Il Giornale e la politica tutta hanno già decretato che il castello accusatorio è crollato. Non solo prima che sia stata emessa una qualche sentenza, ma addirittura prima che il processo sia iniziato. Evidentemente al Giornale hanno il dono della preveggenza. Ovviamente, nonostante tutto questo, le felicitazioni di colleghi e compari giungono a pioggia dalle file del Pdl. Capezzone, ad esempio, si chiede già, giusto per restare in tema, chi risarcirà il povero Del Turco dal momento che - scrive Tgcom - "crolla il castello accusatorio della procura di Pescara". In realtà, tutta la gioia che sprizza bipartisan dopo aver appreso del (non) crollo delle accuse, è da ricondurre a questo articolo de La Stampa di qualche giorno fa, in cui vengono pubblicati atti dell'inchiesta. Tra le altre cose si legge:
"...dal giorno degli arresti - era il 14 luglio 2008 - la Procura si è avvalsa per due volte della facoltà di chiedere una proroga delle indagini. In un anno e mezzo sono state disposte circa un centinaio di rogatorie internazionali alla ricerca di conti esteri o di società off-shore. Ma non un soldo è stato trovato e il pilastro dell’accusa resta, essenzialmente, la parola del «collaboratore» Vincenzo Angelini, il patron delle cliniche abruzzesi che dopo aver goduto per anni di trasferimenti miliardari da parte della Regione, ad un certo punto raccontò ai magistrati di essersi stancato dei ricatti dei politici".
Dagli atti dell'inchiesta, racconta sempre La Stampa, emergerebbero anche tre rapporti, depositati e messi a conoscenza delle parti, prodotti da Carabinieri, Finanza e Banca d'Italia. Rapporti che andrebbero a favore della difesa e citati da Sgarbi nel suo articolo.
"...la Procura - nel richiedere il rinvio a giudizio degli imputati per reati gravi come la concussione e l’associazione per delinquere - contestualmente ha dovuto depositare gli atti via via acquisiti. E sono emersi tre rapporti - uno dei Carabinieri, uno della Guardia di Finanza e due della Banca d’Italia - che fino ad oggi non potevano essere conosciuti dalle parti e che sembrano andare in una direzione diversa da quella dell’accusa".
Ecco qua: rapporti che sembrano andare nella direzione inversa a quella dell'accusa, non che ci vanno sicuramente - come abbiamo detto a chiarire questo punto sarà il processo. Nel frattempo il procuratore Trifuoggi, tirato in ballo da Sgarbi nel suo articolo, ha pensato bene di replicare a quanto detto e scritto da tiggì e stampa. Scrive questa mattina inabruzzo.it:
"L’onda di piena che sta montando nel tentativo di sminuire le responsabilità dell’ex presidente della Regione Del Turco e l’intera inchiesta denominata Sanitopoli ha qualcosa di sospetto e di inquietante, perchè monta nell’imminenza degli atti conclusi della fase istruttoria. Le richieste di rinvio a giudizio e, quindi, il processo forse spaventano qualcuno e sicuramente sono una tigre che la politica vuole cavalcare per trarne profitti. Anche voci autorevoli si fanno sentire e c’è un armamentario di interventi e di dichiarazioni che non contribuiscono alla chiarezza, ma insinuano viceversa dubbi e perplessità nell’opinione pubblica. Invece, dice il capo della Procura di Pescara avvicinato questa mattina dalla giornalista Daniela Senepa, i processi si fanno in tribunale. C’è da dedurne che essi non si possono celebrare nelle segreterie politiche, sui giornali, sulle labbra di chi diffonde dichiarazioni di vario tenore. La politica, infatti, in questo caso come in altri, tenta di sollevare polveroni e di inquinare tutto a proprio favore. Cose ovvie, ma non in un paese come l’Italia.
[...]
E’ vero che ci sono rapporti di forze dell’ordine e di banche secondo i quali Del Turco e la sua giunta stavano riportando a posto i conti nella sanità, ma esistono anche altri documenti e un’inchiesta che partì, si ricordi, con una richiesta di arresto anche per Enzo Angelini, il padrone della sanità privata abruzzese. Sono tutti fatti noti e valutati, e ci sono accuse di tangenti per 6 milioni. Le tesi difensive sostengono fatti acquisti agli atti, ma non figurano nelle memorie: come mai? Dunque, ci sarà un processo e lì si scopriranno delle verità giudiziarie".
Uno si potrebbe domandare: ma perché aspettare il processo quando c'è già Il Giornale e i vari tromboni interessati che hanno acclarato oltre ogni ragionevole dubbio che il castello accusatorio è caduto? Lo so, sembra strano, una seccatura, ma il nostro ordinamento giuridico prevede che debba essere un processo a farlo, almeno finché non ci sarà una legge che stabilisce che a decidere chi è colpevole e chi no saranno i giornali. Ancora per fortuna non ci siamo arrivati.
Naturalmente Sgarbi, già che c'era e visto che si parla ormai da tempo di riforma della giustizia, ha preso la palla al balzo:
"Riflettano Bersani e gli uomini del Pd, a partire da Marini (che oggi, tardivamente, difende Del Turco), dovendo procedere alla riforma della giustizia. Inizino con il restituire l’onore agli onesti".
Ecco qua, riflettano i vari Bersani e pidini vari invece di continuare a tentennare sulle clamorose e rivoluzionarie riforme della giustizia che Berlusconi vuole a tutti i costi. Restituiscano l'onore agli onesti. Magari col processo breve, il legittimo impedimento, l'immunità parlamentare o il lodo Alfano costituzionale (perché le uniche riforme della giustizia che interessano a Berlusconi sono queste, cosa credete?).
Link per approfondire:
http://abruzzo.indymedia.org/article/7223
mercoledì 18 novembre 2009
Rapporto Trasparency, ancora un pelino più in basso

E' bello vedere i progressi anno dopo anno. L'anno scorso il rapporto annuale di Trasparency International ci vedeva al 55° posto. Quest'anno, come vedete dall'immagine qui sopra (fonte), abbiamo fatto un bel balzo (indietro) fino al 63°.
Trasparency International è una ong non governativa, internazionale e indipendente, che ogni anno pubblica, attraverso indici costruiti elaborando sondaggi e inchieste, il Corruptions Perceptions Index, una sorta di classifica comparativa dei livelli di corruzione nei 180 paesi presi in esame. Se l'anno scorso eravamo al 55° posto, nel 2007 eravamo al 41° in questa edificante graduatoria. Se andiamo avanti di questo passo, e ci mettiamo d'impegno, raggiungere la Somalia in fondo alla classifica potrebbe essere questione di un decennio scarso.
Ce la possiamo fare.
mercoledì 21 ottobre 2009
650 raccomandati in un file
Delle volte basta poco per creare un finimondo. In questo caso è bastato un file (.doc? .txt? .rtf? .odt? Non si sa) trovato in un pc con una sfilza di 650 nomi ognuno col suo bravo sponsor a fianco. Se in questa storia - come scrive il Corriere - è implicata pure la signora Mastella, presidente del Consiglio regionale della Campania, le conseguenze sono facilmente immaginabili.
L'inchiesta è naturalmente solo all'inizio, ma mi pare che sia l'ennesima conferma del livello raggiunto nel nostro paese dall'intreccio malaffare-politica. Lo so, non va mai bene generalizzare, ma se provate a guardare il panorama generale vi accorgerete che non c'è praticamente regione, in Italia, dove non ci sia un'inchiesta in cui c'entra un ente pubblico in combutta con qualche politico - anche qua a Rimini, naturalmente, non ce la siamo fatta mancare.
I motivi? Tanti. Non ultimo quello che sostanzialmente chi si trova implicato in faccende di questo tipo ha più di altri la possibilità di farla franca. Ce lo dice Strasburgo.
In un file rinvenuto nel computer sequestrato dalla Guardia di Finanza nella segreteria dell’ex direttore generale dell’Arpac, Luciano Capobianco, compaiono 655 nominativi e la maggior parte sono accompagnati dalla segnalazione di un esponente politico, dell’Udeur ma non solo, che li avrebbe raccomandati. Il documento costituisce uno degli elementi principali intorno a cui ruota l’inchiesta della procura di Napoli coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco. «Si tratta - è scritto nell’ordinanza emessa oggi dal gip Alfano - di raccomandati veri e propri che rispetto ad altri aspiranti privi di sponsor, disponevano della segnalazione di un referente politico che determinerà, nella maggior parte dei casi l’assunzione in violazione delle norme». In alunni casi è emerso che le segnalazioni venivano inviate dai soggetti interessati dal fax in uso allo stesso esponente politico di riferimento, in altri casi il curriculum sarebbe stato scritto a matita proprio dal politico.
L'inchiesta è naturalmente solo all'inizio, ma mi pare che sia l'ennesima conferma del livello raggiunto nel nostro paese dall'intreccio malaffare-politica. Lo so, non va mai bene generalizzare, ma se provate a guardare il panorama generale vi accorgerete che non c'è praticamente regione, in Italia, dove non ci sia un'inchiesta in cui c'entra un ente pubblico in combutta con qualche politico - anche qua a Rimini, naturalmente, non ce la siamo fatta mancare.
I motivi? Tanti. Non ultimo quello che sostanzialmente chi si trova implicato in faccende di questo tipo ha più di altri la possibilità di farla franca. Ce lo dice Strasburgo.
giovedì 4 giugno 2009
70 euro per due film porno, e il ministro si dimette (in Inghilterra)
Ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma ci sono fatti da cui, indipendentemente dalle proprie convinzioni personali, non si può prescindere. E' per questo che voglio rimarcare quanto sta accadendo in Inghilterra, nonostante l'abbia già fatto giorni addietro.L'inghilterra è il paese dove ha preso il via il processo Mills. Non so se anche là, come accade da noi, parte della magistratura sia in mano a grumi eversivi rossi (o azzurri? o verdi?); fatto sta che il famoso processo, in cui il nostro premier è stato indicato da un collegio di giudici come il corruttore del noto avvocato, ha preso avvio proprio dal fatto che in Inghilterra, evidentemente, la deontologia professionale, l'etica, chiamatela come volete, è ancora un valore importante. In pratica, Mills, dopo aver ricevuto i 600.000 $ per i suoi silenzi in processi in cui era imputato il premier, ha poi spiattellato tutto al suo commercialista. In Italia, una cosa del genere avrebbe probabilmente avuto come epilogo i due che si danno un "cinque" festeggiando. Là, invece, il commercialista, capito il tutto, si è precipitato al fisco inglese denunciando il misfatto. Da lì la partenza del processo.
Tornando a oggi, e al titolo del post, sta facendo il giro della stampa europea il fatto che il ministro dell'interno inglese, Jacqui Smith, ha concordato con Gordon Brown le dimissioni dopo che la stampa, la terribile stampa britannica, ha svelato che il ministro ha messo a carico dei contribuenti il costo del noleggio online di due film porno guardati dal marito.
Le dimissioni del ministro dell'Interno seguono di poco quelle dello speaker della Camera dei Comuni, la terza carica inglese dopo la regina e il primo ministro. E a questi due vanno aggiunti tutti i ministri che in questo periodo si stanno dimettendo per lo scandalo appunto dei rimborsi gonfiati e scaricati sui contribuenti inglesi. Da notare, poi, è notizia di queste ore, che pure lo stesso Brown pare non se la stia passando molto bene, tanto è vero che il Guardian, uno degli organi di stampa inglesi più attivi nel denunciare lo scandalo dei rimborsi truffaldini, ha chiesto senza tanti preamboli al primo ministro di togliersi di mezzo, mentre, lo stesso quotidiano, si è già attivato per una raccolta di firme per sfiduciarlo.
Vi immaginate cosa comporterebbe una cosa simile da noi? Eppure là nessuno ha fiatato. Non c'è stato nessuno - o almeno io non ne ho avuto notizia - che si sia alzato e abbia gridato ai complotti della stampa per rovesciare il governo e altre cretinate simili. Là i ministri che sbagliano chiedono scusa, restituiscono il maltolto e se ne vanno a casa.
Ma gli esempi virtuosi riguardanti l'etica e la moralità nella politica non si fermano alla situazione inglese. Non so quanti di voi se lo ricordino, ma a giugno dell'anno scorso, nel pieno della campagna elettorale USA, si è dimesso Jim Johnson, esponente di punta dello staff di Barack Obama, solo per essere stato sospettato (non c'erano neppure prove certe) di aver acceso un mutuo agevolato approfittando della sua posizione. Andando ancora più indietro nel tempo, nel 2006, in Svezia, si sono dimessi nel giro di tre giorni due ministri del governo conservatore al potere perché scoperti a pagare in nero la tata e a evadere il pagamento del canone tv.
Ma anche il medio oriente ha i suoi esempi virtuosi. Come dimenticare ad esempio le dimissioni del primo ministro israeliano Olmert, al centro di un'inchiesta giudiziaria per presunte tangenti e finanziamento illecito? Provate a googlare un po' e ditemi se trovate qualche dichiarazione dello stesso presidente dimissionario in cui lancia a reti e giornali unificati strali contro i giudici che perseguono finalità politiche. Roba da morir dal ridere.
Certo, quelli che ho portato sono solo esempi che in fin dei conti non hanno la pretesa di dimostrare alcunché. Ma io penso che siano più che sufficienti per farsi un'idea di come viene intesa la politica in molte parti del mondo; e non solo dai cittadini, ma dagli stessi esponenti di governo.
lunedì 4 maggio 2009
La casta? Esiste ancora
Non che ci fossero dubbi in proposito, intendiamoci, ma sapete com'è. Dopo che Beppe Grillo, assieme ai giornalisti Stella e Rizzo, ne ha sdoganato il termine contribuendo a mettere in piazza parecchie delle nefandezze di cui si è macchiata la classe politica, si pensava che qualcosa fosse cambiato. Pia illusione.
L'ultima prova è arrivata alcuni giorni fa e ha a che fare col già martoriato Abruzzo, anche se la vicenda è precedente al sisma. Sempre di terremoto si tratta, per la verità, ma questa volta di natura politico-finanziaria, e si riferisce a quanto avvenuto l'anno scorso con la questione sanitopoli abruzzese, quella che ha azzerato la giunta regionale con la tradotta agli arresti, tra gli altri, di Ottaviano Del Turco.
Oggi si scopre che tra gli indagati per i quali sono stati richiesti gli arresti domiciliari, c'è un certo Antonio Angelucci, imprenditore e proprietario di diverse case di cura in Abruzzo. Ma c'è un problema, in quanto Angelucci è anche deputato del Pdl in Parlamento (qui la sua scheda alla Camera), e sapete bene che qui la magistratura si deve fermare e chiedere il permesso (c'è l'immunità parlamentare). Secondo voi il permesso è stato accordato?
La cosa è ovviamente passata sotto il più completo silenzio. Solo l'Ansa, il 22 aprile scorso, dedicò poche righe alla vicenda, in una pagina che oggi non esiste più ma che sono riuscito a rintracciare spulciando la cache di Google (la trovate qui).
Casta? Ma dove?
L'ultima prova è arrivata alcuni giorni fa e ha a che fare col già martoriato Abruzzo, anche se la vicenda è precedente al sisma. Sempre di terremoto si tratta, per la verità, ma questa volta di natura politico-finanziaria, e si riferisce a quanto avvenuto l'anno scorso con la questione sanitopoli abruzzese, quella che ha azzerato la giunta regionale con la tradotta agli arresti, tra gli altri, di Ottaviano Del Turco.
Oggi si scopre che tra gli indagati per i quali sono stati richiesti gli arresti domiciliari, c'è un certo Antonio Angelucci, imprenditore e proprietario di diverse case di cura in Abruzzo. Ma c'è un problema, in quanto Angelucci è anche deputato del Pdl in Parlamento (qui la sua scheda alla Camera), e sapete bene che qui la magistratura si deve fermare e chiedere il permesso (c'è l'immunità parlamentare). Secondo voi il permesso è stato accordato?
Ed è così che qualche giorno fa, si è arrivati alla richiesta per gli arresti domiciliari già citata. Come c'era da aspettarsi, la Camera ha respinto la richiesta con 316 voti a favore, 30 contrari e 59 astenuti. Gli unici a votare per l'arresto sono stati i deputati dell'Italia dei Valori, i Radicali e qualche cane sciolto del Pd. Per il resto, Pd-Pdl-Lega Nord-Mpa-Udc hanno votato tutti contro. (fonte)
La cosa è ovviamente passata sotto il più completo silenzio. Solo l'Ansa, il 22 aprile scorso, dedicò poche righe alla vicenda, in una pagina che oggi non esiste più ma che sono riuscito a rintracciare spulciando la cache di Google (la trovate qui).
Casta? Ma dove?
sabato 21 febbraio 2009
Dedichiamo una via a Craxi?
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, avrebbe intenzione di dedicare una via della città a Bettino Craxi. L'idea gli sarebbe venuta dopo la proiezione in Campidoglio di un film-documentario sulla vita del leader socialista.
Dice Alemanno:
Diciamo che una via oggi non si nega a nessuno. Alemanno, però, forse dimentica alcuni particolari dell'intensa vita dell'illustre statista. Lasciando perdere la nota questione dell'esilio ad Hammamet (che in realtà non era un esilio, ma una latitanza, nel senso che se fosse tornato in Italia sarebbe andato in galera), va ricordato che tra quelli che contestarono Craxi con lanci di monetine, all'uscita dall'hotel Raphael, nell'aprile del '93, c'erano molti militanti del MSI, magari anche alcuni di quelli che oggi votano Alemanno.
Altra cosa che sempre Alemanno dimentica, è che è vero che nei 4 anni in cui governò Craxi ci fu un notevole calo dell'inflazione (dal 16 al 4%), ma è altrettanto vero che sempre nel suddetto periodo, è cioè dal 1983 al 1987, il rapporto pil/debito pubblico raggiunse livelli mai visti fino ad allora passando dal 72 al 90%, come si vede dal grafico qui sotto.
(fonte: lkv.it)
L'idea di Alemanno segue di poco le dichiarazioni del dicembre scorso dell'attuale premier, secondo cui Craxi andrebbe insegnato nelle scuole. Insomma, pare che ci sia una sorta di nostalgica corsa alla sua santificazione: vie da dedicargli, insegnamenti nelle scuole, tentativi di riabilitazione storica (per la verità abbastanza patetici).
Peccato che tutti quelli impegnati in questo grande revival politico, omettano quasi sempre di menzionare altri particolari attinenti all'operato dello statista. Particolari sicuramente poco importanti, ma che forse gettano più di un dubbio sulla necessità di dedicargli vie e strade.
Dice Alemanno:
Craxi è stato un grande leader che ha saputo con largo anticipo individuare l'esigenza di modernizzazione del Paese. E' stata una figura capace di scavalcare le vecchie categorie destra-sinistra. Noi del Msi condividevamo la sua ricerca della dignità nazionale e le sue scelte riformiste. Le diffamazioni e i momenti amari non sono riusciti a scalfire l'immagine di uno dei più grandi statisti dell'Italia repubblicana.
Diciamo che una via oggi non si nega a nessuno. Alemanno, però, forse dimentica alcuni particolari dell'intensa vita dell'illustre statista. Lasciando perdere la nota questione dell'esilio ad Hammamet (che in realtà non era un esilio, ma una latitanza, nel senso che se fosse tornato in Italia sarebbe andato in galera), va ricordato che tra quelli che contestarono Craxi con lanci di monetine, all'uscita dall'hotel Raphael, nell'aprile del '93, c'erano molti militanti del MSI, magari anche alcuni di quelli che oggi votano Alemanno.
Altra cosa che sempre Alemanno dimentica, è che è vero che nei 4 anni in cui governò Craxi ci fu un notevole calo dell'inflazione (dal 16 al 4%), ma è altrettanto vero che sempre nel suddetto periodo, è cioè dal 1983 al 1987, il rapporto pil/debito pubblico raggiunse livelli mai visti fino ad allora passando dal 72 al 90%, come si vede dal grafico qui sotto.
(fonte: lkv.it)L'idea di Alemanno segue di poco le dichiarazioni del dicembre scorso dell'attuale premier, secondo cui Craxi andrebbe insegnato nelle scuole. Insomma, pare che ci sia una sorta di nostalgica corsa alla sua santificazione: vie da dedicargli, insegnamenti nelle scuole, tentativi di riabilitazione storica (per la verità abbastanza patetici).
Peccato che tutti quelli impegnati in questo grande revival politico, omettano quasi sempre di menzionare altri particolari attinenti all'operato dello statista. Particolari sicuramente poco importanti, ma che forse gettano più di un dubbio sulla necessità di dedicargli vie e strade.
giovedì 12 febbraio 2009
La terra dei cachi? No, delle truffe
Forse qualcuno ricorderà la simpatica canzone di Elio presentata a Sanremo ormai più di una decina d'anni fa. Una canzone che sostanzialmente ironizzava sul livello di degrado e disfunzione presenti nella pubblica amministrazione.Ieri la Corte dei Conti, nella sua relazione annuale, ha fatto un quadro generale che dipinge una situazione altroché da terra dei cachi, sarebbe già qualcosa. Ecco quanto scriveva ieri Repubblica:
Truffe nei settori della spesa farmaceutica e sanitaria, dei rifiuti, e dei contributi comunitari; opere edilizie incompiute e uso sconsiderato dei prodotti finanziari derivati; danno all'immagine causato alla pubblica amministrazione dai dipendenti pubblici che hanno intascato mazzette; consulenze indebite. E' il quadro della mala-amministrazione, della corruzione e degli sperperi che emerge dalla relazione del pg della Corte dei Conti Furio Pasqualucci - presente anche Giorgio Napolitaano - e che, nel 2008, si è tradotto in atti di citazione in giudizio per un totale di circa 1 miliardo e 700mila euro di danni e in 561 sentenze di condanna in primo grado.
Per capire nel dettaglio come siamo messi, l'intero articolo lo trovate qui. Il relatore ha evidenziato, tra l'altro, nella sua relazione, come l'Italia sia "agli ultimi posti nelle classifiche internazionali sulla lotta alla corruzione". Ora, fin qui, diciamo che non ci sarebbe niente di male. Anzi, mi sono espresso male: non niente di male, ma semmai niente che non si sapesse già. Ma la vera chicca sta nelle ultime righe dell'articolo di Repubblica, che vi vado a riportare qui sotto:
"Mi sono avvicinato al presidente Lazzaro [Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei Conti, nda] per dirgli che condivido e sottoscrivo riga per riga la sua relazione": a dirlo è il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
Adesso - se non avete già cominciato a ridere - occorre fare un salto indietro nel tempo, e precisamente a ques'estate, quando il presidente del consiglio se ne uscì con questa trovata favolosa, inserita nell'ambito di quella che doveva essere la grande riforma della giustizia: abolire le intercettazioni telefoniche eccetto che nei casi di mafia e terrorismo. Bellissimo; peccato che in questo modo tra i reati che venivano esclusi, rendendone di fatto impossibile il contrasto, ci fossero proprio quelli relativi alla corruzione e alla concussione, quelli cioè che sono la causa della maggior parte dei mali della nostra pubblica amministrazione, come ha appunto sottolineato ieri il presidente del Corte dei Conti.
Successivamente, in seguito alle proteste della Lega e di An (e di tutti quelli dotati di un cervello non atrofizzato), la proposta fu modificata e i suddetti reati nuovamente inseriti nel novero di quelli intercettabili. L'evoluzione dell'aberrante progetto è poi proseguita fino a oggi. I reati intercettabili sono tornati a essere quelli pre-riforma, ma tutto l'impianto è stato congegnato in modo che di fatto sarà impossibile avvalersi delle intercettazioni per perseguire qualsiasi tipo di reato.
A conferma di questo, e praticamente poche ore dopo la relazione della Corte dei Conti, si fa infatti vivo il CSM, che in una nota boccia senza mezzi termini il ddl sulle intercettazioni. In particolare rilevando - tra le molte - una palese anomalia nella norma che prevede che l'intercettazione sia possibile solo quando vi siano gravi indizi di colpevolezza invece che gravi indizi di reato, che in pratica significa che si potrà intercettare un soggetto solo quando si sarà ragionevolmente sicuri della sua colpevolezza. Il problema è che a quel punto l'intercettazione non sarà più necessaria.
Spettacolare. Se questa riforma della giustizia, così com'è stata congegnata, andrà in porto, corrotti e corruttori (assieme ad altre benemerite categorie) potranno subito cominciare a brindare e festeggiare. Con buona pace della Corte dei Conti e delle sue relazioni annuali.
lunedì 29 dicembre 2008
Ottimismo (di cartone), media e riforme
L'ottimismo è una gran qualità. Una persona ottimista (quale io ad esempio sono), in genere se la cava sempre. Il problema è che questa qualità io penso che uno se la ritrovi già dentro fin da quando nasce, non si acquisisca a posteriori. Certo, a seconda dello svolgersi degli avvenimenti che caratterizzano la vita di una persona, questo ottimismo potrà magari accentuarsi, attenuarsi o assumere sfumature diverse, ma è indubbio che chi ce l'ha ha sicuramente una marcia in più. Usava dire il celebre scrittore irlandese Jonathan Swift: "I migliori medici della mia vita sono tre: il dottor Dieta, il dottor Riposo e il dottor Ottimismo".Il problema è che se questo benedetto ottimismo non ce l'hai, difficilmente ti può essere iniettato a forza. E la conferma di tutto questo l'abbiamo avuta proprio in questi giorni, quando sono stati resi pubblici i dati sui consumi natalizi dai quali risulta che gli italiani hanno speso due miliardi di € in meno rispetto allo scorso anno. E le previsioni per capodanno non lasciano certo ben sperare. E tutto questo nonostante già da tempo il nostro pimpante premier (foto) vada predicando ottimismo da ogni canale televisivo e da ogni giornale: evidentemente non è riuscito a convincere molta gente.
La cosa, se ci pensate, è perlomeno strana, perché la stragrande maggioranza dei tiggì e dei media in genere, nel recente periodo ha fatto di tutto per cercare di nascondere questa benedetta crisi (vuoi vedere che alla fine è solo frutto di paranoie nostre?). Oltre all'estenuante rottura di scatole del predicatore di ottimismo, i telegiornali continuano infatti ad aprire con l'emergenza neve (scusate ma non siamo in dicembre? Se non nevica adesso...), il pirata delle nevi di questi giorni (fortuna che si è costituito, altrimenti chissà per quanto ancora ce l'avrebbero menata...), il tutto accompagnato da ampi servizi, gonfiati ad arte, sui fortunati che ancora possono permettersi di passare le feste natalizie negli alberghi o in qualche paese esotico. Insomma una marea di notizie inutili, buone solo per continuare a tenere ipnotizzata la casalinga di Voghera.
Nel frattempo il nostro paese è ufficialmente in recessione (terzo trimestre consecutivo di calo del PIL), gli stipendi (dei fortunati che ancora ne hanno uno) del 2008 sono rimasti uguali a quelli del 2007, mentre il centro studi di Confindustria prevede che nel 2009 andranno perduti 600.000 posti di lavoro. Avete per caso sentito qualche telegiornale che l'ha detto? Forse sì, ma accuratamente nascosto tra le cretinate sulla neve, gli incidenti stradali o l'alluvione del Tevere. Tutto, ovviamente, in ossequio all'ottimismo (e alla presa per i fondelli).
Davanti a tutto questo, il nostro pimpante premier, a pochi giorni dalla conferenza stampa di fine anno (in cui se le è suonate e cantate da solo, senza uno straccio di giornalista che gli facesse notare la montagna di cretinate che stava dando in pasto all'opinione pubblica), ha enunciato quali saranno le priorità dell'esecutivo nel 2009. Lasciando perdere i giornalieri detti e contraddetti a cui ormai ci ha da tempo abituati, sembra proprio (almeno mentre scrivo questo articolo) che si partirà con federalismo - così, giusto per tenersi buona la lega che scalpita e minaccia di farlo assieme all'opposizione - e riforma della giustizia. Il presidenzialismo per ora può aspettare.
Per quanto riguarda questa benedetta riforma della giustiza, per ora ancora sulla carta, scriverò dettagliattamente di nuovo in futuro. Per ora mi limito solo a sottolineare un paio di aspetti.
Nelle intenzioni (mai sopite) del premier c'è l'abolizione dell'uso delle intercettazioni telefoniche. La potete girare come volete ma il succo è questo. E da quanto ha affermato ieri lui stesso (da prendere quindi con le pinze), pare ci sia un accordo con la stessa lega per estenderne l'inibizione anche ai reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, ecc...). Da notare che inizialmente la lega era contraria. Ma la cosa che più lascia stupefatti, almeno a chi ha la possibilità di leggere tra le righe senza fermarsi alle frasi a effetto, è la serie di giutificazioni addotte per preparare debitamente il terreno a quello che sta per succedere. E la dichiarazione più (tristemente) esilarante in merito l'ha fatto proprio ieri sempre il premier:
"Non è mai veramente democratico un Paese nel quale tutti hanno il timore di essere intercettati"
Ma chi l'ha detto? Ma cosa dice? Scusate, abbiate pazienza, ma quanti di voi quando telefonano agli amici, alla moglie, al marito, magari all'amante (perché no?), stanno attenti a quello che dicono per paura di essere intercettati e di vedere messa a rischio la privacy? Quale privacy, poi, se è stato lo stesso governo Berlusconi, nel 2003, ad approvare un decreto che obbliga i gestori telefonici e gli internet provider a conservare tutti i dati delle nostre telefonate per 5 anni? Se l'è già dimenticato il premier? E non si capisce neppure perché un paese in cui i presunti mascalzoni vengono intercettati "Non è mai veramente democratico". Sarebbe forse più democratico non sapere niente di quello che combinano le persone che noi eleggiamo?
L'idea, poi, di abolire l'uso delle intercettazioni per i reati di corruzione e concussione è spettacolare. Siamo di fronte infatti a uno dei reati più diffusi e "patologici" del nostro paese, che secondo le stime di Transparency International Italia si mangia qualcosa come 50 miliardi di euro l'anno. Una situazione che lo stesso Berlusconi (udite udite), poco meno di un paio di mesi fa, definì endemica e contro la quale preannunciò un giro di vite senza precenti. Come? Ovviamente abolendo le intercettazioni telefoniche, che guarda a caso sono uno dei pochi strumenti veramente validi nella lotta contro questa piaga.
Preparatevi, anche nel 2009 ne sentiremo delle belle!
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