lunedì 23 febbraio 2009

E poi si incavolano se li chiamiamo "casta"

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ricordate tutto il casino (proteste in piazza, lancio di volantini in Parlamento) nato alcuni giorni fa in seguito all'approvazione (in due giorni) della nuova legge elettorale, che in vista delle prossime consultazioni europee esclude dalla partita le formazioni che non raggiungono il 4% dei voti su piano nazionale?

Bene. Tutto risolto, le proteste sono ormai acqua passata. Voi penserete che ciò sia dovuto a una modifica della legge in tal senso, magari fatta in modo che anche i piccoli possano concorrere alla competizione elettorale.

Niente affatto, loro sono comunque fuori, solo è stato inserito un codicillo, sotto forma di emendamento, che garantisce i rimborsi elettorali anche a questi. Cioè, per essere più chiari, sono fuori ma i soldi se li buscano lo stesso. I firmatari dell'emendamento (naturalmente approvato a furor di popolo da destra e sinistra) sono due senatori del Pd, tali Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi, che hanno così commentato:

È risultato di grande significato per il pluralismo politico e garantisce l'opportunità anche per quei partiti che attualmente non siedono in Parlamento di avere un'agibilità politica.

Capito no? Secondo loro l'emendamento garantisce una grande opportunità. E vorrei vedere, se non si chiama opportunità questa (anche se io un altro nome ce l'avrei).

Non mi pare ci sia molto da commentare. Si tratta solo dell'ennesima dimostrazione che le parole sono una cosa e i fatti un'altra. Siamo di fronte a una casta (sì, proprio così, una casta, e venitemi a dire che non è vero) che gode di benefici, privilegi e vizi di cui non intende assolutamente disfarsi. Litigano e polemizzano su tutto: temi etici, giustizia, sicurezza, economia, crisi finanziaria (buffo, no?), e poi si trovano come d'incanto tutti d'accordo, indistintamente, quando è ora di fare cassa.

Non è qualunquismo - un'accusa abbastanza frequente quando si scrive di queste cose -. Anzi, sì, forse è qualunquismo, ma non potrebbe essere diversamente visto che porcate del genere vengono sempre votate all'unanimità. Queste sono le cose che dovrebbero indignare, non le battute da cabaret di quel cabarettista nato che abbiamo a capo del governo.

Ma ormai siamo abituati a tutto, non ci facciamo neanche più caso. E a volte penso che in fondo non abbiano tutti i torti quelli che non ci fanno più caso.


Aggiornamento 26/02/2008.

L'emendamento è saltato. Questa volta gli è andata male.

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