domenica 31 ottobre 2010

Piano piano ci si abitua a tutto

La partita della telefonata misteriosa (che in realtà misteriosa non è più) alla questura di Milano, si gioca sostanzialmente tra quanto dice Maroni, e cioè che "La questura di Milano ha operato nel pieno rispetto delle regole", e quanto afferma il pm minorile di turno quella notte, il quale invece ribadisce di non aver "mai dato l'autorizzazione all'affido della ragazza alla consigliera regionale Nicole Minetti".

Ma la partita non è solo questo. In attesa di capire dall'inchiesta in corso come stanno effettivamente le cose, ci sono due fatti inoppugnabili che, come osserva stamattina Scalfari su Repubblica, sono stati ammessi dallo stesso premier: "la sua telefonata al capo gabinetto del Questore di Milano nella quale chiedeva il pronto rilascio della minorenne marocchina sua amica nelle mani 'sicure' di un'altra sua amica, [...] e l'informazione da lui data alla Questura che la minorenne in questione era la nipote del presidente egiziano Mubarak."

Ormai, come ripeto spesso, siamo abituati a tutto, e quindi non scandalizza più nemmeno il fatto che un capo di governo racconti balle (oltretutto di questo tipo) e dia arbitrariamente direttive alla polizia come se si trattasse di cosa sua. Piano piano ci si abitua a tutto.

Miracoli che vengono al pettine



Era il 22 ottobre scorso, quando il premier dichiarò che in 10 giorni a Terzigno tutto sarebbe tornato alla normalità. Ed era invece il 28 ottobre il giorno in cui sempre lui dichiarò: "Fra tre giorni a Napoli non ci saranno più rifiuti".

Diciamo quindi che tra oggi e domani i due miracoli dovrebbero essere compiuti. Cosa dite?, andiamo a vedere?

Blade Runner music

Che cos'hanno in comune film come Blade Runner, Momenti di gloria, 1492: la conquista del paradiso, Missing - Scomparso e altri? L'autore delle rispettive colonne sonore.

Buona domenica.

sabato 30 ottobre 2010

Polizia dentro Facebook, cosa c'è di vero? Poco, sembra

Da un po' di giorni sta facendo un certo rumore in rete la notizia del presunto "accordo" tra la Polizia italiana e i vertici del maggiore social network del pianeta. Accordo in base al quale sembrerebbe che la Polizia Postale potrà da ora in poi entrare nei profili privati degli utenti di Facebook senza autorizzazione di un magistrato e senza attendere gli esiti di eventuali richieste di rogatoria. Cosa c'è di vero in tutto questo? Partiamo dall'inizio.

Tutto nasce da un articolo, pubblicato giovedì dall'Espresso, dal titolo alquanto inquietante: "La polizia ci spia su Facebook". Vi si legge:

In Italia, senza clamore, lo hanno già fatto. I dirigenti della Polizia postale due settimane fa si sono recati a Palo Alto, in California, e hanno strappato, primi in Europa, un patto di collaborazione che prevede la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Questo perché, spiegano alla Polizia Postale, la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su Internet evolvono in tempo reale.

Passa un giorno e lo stesso Espresso pubblica una smentita che arriva direttamente dalla Polizia:

La polizia "non può accedere ai profili degli utenti di Facebook, se non dopo un'autorizzazione del magistrato e con l'utilizzo di una rogatoria internazionale". Lo precisa il direttore della polizia postale e delle comunicazioni, Antonio Apruzzese, in riferimento all'articolo che sarà pubblicato domani dall'Espresso. "Si tratta di un equivoco" afferma Apruzzese, che poi spiega: "Alcune settimane fa sono venuti i responsabili di Facebook in Italia, in seguito ad una serie di contatti che abbiamo avuto nei mesi passati con l'obiettivo di capire come funziona la loro macchina".
[...]
"Noi - prosegue il direttore della polizia Postale - svolgiamo quotidianamente un'attività di monitoraggio della rete, che è la stessa che fanno i colleghi in strada con le volanti. Non abbiamo la possibilità di entrare nei domicili informatici né nelle caselle postali degli utenti internet, senza autorizzazione della magistratura". Una cosa che tra l'altro, conclude Apruzzese, "non ci passa neanche per la testa, visto che sarebbe un reato e non sarebbe utilizzabile come fonte di prova"

Segue, naturalmente, nello stesso articolo, la replica dell'Espresso, il quale in sostanza ribadisce la veridicità di quanto scritto in prima battuta basandosi anche sulla testimonianza di un dirigente della Polizia postale, il quale avrebbe affermato: "L'accordo prevede la collaborazione tra Facebook e la Polizia delle Comunicazioni che prevede di evitare la richiesta all'Ag (autorità giudiziaria, ndr) e un decreto (del pm, ndr) per permettere la tempestività, che in questo settore è importante."

Naturalmente, in rete si sono subito scatenati gli allarmismi, in particolare riferiti alla onnipresente questione della privacy. Tuttavia, forse basta analizzare le cose con un po' di calma e di competenza per scoprire che (almeno speriamo) probabilmente si tratta di una tempesta in un bicchier d'acqua.

Scrive ad esempio Daniele Minotti (uno che di queste cose un pochino si intende) sul suo blog:

Cominciamo col dire che la “notizia” è che la nostra Polizia Postale avrebbe stretto con Facebook un patto segreto per spiare tutti gli utenti del social network più popolare
[...]
Il patto è tanto segreto che i segugi de L’Espresso l’hanno scoperto subito, nei minimi dettagli.
[...]
e fosse vero quanto raccontato da L’Espresso, ci troveremmo di fronte a gravissime violazioni di certa rilevanza penale. E tutta questa mega porcheria uscirebbe fuori così, subito dopo e con inusuale “naturalezza”?
Quelli di Facebook non sono dei cretini. Anzitutto, non ucciderebbero così il proprio business “vendendo” i propri utenti.
Per giunta, non vedo cosa abbiano da temere tanto da scendere a pesanti patti, senza essere accusati di alcunché, con una polizia straniera.

Insomma, non sono pochi gli elementi che indicano che potrebbe trattarsi di molto rumore per nulla. Se a tutto questo si aggiunge - come fa notare sempre Minotti - che il famoso incontro segreto tra la nostra Polizia e quelli di Palo Alto è stato reso pubblico addirittura sul sito della Polizia di Stato, le conclusioni mi pare siano abbastanza facili.

La politica del mercanteggiamento

Siccome, come forse avrete letto, si è riaperto il fronte di scontro tra Berlusconi e la chiesa ("Berlusconi è malato", ha scritto ieri Famiglia Cristiana), il fido Gianni Letta ha dovuto per l'ennesima volta inventarsi qualcosa. "Ha obbligato il premier a partecipare lunedì prossimo ad un meeting sulla famiglia organizzato da Carlo Giovanardi e a prevedere una manovrina a dicembre per finanziarie le scuole cattoliche."

Bella la politica del mercanteggiamento, eh?

La telefonata che ha fatto incavolare Bossi

Probabilmente mai come adesso Bossi è realmente intenzionato a "staccare la spina" al governo. Non subito - precisa - ma a gennaio, quando i decreti attuativi del federalismo fiscale entreranno in vigore. Dopo sarà "tana libera tutti". La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il cosiddetto "caso Ruby", la minorenne marocchina condotta in questura a Milano con l'accusa di furto e liberata dopo una strana telefonata da palazzo Chigi. Quella telefonata Bossi non l'ha mandata giù.

"Ma come gli viene in mente di chiamare la Questura. Un uomo del governo non può farlo, è a dir poco inopportuno. Questa è una cosa che danneggia noi. Ci fa perdere voti, soprattutto a Milano. Come lo spieghiamo?" E ancora: "Il redde rationem sarà a gennaio. Prepariamoci, Silvio cadrà e noi andremo all'opposizione. E ci resteremo. Qualcuno mi dice di un governo Tremonti, ma non esiste. Noi stiamo con Silvio. Tanto il governo tecnico dura comunque poco. Poi si torna al voto. E tutto sommato, prima delle urne, se stiamo un po' all'opposizione ci fa bene. Ci rigenererà."

Come è noto, le parole di Bossi in genere vanno prese con una certa cautela, ma è difficile non percepire una reale rottura di scatole da parte del senatur, il quale è disposto pure a stare "un po' all'opposizione" di un eventuale governo tecnico - fino ad ora aveva detto peste e corna di una simile soluzione - pur di togliersi da questo (e non solo questo) impiccio.

Naturalmente Bossi ha tutte le ragioni per incavolarsi a causa di quella telefonata. Che non può essere liquidata semplicemente con le parole di Berlusconi "Sono una persona di cuore, mi muovo per aiutare le persone che hanno bisogno" (versione ritrattata poco dopo: "Ho solo parlato con una persona (Nicole Minetti) che è stata mandata da me per dare un aiuto a una persona in modo che non fosse consegnata alle carceri o a una comunità. Siccome mi aveva rappresentato un quadro di vita a dir poco tragico, l’ho aiutata. Tutto qui").

Insomma, quella telefonata c'è stata, come scrive oggi chiaramente il Corriere.

In un altro ufficio squilla il telefono del capo di gabinetto Pietro Ostuni. A chiamare è un uomo. Si qualifica come il caposcorta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E subito chiarisce il motivo della telefonata: «So che da voi c'è una ragazza che è stata fermata. È una persona che conosciamo e dunque volevamo sapere che cosa sta succedendo». Fornisce le generalità della giovane, si informa su quanto è accaduto. Ostuni inizialmente resta sul vago. E allora il caposcorta è più esplicito: «Anche il presidente la conosce, anzi aspetta che adesso te lo passo». Il funzionario rimane incredulo. Capita spesso che le personalità chiamino il gabinetto delle questure sparse in tutta Italia per i motivi più disparati, ma certo non si aspettava di parlare con il capo del governo. E invece è proprio Berlusconi a chiarire la situazione.

Il resoconto della sua telefonata è nelle relazioni di servizio che sono già state depositate agli atti dell'indagine.
«Dottore - spiega Berlusconi - volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri.

Ovviamente, la presunta parentela della ragazza col presidente egiziano Mubarak è una sonora balla, e già questo - al di là del fatto che un capo di governo telefoni alla polizia per far rilasciare una ragazza fermata per furto - dovrebbe essere sufficiente per chiedergli di togliere il disturbo. Forse Bossi saprà essere in questo senso molto più convincente.

Condannato il "macellaio" della clinica Santa Rita

Capita spessissimo di venire a conoscenza di fatti di cronaca nera particolarmente eclatanti senza che poi si conosca l'epilogo. Ricordate lo scandalo della clinica milanese Santa Rita (ne ho parlato qui e qui)? Quanto ne hanno parlato i media? La storia è semplice e terribile: alcuni medici operavano i pazienti senza che ci fosse alcun bisogno, solo per avere i rimborsi dalla regione.

Molti di questi pazienti hanno riportato lesioni gravissime. Scrive Repubblica: "Secondo la Procura milanese, i medici imputati dal 2005 al 2007 avrebbero eseguito 83 interventi nella migliore delle ipotesi completamente inutili, effettuando decorticazioni e sezioni, soprattutto di polmoni e mammelle, unicamente per chiedere il massimo dei rimborsi".

La "mente" di questa specie di associazione a delinquere, il professor Pier Paolo Brega Massone, è stato ieri condannato in primo grado a 15 anni e mezzo di galera, mentre altri suoi "colleghi" a sei e nove anni. Certo, per qualcuno saranno pochi, magari per qualcun altro troppi. Però una condanna è arrivata. Oggi come oggi non è poco.

venerdì 29 ottobre 2010

La matematica dei lodi

"...un algoritmo complicatissimo che non si capiva bene se fosse reiterabile ma non retroattivo, o retroattivo ma non reiterabile, o reiattivo e retroterabile, tenendo presenti la variante Mills, l’equazione Mediaset, la prescrizione Mediatrade, la radice quadra di Fini costruita sull’ipotenusa di Napolitano che produce una spinta dal basso verso Casini diviso Cuffaro moltiplicato Bersani fratto Di Pietro meno Bossi. I due poveracci [Alfano e Ghedini, ndr] stavano per esultare con il classico “eureka!”, ma l’urlo liberatorio gli s’è strozzato in gola".

Lo spettacolare editoriale di stamattina di Travaglio sul Fatto. :-)

Nessuna contestualizzazione (per ora)

Sulla vicenda di Ruby non mi pare di aver letto alcun commento da parte di illustri esponenti del Vaticano. Insomma, il Fisichella di turno, quello secondo cui le bestemmie (di Berlusconi) vanno "contestualizzate", non s'è ancora fatto vivo.


Aggiornamento 19,51.

Se il Vaticano tace, Famiglia Cristiana dice.

Rino

Oggi qualcuno avrebbe 60 anni.

giovedì 28 ottobre 2010

Il "bunga bunga"


C'è già chi vocifera che il "bunga bunga", la specialità libica di cui ha parlato Ruby ai pm, diventerà un tormentone del web. A mio parere, invece, su questa vicenda nel prossimo futuro ci sarà ben poco da scherzare.

Raccontala 100 volte...


Chi è che diceva "ripeti una bugia 100 volte e diventerà verità" (o qualcosa di simile)? Ieri è arrivato anche Fabrizio Bricolo, Lega Nord, il quale, a proposito del famigerato lodo Alfano, ha detto: "Lo stesso provvedimento e' gia' in vigore in molti Paesi europei a cominciare dalla Francia". Naturalmente, come abbiamo già visto, non è assolutamente vero niente, ma tanto ai leghisti si può raccontare quello che si vuole.

mercoledì 27 ottobre 2010

Assuefazioni

Probabilmente, anzi sicuramente, l'assuefazione e in parte la rassegnazione permettono che tutto ciò accada. Ma, secondo voi, in quale altra democrazia occidentale, in quale altro paese economicamente avanzato la popolazione permetterebbe che un governo perda due anni di tempo per fare una legge che serve a un cittadino e non serve un tubo agli altri 60 milioni di cittadini?

Dolcetto o scherzetto?

Comincia, come ogni anno, il patetico siparietto in vista della festa - importata - di Halloween. Da una parte orde di bambini, sguinzagliati da compiacenti genitori, che se ne vanno per le case vestiti da carnevale a gridare "dolcetto o scherzetto?". Dall'altra la controffensiva della Chiesa, che come gesto riparatore - vede il tutto come una sorta di adorazione del maligno - organizza mega rosari notturni un po' dovunque.

Non so, sinceramente, quale delle due situazioni sia più patetica.

Ddl anti-corruzione? Che fretta c'è?


Qualche mese fa, mi pare fossimo a marzo, il governo annunciò l'arrivo di un grande disegno di legge anti-corruzione. Poi di questo ddl si persero le tracce e ancora oggi riposa beatamente in qualche cassetto del Parlamento, in attesa di essere ritirato fuori demagogicamente al prossimo comizio elettorale.

Tanto non c'è nessuna urgenza di approvarlo.

martedì 26 ottobre 2010

E tutto nel giro di appena 3 giorni


Ma come?


Ma come? Due mesi ininterrotti di prime pagine su questa storia, cucine che andavano e venivano da Montecarlo a Roma, le dimissioni di Fini chieste a mo' di pappagallo dallo stato maggiore del Pdl per quello che sembrava essere lo scandalo del secolo. E la procura di Roma chiede l'archiviazione perché non c'è stata nessuna truffa? Ah, ma allora si trattava di un altro caso Boffo. Come abbiamo fatto a non capirlo subito?

Il quartier generale racconta/44

Paolo Berlusconi, editore del Giornale e fratello del più noto Silvio, sta per essere rinviato a giudizio dalla procura di Milano per ricettazione e millantato credito, e anche per concorso in rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio. Nel 2005, infatti, il Giornale pubblicò la famosa intercettazione tra Fassino e Consorte nell'ambito della vicenda della scalata di Unipol a BNL (la famosa inchiesta sui "furbetti del quartierino").

Questa mattina la notizia ha avuto un certo risalto sulle prime pagine dei giornali, ma senza esagerare - sapete com'è, per la sinistra non è bello rivangare certe storie. Tra quelli che hanno dato meno importanza alla notizia ci sono anche Libero e il Giornale.




Come potete vedere, Libero dedica alla vicenda un articoletto visibile appena sotto metà pagina; il Giornale, invece, non ne parla per niente, neppure nell'edizione online. Il perché è molto semplice da spiegare: la pubblicazione di quella telefonata da parte del Giornale era illegale in quanto ancora coperta dal segreto istruttorio. Voi capite che una testata come Il Giornale (e anche Libero), sempre in prima linea nel denunciare i famosi abusi delle intercettazioni, non ci fa una gran figura a raccontare ai propri lettori di aver utilizzato proprio una intercettazione abusiva e illegale per agevolare - eravamo alla vigilia delle politiche del 2006 - il premier.

E quindi è meglio soprassedere, fare finta di niente, e magari un domani ricominciare a strillare contro gli abusi delle intercettazioni perché qualcuno ha rimesso in pista la famosa legge-bavaglio. Chi vuole approfondire questa interessante storia, molto istruttiva tra l'altro, può dare un'occhiata qui.

Ammazzarsi di lavoro (per noi)


Il Senato sarà occupato fino a giovedì. All'ordine del giorno - indovinate un po' - gli emendamenti al lodo Alfano. Alla Camera, invece, per i deputati si prospettano almeno una ventina di giorni di meritate ferie. Motivo: mancano i fondi per approvare qualsiasi legge e, soprattutto, mancano leggi da mettere all'ordine del giorno.

Non so se sia sufficientemente chiaro il quadretto. Il Parlamento, nel prossimo periodo, con tutto quello che succede nel nostro paese si occuperà solo di riuscire a salvare il premier dalle sue grane giudiziarie. Vivissimi complimenti alla nostra classe politica.

Tutto quello che avreste voluto sapere sul lodo Alfano e non avete mai osato chiedere

Morti che ci potrebbero scappare

Maroni ha detto, riferendosi agli scontri in corso nel casertano, che se si va avanti così ci potrebbe pure scappare il morto. Quando ci fu l'attentato a Belpietro, invece, disse: "Temo che non sarà l'ultimo episodio". Per ora il morto non c'è stato (e ci auguriamo naturalmente che non ci sia); per quanto riguarda l'attentato a Belpietro, beh, come si fa a temere che non sarà l'ultimo episodio quando probabilmente neppure il primo c'è stato?

lunedì 25 ottobre 2010

E' incredibile come ci si riduce quando non si hanno più argomenti



(altre bufale sbufalate le trovate qui).

Nuovo regolamento scolastico: vietato criticare la Gelmini

E' entrato in vigore - leggo - il "codice disciplinare per i dirigenti scolastici". Tra le regole che dovranno essere scrupolosamente rispettate, pena sanzioni anche pecuniarie di una certa entità, il divieto di criticare. Non si potrà ad esempio sollevare pubblicamente obiezioni sulla riforma Gelmini perché "lesivo dell'immagine della pubblica amministrazione". Insomma, la Cina e la Birmania sono sempre più vicine.

Ovviamente io la butto in battuta, ma c'è ben poco da ridere.

domenica 24 ottobre 2010

Il Giornale scopre il conflitto di interessi (di Fini)

Certo che sono forti. Diciamocelo. A questi fa un baffo la storiella del dito e della luna, della pagliuzza e della trave. Sono disposti anche a passare per ridicoli pur di servire il padrone. Ma a me la cosa che riesce sempre a stupire (anche se non so fino a quando) sono i lettori. Possibile che accettino (non si rendono conto?) di farsi turlupinare in questo modo?

Ci sono due "articoli", oggi, sul Giornale che parlano di conflitto di interessi. Uno è l'editoriale di Sallusti, e l'altro un breve pezzo che riporta un'intervista a Bondi. Nell'editoriale di Sallusti si legge (il neretto è mio): "Gianfranco Fini ha aperto la campagna del Nord. Ieri era ad Asolo, cuore del Nord Est leghista, domani sarà a Milano. Il suo gigantesco conflitto di interessi non colpisce commentatori e opposizione". Bondi, invece, dice: "E' una 'grave anomalia' che Gianfranco Fini incarni insieme il ruolo di leader di un partito che 'vuole cambiare le priorità della maggioranza' e la 'delicata funzione istituzionale' di presidente della Camera".

Falliti tutti i tentativi di toglierlo di mezzo con le bufale della cucina e della casa a Montecarlo, ai berluscones non è rimasto altro da fare che cercare di puntare tutto sul "gigantesco conflitto di interessi" di Fini, il quale non può allo stesso tempo appartenere a Futuro e Libertà e fare il presidente della Camera. Capite anche voi che la cosa è gravissima, terribile, uno scandalo planetario, una concentrazione di poteri nelle mani di un solo uomo che non ha eguali in nessun paese del mondo.

Poi, vabbè, si potrebbe anche segnalare che in nessun paese del mondo il capo del governo è padrone di televisioni, di giornali, di assicurazioni, di case editrici, ma questo per Sallusti e soci non è un "gigantesco conflitto di interessi": è un'opportunità.

Noi, gli atei, quelli brutti, sporchi e cattivi

Il ministro degli esteri Franco Frattini scrive un articolo per l'Osservatore Romano, l'organo ufficiale della Santa Sede. Un articolo - lo potete leggere qui - in cui auspica una sorta di "santa alleanza" tra le religioni per sconfiggere la piaga dell'ateismo.

Il passaggio più interessante mi pare sia questo: "I cristiani dovranno essere consapevoli anche di ricercare con i musulmani un'intesa su come contrastare quegli aspetti che, al pari dell'estremismo, minacciano la società. Mi riferisco all'ateismo, al materialismo e al relativismo. Cristiani, musulmani ed ebrei possono lavorare per raggiungere questo comune obiettivo".

Questo ragionamento di Frattini, che io trovo aberrante, non è nuovo, non contiene elementi inediti. Appartiene al già trito e ritrito luogo comune secondo cui chi crede è bravo, è buono, sta dalla parte del giusto, del bene e contribuisce alla crescita della società. Chi non crede, invece, rappresenta una "minaccia" - Frattini su questo punto è piuttosto esplicito.

Naturalmente io rifiuto questo concetto e questa idea. Ritengo che sia il frutto da una parte di una forma piuttosto grave di ignoranza (ovviamente intesa come "non conoscenza" delle cose), e dall'altra il frutto di preconcetti stantii e ormai obsoleti totalmente sganciati da qualsiasi riferimento alla realtà delle cose.

Ovviamente, e io per primo sono consapevole di questo, non è che da Frattini o da qualche altro politico come lui ci si possa aspettare qualcosa di diverso. E, del resto, il fatto stesso che a partorire una scemenza di questo genere sia proprio colui che passerà alla storia per avere proposto di togliere i termini "genocidio" o "terrorismo" dai motori di ricerca perché considerati pericolosi, è in parte tranquillizzante.

Che poi tranquillizzante è un termine da usare con una certa cautela, in questi casi, non fosse altro per il fatto che questa gente è al governo. E la cosa più grave che Frattini non ha ancora capito - e che dubito arriverà mai a capire - è che la vera minaccia per la società non è l'ateismo, ma sono quelli che (s)ragionano come lui. Che Dio ce la mandi buona.

Di lodo in lodo (breve storia)

Tutti a parlare di lodi (Alfano, Schifani, Maccanico). Ma cos'è di preciso questo lodo? Breve riepilogo a beneficio di chi non conosce la storia dei lodi. Allora, il primo nasce nel 2003 a firma del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il quale cerca un escamotage per evitare che Berlusconi si becchi una condanna penale durante il semestre di presidenza europeo - sapete com'è, almeno le apparenze vanno salvate.

Questa legge, poi modificata ulteriormente da Schifani, prevedeva la sospensione dei processi per 5 cariche dello dello stato: presidente della Repubblica, presidente del Consiglio (l'unico a cui serviva davvero perché alle prese col processo SME), presidenti di Camera e Senato e presidente della Corte Costituzionale. Sarà bocciato proprio dalla Corte Costituzionale, nella parte in cui sospende i processi alle cariche dello stato, il 20 gennaio 2004. Gli articoli della Costituzione violati sono il 3 e il 24 (fonte).

I berluscones tornano quindi alla carica. Stavolta a prendere in mano il tutto è Angelino Alfano. Il lodo che porta il suo nome entra in vigore nel giugno del 2008 e prevede la sospensione dei processi non più per le 5 cariche dello stato annoverate nel precedente lodo Schifani, ma "solo" per presidente della Repubblica, del Consiglio, della Camera e del Senato - ovviamente, come nel precedente, il beneficiario unico è sempre il medesimo. Anche questo viene bocciato dalla Corte Costituzionale il 7 ottobre 2009 per violazione degli articoli 3 e 138 della Carta.

Arriviamo così - i berluscones non si arrendono mai - all'ultima versione dei lodi: il lodo Alfano Costituzionale, che stavolta prevede lo scudo, tramite modifica della Costituzione, per i soli presidenti della Repubblica e del Consiglio (indovinate, ancora, a chi serve?). Il resto è storia di questi giorni. Napolitano ha detto chiaro e tondo che lui non vuole avere niente a che fare con questa porcheria (ufficialmente ne lamenta l'incostituzionalità e teme che l'indipendenza del Quirinale venga ridimensionata).

A questo punto esce fuori il il premier, il quale, davanti a tutto il putiferio scatenato dall'uscita di Napolitano dice: "A questo punto io chiederò che quella legge costituzionale venga ritirata". Ma questo è niente, perché l'affermazione più bella, quella da incorniciare come massima presa per i fondelli di questi ultimi anni è: "Questa legge non è stata una mia iniziativa, ma una proposta del mio partito". E ancora (tenetevi forte): "Non voglio che si dica che faccio leggi ad personam".

Ecco, adesso potete ridere (o piangere, fate voi).

To France

Mio piccolo omaggio a una delle canzoni con cui sono cresciuto. Lui, naturalmente, è Mike Oldfield.

Buona domenica.

sabato 23 ottobre 2010

Uscire male da Wikileaks


Non mi pare che gli Stati Uniti escano molto bene dalle ultime rivelazioni di Wikileaks (molte delle quali da prendere comunque con le pinze). In particolare, durante la guerra in Iraq, le torture e gli abusi che prima faceva Saddam hanno solo cambiato casacca.

(fonte immagine: mante)

Il quartier generale racconta/43

L'uscita bomba di ieri di Napolitano sul lodo Alfano, col quale dice in sostanza di non voler averci niente a che fare (un modo elegante per dire: non voglio essere toccato dagli schizzi di fango di Berlusconi), non poteva certo non essere commentato dagli house organ di casa; naturalmente nel solito stile "fotocopia". Ecco Libero:


"Che pacco Napolitano", titola il quotidiano di Belpietro. Che aggiunge: "Il Colle entra a piedi uniti contro il lodo Alfano". Naturalmente a quelli di Libero non viene neanche in mente (viene, viene) che non è Napolitano a entrare a piedi uniti contro il lodo (e Berlusconi), ma è Berlusconi stesso che da tempo entra a piedi uniti contro la Costituzione. Ma vabbè, non pretendiamo da Libero certi distinguo. Infatti insiste (lo vedete nell'articolo di Davide Giacalone nel cerchietto): "Un intervento scomposto e fuori dalla Costituzione". Ah, ecco, e io che pensavo che l'unica cosa incostituzionale in tutta questa faccenda non fosse l'intervento di Napolitano ma proprio il lodo Alfano, già cestinato una volta dalla Consulta proprio perché incostituzionale. Dettagli.

Interessante anche la vignetta in cui si vede Silvio spazzino che dice il suo famoso "ghe (ri)pensi mi" - ha detto che a Terzigno tutto si risolverà in 10 giorni. "14 milioni per sedare la rivolta della monnezza", si legge proprio sopra l'immagine. Ovviamente, questi soldi stanziati dal governo sono "compensazioni". Cioè non servono per finanziare provvedimenti tecnici per limitare il problema, ma servono in sostanza per "comprare" la disponibilità degli amministratori locali a farsi inondare di immondizia senza fare tante storie. Un po' come avverrà per i comuni che accetteranno di ricevere le scorie delle future centrali nucleari.


Il Giornale, com'era logico aspettarsi, ricalca quasi in tutto Libero, quindi non è necessario commentare ulteriormente. L'unica cosa interessante è l'articolo sotto l'immagine dell'uomo che a Terzigno ha bruciato il tricolore, intitolato appunto: "Cacciamo dall'Italia chi brucia il tricolore". Qui si potrebbe aprire una discussione piuttosto interessante, del tipo: è più grave bruciare il tricolore o usarlo per pulirsi il culo? Oppure le due opzioni sono di pari gravita? No, perché in questo caso bisognerebbe cacciare dall'Italia anche Bossi.

Internet, "equo compenso" e dintorni

In questi giorni sono accaduti alcuni fatti di una certa importanza per quello che riguarda internet e informatica in generale. Alcune di queste notizie sono buone, specie per chi passa buona parte del suo tempo in rete; altre un po' meno. Ma andiamo con ordine.

Una notizia buona arriva sicuramente dalla UE, che ha deciso alcuni giorni fa di rigettare la richiesta di aumento delle tariffe unbundling già approvata dalla nostra Agcom. Breve spiegazione. Per tariffe unbundling si intendono i soldi che i gestori concorrenti a Telecom (Wind, Vodafone, Tre, ecc...) versano all'azienda monopolista (Telecom, appunto) per avere accesso alla rete. La richiesta di aumento di queste tariffe, che inevitabilmente si sarebbe poi ripercosso sull'utente finale (come al solito), era stata avanzata da Telecom stessa, e approvata poi dall'Agcom. La UE ha detto no. Comprensibile e giustificata la soddisfazione di Altroconsumo, l'associazione che ha portato avanti, e vinto, questa battaglia.

Una notizia cattiva arriva dal fronte della battaglia per l'abrogazione del famigerato decreto Pisanu, altrimenti detto l'"ammazza-internet". Si tratta di un decreto legge del 2005, con finalità antiterroristiche - no, non ridete -, che regolamenta in maniera esageratamente burocratica e farraginosa l'accesso alle reti wifi nei locali pubblici. Questa normativa, concepita in maniera così restrittiva, non esiste in nessun altro paese, e anche qui da noi, su sollecitazione bipartisan della politica, sembrava, almeno fino a pochi giorni fa, che si fosse sul punto di abrogare il tutto. Gli entusiami si sono però smorzati ieri, quando la discussione in Parlamento ha dato fumata nera.

Il decreto non verrà abrogato (Maroni non vuole, teme per la sicurezza nazionale, dice). L'unica modifica concessa è che la registrazione di chi desidera connettersi a internet da qualche locale pubblico avverrà tramite cellulare e non più con documenti cartacei. Un cambiamento epocale, non c'è che dire. Intanto, mentre il mondo avanza - in Spagna hanno messo il wifi libero e gratuito pure sui mezzi pubblici - noi restiamo saldamente e orgogliosamente un paese di serie b.

Restiamo sempre in Europa. La Corte di Giustizia Europea ha bocciato la tassa sulle memorie, il famigerato "equo compenso", cioè il sovrappiù di prezzo che grava su qualsiasi apparecchio elettronico e qualsiasi supporto (telefonini, pc, dvd, compact disc, ecc...) in possesso di una memoria su cui immagazzinare dati. La tassa era giustificata dalla presunzione, secondo le lobby e il legislatore, che tali memorie potessero essere utilizzate per immagazzinare illecitamente file protetti da diritto d'autore. Attendiamo adesso che la sentenza europea sia recepita anche qui da noi. Ne parla esaurientemente l'ottimo Guido Scorza qui.

Linux Day 2010


Tra le cose importanti che come ogni anno mi piace segnalare, c'è il Linux Day 2010. Se per caso vi siete stancati di ammattire con virus, deframmentazioni, soldi da spendere, licenze assurde e irragionevoli, potete valutare l'opportunità di dare un calcio a tutto ciò una volta per tutte. L'elenco delle città in Italia che hanno organizzato eventi in proposito lo trovate qui.

Le tasse del falegname


La procura di Milano ha chiuso l'inchiesta (preludio del rinvio a giudizio) nei confronti, tra gli altri, di Dolce e Gabbana, accusati di evasione fiscale per circa un miliardo di euro effettuata tramite una società estera in Lussemburgo. Possibile che a pagare le tasse in Italia sia rimasto solo il falegname vicino a casa mia?

venerdì 22 ottobre 2010

Adesso aspettiamo le reazioni


In particolare attendo con ansia quelle di Capezzone, Bondi, Gasparri e Cicchitto.

(via repubblica.it)

Ditelo a Veronesi


"L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi". Lo afferma il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, esplorando le nuove soluzioni energetiche per il pianeta: mentre il nucleare è ormai obsoleto e i combustibili fossili presentano un costo ambientale sempre meno sostenibile, il solare si sta imponendo come la risposta migliore per il futuro, visto che sta già crescendo del 40% ogni anno, ad eccezione dell’Italia.

(via libreidee.org)

Quante ne ha raccontate oggi?

Proviamo a metterle un po' in fila.

"Lodo Alfano? Mai chiesto". Vi ricordate Scajola?, il ministro che si è dimesso perché qualcuno gli aveva pagato la casa a sua insaputa? Ecco, più o meno siamo a quel livello.

"Il mio partito ha presentato un disegno di legge in base al quale durante il mandato vengono sospesi i processi contro il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio [...] Una legge del genere esiste in molti Paesi". Naturalmente non è vero niente. Questa balla è un pezzo che gira, e gira e gira, probabilmente molti avranno finito per crederci. Una legge che protegge il capo di un governo dai suoi procedimenti penali non esiste in nessun paese del mondo. I capi di stato (da noi Napolitano), al limite, godono di una sorta di immunità, non certo i capi di governo. Immunità, tra l'altro, che copre solo reati attinenti all'esercizio della carica ricoperta, non certo quelli commessi antecedentemente alle funzioni.

"La realtà è che vengo attaccato da giudici di sinistra che abusano illegittimamente del loro potere per motivi di lotta politica". Questa mi pare di non averla mai sentita. E voi?

"E comunque, non mi sono mai occupato di questioni tributarie relative al mio gruppo aziendale". Davvero? Allora i 600.000 dollari che sono arrivate a Mills perché raccontasse balle ai magistrati, come certificano i giudici nella sentenza d'appello in cui è stato condannato l'avvocato inglese, probabilmente sono piovuti dal cielo. A meno che Berlusconi non intendesse che lui non si è mai occupato di questioni tributarie "ufficiali", ma solo di quelle "parallele".

"Ho già avuto 104 istruttorie; più di mille procuratori della Repubblica si sono occupati di me". Se si considera che in Italia in numero di magistrati è di circa 10.000 unità, significa che un decimo di questi si è occupato a tempo pieno di Berlusconi. Mi sembra un tantino difficile, per usare un eufemismo. Da notare la diminuzione di procedimenti da 106 a 104. I due che mancano all'appello devono essersi persi per strada (a tal proposito suggerisco la lettura di questo interessante articolo di Giuseppe D'Avanzo).

"Ciononostante, non sono mai stato condannato". Questo è vero. Ha avuto un mare di prescrizioni ma nessuna condanna definitiva. D'altra parte 18 leggi ad personam (solo per quanto riguarda la giustizia) partorite negli ultimi 16 anni saranno servite a qualcosa, no?

La perla più bella, che riguarda ciò che sta accadendo a Terzigno, la lascio per ultima: "tra 10 giorni sarà tutto risolto".

Bene, mi pare che per oggi possa bastare.

Tra religione e politica

Robert D. Putnam e David E. Campbell, negli Stati Uniti, dimostrano in un libro che una delle ragioni principali della costante disaffezione dalla religione dei giovani americani, è da ricercarsi nell'eccessivo legame tra quest'ultima e la politica. Pensate se qualcuno facesse uno studio simile da noi, dove religione e politica sono praticamente una cosa sola.

giovedì 21 ottobre 2010

Adesso pure reiterabile lo vogliono

Non so se avete letto. Il famoso lodo Alfano, che ieri era balzato prepotentemente all'onore delle cronache a causa dell'emendamento riguardante la retroattività, da oggi è - o almeno lo vorrebbero - pure reiterabile; il che significa che il premier lo potrebbe usare ogni volta che ha bisogno (vedi ad esempio se dovesse essere eletto presidente della Repubblica o nuovamente presidente del Consiglio). Così, giusto per non farsi mancare niente.

Guerra



Non so in quanti se ne siano accorti, ma in una parte d'Italia è in corso una guerra civile.

Chi se ne frega di ciò che avviene in Papua Nuova Guinea?


Forse dipende dalla distanza. In fondo Papua Nuova Guinea rispetto a dove siamo noi è dall'altra parte del globo. O forse dipende dalle vittime: gli indigeni, che in genere nell'immaginario collettivo si tende ad associare a rozzi e ignoranti selvaggi che popolano le foreste.

E quindi, tutto sommato, può sembrare abbastanza naturale che nell'indifferenza generale queste persone, gli indigeni, siano sistematicamente torturati dalle forze governative, siano trattati un po' come si trattano da noi gli animali nei mattatoi per farli sloggiare da un territorio ricchissimo di materie prime che tanto fanno gola alle multinazionali straniere.

Il Corriere, oggi, pubblica un paio di video sfuggiti al rigido sistema di controllo delle forze militari indonesiane. Ecco, oltre a indignarci (giustamente) per Sara Scazzi, non sarebbe male trovare 5 minuti anche per indignarci di quello che sta succedendo là. Anche se si trova dall'altra parte del mondo.

Libertà di stampa


Reporters Sans Frontières dice che a libertà di stampa siamo messi più o meno come il Burkina Faso. Per cercare un po' di rimediare, e magari salire qualche posizione, martedì prossimo, a Roma, si terrà un convegno dal titolo "Libertà di stampa? Due pesi e due misure". Presenti il direttore del Giornale Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro (Libero), Giorgio Mulè (Panorama), Giuliano Ferrara (Il Foglio) e l’editorialista del Giornale, Marcello Veneziani.

Litigare per Sarah

Può capitare che in famiglia nasca qualche diverbio - mi stupirei del contrario. Così come può capitare che si litighi piuttosto animatamente. Ma prendersi a calci e pugni fino a far intervenire il 113, mi pare una cosa fuori dal mondo. Se poi i motivi sono questi, capite bene anche voi verso dove stiamo andando.

mercoledì 20 ottobre 2010

Non ci volevo credere

E invece l'ha fatto per davvero...

"L'importante è che sia pulita"

Qualche giorno fa, forse qualcuno ricorderà, il neoministro Paolo Romani aveva parlato della possibile collocazione di una centrale nucleare in Lombardia. Sia Formigoni che la lega, però, non si erano proprio strappati i capelli dalla gioia.

Oggi le cronache riportano che tra i comuni lombardi potenzialmente favorevoli ad ospitarne una c'è Viadana, località in provincia di Mantova a cavallo tra la Lombardia e L'Emilia. Tra gli entusiasti c'è Flavio Tosi (foto), attuale sindaco leghista di Verona. Voi direte: cosa c'entra Verona con la Lombardia? Beh, molto semplicemente il comune di Viadana è a meno di 100 chilometri dal comune Veneto. Ma sono le motivazioni addotte dallo stesso Tosi che qualche perplessità (per non dire di peggio) la fanno venire.

Dice il nostro: "Premesso che la decisione spetta al governo, dico che l’energia nucleare è la più pulita che ci sia". Certo, se guardiamo alle emissioni di co2, Tosi ha ragione, ma da più parti si fa notare che "i pericoli e danni ambientali ben più gravi sono nelle fasi di funzionamento dei reattori e di trattamento e sepoltura dei prodotti di fissione e di attivazione, le code avvelenate di tutto il ciclo nucleare". Insomma, non è che la questione si può liquidare velocemente con un semplice "siccome non c'è produzione di co2 si tratta di energia pulita".

Prosegue Tosi: "lo sostiene anche Umberto Veronesi, uno che di tumori se ne intende". Sì, è vero, Umberto Veronesi se ne intende eccome di tumori. Solo che il buon Flavio dimentica un piccolo particolare: Veronesi è un esperto nel curarli, è un oncologo. Se l'illustre sindaco potesse gentilmente spiegare cosa ha a che vedere un oncologo con le centrali nucleari, gli sarei molto grato. Anche perché Veronesi è quello che sostiene ad esempio che gli inceneritori sono sicuri e non provocano il cancro; non perché lo sa di suo, me perché "i miei esperti mi giurano che non fanno male". Molto rassicurante direi.

Stupori di massa

Dalla perplessità, alla meraviglia, allo stupore. Cambiano spesso umore in Vaticano. Perplessità e meraviglia l'avevano manifestata il 21 settembre scorso, quando la procura di Roma aveva messo sotto indagine il presidente dell IOR sequestrando 23 milioni di euro depositati dalla banca vaticana su un conto del Credito Artigiano.

Lo stupore, invece, è arrivato oggi, quando il tribunale del riesame ha risposto alle rimostranze d'oltre Tevere che il sequestro era più che legittimo. Siamo noi che ormai, purtroppo, non ci stupiamo più di niente.

Se la vicenda dei 33 minatori fosse successa qui

Se fosse successo in una miniera italiana, le cose sarebbero andate così:

1° giorno: tutti uniti per salvare i minatori, diretta tv 24h, Bertolaso sul posto.
2° giorno: da Bruno Vespa plastico della miniera, con barbara palombelli, belen e Lele Mora.
3° giorno: prime... difficoltà, ricerca dei colpevoli e delle responsabilità: BERLUSCONI: colpa dei comunisti; DI PIETRO: colpa del conflitto d'interessi; BERSANI: ... ma cosa ... è successo?? BOSSI: sono tutti terroni, lasciateli la'; CAPEZZONE: non è una tragedia è una grande opportunità ed è merito di questo governo e di questo premier; FINI: mio cognato non c'entra.
4° giorno: TOTTI: dedicherò un gol a tutti i minatori.
5° giorno IL PAPA: faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono vicini al tiavolo!!
6° giorno: cala l'audience, una finestra in Chi l'ha visto e da Barbara d'urso che intervista i figli dei minatori: "dimmi, ti manca papà?'"
dal 7° all 30esimo giorno falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che viene nominato così capo mondiale della protezione civile. Dopo un mese, i minatori escono per fatti loro dalla miniera, scavando con le mani. Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati, vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario. Ma è successo in Cile.... ci siamo salvati!!!


(Emanuele Zampetti via Facebook)

martedì 19 ottobre 2010

"Take me out" (senza strumenti)

Secondo voi com'è possibile suonare una canzone se ti rubano gli strumenti? Ma con gli iPhone, naturalmente.

Dinieghi e retroattività dei lodi

Due notizie fresche fresche appena arrivate dai sacri palazzi della politica: la giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera ha negato il "permesso" ai magistrati di indagare su Pietro Lunardi, accusato di corruzione assieme all'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe.

La commissione affari Costituzionali del Senato ha invece infilato, col voto dei finiani, una modifichetta da niente al lodo Alfano costituzionale in discussione in Parlamento: la sospensione dei processi per il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio si intende valida anche nel caso di fatti commessi prima dell'assunzione della carica - perfetto per Berlusconi.

Non c'è che dire, un'altra bella pagina scritta dai nostri politici che spiega perfettamente, se mai ce ne fosse ancora bisogno, a cosa (e a chi) serve la politica oggi.

Se Microsoft se la prende con OpenOffice.org

Prendo spunto da questo post di andy per dire una cosina che ha a che fare con quello che sta succedendo tra Microsoft e OpenOffice.org.

Ho due figlie in età scolare, una terza media e una prima liceo, che con una certa frequenza si aggregano ad altri compagni di classe per fare lavori collettivi: ricerche, tesi, relazioni, ecc., alcuni anche di una certa complessità. In genere questi lavori viaggiano su una pen drive che a turno ognuno porta a casa propria e modifica aggiungendo il proprio contributo, dopodiché viene passata a un altro compagno.

Quelle che arrivano qui a casa, contengono sempre tutti lavori creati da altri con l'Office tradizionale targato Microsoft. Questi lavori vengono aperti tranquillamente con OOo, modificati, e passati poi al compagno successivo senza che questi si accorga di nulla. E' un piccolo esempio, intendiamoci, ma forse è uno dei motivi, assieme a questo, per cui Microsoft sta facendo la sua campagna contro OOo.

Fazio e Saviano ancora mancavano

Da quando ebbe inizio la stagione dei boicottaggi (epurazioni comprese) della Rai verso i personaggi non graditi a chi governa, sono molti quelli noti e meno noti che sono rimasti impigliati in questo assurdo, e tutto italiano, ingranaggio. Possiamo ricordare i Biagi, i Santoro, i Travaglio, i Vauro, le Gabanelli, le Dandini. Da ieri si possono aggiungere a questo elenco altri due nomi: Fabio Fazio e Roberto Saviano.

Non si tratta di epurazione, qui. Per ora infatti siamo fermi al "solo" boicottaggio mascherato da impedimenti burocratici di vario tipo. Fazio e Saviano avevano in mente una trasmissione da condurre insieme in cui si sarebbe parlato di "mafia e politica, di emergenza rifiuti, di carceri, di ricostruzione all'Aquila, di delegittimazione e macchina del fango".

Insomma, capite bene anche voi che davanti a una trasmissione di questo tipo il fatto che Masi, il direttore della Rai, accampi scuse di tipo economico, in particolare riguardo al cachet di Roberto Benigni, che sarebbe dovuto essere ospite di una puntata, fa un po' ridere - l'agente di Benigni ha poi dichiarato che il problema non sussiste perché Benigni andrebbe anche gratis.

E' il solito ritornello, insomma: finché fai trasmissioni anestetizzanti (per le coscienze) tipo la Prova del cuoco, i quiz stupidi e qualche reality, tutte le porte sono aperte. Appena provi a fare trasmissioni che possono in qualche modo aprire gli occhi, raccontando senza filtri quello che realmente succede, scattano gli impedimenti "burocratici". Chissà, magari tra 100 anni quelli che verranno dopo di noi rideranno.

Distruzioni di qua e di là


Ha detto ieri Ratzinger, ai giovani seminaristi, che i preti pedofili "distruggono il sacerdozio". Vero. A volte, en passant, distruggono anche la vita delle vittime.

lunedì 18 ottobre 2010

I casi (di spionaggio) della vita

Che cos'hanno in comune Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, il giudice Mesiano, Beppe Grillo, Marco Travaglio e Gioacchino Genchi? Beh, innanzitutto li accomuna il fatto di essere a vario titolo oppositori di Berlusconi; in secondo luogo di essere - guarda caso - probabilmente spiati. Ovviamente si tratta di un caso, eh...

Brave heart


Non c'è che dire: quest'uomo ha del fegato...

Montecarlo Vs Antigua



Chissà, dopo la puntata di ieri sera di Report, se quelli che hanno strillato per due mesi e mezzo chiedendo le dimissioni di Fini faranno altrettanto con Berlusconi?

Un miracolo bis?

Pare che a Terzigno la faccenda stia prendendo una brutta piega: cariche della polizia, incendi, sassaiole. Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, ha chiesto l'intervento di Berlusconi, ma penso che sia difficile che anche lui possa fare qualcosa. Un miracolo l'ha già fatto una volta, due è impossibile.

Priorità scolastiche

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

La scuola ha delle priorità, lo sapete bene anche voi. Le classi sono sovraffollate, mancano gli insegnanti, in molte scuole elementari è stato tagliato il tempo pieno, il monte ore nei licei è stato ridotto, molti plessi scolastici sono (eufemisticamente) fatiscenti. Insomma, volendo, il ministro Gelmini ne avrebbe di motivi per sguinzagliare gli ispettori del ministero.

Alcuni di questi ispettori sono stati inviati dal solerte ministro a Livorno. Bene, dirà qualcuno: saranno andati a verificare le cause di un problema, di un disagio. Eh no, troppo bello. Sono andati a vedere come mai sul retro di una scuola ci sia, appesa al muro, una targa che ricorda la fondazione del PCI nel 1921. Attendiamo con trepidazione una relazione degli ispettori che spieghi come possa essersi consumato il terribile misfatto.


Aggiornamento 15,52.

Alessandro spiega nel dettaglio la gaffe della Gelmini.

domenica 17 ottobre 2010

The "Avetrana" Horror Show


I tiggì hanno riportato, stasera, che la casa dove è avvenuto l'omicidio di Sarah è stata meta, oggi, di una sorta di "turismo dell'orrore". E anche adesso molti siti di informazione riportano la notizia di questo macabro pellegrinaggio nelle home page. Il bello è che sono gli stessi siti e gli stessi telegiornali che hanno creato tutto questo.

(fonte immagine: repubblica.it)

Fedeli alla linea

Sandro Bondi (avete presente, no?) ha detto che la prossima settimana si terrà una riunione del Pdl per cercare di "democratizzarlo" un po'. Forse, allora, non avevano tutti i torti quelli che hanno sempre sostenuto che il partito è in realtà in mano a un padre-padrone pronto a cacciare - vedi Fini - chi non si adegua alla linea.

Report e la diffamazione "preventiva"

Penso che stiamo per assistere al primo caso di avviso di diffamazione preventiva. Breve riassunto. Questa sera andrà in onda la prima puntata di Report, e tra gli argomenti si parlerà di società offshore e dell'acquisto, da parte di Berlusconi, di alcuni terreni e immobili nell'isola caraibica di Antigua.

Tutto bene quindi? Non proprio. L'avvocato Ghedini, infatti, saputo dell'argomento di stasera di Report, ha già diffidato la Rai dal mandare in onda la trasmissione in quanto si tratterebbe di fatti già acclarati e privi di qualsiasi rilevanza penale. "Come già detto in un precedente comunicato, tutta la documentazione è a disposizione per qualsiasi controllo in assoluta trasparenza. L'immobile - prosegue il legale - è attualmente e regolarmente intestato al presidente Berlusconi e non già a fantomatiche società offshore e non vi è nessuna indagine nè in merito ai trasferimenti di denaro e nè in merito all'immobile. E' evidente quindi la strumentalità delle ricostruzioni offerte che saranno perseguite nelle sedi opportune. Sarebbe davvero grave se la Rai mandasse in onda un programma con notizie così insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio".

Ora, la mia domandina è semplice semplice: se non c'è niente di illegale perché Report non dovrebbe mandare in onda il servizio? In fondo anche il Giornale e Libero hanno rotto le scatole per due mesi di fila con la storia della casa a Montecarlo di Fini. E risulta, almeno finora, che anche nella vicenda Fini-Tulliani non ci sia niente di illegale. Curioso che Ghedini non abbia avuto, qui, niente da dire. Ah già, lui è l'avvocato di Berlusconi, mica di Fini.

Ballando sulle cifre


Se c'è una cosa che a me diverte sempre quando ci sono grosse manifestazioni di piazza, indipendentemente da chi sono organizzate, è il patetico balletto di cifre tra organizzatori e questura. Ovviamente la manifestazione di ieri della Fiom non poteva essere da meno. Gli organizzatori hanno stimato quasi un milione di persone (esagerati!); la questura 80.000 partecipanti (esagerati in senso opposto). Intanto noi ridiamo.

La vignetta di Giannelli che vedete sopra, è apparsa questa mattina sul Corriere della Sera. Molto eloquente, mi pare.

Asia

In attesa del nuovo cd, inganniamo il tempo con qualcosa di "vecchio".

Buona domenica.

sabato 16 ottobre 2010

"Galileo was wrong..."


‎"Galileo was wrong; the Church was right". Lo so, sembra incredibile, ma esistono ancora persone convinte che nella storica diatriba tra Galileo e la Chiesa, quest'ultima avesse ragione. Questa congrega di suonati si riunirà il mese prossimo nello stato dell'Indiana in occasione del primo dei loro incontri annuali. Ne parla il buon Attivissimo qui. Questo, invece, il link al sito ufficiale. Inutile commentare.

Seriamente

Qualcuno si è mai chiesto, seriamente, per quale motivo giornali e tiggì continuano a bombardarci con notizie che non lo sono?

Il quartier generale racconta/42



Prosegue la simpatica moda dei giornali-fotocopia, quelli cioè che danno le notizie all'unisono - che Feltri e Belpietro si telefonino la sera prima? Ovviamente stiamo parlando di Libero e del Giornale. Come forse avrete letto, ieri i due Berlusconi, padre e figlio, hanno ricevuto un invito a comparire da parte della procura di Roma. Tutto ciò in riferimento a uno stralcio del processo in corso a Milano che vede il premier imputato per frode fiscale nell'ambito dell'inchiesta sui diritti televisivi Mediaset.

Ovviamente, come del resto accade ogni volta che i giudici provano a ficcanasare negli affari dell'omino delle tv, partono all'attacco i sodali ("giustizia a orologeria", "vogliono farlo fuori per via giudiziaria" e simili), e i giornali di casa vanno al seguito. La cosa non deve stupire: in fondo Libero e il Giornali sono lì apposta. Altrimenti che ci starebbero a fare? L'unica cosa in cui sperare, è che questa storia finisca prima o poi una volta per tutte: governo tecnico, governo di transizione, governo di solidarietà nazionale, magari nuove elezioni. Insomma, qualsiasi cosa andrebbe bene purché questo "signore" si cavi dalle scatole con tutto il suo gregge.

Se non altro per consentire alla politica di non essere più ostaggio delle sue vicende giudiziarie, e magari ricominciare un po' a occuparsi di quello che accade fuori dai palazzi.

Ma il Giornale, in prima pagina, mette stamattina un altro titoletto abbastanza interessante. Questo qui:


Come forse avrete letto, ieri Bankitalia ha diffuso i dati sulla disoccupazione in Italia (i disoccupati sono arrivati all'11%), e, come spesso accade in questi casi, è nata una discussione piuttosto accesa tra il governo e i vertici di via Nazionale. "Sono dati esoterici", ha tuonato Sacconi. "Sono dati ansiogeni", gli ha fatto eco Tremonti (se ne hanno di migliori perché non li danno loro?).

Naturalmente, anche qui, il fido Giornale non poteva restarsene con le mani in mano. Qualcosa doveva fare. Ed ecco infatti comparire in prima pagina l'articolo di cui vedete il titolo qui sopra. Per farla breve, una grossa società di distribuzione avrebbe messo a disposizione, nel bergamasco, 130 posti di lavoro: quelli che hanno risposto sarebbero invece solo 59. Da qui le conclusioni del Giornale: "La disoccupazione che non c'è".

Naturalmente lo sanno tutti che assieme alla stragrande maggioranza di persone che effettivamente ha grossi problemi a trovare lavoro, ce n'è un'altra parte a cui del lavoro non frega niente; perché non ha bisogno, perché non gli interessa, o molto più semplicemente perché non ha voglia di fare niente. Ecco, il Giornale è andato a tirare fuori una di queste storie per tentare di dare una mano a "controbilanciare" i dati di Bankitalia. O almeno per dare questa impressione. E state pur tranquilli: i lettori del Giornale abboccheranno.

Martellate sulle appendici pendule

Lo so, l'ho già detto altre volte, ma sono costretto a ripetermi. Santoro può stare simpatico o antipatico; Annozero può piacere o non piacere. Ma una trasmissione che fa, come giovedì sera, oltre 6 milioni di telespettatori, con tutto quello che ne consegue in termini di ritorni economici, deve essere chiusa per 10 giorni per una cretinata simile? Quali altre aziende, oltre alla Rai, sarebbero così contente di darsi martellate sulle palle?

venerdì 15 ottobre 2010

Ricominciare da 90

Umberto Veronesi ha sciolto le riserve: guiderà l'Agenzia per la sicurezza delle nuove centrali nucleari previste in Italia. Visto che l'illustre oncologo è già arrivato alla veneranda età di 85 anni, e visto che la prima centrale, bene che vada, sarà realizzata non prima di 5 o 6 anni, si presume che inizierà a espletare il suo incarico verso i 91/92 anni. Buon lavoro.

Sul reato di negazionismo

"Rendendo un reato il negazionismo, si finirebbe dunque per instillare il leggittimo [sic] dubbio che veramente esso sia una verità, che si teme di sentire e si vuol impedire di divulgare. E poi, diciamoci appunto la verità: su quante altre menzogne bisognerebbe preoccuparsi di legiferare? Non si dovrebbe anche mettere fuori legge l’astrologia, ad esempio? O le teorie del complotto sull’11 settembre? O, perchè no, il cristianesimo stesso? Anche perchè, mentre i dubbi sulla Shoah sono ridicoli, quelli sull’esistenza storica di Gesù Cristo sono serissimi. Perchè mai preoccuparsi di un isolato professore che la dice grossa, a fronte di un esercito di preti che la sparano ancora più grossa?"

Piergiorgio Odifreddi, oggi, a commento della proposta di fare una legge sull'istituzione del reato di negazionismo.

4 anni fa

Quattro anni fa scrivevo questo post. Di tempo ne è passato abbastanza; il mio sito ad esempio non esiste più, così come la newsletter che forse qualcuno ricorda ancora. Sinceramente non pensavo che nel 2010 sarei stato ancora qui a scrivere su queste pagine. Questo che leggete è il post n.3329, e non è solo un freddo numero. E' che in questi tremila e passa articoli c'è tutto quello che mi ha fatto compagnia in questi 4 anni: pensieri, riflessioni, notizie, stati d'animo, castronerie (ebbene sì, ne ho scritte parecchie anche di quelle).

E il fatto che sembrerà forse strano, è che non mi sono ancora stancato. Nonostante negli anni la possibilità di scrivere online si sia parecchio diversificata, con l'arrivo ad esempio di social network tipo Facebook e simili, il blog rimane comunque sempre un punto fermo. Insomma, se pensavate di sbarazzarvi presto di me, avete sbagliato i calcoli. :-)

giovedì 14 ottobre 2010

Quelli del Pdl ne sanno una più del diavolo

Udite udite cosa stanno macchinando quelli del Pdl (ne pensano una più del diavolo). Dunque, voi sapete che il 19 dicembre la Corte Costituzionale si esprimerà sulla legittimità o meno del "legittimo impedimento", la legge ad personam che attualmente consente a Berlusconi di sfangarla dai suoi processi. Come sapete, la Corte Costituzionale delibera a maggioranza.

Il lodo Alfano, ad esempio, come forse ricorderete, fu bocciato perché dei 15 componenti solo (si fa per dire) 6 votarono a favore della sua legittimità. Ecco, dalle parti del Pdl stanno architettando di cambiare la norma che prevede la maggioranza semplice per trasformarla nei due terzi. Questo sia per le leggi che saranno esaminato in futuro, sia - ma guarda un po' - per quelle già in vigore. Non ci vuole molto a capire che se per bocciare una legge occorrono i due terzi invece dalla maggioranza semplice, è molto più improbabile che venga bocciata.

Pensate se applicassero lo stesso ingegno per fare norme utili alla collettività.

Il quartier generale racconta/41



Pare che gli house organ di casa, stamattina, non abbiano preso molto bene le notizie arrivate ieri da Montecarlo.

Tutto, ma proprio tutto quello che c'è da sapere su internet

Comprese le poco rosee prospettive future.

Fibra per l'Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli from Stefano Quintarelli on Vimeo.

Wifi sugli autobus (in Spagna)

Luca De Biase fa notare che mentre da noi ancora si cazzeggia da ben 5 anni col decreto Pisanu (anche se, notizia dell'ultima ora, qualcosa sembra finalmente muoversi), in Spagna è gratuito e libero pure sugli autobus.

Così, per dire...

mercoledì 13 ottobre 2010

Salvataggio dei minatori, la diretta







10 giorni sabbatici

La Rai blocca Annozero per 10 giorni. Ufficialmente si tratta di un provvedimento disciplinare. In realtà i motivi li sappiamo fin troppo bene.

Entrata libera (allo stadio)

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Penso che chiunque abbia visto la partita della nazionale, ieri sera (anzi, la non-partita, visto che alla fine non si è giocato), si sia fatto almeno una domanda: come hanno fatto quei "tifosi" a entrare nello stadio? Attualmente è in corso una diatriba, con tanto di immancabili risvolti politici, tra la Serbia e il Viminale e tra l'opposizione e Maroni - Pd e Idv ne chiedono le dimissioni.

A me, sono sincero, non interessa tanto la questione politica. A me interessa che qualcuno, alla fine, risponda alla domanda qui sopra. Io non sono abituale frequentatore degli stadi, ma so che generalmente i controlli agli ingressi durante le normali partite di campionato sono piuttosto meticolosi (ti controllano il contenuto degli zaini, ad esempio). Questi qua sono entrati con bengala, fumogeni e attrezzi per tagliare la recinzione. Non c'era nessuno all'entrata a controllare?

Maroni potrebbe spiegare qualcosa, oltre a limitarsi a dire che "la Polizia ha sventato una strage". Attendiamo fiduciosi.


Aggiornamento 17,56.

Maroni non si è fatto vivo. In compenso ha dato voce Roberto Massucci, portavoce dell'osservatorio delle manifestazioni sportive, il quale ha detto che i controlli all'entrata sono stati carenti (ma va?). Poi, però, ha aggiunto anche: "cio' e' stato dovuto a diversi fattori, tra cui 'la vera e propria determinazione criminale' dei tifosi violenti che hanno 'letteralmente assalito le forze di Polizia'". Cosa significa questo secondo voi?, che i controlli sono stati superficiali perché i delinquenti erano molto determinati? Spero di avere capito male.

Contro la secolarizzazione (e la perdita del potere) arriva Fisichella

Si danno da fare, in Vaticano. Si danno un gran da fare. Monsignor Rino Fisichella, come riportava la stampa già nei giorni scorsi, ha presentato ieri, infatti, la lettera del Papa che istituisce il Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione. Si tratta, facendo un parallelo con la politica, di una sorta di nuovo dicastero con l'obiettivo di dare un'accelerata vigorosa all'opera di evangelizzazione, anche utilizzando le nuove tecnologie.

I motivi di questa solerzia sono in gran parte noti: la fuga in massa dei fedeli. Non solo dalla religione cattolica, intendiamoci. Ne scriveva proprio ieri Piergiorgio Odifreddi sul suo blog: "A fronte di 2,1 miliardi di cristiani e 1,5 di musulmani, nel mondo ci sono ormai 1,1 miliardi di non credenti: dunque, più dei 900 milioni di induisti, 380 milioni di buddhisti, 300 milioni di animisti, 23 milioni di sikh, 14 milioni di ebrei e 4 milioni di shintoisti. Inoltre, sembra che il numero di atei e agnostici aumenti al ritmo di otto milioni e mezzo l’anno: più nei paesi più avanzati, e meno in quelli islamici".

Insomma, si capisce bene perché il Vaticano ha fretta (e Ahmadinejad pure). E, a mio parere, è bene non farsi incantare troppo dagli allarmi sui rischi a cui andrebbe incontro una società che si allontana da Dio o dalla religione (qualunque essa sia). L'unico rischio di cui si preoccupano infatti i movimenti religiosi e i loro leader, è solo ed esclusivamente la perdita del potere (compreso quello economico).

martedì 12 ottobre 2010

Dal fronte leghista

Due allegre notizie dal fronte della Lega. Ad Adro, dopo la decisione presa dal consiglio d'Istituto, sono stati rimossi alcuni dei simboli leghisti presenti nella famosa scuola. Anche l'intitolazione del plesso è cambiata: da Gianfranco Miglio ai patrioti risorgimentali Enrico e Emilio Dandolo. Pare che il sindaco si sia incazzato non poco.

A Belluno, invece, dove è di stanza la brigata Julia, di cui facevano parte i quattro Alpini morti in Afghanistan, tre consiglieri leghisti fanno storie per esporre il tricolore in occasione del lutto cittadino indetto dal comune. Storie di ordinaria, e inutile, demenzialità leghista.

Sulla Costituzione

‎"La Costituzione non è un dogma", ha blaterato oggi il premier alla commemorazione di Cossiga. Già, peccato però che lui su quella Costituzione abbia giurato e promesso fedeltà.

"La Carta si può cambiare", ha poi delirato. Certo che si può cambiare, anche se da come è messo lui attualmente con la sua maggioranza la vedo un po' dura.

Follia collettiva, ci spostiamo a Roma


Ieri il tassista a Milano, oggi l'infermiera a Roma. Domani?

I tranquilli pestaggi nei tranquilli sobborghi delle nostre città

Mi pare che siano interessanti (si fa per dire) gli sviluppi della vicenda che ha visto coinvolto, ieri, il tassista a Milano. In un primo momento, infatti, sembrava che l'aggressione nei suoi confronti fosse opera del padrone del cane che il tassista stesso ha inavvertitamente investito. Già l'episodio in sé, se anche si fosse fermato a questo, mi pare avrebbe avuto ben poche giustificazioni. Oggi, in più, si scopre, almeno stando agli sviluppi dell'inchiesta, che l'aggressore non avrebbe agito da solo, ma il pestaggio sarebbe stato opera di più persone intervenute a dare "manforte" all'amico.

Scrive il Corriere:

Delle decine di persone che hanno assistito al pestaggio, solo quattro o cinque sono i testimoni che hanno accettato di ricostruire i fatti davanti agli inquirenti; a uno di loro è stata bruciata l’auto, ad altri sono state rivolte minacce, di persona, per telefono, al citofono di casa. E per aver scattato alcune foto all'auto incendiata il fotoreporter Maurizio Maule dell'agenzia Fotogramma è stato a sua volta aggredito lunedì pomeriggio. E’ successo in via Luca Ghini alle 15. Secondo il racconto del fotografo, uno sconosciuto l’ha colpito con il manico di una scopa, facendogli cadere l'aparecchio fotografico, mentre stava scattando alcune immagini della vettura bruciata. La vittima ha riportato una sospetta frattura al setto nasale ed è stata soccorsa dal personale del 118. Ci sono stati altri momenti di tensione nel corso della giornata: due ragazzi di 21 e 24 anni sono stati indagati a piede libero con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale dopo aver minacciato gli agenti delle Volanti intervenuti dopo l'aggressione al fotografo. I due giovani sono stati avvicinati dagli agenti per un controllo e invitati a salire sulla volante, ma hanno minacciato i poliziotti rifiutandosi di seguirli. Sono stati accompagnati in questura e identificati.

Omertà allo stato puro, insomma. E questa volta non si possono neppure incolpare gli stranieri o i clandestini, visto che si tratta di appartenenti alla tranquilla e brava gioventù di un tranquillo sobborgo milanese. Infatti quelli della Lega non hanno strillato e inveito, come sono soliti fare, contro i criminali clandestini, ma si sono limitati ad auspicare che ai tassisti vengano forniti strumenti di difesa (per difendersi dai tranquilli mascalzoni milanesi).

Nel frattempo, il povero e incolpevole tassista continua a ballare tra la vita e la morte. Con il suo aguzzino che agli investigatori che l'hanno interrogato ha dichiarato: "Mi ha fatto venire i nervi e allora l'ho picchiato". Mi pare un'ottima giustificazione.