sabato 31 maggio 2008

Laggiù qualcuno mi odia...

Da questo post del blog "La Mattanza del Compagno" (errori di grammatica e punteggiatura a casaccio compresi):

E' pieno internet di blog di gente un po' fuori dal normale, personaggi che nel più puro stile marxista leninista censurano (eh... la voglia non gli passa mai) omeopati, amici i Travaglio, antiberlusconiani, sostenitori di linux, detrattori della piadina pomodoro e mozzarella, chi più ne ha più ne metta...
Se guardate qui a destra c'è una nuova sezione, "Siti Non consigliati".
Date un'occhiata, nel primo che ho aggiunto, se cercate bene c'è anche il numero di cellulare dell'autore, potete tempestarlo di SMS se vi pare. Ma che gente.



Ora, per carità, non ho mai messo in conto a priori di essere simpatico a tutti, ma - sono sincero - è la prima volta (almeno credo) che mi capita di essere inserito in una lista (lista, insomma) di blog sconsigliati. A differenza però di ciò che molti potrebbero pensare la cosa mi fa piacere.

Anche perché se i post (post?) inseriti nel blog in questione sono tutti più o meno di questo tenore...

Ribadisco, se non vogliono il nostro aiuto, perché insistere? Tra l'altro, non penso che la Birmania ricambierà mai in caso di tragedia italiana. Di conseguenza che senso ha dare... gratis? Abbiamo già i cazzi nostri ai quali pensare. Ne sono appena spariti 60.000 un altro po' di terremoti/tragedie ed il problema si risolverà da se, lasciamoli estinguere. Survival of the fittest!

...se l'amministratore mi avesse messo fra i consigliati mi sarei sentito offeso.

p.s.
ovviamente sto ancora cancellando la "tempesta" di sms arrivati al mio cellulare... :-)

venerdì 30 maggio 2008

Chiude Radio Rock Fm, non porta soldi

La notizia della chiusura di una radio privata in fondo potrebbe anche non apparire interessante, specie se si tratta di una piccola emittente che copre solo alcune zone del nord e centro Italia. Ma è quello che c'è dietro che la dice lunga su parecchie cose.

L'emittente in questione è questa, e domani, 31 maggio, sarà l'ultimo giorno di programmazione. Poi il silenzio. Radio Rock Fm è un'emittente radiofonica che, come dice chiaramente anche il nome, trasmette esclusivamente musica rock, in tutte le sue sfaccettature: hard rock, rock'n'roll, indie rock, punk, progressive e compagnia bella. E' nata 18 anni fa a Milano e ha sempre trasmesso a un folto gruppo di appassionati questo genere di musica. Improvvisamente la chiusura, decisa dai vertici (la società che la gestisce è a maggioranza del gruppo Mondadori) e giustificata con gli alti costi di banda e frequenza per poter continuare a trasmettere.

La peculiarità di questa emittente, oltre al fatto di trasmettere rock 24 ore su 24, è sempre stata quella di non essere allineata al trend imperante nel campo della programmazione musicale radiofonica: non seguiva cioè le mode e non era asservita in nessun modo alle major discografiche. Trasmetteva musica semplicemente per il piacere (condiviso giornalmente da circa 170.000 appassionati) di trasmettere liberamente, semplicemente seguendo il gusto del momento di chi si alternava alla consolle. Una delle pochissime radio - forse l'unica - dalla quale era ancora possibile ascoltare i Led Zeppelin, i Deep Purple, i Pink Floyd.

Una radio, però, con un terribile difetto: non generava introiti. Imperdonabile per un'emittente radiofonica che non vuole abbassarsi a essere un supermarket. Perché le radio, oggi, sono semplicemente questo: dei supermarket musicali in cui dettano legge le case discografiche, che dicono quali pezzi devono essere passati, per quante volte e per quanto tempo. Esattamente come la pubblicità dei pannolini o dei detersivi in tv. La musica ridotta a marketing. Provate ad ascoltare un'emittente musicale per un certo numero di ore: vi accorgerete che certi pezzi (spesso vomitevoli) vengono programmati con una certa frequenza più di altri. E' la pubblicità, sotto forma di major musicali che appunto decidono a tavolino quale pezzo deve essere trasmesso o quale deve diventare il tormentone della prossima estate, con conseguente asfissiante martellamento e in barba a qualsiasi approccio meritocratico. Radio Rock Fm era esattamente l'opposto di tutto ciò.

Alcune parole di Edo Rossi, deejay di punta dell'emittente (fonte):
La situazione di Rock FM è complessa e rasenta il paradosso: vagando qui e là nel web, vengo a sapere che appartiene ad una società greca, partecipata in maniera considerevole dalla Mondadori. Il colosso editoriale italiano è proprietario della società Monradio: fatti un po’ di conti e con un occhio all’esiguo territorio coperto, i capoccia devono essersi resi conto che Rock FM, pur essendo una realtà mediatica consolidata da quasi vent’anni, non soddisfa specifici parametri di produttività. Detto fatto, la radio verrà smantellata, a prescindere dal seguito consistente di ascoltatori e dall’interesse che la sua presenza nel panorama radiofonico italiano suscita in molti artisti, anche stranieri.
Questi i fatti. La considerazione principale e più triste che mi viene in mente è che oggi comanda il denaro: qualsiasi cosa non contempli un adeguato ritorno economico non vale niente. Le cose fatte per passione sono morte, non hanno più ragione di esistere. Tutto è fatto in ragione di una contropartita economica. Diversamente non si viene compresi. Bill Gates non concepisce i programmatori open source perché sostiene che senza un adeguato ritorno economico non è possibile scrivere software di buon livello (infatti si è visto) e una radio viene chiusa perché non soddisfa certi parametri di produttività: tutto coincide e rientra nella logica oggi imperante.

Logica che non è appannaggio di chissà chi, ma che è entrata prepotentemente anche nel quotidiano. Volete sapere quale è la prima cosa che mi viene chiesta quando dico a qualcuno che gestisco un blog? Se si guadagna! Non rientra tra le possibilità contemplate dal mio interlocutore il fatto che io perda tempo dietro a un blog senza averne un ritorno economico.

Diciotto anni di passione e musica non si cancellano in un batter d'occhio. Ecco il motivo per cui gli ascoltatori più fedeli e appassionati hanno creato a proprie spese un sito internet per continuare a tenersi in contatto. Con la sicurezza che questo, anche se non produce "reddito", non verrà chiuso da nessuno.

giovedì 29 maggio 2008

La questione Rete4 spiegata ai semplici

Come probabilmente molti avranno avuto modo di leggere, ieri è stato stralciato, dopo accese discussioni alla Camera, l'emendamento chiamato "salva-Rete4". In pratica, tutto il terzo comma del testo di legge (quello che avrebbe consentito a Rete4 di prolungare ulteriormente il già infinito regime di "provvisorietà di trasmissione" su frequenze non sue) è stato tolto e verrà ripresentato senza le parti - definite dall'opposizione - più "scandalose".

Come probabilmente i miei lettori di più vecchia data avranno notato, ho scritto più volte in questo blog della questione, perché, a parte il fatto in sé, mi pare che sia il caso per antonomasia che meglio descrive la differenza tra l'informazione via internet e quella via televisione. Vi faccio un piccolo esempio.

Ieri, sulla versione online del Corriere, è stato pubblicato qualche commento di Emilio Fede sugli sviluppi della vicenda. Eccone un piccolissimo ma significativo estratto:
"Che il centrosinistra voglia favorire Europa7 a scapito di Rete 4 non ci sono dubbi. E anzi ci sono motivi che non dico ma tutti sanno."
In queste due semplici righe, apparentemente innocue, è concentrata tutta la differenza di cui parlavo più sopra. Perché?


Questo sondaggio, pubblicato sempre dal Corriere online (ho catturato la schermata ieri pomeriggio verso le 18), pur non avendo ovviamente valore statistico, dice chiaramente che la stragrande maggioranza dei lettori online prende le distanze dal provvedimento, o comunque non lo trova condivisibile.

Ora, secondo voi, se la stessa domanda fosse stata posta a persone che in casa non hanno un pc, e che quindi l'informazione se la sorbiscono solo dalla tv, il risultato sarebbe stato lo stesso? Io penso di no, perché ciò che ha detto Emilio Fede rispecchia esattamente il pensiero di chi si informa esclusivamente tramite il mezzo televisivo (con la differenza, ovviamente, che Fede sa esattamente come stanno i termini della questione). La classica casalinga di Voghera, per intenderci.

E non lo dico per ipotesi. Mi è capitato di parlare dell'argomento (abbiate pazienza, sono uno che chiacchiera molto) con persone che (a) o non erano addirittura a conoscenza per niente dell'intera questione, o (b) pensavano, come va dicendo da anni certa informazione di partito, che fossero effettivamente quei cattivoni di sinistra a voler mandare Fede sul satellite per motivi facilmente immaginabili.

Nessuno sapeva niente di Europa7, di Francesco Di Stefano, di bandi di assegnazione delle frequenze televisive, di legge Gasparri, di sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Per il semplice motivo che in televisione si tratta di un argomento tabù: o ti informi in rete oppure non lo sai.

mercoledì 28 maggio 2008

La rivolta dei rivoltanti

Ogni tanto fa piacere leggere qualche bella notizia, anche se sarebbe stato ancora più bello se avesse riguardato l'Italia piuttosto che l'Inghilterra. Speriamo in un prossimo futuro.

In pratica, in ossequio a una recente direttiva dell'Unione Europea, da lunedì prossimo in Inghilterra maghi, astrologi, cartomanti, veggenti, medium, chiromanti e ciarlatani vari dovranno per legge avvisare i propri "clienti" che ciò che divinano è probabilmente falso. O, meglio, potrebbe non rispondere a verità non essendo stato provato sperimentalmente. Questo, naturalmente, ha provocato la rivolta della categoria, poco disposta a rischiare in questo modo di perdere i lauti guadagni derivanti dal fiorente business.

Già me li immagino gli sguardi sorpresi e increduli di tutti quelli che vanno regolarmente a chiedere se troveranno lavoro, se hanno le corna, se hanno qualche possibilità di trovare l'anima gemella, se si manterranno in salute, domandarsi se finora siano stati sempre presi in giro.

Sì, signori, siete sempre stati presi in giro (e, se permettete, un po' ve lo siete meritato), e non lo dico io.

Mi scuso per il tono sarcastico e un po' strafottente, ma quando parlo di queste cose è più forte di me. Non trovo concepibile che nel terzo millennio ci sia ancora chi è disposto a spendere soldi per farsi predire il futuro da un cartomante.

martedì 27 maggio 2008

Addizionali irpef e abolizione dell'ICI, la "ricetta" di Palermo

Qualche tempo fa ho scritto un post in cui facevo delle considerazioni su alcune dichiarazioni scaturite da un incontro tra Tremonti, ministro dell'economia dell'attuale esecutivo, e alcuni rappresentati di enti locali, e riportate dal Sole24Ore (qui).

In sostanza, da questo mini vertice era nata l'idea di compensare parzialmente le minori entrate causate dall'abolizione dell'ICI con un aumento della compartecipazione Irpef.

Detto fatto. La giunta comunale di Palermo sembra aver preso la palla al balzo. Ho infatti trovato casualmente su Repubblica questo interessante articolo. Ve ne riporto uno stralcio:
IL RADDOPPIO dell'addizionale Irpef, che il Consiglio comunale voterà martedì prossimo, svuoterà ancora una volta le tasche dei cittadini: una famiglia media, con marito e moglie che lavorano entrambi e guadagnano 30 mila euro l'uno all'anno, con l'aumento dell'aliquota dallo 0,4 allo 0,8 per cento, pagherà di addizionale comunale 480 euro all'anno contro i 240 che ha finora pagato. Dopo la stangata Tarsu, adesso i palermitani dovranno fare i conti con un nuovo aumento delle imposte che colpisce soprattutto chi paga le tasse direttamente alla fonte, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.
Se non ho capito male, quindi, da una parte hanno tolto l'ICI e dall'altra hanno raddoppiato l'addizionale Irpef destinata ai comuni. La notizia è stata ripresa anche da siciliainformazioni.com.

La decisione, come era facile immaginare, ha scatenato parecchio bailamme, e molte delle critiche sono arrivate da esponenti della stessa maggioranza di centrodestra della giunta comunale, tanto che non è sicuro che gli stessi daranno il loro appoggio martedì prossimo in sede di voto.

Qualcuno - quando in campagna elettorale veniva strombazzata l'abolizione dell'ICI - aveva paventato il rischio che accadesse qualcosa del genere, che cioè il governo togliesse l'ICI e i comuni aumentassero le tasse. Mi pare che qualcosa in questo senso cominci a muoversi.

lunedì 26 maggio 2008

Ritorno al nucleare?

La strada pare segnata: si torna a pensare al nucleare. L'annuncio in pompa magna è stato fatto da Claudio Scajola, attuale ministro dello sviluppo economico, all'assemblea di confindustria di giovedì scorso. Scajola, senza mezzi termini, ha affermato che "l’obiettivo della crescita non può essere conseguito senza affrontare con estrema risolutezza e senso di responsabilità la questione, anche alla luce della particolare vulnerabilità dell’Italia" (fonte). Ovazione, naturalmente, e applausi a scena aperta da parte degli astanti.

A partire da quel giorno, ecco che il nucleare sembra diventato improvvisamente il famoso uovo di Colombo: tutti ne parlano, tutti ne decantano le lodi e i media sembrano fare a gara a chi dedica alla questione l'articolo-zerbino più riuscito. Il Giornale, di proprietà del fratello dell'attuale presidente del consiglio, dedica tutti i giorni almeno un maxi articolo alla questione, spingendosi (ieri) a dire addirittura che si tratta della famosa occasione da non perdere.

Ecco alcune entusiaste dichiarazioni in merito pubblicate dai giornali in questi giorni:
  • "Famiglie e imprese potranno concretamente risparmiare dal 20 al 30% sulla bolletta elettrica" (Fulvio Conti, amministratore delegato Enel, su Quotidiano Nazionale)

  • "E' tempo di tornare a investire nell'energia nucleare, settore dal quale ci hanno escluso piu' di vent'anni fa decisioni emotive e poco mediatiche" (Emma Marcegaglia, neo presidente di Confindustria, su Rainews24)

  • "Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente" (Claudio Scajola su Stampa.it, già linkato sopra)
Ora, intendiamoci, io non sono pregiudizialmente pro o contro qualsiasi cosa, specialmente in campi nei quali non ho competenza. E allora cerco di farmi un'idea documentandomi (internet serve per questo, mica solo per scaricare suonerie per il cellulare). Lasciando perdere i facili entusiasmi di Scajola (che probabilmente di nucleare ne sa quanto me) vediamo un po' di analizzare qualche aspetto della questione.

I punti interrogativi controversi che ruotano attorno al nucleare più o meno li conosciamo tutti, e sono principalmente la sicurezza degli impianti e lo smaltimento delle scorie. Scajola, nel suo intervento, fa genericamente riferimento al nucleare di terza generazione (?) seppur nella sua forma più evoluta. Ma cosa si intende con nucleare di terza o di quarta generazione?

In genere con questa definizione si intendono alcune caratteristiche tecniche e di sicurezza del reattore nucleare stesso. Riguardo a quelli di terza generazione indicati da Scajola, sul sito dell'Enel tra le altre cose si legge:

Nella III generazione di reattori si introduce una notevole semplificazione impiantistica riducendo il numero dei circuiti e componenti e conseguentemente abbassando la probabilità di guasti. Inoltre viene introdotto un sistema addizionale di spegnimento del reattore completamente passivo: l'ATSS (Additional Temperature-actuated Scram System) in virtù del quale ogni qual volta la temperatura del nocciolo dovesse superare un determinato valore, solamente in base alla dilatazione termica di particolari sensori verrebbe attuato il sistema di leve che sgancia e inserisce per caduta le barre di controllo nel nocciolo, senza bisogno di apporto di energia o di un operatore esterno. (fonte)

Parole rassicuranti, che dovrebbero indurre ad abbandonare vecchi timori e ancestrali paure, soprattutto in riferimento a noti incidenti accaduti in passato. Secondo la wikipedia, gli unici inconvenienti nell'adottare questi tipi di reattori sarebbero da ricercare negli altissimi costi di costruzione, dovuti appunto all'adozione di maggiori e più sofisticate tecniche di sicurezza. In fase di progetto ci sono anche i reattori nucleari di quarta generazione, ancora in fase embrionale e dei quali si parlerà non prima del 2030.

A mio parere, comunque, quello della sicurezza è un falso problema in quanto noi siamo già attorniati da centrali nucleari (Francia, Germania, ecc...). Ed è facile immaginare che saremmo subito coinvolti da un eventuale incidente che dovesse malauguratamente capitare in uno di questi impianti (perfino il disastro di Chernobyl ebbe ripercussioni nel nostro paese). Se a tutto questo aggiungiamo che recentemente un incidente analogo, seppur meno grave, è accaduto in Spagna in una centrale di ultima generazione, e alla luce di quanto sta avvenendo adesso nel sito di stoccaggio di Yucca Mountain, Nevada, qualche sospetto sui rischi a cui si va incontro forse viene.

Insomma, tutti decantano i vantaggi del nucleare ma non ho ancora sentito nessuno parlare di come verranno ad esempio smaltite le scorie. Non è un problema di poco conto. Le scorie radioattive di alto livello, quelle più pericolose, richiedono, se non trattate, anche 2.000.000 di anni per raggiungere un livello di radioattività non pericoloso (altri dati più precisi li trovate qui). In tutti gli articoli che ho letto non ho trovato nessuna dichiarazione di Scajola che indichi né dove intende aprire queste centrali, né come intende disfarsi di tali scorie. Dice solo genericamente che la prima pietra sarà posata entro 5 anni. Ho come la sensazione che non sappia con precisione cosa stia dicendo, ma ovviamente è un'impressione mia. Concedetemelo.

Su Repubblica, inoltre, che riprende l'articolo de La Stampa, afferma:

Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente

Sulla sicurezza qualcosa abbiamo già visto. Per quanto riguarda la produzione di energia su larga scala tramite le centrali atomiche, sarebbe interessante far notare al ministro che a parte la Francia (caso unico al mondo), che copre ben il 78% del suo fabbisogno di energia tramite le centrali atomiche, nell'Europa dell'Est si scende già al 40/50%, per arrivare al 20% degli Stati Uniti e al 16% a livello mondiale (fonte). Per arrivare alla famosa "produzione su larga scala" (?) auspicata da Scajola quante centrali occorrerebbe costruire in Italia?

Ma tutte queste sono semplici considerazioni mie basate sui documenti e i link che ho disseminato nel post. Per chiudere vi lascio due contributi molto più autorevoli da parte di due personaggi che in questo campo non devono probabilmente prendere lezioni da nessuno: Carlo Rubbia e Stefano Montanari.

Ecco qui sotto un breve stralcio di un'intervista rilasciata a marzo, a Repubblica, dal celebre premio Nobel per la fisica:

Repubblica
: "Eppure, dagli Stati Uniti all' Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c' è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?"

Rubbia: "Sa quando è stato costruito l' ultimo reattore in America? Nel 1979, trent' anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l' arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l' uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie"

Repubblica: "Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?"

Rubbia: "Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo"

Repubblica: "In che cosa consiste?"

Rubbia: "Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile"

Repubblica: "Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?"

Rubbia: "E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia"

Repubblica: "Ora c' è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s' è detta favorevole"

Rubbia: "Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell' umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l' anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso"

(Repubblica, 30/03/2008, versione integrale qui)

E infine un contributo video. Un'intervista di Daniele Martinelli allo scienziato Stefano Montanari. Ecco il video:




Alla luce di tutto ciò, vediamo quindi di fare un breve sunto della situazione. Scajola, come abbiamo visto, ha affermato di voler dare il via entro massimo il prossimo quinquennio alla costruzione di centrali nucleari di nuova generazione. E' una balla, perché, come abbiamo già visto, quelle che ha in mente lui sono quelle di terza generazione già in uso addirittura dal 1996. Quelle di quarta generazione sono attualmente solo sulla carta a livello di studio teorico, e saranno disponibili e utilizzabili, se tutto va bene, solo dopo il 2030.

In più, a parte l'affermazione iniziale che sa molto di spot, Scajola non chiarisce nient'altro, in particolare i due interrogativi più pregnanti quando si parla di nucleare: dove costruire le centrali e come e dove smaltire le scorie radioattive. Capisco che si tratta di una sorta di anticipazione, ma qualche dettaglio in più non avrebbe guastato. Ho spulciato un po' tutti gli articoli che ho trovato sulle affermazioni del ministro, ma non ho trovato niente di dettagliato.

Come ho detto all'inizio, non avendo completamente ben chiari neppure io i termini della vicenda, ho messo nel post i documenti e i link che mi sembravano più significativi. Naturalmente il mio articolo non ha nessuna pretesa di completezza o esaustività, vista la complessità e le molte sfaccettature dell'argomento.

Alla luce di quanto ho trovato, mi pare comunque di poter dire che la questione del ricorso al nucleare non sia tutta rose e fiori come ultimamente i media e qualche ministro facilone sembra vogliano farci credere.

domenica 25 maggio 2008

La cura

Uno dei primi cantautori che ho apprezzato e che ho cominciato ad ascoltare fin da piccolo è stato Franco Battiato (foto). Quando l'ho scoperto avevo dieci anni, l'età in cui oggi buona parte dei ragazzini (comprese le mie figlie) ascoltano Zac Efron. Vabbè...

La scoperta della musica del noto cantautore siciliano è avvenuta in modo piuttosto curioso. Veniva a trovarci spesso, a casa, mio zio Mauro, appassionato pure lui di Battiato. Aveva all'epoca (siamo nel 79/80) una due cavalli verde (tipo questa) con dentro l'autoradio, e ogni volta che veniva da noi io entravo di soppiatto nella sua macchina per ascoltare le musicassette dell'autoradio.

Un giorno ci trovai per caso La voce de padrone e ne rimasi folgorato. Da lì in poi cominciai a mettere in croce i miei genitori affinché mi comprassero ogni album che usciva del cantautore. La cosa tra l'altro suscitò all'epoca qualche perplessità, in quanto appariva un po' strano che a un ragazzino di 10 anni piacesse un tipo di musica giudicata da molti più adatta a persone più "mature". Vabbè, in musica è come nel calcio quando gioca la nazionale: ognuno deve dire la sua e si è tutti allenatori.

Artista poliedrico (è anche regista, scrittore, pittore) ed eclettico, Battiato, si è cimentato con successo e originalità praticamente con tutti i generi musicali: dalla musica sperimentale al progressive rock, dalla classica alla leggera passando anche per l'opera lirica e la musica elettronica.

Vi lascio alla versione live di una delle sue più belle canzoni: La cura, inserita nell'album L'imboscata del 1996 e giudicata da molti critici una delle più belle, intense e originali canzoni d'amore degli ultimi decenni.

Buona domenica.

sabato 24 maggio 2008

Cogne, la telenovela è finita

E' la prima volta che scrivo qualcosa sulla vicenda dell'omicidio del piccolo Samuele, almeno se la memoria non mi inganna. Il motivo è molto semplice: non sono mai riuscito, in tutti questi anni in cui la vicenda ha tenuto banco, a farmi un'idea precisa. E poi c'era già Bruno Vespa coi suoi plastici a Porta a Porta che ne parlava a sufficienza (e che probabilmente ne parlerà ancora).

A dire la verità non è che abbia seguito minuziosamente il susseguirsi degli eventi, ma mi sono solo limitato a leggere un po' qua e là ciò che riportava la stampa durante le varie tappe in cui si è snodata la vicenda. Ma perché non sono riuscito a farmi un'idea e quindi a non allinearmi né agli innocentisti né ai colpevolisti?

Probabilmente tutto ciò è dovuto al fatto che la stessa protagonista si è rivelata nel corso del tempo un personaggio estremamente ambiguo, indecifrabile quasi. Da una parte la Franzoni fredda, cinica, poco dispensatrice di lacrime tranne che in tv. E poi quel suo incolpare tutti a destra e a manca, indistintamente, compreso lo sconosciuto di passaggio, veicolando ogni volta gli inquirenti su strade che regolarmente non portavano da nessuna parte. E poi la girandola di avvocati, i giornali, i media, un processo celebrato più in televisione che in tribunale.

Dall'altra una Franzoni che continua ostinatamente a proclamarsi innocente, accusando la procura di Torino di non aver mai veramente fatto niente per cercare il vero colpevole. Una Franzoni affettuosa coi figli, animatrice in parrocchia, babysitter, e dall'altro ieri, per la legge, assassina di suo figlio.

Quel figlio che nonostante sia stato la vera ed unica vittima, è stato anche l'unico del quale non si è mai parlato.

venerdì 23 maggio 2008

Simple Mail Firefox

Simple Mail Firefox è un'altra delle infinite estensioni di Firefox. Questo piccolo plug-in consente di gestire la posta elettronica senza utilizzare alcun programma dedicato.

Se lo volete provare, il download dell'estensione lo potete effettuare da qui cliccando su "Add to Firefox":


Terminata l'installazione e riavviato il browser, noterete il simbolo di una piccola lettera con a fianco un numerino (indica l'eventuale presenza di messaggi ricevuti) nella barra inferiore di Firefox: cliccandoci sopra si aprirà una nuova scheda tramite la quale leggere i messaggi arrivati e gestire tutta la posta elettronica, esattamente come se si trattasse di uno dei tanti programmi dedicati:


A questo punto è sufficiente cliccare sulla piccola icona a forma di ingranaggio, situata nella parte alta del menù, per impostare i parametri pop3 (posta in arrivo) e SMTP (posta in uscita) forniti dal proprio provider di posta elettronica, ed ecco la nostra estensione perfettamente operativa.

Il nuovo esecutivo è a pieno regime (e si vede)

Non si può certo dire che il nuovo esecutivo abbia perso tempo. Terminati i brevi festeggiamenti di rito e sbrigate con relativa celerità le pratiche di insediamento, ecco infatti, nello stretto volgere di pochi giorni, l'elenco delle nuove misure varate, che, come largamente strombazzato in campagna elettorale, riguardano taglio dell'ICI, giro di vite su clandestini e sicurezza, detassazione degli straordinari e militarizzazione delle discariche in Campania. Queste, almeno, sono quelle a cui viene dato più risalto da stampa e tiggì.

Per ora mi astengo dal giudicare la bontà o meno di questi provvedimenti: su alcuni esporrò qualche mia riflessione nei prossimi post. Quello su cui vorrei invece dire subito due parole riguarda un paio di piccole norme, fatte di poche righe e messe qua e là - quasi a non voler dare nell'occhio - all'interno dei corposi provvedimenti.

Una di queste norme, inserita nel pacchetto sicurezza, prevede la possibilità, per chi è imputato per reati commessi prima del 31/12/2001, di chiedere una sorta di sospensione del procedimento in modo da poter valutare la fattibilità o meno di un eventuale ricorso al patteggiamento. Come si sono giustamente chiesti in molti, rimane da chiarire il senso di una norma di questo genere all'interno di un pacchetto di provvedimenti tesi a contrastare il dilagare della criminalità e a rispondere alla crescente domanda di sicurezza della popolazione. Perplessità palesate anche in merito all'urgenza di inserire la suddetta misura all'interno di un decreto legge.

Poi, però, leggendo a fondo l'articolo si scopre che lo stesso Presidente del Consiglio attualmente in carica potrebbe beneficiare di tale provvedimento, in quanto attualmente sotto processo per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per questo rinviato a giudizio nel 2006 dalla procura di Milano. In pratica, quindi, se il cavaliere avesse voluto, avrebbe potuto interrompere il procedimento giudiziario a suo carico... per fare cosa? Niente, perché la norma in questione è stata infine eliminata dal decreto in seguito alle proteste dell'Italia dei Valori, come si legge sul blog dello stesso Di Pietro.

La seconda norma su cui vorrei dirottare la vostra attenzione, riguarda l'ormai arcinota (anche se non per tutti) questione rete4, sulla quale scrissi a suo tempo un lungo e dettagliato articolo. Come sapete, a gennaio di quest'anno la Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia, mettendola in mora, in merito alla nota questione dell'assegnazione delle frequenze televisive. Sentenza che segue quella già pronunciata dalla Corte Costituzionale nel 2002 e che insieme a questa riconosce il diritto di Europa7, dell'imprenditore Francesco Di Stefano, a trasmettere utilizzando le frequenze attualmente utilizzate da rete4, in quanto autorizzata dalle stesse autorità competenti italiane dopo aver vinto un regolare bando di concorso di assegnazione.

Il resto è storia nota. Proroghe, provvedimenti specifici, legge Gasparri, regimi transitori diventati permanenti in barba a qualsiasi sentenza, hanno consentito a rete4 di continuare a trasmettere come se niente fosse. Ma la scadenza imposta dall'ultima sentenza della Corte di Giustizia Europea rimane comunque esecutiva, e il rischio - ovviamente se qualcuno non corre ai ripari - che l'Italia si ritrovi a pagare una multa giornaliera di tutto rispetto, con effetto retroattivo dal 1 gennaio 2006, è dietro l'angolo. Ovviamente il qualcuno che corre ai ripari è già operativo, ed agisce sotto le spoglie di un emendamento messo in campo martedì scorso sul quale maggioranza e opposizione si stanno naturalmente accapigliando.

Il nuovo governo è al lavoro.

giovedì 22 maggio 2008

Trombati (e pensionati) d'oro: niente di nuovo sotto il sole

Per carità, non illudetevi che articoli come questo aggiungano o tolgano qualcosa a ciò che la gente sa già. Si tratta solo di piccoli dettagli in più che si aggiungono e che contribuiscono a rendere sempre più chiaro un quadro di per sé già noto e desolante: quello degli assurdi e ingiustificati privilegi di chi ci amministra. Non so più neanche se valga la pena continuare a segnalare articoli come questo. Magari qualcuno di voi si stanca e non mi legge più. Come darvi torto? In fondo perché farsi male? Non è meglio non sapere?

Il mio tfr, ad esempio (frutto di vent'anni di levatacce alle 3 di notte), da più di un annetto è sballottato qua e là a piacimento di lorsignori, al punto che allo stato attuale non so più neanche da chi lo prenderò e se lo prenderò. Per loro invece è sicuro: cascasse il mondo a loro glielo danno, e oltre a non essere minimamente in discussione è pure responsabile della bancarotta del fondo liquidazioni del Senato, tanto è magro.

Per quanto riguarda la sanità - argomento di cui si parla nell'articolo - io ho sostanziose trattenute in busta paga: in teoria quindi sarei io che dovrei avere le prestazioni sanitarie gratuite (visto che le pago già alla fonte), e invece no, ce le hanno loro in aggiunta agli stipendi faraonici che già incamerano. E vabbè.

Ultimo pensiero sul tfr: il mio è incerto e quello di Mastella è sicuro: provate voi a farvene una ragione.

mercoledì 21 maggio 2008

Quanto è pericoloso il p2p?

Sulla vicenda accaduta allo sfortunato operaio 22enne di Torino si è parlato e si continua a parlare con una certa insistenza. In forum e newsgroup in rete, com'è naturale, ma anche nelle normali chiacchiere fuori dall'ambiente "virtuale". E capita spesso anche a me, ad esempio, di sentirmi chiedere da parte di conoscenti e amici - che sanno che mi interesso un po' di queste tematiche -, quali siano le ultime novità, se sia ancora reato scaricare film da BitTorrent o eMule, ecc...

L'approccio con cui ci si accosta a queste argomentazioni, ho notato, è però quasi sempre leggero, giocoso quasi. Atteggiamento probabilmente figlio della radicata convinzione che in rete si possa fare quello che si vuole, che tanto nessuno avrà niente da ridire o contestare. E che soprattutto, per usare un'espressione più terra terra ma che rende bene l'idea, che nessuno "mi beccherà mai". Episodi come quello di Torino - che tra l'altro non è il primo e non sarà certo l'ultimo - sono però indicatori abbastanza eloquenti che le cose non stanno forse esattamente così.

Ecco il motivo per cui mi ha fatto piacere leggere su Punto Informatico di ieri questo pregevole articolo di Gilberto Mondi. Perché appunto analizza il problema dal lato delle normative che regolano un po' l'amata/odiata tecnologia p2p, e propone soluzioni meno drastiche e più realistiche per cercare di contrastare l'odioso fenomeno della pedopornografia via p2p, senza mettere inutilmente alla gogna chi inconsapevolmente è caduto nell'infernale ingranaggio.

Penso che sia capitata a molti la poco simpatica esperienza di scoprire che il Biancaneve che si stava scaricando per i figli in realtà con Walt Disney aveva ben poco a che fare. Sono quelli che in gergo vengono chiamati fake, cioè files che vengono rinominati o modificati (anche a livello di tag) in modo da essere spacciati per altri. Nella maggioranza dei casi queste operazioni hanno prevalentemente una componente goliardica, scherzosa, oppure di opportunità. Condividere con eMule un file rinominato in un certo modo permette ad esempio di poter usufruire di un maggiore credito e scavalcare con più facilità le code per il download.

Scaricare files di questo tipo è quindi un imprevisto piuttosto comune, anche se esistono diversi modi per capire la qualità e l'attendibilità di ciò che si scarica. Un conto è però ritrovarsi un film di Woody Allen al posto di Biancaneve e un conto è trovarsi materiale che a livello di conseguenze legali può essere molto più scottante, com'è capitato appunto all'operaio torinese. Trovarsi in casa alle 6 di mattina la Polizia che ti sequestra il pc e ti notifica di essere indagato per aver scaricato e condiviso materiale pedopornografico, è un'esperianza che a livello psicologico, ma non solo, può avere conseguenze di non poco conto.

E qui veniamo a quanto scrive Gilberto Mondi su Punto Informatico, il quale sostanzialmente si chiede:
...il pericolo del download di un file fasullo, di un fake che contiene contenuti indesiderati e indesiderabili, non può essere costituito dal fatto che alle 6 del mattino bussino alla porta gli agenti della Polizia Postale. Il pericolo sta invece nella normativa, che rende possibile un'azione di quel tipo perché un utente P2P ha scaricato un pedofile pensando che fosse altro. Una normativa cieca, incapace di ogni flessibilità, che trasforma un 22enne in una persona accusata di aver contribuito ad abusi su minori, un'accusa soverchiante e con ogni probabilità nel caso specifico, e chissà in quanti altri, del tutto gratuita, fasulla come il file scaricato. L'utente che si imbatta in un file del genere non dovrebbe avere a disposizione invece un numero telefonico, un'email, un sito, un qualcosa che gli consenta in pochi clic di segnalare il file? Non sarebbe questo assai più utile a colpire chi diffonde questa roba?
Questo è effettivamente il punto. Che utilità ha nella lotta a questa terribile piaga prendersela con chi inconsapevolmente ha scaricato pedofiles pensando fossero tutt'altro? Perché invece non si mette a disposizione di chiunque un sistema qualsiasi per segnalare di essersi imbattuti in questa roba? Interessanti a questo proposito sono alcune riflessioni di Daniele Minotti, avvocato che si occupa di diritto penale applicato alle nuove tecnologie, il quale scrive in questo post nel suo blog:
Bisognerebbe ripensare parecchio questo genere di indagini. Se una persona viene sopresa a condividere un file illegale, con eMule, non è detto che ne sia consapevole. C’è il problema dei fake e non soltanto, per dirla tutta. E sono fatti arcinoti. E’ piuttosto triste che gli investigatori non lo sappiano.
L’attività di monitoraggio delle reti P2P si rivela, spesso, soltanto un pretesto per avviare perquisizioni e sequestri. E’ troppo poco, a mio parere, per giustificare un’invasione così profonda e traumatica nella sfera dell’individuo.
E' vero, alcune possibilità di segnalare situazioni illegali alle autorità ci sono già, ma sono più che altro limitate alla semplice segnalazione di essersi ad esempio imbattuti in siti illegali. Chi le utilizzerebbe per dire di aver scaricato qualcosa dai circuiti p2p? Se poi aggiungiamo il fatto che le norme per quanto riguarda il materiale pedopornografico sono molto severe e si corrono guai grossi anche per la semplice detenzione, il resto viene da sé.

Insomma, il succo di tutta la questione è che sarebbe molto più efficace la lotta a questo aberrante fenomeno e ai suoi organizzatori se fosse data la possibilità all'utente che inconsapevolmente ci si imbatte di poterlo tranquillamente segnalare con un'apposita procedura, senza provvedimenti drastici e sostanzialmente inutili che al di là dell'immagine di facciata servono a ben poco.

martedì 20 maggio 2008

Chi interrompe il processo di pace

Qualche piccolo segno premonitore aveva già fatto capolino in precedenza. Ora questo piccolo segno premonitore si è trasformato in una realtà conclamata: quella di una pace politica agognata, cercata con forza e rinnovato slancio, e finalmente raggiunta. Suggellata da vomitevoli applausi a scena aperta provenienti indistintamente da ogni settore dell'emiciclo.

Una pace che rappresenta un po' la pietra tombale su una politica intesa come dibattito, contrasto, scontro. Adesso c'è solo l'anestetico, un potente anestetico che trasformerà per i prossimi 5 anni la dialettica politica in monologo a senso unico che avrà un solo protagonista e nessuno che abbia niente da ridire. Una grande famiglia con un padre (padrone?) che dispenserà ogni bene a chi non si metterà di traverso.

Uno stato di cose che è già palese e che si manifesta nella ridicolizzazione e contestazione verso quei pochi cani sciolti in trincea che hanno qualcosa da ridire e che ad allinearsi non ci pensano neppure. L'ultimo barlume di una opposizione degna di questo nome.

"Caro Walter, se po' fa e te lo dice Silvio!"


lunedì 19 maggio 2008

Intrusioni spagnole

Impicciarsi una volta va bene, due comincia un po' a dare sui nervi. A parte il fatto che in tema di rispetto di diritti degli immigrati la Spagna non è che abbia poi tanto da insegnarci, rimane il fatto che, volenti o nolenti, l'attuale governo è espressione della volontà popolare.

E il successo, all'interno della coalizione che ha vinto, di partiti come la Lega Nord non è casuale, ma figlio di quel desiderio di sicurezza e di legalità secondo molti latente ormai da troppo tempo, e spesso nascosto dietro a improbabili quanto favolistiche prospettive di integrazione.

La Spagna pensi per sé, che eventualmente a sbagliare siamo bravissimi da soli.

Enzo Tortora, per non dimenticare

Il 18 maggio di 20 anni fa moriva Enzo Tortora (foto), giornalista e conduttore televisivo. Chi non è più giovincello lo ricorderà principalmente per aver condotto con successo per alcuni anni la trasmissione televisiva Portobello.

Ma parte della celebrità del personaggio è purtroppo anche dovuta a quello che è probabilmente stato uno dei più clamorosi e gravi casi di errore giudiziario italiani.

Sulla base esclusivamente delle dichiarazioni di alcuni pregiudicati per reati legati alla camorra, infatti, nel 1983 Enzo Tortora viene arrestato per associazione per delinquere di stampo camorristico (dettagli della vicenda qui). Anni di ingiusta detenzione, arresti domiciliari, reputazione a pezzi solamente sulla base delle calunnie di mitomani e di un numero telefonico ritrovato su un'agenda di un camorrista falsamente attribuito allo stesso Tortora.

Poi, nel 1988, l'assoluzione con formula piena pronunciata dalla Cassazione, quando ormai il danno non poteva più essere riparato completamente e una vita e una carriera erano già state distrutte.

Visto che ieri, da quello che ho potuto vedere, non mi pare che i media abbiano dato molto risalto alla ricorrenza, mi è parso giusto scrivere un post. Anche per ricordare che il caso Tortora non è purtroppo stato l'unico del genere, ma solo uno dei più famosi.

domenica 18 maggio 2008

Auschwitz (la canzone del bambino nel vento)

Esistono canzoni che non durano lo spazio di un'estate o di una stagione, ma mantengono intatta la loro attualità attraverso i decenni, anche se in questo caso verrebbe da dire "purtroppo".

Auschwitz è una di queste.

Buona domenica.

sabato 17 maggio 2008

Se lo dice Einstein, forse...

La notizia è stata pubblicata tre giorni fa dal Guardian e ripresa successivamente qui da noi dall'Ansa. E racconta della messa all'asta di una lettera di Albert Einstein (foto) che per 50 anni è stata custodita da un collezionista privato. Una lettera scritta dal grande scienziato in risposta a un amico filosofo che gli aveva precedentemente inviato un suo libro sulla Bibbia.

Un passo a mio parere molto significativo della lettera di Einstein:
"Per me - confida all'amico filosofo - la religione ebraica é al pari di tutte le altre un'incarnazione delle più infantili superstizioni. E per me il popolo ebraico, al quale sono contento di appartenere e con cui sento una profonda affinità mentale, ha le stesse qualità di tutti gli altri popoli. In base alla mia esperienza non sono meglio degli altri gruppi umani anche se la mancanza di potere li protegge dai peggiori cancri. Non vedo in essi nulla di eletto".
Ora, leggo che il rapporto di Einstein con la religione è stato abbastanza complesso, e non ho particolari commenti al riguardo. Scrivo solamente queste poche righe di riflessione perché mi hanno colpito le sue parole, che peraltro - se posso osare - condivido pienamente. Naturalmente l'argomento non è di quelli semplici che si prestano ad essere affrontati in un post su un blog il sabato mattina. Ma siccome mi capita abbastanza frequentemente di discutere di religione e ateismo con amici e conoscenti, dico volentieri qualche mio pensiero al riguardo.

Esiste a mio parere un lato comico dell'essere ateo: quello di essere visto - ho avuto spesso quest'impressione - come una specie di "cattivo", magari privo di umiltà e di quella sorta di 'illuminazione' propria di chi crede. Ora, date un'occhiata alla foto che vedete qui a destra in alto e dite se do l'idea di uno cattivo! :-)

A parte gli scherzi, ho sempre ritenuto che la fede sia un dono: c'è chi ce l'ha e c'è chi non ce l'ha. Non ho purtroppo questa fortuna - me ne sono fatto una ragione - ma vi posso assicurare che campo sereno e tranquillo, al riparo da grossi travagli interiori. Ogni tanto qualcuno mi chiede perché non credo, e quando rispondo chiedendo perché lui invece creda, spesso il mio interlocutore comincia a balbettare e a farfugliare di Vangelo, Bibbia e simili, dando automaticamente per scontato che ciò che c'è scritto lì sia la verità piena e assoluta.

Recentemente ho discusso di questa cosa con un mio caro amico, credente, ribadendogli la mia convinzione che chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale non possa ad esempio accettare la Creazione come ce la racconta la Bibbia. Così come risulta difficile - parlo sempre a titolo personale, ovviamente - accettare il fatto che duemila (?) anni fa Dio sia sceso da qualche parte sulla terra sotto le spoglie di un bambino che una volta adulto è morto e risorto per salvarci da un improbabile peccato originale.

Non vorrei essere tacciato di blasfemia, ma a questo punto si può tranquillamente credere che Biancaneve abbia mangiato la mela avvelenata e sia poi stata risvegliata dal bacio del principe. Abbiate pazienza, ho smesso di credere alle favole parecchi anni fa.

Che poi, alla fin fine, non è neppure questo il punto. Il punto - a prescindere che si creda o no in qualcosa - è il rispetto reciproco. A me sta benissimo che chiunque sia libero di credere in quello che vuole, ci mancherebbe altro, ma magari gradirei da qualcuno di quei "chiunque" non essere guardato con certi sguardi, come si si trovasse di fronte un marziano.

venerdì 16 maggio 2008

GooglePreview: come vedere in anteprima i siti cercati con Google

Mozilla Firefox, il noto browser open source maggiore antagonista di Internet Explorer, dispone di un interessante plug-in - tra i suoi tantissimi - attraverso il quale è possibile vedere una piccola anteprima di ogni risultato generato da una ricerca tramite Google.

Per scaricare e installare il piccolo programma (20 KB) occorre puntare Firefox qui e cliccare su "Aggiungi a Firefox":



Una volta installato il plug-in e riavviato il browser, ecco come appare la pagina generata dalla ricerca:



Le "miniature" delle anteprime appaiono direttamente nella pagina dei risultati e consentono di farsi un'idea sommaria della composizione del sito. Unica pecca del programma: quando si ricerca un sito privo di dominio proprio (ad esempio il mio), viene visualizzata in anteprima solo l'home page del fornitore dello spazio web:

giovedì 15 maggio 2008

Quando ci mettono lo zampino i genitori (e l'omeopatia)

Non so a voi, ma a me ha fatto un certo effetto leggere ieri mattina sul giornale questa storia. Effetto che provo spontaneo ogni volta che gli esemplari umani ci mettono del loro quando si tratta di dare una buona mano alle disgrazie, molte delle quali ineluttabili già di per sé.

Certo, in questo caso è palese la buona fede dei genitori nel tentare di alleviare il peso di una cura e di uno stato già di per sé difficili da accettare, ma è altrettanto fuor di dubbio che io indagherei prima loro della (come chiamarla?) "tipa" che ha provocato la tragedia.

Lo so, come si dice in questi casi, dentro alle vicende bisogna esserci, anche perché a giudicare da fuori si corre sempre qualche rischio. Ma alcuni dati sono inconfutabili. Come si fa, ad esempio, fidarsi di chi vuole interrompere una cura consolidata e che comunque funziona? Io non sono un medico, ma forse non è necessario esserlo per sapere che il diabete si cura nella maggioranza dei casi con l'insulina (se uno ha qualche dubbio può al limite dare un'occhiata alla wikipedia).

Possibile che a questi genitori non sia venuto in mente di consultare qualche altro medico, magari dello stesso ospedale dove era in cura la figlia, per chiedere cosa ne pensasse della nuova terapia a cui stavano sottoponendola? O forse l'hanno fatto e hanno deciso comunque di ignorarne i consigli?

Tra l'altro si legge sul sito del Corriere (qui) che la sedicente dottoressa (?) sarebbe una seguace dell'antroposofia, una sorta di scienza spirituale che "Si propone l'investigazione e descrizione di fenomeni spirituali per mezzo della osservazione animica mediante metodo scientifico" (fonte). Si legge altresì che i medici seguaci di questa "scienza" fanno largo uso dell'omeopatia. Ora, intendiamoci, questo potrebbe benissimo non significare niente come potrebbe invece spiegare la decisione di cambiare terapia eliminando l'insulina (che comunque, se non erro, dovrebbe essere un ormone naturale) per sostituirla con massicce dosi di vitamina c.

Ma siamo sinceri: chi di voi avrebbe dato in pasto un figlio a una così? Io e Chiara, poi, abbiamo sempre avuto un'idea nostra sull'omeopatia, e al massimo la useremmo forse per curare un raffreddore, figurarsi il diabete.

Ma perché questo post, direte voi? Non lo so. Come ho detto sopra, quando leggo queste cose (in particolar modo quando ci vanno di mezzo i figli per le scelte dei genitori) mi sorgono sempre un sacco di domande.

Domande che poi giro ovviamente a voi, altrimenti che ci state a fare là fuori?

mercoledì 14 maggio 2008

Gita a Valle Avellana


Valle Avellana (nell'immagine sopra una veduta del territorio circostante) è una piccola frazione, in provincia di Pesaro, sperduta tra le colline dell'Appennino.

Domenica scorsa, con famiglia e amici, ci abbiamo trascorso una bellissima domenica. Natura, verde, pace e relax: cosa chiedere di più?

Qualche foto del paesaggio la trovate qui.

Sistemi operativi preinstallati, arriva la class action

La mai sopita questione, che si trascina da anni, dei sistemi operativi Windows preinstallati sui pc, si è arricchita di un nuovo e per certi versi inaspettato capitolo: una probabile class action.

A darne notizia è tra gli altri PI, che in questo articolo segnala l'iniziativa presa dall'associazione dei consumatori Aduc.

Come è noto, quando si va ad acquistare un pc ci si trova nella stragrande maggioranza dei casi già preinstallato Windows. Si tratta dei famosi sistemi OEM (Original Equipment Manifacturer), tramite i quali Microsoft cede ai produttori di pc i diritti di preinstallazione.

Il motivo principale della class action, come si legge nella pagina del sito dell'Aduc che si riferisce all'iniziativa, va ricercato nella conclamata impossibilità - se non a prezzo di assurde e sfiancanti acrobazie burocratiche - di ottenere il legittimo rimborso per ciò che non si utilizza e non si vuole.

E' vero che oggi sono sempre in maggior numero le catene e i negozi che vendono pc privi di sistema operativo o con preinstallato Linux (ad esempio computerdiscount.it), ma, come documentato a suo tempo da Paolo Attivissimo, chi si vuole imbarcare in una impresa del genere deve armarsi di una titanica dose di testardaggine e pazienza. E tutto questo pure in presenza di sentenze che stabiliscono la legittimità della richiesta di rimborso.

A margine di tutto ciò, quello che lascia un po' di amaro e che rattrista è che si debba ricorrere a una class action per vedere riconosciuto un diritto legale, in questo caso espressamente previsto dal contratto di licenza Microsoft.

martedì 13 maggio 2008

Ricordarsi anche di loro

(fonte immagine: Repubblica.it)

Nel fiume in piena di notizie - più o meno utili - che ogni giorno stampa tv e web ci rovesciano addosso, è stato dato parecchio rilievo alle due recenti catastrofi naturali verificatesi in estremo oriente: il ciclone Nargis, che nell'ex Birmania ha fatto quasi centomila morti (complice l'assurda e inconcepibile decisione del regime militare al potere di ostacolare in tutti i modi gli aiuti umanitari), e il devastante terremoto in Cina a cui fa riferimento l'immagine che vedete qui sopra.

Non è che con un post ci si possa fare granché, è solo per ricordare che mentre noi stiamo qui nelle nostre comode case, davanti al pc o alla tv, a discutere di Travaglio o delle ultime deliranti uscite di Ratzinger su sesso e legge 194, qualcuno da qualche altra parte vorrebbe essere al nostro posto.

Laurea? No, grazie, lasciatemi la mia licenza media

Io appartengo a quella metà di italiani fermi alla licenza media. Non ho particolari problemi a dirlo: ho fatto le elementari, le medie e tre anni di superiori (per la precisione ragioneria, e piuttosto controvoglia. Più che altro per far contenti i miei). E' grave? Non so. A me personalmente non pesa.

Mi capita sovente di sentire molti di quelli che non hanno terminato gli studi dire: "Ah, se potessi tornare indietro...". Mi pare un discorso poco sensato, a meno che uno non pretenda di tornare indietro mantenendo la consapevolezza e le pulsioni che l'hanno portato oggi a rammaricarsi delle scelte compiute in gioventù.

Repubblica, nel suo articolo, evidenzia come l'Italia sia, assieme a Spagna Portogallo e Malta, il paese col più alto tasso di persone in possesso della sola licenza media inferiore. Automaticamente questo dovrebbe stare a significare che siamo sostanzialmente un popolo di ignoranti. Fatto che è effettivamente confermato da più di uno studio, almeno per quanto riguarda i giovani.

Tuttavia mi piacerebbe sfatare un mito: quello del laureato che in virtù del possesso di tale documento automaticamente sa tutto. Leggendo l'articolo di Repubblica, infatti, sembra automatico questo assioma. Non sto naturalmente dicendo che ciò non sia vero a priori, almeno in linea generale, ma qualche distinguo mi pare sia comunque necessario.

Come dicevo, io ho solo il diploma di licenza media inferiore, e tuttavia sono appassionato di tantissime cose: lettura, scrittura, musica, informatica. Magari poi so poco di tutto, ma sono convinto che su alcuni di questi argomenti potrei dare dei punti a molti in possesso del famoso "pezzo di carta". Non fraintendetemi, per carità, non ce l'ho coi laureati, ci mancherebbe. Anzi, pure a me (oggi) piacerebbe esserlo: è solo per mettere qualche puntino su qualche "i" e per ribadire che il livello di cultura non si misura dal possesso o meno del famoso documento.

Quando poi leggo di illustri giuristi, politici e personaggi di spicco vari che non sanno chi è Mandela, no, grazie, lasciatemi pure la mia licenza media.

lunedì 12 maggio 2008

Ottimo inizio

Non so se ci avete fatto caso, ma nel primo controllo del primo giorno del Giro d'Italia ne hanno già beccato uno. Considerando che le tappe sono 21 e che la famosissima manifestazione (pseudo)sportiva andrà avanti per tutto il mese di maggio, direi che qualche previsione su quanti ne butteranno fuori per lo stesso motivo da qui alla fine si può già fare.

Scusate, cos'ha detto (di male) Travaglio da Fazio?

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ci risiamo, l'ennesimo putiferio è scoppiato. E tutto per colpa di quell'irriverente linguaccia che risponde al nome di Marco Travaglio, che questa volta a Che tempo che fa pare averla fatta proprio grossa. Ovviamente, guardando io pochissimo la tv, non ho visto la trasmissione e quindi mi baso su quanto riportano a proposito del presunto fattaccio i siti internet che ho consultato.

Se non ho capito male, tutto il can can è scoppiato quando il giornalista ha parlato di passate amicizie in odore di mafia di quella che è attualmente la seconda carica dello stato, e cioè Renato Schifani, attuale Presidente del Senato della Repubblica.

La sequenza incriminata la potete vedere cliccando sull'immagine qui sotto:


Le reazioni alle parole di Travaglio sono state varie e largamente prevedibili: Fazio e la Rai si sono scusati in diretta all'apertura della puntata di ieri sera, il Pdl, compatto, ha parlato di diffamazione, imboscata, offese gratuite e chiesto già l'avvicendamento dei vertici di Raitre. Ma come stanno realmente le cose?

A mio parere, Travaglio, almeno un paio di errori li ha fatti. Il primo, come è stato già ampiamente sottolineato da molti (anche se forse più che imputabile a lui è da addebitare alla struttura stessa della trasmissione), è stata la mancanza di un contraddittorio. Insomma, se Schifani fosse stato presente forse la puntata e il relativo dibattito avrebbero preso un'altra piega, e magari lo stesso Schifani avrebbe potuto chiarire qualche lato poco chiaro di questa vicenda.

In secondo luogo, Travaglio avrebbe potuto tranquillamente menzionare il fatto che allo stato attuale Schifani ha la fedina penale pulita, nessuna condanna passata in giudicato e, attualmente, nessun procedimento in corso. In un periodo come questo, in cui (fortunatamente) il binomio politici-giustizia è abbastanza in voga, almeno in rete, questa precisazione non avrebbe stonato, ma avrebbe anzi contribuito a dare un quadro più completo della vicenda.

Tuttavia, fatte queste doverose precisazioni, non riesco a capire tutto il putiferio che è seguito. Né, tantomeno, capisco dove sia la grave offesa per la quale Fazio, a nome suo e della Rai, ha chiesto pubblicamente scusa in diretta ieri sera. Che Schifani abbia avuto in passato amicizie con individui in rapporti con la mafia non è un'esclusiva di Travaglio da Fazio, basta leggere un po' in giro.

Sulla wikipedia (qui), ad esempio, si legge:
Renato Schifani è stato nel 1979 tra i fondatori della società Siculabrokers in cui ricoprì anche il ruolo di amministratore. Tra i soci di questa società, c'erano l'ex ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà[1][2][3] [4]. Benny D'Agostino è un imprenditore successivamente condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, Mandalà è stato condannato per mafia[5] ed è stato definito dai giudici il capocosca di Villabate[6], Lombardo è stato presidente e consigliere delegato della società di recupero crediti Satris[7] di cui erano soci i discussi esattori ed uomini d'onore della "famiglia" di Salemi Nino e Ignazio Salvo, arrestati da Giovanni Falcone nel 1984[8]. Nel 1992 Schifani insieme ad Antonio Mengano e Antonino Garofalo fonda la Gms, società di recupero crediti.
Notizie che si trovano anche spulciando Repubblica, o semplicemente googlando un po'. E allora perché questo improvviso terremoto? Non erano cose che bene o male già circolavano? Sarà mica perché adesso Schifani è un "pezzo grosso"?

E poi, scusate, dove sarebbe in tutto questo l'"offesa"? Travaglio non ha mica chiesto le dimissioni di Schifani. Non ha mica detto che non è degno di stare dov'è per via di questa storia. Non ha mica chiesto pubblicamente che venga messo sotto processo. No, ci mancherebbe. Ha solamente raccontato i fatti - che come abbiamo visto erano già noti, ma che qualcuno avrebbe potuto non sapere - e auspicato che in un prossimo futuro lo stesso Schifani dia magari qualche spiegazione sui rapporti che in passato ha avuto con questi signori.

Non si può considerare una legittima richiesta? Io, cittadino, che magari col mio voto ho contribuito a far assumere a Schifani questa prestigiosa carica (e che magari vengo a sapere solo adesso di questa storia), non ho il pieno diritto di pretendere qualche spiegazione?

Oppure tutto è molto più semplice e si spiega, come afferma mante, col fatto che in questo paese l'abitudine ad essere osservati e giudicati dalla stampa, cosi' come avviene in tutti i paesi del mondo, è ai minimi storici?


Aggiornamento 22,00

Marco Travaglio è stato querelato da Renato Schifani per diffamazione. Seguiremo naturalmente gli sviluppi.

domenica 11 maggio 2008

Sultans of swing

Sultans of swing è una canzone scritta da Mark Knopfler (foto) e pubblicata in origine nel 1978. Ho amato profondamente (e amo tuttora) questo pezzo, così come gran parte della produzione del musicista e compositore inglese.

E lo amo nonostante da ragazzino sia quasi diventato matto per cercare di imitare con la chitarra l'assolo finale del pezzo. Ricordo che ci perdevo le giornate intere (allora avevo più tempo di adesso) provando e riprovando fino allo sfinimento. Ma niente da fare, era troppo difficile; e pure adesso, che con la chitarra me la cavo bene, ho difficoltà a rifarlo allo stesso modo.

Mark Knopfler, che è attualmente considerato uno dei più grandi chitarristi rock viventi, ha una tecnica tutta particolare per suonare la chitarra che si basa su una particolare personalizzazione del fingerpicking.

Il filmato qui sotto - con protagonista un giovane Knopfler (oggi è un attempato signore) - è una versione dal vivo di Sultans of swing, registrata nel 1983 alla Wimbley Arena e inserita nel doppio album Alchemy.

Buona domenica.

sabato 10 maggio 2008

Tempistiche telefoniche

Ieri, da Vodafone, è arrivato sul cellulare di Chiara questo sms:

La informiamo che stanno circolando sms che invitano a chiamare numeri a pagamento 899: le suggeriamo di non contattare tali numeri. Info gratis al 42xxx

Considerando che un articolo in proposito l'ho pubblicato più di un anno fa, precisamente a febbraio 2007, non c'è che dire: la tempistica con cui i gestori telefonici mettono in guardia dalle truffe è davvero notevole!

venerdì 9 maggio 2008

E' arrivato OpenOffice.org 3.0 (beta)

Leggo sul blog di Attivissimo che è da qualche giorno disponibile OpenOffice.org 3.0. La tentazione di scaricarlo e installarlo per fare qualche veloce prova è stata irresistibile, e ho pensato quindi di scaricare velocemente la versione per Windows da installare nella partizione del pc di Chiara in cui c'è Xp (ne ho così approfittato anche per dargli una "spolverata").

Il programma (download in lingua inglese qui), essendo ancora in fase beta, non va ovviamente utilizzato in ambiente produttivo, ma solo per testare e provare un po' le novità. Che tra l'altro non sono poche (elenco qui).


Tra le più interessanti spicca senz'altro la disponibilità di una versione che gira in modo nativo su Mac. Non avendo però la possibilità di testarlo su questa piattaforma (non ho ancora preso in mano un Apple), non posso verificarne le relative peculiarità. A questo proposito, se qualcuno che l'ha provato vuole scrivere nei commenti qualche impressione, è ovviamente il benvenuto.

Altre features interessanti della nuova versione della suite da ufficio open source, sono l'importazione (corretta?) dei file generati da M$ Office 2007, il pieno supporto allo standard OpenDocument 1.2, la possibilità di visualizzare in Writer più pagine contemporaneamente, e altre.

La versione definitiva e stabile del programma dovrebbe essere disponibile a inizio settembre. Nel frattempo, quindi, abbiamo tutto il tempo per testare con calma tutte le succose novità della nuova versione.

giovedì 8 maggio 2008

Pari opportunità


E' probabile che a breve l'immagine verrà rimossa dalla Wikipedia. Fino ad allora, comunque, potete ammirare il nuovo ministro delle pari opportunità (?) dell'appena nato governo Berlusconi.


Aggiornamento 21,58.

L'immagine è stata rimossa.

Anche Marcelletti?

La prima domanda che spontaneamente mi è sorta dopo aver letto dell'arresto del professor Marcelletti è quella che leggete nel titolo. Poi, a ruota, se in questo benedetto paese ci sia ancora qualcuno di onesto oppure no.

Certo, correttezza vuole (non tutti i media l'hanno fatto) che si riporti, con la stessa enfasi data allo "scoop", che si tratta di un'indagine appena agli inizi e dagli sviluppi imprevedibili, che significa che le probabilità che il noto cardiochirurgo ne esca completamente pulito sono uguali a quelle che ne risulti coinvolto. Ma un minimo di delusione, comunque, rimane.

Se poi si considera che l'ambiente della sanità in generale è uno di quelli, assieme a quello politico, che più di ogni altro ha dato i natali ad esemplari storie di corruzione - dalla vicenda Poggiolini alla recente sentenza di secondo grado sul caso Sirchia di tang... acqua sotto i ponti ne è passata - ecco che istintivamente si è portati a credere che le accuse rivolte al professore marchigiano qualche fondamento potrebbero anche averlo. Nelle ultime ore, poi, la sua posizione pare pure aggravarsi.

Vedremo. Io intanto continuo a sperare che tutto si risolva in un nulla di fatto.

mercoledì 7 maggio 2008

Sono rimasto indietro

E io che pensavo che internet non avesse segreti per me (almeno finché non ho visto le mie figlie chattare con le amiche)...



Che sia il caso che segua un corso di aggiornamento sui nuovi linguaggi in rete? :-)

Farsene una ragione?

Ci sono tanti modi di morire: morte violenta, annegamento, avvelenamento, malattia, lavoro, incidente stradale, un chicco d'uva di traverso e altre. Queste cause, seppur con tutte le ovvie e naturali difficoltà, predispongono ad accettare l'ineluttabilità dell'evento un po' più facilmente. Cioè, viene in aiuto - almeno credo - una sorta di spiegazione che sa di "razionale" davanti alla quale - forse - è un po' più semplice metabolizzare il luttuoso evento.

Il problema, però, già di per sé complicato, diventa probabilmente insormontabile quando si muore a causa della stupidità altrui. Nella fattispecie quando si ha la sfortuna di imbattersi in cinque cerebrolesi perdigiorno a cui ci si rifiuta di offrire una sigaretta.

Si è scritto talmente tanto, spesso anche a sproposito, di questa vicenda (pure strumentalizzata) che probabilmente questo breve post potevo anche risparmiarme(ve)lo. Ma ieri mattina, mentre leggevo il giornale, pensavo. E quando penso, dopo scrivo. Pensavo che in genere si tende - in mancanza di una spiegazione logica (che effettivamente non c'è) - ad attribuire il tutto alla già sentita e risentita mancanza di valori, famiglie assenti, disagio giovanile, noia, ecc...

Poi, però, pensavo anche che questo non basta a giustificare un omicidio. Ci vuole altro. E allora magari vai a rileggerti la storia da altre angolazioni, spulci altre versioni, analizzi bene i dettagli per capire se ci siano motivi più "seri", ma non ci sono. E allora torni sconsolato alla triste realtà: semplicemente un ragazzo muore perché altri si annoiano. Punto. Semplice e terribile allo stesso tempo.

Si può provare a farsene una ragione?

martedì 6 maggio 2008

Lo sfogo dell'avvocato Vassalle

Il 25 aprile ho seguito in streaming via internet, tramite C6tv, alcune fasi del V2-Day di Grillo in piazza San Carlo a Torino. Tra i tanti - noti e meno noti - che sono intervenuti sul palco a parlare, mi ha particolarmente colpito l'intervento di uno sconosciuto (almeno finora) avvocato: Roberto Vassalle.

Questo battagliero legale, forte di questa sentenza del tribunale di Mantova del 2004 - che ha a sua volta aperto la strada ad altre sentenze di questo tipo - da tempo assiste moltissimi di coloro che sono stati truffati dalle banche nella nota vicenda dei bond argentini.

Mi ha molto colpito - dicevo - e anche fatto riflettere il suo intervento. Primo perché molte cose di quelle che ha detto non le sapevo, secondo perché ho interpretato il suo intervento come una sorta di gesto liberatorio (dopo tante porte chiuse e reticenze, la possibilità finalmente di parlare e di essere ascoltato), e terzo perché ancora non mi sembra possibile - e concepibile - che nel nostro paese il sistema dell'informazione funzioni per la maggior parte in questo modo.

Quando ho visto il suo intervento in diretta ho sperato che qualcuno lo mettesse poi su youtube. E infatti così è stato:


lunedì 5 maggio 2008

Redditi online: come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati

Non ho trovato detto più appropriato di questo per descrivere ciò che è successo, e che sta ancora succedendo, come corollario alla ormai stranota vicenda della fuga in ogni meandro della rete dei dati sensibili (730 e 740) di alcuni milioni di italiani.

La decisione dell'Agenzia delle Entrate, con il beneplacito iniziale del vice ministro all'economia Visco, di mettere online queste informazioni e poi di tentare di bloccarle repentinamente per volere del garante della privacy, dimostra - oltre a provocare una triste ilarità e se mai ce ne fosse ancora bisogno - che per governare requisito essenziale è non capire un tubo di internet e delle meccaniche della rete. La vicenda e i suoi sviluppi, infatti, al cospetto dei quali gli omissis del rapporto Calipari e i file .doc che hanno smascherato le bugie di Tony Blair sulle fantomatiche armi di distruzione di massa iraqene sono delle quisquilie, offrono in tutta la loro drammaticità la prova di tutto questo.

Molti ancora si chiedono come sia stato possibile che il poco tempo in cui i dati sono rimasti online sia stato sufficiente a provocare l'emorragia. Ma mezza giornata online non è poco tempo, è un tempo lunghissimo, quasi l'equivalente della lunghezza di un'era preistorica, in rapporto alla velocità dello scambio delle informazioni in rete. Non è dato sapere quanti sono stati gli utenti che nel "poco tempo" in cui i dati sono rimasti online hanno fisicamente avuto la possibilità di farne il copia e incolla e di immetterli come .txt o .pdf nei circuiti p2p, ma non importa. Sarebbe bastato un solo utente che l'avesse fatto e il patatrac sarebbe successo, perché anche un solo file in un circuito di condivisione diventa immediatamente disponibile a tutto il pianeta.

Ora, a parziale scusante di Visco, c'è il fatto che probabilmente non immaginava (non immaginava?) che il garante avrebbe bloccato l'iniziativa, ma questo in ogni modo non giustifica un bel niente. Lui l'ha fatto - almeno così dice - in nome di una presunta "democrazia e trasparenza" (come se la democrazia di un paese si misurasse dalla possibilità o meno di sbirciare i redditi del vicino di casa) e adesso di questa democrazia e trasparenza ne subisce le giuste conseguenze. Perché la rete sotto questo punto di vista non perdona: tutto ciò che entra in circolo diventa di difficile (impossibile) rimozione.

Ecco perché suscitano ancora più ilarità le minacce di arresto, da parte dei responsabili delle indagini, per chi usa tali dati. Operazione che ovviamente presuppone la visita porta a porta nelle case degli utenti per verificare che nei rispettivi pc non vi siano archiviati i file incriminati. Grottesco che si aggiunge a grottesco e che ha già suscitato l'ilarità del resto d'Europa.

L'unica speranza rimasta, è che chi di dovere da questa storia abbia imparato qualcosa, ma è una speranza vana, visti anche certi precedenti. E quindi i buoi possono stare tranquilli: anche nelle prossime occasioni le porte le chiuderanno certamente sempre dopo.