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lunedì 6 gennaio 2020

Il film su Craxi

Sta per uscire un film su Craxi. Ai tempi in cui lui e la sua cricca imperavano io ancora non mi interessavo di politica, ricordo solo che in tv lui c'era sempre, in ogni telegiornale, su ogni canale che passava lui o qualcuno dei suoi c'era. Poi, successivamente, ho approfondito qualcosa su di lui seguendo le vicende televisive dell'imprenditore Berlusconi, a cui Craxi era legato da un forte rapporto improntato al do ut des - forse, senza Craxi, la storia del Berlusconi imperatore delle televisioni avrebbe preso un'altra piega. È probabile che il film avrà una forte caratterizzazione revisionista, dal momento che viviamo in un periodo storico in cui tutto è oggetto di revisioni più o meno campate per aria. Per chi fosse interessato, qui c'è un bel post del sempre ottimo Gilioli in cui si spiega sinteticamente cos'è stato il craxismo nel nostro paese.

domenica 10 gennaio 2010

Del Turco assolto?

A leggere l'articolo odierno de Il Giornale, a firma nientepopodimeno che Vittorio Sgarbi, parrebbe di sì, visto che si dice addirittura che "Quel pm dovrebbe pagare". Della vicenda del presunto crollo delle accuse rivolte dalla procura di Pescara a Del Turco avevo già accennato qualcosa nelle mie "pillole" di ieri. Ma occorre forse, a questo punto, approfondire un pochino, perché pare che della cosa abbiano già parlato, ovviamente a modo loro, anche alcuni telegiornali.

L'idea che giornali e tiggì compiacenti vogliono trasmettere all'opinione pubblica è sostanzialmente quella che la procura di Pescara ha preso un grosso granchio. Teoria sostenuta chiaramente anche da Sgarbi in un paio di passaggi dell'articolo che ho linkato sopra.

"...Del Turco dimentica che, all’indomani dell’arresto, il primo a manifestare l’assoluta convinzione sulla sua onestà, per prova ontologica, e a rilevare la grossolana infondatezza delle accuse, fui io [Sgarbi, ndr], su questo giornale. Nonostante questa distrazione, ho goduto con lui alla prima avvisaglia della eccezionale bufala della magistratura di Pescara, riportata dal Giornale."

Alcune obiezioni che nel mio piccolo mi sento di fare. Chi ha detto che le accuse a Del Turco sono infondate? E come fa Sgarbi a essere assolutamente convinto della sua onestà? Forse dovrebbe essere il processo a stabilirlo, non Sgarbi. Il problema è che il processo non è ancora iniziato; siamo infatti nella fase delle indagini preliminari, al termine delle quali il giudice deciderà se rinviare a giudizio Del Turco e tutti gli altri o archiviare la loro posizione. Poi, certo, se alla fine del processo verrà fuori che Del Turco non c'entrava niente in tutta questa storia, qualcuno dovrà dare qualche spiegazione sui 28 giorni di custodia cautelare che si è fatto nel carcere di Sulmona. Ma questo si vedrà al termine dell'eventuale processo.

Invece no. Il Giornale e la politica tutta hanno già decretato che il castello accusatorio è crollato. Non solo prima che sia stata emessa una qualche sentenza, ma addirittura prima che il processo sia iniziato. Evidentemente al Giornale hanno il dono della preveggenza. Ovviamente, nonostante tutto questo, le felicitazioni di colleghi e compari giungono a pioggia dalle file del Pdl. Capezzone, ad esempio, si chiede già, giusto per restare in tema, chi risarcirà il povero Del Turco dal momento che - scrive Tgcom - "crolla il castello accusatorio della procura di Pescara". In realtà, tutta la gioia che sprizza bipartisan dopo aver appreso del (non) crollo delle accuse, è da ricondurre a questo articolo de La Stampa di qualche giorno fa, in cui vengono pubblicati atti dell'inchiesta. Tra le altre cose si legge:

"...dal giorno degli arresti - era il 14 luglio 2008 - la Procura si è avvalsa per due volte della facoltà di chiedere una proroga delle indagini. In un anno e mezzo sono state disposte circa un centinaio di rogatorie internazionali alla ricerca di conti esteri o di società off-shore. Ma non un soldo è stato trovato e il pilastro dell’accusa resta, essenzialmente, la parola del «collaboratore» Vincenzo Angelini, il patron delle cliniche abruzzesi che dopo aver goduto per anni di trasferimenti miliardari da parte della Regione, ad un certo punto raccontò ai magistrati di essersi stancato dei ricatti dei politici".

Dagli atti dell'inchiesta, racconta sempre La Stampa, emergerebbero anche tre rapporti, depositati e messi a conoscenza delle parti, prodotti da Carabinieri, Finanza e Banca d'Italia. Rapporti che andrebbero a favore della difesa e citati da Sgarbi nel suo articolo.

"...la Procura - nel richiedere il rinvio a giudizio degli imputati per reati gravi come la concussione e l’associazione per delinquere - contestualmente ha dovuto depositare gli atti via via acquisiti. E sono emersi tre rapporti - uno dei Carabinieri, uno della Guardia di Finanza e due della Banca d’Italia - che fino ad oggi non potevano essere conosciuti dalle parti e che sembrano andare in una direzione diversa da quella dell’accusa".

Ecco qua: rapporti che sembrano andare nella direzione inversa a quella dell'accusa, non che ci vanno sicuramente - come abbiamo detto a chiarire questo punto sarà il processo. Nel frattempo il procuratore Trifuoggi, tirato in ballo da Sgarbi nel suo articolo, ha pensato bene di replicare a quanto detto e scritto da tiggì e stampa. Scrive questa mattina inabruzzo.it:

"L’onda di piena che sta montando nel tentativo di sminuire le responsabilità dell’ex presidente della Regione Del Turco e l’intera inchiesta denominata Sanitopoli ha qualcosa di sospetto e di inquietante, perchè monta nell’imminenza degli atti conclusi della fase istruttoria. Le richieste di rinvio a giudizio e, quindi, il processo forse spaventano qualcuno e sicuramente sono una tigre che la politica vuole cavalcare per trarne profitti. Anche voci autorevoli si fanno sentire e c’è un armamentario di interventi e di dichiarazioni che non contribuiscono alla chiarezza, ma insinuano viceversa dubbi e perplessità nell’opinione pubblica. Invece, dice il capo della Procura di Pescara avvicinato questa mattina dalla giornalista Daniela Senepa, i processi si fanno in tribunale. C’è da dedurne che essi non si possono celebrare nelle segreterie politiche, sui giornali, sulle labbra di chi diffonde dichiarazioni di vario tenore. La politica, infatti, in questo caso come in altri, tenta di sollevare polveroni e di inquinare tutto a proprio favore. Cose ovvie, ma non in un paese come l’Italia.
[...]
E’ vero che ci sono rapporti di forze dell’ordine e di banche secondo i quali Del Turco e la sua giunta stavano riportando a posto i conti nella sanità, ma esistono anche altri documenti e un’inchiesta che partì, si ricordi, con una richiesta di arresto anche per Enzo Angelini, il padrone della sanità privata abruzzese. Sono tutti fatti noti e valutati, e ci sono accuse di tangenti per 6 milioni. Le tesi difensive sostengono fatti acquisti agli atti, ma non figurano nelle memorie: come mai? Dunque, ci sarà un processo e lì si scopriranno delle verità giudiziarie".

Uno si potrebbe domandare: ma perché aspettare il processo quando c'è già Il Giornale e i vari tromboni interessati che hanno acclarato oltre ogni ragionevole dubbio che il castello accusatorio è caduto? Lo so, sembra strano, una seccatura, ma il nostro ordinamento giuridico prevede che debba essere un processo a farlo, almeno finché non ci sarà una legge che stabilisce che a decidere chi è colpevole e chi no saranno i giornali. Ancora per fortuna non ci siamo arrivati.

Naturalmente Sgarbi, già che c'era e visto che si parla ormai da tempo di riforma della giustizia, ha preso la palla al balzo:

"Riflettano Bersani e gli uomini del Pd, a partire da Marini (che oggi, tardivamente, difende Del Turco), dovendo procedere alla riforma della giustizia. Inizino con il restituire l’onore agli onesti".

Ecco qua, riflettano i vari Bersani e pidini vari invece di continuare a tentennare sulle clamorose e rivoluzionarie riforme della giustizia che Berlusconi vuole a tutti i costi. Restituiscano l'onore agli onesti. Magari col processo breve, il legittimo impedimento, l'immunità parlamentare o il lodo Alfano costituzionale (perché le uniche riforme della giustizia che interessano a Berlusconi sono queste, cosa credete?).

Link per approfondire:

http://abruzzo.indymedia.org/article/7223

mercoledì 16 luglio 2008

Teoremi e riforme della giustizia

Ieri mattina quasi tutti i quotidiani riportavano le dichiarazioni dell'attuale premier, esternate subito dopo aver appreso dell'arresto per presunte tangenti di Ottaviano Del Turco assieme ad un'altra decina di assessori e funzionari della regione Abruzzo. Secondo l'illustre statista - che è evidentemente anche avvocato di Del Turco - si tratta dell'ennesimo teorema accusatorio, di quelli spesso non confermati.

Ora, naturalmente, è sostanzialmente irrilevante il fatto che i magistrati inquirenti abbiano ribadito in conferenza stampa di essere in possesso di prove schiaccianti (ad esempio fotografie), così come è altrettanto irrilevante il fatto che il pm apra il fascicolo ed elenchi fatti dettagliati, circostanze e dichiarazioni raccolte in due anni di indagini. Per lui (lo statista), che evidentemente li conosceva già, rimangono teoremi. Qualcuno si spinge addirittura a dire che Del Turco è vittima della maledizione degli ex PSI (noto e terribile sortilegio il cui effetto principale è la tradotta in galera di molti ex appartenenti alla nota corrente craxiana).

Ovviamente non poteva finire qui. Ed ecco quindi l'ennesima uscita, volta a dare un contributo determinante per risolvere tutti i mali che attanagliano il nostro sistema giudiziario: bisogna riformare la giustizia. Non una riforma qualsiasi, ma una riforma radicale, che non passi inosservata. Sentire parlare di riforma radicale della giustizia subito dopo aver appreso dell'arresto per presunte tangenti di un intero consiglio regionale, suscita qualche perplessità. E anche qualche interrogativo, specialmente sulle modalità di questa ipotetica "riforma radicale".

Negli ultimi due tre mesi abbiamo avuto già qualche esempio piuttosto esplicativo di cosa intenda l'attuale esecutivo con "riforma della giustizia": tentativi di proibire la pubblicazione delle intercettazioni e degli atti - pena la galera o fortissime sanzioni per i trasgressori - anche quando non più secretati, blocco dei processi con pena sotto i 10 anni in modo da accelerare quelli più urgenti, cosa che ha la stessa credibilità di Babbo Natale che mette i regali sotto l'albero (tanto che è poi stata stralciata dal decreto sicurezza), e per chiudere, il mitico lodo Alfano, quello che mette al riparo le 4 più alte cariche dello stato da qualsiasi processo nell'arco del mandato (sulla quale qualcuno continua con una notevole faccia tosta a farci credere che sia utile per noi). A tal proposito ho come la sensazione che più la sparano grossa più la gente tende a crederci.

Sulla falsariga delle intenzioni di riforma della giustizia elencate sopra, qualcuno si è spinto a fare qualche ipotesi su come possa essere inquadrato il tutto. Anna Setari, ad esempio, in questo suo apprezzabile post ipotizza uno sradicamento tout court del sistema giudiziario, oppure una immunità perenne a chiunque ricopra qualsiasi carica pubblica, sia essa nazionale, regionale o locale, per chiudere, eventualmente, con l'istituzione di una sorta di diversificazione del tipo di tribunale in base al ceto sociale dell'imputato.

Una riforma che, così concepita, andrebbe sicuramente nella direzione intrapresa dall'attuale esecutivo, e cioè la sostanziale abolizione dell'articolo 3 della nostra Costituzione.

giovedì 8 maggio 2008

Anche Marcelletti?

La prima domanda che spontaneamente mi è sorta dopo aver letto dell'arresto del professor Marcelletti è quella che leggete nel titolo. Poi, a ruota, se in questo benedetto paese ci sia ancora qualcuno di onesto oppure no.

Certo, correttezza vuole (non tutti i media l'hanno fatto) che si riporti, con la stessa enfasi data allo "scoop", che si tratta di un'indagine appena agli inizi e dagli sviluppi imprevedibili, che significa che le probabilità che il noto cardiochirurgo ne esca completamente pulito sono uguali a quelle che ne risulti coinvolto. Ma un minimo di delusione, comunque, rimane.

Se poi si considera che l'ambiente della sanità in generale è uno di quelli, assieme a quello politico, che più di ogni altro ha dato i natali ad esemplari storie di corruzione - dalla vicenda Poggiolini alla recente sentenza di secondo grado sul caso Sirchia di tang... acqua sotto i ponti ne è passata - ecco che istintivamente si è portati a credere che le accuse rivolte al professore marchigiano qualche fondamento potrebbero anche averlo. Nelle ultime ore, poi, la sua posizione pare pure aggravarsi.

Vedremo. Io intanto continuo a sperare che tutto si risolva in un nulla di fatto.

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...