Comunque, da Alessandro Barbero ho imparato molto. Lo conobbi la prima volta nel giugno 2020, quando su youtube mi imbattei per caso in un breve video in cui spiegava le differenze tra fascismo, nazismo e comunismo. Da lì in poi non l'ho più lasciato.
Tra i suoi libri che ho letto: Le parole dei papi da Gregorio VII a Francesco; Benedette Guerre; Donne, Madonne, Mercanti e Cavalieri; Dietro le quinte della storia. Sono quelli che ricordo, ma probabilmente ce ne sono altri e altri ho in programma di leggerne. Naturalmente continuo ancora oggi a seguire i suoi interventi e lezioni su youtube e anche su facebook.
C'entra qualcosa con il suo essersi speso per il No al referendum? No, non c'entra niente. È solo per dire che tra i personaggi più o meno pubblici che si spendono per il Sì non ne ho trovato neppure uno da cui abbia imparato qualcosa.
Nell'arena della campagna referendaria sulla riforma della giustizia è sceso in campo Alessandro Barbero, il quale ha pubblicato questo breve video in cui spiega perché voterà No. Il suo contributo è interessante perché, da buon ex professore, spiega chiaramente i punti principali di una materia tecnica e complessa come la destrutturazione del CSM, che si realizzerà se vinceranno i Sì.
Per il resto non c'è molto da dire, la stragrande maggioranza dei sondaggi più recenti mostra i Sì in vantaggio sui No, e anche se le percentuali precise variano a seconda dell’istituto demoscopico, in tutte le rilevazioni i contrari sono nettamente inferiori. Dato il poco tempo che manca a marzo ci sono poche speranze che cambierà qualcosa.
Se si prende in considerazione il combinato disposto tra separazione delle carriere, distruzione del CSM, legge elettorale e premierato, è possibile vedere il disegno complessivo con cui questo governo scardinerà le fondamenta costituzionali che hanno retto e regolato fino a oggi il nostro Paese.
È nel pieno diritto dei salesiani negare l'utilizzo del Teatro Grande Valdocco di Torino a Luciano Canfora, Alessandro Barbero, Angelo D'Orsi, Elena Basile e altri relatori per l'evento intitolato "Democrazia in tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare l’informazione". Certo, farlo all'improvviso, a pochissimi giorni dall'evento dopo settimane di preparazione, autorizza più di una perplessità, ma tant'è.
Quello che però avrei evitato sono le un po' ridicole e vuote circonlocuzioni retoriche con cui giustificare la repentina cancellazione, cose tipo: "Il teatro deve essere utilizzato in coerenza con la vocazione formativa, educativa e pastorale propria dell’istituto" (?). E ancora: "Il teatro è inserito in un contesto educativo la cui tradizione pone al centro la crescita integrale dei giovani, la promozione di ambienti sereni e accoglienti e la valorizzazione di percorsi culturali fondati sull’incontro diretto, sul dialogo personale e sulla responsabilità educativa" (?).
Ecco, senza nascondersi dietro pretestuose e fumose perifrasi, i salesiani avrebbero fatto più bella figura a dire: "Guardate, i personaggi in questione sono inquadrati e schedati nell'immaginario collettivo come intellettuali filo-russi e noi con loro non vogliamo avere niente a che fare".
Avrebbero messo in chiaro subito le cose, sgomberato il campo da illazioni sui reali motivi dell'improvvisa e unilaterale cancellazione dell'evento, e soprattutto ci avrebbero fatto più bella figura.
Ho ascoltato l'intervento integrale di Alessandro Barbero alla festa del Fatto e non ho trovato una virgola con cui non sia d'accordo. Fermo restando che le questioni Europa e riarmo sono estremamente complesse e difficilmente sviscerabili in un intervento di mezz'ora.
Nel libro Dietro le quinte della storia, che sto leggendo in questi giorni tra una camminata e l'altra sulle Dolomiti, Alessandro Barbero smonta due bufale medievali piuttosto in voga ancora oggi. Una riguarda il famoso ius primae noctis, ossia la legge secondo cui il signore aveva il diritto di prendere il posto del marito la prima notte di nozze. Si tratta di una delle leggende più diffuse sul Medioevo, smentita però dalla enorme mole di documentazione arrivata fino a noi riguardo a quel periodo, in cui mai si menziona questa legge. Secondo Barbero questa leggenda nacque verso la fine del XV secolo, quando i contadini cominciarono a emanciparsi dai soprusi e dalle pretese dei signori e, per celebrare la libertà e dare l'idea di come erano brutti i tempi andati e cattivi i signori che li soggiogavano, inventarono appunto la storia dello ius primae noctis, che poi ovviamente si diffuse fino ad arrivare a oggi.
L'altra bufala medievale smontata da Barbero riguarda la cintura di castità, che i mariti che partivano per la guerra mettevano alle loro mogli per preservarne la fedeltà. Anche qui, come nel caso dello ius primae noctis, non esiste un solo documento o fonte arrivati fino a noi che la citi. La leggenda della cintura di castità nacque in epoca rinascimentale, quando cominciarono a comparire disegni e manoscritti, inventati di sana pianta, relativi a questa fantomatica cintura di castità, i quali fecero nascere la leggenda poi arrivata fino a noi.
Che lo ius primae noctis fosse una bufala lo sapevo, la cintura di castità invece pensavo fosse esistita per davvero, anche perché mi è capitato di visitare musei in cui è esposta. Comunque sia, le due leggende smontate da Barbero dimostrano come le bufale sono sempre esistite e probabilmente sono vecchie quanto l'uomo. Internet quindi non le ha create, come magari molti pensano, ne ha solo aumentato la velocità di diffusione.
Mi sono imbattuto in questa bellissima lezione di storia di Alessandro Barbero interrogato da Marco Travaglio, in cui il grande storico riassume in un'oretta l'enorme mole di vicende complesse che hanno portato alla situazione di oggi e alla guerra tra Russia e Ucraina. Guerra che non è iniziata nel 2022, come molti pensano, e neppure nel 2014, ma molto molto prima.
A partire dal minuto 12, più o meno, c'è una interessante riflessione di Barbero sulla "partigianeria" che da sempre è tratto peculiare dell'essere umano.
Ora, è vero (ce l'hanno ripetuto fino alla nausea) che abbiamo un aggressore e un aggredito ed è altrettanto vero che le menti ordinarie tendono a ragionare su singole vicende isolate e non su schemi complessivi, ma se si guarda la storia nel suo complesso si scopre che non c'è chi abbia completamente ragione e chi completamente torto ma si tratta di una storia lunga e complessa in cui torti e ragioni sono più o meno equamente distribuiti. Come si decide da che parte stare, visto che l'essere umano per sua natura deve comunque parteggiare per qualcuno?
Alessandro Barbero va in pensione e a me dispiace per gli studenti della sua università, che non assisteranno più alle sue lezioni.
Barbero è un grande e se quando andavo a scuola l'avessi avuto come professore, magari la storia l'avrei apprezzata di più. D'altra parte non è un mistero che generalmente si studiano con più impegno le materie dei professori più carismatici, che affascinano di più. Lo aveva capito già Platone quando diceva che per aprire la mente dei ragazzi devi prima aprirgli il cuore.
Vabbe', per noi che leggiamo i suoi libri e seguiamo le sue conferenze su YouTube, tanto di guadagnato.
Premessa: c'è un aggressore cattivo e un aggredito buono. È una banalità, lo so, ma è una premessa che oggi è indispensabile anteporre ad ogni ragionamento che si fa sulla guerra in Ucraina, pena venire bollati come filoputiniani. D'altra parte viviamo nell'epoca del bianco o nero, del di qua o di là manicheo, le gradazioni intermedie e i ragionamenti un pochino più articolati e complessi non vengono generalmente compresi, quindi la premessa di cui sopra è obbligatoria.
Tutto questo per cercare di contestualizzare un pochino i dieci minuti di Alessandro Barbero che pubblico qui di seguito, in cui il noto storico e divulgatore dice alcune cose sul conflitto che deviano un pochino dal sentire comune, in particolare modo quando afferma che tentare di ridurre un conflitto così complesso e lungo (esiste almeno dal 2014) all'aggressore cattivo e all'aggredito buono è una banalizzazione piuttosto puerile, così come si pecca di eccesso di semplificazione quando si afferma che le ragioni stanno tutte da una parte e i torti tutti dall'altra.
Il fatto che nell'esplosione di questo conflitto anche la Nato abbia delle responsabilità è stato nel corso del tempo enunciato da diverse parti. Lo disse papa Bergoglio, l'ha ribadito ieri il cardinale Zuppi, e anche lo stesso Barbero l'ha spesso ripetuto nei suoi interventi, così come anche Cacciari e altri.
Per quanto riguarda il conflitto in sé, molti media occidentali stanno cominciando da qualche tempo a raccontare un po' le cose come stanno realmente. Ha iniziato il Washington Post negli USA e a ruota alcuni media nostrani. In particolare si sta cominciando a dire chiaramente che la famosa controffensiva ucraina è stata finora un mezzo fallimento, che gli americani stanno cominciando ad inviare appelli affinché si smetta di mandare armamenti all'Ucraina e che la maggior parte dell'opinione pubblica americana è contraria a continuare a spendere soldi in questa guerra, senza contare che gli stessi vertici delle forze armate americane ormai dicono chiaramente che l'Ucraina ha ben poche possibilità non solo di arrivare a una vittoria (qui magari ci si arrivava anche senza che lo dicessero i generali americani) ma anche di recuperare i territori perduti.
Ci è voluto un po' ma, piano piano, si cominciano a raccontare le cose come stanno.
Giornate lavorative come quella di oggi, lunga, infinita, ripetitiva, mi fanno venire in mente il filosofo Günther Anders, allievo di Heidegger, il quale negli anni '40 fuggì dalla Germania e riparò negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni naziste (storia raccontata da Galimberti qui). Una volta arrivato andò a lavorare alla Ford. Dopo qualche tempo scrisse al suo maestro Heidegger e gli disse: "Maestro, lei mi ha insegnato che l'uomo è il pastore dell'essere, io qui sono il pastore delle macchine."
Ecco, io oggi mi sento il pastore delle macchine.
Mentre tornavo a casa mi è capitato di sentire questo breve intervento di Alessandro Barbero in cui si racconta che l'Italia negli ultimi duecento anni ha invaso la Russia tre volte, che uno dice: l'Italia ha invaso la Russia? Sì. Poi, vabbe', è andata male tutte e tre le volte ma questo è un altro discorso.
Ah, se ai miei tempi avessi avuto un professore di storia come Barbero...
È sempre piuttosto difficile, per noi, accettare il fatto che certe abitudini e certe convenzioni, oggi magari rigidamente codificate e normate, sono relativamente recenti. Prendete il matrimonio religioso, ad esempio. Viene naturale pensare che le modalità e l'importanza con cui oggi si celebra siano le medesime da sempre. Non è così. Per oltre metà della sua storia, cioè fino al XII secolo, alla chiesa cristiana del matrimonio non è importato assolutamente nulla, era anzi visto come una cosa che riguardava i laici e da cui prendere le distanze, tanto è vero che veniva addirittura prescritto ai preti di starne alla larga.
Poi, lentamente, le cose sono cambiate. A partire infatti dal 1200 circa la chiesa ha cominciato a rivalutare matrimonio e famiglia, a elaborare le prime regole per codificarlo fino, alla fine, elevarlo alla dignità di sacramento, mentre per oltre metà della sua storia è stato appunto considerato qualcosa meno di un fastidio. Tutto questo per ribadire, ancora una volta, quanto tutto sia relativo e nulla eterno. Non esiste niente, delle nostre convenzioni, a cui magari siamo tanto affezionati, che sia così da sempre, ma tutto si muove e si modifica in base a singole contingenze dei vari periodi storici.
Questo, naturalmente, non può non suscitare qualche riflessione un po' "eretica", se così si può dire. Un non credente come lo scrivente, ad esempio, si chiede come sia possibile, visto che oggi il matrimonio è un sacramento e l'unione dei due è benedetta da Dio, che per 1300 anni il suddetto Dio abbia snobbato il matrimonio e poi, da una certa data, abbia cominciato a dargli peso. A meno che anche per Dio sia sempre stato importante ma la chiesa si sia accorta solo tardivamente di questo suo interesse. Vabbe', fine della riflessione eretica.
Sulla storia (ovviamente riassunta) dei rapporti tra chiesa e matrimonio ci sono questi venti minuti del grande Alessandro Barbero.
La narrazione, molto in voga sui social, secondo cui con le ultime elezioni è tornato il fascismo è una ingenuità, naturalmente. Non ci sono i presupposti, oggi, perché qualcosa che si richiami alle forme del fascismo storico possa tornare. Il vero problema di oggi (e non da oggi) sta semmai nella qualità scadente delle nostre democrazie e delle rappresentanze parlamentari.
Otto minuti, qui, di un sempre grande Alessandro Barbero.
Mi è piaciuto molto questo parallelo con Trento e Trieste all'inizio della Prima guerra mondiale. Credo sia molto efficace nel far capire (attenzione: capire, non giustificare) i motivi dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. D'altra parte sono sempre l'efficacia e la chiarezza a cui Alessandro Barbero ci ha abituati.
Credo che questo saggio storico si candiderà ad essere il libro più bello che avrò letto quest'anno. Chiara Colombini è una storica e ricercatrice presso l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza, e ha scritto questo libro per smontare, alla luce della documentazione e delle evidenze storiche, tutti i giudizi, le falsità, i luoghi comuni che nel corso dei decenni sono stati strumentalmente gettati addosso agli uomini che fecero la Resistenza.
Le accuse che da certi ambienti vengono ancora oggi mosse ai partigiani sono le più varie: irresponsabilità (con le loro azioni avrebbero scatenato le rappresaglie naziste e fasciste che si abbatterono sulla popolazione inerme); esaltazione (i partigiani avrebbero combattuto per imporre una dittatura comunista in Italia); irrilevanza militare e strategica in quanto gli Alleati avrebbero comunque liberato il nostro paese. Fino ad arrivare a quella più grave di essere stati spietati assassini che avrebbero infierito sui vinti, giudizio, questo, entrato nel senso comune anche sulla spinta di una certa letteratura che ha come capostipite libri come Il sangue dei vinti di Pansa e altri.
Chiara Colombini, alla luce della più completa documentazione storica oggi disponibile (numeri, cifre, testimonianze, documenti ufficiali) smonta e ricostruisce, contestualizzando, le accuse mosse ai partigiani, non nascondendo le contraddizioni, gli errori commessi, gli attriti presenti all'interno di un movimento che univa uomini appartenenti alle più diverse ideologie politiche, ma accomunati dal desiderio e dalla volontà suprema di spazzare via una volta per tutte vent'anni di dittatura sanguinaria che ha distrutto il nostro paese.
Mentre lo leggevo mi è venuto in mente un intervento di Alessandro Barbero che, allo stesso modo in cui fa Chiara Colombini in un capitolo del libro, risponde sinteticamente ma efficacemente alla domanda sull'inutilità della Resistenza. Dieci minuti interessantissimi.
Nonostante ciò che qualcuno dei miei 32 lettori potrebbe pensare, io non sono l'avvocato difensore di Alessandro Orsini, ma amo la storia e sono da sempre estremamente curioso.
Ieri, il discusso professore è stato messo (di nuovo) in croce per aver detto (video qui) che Hitler non ha mai voluto la Seconda guerra mondiale e per aver spiegato quali, secondo lui, sono stati i motivi che l'hanno generata.
Ora, io non sono uno storico, ma Alessandro Barbero si, e se si va a cercare in rete ciò che lui dice riguardo alle cause che hanno provocato la Seconda guerra mondiale, si scopre che collimano perfettamente con quelle spiegate da Orsini. YouTube è pieno di lezioni di Alessandro Barbero sulla storia di quel conflitto, ma mi limito a segnalarne due tra le tante: questa a partire dal min. 6:30 e questa a partire dal minuto 25 circa.
Ora, ripeto, io non sono uno storico e non ho alcuna competenza per sapere se Hitler voleva la Seconda guerra mondiale o no, mi limito solo a osservare che se mettiamo in croce Orsini per aver detto che non la voleva, dobbiamo mettere in croce anche tutti gli storici che dicono la stessa cosa.