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domenica 12 aprile 2026

Minetti

Chi ha vissuto la tragica stagione del berlusconismo (non che oggi si sia in una stagione migliore, intendiamoci) non può non ricordare l'enorme mole di scandali sessuali, tra cui la vicenda di Ruby Rubacuori, e l'indegna commistione tra sesso (mercenario) e politica che hanno contraddistinto quel particolare periodo storico. Elemento di spicco di quella stagione fu lei: Nicole Minetti, avvenente igienista dentale di Berlusconi avviata da quest'ultimo a una brillante carriera politica in cambio di favori sessuali. 

Ieri è uscita la notizia che la signora Minetti è stata graziata da Mattarella: le pene definitive di tre anni e undici mesi per peculato e favoreggiamento della prostituzione cancellate per "motivi umanitari", legati all'assistenza e alle cure che Nicole Minetti dedicherebbe a un minore disabile appartenente alla sua cerchia familiare. Non giudico l'atto di grazia del capo dello Stato, se ha deciso di concederle la grazia avrà fatto le sua valutazioni. Suscita solo qualche perplessità il fatto che l'atto risalga a febbraio e solo ieri, quando la notizia è diventata di dominio pubblico grazie a una trasmissione radiofonica, il Quirinale abbia pubblicato un comunicato ufficiale per spiegarne le ragioni. 

Probabilmente l'entourage di Mattarella sperava che la cosa passasse senza che venisse a galla, immaginando quello che avrebbe sollevato.

venerdì 7 luglio 2023

Lasciti testamentari

Volevo scrivere qualcosa riguardo al lascito testamentario a Dell'Utri, da parte di Berlusconi, di 30 milioni di euro. Ma su Dell'Utri ho già scritto troppo, in passato, su queste pagine, per cui lascio stare. Andrea Scanzi ha già detto benissimo, e molto meglio di me, ciò che avrei voluto dire io.

lunedì 12 giugno 2023

Ha fatto anche cose buone

Non c'è niente di più stucchevole della retorica, molto in voga in queste ore, secondo cui sì, avrà anche fatto cose poco commendevoli ma ha dato lavoro a tanta gente. E allora? Era un imprenditore e gli imprenditori questo fanno: creano posti di lavoro. Ma essere imprenditore e dare lavoro non è un paravento sotto cui nascondere o con cui edulcorare la montagna di nefandezze compiute in vita.

Chi mi legge da tempo sa cosa io pensi di Berlusconi, su questo blog ci sono anni di post su di lui, e la retorica buonista ed ecumenica con cui si usa ipocritamente ammantare le dipartite di personaggi noti, qui non ha casa. Il mio pensiero su di lui non cambia di una virgola: il male che ha fatto a questo paese è incalcolabile, da ogni punto di vista. Non si tratta di pregiudizi ideologici, si tratta di biografia, di Storia, supportate da una documentazione e una letteratura vastissime che sono lì per chi le vuole leggere.

Per tutti gli altri ci sono televisioni e giornali ipocritamente ossequianti che ci ammorberanno per un futuro indefinito.

giovedì 16 febbraio 2023

Il vizietto (di forma)

Vivere in una società complessa vuol dire avere a che fare con la complessità (banale, nevvero?), la quale complessità si palesa sotto molteplici forme, comprese le sentenze giudiziarie. Siccome avere a che fare con la complessità costa impegno e fatica, si utilizza la semplificazione, molto più spiccia e facilmente comprensibile, gravata però dall'inconveniente di presentare i fatti in maniera diversa da come sono realmente. La sentenza di ieri sull'ultimo caso della telenovela chiamata Rubygate ne è un esempio.

I titoloni di oggi sono eloquenti: Berlusconi assolto. Per i lettori medi di Libero, Giornale, Foglio, Verità e compagnia bella la cosa finisce qui. Che il tipo delle cene eleganti sia stato assolto non nel merito ma per vizio di forma (in sostanza B. ha pagato le ragazze per mentire, ma siccome nessuno si è preso la briga di avvisarle che durante le loro deposizioni da semplici testimoni erano diventate indagate, le suddette deposizioni sono diventate inutilizzabili) non è importante, perché spiegarlo quindi? D'altronde, gran parte di questo target di lettori manco sa il significato della locuzione "vizio di forma", figurarsi tentare di spiegargli le implicazioni. Il problema è che, come si dice, la forma è sostanza, e forse in nessun altro ambito come quello della giustizia questo assunto è valido. 

Detto ciò, non credo che un cavillo cambierà nelle italiche genti le opinioni che ognuno ha su di lui. Chi l'ha sempre amato continuerà ad amarlo, chi l'ha sempre detestato continuerà a detestarlo, e per detestarlo, detestare tutto ciò che rappresenta, non occorre essere una persona di sinistra, è sufficiente essere una persona mediamente corretta e con una media capacità di analisi e raziocinio.

domenica 22 maggio 2022

Mummificazioni

Al bar. La televisione, in alto, è accesa. Al telegiornale compare improvvisamente Berlusconi che parla al raduno napoletano di Forza Italia. Stessa gigantografia di sempre del logo del partito dietro le spalle, stesse bandierine, stesso pubblico festante. Stessa scenografia e stesso attore principale, sempre uguale a se stesso, oggi come dieci anni fa, come vent'anni fa, come in quell'infausto 1994. Tutto è come cristallizzato, mummificato, pietrificato. Anche il suo aspetto, grazie alla tecnica estetica, rimane perennemente immutato nel tempo, come il Dorian Gray di Oscar Wilde, che aveva fatto un patto col diavolo e al posto suo invecchiava un ritratto appeso a una parete.
C'è molto, in tutto questo, che spiega perché questo paese è messo come è messo.

domenica 24 aprile 2022

La Russia di Putin


La Russia di Putin è un libro che impressiona. Impressiona perché da fuori non si riesce a farsi l'idea di cosa sia la Russia sotto Putin. Forse, lentamente, qualcosa si è cominciato a intuire dall'invasione dell'Ucraina, che ha indotto molti a documentarsi e a cercare di avere qualche informazione su chi sia Putin e come "governi" il paese di cui è a capo dal 2000.

Il libro di Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006 nell'androne del palazzo in cui abitava, a Mosca, ritrae un quadro impietoso di un paese in completo sfacelo, devastato dal comunismo prima e dalla svolta capitalista avvenuta dopo il crollo dell'Unione sovietica. Un paese dove il crimine, la corruzione e il malaffare regnano sovrani e infettano ogni ganglio dell'apparato statale: politica, forze armate, magistratura. 

Uno dei capitoli che lascia maggiormente stupefatti è la descrizione di ciò che succede nell'esercito, dove gli ufficiali e i più alti in grado hanno diritto di vita e di morte sui sottoposti, i soldati semplici, che vengono sottoposti a ogni genere di sevizie, torture e angherie, fino ad arrivare alla morte - esistono associazioni di genitori di giovani deceduti sotto le armi che si battono per sapere che fine abbiano fatto i loro figli. Un sistema criminale che non teme nulla perché gli autori possono contare sulla totale impunità grazie alla corruzione di un apparato giudiziario totalmente asservito al potere dittatoriale instaurato da Putin.

Putin non governa la Russia. La Russia è cosa sua e lui ne fa ciò che vuole. Tutto è sotto il suo controllo o sotto il controllo dei suoi fedelissimi. Ogni apparato dello Stato, fin nelle sue più periferiche articolazioni, è diretto da ex funzionari del KGB che rispondono solo a lui. L'opposizione è solo formale, in realtà non esiste, così come la libera stampa. Un qualsiasi cittadino vittima di soprusi o ingiustizie di qualsiasi tipo non ha alcuna speranza di vedersi riconosciuta giustizia perché i tribunali seguono la logica, voluta da Putin, che l'interesse dello Stato ha preminenza sull'interesse del singolo, e se i due interessi confliggono quello dello Stato prevale.

È un libro che disarma, lascia allibiti, un libro che tutti dovrebbero leggere. In particolare lo dovrebbero leggere i vari Salvini, Berlusconi e compagnia cantante che per un decennio hanno decantato le lodi da statista dello zar russo, lo hanno corteggiato, si sono vantati di averlo come amico, ci hanno fatto selfie insieme, pur sapendo chi è e come "governa" la Russia.

domenica 23 gennaio 2022

Numeri e spaccature

Naturalmente non è vero niente che "ho i numeri ma non voglio spaccare il paese". Molto più semplicemente, la campagna acquisti in parlamento portata avanti con affanno e ostinazione in queste ultime settimane non ha portato i risultati auspicati e, anche se ti chiami Berlusconi, alla fine davanti ai numeri ti devi arrendere. 

Non c'è alcun senso di responsabilità in tutto questo, né nessun desiderio di non voler spaccare il paese (tra l'altro, spaccare il paese con la dicotomia con me o contro di me è esattamente ciò che ha fatto scientemente nei lunghi anni del suo regno). È che lui è così: la menzogna e la mistificazione sono parte indissolubile del suo corredo genetico, e resteranno tali fino alla fine.

martedì 18 gennaio 2022

Berlusconi

Non so se l'abbandono di Berlusconi da parte di Salvini sia la pietra tombale sul sogno di quest'ultimo di sedere al soglio quirinalizio - con lui non è mai detta l'ultima parola. L'idea di Berlusconi al Quirinale, però, al di là del fatto che alla fine ci riesca o no, non deve stupire più di tanto, anche se a molti, me compreso, ripugna. Gli americani hanno avuto Trump, cosa dovrebbero dire?

Berlusconi, va ricordato, è stato il presidente del Consiglio più longevo dopo Mussolini, ha goduto, e in parte gode ancora, di un consenso diffuso, anche se magari non generalizzato, e milioni di italiani l'hanno votato convintamente. E quegli italiani se ne fregano del fatto che sia un puttaniere conclamato, che fino al 1994 abbia finanziato stabilmente e regolarmente Cosa nostra e tutto il resto. Berlusconi ha incarnato meglio di chiunque, ed è rimasto ineguagliato in questo, l'idea della politica usata per fini esclusivamente personali; ha incarnato l'idea che coi soldi si può fare ciò che si vuole: comprare sentenze, magistrati, parlamentari, giornali, consenso, sesso e tutto il resto.

E questa cosa, è ipocrita negarlo, piaceva e piace tutt'ora a un sacco di gente. Non è il Berlusconi al Quirinale che deve indignare, a mio parere; ciò che deve indignare, e da qui condurre a interrogarsi, è il contesto sociale e politico che ha permesso a un tizio del genere di stare nelle stanze dei bottoni per oltre vent'anni (e molte domande se le deve porre la sedicente sinistra degli ultimi cinque lustri, molto spesso silenziosa complice piuttosto che rumorosa avversaria).

Non credo che alla fine Berlusconi coroni questo suo ultimo sogno, ma le domande che tutti ci dovremmo porre restano.

mercoledì 1 dicembre 2021

Corsa al Colle di Silvio

Quello che da tutti è sempre stato etichettato come impossibile, l'elezione di Silvio a Presidente della Repubblica, rimane impossibile, o comunque altamente improbabile. Nonostante ciò, sembra che il nostro, ultimamente, si stia dando parecchio da fare in questo senso e abbia perfino cominciato una specie di campagna elettorale tra i parlamentari. Il percorso è pieno di ostacoli, ma piano piano l'arzillo vecchietto sta provvedendo ad eliminarne alcuni. Va probabilmente in questa direzione la sospensione, su Rete4, di due programmi "sovranisti" che spesso ospitano personaggi legati al mondo dei novax, non proprio in linea con l'immagine di statista e filoeuropeista che sta faticosamente cercando di costruirsi per agevolare la corsa.

A dire il vero, coi novax Berlusconi ce l'ha da tempi non sospetti, e almeno su questo gli si può riconoscere una certa, inusuale, coerenza. Per il resto, aspettiamo lo svolgersi degli eventi per vedere se veramente il Paese è pronto ad accogliere al Quirinale il primo presidente pregiudicato della storia repubblicana. 

domenica 17 ottobre 2021

Eppure può capitare

Ogni tanto accadono cose ancora capaci di stupirmi. Non sono molte ma a volte succede. Mai, ad esempio, avrei immaginato che sarebbe arrivato un giorno in cui sarei stato d'accordo con una cosa detta da questo signore. Eppure è successo. Questo, naturalmente, lo dico a scanso di equivoci, non cancella il pregresso né l'opinione che ho su di lui, opinione che non cambia di un millimetro e che ho espresso negli anni, su queste pagine, in numerosissimi post. Semplicemente, mi trovo d'accordo con una sua singola dichiarazione. Fine.

sabato 28 agosto 2021

Stalin era basso

Scrive Robert Conquest ne Il grande terrore, che sto leggendo in questi giorni, che Stalin era di statura piuttosto bassa. Ma non solo questo. "La testa di Stalin aveva un solido aspetto contadino [le teste dei contadini hanno generalmente un aspetto solido? Non lo sapevo], ma il viso era segnato dal vaiolo e i denti irregolari. [...] Come molti uomini spinti dall'ambizione, Stalin era piuttosto basso, sul metro e cinquantotto circa. Si aumentava la statura di due o tre centimetri con scarpe fatte apposta e alle parate del 1° maggio e del 7 novembre stava ritto su un rialzo che gli aggiungeva altri tre o quattro centimetri."

Questa descrizione di Stalin mi ha fatto venire in mente Berlusconi, il quale, molti ricorderanno, usava aumentarsi artificialmente la bassa statura con calzature modificate e, come Stalin, utilizzando rialzi vari durante i comizi. Certo, tra i due corrono parecchie differenze: Stalin nei vent'anni in cui è stato al potere ha fatto più morti di Hitler, Berlusconi nei vent'anni in cui è stato al potere ha rimbecillito coi suoi media il doppio delle persone uccise da Stalin. Ma la cosa interessante è la correlazione tra la bassa statura e l'ambizione, con quest'ultima che sarebbe inversamente proporzionale all'altezza.

Mi è già capitato di leggere di possibili correlazioni tra le due cose, ma non so dire quanto fondamento abbiano. Credo tuttavia che l'avere una bassa statura incentivi effettivamente ad adottare delle contromisure per compensarla. Non solo contromisure "fisiche" come scarpe più alte, ma anche contromisure di tipo psicologico, diciamo così. Non è inusuale, ad esempio, vedere persone di bassa statura alla guida di giganteschi fuoristrada o comunque di veicoli di grossa taglia, oppure, viceversa, di vedere persone molto alte alla guida di piccoli veicoli. Poco più in su di casa mia, ad esempio, abita un ragazzo che, così a occhio, dovrebbe raggiungere i due metri di altezza e che guida una 500, e a volte mi viene da pensare che per riuscire a entrarci abbia tolto il sedile lato guida e sieda direttamente su quello posteriore.

Tornando a Stalin e alla sua statura, io l'ho buttata un po' sull'ironico, ma leggendo la storia dell'Unione sovietica sotto il suo regno, c'è ben poco da ridere. Ma ci tornerò sopra, più seriamente, quando avrò terminato il libro di Conquest.

lunedì 23 novembre 2020

Un'altra leggina per lui

A dimostrazione (una delle tante) che nel nostro paese i cambiamenti sono solo di facciata, mai di sostanza, c'è la polemicuccia di queste ore in merito a un provvedimento salva-Mediaset che il governo starebbe per infilare in uno dei prossimi decreti, provvedimento in merito al quale, anche qui prassi consolidata, tutti, ora che la storia è venuta a galla, ne disconoscono naturalmente la paternità.

Per chi si interessava di politica negli anni infausti in cui il tipo delle cene eleganti era al centro dell'agone politico, questo non è in realtà nient'altro che un simpatico déjà vu. E oggi, incredibilmente (neanche tanto, poi), in mezzo a una pandemia globale e a un disastro economico e sanitario senza precedenti (disoccupazione a due cifre, tracollo del Pil e altro) siamo tornati ancora lì a fare leggine confezionate appositamente per lui, come se non fosse tutto un orribile già visto, già sentito, già vissuto.

Siamo senza memoria, senza pudore, e ancora diamo incredibilmente credito a un personaggio che è stato forse uno dei più pericolosi attentatori a quel poco di democrazia che già allora avevamo e colui che è stato probabilmente il maggior responsabile del tracollo etico, morale e culturale di questo paese. Così, come se niente fosse, senza memoria e senza onore.

martedì 17 marzo 2020

Prima di incensarlo

Il tipo delle cene eleganti ha deciso di donare dieci milioni di euro alla Regione Lombardia per la lotta al coronavirus, soldi che tra le altre cose serviranno alla realizzazione del reparto da 400 posti di terapia intensiva alla fiera di Milano. L'azione è sicuramente meritoria, intendiamoci, specialmente in questo drammatico periodo in cui interi reparti sanitari sono vicini al collasso.

Prima però di incensare il leader di Forza Italia come salvatore della patria, va doverosamente ricordato che se la nostra sanità è da almeno un paio di decenni con l'acqua alla gola, i motivi sono essenzialmente due: tagli (o mancati investimenti), effettuati da ogni governo degli ultimi 25 anni; evasione fiscale.

Come spiega la Fondazione Gimbe con un dettagliato studio pubblicato in questi giorni, tutti gli esecutivi, compresi quelli guidati da Berlusconi, hanno negli ultimi vent'anni tagliato nella sanità - anche nella scuola e in altri comparti del welfare, ma quello che qui interessa è la sanità.

Per quanto riguarda invece l'evasione fiscale, chi si interessava di politica (e cronaca giudiziaria) ai tempi in cui il cavaliere dominava ed era ai vertici del sistema istituzionale italiano, non può non ricordare l'infinita sequela di procedimenti istruiti a suo carico, per la stragrande maggioranza per reati di tipo fiscale, culminati nell'agosto 2013 con la celeberrima condanna definitiva a quattro anni per frode fiscale, dove Berlusconi fu riconosciuto colpevole di aver eluso al fisco la ragguardevole cifra di 368 milioni di euro tra il 1994 e il 1998.

L'evasione fiscale, nel corso degli anni sono stati numerosi i personaggi più o meno pubblici balzati alle cronache per questo motivo, drena risorse alla collettività e ai servizi alle persone, compresi quelli sanitari, e siccome le tasse sono sostanzialmente partite di giro, l'elusione dei furbi obbliga gli onesti a pagarne in misura maggiore per compensare i mancati introiti. Furbi, tra l'altro, sempre ampiamente giustificati dal tipo.

martedì 25 febbraio 2020

Ci ha lasciato zio Hosni

Se n'è andato, alla veneranda età di 91 primavere e dopo 31 anni ininterrotti di potere, l'ex ultimo faraone d'Egitto, il presidente Hosni Mubarak, che per noi italiani resterà nella memoria collettiva come lo zio di Ruby Rubacuori, parentela mai esistita ma certificata nel 2011 da un vergognoso voto alla Camera, in quella che è ormai passata alla storia come una delle pagine più basse della vita politica di questo paese. Anche se Salvini doveva ancora arrivare.

domenica 20 ottobre 2019

Dittatori e libri

Ogni dittatura o totalitarismo della storia, in particolar modo quelli del secolo scorso, ha sempre avuto come priorità la distruzione della cultura e la persecuzione degli intellettuali. Lo faceva Hitler nella Germania nazista (ricordate i tristemente celebri roghi pubblici di libri?); lo faceva Mussolini qua da noi mandando al confino intellettuali e scrittori; lo faceva Stalin nella Russia degli anni '30 del secolo scorso tramite la censura e l'eliminazione fisica di scrittori e poeti. Pol Pot, il sanguinario dittatore a capo degli spietati Khmer Rossi nella Cambogia degli anni '70, fece invece un passo avanti, spingendosi all'eliminazione fisica di chiunque fosse anche solo sospettato di avversare il regime. E come individuavano, i Khmer Rossi, i potenziali oppositori? Dagli occhiali. Facevano irruzione nelle case dei villaggi in cui arrivavano e controllavano chi vi abitava: chi portava gli occhiali veniva ucciso seduta stante. Perché? Perché Pol Pot pensava che i portatori di occhiali fossero lettori, quindi persone pensanti e potenziali intellettuali, quindi maggiormente sospettati di essere oppositori del regime.

Anche la Chiesa, del resto, come ogni istituzione o organizzazione con velleità autoritarie, si è in passato mossa in questa direzione demonizzando i libri. Il tristemente famoso Indice dei libri proibiti che cos'è, in fondo, se non un tentativo di impedire che le persone leggessero cose scomode, o solo semplicemente che leggessero (chi era in grado di farlo, naturalmente)?

Pensavo a quanto lavoro e quanta fatica si risparmierebbe, oggi, nel nostro paese un qualsiasi caudillo con velleità autoritarie, dal momento che i libri non vengono letti da nessuno e tutti sono pronti a inchinarsi e ad applaudire il primo arruffapopolo che si presenti con due slogan. Uno dei primi a capire l'importanza di avere un popolo con poca cultura, quindi maggiormente manipolabile, fu Berlusconi, che su queste cose ci aveva sempre visto lungo. Fu lui, infatti, a dire che il livello intellettivo medio degli italiani equivale a quello di un ragazzino di seconda media. E chi meglio di lui ha saputo sfruttare a suo vantaggio questa cosa?

Che poi, credo, fu pure ottimista, almeno guardando all'oggi.

domenica 10 aprile 2016

Cameron e noi

Le proteste nelle strade, successive alla notizia del coinvolgimento di Cameron nella faccenda delle società offshore panamensi, da cui il premier inglese sembra tra l'altro aver avuto vantaggi modesti e indiretti, ricorda quando qua da noi sotto processo per la faccenda Mediatrade c'era il tipo delle cene eleganti, uno che tramite le società offshore avrebbe nascosto al fisco italiano almeno un miliardo e 200 milioni di euro in vent'anni, come risulta dal libro-inchiesta Il cavaliere nero, edito tre anni fa da Chiarelettere.
La differenza tra noi e gli inglesi è che là la gente scende in strada per contestare Cameron, per chiederne le dimissioni, mentre qua da noi la gente aspettava il teleimbonitore all'uscita del tribunale per applaudirlo.

Tutta la vita che resta

Questo è il romanzo di esordio di Roberta Recchia ed è stato un caso editoriale nel 2024. Mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato a tratt...