La Commissione Attività produttive della Camera ha approvato la norma che istituisce l'Agenzia per la sicurezza nucleare.
(via casaeclima.com)
venerdì 31 luglio 2009
Attorno alla bandiera
Quello che ieri i tiggì non hanno fatto vedere.
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Lodo Bernardo, allora è un vizio
Sembra che ci sia, nel modo di legiferare di questa maggioranza, una specie di meccanismo automatico (e perverso) per cui all'interno di ogni provvedimento si tende a nascondere un codicillo o comunque qualche riga attraverso i quali tentare di tagliare le gambe a qualcuno o a qualcosa, specie se si tratta di soggetti "in vista" o - più spesso - organi inquirenti.
Il capostipite di tutto, solo per restare nell'ambito di questa legislatura, è stato il mitico "lodo Alfano", quel simpatico provvedimento, attualmente al vaglio della Consulta, che evita grane giudiziarie alle 4 più alte cariche dello stato nall'arco del loro mandato politico-amministrativo (da notare che delle 4 solo una ne beneficia, ma questo mi pare di averlo già segnalato in passato). Dopo il lodo Alfano c'è stato poi il "lodo Consolo", nato e poi morto per un inaspettato quanto repentino risveglio dal coma vigile del Pd. Si trattava, nelle intenzioni, di una specie di lodo Alfano allargato, che doveva prendersi cura nella stessa maniera di tutti gli altri parlamentari esclusi dai benefici di quest'ultimo (dettagli qui).
Durante la primavera di quest'anno ha fatto poi capolino una certa norma, battezzata (un nome che è già un programma) "salva manager". Si trattava di poche righe, inserite all'interno del decreto legge sulla sicurezza sul lavoro, che di fatto esentavano i manager delle grandi aziende dalle responsabilità in caso di incidenti o disastri sul lavoro, spostando queste responsabilità verso i piani bassi delle gerarchie aziendali (utile, guarda a caso, per la vicenda ThyssenKrupp). Il provvedimento fece saltare sulla sedia Napolitano, quando lo lesse. Da qui le famose parole di Tremonti, ormai scoperto: "O va via l'emendamento o va via il ministro dell'Economia". Peccato che lui stesso fosse tra i firmatari. Vabbè...
Un accenno - non di più, ho praticamente occupato mezzo blog con questa storia - merita senz'altro, poi, la vicenda intercettazioni, la simpatica norma, la cui discussione è rinviata a settembre dopo le lagne (giuste) ancora di Napolitano, che di fatto si prefigge lo scopo di limitare il ricorso della magistratura alle intercettazioni telefoniche, cosa che comporterà grosse difficoltà a indagare sui fatti criminosi e permetterà a un gran numero di delinquenti di agire indisturbati (alla faccia dei leghisti e della loro "sicurezza").
In questi giorni è arrivato l'ultimo (per ora) lodo della piacevolissima serie (spero di non averne scordato qualcuno in giro): il "lodo Bernardo", naturalmente dal nome del suo ideatore, Maurizio Bernardo, deputato Pdl. Di cosa si tratta precisamente? Si tratta in poche parole di un lodo complementare al ddl intercettazioni. Mentre infatti il primo si occupa di mettere i bastoni tra le ruote alla magistratura ordinaria, il secondo pensa alla magistratura contabile, e cioè la famosa Corte dei Conti. Si tratta, probabilmente lo saprete già, di quel particolare organo dello stato predisposto al controllo in materia di entrate e spese pubbliche (consulenze, rimborsi, appalti, ecc...). In cosa consiste, più in dettaglio, questo provvedimento lo spiega Repubblica:
Insomma, come è successo per il ddl intercettazioni (si potranno disporre solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, cioè in pratica quando si conosce già il colpevole), anche qui la musica è la stessa, solo spostata al ramo amministrativo. Ma dov'è che la magistratura contabile non potrà più mettere il naso qualora passasse questa ennesimaporcata legge? Sempre Repubblica ce lo dice (non vorrete mica che ne parli Il Giornale?) in quest'altro articolo:
Il buon Napolitano, che probabilmente non ha mai avuto tanto da fare come da quando è in carica questo governo, è dovuto ancora intervenire per dare l'ennesimo stop, dicendo chiaramente a Tremonti, come aveva già fatto in precedenza con Alfano, che questa legge così com'è non passerà mai e di regolarsi di conseguenza.
Si regolerà Tremonti? Difficle dirlo. Per adesso pare di sì, ma, se ricordate, anche dei rilievi espressi da Napolitano in merito al ddl sicurezza la maggioranza disse che avrebbe tenuto conto. Risultato? Le ronde hanno già cominciato a menarsi.
Tutto questo, mentre restiamo in trepidante attesa del prossimo lodo.
Il capostipite di tutto, solo per restare nell'ambito di questa legislatura, è stato il mitico "lodo Alfano", quel simpatico provvedimento, attualmente al vaglio della Consulta, che evita grane giudiziarie alle 4 più alte cariche dello stato nall'arco del loro mandato politico-amministrativo (da notare che delle 4 solo una ne beneficia, ma questo mi pare di averlo già segnalato in passato). Dopo il lodo Alfano c'è stato poi il "lodo Consolo", nato e poi morto per un inaspettato quanto repentino risveglio dal coma vigile del Pd. Si trattava, nelle intenzioni, di una specie di lodo Alfano allargato, che doveva prendersi cura nella stessa maniera di tutti gli altri parlamentari esclusi dai benefici di quest'ultimo (dettagli qui).
Durante la primavera di quest'anno ha fatto poi capolino una certa norma, battezzata (un nome che è già un programma) "salva manager". Si trattava di poche righe, inserite all'interno del decreto legge sulla sicurezza sul lavoro, che di fatto esentavano i manager delle grandi aziende dalle responsabilità in caso di incidenti o disastri sul lavoro, spostando queste responsabilità verso i piani bassi delle gerarchie aziendali (utile, guarda a caso, per la vicenda ThyssenKrupp). Il provvedimento fece saltare sulla sedia Napolitano, quando lo lesse. Da qui le famose parole di Tremonti, ormai scoperto: "O va via l'emendamento o va via il ministro dell'Economia". Peccato che lui stesso fosse tra i firmatari. Vabbè...
Un accenno - non di più, ho praticamente occupato mezzo blog con questa storia - merita senz'altro, poi, la vicenda intercettazioni, la simpatica norma, la cui discussione è rinviata a settembre dopo le lagne (giuste) ancora di Napolitano, che di fatto si prefigge lo scopo di limitare il ricorso della magistratura alle intercettazioni telefoniche, cosa che comporterà grosse difficoltà a indagare sui fatti criminosi e permetterà a un gran numero di delinquenti di agire indisturbati (alla faccia dei leghisti e della loro "sicurezza").
In questi giorni è arrivato l'ultimo (per ora) lodo della piacevolissima serie (spero di non averne scordato qualcuno in giro): il "lodo Bernardo", naturalmente dal nome del suo ideatore, Maurizio Bernardo, deputato Pdl. Di cosa si tratta precisamente? Si tratta in poche parole di un lodo complementare al ddl intercettazioni. Mentre infatti il primo si occupa di mettere i bastoni tra le ruote alla magistratura ordinaria, il secondo pensa alla magistratura contabile, e cioè la famosa Corte dei Conti. Si tratta, probabilmente lo saprete già, di quel particolare organo dello stato predisposto al controllo in materia di entrate e spese pubbliche (consulenze, rimborsi, appalti, ecc...). In cosa consiste, più in dettaglio, questo provvedimento lo spiega Repubblica:
Un'indagine fresca, con 400 inviti a dedurre, sulle consulenze concesse dagli alti dirigenti del ministero dell'Economia? Se ne occupa la procura della Corte dei Conti del Lazio. Ma i pm contabili potrebbe vedersi costretti a fare marcia indietro perché, prima di indagare, devono essere certi di avere tra le mani "una specifica e precisa notizia di danno". Non solo: devono sapere, prima ancora di avviare l'accertamento, che quel danno "sia stato cagionato per dolo o colpa grave". Le inchieste sulle consulenze della Moratti, sulla clinica Santa Rita, sull'azienda dei trasporti di Genova? Tutto in fumo. Non basta: se a qualche procuratore della Corte dei conti, della Puglia o del Lazio, fosse venuto in mente di contestare al premier Berlusconi un "danno all'immagine", con l'apertura di un processo e la conseguente richiesta di un risarcimento allo Stato, per via del suo comportamento "allegro" tra villa Certosa e via del Plebiscito, ormai non potrà più farlo.
Insomma, come è successo per il ddl intercettazioni (si potranno disporre solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, cioè in pratica quando si conosce già il colpevole), anche qui la musica è la stessa, solo spostata al ramo amministrativo. Ma dov'è che la magistratura contabile non potrà più mettere il naso qualora passasse questa ennesima
Basti pensare al lungo elenco degli enti su cui la Corte non potrà più indagare. Lista da brivido, che dà il senso della futura impunità per tanti amministratori corrotti o quanto meno faciloni. Via Bankitalia e la Consob. Via le Authority. Via Inps, Inpdap, Inail, e simili. Via le aziende municipalizzate. Via le società in house. Via le comunità montane. Via le aziende autonome. Via le Camere di commercio e l'Unioncamere. Via Enav ed Enac. Via la Treccani. Che resta alla Corte? Ministeri, Regioni, Comuni, Province, città metropolitane. Bottino ben magro. Al Quirinale si chiedono: ma perché tutto questo è finito in un decreto? Dove sono necessità e urgenza d'una simile rivisitazione dei poteri della Corte? Non sarà il caso di "potare" l'elenco e chiarire che s'intende per organismi di diritto pubblico?
Il buon Napolitano, che probabilmente non ha mai avuto tanto da fare come da quando è in carica questo governo, è dovuto ancora intervenire per dare l'ennesimo stop, dicendo chiaramente a Tremonti, come aveva già fatto in precedenza con Alfano, che questa legge così com'è non passerà mai e di regolarsi di conseguenza.
Si regolerà Tremonti? Difficle dirlo. Per adesso pare di sì, ma, se ricordate, anche dei rilievi espressi da Napolitano in merito al ddl sicurezza la maggioranza disse che avrebbe tenuto conto. Risultato? Le ronde hanno già cominciato a menarsi.
Tutto questo, mentre restiamo in trepidante attesa del prossimo lodo.
giovedì 30 luglio 2009
Il ddl Alfano andrà avanti così com'è?
Enzo di Frenna, uno dei promotori dell'iniziativa "14 luglio", scrive con preoccupazione sul suo blog:
In attesa di sapere cosa sta "covando" Enzo, riporto qui sotto uno stralcio di un articolo di Nicola Tranfaglia, ripubblicato da Enzo nel medesimo post del suo blog.
Sarà il caso di prepararsi: su questo fronte l'autunno si prospetta piuttosto caldo.
L'ho scritto: questa casta parlamentare tenterà di approvare il DDl Alfano così com'è. E se possono, ci tirano dentro anche il comma che imbavaglia la Rete con l'obbligo di rettifica. Io non condivido l'idea che bisogna discutere e scrivere, come sosteneva Luca De Biase dopo lo sciopero dei blogger che abbiamo organizzato con Diritto alla Rete. Questi signori della politica autoreferenziale je fai un baffo con i bla bla. Temono l'azione altamente mediatica. Temono l'evento notizia. Io sono - lo ripeto - per azioni alla greenpeace che sollevino fortemente l'attenzione sul tentaivo di limitare la libera espressione nella Internet italiana. Ci sto pensando con un gruppo di amici e blogger. Vi farò sapere.
In attesa di sapere cosa sta "covando" Enzo, riporto qui sotto uno stralcio di un articolo di Nicola Tranfaglia, ripubblicato da Enzo nel medesimo post del suo blog.
Il presidente Berselli ha detto due o tre volte che il disegno di legge è destinato ad andare avanti con la ripresa autunnale e non può essere contestato nei suoi aspetti fondamentali.
Le osservazioni sul rischio che la Corte europea dei diritti umani, come del resto la Corte Costituzionale italiana, potrebbero individuare nel disegno di legge all’esame numerosi profili di incostituzionalità non hanno ricevuto dalla maggioranza particolare attenzione.
Se una sensazione si può avere dopo l’audizione è quella che l’attuale maggioranza parlamentare intende approvare nel prossimo mese di settembre un disegno di legge niente affatto diverso da quello approvato dalla Camera l’11 giugno scorso.
Da questo punto di vista appare evidente che le preoccupazioni del presidente Napolitano hanno forse consigliato al governo tempi più lunghi ma non hanno minimamente influito sui contenuti del provvedimento che intende sopprimere la cronaca giudiziaria nei giornali e influire negativamente sulla possibilità per la magistratura di conseguire i propri obbietti di indagini, come prevede peraltro la costituzione repubblicana.
Sarà il caso di prepararsi: su questo fronte l'autunno si prospetta piuttosto caldo.
Fra cinque anni (si accettano scommesse)
ROMA - Roma sarà la prima città metropolitana in Europa ad essere interamente cablata, tra cinque anni, con un progetto da 600 milioni di euro, finanziato da imprese private, per collegare cittadini, imprese e pubblica amministrazione con una rete di telecomunicazioni a larghissima banda da 100 megabit al secondo. Lo ha annunciato il sindaco di Roma Gianni Alemanno nel corso della presentazione del progetto in Campidoglio.
(via Reuters)
Se tra i miei lettori c'è qualcuno di Roma, è d'accordo a trovarsi qui il 30/07/2014 per verificare?
(via Reuters)
Se tra i miei lettori c'è qualcuno di Roma, è d'accordo a trovarsi qui il 30/07/2014 per verificare?
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Ritorni
Vittorio Feltri torna a dirigere Il Giornale. Lo ha comunicato l'azienda alla redazione. Feltri, già direttore di Libero, firmerà il quotidiano fondato da Indro Montanelli a partire dal prossimo 24 agosto.
(via Corriere)
Mah, chissà se Montanelli gradirebbe...
(via Corriere)
Mah, chissà se Montanelli gradirebbe...
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In Italia si possono ancora fare domande?
“Questo è un paese infarcito di una infinità di regole la cui violazione è abitualmente tollerata. Un paese serio è un paese dove ci sono poche regole fatte ferreamente rispettare. Questa è la differenza fra il suddito e il cittadino: il suddito è un soggetto cui sono imposti infiniti obblighi e infiniti divieti; normalmente gli si permette di farne strame ma se alza la testa gli si chiede conto e ragione di tutte le violazioni fino a quel momento perpetrate. Il cittadino è un uomo a cui sono imposti pochissimi obblighi, pochissimi divieti per la cui violazione non c’è perdono, non ci sono il condono edilizio, il condono fiscale, l’ amnistia, l’ indulto: c’è il rigore. Ma, rispettati quegli obblighi, è un uomo libero e più nessuno può infastidirlo”.
Piercamillo Davigo
La vicenda successa a Dario e Alessandro è quella che mi ha ispirato il titolo di questo post. Domanda a cui faccio fatica a trovare risposta. Ecco comunque la storia, raccontata direttamente da Alessandro.
Altri dettagli della vicenda li trovate qui.
Piercamillo Davigo
La vicenda successa a Dario e Alessandro è quella che mi ha ispirato il titolo di questo post. Domanda a cui faccio fatica a trovare risposta. Ecco comunque la storia, raccontata direttamente da Alessandro.
Altri dettagli della vicenda li trovate qui.
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mercoledì 29 luglio 2009
Don Giorgio (e il porco)
Diciamo che si potrebbe avere qualcosa da ridire sul tipo di linguaggio usato, effettivamente - mi pare - abbastanza singolare per un prete, ma sui concetti espressi da don Giorgio, nulla da eccepire.
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Dialetto padano e partito del sud
Domanda semplice semplice rivolta agli elettori della Lega: ma l’avete capito o no che la storia dell’esame di dialetto per i prof è solo una boutade estiva che serve a farvi digerire i miliardi che il premier finirà per scucire a Micciché e Lombardo?
(via Gilioli)
Peccato che la Sicilia, dopo 60 anni di finanziamenti e di miliardi che non si contano più, brulica di rifiuti ammassati in migliaia di strade. Molti treni sono laidi e devastati, le linee ferroviarie sono pericolose, malandate e senza manutenzione, le strade sono disseminate di buche, i cartelli stradali non esistono, le stazioni sono sguarnite, mancano gli orari alle fermate dell’autobus, gli ospedali sono di sabbia, i pronto soccorso vanno a rilento, la sicurezza è una chimera, regnano i cani randagi assieme ad arrendevolezza e omertà. Salvo rari casi di meridionali incazzati in una regione che, oltre il record di deputati e di personale assunto nel carrozzone pubblico serbatoio di voti, sarebbe il giardino d’Italia se solo la sua classe dirigente avesse impiegato con onestà un solo spicchio di fondi, che invece sono stati regalati alla malavita mafiosa collusa con la politica.
(via Martinelli)
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E' più importante chi tiene nel letto o nel partito?
Ieri un ex deputato siciliano di Forza Italia, Giovanni Mercadante, è stato condannato in primo grado a 10 anni di galera per associazione mafiosa. Scrive Repubblica:
Come sapete, da un certo periodo di tempo il nostro premier è sotto il fuoco serrato (per la verità poco in Italia e molto all'estero) delle domande sulla sua vita privata. Con tenacia gli viene chiesto ragione dei suoi comportamenti privati - che come sappiamo privati in realtà non sono, visto la carica che ricopre - e viene dato particolare risalto alle sue frequentazioni (e prestazioni).
Perché, viceversa, a fatti come quello che ha protagonista Mercadante non viene data altrettanta visibilità, ma vengono relegati di sfuggita nelle cronache locali? Il medico siciliano è stato in organico alla formazione politica del premier - Forza Italia - per anni, e nel contempo sarebbe stato pure in organico, stando a quanto scrivono i giudici, alla mafia, addirittura al boss Provenzano. Sarebbe stato altresì accertato - dicono sempre i giudici - che la sua attività di medico era frequentemente rivolta ad agevolare gli stessi mafiosi.
Il caso Mercadante, va poi ricordato, non è l'unico in questo panorama. Ai più distratti ricordo infatti che è attualmente senatore nelle file del Pdl tale Marcello Dell'Utri, anche lui già condannato in primo grado a una decina d'anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Ora, è noto, e lo vado dicendo sempre anch'io, che generalizzare è sempre sbagliato. Ma questo non impedisce il nascere di alcune domande, che al pari di quelle che Repubblica e altri si ostinano a rivolgere al premier, forse meriterebbero altrettanta enfasi e visibilità. Eccone alcune di getto:
Radiologo, 61 anni, parente dello storico boss di Prizzi Tommaso Cannella, Mercadante sarebbe stato medico di fiducia delle cosche e punto di riferimento dei boss nel mondo della politica. Indagato già in passato, la sua posizione venne archiviata per due volte. Poi, nel 2006, la svolta nell'inchiesta e l'arresto. A carico dell'ex deputato, alle accuse dei pentiti, si sono aggiunte le intercettazioni ambientali realizzate nel box del capomafia Nino Rotolo, luogo scelto dai clan per i loro summit. Nei colloqui, registrati per oltre un anno, il nome di Mercadante è emerso tante volte, collegato sempre ad affari illeciti.
Come sapete, da un certo periodo di tempo il nostro premier è sotto il fuoco serrato (per la verità poco in Italia e molto all'estero) delle domande sulla sua vita privata. Con tenacia gli viene chiesto ragione dei suoi comportamenti privati - che come sappiamo privati in realtà non sono, visto la carica che ricopre - e viene dato particolare risalto alle sue frequentazioni (e prestazioni).
Perché, viceversa, a fatti come quello che ha protagonista Mercadante non viene data altrettanta visibilità, ma vengono relegati di sfuggita nelle cronache locali? Il medico siciliano è stato in organico alla formazione politica del premier - Forza Italia - per anni, e nel contempo sarebbe stato pure in organico, stando a quanto scrivono i giudici, alla mafia, addirittura al boss Provenzano. Sarebbe stato altresì accertato - dicono sempre i giudici - che la sua attività di medico era frequentemente rivolta ad agevolare gli stessi mafiosi.
Per gli inquirenti, il medico-politico avrebbe anche fornito "il proprio ausilio e la disponibilità della struttura sanitaria della quale era socio (l'Angiotac, ndr) per prestazioni sanitarie in favore degli associati mafiosi, anche latitanti, e la redazione di documentazione sanitaria di favore, ricevendo, in cambio, l'appoggio elettorale di Cosa nostra in occasione delle regionali in cui era candidato".
Il caso Mercadante, va poi ricordato, non è l'unico in questo panorama. Ai più distratti ricordo infatti che è attualmente senatore nelle file del Pdl tale Marcello Dell'Utri, anche lui già condannato in primo grado a una decina d'anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Ora, è noto, e lo vado dicendo sempre anch'io, che generalizzare è sempre sbagliato. Ma questo non impedisce il nascere di alcune domande, che al pari di quelle che Repubblica e altri si ostinano a rivolgere al premier, forse meriterebbero altrettanta enfasi e visibilità. Eccone alcune di getto:
- Com'è possibile che Mercadante sia rimasto in carica in una posizione di prestigio nella regione Sicilia fino alla sentenza del processo?
- Possibile che Berlusconi non sapesse dei trascorsi di quest'uomo?
- Visto che i primi accertamente svolti circa la presunta collusione dello stesso con la mafia risalgono a metà degli anni 2000, possibile che nessuno all'interno del partito abbia sentito quanto meno la necessità di prendere qualche provvedimento, almeno per non dare l'impressione di immobilità davanti all'opinione pubblica?
- Quanti casi come Mercadante e Dell'Utri ci sono all'interno del partito?
- Che credibilità può avere un movimento politico che ha al suo interno elementi di questo tipo quando dice di voler combattere la mafia?
martedì 28 luglio 2009
Sabbia all'ospedale
Ricordate, dopo il terremoto d'Abruzzo, le varie inchieste aperte da alcune procure in seguito al sospetto (piuttosto fondato) che buona parte delle costruzioni, specie nel centro-sud Italia, siano state realizzate nel corso degli anni utilizzando alte percentuali di sabbia di mare?
Beh, nel silenzio generale, e quasi a conferma della bontà di tali inchieste, è stato posto ieri sotto sequestro l'ospedale di Agrigento, in Sicilia, perché alcuni test (ma perché si fanno sempre dopo?) hanno mostrato tutta la fragilità della struttura; fragilità che potrebbe avere conseguenze facilmente immaginabili in caso di terremoto.
Nel frattempo, il governo sta per nominare un commissario straordinario per accelerare al massimo l'inizio dei lavori per il ponte sullo stretto.
Beh, nel silenzio generale, e quasi a conferma della bontà di tali inchieste, è stato posto ieri sotto sequestro l'ospedale di Agrigento, in Sicilia, perché alcuni test (ma perché si fanno sempre dopo?) hanno mostrato tutta la fragilità della struttura; fragilità che potrebbe avere conseguenze facilmente immaginabili in caso di terremoto.
Nel frattempo, il governo sta per nominare un commissario straordinario per accelerare al massimo l'inizio dei lavori per il ponte sullo stretto.
In sintonia
Non capita spesso che mi trovi d'accordo con quanto dice un prete, quindi quando accade mi pare il caso di segnalarlo... :-)
Perchè è un fatto che la situazione dell'immigrazione in Italia non rappresenta un problema di facile risoluzione, ed è altrettanto "automatico" che - seppur potendo sembrare molto utile e risolutiva - una legge come questa approvata da Maroni e dal Governo, rischi di creare di fatto una voragine ancora più grossa di quella che si cerca di colmare.
(dal blog di don Paolo)
Perchè è un fatto che la situazione dell'immigrazione in Italia non rappresenta un problema di facile risoluzione, ed è altrettanto "automatico" che - seppur potendo sembrare molto utile e risolutiva - una legge come questa approvata da Maroni e dal Governo, rischi di creare di fatto una voragine ancora più grossa di quella che si cerca di colmare.
(dal blog di don Paolo)
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Ancora sulle ronde
Vorrei tornare ancora, brevemente, sulla questione delle ronde. Sì, lo so, ne ho già parlato ampiamente in passato, ma quello che è successo l'altro ieri a Massa Carrara mi pare che meriti una ulteriore piccola riflessione.
Se non ricordo male, l'intento originario del governo, quando ha deciso di mettere in campo questa folcloristica pensata, era quello di supportare (per la nostra sicurezza, ovviamente) le forze dell'ordine "ufficiali" nel contrasto all'illegalità e alla criminalità. In pratica, questi signori avrebbero dovuto aiutare Polizia e Carabinieri a svolgere più efficacemente e in maniera più mirata i loro compiti. Questo nelle intenzioni.
Se però ricordate, già dal marzo scorso, quando il progetto di legge fece capolino in Parlamento, i vertici di Polizia e Carabinieri fecero fronte compatto contro tutto il disegno. Presero le distanze. E si appellarono pure - purtroppo inutilmente - al capo dello stato perché avevano già messo in conto che mandare in giro questi gruppetti autonomi (e politicizzati) non li avrebbe affatto aiutati a svolgere meglio il loro lavoro, ma semmai li avrebbe costretti a un ulteriore aggravio in quanto, oltre a cercare di contrastare i criminali, avrebbero dovuto anche controllare che non si creassero situazioni di pericolo generate proprio dalle ronde.
Le prima avvisaglie di quello che sarebbe potuto succedere, e che è poi successo, si erano tra l'altro già avute nello stesso periodo a Padova, dove gruppetti di ispirazione An e Lega si erano scontrati con alcuni no global constringendo le forze dell'ordine (quelle vere) a intervenire per calmare i tafferugli. Quello che è accaduto a Massa Carrara l'altro ieri non è niente di diverso, ed è drammaticamente in linea con quanto profetizzato a suo tempo dai vertici di Polizia e Carabinieri.
Questi due fatti, in pratica, cosa hanno dimostrato inconfutabilmente oltre ogni ragionevole ipotesi? (a) Le ronde non servono a colmare le carenze di organico delle forze dell'ordine, come qualcuno aveva tentato di darci a bere; (b) costringono gli stessi carabinieri e poliziotti ad un surplus di lavoro che, come nel caso accaduto a Massa, contempla pure contusi e feriti tra essi stessi.
Come tutto questo folle progetto sia una garanzia di maggiore sicurezza per noi (quella sicurezza in nome della quale sono stati partoriti i provvedimenti più aberranti), è uno di quei misteri che probabilmente solo Maroni e Berlusconi potrebbero spiegare.
Se non ricordo male, l'intento originario del governo, quando ha deciso di mettere in campo questa folcloristica pensata, era quello di supportare (per la nostra sicurezza, ovviamente) le forze dell'ordine "ufficiali" nel contrasto all'illegalità e alla criminalità. In pratica, questi signori avrebbero dovuto aiutare Polizia e Carabinieri a svolgere più efficacemente e in maniera più mirata i loro compiti. Questo nelle intenzioni.
Se però ricordate, già dal marzo scorso, quando il progetto di legge fece capolino in Parlamento, i vertici di Polizia e Carabinieri fecero fronte compatto contro tutto il disegno. Presero le distanze. E si appellarono pure - purtroppo inutilmente - al capo dello stato perché avevano già messo in conto che mandare in giro questi gruppetti autonomi (e politicizzati) non li avrebbe affatto aiutati a svolgere meglio il loro lavoro, ma semmai li avrebbe costretti a un ulteriore aggravio in quanto, oltre a cercare di contrastare i criminali, avrebbero dovuto anche controllare che non si creassero situazioni di pericolo generate proprio dalle ronde.
Le prima avvisaglie di quello che sarebbe potuto succedere, e che è poi successo, si erano tra l'altro già avute nello stesso periodo a Padova, dove gruppetti di ispirazione An e Lega si erano scontrati con alcuni no global constringendo le forze dell'ordine (quelle vere) a intervenire per calmare i tafferugli. Quello che è accaduto a Massa Carrara l'altro ieri non è niente di diverso, ed è drammaticamente in linea con quanto profetizzato a suo tempo dai vertici di Polizia e Carabinieri.
Questi due fatti, in pratica, cosa hanno dimostrato inconfutabilmente oltre ogni ragionevole ipotesi? (a) Le ronde non servono a colmare le carenze di organico delle forze dell'ordine, come qualcuno aveva tentato di darci a bere; (b) costringono gli stessi carabinieri e poliziotti ad un surplus di lavoro che, come nel caso accaduto a Massa, contempla pure contusi e feriti tra essi stessi.
Come tutto questo folle progetto sia una garanzia di maggiore sicurezza per noi (quella sicurezza in nome della quale sono stati partoriti i provvedimenti più aberranti), è uno di quei misteri che probabilmente solo Maroni e Berlusconi potrebbero spiegare.
lunedì 27 luglio 2009
L'appello per Riccardo Capriccioli è una bufala
Rimango sempre stupito, nonostante siano ormai molti anni che bazzico in rete, dalla facilità e dalla superficialità con cui molti utenti contribuiscono a diffondere appelli, in alcuni casi anche piuttosto gravi, senza prima aver perso due minuti (non ne occorrono di più) su Google per verificare l'attendibilità o meno di ciò che contribuiscono a diffondere.L'ultimo esempio mi è capitato pochi minuti fa su Facebook, dove pare abbia ripreso a circolare l'ennesima variante dell'appello in favore di Riccardo Capriccioli, il bimbo leucemico ricoverato al Meyer di Firenze. Questa l'ultima variante dell'appello:
BIMBO DI 17 MESI NECESSITA DI SANGUE GRUPPO B POSITIVO PER LEUCEMIA FULMINANTE RICCARDO CAPRICCIOLI 3282694447
SPARGERE LA VOCE URGENTEMENTE!
Come riporta Paolo Attivissimo sul suo blog, questo appello, in una infinità di varianti, è in circolazione dal 2007, ed è ormai drammaticamente obsoleto. Non solo perché Riccardo, fortunatamente, non ha più bisogno di nessuna donazione di sangue, ma perché, stando al comunicato dello stesso ospedale risalente a maggio scorso, è addirittura a casa.
"Volevo chiederti se riesci, quando aggiorni il tuo sito, ad aggiungere nel caso del bambino leucemico per cui tanti chiedevano sangue B positivo, che è scaduto. Il bambino è da tempo a casa, sta bene. Purtroppo ogni tanto quella catena riemerge ma con l'attenzione che c'è, si propaga meno e riusciamo a bloccarla sul nascere."
Insomma, se ricevete questo appello (o qualsiasi altro), via mail, sms o social network vari, perdete un paio di minuti su Google e poi agite di conseguenza.
Can St Padre Pio save Berlusconi?
Il titolo che vedete qui sopra l'ha utilizzato il Times per commentare l'intenzione di Berlusconi, ancora non smentita, di recarsi in pellegrinaggio da Padre Pio. Ora, spero che siano pochi quelli che pensano che il cavaliere ha intenzione di recarsi là perché effettivamente gliene frega qualcosa di San Pio.
In verità, come è ormai sotto gli occhi di tutti, c'è una ferita da sanare, una frattura da ricomporre che è quella tra il sultano e i cattolici. La (probabile) visita diventa quindi un calcolo politico, una mossa meditata per cercare, come ultima spiaggia, di ricomporre le crepe apertesi nel rapporto tra il premier, le gerarchie vaticane (specie dopo il niet di Ratzinger all'incontro post G8) e, soprattutto, l'elettorato cattolico (che sia rimasto turbato dalle migliaia di messaggi di fedeli indignati arrivati a Famiglia Cristiana?), cioè la cosa che gli sta più a cuore.
Insomma una sorta di acrobazia, di gioco di prestigio tramite il quale cercare di far credere, specialmente agli allocchi ancora disposti a prendere sul serio la vistosità e la platealità dei suoi gesti, che tutto si può sistemare.
In verità, come è ormai sotto gli occhi di tutti, c'è una ferita da sanare, una frattura da ricomporre che è quella tra il sultano e i cattolici. La (probabile) visita diventa quindi un calcolo politico, una mossa meditata per cercare, come ultima spiaggia, di ricomporre le crepe apertesi nel rapporto tra il premier, le gerarchie vaticane (specie dopo il niet di Ratzinger all'incontro post G8) e, soprattutto, l'elettorato cattolico (che sia rimasto turbato dalle migliaia di messaggi di fedeli indignati arrivati a Famiglia Cristiana?), cioè la cosa che gli sta più a cuore.
Insomma una sorta di acrobazia, di gioco di prestigio tramite il quale cercare di far credere, specialmente agli allocchi ancora disposti a prendere sul serio la vistosità e la platealità dei suoi gesti, che tutto si può sistemare.
La Dimar chiude, e un altro pezzo di Rimini se ne va
Oggi scrivo un post triste. Triste per me, sicuramente, ma anche per tutti quelli, romagnoli o no, che hanno amato questo negozio, che non era soltanto un semplice negozio di dischi, ma era una sorta di... "filosofia".Eh sì, perché chi si recava qui, di solito non lo faceva solo per comprare l'album dell'artista del momento (quello si trovava senza problemi in tutti i negozi di dischi), ma cercava qualcosa di particolare, difficilmente reperibile altrove. C'è stato un periodo in cui era opinione comune che fosse il negozio di dischi più fornito del mondo. Era possibile trovare di tutto: musica d'importazione, jazz, celtica, rock'n'roll, gospel, classica, blues, etnica. Si trovavano con un certa facilità pure i cosiddetti bootleg, oppure, su ordinazione, dischi ormai fuori catalogo difficilmente reperibili sul mercato. Era méta incessante di appassionati provenienti non solo da ogni parte d'Italia, ma anche dall'estero (molti svizzeri e tedeschi venivano in vacanza a Rimini con un budget appositamente dedicato a questo negozio).
Un negozio che aveva per noi un qualcosa di magico. L'entrata principale non aveva quasi niente di diverso dai tradizionali negozi di dischi: la cassa all'entrata, la vetrina e la bacheca centrale con le novità del momento sulla destra. Ma la magia iniziava proseguendo oltre. Superata infatti l'entrata, si entrava nel cuore del negozio. In fondo al corridoio principale c'era infatti un piccolissimo ascensore che portava al piano superiore. Qui, camminando tra i cunicoli e le stanzette (vedi immagine) formati dalle scansie riempite di dischi fino all'inverosimile, si cercava quello che serviva.
Il sabato pomeriggio una capatina alla Dimar con gli amici era d'obbligo. Essendo ovviamente ancora tutti senza patente, si partiva da Santarcangelo col mitico "9" e si arrivava dopo mezzoretta di pullman a Rimini, in Piazza Tre Martiri - la Dimar era lì a pochi passi -. Ci si metteva d'accordo prima sul disco (ovviamente, all'epoca, in vinile) che interessava, poi, una volta a casa, si registrava per tutti sulle vecchie musicassette magnetiche (all'epoca non c'erano ancora le major discografiche che rompevano le scatole). Comprare un disco, poi, era un po' come giocare al lotto. Non c'era la possibilità del preascolto come nei moderni megastore, e il disco era incellofanato. Quindi? Si rischiava: magari si studiava un po' la copertina (come se da lì fosse stato possibile capirci qualcosa), si pensava ai dischi precedenti dello stesso artista, e alla fine comunque si acquistava.
Beh, questa cosa è finita. Ieri per la Dimar è stato l'ultimo giorno di attività. Non penso in questo caso che c'entri molto la crisi; il declino dell'attività, all'inizio lento, è infatti cominciato - leggevo su un articolo di un giornale locale - con l'avvento del cd, poi, nel corso del tempo, la tecnologia e internet hanno fatto il resto. Ora, intendiamoci, io sono fondamentalmente un tecnologico, non mi impensierisce né mi preoccupa il fatto di trovarmi nel pieno di questa era. Certo è che di fronte a questi "danni", in questo caso proprio da imputare alla suddetta tecnologia, l'amaro in bocca rimane.
domenica 26 luglio 2009
Primi effetti delle ronde
E non vi preoccupate, siamo solo all'inizio...
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Who wants to live forever
There's no time for us
There's no place for us
What is this thing that builds our dreams, yet slips away from us?
There's no place for us
What is this thing that builds our dreams, yet slips away from us?
Quel cofanetto di perle, A kind of magic, pubblicato dai Queen nel 1986 e colonna sonora del celeberrimo Highlander, contiene al suo interno questa bellissima traccia (testo qui).
Non so se sia desiderio di molti quello di vivere per sempre. Io, per ora, mi accontento...
Buona domenica.
sabato 25 luglio 2009
Fabio e il liceo
Fabio, blogger nonché mio quasi paesano, ha terminato il liceo, e ne ha approfittato per scrivere alcune impressioni sugli anni trascorsi a scuola: cosa è stata (e soprattutto non è stata), cosa ha rappresentato, i rapporti con gli insegnanti.
Riporto qui sotto un piccolo estratto del suo post, ma l'invito è ovviamente quello di leggerlo integralmente.
Riporto qui sotto un piccolo estratto del suo post, ma l'invito è ovviamente quello di leggerlo integralmente.
La scuola scelta è stata indubbiamente un errore. Ho senz'altro ereditato parecchio da questo percorso, e non rinnego né il modo di ragionare né il metodo che questi anni mi hanno insegnato. Solo non sopporto proprio il sistema scolastico. Non sopporto tutti quei professori che non si sentono pedagoghi, che non vogliono aprire delle porte, battere il sentiero di un percorso e seminare qualcosa di utile e prolifico, ma solo snocciolare le solite quattro cose e chiudersi immediatamente dopo. Mi hanno stancato tutti quelli che non vogliono insegnarti la loro passione per qualcosa, forse perché mai l'hanno avuta e mai l'avranno, ma ti insegnano una materia, inutile come tante altre. Tutti quelli per cui sono stato il numero 9. Non Fabio, Lorenzi, quello che parla spesso e trova spesso da ridire, non quello che ogni tanto prova a metterci qualcosa di suo, ma unicamente quello che sta dopo il numero 8 e prima del numero 10.
Notizie in pillole (22)
Incendi dolosi e italiani "brava gente". Puntuali, come ogni estate, arrivano gli incendi. Non solo da noi, ma in buona parte d'Europa. Da noi, però, un fatto è quasi sicuro (all'estero non so): la maggior parte di questi incendi sono dolosi, provocati cioè volutamente dall'uomo, come affermava in una nota la regione Sardegna riferendosi al fatto che è pittosto improbabile che 15 incendi si attivino spontaneamente nello stesso tempo e nella stessa zona. Ieri, nella sola Sardegna, sono stati quasi 15.000 gli ettari di bosco andati in fumo. Perché vogliamo così male al nostro paese e al nostro territorio?
Windows non "tira" più. L'azienda leader nel mondo nel campo dell'informatica e dei sistemi operativi per pc, ha fatto registrare, per la prima volta dopo 23 anni, un calo di profitti del 29%. Ovviamente stiamo parlando di Microsoft. "Prevediamo che anche quest'anno la situazione sarà difficile - commenta il responsabile finanziario, Christopher Liddell - Le cose non stanno migliorando, anche se forse abbiamo toccato il fondo". Non so se a Redmond abbiano toccato il fondo, fatto sta che, complice la crisi (o BitTorrent?), Windows non affascina più gli utenti e soprattutto le aziende, le quali, spiega il Sole24ore, "continuano a mantenere massima cautela nella spesa it". Cioè, detto in soldoni, si tengono stretto Xp e non ci pensano neppure a migrare a Vista.
Tombe fenicie. Sono una specie di pozzo senza fondo (di nefandezze) le registrazioni della D'Addario che l'Espresso continua a pubblicare a puntate sul proprio sito. Dopo i consigli sessuali impartiti dal premier alla "escort" più famosa d'Italia, adesso è spuntato fuori che Berlusconi ha rivelato alla signora di avere rinvenuto nel sottosuolo di villa Certosa 30 tombe fenicie, risalenti al 300 a.C. e - pare - mai denunciate alla Soprintendenza. Almeno finora. La saga continua.
Domande scomode. Dopo il "testa di c***o" di Tremonti all'indirizzo del giornalista americano, è stata la volta della Gelmini. Lei non ha fatto ricorso all'insulto, ma, incalzata dalle domande di un deputato dell'Idv (video qui) ha preso su e se n'è andata dalla conferenza stampa. Non c'è niente da fare: questi signori, se non fai loro solo domande politically correct, o insultano o se ne vanno.
Prendi due, paghi uno: matrimonio e battesimo insieme. Curiosa iniziativa della chiesa anglicana inglese. A causa del notevole aumento delle coppie che non vogliono saperne di sposarsi, con conseguente aumento dei figli generati fuori dal suddetto matrimonio, cioè nel "peccato", la nota istituzione religiosa ha lanciato l'offerta "due in uno". In pratica, con un'unica funzione è possibile sposarsi e battezzare il pargolo. Il tutto per ovviare al contestuale calo di battesimi, per colpa del quale molti bimbi sono costretti a rimanere nel "peccato". La notizia l'ha riportata il Guardian.
Superenalotto. Questa sera, complice il notevole ritardo della mitica sestina, il jackpot supererà i cento milioni di euro (200 miliardi di lire forse rende meglio). Se per caso qualcuno di voi dovesse realizzarlo, me lo segnali nei commenti. E magari continui a leggermi lo stesso. :-)
Windows non "tira" più. L'azienda leader nel mondo nel campo dell'informatica e dei sistemi operativi per pc, ha fatto registrare, per la prima volta dopo 23 anni, un calo di profitti del 29%. Ovviamente stiamo parlando di Microsoft. "Prevediamo che anche quest'anno la situazione sarà difficile - commenta il responsabile finanziario, Christopher Liddell - Le cose non stanno migliorando, anche se forse abbiamo toccato il fondo". Non so se a Redmond abbiano toccato il fondo, fatto sta che, complice la crisi (o BitTorrent?), Windows non affascina più gli utenti e soprattutto le aziende, le quali, spiega il Sole24ore, "continuano a mantenere massima cautela nella spesa it". Cioè, detto in soldoni, si tengono stretto Xp e non ci pensano neppure a migrare a Vista.
Tombe fenicie. Sono una specie di pozzo senza fondo (di nefandezze) le registrazioni della D'Addario che l'Espresso continua a pubblicare a puntate sul proprio sito. Dopo i consigli sessuali impartiti dal premier alla "escort" più famosa d'Italia, adesso è spuntato fuori che Berlusconi ha rivelato alla signora di avere rinvenuto nel sottosuolo di villa Certosa 30 tombe fenicie, risalenti al 300 a.C. e - pare - mai denunciate alla Soprintendenza. Almeno finora. La saga continua.
Domande scomode. Dopo il "testa di c***o" di Tremonti all'indirizzo del giornalista americano, è stata la volta della Gelmini. Lei non ha fatto ricorso all'insulto, ma, incalzata dalle domande di un deputato dell'Idv (video qui) ha preso su e se n'è andata dalla conferenza stampa. Non c'è niente da fare: questi signori, se non fai loro solo domande politically correct, o insultano o se ne vanno.
Prendi due, paghi uno: matrimonio e battesimo insieme. Curiosa iniziativa della chiesa anglicana inglese. A causa del notevole aumento delle coppie che non vogliono saperne di sposarsi, con conseguente aumento dei figli generati fuori dal suddetto matrimonio, cioè nel "peccato", la nota istituzione religiosa ha lanciato l'offerta "due in uno". In pratica, con un'unica funzione è possibile sposarsi e battezzare il pargolo. Il tutto per ovviare al contestuale calo di battesimi, per colpa del quale molti bimbi sono costretti a rimanere nel "peccato". La notizia l'ha riportata il Guardian.
Superenalotto. Questa sera, complice il notevole ritardo della mitica sestina, il jackpot supererà i cento milioni di euro (200 miliardi di lire forse rende meglio). Se per caso qualcuno di voi dovesse realizzarlo, me lo segnali nei commenti. E magari continui a leggermi lo stesso. :-)
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venerdì 24 luglio 2009
Perché tirarlo in ballo quando non serve?
Per sedare gli ignari elettori il governo ha giustificato il condono facendosi scudo di aver emulato una manovra compiuta da altri Paesi e per essere più credibile, visto che l'Italia non lo è, ha speso il nome di Barak Obama dicendo: “anche Obama lo ha fatto”. Falso. Obama non ha fatto un condono, è andato da UBS e gli ha chiesto la lista degli evasori. A chi farà rientrare capitali esteri farà pagare tasse e interessi arretrati, ed il rimpatrio delle somme non sarà anonimo come in Italia, ma con tanto di nome e cognome dell'evasore per poterlo controllare negli anni futuri.
La manovra di Obama è un “ultimatum”, quella di Berlusconi è la truffa di chi da una parte deve incassare qualche spicciolo perché le casse dello Stato sono alla canna del gas, dall'altra deve far rientrare soldi sporchi. Quando hai davanti professionisti della truffa e sei onesto non puoi sederti al tavolo da gioco perché sarai fregato.
(via Antonio di Pietro)
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Conta qualcosa il parere del CSM?
Trovo piuttosto curioso che molti media, ieri, abbiano dato in pompa magna la notizia della bocciatura tout court, da parte del CSM, della riforma del processo penale messa in cantiere da Alfano e soci. Messa in questo modo, e con questa enfasi, un lettore un po' distratto, o magari non molto ferrato in materia, potrebbe facilmente essere portato a pensare che un parere di questo tipo, formulato dall'organo di autogoverno della magistratura, obblighi in qualche modo Alfano e la sua cricca a fare retromarcia e a rivedere almeno le norme più controverse di tutto il disegno di legge.
E invece no. Quello del CSM è solo un parere, e come tale non vincolante. Il parlamento è (purtroppo, in questo caso) sovrano e il CSM può starnazzare quanto vuole: se il governo decide che intende andare fino in fondo, ci va, fosse pure a colpi di fiducia, come è successo ieri per far passare senza intoppi gli emendamenti al dl anticrisi. Concetto che è stato ribadito pure dal vicepresidente Mancino: «Non è una bocciatura, perché il Csm non approva e non boccia, ma un parere articolato».
E quindi? Tutto questi titoloni per cosa? Va bene, il CSM dice che il progetto di Alfano è in gran parte incostituzionale perché prevede ad esempio che i pm si facciano da parte e lascino alla polizia giudiziaria la titolarità delle indagini (come è noto quest'ultima dipende direttamente dal governo, quindi basta fare 2 + 2), con probabili e significative ripercussioni sull'obbligatorietà dell'azione penale (si teme in pratica che sia il governo a "decidere" chi e cosa indagare), e altre cose su cui non mi dilungo. E adesso che l'hanno segnalato? Alfano si preoccuperà di rivedere qualcosa? Certo, è così preoccupato che due ore dopo il pronunciamento dei rappresentanti dei magistrati ha detto in modo elegante che non gliene frega niente.
Insomma, Repubblica e soci: fare meno titoloni a effetto e spiegare un po' di più non sarebbe meglio?
E invece no. Quello del CSM è solo un parere, e come tale non vincolante. Il parlamento è (purtroppo, in questo caso) sovrano e il CSM può starnazzare quanto vuole: se il governo decide che intende andare fino in fondo, ci va, fosse pure a colpi di fiducia, come è successo ieri per far passare senza intoppi gli emendamenti al dl anticrisi. Concetto che è stato ribadito pure dal vicepresidente Mancino: «Non è una bocciatura, perché il Csm non approva e non boccia, ma un parere articolato».
E quindi? Tutto questi titoloni per cosa? Va bene, il CSM dice che il progetto di Alfano è in gran parte incostituzionale perché prevede ad esempio che i pm si facciano da parte e lascino alla polizia giudiziaria la titolarità delle indagini (come è noto quest'ultima dipende direttamente dal governo, quindi basta fare 2 + 2), con probabili e significative ripercussioni sull'obbligatorietà dell'azione penale (si teme in pratica che sia il governo a "decidere" chi e cosa indagare), e altre cose su cui non mi dilungo. E adesso che l'hanno segnalato? Alfano si preoccuperà di rivedere qualcosa? Certo, è così preoccupato che due ore dopo il pronunciamento dei rappresentanti dei magistrati ha detto in modo elegante che non gliene frega niente.
Insomma, Repubblica e soci: fare meno titoloni a effetto e spiegare un po' di più non sarebbe meglio?
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giovedì 23 luglio 2009
Un film visto e rivisto
Quello dell'aumento dei prezzi alla pompa in concomitanza dei grandi esodi.
Il solito copione prevede ora che le compagnie si giustificano con il ricaro del barile di petrolio e con l’aumento dei prezzi industriali dei carburanti sul mercato internazionale. Nella seconda parte del film il governo, dopo ripetuti allarmi, convoca i petrolieri e li persuade a darsi una calmata. Intanto è passato del tempo e chi ha dato ha dato.
(via La Stampa)
Il solito copione prevede ora che le compagnie si giustificano con il ricaro del barile di petrolio e con l’aumento dei prezzi industriali dei carburanti sul mercato internazionale. Nella seconda parte del film il governo, dopo ripetuti allarmi, convoca i petrolieri e li persuade a darsi una calmata. Intanto è passato del tempo e chi ha dato ha dato.
(via La Stampa)
Aldo Bianzino, un altro caso Aldrovandi?
Sono venuto per caso a conoscenza della storia di Aldo Bianzino (foto) dal blog di Beppe di Grillo, che ne ha parlato qui e in alcuni altri post che potete trovare tramite il motore di ricerca del suo blog. Per una questione di serietà, non è mia abitudine riportare storie trovate in giro senza essermi prima accertato che abbiano un fondamento. Ho trovato poco, è vero, ma pare che questa storia un fondamento ce l'abbia eccome, seppure la grande stampa ne abbia parlato solo in piccoli articoli qua e là. Ve la racconto per sommi capi, brevemente, citando un estratto di questo articolo pubblicato su carmillaonline.com.Di Aldo Bianzino si è parlato meno di Federico Aldrovandi e più di Riccardo Rasman, ma la scala dell’infamia è identica. Bianzino era un falegname di 44 anni che abitava in una frazione di Città di Castello, in Umbria. Un uomo pacifico, un po’ solitario, che si era convertito a filosofie orientali. Sostanzialmente apolitico. Viveva in un casolare di campagna. Si guardi la foto: non somiglia affatto all’immagine di un boss della droga. E’ invece quella di una persona tranquilla, gioviale, residente in un borgo minuscolo tra le colline, dedito al proprio mestiere.
Il 12 ottobre 2007, un venerdì, la squadra mobile fa irruzione nel suo campo. Scopre un centinaio di piantine di canapa indiana. Arresta lui e la sua compagna. Lo rinchiude in un carcere di Perugia. Fino a quel momento Bianzino sta bene. Deve restare in isolamento fino al lunedì, quando è previsto un incontro con il giudice titolare dell’inchiesta.
E’ tutto, grosso modo, legale. Bianzino parla di uso personale dell’hashish da lui coltivato, la polizia contesta la versione. Personalmente, non è un dettaglio che mi importi troppo. Se le sostanze suddette sono un problema –io non lo avverto come tale, anzi, sono decisamente antiproibizionista – di certo Bianzino non aveva un’organizzazione industriale alle spalle, né contatti con la malavita. In casa gli trovano 30 euro in tutto. Di sicuro c’è una cosa sola: se è reato consumare droghe leggere (e mai reato mi fu tanto indifferente), né la legge italiana, anche sotto l’attuale governo di destra estrema, né alcun’altra legislazione del mondo civilizzato prevedono per esso la pena di morte.
Invece, domenica 14 ottobre, Aldo Bianzino è trovato cadavere nella sua cella. La prima versione ufficiale, ridicola, parla di infarto. L’autopsia scopre ben altro: costole rotte, fegato e milza spappolati, ben quattro ematomi cerebrali. Cos’hanno fatto a Bianzino, nella notte infernale tra sabato e domenica?
Da questo momento partono tutta una serie di ipotesi più o meno realistiche, reticenze, imbarazzi, silenzi delle autorità. Si fa strada quindi l'ipotesi che Bianzino sia stato selvaggiamente picchiato e che ci si trovi di fronte, quindi, a un altro caso Aldrovandi.
Alcuni giornali si sono occupati, in passato, della vicenda. Qui, ad esempio, trovate un articolo di Repubblica risalente a novembre del 2007, e qui ne trovate un altro (in pdf) de L'Unità di cui vi riporto le schermate qui sotto.


Di riferimenti, sulla vicenda, in rete se ne trovano parecchi. Attualmente si sa che c'è un'inchiesta in corso e un procedimento contro ignoti per omicidio. Lettera22.it è uno dei siti più documentati che ho trovato, in merito a questa vicenda.
Ora, forse vi chiederete perché abbia deciso di aggiungere un altro po' di visibilità a questa poco nota vicenda. Beh, l'ho fatto semplicemente perché non trovo concepibile che in Italia, nell'anno 2009, un uomo muoia in carcere senza un motivo plausibile (in questi giorni è anche venuta a mancare la compagna, Roberta Radici).
Vi lascio un paio di riferimenti video. Qui trovate un servizio sulla vicenda mandato in onda dal Tg3, e qui sotto la ricostruzione in 6 minuti della storia di Aldo, girata da attori professionisti e dedicata al figlio della coppia, rimasto ora solo, Rudra Bianzino.
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mercoledì 22 luglio 2009
Commenti...
...dei cattolici su Famiglia Cristiana.
Questo è uno, gli altri sono qui.
Le scrivo su quanto sta emergendo, in questi giorni, sul nostro presidente del Consiglio. Non le nascondo che non sono mai riuscita ad averne stima, perché l’ho trovato una figura lontana da un padre di famiglia, poco coerente con i princìpi cristiani. Non nascondo neppure d’essermi sentita usata da lui e da altri politici, che hanno strumentalizzato le associazioni cristiane per farsi propaganda politica. Oggi per me la misura è colma. Perché la Chiesa non ha il coraggio della verità e la forza di proclamare che la famiglia è un grande valore, e che nei rapporti con le donne (ma anche con gli extracomunitari) ci vuole il massimo rispetto? Vorrei che la Chiesa prendesse le debite distanze da chi non rispetta questi valori. Molti cristiani la pensano come me. Ma il silenzio delle gerarchie ci lascia molto confusi, e finisce col farci credere che alla Chiesa stia bene una simile situazione. Ma non è così.
Francesca V.
Questo è uno, gli altri sono qui.
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Nucleare, si parte
Non si capisce ancora bene chi l'abbia chiesto, ma comunque si parte. Carlo Gubitosa segnala infatti su Facebook questo articolo di greenreport.it, dove sta scritto che è stato firmato l'accordo tra Enea e la francese CEA per la ricerca sull'energia nucleare e le fonti rinnovabili.
Dietro a queste belle parole si cela il fatto che, in applicazione del famoso ddl Sviluppo, del quale ho già parlato qui, si è dato il nulla osta a quel complesso di procedure tecnico/amministrative che porterà alla costruzione in Italia del primo reattore nucleare. Scrive greenreport.it:
E' sempre interessante, tra le altre cose, notare la facilità con cui cercano di prenderci in giro attraverso le parole, in questo caso con un bell'ossimoro.
Dietro a queste belle parole si cela il fatto che, in applicazione del famoso ddl Sviluppo, del quale ho già parlato qui, si è dato il nulla osta a quel complesso di procedure tecnico/amministrative che porterà alla costruzione in Italia del primo reattore nucleare. Scrive greenreport.it:
Ma che in pratica sancisce [questo accordo, nda] l'avvio della prevista realizzazione di reattori Epr di fabbricazione francese sul nostro territorio, che saranno i primi 4 impianti nucleari (dei 12 previsti) per raggiungere l'obiettivo del governo di ottenere all 2030 un mix energetico composto da 25% di nucleare, 25% di rinnovabili, ed il restante 50% di combustibili fossili.
E' sempre interessante, tra le altre cose, notare la facilità con cui cercano di prenderci in giro attraverso le parole, in questo caso con un bell'ossimoro.
Cosa si intenda per nucleare sostenibile è tutto da capire e riguardo al nucleare di quarta generazione, la ricerca in atto fa sapere che non saranno pronte le prime sperimentazioni prima dei prossimi trent'anni; ma intanto si preferisce distogliere fondi alla ricerca sul solare termodinamico per dirottarli verso questa tecnologia, come la mozione discussa ieri in Senato (vedi articolo di greenreport) dimostra e che sembra del tutto adeguata a questo accordo tra i due enti di ricerca.
Influenza suina, una psicosi esagerata?
Sbattere nelle prime pagine notizie come i "filtri" (umani) attivati dalle compagnie aeree inglesi, o come le previsioni di Fazio di un contagio che da qui al prossimo anno potrebbe coinvolgere 4 milioni di italiani, o come ipotizzare addirittura un rinvio dell'apertura del prossimo anno scolastico, non è forse il modo migliore per affrontare un'emergenza di questo tipo, sempre ammesso che di emergenza si tratti. E infatti, dal governo, dopo l'allarme iniziale si cerca un po' di ridimensionare la cosa.
Ora, intendiamoci, nessuno dice che si può stare tranquilli e abbassare la guardia, ma forse un po' di razionalità e attenzione ai dati reali può evitare inutili allarmismi. E' vero, in alcune parti del mondo, vedi ad esempio il Messico, paese da cui è partita la pandemia, ci sono state alcune centinaia di casi di decessi, principalmente dovuti alle precarie situazioni igieniche e sanitarie di quelle zone, ma qua da noi non mi pare che esistano rischi di questo tipo. E i dati lo confermano, tanto è vero che finora in Italia ci sono stati 258 casi di contagio tutti risoltisi con la guarigione dei soggetti interessati dopo il ricovero in strutture sanitarie. E negli altri paesi europei la musica non cambia, tanto che finora su 14.000 casi accertati si sono avuti solo 14 decessi; la percentuale la potete calcolare da voi, percentuale che è analoga, tanto per fare un paragone, al tasso annuo di mortalità della normale influenza stagionale. Se poi si vanno a vedere le pandemie più famose balzate agli onori della cronaca in passato, si vede chiaramente che esiste una sproporzione tutt'altro che trascurabile tra l'allarme e gli effetti reali di queste pandemie.
Vi ricordate ad esempio l'encefalopatia spongiforme bovina, più nota come la famosa "sindrome della mucca pazza"? Quanto casino è stato fatto, quanti animali abbattuti, che livello di psicosi si è raggiunto a livello globale? Eppure i dati dicono che i contagi, in tutto il mondo, sono stati appena 183. Discorso analogo per la Sars, la malattia dei polli, o l'influenza aviaria, che nonostante tutto il panico provocato ha fatto registrare pochissimi casi in tutto il mondo (in compenso la Roche, produttrice del Tamiflu, fece affari d'oro, nonostante il farmaco si sia rivelato poi essere sostanziamente inutile).
Ora, intendiamoci, nessuno dice che si può stare tranquilli e abbassare la guardia, ma forse un po' di razionalità e attenzione ai dati reali può evitare inutili allarmismi. E' vero, in alcune parti del mondo, vedi ad esempio il Messico, paese da cui è partita la pandemia, ci sono state alcune centinaia di casi di decessi, principalmente dovuti alle precarie situazioni igieniche e sanitarie di quelle zone, ma qua da noi non mi pare che esistano rischi di questo tipo. E i dati lo confermano, tanto è vero che finora in Italia ci sono stati 258 casi di contagio tutti risoltisi con la guarigione dei soggetti interessati dopo il ricovero in strutture sanitarie. E negli altri paesi europei la musica non cambia, tanto che finora su 14.000 casi accertati si sono avuti solo 14 decessi; la percentuale la potete calcolare da voi, percentuale che è analoga, tanto per fare un paragone, al tasso annuo di mortalità della normale influenza stagionale. Se poi si vanno a vedere le pandemie più famose balzate agli onori della cronaca in passato, si vede chiaramente che esiste una sproporzione tutt'altro che trascurabile tra l'allarme e gli effetti reali di queste pandemie.
Vi ricordate ad esempio l'encefalopatia spongiforme bovina, più nota come la famosa "sindrome della mucca pazza"? Quanto casino è stato fatto, quanti animali abbattuti, che livello di psicosi si è raggiunto a livello globale? Eppure i dati dicono che i contagi, in tutto il mondo, sono stati appena 183. Discorso analogo per la Sars, la malattia dei polli, o l'influenza aviaria, che nonostante tutto il panico provocato ha fatto registrare pochissimi casi in tutto il mondo (in compenso la Roche, produttrice del Tamiflu, fece affari d'oro, nonostante il farmaco si sia rivelato poi essere sostanziamente inutile).
Insomma, restare sul chi va là va bene, allarmarsi preventivamente in maniera esagerata, contribuendo a diffondere una psicosi a livello mondiale che si rivelerà come le altre volte sostanzialmente inutile, no.
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martedì 21 luglio 2009
Per quanto ancora ci sarà posto per questa gente qua?

Matteo Salvini è quel simpatico signore leghista che un po' di tempo fa aveva proposto l'idea di tram dedicati solo ai milanesi doc, e che, più recentemente, si è prodotto in una memorabile performance canora che ben ha rappresentato il grado di civiltà suo e di quelli come lui.
Non so quando, ma io penso che arriverà un giorno in cui i requisiti per essere accolti nel mondo del lavoro, e più in generale nella società, saranno basati esclusivamente sulle effettive capacità di ogni persona, prescindendo dal fatto che sia bianca, nera, rossa, gialla, omosessuale, ecc...
Quel giorno, quelli come Salvini saranno probabilmente in un posto molto lontano.
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A Palermo 4 gatti, ma buoni
Per la stampa nazionale e i tiggì, la commemorazione della strage di via D'Amelio, avvenuta 17 anni fa e in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, si è svolta nella sostanziale indifferenza della gente: poche persone e poco interesse alla vicenda.
Può darsi, ma quelle poche erano comunque "buone".
Se da una parte è vero che gli italiani e i siciliani erano vergognosamente pochissimi ad omaggiare la memoria di servitori dello Stato che hanno sacrificato la loro vita e la felicità delle loro famiglie per restituire un po’ di dignità al nostro popolo molliccio ed egoista che ben si identifica nella sua classe politica corrotta e clientelare, dall’altra non si può accettare che si neghi quanto di importante sia accaduto a Palermo in questi tre lunghi e intensi giorni.
Dopo tantissimo tempo, forse più di dieci anni, senza che vi sia stato, grazie a Dio, nessun morto oltraggiato dal piagnucolio di stato, più di cinquecento italiani si sono organizzati tramite la rete e a spese loro, adattandosi al caldo torrido di una Palermo trascurata, sporca e dimenticata, sono venuti a dimostrare di avere compreso, di essere consapevoli, che la lotta alla mafia non è di esclusiva competenza della magistratura e delle forze dell’ordine ma è quel movimento culturale, soprattutto di giovani, che tanto auspicava Paolo Borsellino.
(via Gioacchino Genchi)
Può darsi, ma quelle poche erano comunque "buone".
Se da una parte è vero che gli italiani e i siciliani erano vergognosamente pochissimi ad omaggiare la memoria di servitori dello Stato che hanno sacrificato la loro vita e la felicità delle loro famiglie per restituire un po’ di dignità al nostro popolo molliccio ed egoista che ben si identifica nella sua classe politica corrotta e clientelare, dall’altra non si può accettare che si neghi quanto di importante sia accaduto a Palermo in questi tre lunghi e intensi giorni.
Dopo tantissimo tempo, forse più di dieci anni, senza che vi sia stato, grazie a Dio, nessun morto oltraggiato dal piagnucolio di stato, più di cinquecento italiani si sono organizzati tramite la rete e a spese loro, adattandosi al caldo torrido di una Palermo trascurata, sporca e dimenticata, sono venuti a dimostrare di avere compreso, di essere consapevoli, che la lotta alla mafia non è di esclusiva competenza della magistratura e delle forze dell’ordine ma è quel movimento culturale, soprattutto di giovani, che tanto auspicava Paolo Borsellino.
(via Gioacchino Genchi)
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Massì, ignoriamoli...
La reazione di Silvio Berlusconi dopo la pubblicazione, da parte di Repubblica e dell'Espresso, delle registrazioni audio dei due incontri avuti dal nostro con la prostituta pugliese, riassume in breve quella che in fondo è sempre stata la sua strategia per tentare di superare gli ostacoli: far finta di niente e passare oltre, aspettando che la cosa si sgonfi da sé.
Una strategia generalmente sempre vincente in quanto supportata dalla stragrande maggioranza di giornali e telegiornali, impegnati con pervicacia, da sempre, a glissare, o quanto meno a minimizzare, tutta la vicenda.
La cosa per certi versi più triste, però, non è la montagna di balle raccontate, né particolari tipo il fatto - come si evince ascoltando le registrazioni - che il premier desideri farlo senza preservativo, o altro; la cosa più triste è che messi come siamo in Italia, si perda tempo, anche al governo, con le vicende di un premier che un giorno va a mignotte (ammettendo pure che non sapesse che la tipa lo fosse) e l'altro va al family day a discutere di matrimoni di serie "a" e "b".
In un altro paese ci avrebbero dato un taglio prima.
Una strategia generalmente sempre vincente in quanto supportata dalla stragrande maggioranza di giornali e telegiornali, impegnati con pervicacia, da sempre, a glissare, o quanto meno a minimizzare, tutta la vicenda.
La cosa per certi versi più triste, però, non è la montagna di balle raccontate, né particolari tipo il fatto - come si evince ascoltando le registrazioni - che il premier desideri farlo senza preservativo, o altro; la cosa più triste è che messi come siamo in Italia, si perda tempo, anche al governo, con le vicende di un premier che un giorno va a mignotte (ammettendo pure che non sapesse che la tipa lo fosse) e l'altro va al family day a discutere di matrimoni di serie "a" e "b".
In un altro paese ci avrebbero dato un taglio prima.
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Evasione fiscale, e se facessimo come in Cina?
Il dipartimento delle finanze del ministero dell'Economia, ha reso noto i giorni scorsi i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi 2008 degli italiani. Niente di nuovo sotto il sole: l'evasione fiscale la fa da padrone e questo si sapeva già, non è certo una novità. In particolare due o tre dati, tra i tanti, hanno destato una certa curiosità e stupore (stupore per modo di dire): solo il 20% dei contribuenti dichiara più di 26.000 euro l'anno, mentre quelli che ne dichiarano non più di 15.000 sono il 50%. Lasciamo ovviamente stare quello 0,2% che dichiara più di 200.000 euro annui.
Ma, scendendo più nel dettaglio, quello che salta all'occhio è il fatto che, mediamente, i ristoratori guadagnino ad esempio come i pensionati. Scrive a tal proposito il Sole24Ore:
Ora, è naturale che a queste conclusioni si è arrivati analizzando la media dei dati, così come è altrettanto naturale che questo comporta una sorta di "livellamento" di questi stessi dati. Ma è comunque innegabile che c'è qualcosa che non va, che c'è insomma qualche contraddizione di fondo. Scrive sempre il Sole24Ore nello stesso articolo:
Insomma, a me pare che siano tutte conclusioni che confermano quello che si sa già: il nostro paese è il regno dell'evasione fiscale, come d'altra parte confermano questi dati relativi al 2008. Un'evasione fiscale che se fosse debellata - cosa che presuppone un impegno serio del governo, impegno che invece non c'è mai stato - consentirebbe di risolvere parecchie beghe: contenimento del debito pubblico, abbassamento generalizzato del regime fiscale, ecc...
Il problema è che la lotta all'evasione viene sempre inserita come priorità in tutti i programmi di governo e in tutte le campagne elettorali, per poi venire sistematicamente disattesa. Il motivo è molto semplice: visto il livello di evasione che c'è nel nostro paese, quale governo sarebbe così autolesionista da impegnarsi a fare terra bruciata attorno agli evasori avendo così la quasi matematica certezza di non venire rieletto?
E allora - e vengo al titolo del post - si potrebbe fare come in Cina, dove il governo ha pensato bene di creare gli scontrini fiscali "gratta e vinci". Sembra una bufala, ma là è già realtà: gli scontrini emessi dai negozi e dalle attività in genere si possono grattare. Per la verità, almeno da quello che si legge in giro, non sembra che l'idea abbia portato, almeno finora, grossi risultati, ma pensate che da noi, con l'esercito di "malati" di gratta e vinci e lotterie varie che ci ritroviamo non potrebbe funzionare?
Io tenterei.
Ma, scendendo più nel dettaglio, quello che salta all'occhio è il fatto che, mediamente, i ristoratori guadagnino ad esempio come i pensionati. Scrive a tal proposito il Sole24Ore:
[...] ristoratori come pensionati, con un reddito lordo tra i 14.500 e i 13.500 euro l'anno; commercianti, anche all'ingrosso, come lavoratori dipendenti, poco sopra i 19.000 euro; una folta platea di micro-società con contabilità semplificata che dichiara ancora meno, in media 17.000 euro.
Ora, è naturale che a queste conclusioni si è arrivati analizzando la media dei dati, così come è altrettanto naturale che questo comporta una sorta di "livellamento" di questi stessi dati. Ma è comunque innegabile che c'è qualcosa che non va, che c'è insomma qualche contraddizione di fondo. Scrive sempre il Sole24Ore nello stesso articolo:
Ma dai confronti appare spesso evidente che lo zoom del fisco mette a fuoco grandi contraddizioni. Ecco allora che il reddito medio degli imprenditori della categoria «servizi di alloggio e di ristorazione» (nella quale ci sono anche i titolari di piccoli alberghi, residence e camping, ma anche ristoratori, pizzerie e fast food) è in media di 14.597 euro e crolla a 13.545 euro per 100.000 su 120.000 imprenditori del settore che hanno optato per una forma societaria che consente la contabilità semplificata. Il loro reddito è praticamente identico a quello dei pensionati, che in media nelle dichiarazioni dello steso anno si attestano a 13.448 euro: li dividono solo 97 euro lordi.
Insomma, a me pare che siano tutte conclusioni che confermano quello che si sa già: il nostro paese è il regno dell'evasione fiscale, come d'altra parte confermano questi dati relativi al 2008. Un'evasione fiscale che se fosse debellata - cosa che presuppone un impegno serio del governo, impegno che invece non c'è mai stato - consentirebbe di risolvere parecchie beghe: contenimento del debito pubblico, abbassamento generalizzato del regime fiscale, ecc...
Il problema è che la lotta all'evasione viene sempre inserita come priorità in tutti i programmi di governo e in tutte le campagne elettorali, per poi venire sistematicamente disattesa. Il motivo è molto semplice: visto il livello di evasione che c'è nel nostro paese, quale governo sarebbe così autolesionista da impegnarsi a fare terra bruciata attorno agli evasori avendo così la quasi matematica certezza di non venire rieletto?
E allora - e vengo al titolo del post - si potrebbe fare come in Cina, dove il governo ha pensato bene di creare gli scontrini fiscali "gratta e vinci". Sembra una bufala, ma là è già realtà: gli scontrini emessi dai negozi e dalle attività in genere si possono grattare. Per la verità, almeno da quello che si legge in giro, non sembra che l'idea abbia portato, almeno finora, grossi risultati, ma pensate che da noi, con l'esercito di "malati" di gratta e vinci e lotterie varie che ci ritroviamo non potrebbe funzionare?
Io tenterei.
lunedì 20 luglio 2009
Influenza, scuole e incertezze
Forse è il caso di fare un po' il punto della situazione, sempre ammesso che ci sia un punto a cui ricondursi. Dunque, Ferruccio Fazio, viceministro della Salute, ha ventilato ieri l'altro l'ipotesi di un rinvio dell'apertura delle scuole nel caso la diffusione dell'epidemia della nuova influenza raggiunga livelli elevati. Un ministro, la Gelmini, dello stesso governo, dice invece che non se ne parla proprio, che si tratta di un'ipotesi molto remota e comunque attualmente non allo studio.
Un altro ministro ancora, sempre dello stesso governo, Renato Brunetta, sull'ipotesi di un rinvio dell'apertura delle suddette scuole è invece categorico: "assoltuamente sì", "le scuole riapriranno normalmente". L'ultima novità in ordine di tempo è adesso che gli addetti al check-in delle compagnie aeree inglesi British Airways e Virgin Atlantic impediranno l'imbarco sui voli ai passeggeri che mostrani i sintomi dell'influenza. Pare che il personale sia deguatamente addestrato a riconoscere il contagio.
Quale contagio? Non si sa. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha allargato le braccia sostenendo di non riuscire più a tenere il conto delle persone che si ammalano, e tutto questo a causa della velocità con cui il virus si propaga.
Oggi, un altro ministro, Sacconi, ha detto che "ogni allarmismo [allarmismo che hanno contribuito a creare loro, nda] è totalmente ingiustificato. [...] Vale la regola banale ma sempre buona - ha concluso - nè sopravvalutare, nè sottovalutare".
Tutto chiaro, no?
Un altro ministro ancora, sempre dello stesso governo, Renato Brunetta, sull'ipotesi di un rinvio dell'apertura delle suddette scuole è invece categorico: "assoltuamente sì", "le scuole riapriranno normalmente". L'ultima novità in ordine di tempo è adesso che gli addetti al check-in delle compagnie aeree inglesi British Airways e Virgin Atlantic impediranno l'imbarco sui voli ai passeggeri che mostrani i sintomi dell'influenza. Pare che il personale sia deguatamente addestrato a riconoscere il contagio.
Quale contagio? Non si sa. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha allargato le braccia sostenendo di non riuscire più a tenere il conto delle persone che si ammalano, e tutto questo a causa della velocità con cui il virus si propaga.
Oggi, un altro ministro, Sacconi, ha detto che "ogni allarmismo [allarmismo che hanno contribuito a creare loro, nda] è totalmente ingiustificato. [...] Vale la regola banale ma sempre buona - ha concluso - nè sopravvalutare, nè sottovalutare".
Tutto chiaro, no?
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Ma il Partito Democratico è veramente... democratico?
Insomma, diciamocela tutta: perché Beppe Grillo non può candidarsi alle primarie del PD? Perché non lo vogliono? Cosa temono? All'inizio viene rifiutato perché non si trova un circolo disposto a tesserarlo, poi si fa avanti il "Martin Luther King", in provincia di Avellino, che lo iscrive con la tessera numero 40. I vertici nazionali, però, continuano a dire, appellandosi a una non meglio precisata norma dello statuto del partito, che l'iscrizione non è valida.
Le motivazioni addotte dall'apparato dirigente e da esponenti molto in vista sono le più variegate (e ridicole), la maggior parte delle quali sembrano voler evidenziare come il Pd non sia qualcosa che assomigli a un veicolo a motore. Poi ce ne sono alcune surreali, tipo quella di Enrico letta:
Io non so se Grillo abbia sputato addosso al Pd; semmai lo ha più volte pesantemente criticato, quello sì. Ma come fa Letta a dire che il Pd "è un partito serio"? Dove sarebbe questa presunta serietà? In Veltroni che riabilita Craxi definendolo un grande statista e migliore innovatore di Berlinguer? In Fassino che dice che è giusto respingere i barconi con gli immigrati? Nella Binetti che dice che l'omosessualità può sfociare facilmente nella pedofilia? O forse la serietà sta nel non aver avuto mai il coraggio, per connivenza e convenienza, di risolvere, negli anni in cui ha governato, quel maledetto conflitto di interessi che ha consentito a Berlusconi di continuare a fare il bello e cattivo tempo con tv e giornali al seguito? Gli elettori non sono stupidi. Quale credete che sia il motivo per cui alle ultime europee il Pd ha rischiato il tracollo?
Grillo, nonostante tutto, ha un seguito fortissimo, è popolare, è critico, ha carisma e, soprattutto, un programma. Non basato sulle chiacchiere, ma su punti concreti, fattibili. E' curioso, poi, che un partito che ha la parola "democratico" nel nome precluda a priori, appellandosi a fumosi e contorti regolamenti interni, il diritto di candidarsi di qualcuno. A meno che la spiegazione di tutto non stia nelle parole del presidente del circolo di Paternopoli che lo ha iscritto:
Le motivazioni addotte dall'apparato dirigente e da esponenti molto in vista sono le più variegate (e ridicole), la maggior parte delle quali sembrano voler evidenziare come il Pd non sia qualcosa che assomigli a un veicolo a motore. Poi ce ne sono alcune surreali, tipo quella di Enrico letta:
"Il Pd è un partito serio e nessuno si può permettere di passarci sopra e di sputarci addosso".
Io non so se Grillo abbia sputato addosso al Pd; semmai lo ha più volte pesantemente criticato, quello sì. Ma come fa Letta a dire che il Pd "è un partito serio"? Dove sarebbe questa presunta serietà? In Veltroni che riabilita Craxi definendolo un grande statista e migliore innovatore di Berlinguer? In Fassino che dice che è giusto respingere i barconi con gli immigrati? Nella Binetti che dice che l'omosessualità può sfociare facilmente nella pedofilia? O forse la serietà sta nel non aver avuto mai il coraggio, per connivenza e convenienza, di risolvere, negli anni in cui ha governato, quel maledetto conflitto di interessi che ha consentito a Berlusconi di continuare a fare il bello e cattivo tempo con tv e giornali al seguito? Gli elettori non sono stupidi. Quale credete che sia il motivo per cui alle ultime europee il Pd ha rischiato il tracollo?
Grillo, nonostante tutto, ha un seguito fortissimo, è popolare, è critico, ha carisma e, soprattutto, un programma. Non basato sulle chiacchiere, ma su punti concreti, fattibili. E' curioso, poi, che un partito che ha la parola "democratico" nel nome precluda a priori, appellandosi a fumosi e contorti regolamenti interni, il diritto di candidarsi di qualcuno. A meno che la spiegazione di tutto non stia nelle parole del presidente del circolo di Paternopoli che lo ha iscritto:
"Il caso Grillo costituisce un precedente molto grave - afferma Forgione - chi ha infatti la legittimazione a decidere chi tesserare e chi no? Beppe Grillo non è iscritto a nessun altro partito e ha una fedina penale pulita, quindi perché negargli la tessera? Non vogliamo che il Pd si trasformi in un partito burocratico. Se ci chiamiamo Partito democratico dobbiamo tenere porte e finestre aperte, altrimenti potevamo continuare a chiamarci Ds, Margherita, o Pci, o Pcus".
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domenica 19 luglio 2009
40 anni fa, la Luna

L'immagine, storica, che vedete qui sopra, rappresenta Buzz Aldrin fotografato da Neil Armstrong (lo vedete riflesso nella visiera del casco) dopo essere scesi dall'Apollo 11 per la prima passeggiata sul suolo lunare.
Era il 20 luglio 1969, io ancora non ero nato. Il nostro satellite naturale, che nel corso dei secoli è stato oggetto di leggende, superstizioni, immaginazione, mitologie, racconti di fantascienza, era finalmente conquistato. Un grande traguardo per l'umanità, solo in minima parte "sporcato" dai soliti
Il Boston Globe celebra la ricorrenza con una bellissima serie di fotografie in alta risoluzione (da cui ho tratto l'immagine in alto). Tutte da ammirare.
Buona domenica.
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sabato 18 luglio 2009
Polsi fratturati e servilismo giornalistico
Il polso fratturato del Papa è una curiosità, che un giornale serio relega fra le notizie brevi, ignorando bellamente il solito teatrino di scappellamenti istituzionali (Napolitano: “Desidero esprimere i miei auspici di pronta guarigione”; Alemanno: “Devota e filiale vicinanza della Città di Roma”; cardinal Poletto: Mi auguro che la frattura non procuri sofferenze”…). Non per un accanimento vetero-anticlericale, ma perché le conseguenze di quella frattura sono pressochè nulle sulla vita del Pontefice e totalmente nulle sulla nostra vita. Eppure i telegiornali hanno ritenuto che il polso ingessato di Ratzinger fosse molto più importante dello scudo fiscal-criminale del governo, dei giornalisti ammazzati nella Russia dell’amico Putin, della rivolta in Iran, delle tessere gonfiate del Pd, del pacchetto razzial-securitario del governo promulgato con riserva da Ponzio Pelato, delle sconvolgenti novità sui mandanti occulti delle stragi di mafia e sul filo diretto Provenzano-Ciancimino-Dell’Utri-Berlusconi, degli alti lai di Mastella per il misero stipendio di 6 mila euro al mese riservato ai parlamentari europei e alle proteste degli ex parlamentari italiani che dovranno addirittura pagarsi il ticket in autostrada come i comuni mortali.
(Marco Travaglio su voglioscendere.it)
(Marco Travaglio su voglioscendere.it)
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Prepariamo i videoregistratori?
Sto scherzando, naturalmente. Non accadrà mai... purtroppo.
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Operai reintegrati in azienda perché... così fan tutti
La notizia potrebbe apparire come il frutto di una gag o uno sketch tipo quelli che fanno vedere a Zelig. E invece è accaduto realmente, sembra incredibile ma è così. Breve spiegazione.
Siamo a Livorno, Toscana. L'azienda è la Società Neri Lavori Pubblici Srl, un'impresa che opera in ambito portuale prestando assistenza, coi suoi rimorchiatori, alle navi che entrano ed escono dal porto. Un bel giorno, durante un controllo, la Guardia di Finanza becca due dipendenti con una tanica di gasolio nel baule della macchina, gasolio che era stato appena sottratto all'azienda stessa. Denuncia e licenziamento in tronco dei due. Processo e colpo di scena: il giudice ordina l'immediato reintegro degli operai perché il furto di gasolio è in quell'azienda una prassi comune, tollerata - pare - pure dai vertici.
Scrive La Stampa:
Ora, è vero che per giudicare bisogna essere dentro alle cose, capire un po' le dinamiche, ma qui mi pare che non ci sia molto da capire. Questa decisione del tribunale del lavoro, infatti, io la interpreto nel senso che un singolo e isolato episodio di furto può essere considerato una cosa gravissima, se invece lo fanno tutti, sistematicamente, non è niente di grave.
Scusate, ma un furto è un furto oppure no? Possibile che per il fatto che lo fanno tutti diventi un furto meno grave? Se la mettiamo su questo piano,allora, non si capisce perché il povero Salvatore, a Napoli, si sia beccato 3 anni di galera per un pacco di biscotti, visto che anche nei supermercati c'è un sacco di gente che ruba.
Siamo a Livorno, Toscana. L'azienda è la Società Neri Lavori Pubblici Srl, un'impresa che opera in ambito portuale prestando assistenza, coi suoi rimorchiatori, alle navi che entrano ed escono dal porto. Un bel giorno, durante un controllo, la Guardia di Finanza becca due dipendenti con una tanica di gasolio nel baule della macchina, gasolio che era stato appena sottratto all'azienda stessa. Denuncia e licenziamento in tronco dei due. Processo e colpo di scena: il giudice ordina l'immediato reintegro degli operai perché il furto di gasolio è in quell'azienda una prassi comune, tollerata - pare - pure dai vertici.
Scrive La Stampa:
L’azienda li aveva licenziati. Il giudice del lavoro li ha reintegrati, appena l’altro ieri: «E’ vero, era un comportamento tollerato, fatto da tutti e tacitamente ammesso». Il signor Rosato è arrivato a precisare che lo facevano tutti addirittura dagli Anni Sessanta, quelli che lavoravano qui: la prendevano dal rimorchiatore, tanto chi vuoi che se ne accorgesse, 7 o 8 litri su trentamila. E il signor Baffigi è andato in aula ed è stato ancora più chiaro, a modo suo: «Lo sapevano tutti, è vero...». Ma era ammesso?, gli hanno chiesto. «Certo che era ammesso! L’ho fatto anch’io».
Ora, è vero che per giudicare bisogna essere dentro alle cose, capire un po' le dinamiche, ma qui mi pare che non ci sia molto da capire. Questa decisione del tribunale del lavoro, infatti, io la interpreto nel senso che un singolo e isolato episodio di furto può essere considerato una cosa gravissima, se invece lo fanno tutti, sistematicamente, non è niente di grave.
Scusate, ma un furto è un furto oppure no? Possibile che per il fatto che lo fanno tutti diventi un furto meno grave? Se la mettiamo su questo piano,allora, non si capisce perché il povero Salvatore, a Napoli, si sia beccato 3 anni di galera per un pacco di biscotti, visto che anche nei supermercati c'è un sacco di gente che ruba.
venerdì 17 luglio 2009
Ilenia Visca non è un hacker, è una vittima
Ripubblico qui sotto, integralmente, questo articolo di Paolo Attivissimo, nella speranza che serva a limitare i danni subiti da Ilenia e Paolo a causa dello "scherzo" (va bene chiamarlo così?) di un loro "amico".
Ho segnalato pochi giorni fa l'appello-bufala che circola fra gli utenti di Facebook e che segnala il presunto pericolo per una "Ilenia Visca" e per un "Paolo Monasterolo", definiti "hackers" che ruberebbero dati personali.
Non è vero nulla, come al solito, ma la differenza importante rispetto ad altri falsi allarmi che segnalavano untori di questo tipo è che Ilenia e Paolo esistono veramente e stanno subendo un danno professionale non indifferente: i loro nomi, a causa di questa storia, adesso figurano in Google come vandali informatici.
Ilenia mi ha infatti contattato e ha pubblicato un commento in questo blog nel quale ha spiegato di essere "vittima di uno scherzo su facebook fatto da un amico", che evidentemente non s'è reso conto delle conseguenze del suo gesto: "la prima cosa che compare [su] google è che sono un hacker." Aggiunge: "mi hanno inviato insulti, mi han fatto strane proposte di lavoro, mi hanno chiesto di fare magie ai loro computer e allora...stufa di rispondere che io non ero un hacker ma avevo solo un amico poco corretto, mi sono tolta da facebook. tutto questo ovviamente sta accadendo anche al mio compagno."
E chiede aiuto: "Questa situazione mi sta creando non pochi problemi. Come posso fare?"
A parte dare il benservito al suo amico, l'unica soluzione che mi viene in mente al momento, in attesa che l'amico si faccia vivo e faccia un atto pubblico di contrizione, è chiedere a tutti di linkare il più possibile questo articolo nei vostri blog, siti e pagine Facebook, in modo che chi cerca il suo nome in Google trovi la spiegazione della reale situazione di Ilenia e Paolo.
Se avete in mente altre soluzioni che non coinvolgano un grosso bastone nodoso e permettano di contrastare questa stupidata, segnalatele nei commenti qui sotto.
Ho segnalato pochi giorni fa l'appello-bufala che circola fra gli utenti di Facebook e che segnala il presunto pericolo per una "Ilenia Visca" e per un "Paolo Monasterolo", definiti "hackers" che ruberebbero dati personali.
Non è vero nulla, come al solito, ma la differenza importante rispetto ad altri falsi allarmi che segnalavano untori di questo tipo è che Ilenia e Paolo esistono veramente e stanno subendo un danno professionale non indifferente: i loro nomi, a causa di questa storia, adesso figurano in Google come vandali informatici.
Ilenia mi ha infatti contattato e ha pubblicato un commento in questo blog nel quale ha spiegato di essere "vittima di uno scherzo su facebook fatto da un amico", che evidentemente non s'è reso conto delle conseguenze del suo gesto: "la prima cosa che compare [su] google è che sono un hacker." Aggiunge: "mi hanno inviato insulti, mi han fatto strane proposte di lavoro, mi hanno chiesto di fare magie ai loro computer e allora...stufa di rispondere che io non ero un hacker ma avevo solo un amico poco corretto, mi sono tolta da facebook. tutto questo ovviamente sta accadendo anche al mio compagno."
E chiede aiuto: "Questa situazione mi sta creando non pochi problemi. Come posso fare?"
A parte dare il benservito al suo amico, l'unica soluzione che mi viene in mente al momento, in attesa che l'amico si faccia vivo e faccia un atto pubblico di contrizione, è chiedere a tutti di linkare il più possibile questo articolo nei vostri blog, siti e pagine Facebook, in modo che chi cerca il suo nome in Google trovi la spiegazione della reale situazione di Ilenia e Paolo.
Se avete in mente altre soluzioni che non coinvolgano un grosso bastone nodoso e permettano di contrastare questa stupidata, segnalatele nei commenti qui sotto.
Prima promulga, poi scrive (meglio che niente...)
E così, come segnalavo anche nelle mie "pillole", il presidente Napolitano (foto) ha esternato al premier i dubbi, le perplessità e le preoccupazioni sulle incongruenze e le possibili future ricadute che alcune delle norme contenute nella legge "sicurezza", appena promulgata, potrebbero avere nel prossimo futuro. Istituzione delle ronde e reato di clandestinità i due punti maggiormente preoccupanti per il capo dello stato.E' perlomeno singolare questo modo di procedere di Napolitano: si potrebbe quasi dire che abbia inaugurato un nuovo modus operandi in tema di promulgazione delle varie leggi che via via escono dal Parlamento. Insomma, finora i vari presidenti della Repubblica, almeno da quello che ricordo io, non hanno mai utilizzato questo sistema di richiami e "rilievi" esternati prima o dopo la firma di una legge. O veniva firmata o veniva respinta e rinviata alle Camere - mi pare che l'ultimo in ordine di tempo ad aver respinto tout court un disegno di legge sia stato Ciampi quando si rifiutò, almeno in prima battuta, di promulgare l'abominio legislativo di Gasparri sul riassetto del sistema televisivo -.
Con Napolitano, finora, l'unico respingimento senza tanti preamboli è avvenuto quando si è rifiutato di firmare, lo scorso febbraio, il decreto d'urgenza che obbligava Eluana Englaro a essere nutrita e idratata. Poi sono cominciati i richiami, i rilievi e le esternazioni in stile "chi vuole intendere intenda". Si comincia circa un mesetto fa, in fase di passaggio del ddl intercettazioni dalla Camera al Senato, quando Napolitano da Napoli faceva sapere che avrebbe seguito con molta attenzione l'iter legislativo e avrebbe preso le relative decisioni di sua competenza. Un messaggio chiaro alla maggioranza di non tirare troppo la corda, visto che quella norma sugli "evidenti indizi di colpevolezza" aveva già fatto rizzare le antenne ai giuristi del Quirinale.
Arriviamo poi a una decina di giorni fa. Napolitano chiama il buon Alfano in ufficio e gli dice senza tanti giri di parole che la legge sulle intercettazioni così com'è lui non la firma: si regoli di conseguenza. "Obbedisco!", gli risponde a mo' di Garibaldi il docile Alfano. E così il disegno di legge, quello che prevede tra le altre cose la morte della cronaca giudiziaria, la galera per i giornalisti, la sostanziale impossibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche per correre dietro ai delinquenti e l'obbligo di rettifica per i blogger, viene rinviato a dopo l'estate. Berlusconi schiuma di rabbia, perché aveva fatto con le mani e coi piedi - tanto che non era escluso il ricorso all'ennesima fiducia - per farlo passare prima delle vacanze, ma preferisce soprassedere volendo evitare di peggiorare ulteriormente i rapporti, già non troppo idilliaci, col Quirinale, e anche perché si era in periodo G8.
Adesso è arrivata appunto l'ultima puntata: questa volta Napolitano firma e poi fa i rilievi, peraltro piuttosto pesanti, sulle norme già citate prima e contenute in questa legge. Rilievi appunto preoccupanti che avrebbero secondo molti messo in luce buone probabilità di un rinvio alle Camere di tutto l'ambaradan. Napolitano, è evidente, vuole evitare lo scontro con la maggioranza, e d'altra parte era stato proprio lui ad auspicare una "tregua" in vista dell'imminente G8 e un proseguimento della stessa anche dopo. Sono sincero: a me questo modo di operare non piace. Io non voglio un presidente eccessivamente mediatore. Una legge che criminalizza una persona non in base a quello che combina ma in base a quello che è, che prevede l'istituzione di gruppetti politicizzati mandati in giro per farci sentire più sicuri, che obbliga i medici a denunciare chi ha bisogno di cure se non in possesso di un visto regolare, che proibisce alle donne che partoriscono di riconoscere un figlio se non sono in regola con quel benedetto pezzo di carta, e tante altre cose, andava presa e rispedita al mittente senza tanti complimenti.
Berlusconi ha detto sorridendo che terrà conto dei rilievi del Presidente della Repubblica. Altro motivo per cui Napolitano non avrebbe dovuto firmarla: avrebbe evitato questa ennesima presa per i fondelli.
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giovedì 16 luglio 2009
Quando il giornalista è una testa di c..zo
Non c'è niente da fare: quando i ministri sono sotto il fuoco di fila di domande non preventivamente concordate, tipo studi televisivi, salotti e compagnia bella, vanno irrimediabilmente nel pallone, arrivando ad inventarsi risposte che vanno dal comico al patetico al ridicolo.
Poi, come è accaduto a Tremonti durante la conferenza stampa a palazzo Chigi per illustrare il Dpef appena varato dal consiglio dei ministri, arriva l'insulto.
Poi, come è accaduto a Tremonti durante la conferenza stampa a palazzo Chigi per illustrare il Dpef appena varato dal consiglio dei ministri, arriva l'insulto.
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Notizie in pillole (21)
Qualcuno parla ancora di missione di pace? E' stato ucciso un nostro parà della Folgore in missione in Afghanistan. Si chiamava Alessandro Di Lisio e aveva 25 anni. Alla Camera un minuto di silenzio, solite condoglianze varie da parte dei politici, il governo riferirà in aula, ecc... Non mi metto a discettare su cosa ci facciano là i nostri militari, per carità, vorrei solo, visto il numero degli attentati subiti negli ultimi mesi, che qualcuno la smettesse di chiamarla ipocritamente missione di pace e dica chiaramente che siamo in guerra.
L'omicidio Sandri è colposo. Nel giro di pochi giorni è arrivata un'altra sentenza di condanna a carico di un altro poliziotto. Archiviata (per ora) la vicenda Aldrovandi, a tenere banco in questi giorni è la sentenza di primo grado emessa a carico di Luigi Spaccarotella, agente della stradale responsabile dell'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri. La giuria ha ritenuto di processare l'agente per omicidio colposo invece che volontario; da qui l'"esiguità" della pena comminata: 6 anni di reclusione. Non so che commentare. L'impressione (ripeto: impressione) è che con le divise si tenda ad adottare un altro metro.
La diaria "da fame" (secondo Mastella). Queste dichiarazioni di Mastella non le commento e non le riporto. Vi lascio l'articolo così com'è. Se vi va commentate voi.
Quattro gatti per il papa. Per aver detto queste parole, il vaticanista del tg3, Roberto Balducci, è stato rimosso dal suo incarico dal direttore del telegiornale Rai. A chi prenderà il suo posto è già stato intimato di dire che ad ascoltare il papa c'è sempre il pienone, anche se non ci sono neppure i 4 gatti menzionati nell'articolo.
Non affittate agli extracomunitari, parola di assessore. Gerenzano, comune del varesotto, è balzato agli onori della cronaca a causa di una disposizione dell'assessore comunale alla sicurezza pubblica(?). Ecco, testuale, l'appello: "Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari. Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa!". Ovviamente non importa se l'extracomunitario è in regola, lavora, paga le tasse e si comporta pure bene: basta lo "status". Posso dire che questa gente mi fa schifo?
Conti pubblici: "Non c'è male", dice Tremonti. Secondo i dati di Bankitalia, il 2009 si chiuderà con un calo del pil del 5,2%. Il debito pubblico italiano, sempre secondo Bankitalia, a maggio ha raggiunto il suo record di sempre arrivando a 1.752,188 miliardi di euro, con un incremento dello 0,22% rispetto ai 1.748,224 miliardi di aprile, precedente massimo storico. Nei primi tre mesi di quest'anno il gettito fiscale in Italia è sceso quasi del 5% rispetto a un anno fa, con minori entrate nelle casse dello stato per più di 4 miliardi di euro. Ieri Tremonti ha detto che, tuttavia, si può essere abbastanza realisti. Per un pelo non diceva "ottimisti".
Napolitano e le "riserve". Ieri sera Napolitano ha firmato, e quindi promulgato, la legge sulla sicurezza. Ricordate no? Quella che criminalizza il clandestino, istituisce le ronde e altre scempiaggini del genere. E lo ha fatto - dice - pur essendo perplesso e preoccupato, in particolare in riferimento proprio a questi due aspetti. Poi ha scritto una bella letterina all'indirizzo del premier e dei suoi ministri palesando queste sue preoccupazioni. Istintivamente mi viene da domandarmi, visto che è così preoccupato, perché l'abbia firmata questa legge, ma forse come considerazione è troppo banale, magari c'è sotto qualcos'altro.
L'omicidio Sandri è colposo. Nel giro di pochi giorni è arrivata un'altra sentenza di condanna a carico di un altro poliziotto. Archiviata (per ora) la vicenda Aldrovandi, a tenere banco in questi giorni è la sentenza di primo grado emessa a carico di Luigi Spaccarotella, agente della stradale responsabile dell'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri. La giuria ha ritenuto di processare l'agente per omicidio colposo invece che volontario; da qui l'"esiguità" della pena comminata: 6 anni di reclusione. Non so che commentare. L'impressione (ripeto: impressione) è che con le divise si tenda ad adottare un altro metro.
La diaria "da fame" (secondo Mastella). Queste dichiarazioni di Mastella non le commento e non le riporto. Vi lascio l'articolo così com'è. Se vi va commentate voi.
Quattro gatti per il papa. Per aver detto queste parole, il vaticanista del tg3, Roberto Balducci, è stato rimosso dal suo incarico dal direttore del telegiornale Rai. A chi prenderà il suo posto è già stato intimato di dire che ad ascoltare il papa c'è sempre il pienone, anche se non ci sono neppure i 4 gatti menzionati nell'articolo.
Non affittate agli extracomunitari, parola di assessore. Gerenzano, comune del varesotto, è balzato agli onori della cronaca a causa di una disposizione dell'assessore comunale alla sicurezza pubblica(?). Ecco, testuale, l'appello: "Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari. Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa!". Ovviamente non importa se l'extracomunitario è in regola, lavora, paga le tasse e si comporta pure bene: basta lo "status". Posso dire che questa gente mi fa schifo?
Conti pubblici: "Non c'è male", dice Tremonti. Secondo i dati di Bankitalia, il 2009 si chiuderà con un calo del pil del 5,2%. Il debito pubblico italiano, sempre secondo Bankitalia, a maggio ha raggiunto il suo record di sempre arrivando a 1.752,188 miliardi di euro, con un incremento dello 0,22% rispetto ai 1.748,224 miliardi di aprile, precedente massimo storico. Nei primi tre mesi di quest'anno il gettito fiscale in Italia è sceso quasi del 5% rispetto a un anno fa, con minori entrate nelle casse dello stato per più di 4 miliardi di euro. Ieri Tremonti ha detto che, tuttavia, si può essere abbastanza realisti. Per un pelo non diceva "ottimisti".
Napolitano e le "riserve". Ieri sera Napolitano ha firmato, e quindi promulgato, la legge sulla sicurezza. Ricordate no? Quella che criminalizza il clandestino, istituisce le ronde e altre scempiaggini del genere. E lo ha fatto - dice - pur essendo perplesso e preoccupato, in particolare in riferimento proprio a questi due aspetti. Poi ha scritto una bella letterina all'indirizzo del premier e dei suoi ministri palesando queste sue preoccupazioni. Istintivamente mi viene da domandarmi, visto che è così preoccupato, perché l'abbia firmata questa legge, ma forse come considerazione è troppo banale, magari c'è sotto qualcos'altro.
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mercoledì 15 luglio 2009
"Siti informatici" e rettifica, qualcosa si muove?
Calma, niente di definitivo, ma se le cose stanno come sembrano, forse lo "sciopero" di ieri è stato inutile. Quintarelli, infatti, cita sul suo blog un estratto dalla relazione in Commissione Giustizia del Senato, che naturalmente vi ripropongo qui sotto (il neretto è mio).
Ok, adesso incrociamo le dita e attendiamo.
La IX Commissione della Camera dei deputati, considerato che la disposizione in esame estende ai siti informatici le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, "osservato 128 A.S. n. 1611 Articolo 1, comma 28 che tale previsione, in quanto riferita ad un termine generico come "siti informatici", sembra porre l'obbligo di rettifica a carico, piuttosto che degli autori dei contenuti diffamatori, dei gestori di piattaforme che ospitano contenuti realizzati da terzi, che, in considerazione del volume dei contenuti ospitati dalla piattaforma, non sarebbero in grado di far fronte a tale obbligo", ha espresso parere favorevole a condizione che il riferimento ai "siti informatici" sia sostituito da "giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all'obbligo di registrazione di cui all'articolo 5".
Ok, adesso incrociamo le dita e attendiamo.
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14_luglio
Craxi? "Un grande innovatore!" Parola di Veltroni
In un afoso pomeriggio di luglio - tipo oggi - può capitare di imbattersi in un articolo del Corriere in cui si parla di Veltroni. Veltroni chi? L'ex segretario del Pd? Certo, proprio lui, tornato (riesumato?) a far parlare di sé per aver preso parte alla presentazione di un libro intitolato Una voce poco fa, “politica, comunicazione e media nella vicenda del Psi dal 1976 al 1994″.
Ecco alcune delle frasi dette da Veltroni. Segnatevele:
Ovviamente nessun accenno alle condanne penali passate in giudicato, alla latitanza ad Hammamet ("esilio" è più in), alla vagonata di miliardi nascosti su conti correnti in Svizzera intestati a prestanome e altre simpatiche cosucce, magari non proprio note ai più.
Speriamo che qualche simpatizzante del Pd pensi che a Veltroni potrebbe aver dato fastidio l'eccessivo caldo di questi giorni...
Ecco alcune delle frasi dette da Veltroni. Segnatevele:
"Innovò più di Berlinguer".
"Interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando".
"Fu grande [la sua politica estera, nda]. Ci fu l’episodio di Sigonella ma anche la scelta di tenere l’Italia nella sfera occidentale, senza intaccare autonomia e dignità del Paese".
"Craxi decise che bisognava cambiare gioco, porre la sinistra di fronte al problema di una nuova leadership".
Ovviamente nessun accenno alle condanne penali passate in giudicato, alla latitanza ad Hammamet ("esilio" è più in), alla vagonata di miliardi nascosti su conti correnti in Svizzera intestati a prestanome e altre simpatiche cosucce, magari non proprio note ai più.
Speriamo che qualche simpatizzante del Pd pensi che a Veltroni potrebbe aver dato fastidio l'eccessivo caldo di questi giorni...
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Grazie a Grillo abbiamo capito cosa non è il Pd
Un merito, Beppe Grillo, l'ha sicuramente avuto: quello di farci capire quali sono le tre cose che il Pd non è sicuramente. Nell'ordine, quindi, stando a quanto hanno dichiarato alcuni suoi illustri esponenti, si può cominciare a escludere: un taxi (Fassino), un autobus (Bersani), un tram (Melandri). Il Pd, quindi, non è niente che assomigli o che abbia le caratteristiche di un veicolo a motore; si possono quindi cominciare ad analizzare tutte le possibili alternative. Già, ma quali? Cosa è il Pd? Boh, vallo a sapere...Non me ne vogliano i militanti e i sostenitori, ma a me pare che il Pd nazionale possa tranquillamente essere equiparato a uno stagno, anche maleodorante. Una cosa informe. Né carne né pesce. Non si capisce che direzione voglia prendere, cosa voglia fare, quali siano i suoi programmi. Non si è ancora capito se è opposizione o silenziosa connivenza a questa maggioranza di indefinibili e indifendibili. E sono in molti a non averlo capito, visto che è passato dal 33% delle politiche 2008 al 22 delle recenti europee. Difficile trovare un partito che abbia fatto peggio.
Ecco, Beppe Grillo ha avuto il merito, probabilmente, di aver lanciato un masso in questo stagno fatto da un establishment di soggetti inutili che, oltre all'impossibilità di potersi scegliere i candidati grazie alle liste bloccate, sono l'unico vero ostacolo alla crescita di questo partito. Scusate, ma a nessuno dice niente il fatto che Debora Serracchiani, alle ultime europee, dove era possibile scegliere il candidato, abbia superato Berlusconi nella sua circoscrizione, nel nordest? Possibile che questo partito non abbia ancora capito che la gente, i sostenitori e i militanti non ne possono più dei D'Alema, dei Rutelli e dei Fassino?
A ottobre ci saranno il congresso e le primarie del Pd: avete per caso letto il programma di qualcuno dei candidati? Uno straccio di linea congressuale da seguire? No, perché non esiste nessun programma, mentre Beppe Grillo ce l'ha eccome. Discutibile finché si vuole, ma sicuramente concreto e basato su idee e progetti innovativi. Ecco la differenza, ed ecco il motivo delle reazioni scomposte dei vertici di quello che rimane di questo partito. Reazioni dettate da una sola ragione: la paura.
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martedì 14 luglio 2009
lunedì 13 luglio 2009
Leggi che avanzano e leggi che rallentano
Non so bene, di preciso, se esista un criterio standard secondo il quale, durante il normale iter parlamentare, alcuni disegni di legge subiscono una accelerazione e altri un rallentamento. Probabilmente no; sono più propenso a credere, infatti, che questi movimenti di "scaletta" dipendano da motivi di opportunismo e dalle circostanze esterne. Nel recente periodo abbiamo avuto almento due movimenti di questo tipo, che sembrano abbastanza singolari e, a ben guardare, dettati proprio da queste circostanze "esterne". Uno riguarda il disegno di legge sul testamento biologico, e l'altro quello, caro al ministro Carfagna, sulla prostituzione. Ma andiamo con ordine.
Il disegno di legge sul testamento biologico, del quale, così com'è, penso tutto il male possibile, ha subito un'improvvisa accelerazione sulla tabella di marcia proprio in questi giorni. Anzi, il testo, già passato a marzo al Senato e in attesa di essere esaminato dalla Camera, è stato infatti presentato addirittura in notturna alla Commissione Affari Sociali in concomitanza con l'inizio del G8 all'Aquila. Perché? Mah! Forse, indirettamente, c'entra il Vaticano.
Voi sapete che la legge sul testamento biologico sta molto a cuore alla corte di papa Ratzinger, specialmente nella formulazione con cui è stata licenziata già al Senato, e voi sapete altresì che i rapporti tra Vaticano ed esecutivo, specialmente dopo il clamore delle vicende "private" del premier, non sono più idilliaci come una volta, tanto che lo stesso premier, che terminato il G8 aveva sperato in un incontro col papa per cercare di ricucire, se n'è dovuto tornare ad Arcore con le pive nel sacco. Penso, quindi, che basti fare due più due per capire i motivi dell'improvvisa accelerazione del ddl.
Allo stesso tempo, però, un'altra legge ha subìto un rinvio piuttosto importante sulla scaletta di governo: quella sulla prostituzione. Legge fortemente voluta dal ministro Carfagna che introduce per la prima volta il reato di prostituzione. L'urgenza iniziale è d'incanto svanita e pare che se ne riparli senza fretta dopo l'estate, con calma. Facciamo due più due anche qui? Beh, qualcuno l'ha fatto.
Qualche considerazione a questo punto sarebbe da fare, e una, in particolare, sorge spontanea, almeno a me. La legge sul testamento biologico è una legge importante perché riguarda la persona, l'etica, la morale, le convinzioni personali, la libertà. Entra direttamente a regolare un qualcosa, il libero arbitrio, che a rigor di logica dovrebbe essere regolato solamente dall'interessato. Può quindi una legge così importante, che dovrebbe essere frutto di ponderazione, riflessione e attenta analisi, essere il risultato di un "mercanteggiamento" al fine, da parte del governo (e soprattutto del premier), di ingraziarsi i favori del Vaticano e, possibilmente, cercare di recuperare i voti perduti (vedi europee) dell'elettorato cattolico?
Le legge, di per sé, è già dal mio punto di vista abbastanza vergognosa. Cosa diventerà se sarà il prodotto di un mercimonio politico?
Il disegno di legge sul testamento biologico, del quale, così com'è, penso tutto il male possibile, ha subito un'improvvisa accelerazione sulla tabella di marcia proprio in questi giorni. Anzi, il testo, già passato a marzo al Senato e in attesa di essere esaminato dalla Camera, è stato infatti presentato addirittura in notturna alla Commissione Affari Sociali in concomitanza con l'inizio del G8 all'Aquila. Perché? Mah! Forse, indirettamente, c'entra il Vaticano.
Voi sapete che la legge sul testamento biologico sta molto a cuore alla corte di papa Ratzinger, specialmente nella formulazione con cui è stata licenziata già al Senato, e voi sapete altresì che i rapporti tra Vaticano ed esecutivo, specialmente dopo il clamore delle vicende "private" del premier, non sono più idilliaci come una volta, tanto che lo stesso premier, che terminato il G8 aveva sperato in un incontro col papa per cercare di ricucire, se n'è dovuto tornare ad Arcore con le pive nel sacco. Penso, quindi, che basti fare due più due per capire i motivi dell'improvvisa accelerazione del ddl.
Allo stesso tempo, però, un'altra legge ha subìto un rinvio piuttosto importante sulla scaletta di governo: quella sulla prostituzione. Legge fortemente voluta dal ministro Carfagna che introduce per la prima volta il reato di prostituzione. L'urgenza iniziale è d'incanto svanita e pare che se ne riparli senza fretta dopo l'estate, con calma. Facciamo due più due anche qui? Beh, qualcuno l'ha fatto.
Qualche considerazione a questo punto sarebbe da fare, e una, in particolare, sorge spontanea, almeno a me. La legge sul testamento biologico è una legge importante perché riguarda la persona, l'etica, la morale, le convinzioni personali, la libertà. Entra direttamente a regolare un qualcosa, il libero arbitrio, che a rigor di logica dovrebbe essere regolato solamente dall'interessato. Può quindi una legge così importante, che dovrebbe essere frutto di ponderazione, riflessione e attenta analisi, essere il risultato di un "mercanteggiamento" al fine, da parte del governo (e soprattutto del premier), di ingraziarsi i favori del Vaticano e, possibilmente, cercare di recuperare i voti perduti (vedi europee) dell'elettorato cattolico?
Le legge, di per sé, è già dal mio punto di vista abbastanza vergognosa. Cosa diventerà se sarà il prodotto di un mercimonio politico?
A chi e a cosa è servito il G8?
Il G8 è finito. I capi di stato, quelli definiti - non si sa ancora bene perché - "grandi", se ne sono tornati a casa e gli aquilani hanno potuto riprendere a circolare liberamente ovunque, senza zone rosse, spazi interdetti e via dicendo. Molti ne hanno addirittura approfittato per effettuare una sorta di pellegrinaggio all'interno della caserma della Finanza per visitare i locali dove hanno soggiornato i partecipanti al summit.Summit che è stato un successo, sul piano dell'immagine è innegabile: il cavaliere, nonostante i timori della vigilia di qualche colpo basso dai "terribili" cronisti stranieri, ha potuto beneficiare di una sorta di blackout temporale, quasi una specie di clemenza collettiva, che gli ha permesso di superare indenne le conferenze stampa tanto temute senza che nessuno si azzardasse a porre domandine imbarazzanti su cosa ci facesse ad esempio Topolanek a villa Certosa con le appendici pendule al vento, e cose simili.
Quindi, sul piano dell'immagine tutto bene, tanto che lo stesso Berlusconi, trionfante, si è pure lanciato in un "adesso voglio vedere chi parla di declino!", così, giusto per ricordare agli "infedeli" chi comanda. Quindi, all'Italia e al governo, sul piano dell'immagine il G8 è servito sicuramente.
Quello che pare molti giornalisti e molti telegiornali abbiano dimenticato, è però il motivo principale per cui questo summit si è tenuto: la lotta alla povertà e alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Anche qui, pur con qualche eccezione, tutti si sono lanciati in una specie di delirio collettivo facendo risaltare a caratteri cubitali gli impegni e gli accordi raggiunti, elencati nel documento finale redatto da tutti i capi di governo. In particolare quei 20 miliardi di dollari che i grandi si sono impegnati a versare per combattere la fame nel mondo; fame che, in concomitanza con lo svolgersi del vertice, la Fao ha dichiarato colpire per la prima volta nella storia dell'umanità più di un miliardo di persone, addirittura 100 milioni in più di individui rispetto a solo l'anno scorso.
Pochi, però, a parte qualche cane sciolto, hanno messo in evidenza che le promesse, le parole, i miliardi, non sono nient'altro che un impegno a mantenere quanto già promesso nei summit passati e regolarmente disatteso, specialmente dall'Italia. Non c'è niente di nuovo e rivoluzionario nel documento redatto al termine del summit, solo appunto la promessa di cercare di mantenere - almeno questa volta - quanto promesso le volte scorse. Cosa che è scritta chiaramente nel documento stesso.
I paesi del G8 «pur notando segni di stabilizzazione» dell'economia mondiale e «una maggiore fiducia, hanno riaffermato il loro impegno ad attuare le decisioni prese ai summit di Washington e Londra».
E quindi? A cosa è servito questo vertice? Sono state prese importanti decisioni riguardo alle questioni climatiche, dirà qualcuno, come ad esempio l'accordo sottoscritto da tutti per contenere l'aumento medio globale della temperatura entro i due gradi centigradi, certo, ma sempre di un impegno a "fondo perduto", diciamo così, si tratta. E come la mettiamo poi con la promessa solenne di abbattere da qui al 2050 l'emissione di co2 globale del 50%? Che consistenza ha questo obiettivo? Quanti saranno i capi di stato e di governo presenti al summit che tra 41 anni saranno ancora qui a rispondere di queste promesse?
Non si sa. Nel dubbio, India e Cina hanno fatto sapere di non sentirsi affatto vincolati da questo accordo, il che ha provocato il forte disappunto di Ban Ki-moon, segretario generale dell'Onu, che ha bollato come insufficienti gli accordi raggiunti. E d'altra parte la cosa è pure comprensibile: come si fa a nutrire qualche speranza di successo nella lotta al riscaldamento globale se due dei maggiori produttori mondiali di c02 girano i tacchi e se ne vanno? Fa anche questo parte del "successo" del summit? Mistero.
Insomma, fin qui le uniche cose spese, invece dei miliardi di dollari promessi durante gli anni, sono state le parole, quelle sì profuse a miliardi, ma che non hanno portato nessun beneficio a nessuno. Il G8, un appuntamento che si trascina ormai stanco dal 1975, assomiglia sempre più, come scriveva ieri Massimo Giannini su Repubblica, a una bella scatola, irrimediabilmente vuota.
domenica 12 luglio 2009
14 luglio, si muove la stampa estera
Mancano ormai due soli giorni al 14 luglio, e visto che nel frattempo ci sono state alcune novità, ne approfitto per segnalarle. Quella specie di ET che vedete nella foto qui a fianco fa appunto parte di una di queste novità: chi infatti aderisce all'iniziativa può, se vuole, inviare una sua foto imbavagliato; l'immagine verrà utilizzata nella realizzazione del video che sarà diffuso in rete dopo il 14 luglio. Qui trovate le foto degli utenti già pubblicate sul portale dell'iniziativa.Nel frattempo, ottenute le necessarie autorizzazioni da parte della questura, più di cento persone hanno già dato la loro adesione alla manifestazione reale che andrà ad aggiungersi a quella virtuale in rete; manifestazione che si terrà sempre martedì prossimo, alle ore 19, a Roma, tra piazza Navona e la statua del Pasquino (mappa).
Altra novità piuttosto interessante, è che alcuni giornali stranieri stanno cominciando ad interessarsi all'iniziativa e molto probabilmente daranno visibilità e pubblicheranno articoli sulla protesta. Per questo motivo è stata pubblicata sul sito diritto alla rete una versione in inglese dell'appello (qui in pdf).
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Say it isn't true
Ieri sera ho seguito un pezzo di telegiornale, in tv. E poi, non so perché, mi è venuta in mente questa canzone (testo qui).
Buona domenica.
Buona domenica.
sabato 11 luglio 2009
Finanziamenti all'editoria e giornali che non ne vogliono
Come è noto, la stampa, i giornali, le imprese editrici, sono in (gran) parte finanziati dallo stato tramite l'erogazione di fondi pubblici, i cosiddetti fondi per l'editoria, risorse senza le quali la maggior parte dei giornali che troviamo sui banchi delle edicole sarebbero costretti a chiudere baracca e burattini.In realtà, inizialmente, le cose stavano molto diversamente rispetto a oggi. Il finanziamento pubblico nasce nel 1981, quando, tramite l'approvazione di un'apposita legge, si è deciso di dare un aiuto economico ai giornali di partito - e solo a quelli - molti dei quali a rischio chiusura per problemi economici. L'intento iniziale, quindi, poteva, diciamo così, essere anche accettabile. Il problema, classico esempio di come funzionano le cose in Italia, è che col passare degli anni, attraverso una serie più o meno lunga di leggi e leggine su misura, di questo finanziamento pubblico si sono appropriati anche gli editori privati e i grandi gruppi editoriali italiani: RCS, Sole24Ore, Espresso-Repubblica e altri.
E, naturalmente, pure l'entità di questi finanziamenti si è nel tempo dilatata, tanto da raggiungere cifre tipo queste e situazioni al limite dell'assurdo (e della vergogna) come quelle denunciate da Report in questa puntata del 2006. Ora, si può discutere finché si vuole della libertà di stampa e dell'indipendenza dell'informazione in Italia, ma bisogna sempre fare i conti col fatto che i giornali sono finanziati dallo stato (col beneplacito del governo). A tal proposito, ricordo che - ne parlavo giusto ieri - nel ddl Sviluppo appena convertito in legge sono stati stanziati per questo scopo 140 milioni di euro per il biennio 2009-2010.
In questo panorama desolante si inserisce però una piacevole novità, della quale, probabilmente, molti di voi saranno già al corrente: esce l'Antefatto. Di solito non è mia abitudine fare pubblicità, ma vale la pena segnalare la nascita di questo nuovo quotidiano (qui c'è il blog), che da settembre sarà in edicola, perché sarà l'unico che vivrà di vita propria. A decidere infatti della sua sopravvivenza o meno saranno gli stessi lettori in misura degli abbonamenti sottoscritti e delle copie vendute in edicola. Niente finaziamenti pubblici, né dallo stato, né dalle banche, né tanto meno dai partiti, come si legge in questa pagina del suo sito. Se vende sopravvive, altrimenti muore.
Vedremo alla prova dei fatti se sarà veramente così. Mi sembra comunque una piacevole novità.
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venerdì 10 luglio 2009
Internet in Europa

Un'immagine da sola, a volte, può rendere l'idea meglio di qualsiasi post. Questa qui sopra, ad esempio, potrebbe spiegare magnificamente, tra le altre cose, perché la gente continua a votare Berlusconi.
(via Luca Conti)
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Incornato e ucciso dalla... tradizione
Tutti gli anni, l'Encierro, la tradizionale corsa dei tori che si svolge a Pamplona, si conclude con un bilancio più o meno grave a seconda del numero di feriti che finiscono in ospedale. Ovviamente della manifestazione a me non importa un fico secco, così come non me ne frega assolutamente niente di quelli che sono costretti a ricorrere alle cure dei medici, visto che non li obbliga nessuno a mettersi a correre davanti ai tori per le strade della città.Quest'anno - non accadeva dal 2003 - pare che ci sia scappato il morto: un giovane che sarebbe stato incornato in maniera grave da un toro distaccatosi dal gruppo.
Lo so, sarò cinico, ma in casi come questo neppure di fronte alla morte di un giovane riesco a dispiacermi.
Il ddl Sviluppo è legge, si torna (volenti o nolenti) al nucleare
E' diventato definitivamente legge dello stato, dopo quattro passaggi parlamentari, il cosiddetto ddl Sviluppo, il disegno di legge che contiene numerose norme in materia principalmente di industria ed energia. Qui trovate il testo integrale così com'è stato licenziato dal Senato e qui trovate una sintesi dei punti principali.
Piccola nota a margine. A volte qualcuno mi chiede perché da tempo ormai mi interessi e scriva su questo blog quasi escusivamente di politica. Il motivo è molto semplice: perché da quello che combinano lorsignori dipende in gran parte il nostro stile di vita, le nostre abitudini, le nostre consuetudini. Quello che loro decidono ha cioè ricadute ed effetti sulla nostra vita quotidiana; ecco perché mi interesso e scrivo di queste cose. Se ad esempio, giusto per restare in tema con questo articolo, il governo deciderà in un prossimo futuro di costruire una centrale nuclerare vicino a casa mia e la legge prevede che il mio parere in proposito non è vincolante, secondo voi ha ricadute questa cosa su di me oppure no? Se il governo decide per legge di abolire le intercettazioni, e per giustificare questo provvedimento racconta una montagna di balle, ha ricadute questa cosa sulla mia vita o no? Questo giusto per fare un paio di esempi tra i tanti che si potrebbero fare. Ma torniamo al nostro ddl Sviluppo.
L'intero pacchetto contiene al suo interno una miriade di misure e provvedimenti che sarebbe interessantissimo analizzare singolarmente, ma che intuibili motivi di tempo ovviamente me lo proibiscono, almeno per il momento: si va ad esempio dal ripristino dei fondi pubblici all'editoria alla privatizzazione delle ferrovie, da un inasprimento delle sanzioni contro la contraffazione alla modifica in senso meno restrittivo delle norme sulle class action, cosa che secondo molte associazioni dei consumatori sarà un regalo alle aziende più scorrette e un danno ulteriore agli utenti vittime di truffe.
Ma il capitolo più controverso e contestato è ovviamente quello che riguarda il nucleare. Questa legge, infatti, dà sostanzialmente il via libera a tutto il progetto che vede il ritorno a questa forma di energia, e tutto questo nonostante il referendum col quale, 20 anni fa, la stragrande maggioranza degli italiani ha detto esplicitamente di non volerne più sapere. Come al solito la volontà popolare viene sempre tenuta in grande considerazione. Sul nucleare in sé non torno sopra, ho già scritto a sufficienza sull'argomento, mi premeva solo segnalare alcune norme, ovviamente ancora sulla carta, che intende adottare il governo per perseguire il suo scopo.
Tra tutte spicca senz'altro la sostanziale egemonia decisionale del governo in materia, esplicitata dal primo comma dell'art. 25 della legge, nel quale si legge:
Chiaro no? Ogni decisione - dalla localizzazione dei siti, alla gestione delle scorie, alle "compensazioni" da corrispondere agli interessati - saranno esclusiva del governo. Scrive a tal proposito Anna Pacilli su carta.org:
Esattamente quanto c'è scritto alla lettera "f" dello stesso comma citato prima:
Insomma, se il governo decide di costruire una centrale in una data regione, in un determinato sito, paese, città, si può fare tutto il casino che si vuole, ma la decisone finale spetta ad esso. Sarà interessante vedere nei prossimi mesi cosa succederà e come intenderà il governo porsi nei confronti delle regioni che hanno già detto no agli insediamenti nucleari. Avremo nuovi casini come quello scoppiato in Basilicata nel 2003? Da notare, tra l'altro, che all'epoca non era neppure prevista a Scanzano Jonico la costruzione di una centrale, ma solo lo stoccaggio di scorie. Vi immaginate cosa succederà quando si dovrà discutere con le popolazioni interessate della costruzione di un impianto di produzione?
Cosa farà il governo? Manderà i militari coi manganelli? Non si sa. Una cosa si sa: che mentre le più grandi autorità scientifiche in materia dicono all'unisono che il nucleare è sostanzialmente un ritorno alla preistoria dell'energia, e mentre lo stesso Obama, negli Stato Uniti, ha messo in cima alle sue priorità di governo le fonti energetiche rinnovabili, noi abbiamo Scajola che vuole tornare al nucleare. E lo farà con noi o senza di noi.
Prendete nota.
Piccola nota a margine. A volte qualcuno mi chiede perché da tempo ormai mi interessi e scriva su questo blog quasi escusivamente di politica. Il motivo è molto semplice: perché da quello che combinano lorsignori dipende in gran parte il nostro stile di vita, le nostre abitudini, le nostre consuetudini. Quello che loro decidono ha cioè ricadute ed effetti sulla nostra vita quotidiana; ecco perché mi interesso e scrivo di queste cose. Se ad esempio, giusto per restare in tema con questo articolo, il governo deciderà in un prossimo futuro di costruire una centrale nuclerare vicino a casa mia e la legge prevede che il mio parere in proposito non è vincolante, secondo voi ha ricadute questa cosa su di me oppure no? Se il governo decide per legge di abolire le intercettazioni, e per giustificare questo provvedimento racconta una montagna di balle, ha ricadute questa cosa sulla mia vita o no? Questo giusto per fare un paio di esempi tra i tanti che si potrebbero fare. Ma torniamo al nostro ddl Sviluppo.
L'intero pacchetto contiene al suo interno una miriade di misure e provvedimenti che sarebbe interessantissimo analizzare singolarmente, ma che intuibili motivi di tempo ovviamente me lo proibiscono, almeno per il momento: si va ad esempio dal ripristino dei fondi pubblici all'editoria alla privatizzazione delle ferrovie, da un inasprimento delle sanzioni contro la contraffazione alla modifica in senso meno restrittivo delle norme sulle class action, cosa che secondo molte associazioni dei consumatori sarà un regalo alle aziende più scorrette e un danno ulteriore agli utenti vittime di truffe.
Ma il capitolo più controverso e contestato è ovviamente quello che riguarda il nucleare. Questa legge, infatti, dà sostanzialmente il via libera a tutto il progetto che vede il ritorno a questa forma di energia, e tutto questo nonostante il referendum col quale, 20 anni fa, la stragrande maggioranza degli italiani ha detto esplicitamente di non volerne più sapere. Come al solito la volontà popolare viene sempre tenuta in grande considerazione. Sul nucleare in sé non torno sopra, ho già scritto a sufficienza sull'argomento, mi premeva solo segnalare alcune norme, ovviamente ancora sulla carta, che intende adottare il governo per perseguire il suo scopo.
Tra tutte spicca senz'altro la sostanziale egemonia decisionale del governo in materia, esplicitata dal primo comma dell'art. 25 della legge, nel quale si legge:
Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative procedure, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi e per la definizione delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate.
Chiaro no? Ogni decisione - dalla localizzazione dei siti, alla gestione delle scorie, alle "compensazioni" da corrispondere agli interessati - saranno esclusiva del governo. Scrive a tal proposito Anna Pacilli su carta.org:
A questo proposito, il testo «semplifica» al massimo le procedure e prevede un’autorizzazione unica, rilasciata dal ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la conferenza unificata, di concerto con il ministro dell’ambiente, a seguito di un procedimento unico semplificato al quale partecipano le amministrazioni interessate. In più, nel caso non venga raggiunto un accordo con gli enti locali, la scelta del sito la fa direttamente il governo. E comunque tutti i siti individuati possono essere dichiarati «aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciale forme di vigilanza e di protezione», cioè secretate e militarizzate. In pratica, decide tutto il governo nazionale e le comunità locali che non sono d’accordo si arrangiano.
Esattamente quanto c'è scritto alla lettera "f" dello stesso comma citato prima:
determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall'articolo 120 della Costituzione (questo).
Insomma, se il governo decide di costruire una centrale in una data regione, in un determinato sito, paese, città, si può fare tutto il casino che si vuole, ma la decisone finale spetta ad esso. Sarà interessante vedere nei prossimi mesi cosa succederà e come intenderà il governo porsi nei confronti delle regioni che hanno già detto no agli insediamenti nucleari. Avremo nuovi casini come quello scoppiato in Basilicata nel 2003? Da notare, tra l'altro, che all'epoca non era neppure prevista a Scanzano Jonico la costruzione di una centrale, ma solo lo stoccaggio di scorie. Vi immaginate cosa succederà quando si dovrà discutere con le popolazioni interessate della costruzione di un impianto di produzione?
Cosa farà il governo? Manderà i militari coi manganelli? Non si sa. Una cosa si sa: che mentre le più grandi autorità scientifiche in materia dicono all'unisono che il nucleare è sostanzialmente un ritorno alla preistoria dell'energia, e mentre lo stesso Obama, negli Stato Uniti, ha messo in cima alle sue priorità di governo le fonti energetiche rinnovabili, noi abbiamo Scajola che vuole tornare al nucleare. E lo farà con noi o senza di noi.
Prendete nota.
giovedì 9 luglio 2009
G8: da La Maddalena a L'Aquila (e ritorno?)
Mentre scrivo queste righe, a L'Aquila è appena passato George Clooney a spasso tra le macerie, ultimo personaggio di una sfilza di noti e meno noti, importanti e meno importanti, che a vario titolo sono venuti da quel famoso 6 aprile in "pellegrinaggio" in questa terra. La visita di Clooney non è casuale. Come dice infatti lui stesso:
Eh già, è sorprendente - dice lui - vedere una città che ha subito tanti danni. Naturale. Per chi ci sta un quarto d'ora e poi se ne va è naturale che sia sorprendente. Per quelli che invece dal 6 aprile sono ancora lì, magari la sorpresa ha già lasciato il posto a qualcos'altro (speranza? rassegnazione? indignazione?).
Questa uscita del noto attore attore americano, mi ha dato l'occasione per segnalare un'inchiesta di Act!onaid, inchiesta attraverso la quale la nota associazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo cerca di rispondere ad alcune domande, tipo: c'è stato un vero risparmio economico nella decisione di spostare il G8 da La Maddalena a L'Aquila? Le opere iniziate là, e ancora non terminate, che fine faranno? Gli stanziamenti dei fondi per la ricostruzione e per il G8 sono stati gestiti in maniera trasparente? Le popolazioni terremotate, prime beneficiarie della (per ora solo sulla carta) ricostruzione, sono sufficientemente coinvolte in tutto il progetto di ricostruzione o sono costrette a "subire" passivamentele decisioni prese dall'alto (e da altri)? Le popolazioni terremotate hanno avuto un effettivo beneficio, come vanno affermando i media da tempo, dallo spostamento nella loro terra del prestigioso vertice internazionale? Se sì, quale?
"Gireremo un film qui alla fine di settembre"
[...]
"Avevamo esaminato le location gia' prima del terremoto - ha spiegato Clooney - e le abbiamo riviste dopo. E' sorprendente vedere una citta' che ha subito tanti danni. Credo che questo sia il miglior modo per dare una mano alla popolazione colpita dal sisma e rilanciare l'economia."
Eh già, è sorprendente - dice lui - vedere una città che ha subito tanti danni. Naturale. Per chi ci sta un quarto d'ora e poi se ne va è naturale che sia sorprendente. Per quelli che invece dal 6 aprile sono ancora lì, magari la sorpresa ha già lasciato il posto a qualcos'altro (speranza? rassegnazione? indignazione?).
Questa uscita del noto attore attore americano, mi ha dato l'occasione per segnalare un'inchiesta di Act!onaid, inchiesta attraverso la quale la nota associazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo cerca di rispondere ad alcune domande, tipo: c'è stato un vero risparmio economico nella decisione di spostare il G8 da La Maddalena a L'Aquila? Le opere iniziate là, e ancora non terminate, che fine faranno? Gli stanziamenti dei fondi per la ricostruzione e per il G8 sono stati gestiti in maniera trasparente? Le popolazioni terremotate, prime beneficiarie della (per ora solo sulla carta) ricostruzione, sono sufficientemente coinvolte in tutto il progetto di ricostruzione o sono costrette a "subire" passivamentele decisioni prese dall'alto (e da altri)? Le popolazioni terremotate hanno avuto un effettivo beneficio, come vanno affermando i media da tempo, dallo spostamento nella loro terra del prestigioso vertice internazionale? Se sì, quale?
LE CREPE NEL G8, l'inchiesta di ActionAid sullo spostamento del G8 all'Aquila. from Alice on Vimeo.
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La stampa estera e noi
Ricordate l'iniziativa di Geronimo Emili di cui vi parlavo l'altro ieri? Ieri mattina, Repubblica, come vedete nell'immagine, è uscita con la pagina a pagamento pagata dagli utenti di Facebook che hanno aderito all'iniziativa. Ma non è finita qui.Lo stesso Emili, infatti, sempre su Facebook, ha segnalato, circa un'oretta fa, che di questa storia si è occupato questa mattina addirittura il francese Le Monde, scrivendo dell'iniziativa nata su Facebook in questo articolo. Lo stesso articolo in cui, tra l'altro, si parla pure dell'iniziativa di Antonio Di Pietro, il quale ha acquistato una pagina del prestigioso Herald Tribune per denunciare alla comunità internazionale la porcata del lodo Alfano (qui l'articolo sul suo blog e qui il documento in italiano).
Insomma, se in Italia l'informazione è sotto sedativo, all'estero, per fortuna, ancora no.
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Federico Aldrovandi e la "Polizia"
Il processo che doveva far luce sulla morte "misteriosa" di Federico Aldrovandi (foto) è arrivato, dopo oltre 4 anni, a sentenza. Una sentenza che stabilisce quello che molti, compresi i genitori, hanno sospettato fin da subito, e cioè che a ucciderlo è stata la Polizia. Non la Polizia come istituzione, intendiamoci, ma solo i quattro agenti che quella mattina di settembre di 4 anni fa sono intervenuti dopo una segnalazione.Fatti come questo (qui trovate un riassunto di tutta la vicenda), anche se spariscono alla svelta dalle prima pagine, lasciano sgomenti, pongono interrogativi che rimangono nel tempo e a cui è difficile trovare risposta. A cominciare dalla sentenza: 3 anni e 6 mesi a ciascuno dei poliziotti, che con l'indulto vengono praticamente azzerati. Che tipo di segnale manda una sentenza di questo genere alla società? Come si può evitare che fatti del genere accadano ancora? Le sentenze non dovrebbero essere esemplari? un deterrente? un segnale?
Rimango coi miei interrogativi, e intanto vi lascio qui sotto il video della sentenza e delle reazioni girato da Daniele Martinelli, il giornalista che ha seguito tutto il processo via internet.
mercoledì 8 luglio 2009
Protesta dei blog del 14 luglio, esempio pratico dell'obbligo di rettifica
Sono cambiate alcune cose nell'ambito delle forme di protesta indette, sia dai giornalisti che dai blogger, contro il famigerato decreto Alfano, quello più conosciuto come ddl intercettazioni e che contiene al suo interno l'emendamento chiamato obbligo di rettifica.Come segnalavo ieri su Twitter, infatti, tutto il ddl è stato momentaneamente accantonato e verrà ripreso in esame probabilmente a settembre dopo la pausa estiva. A causa di questa decisione del consiglio dei ministri, lo sciopero dei quotidiani, indetto dalla federazione della stampa per il 14 luglio prossimo, è stato sospeso. Adesso alcuni dubbi sull'opportunità o meno di sospendere anche quello dei blogger si stanno facendo strada tra alcuni di quelli che inizialmente avevano aderito all'iniziativa. Personalmente per me non cambia niente: aderirò infatti all'inziativa come avevo deciso fin dall'inizio, anche perché condivido le riflessioni fatte in proposito da Alessandro.
Approfitto di questo post per segnalare un caso, fresco fresco di queste ore, che, pur essendo basato sull'obbligo di rettifica emanato nel 1948, illustra molto bene cosa potrebbe accadere qualora il ddl Alfano diventasse legge così com'è. La vicenda, accaduta al blogger Claudio Messora, la potete leggere qui.
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14_luglio
E' in arrivo Google Chrome OS
La notizia l'ha data direttamente Google dal suo blog ufficiale: Chrome sarà un sistema operativo. Un sistema che, nelle intenzioni dei creatori, punterà direttamente a far concorrenza a Microsoft, perpetuando una "guerra" già in corso da tempo, da quando cioè Google non è più solo motore di ricerca (se mai lo è stato), ma è diventato una serie infinita di applicativi utilizzabili direttamente online.E così, dopo il browser Google Chrome e la suite da ufficio Google Docs, due degli applicativi più "fastidiosi" per Microsoft, adesso arriva un sistema operativo completo, che dovrebbe già essere disponibile nella seconda metà del prossimo anno per i pc portatili.
Non si hanno ovviamente ancora molte notizie, ma pare che il nuovo sistema operativo sarà open-source, con pochi fronzoli e orpelli grafici, veloce, leggero e nato e concepito esclusivamente per la rete, sorpassando così - dice sempre Google - gli schemi della maggior parte dei sistemi operativi in circolazione, nati e sviluppati quando ancora internet non c'era.
E' un'impressione, ma penso che sentiremo parlare parecchio, in futuro, di questo nuovo sistema operativo.
Aggiornamento 12,30.
Anche il blog di Google Italia ha pubblicato l'annuncio.
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Salvini si è dimesso, ma siamo sicuri che fosse lui il problema?
E' passata appena mezza giornata dalla comparsa in rete dell'esibizione canora di Matteo Salvini alle sue dimissioni. Adesso la notizia sta già facendo il giro delle home page dei quotidiani, come se fosse un evento epocale, mentre quasi nessuno mette in evidenza che Salvini si è sì dimesso da deputato in Italia, ma, oltre a non essersi affatto pentito della sua performance, se ne sta saldamente parcheggiato al Parlamento Europeo.
E quindi? Dove sarebbe la notizia eclatante? Ma per favore! Notizia eclatante sarebbe semmai che Salvini se ne restasse al suo posto e se ne andassero a casa tutti gli appartenenti a questa maggioranza; questa sì sarebbe una notizia. Un reset completo ci vorrebbe. Una macchina del tempo immaginaria sulla quale salire per tornare indietro nel tempo a prima delle elezioni che hanno mandato al governo questa compagine di raccomandati, entrati in Parlamento solamente grazie alle liste bloccate.
Una maggioranza che nell'arco di poco più di un anno ha messo in campo il sondino di stato, ha con tenacia cercato di imbavagliare la stampa, demonizzando quella (poca) ancora rimasta libera, sta cercando tuttora di "regolamentare" internet, sta togliendo alla magistratura uno degli ultimi strumenti rimastigli per cercare di mettere ancora in galera qualche delinquente (in compenso pensa alla nostra sicurezza criminalizzando a priori i clandestini).
Una maggioranza con a capo un signore che mentre qui, da molti, è considerato un grande statista, nel resto del mondo viene visto come qualcosa di meno di un ciarlatano, tanto che da più parti si sta già pensando addirittura di espellere l'Italia dal G8.
E le dimissioni di Salvini sarebbero una notizia?
E quindi? Dove sarebbe la notizia eclatante? Ma per favore! Notizia eclatante sarebbe semmai che Salvini se ne restasse al suo posto e se ne andassero a casa tutti gli appartenenti a questa maggioranza; questa sì sarebbe una notizia. Un reset completo ci vorrebbe. Una macchina del tempo immaginaria sulla quale salire per tornare indietro nel tempo a prima delle elezioni che hanno mandato al governo questa compagine di raccomandati, entrati in Parlamento solamente grazie alle liste bloccate.
Una maggioranza che nell'arco di poco più di un anno ha messo in campo il sondino di stato, ha con tenacia cercato di imbavagliare la stampa, demonizzando quella (poca) ancora rimasta libera, sta cercando tuttora di "regolamentare" internet, sta togliendo alla magistratura uno degli ultimi strumenti rimastigli per cercare di mettere ancora in galera qualche delinquente (in compenso pensa alla nostra sicurezza criminalizzando a priori i clandestini).
Una maggioranza con a capo un signore che mentre qui, da molti, è considerato un grande statista, nel resto del mondo viene visto come qualcosa di meno di un ciarlatano, tanto che da più parti si sta già pensando addirittura di espellere l'Italia dal G8.
E le dimissioni di Salvini sarebbero una notizia?
martedì 7 luglio 2009
Domani Repubblica esce con una pagina acquistata dagli utenti di Facebook
Ricordate, a metà giugno, l'appello del presidente del Consiglio con cui invitava gli imprenditori e le aziende a non dare soldi, attraverso le inserzioni pubblicitarie, ai media "catastrofisti"? In risposta a questa provocazione del premier, Geronimo Emili, milanese, di professione consulente di comunicazione, ha attivato un gruppo su Facebook chiamato "Una pagina di pubblicità su Repubblica", di cui vi riporto il breve messaggio in home page.Silvio Berlusconi dice di non dare pubblicità a La Repubblica. Diamo quindi una risposta forte e veloce a questo indegno attacco alla libertà di stampa: compriamo una pagina di pubblicità su Repubblica. Un euro a testa per pubblicare la PRIMA PUBBLICITA' SOCIAL mai realizzata. Compriamo tutti assieme una pagina per pubblicare una lettere aperta a Silvio Berlusconi firmata da tutti coloro che si iscriveranno al gruppo e che doneranno un euro per partecipare all'acquisto.
Dalla pagina su Facebook si è quindi passati a un blog vero e proprio dedicato, attraverso il quale era possibile raccogliere i soldi di chi voleva partecipare. Raccolta che è andata al di là di ogni aspettativa, come scrive Gilioli sul suo blog.
Emili si è dovuto subito attivare per aprire un conto su PayPal a cui far arrivare i contributi. «Sapevo che l’idea era buona, ma non mi aspettavo una risposta così forte e immediata. E’ arrivato di tutto: dal cassintegrato che mandava appunto un euro, fino al benestante che ne mandava 300. Ma la media era tra i venti e i trenta euro a testa, molto di più rispetto a quello che avevamo chiesto». E tutti i contributi venivano da semplici cittadini: «Nessun partito ha messo una lira, nessuna organizzazione politica o d’altro tipo, nessun parlamentare. E’ tutta un’iniziativa nata dal basso e nutrita dal basso».
Adesso il problema, dice Emili, è quello di riuscire a fare stare tutti i nominativi dei partecipanti nel layout della pagina da inviare a Repubblica, pagina che probabilmente sarà tradotta anche in altre lingue in modo che compaia nelle rassegne stampa estere, e quindi, magari, sui tavoli dei capi di stato e di governo che domani si troveranno a L'Aquila per il G8.
Insomma, domani un salto in edicola io lo farei.
14 luglio, botta e risposta Facci-Gilioli
A un certo vittimismo di categoria stile mi-straccio-le-vesti, roba insomma da giornalisti, ora si aggiunge un’antistorica e anche un po’ patetica - mi scuseranno - pretesa di separatezza da parte dei cosiddetti blogger, i proprietari cioè di blog e di siti internet che per il prossimo 14 luglio hanno indetto uno sciopero: in pratica significa che non aggiorneranno i loro blog con ciò ritenendo - mi scuseranno ancora - che gliene freghi qualcosa a qualcuno.Non che mi interessino più di tanto le diatribe tra giornalisti, ma visto che questa ha a che fare con un'iniziativa a cui ho aderito anch'io, ve la segnalo. Da una parte c'è Filippo Facci (foto), giornalista de Il Giornale e autore dell'articolo da cui ho estratto la citazione che leggete qui sopra, e dall'altra c'è Alessandro Gilioli, il giornalista/blogger de L'Espresso padre dell'iniziativa 14 luglio.
Penso che, accanto a una o due cose giuste, Facci abbia scritto una montagna di sciocchezze infarcite dei soliti luoghi comuni su internet e il mondo dei blog. Sarebbe facile rispondere punto su punto alle sue asserzioni, ma visto che l'ha fatto in maniera ottimale Gilioli, vi rimando al suo articolo.
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14_luglio
Badanti: sanatoria sì o sanatoria no?
La conversione in legge dell'altro ieri del pacchetto sicurezza, quello che comprende la criminalizzazione a priori della clandestinità, passerà probabilmente alla storia, tra le altre (poco onorevoli) cose, per aver battuto un piccolo record: essere riuscita, appena il giorno dopo l'approvazione, a far litigare di brutto la stessa compagine di governo che l'ha varata.
Come sapete, questa legge si trascina in Parlamento da più di un anno, e tra alti e bassi, emendamenti, modifiche, correzioni, è alla fine arrivata al traguardo. Uno potrebbe pensare che il raggiungimento dell'obiettivo potesse aver placato la lunga scia di polemiche, tra maggioranza e opposizione, che ha caratterizzato l'iter legislativo di tutto il provvedimento. Sbagliato: le polemiche sono rimaste, forse addirittura più forti di prima, ma non solo tra maggioranza e opposizione, ma tra maggioranza e... maggioranza.
Eh sì, perché all'improvviso qualcuno si è accorto che nella categoria dei cosiddetti "fuorilegge" sono rientrate da un giorno all'altro circa mezzo milione di badanti irregolari, molte delle quali, magari, intente ad assistere qualche arzillo vecchietto padano. A dare fuoco alle polveri è stato Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che si è improvvisamente accorto dell'"intoppo" e ha immediatamente chiesto al governo di mettere in campo una sorta di sanatoria che permetta agli irregolari, ma con un lavoro in corso, di essere regolarizzati.
Apriti cielo! Mentre arrivano le prese di posizione sarcastiche dell'opposizione (la "pillola del giorno dopo" di Bersani è da segnalare), la maggioranza si spacca a mo' di Titanic. Da una parte la Lega, che ovviamente non ne vuole sapere di fare alcuna concessione in merito, e dall'altra la componente meno intollerante del Pdl e i vescovi. A tutto questo si aggiunge, giusto per ingarbugliare ulteriormente la matassa, il contenzioso sulla retroattività o meno della legge. Il ministro Sacconi, a tal proposito, prova a sgombrare il campo da ogni dubbio affermando che le leggi in materia penale non sono mai retroattive. Affermazione però smentita da vari esperti, alcuni dei quali interpellati dal Sole24Ore, i quali affermano che l'articolo 10-bis («ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato») non lascerebbe spazio ad alcuna ambiguità nel senso opposto a quello dichiarato da Sacconi.
Chi ha ragione? Non si sa. Forse hanno ragione quelli che hanno visto fin da subito un disegno di legge totalmente imperniato sull'irresponsabilità, con l'aggravante di essere stato concepito senza valutare bene tutte le conseguenze che poteva produrre. Adesso, dopo un anno di tempo in cui la legge è stata in discussione, alcune di queste conseguenze cominciano a venire fuori. E questo la dice lunga sulla serietà e la responsabilità con cui legifera questa maggioranza.
Come sapete, questa legge si trascina in Parlamento da più di un anno, e tra alti e bassi, emendamenti, modifiche, correzioni, è alla fine arrivata al traguardo. Uno potrebbe pensare che il raggiungimento dell'obiettivo potesse aver placato la lunga scia di polemiche, tra maggioranza e opposizione, che ha caratterizzato l'iter legislativo di tutto il provvedimento. Sbagliato: le polemiche sono rimaste, forse addirittura più forti di prima, ma non solo tra maggioranza e opposizione, ma tra maggioranza e... maggioranza.
Eh sì, perché all'improvviso qualcuno si è accorto che nella categoria dei cosiddetti "fuorilegge" sono rientrate da un giorno all'altro circa mezzo milione di badanti irregolari, molte delle quali, magari, intente ad assistere qualche arzillo vecchietto padano. A dare fuoco alle polveri è stato Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che si è improvvisamente accorto dell'"intoppo" e ha immediatamente chiesto al governo di mettere in campo una sorta di sanatoria che permetta agli irregolari, ma con un lavoro in corso, di essere regolarizzati.
Apriti cielo! Mentre arrivano le prese di posizione sarcastiche dell'opposizione (la "pillola del giorno dopo" di Bersani è da segnalare), la maggioranza si spacca a mo' di Titanic. Da una parte la Lega, che ovviamente non ne vuole sapere di fare alcuna concessione in merito, e dall'altra la componente meno intollerante del Pdl e i vescovi. A tutto questo si aggiunge, giusto per ingarbugliare ulteriormente la matassa, il contenzioso sulla retroattività o meno della legge. Il ministro Sacconi, a tal proposito, prova a sgombrare il campo da ogni dubbio affermando che le leggi in materia penale non sono mai retroattive. Affermazione però smentita da vari esperti, alcuni dei quali interpellati dal Sole24Ore, i quali affermano che l'articolo 10-bis («ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato») non lascerebbe spazio ad alcuna ambiguità nel senso opposto a quello dichiarato da Sacconi.
Chi ha ragione? Non si sa. Forse hanno ragione quelli che hanno visto fin da subito un disegno di legge totalmente imperniato sull'irresponsabilità, con l'aggravante di essere stato concepito senza valutare bene tutte le conseguenze che poteva produrre. Adesso, dopo un anno di tempo in cui la legge è stata in discussione, alcune di queste conseguenze cominciano a venire fuori. E questo la dice lunga sulla serietà e la responsabilità con cui legifera questa maggioranza.
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politica
lunedì 6 luglio 2009
14 luglio, l'IdV presenta emendamento contro l'ammazza-blog
E' indubbio che certe parti politiche, e non da adesso, siano più attente e sensibili di altre ai problemi della rete; questo è sotto gli occhi di tutti, perlomeno di quelli che seguono un po' quello che accade attorno al binomio internet/politica.
E' di poco fa, segnala Gblog, la notizia che l'IdV ha presentato in Senato l'emendamento per correggere l'abominio del famigerato obbligo di rettifica entro 48 ore. Emendamento (questo) - cosa da non sottovalutare quando si parla delle potenzialità di internet - frutto della libera discussione in rete degli utenti.
Nel frattempo ne approfitto per segnalare che l'inziativa "14 luglio" è definitivamente uscita dalla sua dimensione "carbonara" inziale ed è diventata di dominio pubblico. Qui trovate anche una petizione, che chi vuole può sottoscrivere liberamente. Ecco un parziale elenco dei quotidiani che parlano dell'iniziativa: Ansa, Corriere della Sera, Sole24Ore, Pubblicaamministrazione.net, Tiscali.it.
E' di poco fa, segnala Gblog, la notizia che l'IdV ha presentato in Senato l'emendamento per correggere l'abominio del famigerato obbligo di rettifica entro 48 ore. Emendamento (questo) - cosa da non sottovalutare quando si parla delle potenzialità di internet - frutto della libera discussione in rete degli utenti.
Nel frattempo ne approfitto per segnalare che l'inziativa "14 luglio" è definitivamente uscita dalla sua dimensione "carbonara" inziale ed è diventata di dominio pubblico. Qui trovate anche una petizione, che chi vuole può sottoscrivere liberamente. Ecco un parziale elenco dei quotidiani che parlano dell'iniziativa: Ansa, Corriere della Sera, Sole24Ore, Pubblicaamministrazione.net, Tiscali.it.
Lettera d'amore
Va bene le veline, il gossip, Villa Certosa, Noemi, ecc... ma un giornale che abbia fatto al premier queste domande, però, mi pare che ancora non sia saltato fuori.
Degrado morale e fatti privati
Può capitare che ci siano occasioni in cui sono d'accordo con quanto dice qualche esponente del Vaticano; magari per motivi diversi, ma che alla fine riconducono alle medesime obiezioni. Trovo a tal proposito interessanti alcune dichiarazioni di oggi di tale monsignor Crociata, segretario della CEI. Dichiarazioni che potrebbero (piuttosto che per le proteste dei tifosi del Milan... ^_^) aver fatto fischiare le orecchie a qualcuno di nostra conoscenza.
Eccona una.
Ovviamente ogni riferimento a chichessia è puramente casuale.
Eccona una.
Assistiamo - lamenta il segretario della Cei - ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall'antichità si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista; salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere.
Ovviamente ogni riferimento a chichessia è puramente casuale.
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dichiarazioni
Quando l'aggressione razzista è "per volontà del governo"
L'episodio non rappresenta certo una novità: cose simili accadono infatti, purtroppo, più o meno tutti i giorni. Ma alcuni dettagli mi pare colorino il tutto di qualcosa di nuovo, che certamente dà da pensare. L'episodio, un'aggressione particolarmente brutale a sfondo razzista, accade giovedì scorso nel quartiere romano di Monteverde Nuovo, dove tre civili italiani picchiano selvaggiamente un uomo di colore del Congo.
Il poveretto si è infatti macchiato di una colpa gravissima: distribuiva volantini tra i palazzi della zona. Imperdonabile! Da uno di questi palazzi, improvvisamente, volano urla e insulti e, poco dopo, tre "signori" raggiungono il malcapitato cominciando a tempestarlo di pugni e calci e provocandogli varie ferite al volto. Per completare l'opera, il congolese viene pure derubato di documenti e soldi.
Il dettaglio nuovo di cui parlavo prima, sta in una delle frasi pronunciate da uno del terzetto durante l'encomiabile azione, che vi riporto qui sotto come l'ho trovata su Repubblica (il neretto è mio):
Ora, intendiamoci, il mondo è pieno di idioti, non è una novità, ma cosa succede se questa idiozia anziché venire combattuta viene in qualche modo avallata da una legge dello stato?
Quante saranno da adesso in poi le "menti fini", come quelle di questi tre, che vedendo in giro qualcuno di colore ipotizzeranno che abbia buone probabilità di essere clandestino, e quindi automaticamente un criminale, e come tale meritevole di essere malmenato senza troppi scrupoli?
Il poveretto si è infatti macchiato di una colpa gravissima: distribuiva volantini tra i palazzi della zona. Imperdonabile! Da uno di questi palazzi, improvvisamente, volano urla e insulti e, poco dopo, tre "signori" raggiungono il malcapitato cominciando a tempestarlo di pugni e calci e provocandogli varie ferite al volto. Per completare l'opera, il congolese viene pure derubato di documenti e soldi.
Il dettaglio nuovo di cui parlavo prima, sta in una delle frasi pronunciate da uno del terzetto durante l'encomiabile azione, che vi riporto qui sotto come l'ho trovata su Repubblica (il neretto è mio):
"sporco negro, noi facciamo la volontà del governo, dovete tornare a casa vostra"
Ora, intendiamoci, il mondo è pieno di idioti, non è una novità, ma cosa succede se questa idiozia anziché venire combattuta viene in qualche modo avallata da una legge dello stato?
Quante saranno da adesso in poi le "menti fini", come quelle di questi tre, che vedendo in giro qualcuno di colore ipotizzeranno che abbia buone probabilità di essere clandestino, e quindi automaticamente un criminale, e come tale meritevole di essere malmenato senza troppi scrupoli?
domenica 5 luglio 2009
The trial
Anche a me, a volte, piacerebbe abbattere certi muri...
Buona domenica.
(qui qualche info su The Wall)
Buona domenica.
(qui qualche info su The Wall)
sabato 4 luglio 2009
14 luglio, è attivo "Diritto alla rete"
Come già vi avevo promesso in alcuni post precedenti, continuo a tenervi aggiornati sugli sviluppi dell'iniziativa contro le norme anti internet del ministro Alfano. Nell'arco di poco più di 48 ore dall'idea avuta da Gilioli e Scorza, è già stato creato il logo che vedete nell'immagine (anche se ancora non definitivo) e un sito, attivato sulla piattaforma Ning, chiamato Diritto alla rete.Qui trovate tutte le spiegazioni e le modalità di svolgimento dell'iniziativa. Il sito è liberamente consultabile senza bisogno di registrarsi. La registrazione, tuttavia, molto semplice e possibile a tutti gli utenti, blogger e no, è consigliata in primo luogo per avere un'idea del numero dei sostenitori dell'iniziativa, e anche perché registrandosi è possibile interagire con gli altri iscritti inserendo contenuti propri o commenti ai post degli altri. Un po' come succede con Facebook, per intenderci.
Chi vuole può inserire il banner qui sopra, o uno degli altri disponibili, nel proprio blog o sito fino al 14 luglio. L'iniziativa sta cominciando ad avere una certa visibilità in rete, tanto che oggi è stata menzionata pure da Zambardino su Repubblica.
Altri aggiornamenti nei prossimi post, o, per chi si iscrive, direttamente su Diritto alla rete.
Pozza di Fassa, le foto

Ho messo online una piccola selezione delle foto scattate la settimana scorsa a Pozza di Fassa. Come sapete non sono granché come fotografo; comunque, se ci volete dare un'occhiata le trovate qui.
Intercettazioni, al Quirinale qualcosa si muove
Naturalmente nessuno si fa illusioni che la cosa finisca qui. Però, e questo è senz'altro un segnale positivo, Napolitano pare abbia fatto capire, senza tanti giri di parole, ad Alfano e combriccola, che una legge così lui non la firma.
Staremo a vedere gli sviluppi (qui l'articolo di Repubblica di stamattina).
"La mia personale visione"
Lo so, sembra difficile da credere, sembra quasi impossibile. Poi uno ci pensa, fa un pochino mente locale e si rende conto che la sua "epopea", in fondo, se l'è costruita, da sempre, su una serie infinita di detti e contraddetti.
Lo so, sembra incredibile, ma quest'uomo, pur a fasi alterne, governa l'Italia da più di 15 anni.
Lo so, sembra incredibile, ma quest'uomo, pur a fasi alterne, governa l'Italia da più di 15 anni.
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venerdì 3 luglio 2009
Effetti collaterali delle corna in Portogallo
Per l'immagine del governo è veramente troppo, tanto più che tra tre mesi si terranno in Portogallo le elezioni che potrebbero strappare la maggioranza al partito socialista. Pinho, 54 anni, uno dei principali artefici del piano di sviluppo delle energie rinnovabili in Portogallo, ha chiesto ripetutamente scusa per il gesto. Ma per il premier Jose' Socrates il gesto è veramente imperdonabile.
Lo so, è difficile da credere...
Lo so, è difficile da credere...
Giornata del silenzio, si va avanti
Pur nella generale convinzione che l'iniziativa non farà miracoli, ma ancor più convinti che non si possa comunque stare a guardare, l'iniziativa lanciata da Gilioli va avanti e raccoglie adesioni.E' sempre più probabile l'attivazione di una sorta di blog-raccordo, la stesura di un testo condiviso e la creazione di un banner che facciano da perno e riferimento al tutto. Nel frattempo lo stesso Gilioli continua a segnalare (qui e qui) i blogger che aderiscono all'iniziativa. Qui, invece, trovate il blog di Scorza, un po' il "regista" di tutta l'operazione.
Continuerò da queste pagine a segnalare, via via che si presenteranno, gli sviluppi dell'iniziativa.
Adesso mi sento più sicuro
Il decreto sicurezza è da ieri legge dello stato. Io, ovviamente, come cittadino, è normale che ne gioisca, perché se diventa legge un provvedimento chiamato "sicurezza" significa che io sono automaticamente più sicuro, più al riparo dalla criminalità, specie da quella di matrice straniera. D'altra parte pure Maroni ha detto che "E' un passo in avanti molto importante per garantire la sicurezza ai cittadini", mentre il geniale Gasparri ha detto - pensate un po' - che è "Una legge per gli italiani", come se finora il Parlamento avesse fatto leggi per i cittadini di Bora Bora.
Vorrei dire un paio di cose evitando, se possibile, di cadere nella facile retorica trita e ritrita su razzismo, xenofobia e storie simili - retorica comunque non del tutto campata per aria -, facendo brevi analisi e riflessioni su alcuni punti.
Il provvedimento cardine di tutta la legge, e anche quello più controverso e polemico, è la criminalizzazione del clandestino. In pratica, per decidere se una persona è un criminale oppure no non ci si baserà più su quello che combina, su eventuali reati commessi o su come si comporta, basterà che sia un clandestino. Ciò che si è e non ciò che si fa, quindi, determinerà l'essere o meno un delinquente. Questo è il punto che durante tutto l'iter legislativo, e anche adesso, ha dato più di altri fuoco alle polveri e ha innescato aspri confronti tra maggioranza e opposizione. Ora, è vero, come riporta anche il Ministero dell'Interno (2007), che la maggior parte della criminalità ascrivibile agli stranieri è da addebitare all'immigrazione irregolare, ma la percentuale non è nota. E comunque, è una ragione valida questa per privare tutti gli irregolari, indistintamente, degli elementari diritti riconosciuti a tutti gli esseri umani? Non lo so.
Scrive ad esempio Micromega:
Il secondo punto, quello a mio avviso più ipocrita di tutta la legge, ha sempre a che fare con la presunta maggior sicurezza degli italiani che deriverebbe dal provvedimento. Ma come è possibile parlare di aumento della sicurezza quando in concomitanza con questa legge ne sta per arrivare un'altra, quella sulle intercettazioni, che di fatto consentirà a una marea di delinquenti, esteri o stranieri qui non fa differenza, di farla franca? L'impressione è che si stia mettendo in atto il famoso detto "forti coi deboli e deboli coi forti". Questo perché da una parte lo stato fa una legge dura, restrittiva e severa nei confronti di chi è più debole e ha meno garanzie, dall'altro ne fa un'altra che di fatto garantirà l'impunità, oltre agli stupratori e ai delinquenti comuni, agli autori dei reati dei cosiddetti colletti bianchi: frode, corruzione e tutti i reati di natura finanziaria.
Naturalmente si sta ragionando per ipotesi, non essendo possibile, adesso, prevedere gli effetti di questa legge.
Nel frattempo, comunque, non ho dubbi: mi sento certamente più sicuro.
Vorrei dire un paio di cose evitando, se possibile, di cadere nella facile retorica trita e ritrita su razzismo, xenofobia e storie simili - retorica comunque non del tutto campata per aria -, facendo brevi analisi e riflessioni su alcuni punti.
Il provvedimento cardine di tutta la legge, e anche quello più controverso e polemico, è la criminalizzazione del clandestino. In pratica, per decidere se una persona è un criminale oppure no non ci si baserà più su quello che combina, su eventuali reati commessi o su come si comporta, basterà che sia un clandestino. Ciò che si è e non ciò che si fa, quindi, determinerà l'essere o meno un delinquente. Questo è il punto che durante tutto l'iter legislativo, e anche adesso, ha dato più di altri fuoco alle polveri e ha innescato aspri confronti tra maggioranza e opposizione. Ora, è vero, come riporta anche il Ministero dell'Interno (2007), che la maggior parte della criminalità ascrivibile agli stranieri è da addebitare all'immigrazione irregolare, ma la percentuale non è nota. E comunque, è una ragione valida questa per privare tutti gli irregolari, indistintamente, degli elementari diritti riconosciuti a tutti gli esseri umani? Non lo so.
Scrive ad esempio Micromega:
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato. (fonte)
Il secondo punto, quello a mio avviso più ipocrita di tutta la legge, ha sempre a che fare con la presunta maggior sicurezza degli italiani che deriverebbe dal provvedimento. Ma come è possibile parlare di aumento della sicurezza quando in concomitanza con questa legge ne sta per arrivare un'altra, quella sulle intercettazioni, che di fatto consentirà a una marea di delinquenti, esteri o stranieri qui non fa differenza, di farla franca? L'impressione è che si stia mettendo in atto il famoso detto "forti coi deboli e deboli coi forti". Questo perché da una parte lo stato fa una legge dura, restrittiva e severa nei confronti di chi è più debole e ha meno garanzie, dall'altro ne fa un'altra che di fatto garantirà l'impunità, oltre agli stupratori e ai delinquenti comuni, agli autori dei reati dei cosiddetti colletti bianchi: frode, corruzione e tutti i reati di natura finanziaria.
Naturalmente si sta ragionando per ipotesi, non essendo possibile, adesso, prevedere gli effetti di questa legge.
Nel frattempo, comunque, non ho dubbi: mi sento certamente più sicuro.
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giovedì 2 luglio 2009
Viareggio, la ruggine non c'entra
Questa mattina, la stragrande maggioranza dei giornali usciti addebitava la causa principale della sciagura di Viareggio alla ruggine. Oggi pomeriggio le cose sono cambiate e la ruggine pare adesso che non c'entri più nel cedimento strutturale dell'organo meccanico (qui Ansa e qui Repubblica).
Come al solito, dopo sciagure tipo questa si corre ai ripari: Berlusconi ha affermato che occorre cambiare le regole per il trasporto su rotaia di questi tipi di materiali, Matteoli ha detto che ci saranno controlli severissimi su tutti i carri cisterna circolanti in Italia immatricolati all'estero e che addirittura potrebbero essere fermati tutti i carri appartenenti alla Gatx.
A me ha molto colpito una domanda che si è posto .mau., che mi pare non sia stata evidenziata da nessuno: perché quel treno si trovava a Viareggio? E, più in generale, perché questi treni vengono fatti viaggiare sulle direttrici principali che attraversano il nostro paese senza pensare a soluzioni alternative?
Come al solito, dopo sciagure tipo questa si corre ai ripari: Berlusconi ha affermato che occorre cambiare le regole per il trasporto su rotaia di questi tipi di materiali, Matteoli ha detto che ci saranno controlli severissimi su tutti i carri cisterna circolanti in Italia immatricolati all'estero e che addirittura potrebbero essere fermati tutti i carri appartenenti alla Gatx.
A me ha molto colpito una domanda che si è posto .mau., che mi pare non sia stata evidenziata da nessuno: perché quel treno si trovava a Viareggio? E, più in generale, perché questi treni vengono fatti viaggiare sulle direttrici principali che attraversano il nostro paese senza pensare a soluzioni alternative?
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Sciopero dei giornalisti e (forse) dei blogger
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha indetto una giornata di sciopero il 13 luglio (comunicato qui), il che significa che il giorno 14 in edicola non ci saranno i quotidiani, perlomeno quelli che aderiscono all'iniziativa. Questa presa di posizione unitaria è stata indetta in segno di protesta nei confronti del ddl intercettazioni, che, come sapete, è stato licenziato e approvato da un ramo del Parlamento, la Camera, e si appresta a espletare l'ultimo passaggio al Senato per essere definitivamente convertito in legge.Di molte delle misure contenute in questo testo di legge ho parlato piuttosto diffusamente in questo blog, e quindi non sto a tornarci sopra; ricordo solo, molto brevemente, il "pericolo" maggiore che si annida in questo disegno di legge, pericolo a cui noi tutti saremo esposti qualora il testo diventasse legge dello stato: il sostanziale azzeramento della possibilità di utilizzare le intercettazioni come strumento di indagine. Apparentemente nulla, o quasi, cambia rispetto alla vecchia disciplina che regolava l'utilizzo di questo strumento di indagine; infatti i reati per i quali sono utilizzabili le intercettazioni rimangono, come lo erano prima, tutti quelli per i quali è prevista una pena edittale dai 5 anni in su.
Quello che cambia è solamente una piccola formuletta, e precisamente quella che sostituisce i "sufficienti indizi di reato" per poter disporre un'intercettazione con "evidenti indizi di colpevolezza". Cosa comporta questo piccolo cambiamento (e la presa per i fondelli che c'è dietro) lo capite bene da soli. A tutto questo c'è da aggiungere quella che è forse la parte più irritante del complesso iter legislativo che ha condotto alla formulazione finale del testo, ossia l'infinita scia di bugie che ci hanno raccontato nell'ultimo anno per poter giustificare in qualche modo l'adozione di questo provvedimento, bugie che sostanzialmente vertono su privacy e costi. Sia sull'uno che sull'altro aspetto non c'è stato ministro che non si sia sbizzarrito, da ogni pulpito, a prenderci per i fondelli raccontando le balle più stravaganti e impensabili, balle che chiunque abbia un computer connesso a internet può tranquillamente smontare con due clic del mouse.
Le intercettazioni sono uno dei due punti controversi contenuti nel disegno di legge, l'altro riguarda il cosiddetto bavaglio alla stampa, la morte della cronaca giudiziaria, come l'hanno definita molti giornalisti. Una norma contenuta nel testo, infatti, prevede il divieto per la stampa di riportare il resoconto testuale di intercettazioni telefoniche e di atti di inchieste anche quando non più coperti da segreto. La pena per il giornalista che sgarra prevede addirittura il carcere, commutabile con una sanzione pecuniaria anche a carico dell'editore. Facile prevedere quali saranno le conseguenze di tutto ciò: silenzio tombale su tutto.
Ecco i motivi per cui la federazione della stampa ha indetto lo sciopero. Che è condivisibilissimo anche perché, come precisa la stessa federazione nel suo comunicato, non si tratta - e questo accade per la prima volta - di uno sciopero attuato per motivi di contratto o salario, ma semplicemente per poter continuare a essere liberi di scrivere e di informare, così come garantito dalla Costituzione. Qui, per la verità, e mi tocca dirlo, mi pare di scorgere un leggero velo di ipocrisia, in quanto, come è noto, molte delle testate che aderiranno allo sciopero sono le stesse che spesso e volentieri, quando era ora di approfittare di questa libertà di scrivere e raccontare, hanno girato la testa dall'altra parte evitando di dare notizie che potessero dar fastidio a qualche potere forte. E questo aspetto non si può, per serietà, non menzionare.
Il giorno 14 luglio anche io farò "sciopero", anche io non aggiornerò questo blog per un giorno, anche se non sono un giornalista, e lo farò, simbolicamente, oltre che per tutto quello che ho già spiegato, per un motivo molto semplice: l'obbligo di rettifica. Ne avevo già parlato qui, ma è probabile che qualcuno se ne sia dimenticato. Eh sì, perché i nostri attenti legislatori non si sono occupati solo di imbavagliare la stampa, ma anche qualche fastidioso blogger magari un po' troppo zelante. So che tra voi, amici lettori, ci sono alcuni blogger; penso che sarebbe un bellissimo gesto se anche anche voi partecipaste a questa inziativa evitando di aggiornare per un giorno il vostro blog o sito, magari mettendo un semplice link a questo articolo o a quello di Alessandro Gilioli, che è quello che ha avuto l'idea. Un giorno in cui giornalisti e blogger seppelliscono la storica ascia di guerra in nome del diritto comune di continuare a scrivere in libertà.
Vi lascio qui di seguito alcuni link utili.
- L'Abc ddl intercettazioni (Sole24Ore)
- Intercettazioni, giro di vite su stampa e pm (la Repubblica)
- Il bavaglio, i giornalisti, i blogger (A. Gilioli)
- Chiuso per rettifica (Punto Informatico)
- Massima insicurezza (M. Travaglio)
- I numeri delle intercettazioni (Inviato Speciale)
- Intervista a Giancarlo Caselli (beppegrillo.it)
mercoledì 1 luglio 2009
Contentissimi del nostro "dittatore"
Giovanni Sartori, classe 1924, considerato uno dei massimi politologi a livello internazionale (professione curiosa, non trovate?), ha rilasciato al quotidiano spagnolo El Pais un'interessante intervista nella quale afferma, tra le altre cose, che in realtà quella di Berlusconi non è una dittatura, come molti pensano, ma semmai un "sultanato", come ha anche scritto nel suo ultimo libro.
E, anche se fosse una dittatura, difficile potersi lamentare visto che quelli che lo votano, che sono ancora la larga maggioranza degli italiani, dicono "siamo contenti del nostro dittatore".
Inviato Speciale ha tradotto e ripubblicato l'intervista, che vi vado a riportare pari pari qui sotto.
Domanda: L’idea alla base del libro è che l’Italia di Berlusconi non sia né una dittatura né una democrazia, ma un sultanato.
Risposta: Ho scelto il titolo prima che venissero fuori le notizie sulle feste e sulle veline e la scelta è stata azzeccata, anche se alcuni sultani erano più violenti di lui. Alcuni avevano brigate di nani acrobati che assassinavano i nemici. Comunque, è un regime cortigiano, un harem.
D. In cosa assomiglia ad una dittatura?
R. Non parliamo di un dittatore del XX secolo perché non ha cambiato la Costituzione, anche se ha provato a svuotarla del suo contenuto dall’interno per togliere potere al Parlamento. Ma gli italiani che lo votano dicono: “Siamo contentissimi del nostro dittatore”. Gli calza a pennello l’idea di corte: fa quello che vuole, ottiene ciò di cui ha bisogno, non fa distinzione tra pubblico e privato, il piacere del potere lo gratifica. È a metà strada tra l’essere un dittatore e il non esserlo. È il padrone all’antica, il proprietario della fattoria.
D. È rimasto sorpreso dagli usi dell’harem?
R. No, il sultano fa quello che gli pare. Sapevamo che aveva sempre avuto un debole per le ragazze. Fa parte del personaggio: il lusso, le grandi feste, le minorenni. Non ci sono ancora prove, ma è assolutamente verosimile, in armonia con il personaggio.
D. Veronica Lario ha parlato di “vergini offerte al drago”.
R. È sua moglie, quindi è logico pensare che sia al corrente dei fatti. Da quel momento sta zitta. Lui ha molti e molto forti meccanismi di pressione. Il primo sono i figli. Se Veronica parla di nuovo, li può diseredare.
D. Crede che questa sará la fine di Berlusconi?
R. Ora sarà più cauto e farà più attenzione. Continua ad avere l’appoggio popolare e a vincere le elezioni. Dice: “Sono fatto così, e agli italiani piace come sono, non cambierò”. Per proteggersi approverà una legge per limitare le intercettazioni telefoniche, fatto gravissimo perché va a discapito dell’attività della polizia contro la mafia, ma questi danni collaterali non gli sono mai importati.
D. Ma la sensazione è che il marcio stia solo iniziando a venire a galla.
R. Verranno fuori foto e prove di tutti i tipi, ma dirà che si tratta di fotomontaggi e calunnie.
D. Il suo partito non gli crederà.
R. Il Popolo della Libertà è una massa clientelista più fedele della ex-DC. Tutti vivono di lui, papi gli dà la pappa. Non cadrà così facilmente come la DC, ha più privilegi e più potere locale, le regioni sono uno scandalo assoluto. È una rete feroce e vorace che conquista sempre più potere, un para-stato che ha tutto l’interesse nel continuare compatto. Tutti salgono sul carro del vincitore, e lui li lascia salire. L’unica cosa che gli sta a cuore è di mantenere il suo patrimonio intatto, tutto il resto è un grande “magna magna”.
D. E Fini?
R. Fini è in pensione. Con l’integrazione dei partiti, Berlusconi ha incoronato i colonnelli facendoli ministri. Fini non ha potere nemmeno sui suoi collaboratori. È freddo e ha una parlata sassone, ma la sua carriera politica è costellata da errori e stupidaggini. Se arrivasse al potere mi fiderei di lui meno che del mio gatto.
D. Ma l’immagine internazionale del paese peggiora di giorno in giorno.
R. Nel ‘94 gli sono saltati addosso, nessuno credeva che sarebbe durato, e alla fine si abituarono a lui. Non penso che ci sia la più piccola pressione internazionale. Dice che è tutto un complotto dei nostri comunisti, di Murdoch e de El País, e con questa favola tira avanti. È molto intelligente e furbo. Va a trovare Obama e si piazza come primo amico della lista. Manda più soldati in Afghanistan, prende tre prigionieri da Guantanamo, e Obama non può trattarlo male.
D. Non sembra plausibile che si dimetta: perderebbe l’immunità.
R. Se si dimette, lo processano. Prima di dimettersi si farebbe garantire l’immunità come Pinochet. Guardi il suo sorriso: è genuino, autentico. Non mente. Sembra dire: “Ve la sto dando a bere. Degli scandali del paese non si sa niente di niente. La televisione non informa, e l’80% degli italiani si informa attraverso la televisione”. Controlla sei canali su sette, e il settimo ha paura di lui. È impossibile che gli presentino il conto. Non ci sono speranze.
D. E la chiesa non potrebbe farlo cadere?
R. Sta molto attenta, ma lui la lascia comandare sempre più. Non ci sono relazioni stato-chiesa, ma solo potere-potere. Anche loro mangiano sulla sua Italia, sulle scuole, sulla fine della vita… È comprata come gli altri. Per questo tace e sopporta. Ecco cos’è la chiesa.
(fonte: inviatospeciale.it)
E, anche se fosse una dittatura, difficile potersi lamentare visto che quelli che lo votano, che sono ancora la larga maggioranza degli italiani, dicono "siamo contenti del nostro dittatore".
Inviato Speciale ha tradotto e ripubblicato l'intervista, che vi vado a riportare pari pari qui sotto.
Domanda: L’idea alla base del libro è che l’Italia di Berlusconi non sia né una dittatura né una democrazia, ma un sultanato.
Risposta: Ho scelto il titolo prima che venissero fuori le notizie sulle feste e sulle veline e la scelta è stata azzeccata, anche se alcuni sultani erano più violenti di lui. Alcuni avevano brigate di nani acrobati che assassinavano i nemici. Comunque, è un regime cortigiano, un harem.
D. In cosa assomiglia ad una dittatura?
R. Non parliamo di un dittatore del XX secolo perché non ha cambiato la Costituzione, anche se ha provato a svuotarla del suo contenuto dall’interno per togliere potere al Parlamento. Ma gli italiani che lo votano dicono: “Siamo contentissimi del nostro dittatore”. Gli calza a pennello l’idea di corte: fa quello che vuole, ottiene ciò di cui ha bisogno, non fa distinzione tra pubblico e privato, il piacere del potere lo gratifica. È a metà strada tra l’essere un dittatore e il non esserlo. È il padrone all’antica, il proprietario della fattoria.
D. È rimasto sorpreso dagli usi dell’harem?
R. No, il sultano fa quello che gli pare. Sapevamo che aveva sempre avuto un debole per le ragazze. Fa parte del personaggio: il lusso, le grandi feste, le minorenni. Non ci sono ancora prove, ma è assolutamente verosimile, in armonia con il personaggio.
D. Veronica Lario ha parlato di “vergini offerte al drago”.
R. È sua moglie, quindi è logico pensare che sia al corrente dei fatti. Da quel momento sta zitta. Lui ha molti e molto forti meccanismi di pressione. Il primo sono i figli. Se Veronica parla di nuovo, li può diseredare.
D. Crede che questa sará la fine di Berlusconi?
R. Ora sarà più cauto e farà più attenzione. Continua ad avere l’appoggio popolare e a vincere le elezioni. Dice: “Sono fatto così, e agli italiani piace come sono, non cambierò”. Per proteggersi approverà una legge per limitare le intercettazioni telefoniche, fatto gravissimo perché va a discapito dell’attività della polizia contro la mafia, ma questi danni collaterali non gli sono mai importati.
D. Ma la sensazione è che il marcio stia solo iniziando a venire a galla.
R. Verranno fuori foto e prove di tutti i tipi, ma dirà che si tratta di fotomontaggi e calunnie.
D. Il suo partito non gli crederà.
R. Il Popolo della Libertà è una massa clientelista più fedele della ex-DC. Tutti vivono di lui, papi gli dà la pappa. Non cadrà così facilmente come la DC, ha più privilegi e più potere locale, le regioni sono uno scandalo assoluto. È una rete feroce e vorace che conquista sempre più potere, un para-stato che ha tutto l’interesse nel continuare compatto. Tutti salgono sul carro del vincitore, e lui li lascia salire. L’unica cosa che gli sta a cuore è di mantenere il suo patrimonio intatto, tutto il resto è un grande “magna magna”.
D. E Fini?
R. Fini è in pensione. Con l’integrazione dei partiti, Berlusconi ha incoronato i colonnelli facendoli ministri. Fini non ha potere nemmeno sui suoi collaboratori. È freddo e ha una parlata sassone, ma la sua carriera politica è costellata da errori e stupidaggini. Se arrivasse al potere mi fiderei di lui meno che del mio gatto.
D. Ma l’immagine internazionale del paese peggiora di giorno in giorno.
R. Nel ‘94 gli sono saltati addosso, nessuno credeva che sarebbe durato, e alla fine si abituarono a lui. Non penso che ci sia la più piccola pressione internazionale. Dice che è tutto un complotto dei nostri comunisti, di Murdoch e de El País, e con questa favola tira avanti. È molto intelligente e furbo. Va a trovare Obama e si piazza come primo amico della lista. Manda più soldati in Afghanistan, prende tre prigionieri da Guantanamo, e Obama non può trattarlo male.
D. Non sembra plausibile che si dimetta: perderebbe l’immunità.
R. Se si dimette, lo processano. Prima di dimettersi si farebbe garantire l’immunità come Pinochet. Guardi il suo sorriso: è genuino, autentico. Non mente. Sembra dire: “Ve la sto dando a bere. Degli scandali del paese non si sa niente di niente. La televisione non informa, e l’80% degli italiani si informa attraverso la televisione”. Controlla sei canali su sette, e il settimo ha paura di lui. È impossibile che gli presentino il conto. Non ci sono speranze.
D. E la chiesa non potrebbe farlo cadere?
R. Sta molto attenta, ma lui la lascia comandare sempre più. Non ci sono relazioni stato-chiesa, ma solo potere-potere. Anche loro mangiano sulla sua Italia, sulle scuole, sulla fine della vita… È comprata come gli altri. Per questo tace e sopporta. Ecco cos’è la chiesa.
(fonte: inviatospeciale.it)
Facciamo una tregua e non raccontiamo più i fatti?
Giorgio Napolitano, nel giorno del suo 84° compleanno, se n'è uscito con un curioso invito, rivolto, a quanto sembra, a politica e informazione. Questo:
Come sapete, tra qualche giorno ci sarà a L'Aquila il famoso G8, e la preoccupazione del presidente, detto in maniera molto brutale, è probabilmente quella di fare in modo che i capi di stato dei paesi più "in" arrivino qui trovando un clima tranquillo, che dia l'idea insomma che non ci sono problemi e che tutti qui vanno d'amore e d'accordo.
Non condivido per niente questo appello. Se infatti una qualche plausibilità ce l'ha per quel che riguarda l'aspetto politico, per quanto riguarda l'informazione mi pare che sia completamente fuori dal mondo. Cosa pretende, Napolitano, una sorta di moratoria dell'informazione fino al G8? Pretende che in questo lasso di tempo si parli solo di sole, mare e vacanze?
E' vero, nel recente periodo non sono mancate le polemiche, anche aspre, specialmente in riferimento a tutto quanto ruota attorno alle vicende del premier, ma non ci sono state solo queste: ci sono stati soprattutto i fatti. Prosegue a pieno ritmo l'inchiesta di Bari su Tarantini, tangenti, escort e presunti rapporti col premier; c'è lo scandalo di due giudici della Consulta che vanno a cena con chi sarà oggetto del loro giudizio riguardo al lodo Alfano; in questa settimana ci sarà l'ultima discussione in Senato riguardo alla peggior porcata legislativa mai partorita, quella che di fatto abolirà le intercettazioni telefoniche e metterà in galera i giornalisti che non "rigano" dritto.
E l'informazione cosa deve fare, starsene buona finché passa la bufera del G8? Deve zittirsi ipocritamente per salvaguardare il prestigio del paese? Ma il prestigio di un paese normale come si salvaguarda, nascondendo le nefandezze di chi ci governa sotto il tappeto o denunciandole mettendole in piazza?
"Io capisco le ragioni dell'informazione e della politica, ma il mio augurio ed il mio auspicio in questo momento sono di una tregua nelle polemiche"
Come sapete, tra qualche giorno ci sarà a L'Aquila il famoso G8, e la preoccupazione del presidente, detto in maniera molto brutale, è probabilmente quella di fare in modo che i capi di stato dei paesi più "in" arrivino qui trovando un clima tranquillo, che dia l'idea insomma che non ci sono problemi e che tutti qui vanno d'amore e d'accordo.
Non condivido per niente questo appello. Se infatti una qualche plausibilità ce l'ha per quel che riguarda l'aspetto politico, per quanto riguarda l'informazione mi pare che sia completamente fuori dal mondo. Cosa pretende, Napolitano, una sorta di moratoria dell'informazione fino al G8? Pretende che in questo lasso di tempo si parli solo di sole, mare e vacanze?
E' vero, nel recente periodo non sono mancate le polemiche, anche aspre, specialmente in riferimento a tutto quanto ruota attorno alle vicende del premier, ma non ci sono state solo queste: ci sono stati soprattutto i fatti. Prosegue a pieno ritmo l'inchiesta di Bari su Tarantini, tangenti, escort e presunti rapporti col premier; c'è lo scandalo di due giudici della Consulta che vanno a cena con chi sarà oggetto del loro giudizio riguardo al lodo Alfano; in questa settimana ci sarà l'ultima discussione in Senato riguardo alla peggior porcata legislativa mai partorita, quella che di fatto abolirà le intercettazioni telefoniche e metterà in galera i giornalisti che non "rigano" dritto.
E l'informazione cosa deve fare, starsene buona finché passa la bufera del G8? Deve zittirsi ipocritamente per salvaguardare il prestigio del paese? Ma il prestigio di un paese normale come si salvaguarda, nascondendo le nefandezze di chi ci governa sotto il tappeto o denunciandole mettendole in piazza?
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