(AGI) - Perugia, 16 dic. - Archiviato dal gip di Perugia, Massimo Ricciarelli, il fascicolo per omicidio a carico di ignoti per la morte di Aldo Bianzino, il falegname arrestato il 12 ottobre dell'anno scorso per la coltivazione di alcune piante di canapa indiana e morto in carcere due giorni dopo.
All'archiviazione si erano opposti i familiari di Bianzino, i genitori Giuseppe e Maura, rappresentati dall'avvocato Massimo Zaganelli e la prima moglie, Gioia Tognolo, rappresentata dagli avvocati Critina Di Natale e Donatella Donati. Il pubblico ministero aveva chiesto l'archiviazione ritenendo la morte di Aldo Bianzino legata a un aneurisma cerebrale, richiesta accolta dal gip che ha quindi disposto l'archiziazione. (fonte)
Come sapete ho molto rispetto per la magistratura e le sue decisioni. Anche questa volta, seppur più faticosamente.
Qui sotto il video che racconta la storia di Aldo, qui l'articolo che ho scritto a metà luglio.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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giovedì 17 dicembre 2009
giovedì 23 luglio 2009
Aldo Bianzino, un altro caso Aldrovandi?
Sono venuto per caso a conoscenza della storia di Aldo Bianzino (foto) dal blog di Beppe di Grillo, che ne ha parlato qui e in alcuni altri post che potete trovare tramite il motore di ricerca del suo blog. Per una questione di serietà, non è mia abitudine riportare storie trovate in giro senza essermi prima accertato che abbiano un fondamento. Ho trovato poco, è vero, ma pare che questa storia un fondamento ce l'abbia eccome, seppure la grande stampa ne abbia parlato solo in piccoli articoli qua e là. Ve la racconto per sommi capi, brevemente, citando un estratto di questo articolo pubblicato su carmillaonline.com.Di Aldo Bianzino si è parlato meno di Federico Aldrovandi e più di Riccardo Rasman, ma la scala dell’infamia è identica. Bianzino era un falegname di 44 anni che abitava in una frazione di Città di Castello, in Umbria. Un uomo pacifico, un po’ solitario, che si era convertito a filosofie orientali. Sostanzialmente apolitico. Viveva in un casolare di campagna. Si guardi la foto: non somiglia affatto all’immagine di un boss della droga. E’ invece quella di una persona tranquilla, gioviale, residente in un borgo minuscolo tra le colline, dedito al proprio mestiere.
Il 12 ottobre 2007, un venerdì, la squadra mobile fa irruzione nel suo campo. Scopre un centinaio di piantine di canapa indiana. Arresta lui e la sua compagna. Lo rinchiude in un carcere di Perugia. Fino a quel momento Bianzino sta bene. Deve restare in isolamento fino al lunedì, quando è previsto un incontro con il giudice titolare dell’inchiesta.
E’ tutto, grosso modo, legale. Bianzino parla di uso personale dell’hashish da lui coltivato, la polizia contesta la versione. Personalmente, non è un dettaglio che mi importi troppo. Se le sostanze suddette sono un problema –io non lo avverto come tale, anzi, sono decisamente antiproibizionista – di certo Bianzino non aveva un’organizzazione industriale alle spalle, né contatti con la malavita. In casa gli trovano 30 euro in tutto. Di sicuro c’è una cosa sola: se è reato consumare droghe leggere (e mai reato mi fu tanto indifferente), né la legge italiana, anche sotto l’attuale governo di destra estrema, né alcun’altra legislazione del mondo civilizzato prevedono per esso la pena di morte.
Invece, domenica 14 ottobre, Aldo Bianzino è trovato cadavere nella sua cella. La prima versione ufficiale, ridicola, parla di infarto. L’autopsia scopre ben altro: costole rotte, fegato e milza spappolati, ben quattro ematomi cerebrali. Cos’hanno fatto a Bianzino, nella notte infernale tra sabato e domenica?
Da questo momento partono tutta una serie di ipotesi più o meno realistiche, reticenze, imbarazzi, silenzi delle autorità. Si fa strada quindi l'ipotesi che Bianzino sia stato selvaggiamente picchiato e che ci si trovi di fronte, quindi, a un altro caso Aldrovandi.
Alcuni giornali si sono occupati, in passato, della vicenda. Qui, ad esempio, trovate un articolo di Repubblica risalente a novembre del 2007, e qui ne trovate un altro (in pdf) de L'Unità di cui vi riporto le schermate qui sotto.


Di riferimenti, sulla vicenda, in rete se ne trovano parecchi. Attualmente si sa che c'è un'inchiesta in corso e un procedimento contro ignoti per omicidio. Lettera22.it è uno dei siti più documentati che ho trovato, in merito a questa vicenda.
Ora, forse vi chiederete perché abbia deciso di aggiungere un altro po' di visibilità a questa poco nota vicenda. Beh, l'ho fatto semplicemente perché non trovo concepibile che in Italia, nell'anno 2009, un uomo muoia in carcere senza un motivo plausibile (in questi giorni è anche venuta a mancare la compagna, Roberta Radici).
Vi lascio un paio di riferimenti video. Qui trovate un servizio sulla vicenda mandato in onda dal Tg3, e qui sotto la ricostruzione in 6 minuti della storia di Aldo, girata da attori professionisti e dedicata al figlio della coppia, rimasto ora solo, Rudra Bianzino.
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