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lunedì 6 luglio 2026

La continuità del male


Questo interessantissimo saggio di Tomaso Montanari sarebbe da fare leggere a tutti quelli che sostengono che la destra oggi al governo non c'entra niente col Ventennio. Per smontare questa narrazione Montanari ha messo a confronto la retorica, il linguaggio, le esternazioni, i discorsi ufficiali, le leggi fatte, i provvedimenti adottati, i decreti legge promulgati dall'attuale governo con gli stessi elementi del periodo fascista. 

L'autore ha in pratica analizzato le radici storiche, il linguaggio e i simboli della politica nostrana, dimostrando che determinati elementi ideologici del passato non sono mai stati del tutto superati o rielaborati, ma continuano a riaffiorare sotto nuove forme attraverso, come la chiama l'autore, una "risemantizzazione" del linguaggio, ovvero l'uso di parole d'ordine e concetti del passato riadattati al contesto democratico moderno.

Alcuni parallelismi sono particolarmente precisi. Ad esempio la forte enfasi sulla natalità, sulla difesa della famiglia tradizionale e il timore del declino della popolazione autoctona. Quando nell'aprile del 2023 il ministro Lollobrigida, durante il congresso della Cisal, dichiarava: "Non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada", non faceva altro che richiamare da vicino la retorica della "battaglia demografica" degli anni Venti e Trenta, seppur oggi declinata in chiave di welfare e sovranismo. Nei discorsi mussoliniani questa retorica era onnipresente, per Mussolini era una specie di ossessione.

Altro elemento ricorrente è la dicotomia popolo vs. élite, ossia la narrazione di un popolo genuino e laborioso contrapposto a élite cosmopolite, intellettuali o burocratiche (spesso identificate con "Bruxelles" o con la sinistra interna), dicotomia che ricalca vecchi schemi retorici antiparlamentari e anti-intellettuali, oggi aggiornati in chiave populista. 

Oppure, ancora, l'identità e la terra, il richiamo continuo alle radici, alla "Patria", al legame sacro tra sangue e suolo, e la celebrazione di un passato idealizzato e privo di ombre che serve a costruire un senso di appartenenza esclusivo. Ma anche la diffidenza, il rifiuto e la stigmatizzazione dello straniero hanno costituito una delle colonne portanti della propaganda e dell'ideologia del Ventennio fascista, allora esattamente come oggi. Basta pensare a tutta la stucchevole retorica della (inesistente) invasione. E si potrebbe continuare. 

No, chi oggi governa non rappresenta alcuna evoluzione moderata o innocua di ciò che è stato. Magari è stato cambiato qualche indumento esteriore, ma la matrice rimane quella.

mercoledì 20 maggio 2026

Il fascismo non è mai morto


Un paio di anni fa Luciano Canfora ha pubblicato questo breve ma denso saggio, appena un'ottantina di pagine, in cui spiega perché il fascismo non è mai morto ed è vivo e vegeto ancora oggi. Ovviamente non si riferisce al fascismo degli omicidi, dello squadrismo, delle torture, del manganello e dell'olio di ricino, ma della mentalità e dell'ideologia che li sottendevano allora, mentalità e ideologia riconoscibili negli odierni atteggiamenti xenofobi di questo governo (il razzismo è il comune denominatore dei regimi fascisti sorti nel corso del tempo in molti Paesi), nei decreti legge liberticidi, nell'avversione alle domande dei giornalisti, nella delegittimazione dei poteri di controllo (magistratura, stampa, opposizione), nella costante creazione di un "nemico", che nel ventennio erano gli ebrei e oggi sono gli immigrati. Mentalità e ideologia ravvisabili anche nelle grottesche e imbarazzate arrampicate retoriche degli esponenti di questo governo in occasione di ricorrenze come 25 aprile, 2 agosto, 28 ottobre ecc.

Fascismo ancora vivo per stessa ammissione di alcune figure pubbliche provenienti da quella storia e quella militanza. Canfora cita un paio di esempi. 

Il 23 ottobre 2022, nel discorso di investitura davanti alle Camere dopo aver vinto le elezioni, Giorgia Meloni disse: "Vengo da una storia politica che è stata spesso relegata ai margini della storia repubblicana."

Il 29 dicembre 2022, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato, dichiarò: "Ho le mie idee e non le rinnego, nel Movimento Sociale Italiano ho militato a lungo."

Cito qui di seguito il commento di Luciano Canfora.


Delle due rivendicazioni è più ricca di contenuto la prima. Ognuno comprende che dire che il Movimento Sociale Italiano era «relegato ai margini della storia repubblicana» significa, al tempo stesso, deplorare tale «emarginazione», additarla come un fatto politico negativo, ma anche come un arbitrio. In quelle parole vi è dunque un giudizio negativo sull’intera vicenda dell’Italia repubblicana, per quanto attiene al neofascismo («emarginato»), cui solo l’arruolamento governativo sotto mutate spoglie (“Alleanza Nazionale”) dovuto al “liberale” Berlusconi (1994) poneva alfine rimedio e risarcimento.

​È generalmente riconosciuto che rivendicare significa ribadire la positività: lo si dice, per lo più, in riferimento alle proprie scelte politiche, di vita, ecc. Dunque si tratta di un procedimento mentale che si colloca agli antipodi del ripensamento (o addirittura pentimento).

​Anche la loro reiterata richiesta di una «riconciliazione» volta a chiudere la guerra civile del 1943-45 è indicativa della loro persistente fede. Si chiede infatti «riconciliazione» se si presuppone che siano sullo stesso piano (etico e anche politico) le parti a suo tempo in lotta e che si intende appunto “riconciliare” (altra cosa è l’amnistia, ma questa già ci fu).


Ecco, mi pare che non serva aggiungere molto. Ripeto, è un saggio molto agile ma molto ricco ed esaustivo. Ricordo che, in occasione della sua pubblicazione, Canfora tenne molte presentazioni pubbliche. Questa è una delle più interessanti.


venerdì 2 dicembre 2022

Fascismo

 









Le immagini che vedete qui sopra (cliccandoci sopra si ingrandiscono) le ho catturate da questo libro, che mi è stato regalato alcuni giorni fa.

 

Avrei voluto catturare e ripubblicare ogni pagina del libro, cosa che ovviamente non è possibile. Rimango sempre sgomento, ogni volta che leggo libri sulla storia del fascismo (e ne ho letti parecchi), nel realizzare come regolarmente scopra qualche orrore nuovo relativo a cosa è stato o relativo al criminale che l'ha ideato e instaurato in Italia.

E, come ogni volta, penso che libri come questo siano perfettamente inutili, per il semplice fatto che chi li acquista e li legge è probabilmente già antifascista e quindi sa già cosa è stato il fascismo, mentre invece è sicuro che chi ha simpatie fasciste un libro del genere non lo leggerà mai. A meno che qualcuno non pensi veramente che i cretini analfabeti che sfilano nelle nostre città con cranio rasato (generalmente vuoto), braccio alzato e croce celtica o aquila romana stampata sulla maglia possano leggere un libro del genere.

 

sabato 4 giugno 2022

L'antifascismo non serve più a niente

Questo, che ho appena terminato, è uno di quei libri che servono. Che oggi servono tantissimo. Perché mai come in questo particolare periodo storico c'è una tendenza collettiva ad avallare una sorta di revisionismo storico dove tutto si confonde, dove tutto diventa liquido, ondivago; dove, strumentalmente e nemmeno tanto surrettiziamente, si tende a smussare la bestialità del regime fascista che fu, a edulcorarne la sostanza e, nel contempo, a trasformare la Resistenza in una eredità scomoda da relegare in soffitta. Perché sì, la Resistenza ha avuto qualche merito, ma in fondo anche loro, i partigiani, o almeno molti di essi, erano dei poco di buono e narrazioni di questo genere.

Chi ha vissuto consapevolmente questi ultimi 25 anni della nostra storia, è difficile che non si sia accorto di questa deriva. Dalla riabilitazione dei "ragazzi di Salò" da parte di Violante al Sangue dei vinti di Pansa; dal confino degli oppositori del fascismo, trasformato nella "villeggiatura" di berlusconiana memoria, alle continue citazioni testuali di Mussolini da parte di molti esponenti della destra italiana di oggi. Senza dimenticare, naturalmente, il sempreverde "Mussolini ha fatto anche cose buone", a cui, mirabilmente, ebbe la compiacenza di rispondere Roberto Benigni da par suo: "Sarebbe come se io invitassi un elettricista a casa: 'Scusi, mi rifà l'impianto?' Quello mi rifà l'impianto, fatto bene. Nel frattempo mi tromba la moglie, mi sventra la figlia, mi violenta la cognata, mi stupra il nonno. Però ha fatto delle cose buone: guarda che impianto."

Viviamo in un'epoca, questa, in cui, paradossalmente, la memoria pubblica del fascismo gode di ottima salute, mentre la memoria dell'antifascismo e della Resistenza non è mai stata così alle corde. Ecco, questo libro tenta di rimettere, per quanto possibile, le cose al loro posto. Spiega, alla luce della storia, com'è nato e cosa è stato il regime fascista e, allo stesso tempo, mette in guardia dalle pericolose sottovalutazioni di oggi relativamente alle tante pulsioni filo-fasciste mai definitivamente eradicate.

È un libro sulla storia dell'antifascismo, sugli uomini e le donne che hanno combattuto il fascismo senza compromessi e sull'onda di un afflato etico, prima ancora che politico, oggi per gran parte andato perduto, e che bisogna fare di tutto per recuperare.

sabato 29 gennaio 2022

Perché Mussolini rovinò l'Italia

Ho terminato il saggio storico di Bruno Vespa, ricevuto in regalo (ben difficilmente avrei speso di mia iniziativa soldi in un suo libro), di cui avevo accennato qui. Devo dare atto a Vespa, contro ogni aspettativa, di avere buone capacità divulgative e di aver scritto un saggio dai tratti avvincenti, anche se i fatti narrati hanno un taglio più da cronista che da storico.

Il libro in questione prende in esame le vicende politiche e militari che sfociarono nella decisione di Mussolini di trascinare l'Italia nella disastrosa (per noi) seconda guerra mondiale, prendendo avvio dagli incessanti corteggiamenti di Hitler ("Uomini come Mussolini nascono una volta ogni mille anni"), che modellò la sua politica dittatoriale e il suo partito ispirandosi al partito fascista del Duce, e descrivendo l'infinita serie di errori che portarono il nostro paese alla rovina economica, militare e politica. 

Rispetto agli altri libri sulla storia del fascismo che ho letto, questo ha il pregio di essere molto particolareggiato nella ricostruzione dei fatti, ottenuta anche facendo ricorso a documentazione tratta dai diari personali che i vari personaggi che contornavano i due dittatori scrivevano per tenere traccia del succedersi delle vicende. 

L'unica pecca del libro sta, forse, nella non-risposta alla domanda che gli dà il titolo. O comunque nell'impressione di incompletezza della stessa. In realtà, i motivi che spinsero Mussolini a fare ciò che fece sono molteplici e diversi a seconda dei casi. Prendiamo ad esempio la promulgazione delle leggi razziali, forse la sua macchia più ignobile. Come si conciliano col fatto che fino al 1936 Mussolini era stato un attivo difensore della minoranza ebraica dalle persecuzioni naziste e che Hitler non fece mai nessuna pressione né mostrò mai desiderio che le realizzasse? Si spiega con una sorta di vassallaggio ideologico totalmente irrazionale.

Cosa lo spinse a imbarcarsi nella disastrose campagne di Grecia, d'Africa o, peggio ancora, francese o russa? Tutti i suoi consiglieri gli dissero a più riprese che inviare contingenti male armati, male vestiti e male organizzati nelle sterminate terre russe sarebbe stata una follia. Lui ce li inviò lo stesso, mandando a morte tra gli ottantamila e centomila italiani nella ritirata del Don. Stessa cosa per l'entrata in guerra del giugno 1940. Mussolini sapeva benissimo che l'Italia non era assolutamente pronta a entrare in guerra, ma lo fece lo stesso vedendo che la Germania aveva conquistato già mezza Europa. Una serie di guerre inutili che ebbero come unici risultati l'elevatissimo numero di perdite umane e l'allarmante aumento della povertà e peggioramento delle condizioni economiche del paese.

Nel 1945 l'Italia era un paese devastato e distrutto. Perché? si chiede Vespa. Forse megalomania, forse incompetenza, forse irresponsabilità, forse incapacità di immaginare le conseguenze delle decisioni, forse anche un po' di pazzia, o forse tutte queste cose insieme. In ogni caso, è uno dei tanti libri che dovrebbero leggere i teorici della storiella che in fondo ha anche fatto cose buone.

martedì 12 ottobre 2021

Sciogliere Forza Nuova?

Non sono sicuro che sciogliere Forza Nuova serva a qualcosa. Non sto dicendo di non essere d'accordo in linea di principio a farlo, tutt'altro, sto solo dicendo che sul piano pratico non credo abbia qualche utilità. Se anche il partito venisse sciolto (auspicabilmente dal Parlamento, non dal governo) i suoi adepti resterebbero comunque attivi e continuerebbero a tenersi in contatto in maniera clandestina invece che alla luce del sole come hanno fatto finora, e forse è più utile sapere chi sono e cosa fanno, invece di saperli nell'ombra a macchinare chissà cosa. Senza contare, in aggiunta, i fiumi di vittimismo che ne nascerebbero. 

E poi, non so, mi sembra così tutto demagogico, superficiale. Abbiamo tollerato per decenni l'esistenza di un partito come il Movimento Sociale di Rauti e Almirante, che è stato pure in parlamento ed era dichiaratamente un partito fascista, il tutto in barba alla legge Scelba e alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, e adesso ci adoperiamo in fretta e furia per sciogliere un partitino formato da quattro gatti. Sì, va bene, facciamolo, laviamoci un po' la coscienza per sentirci meglio e per accarezzare e fare finta di risvegliare le nostre sopite velleità antifasciste e chiusa lì. 

Ma il problema è più profondo e più ampio, è un problema che affonda le sue radici nel retaggio culturale e storico che a tutt'oggi impedisce di chiudere i conti una volta per tutte col passato. E non si può pretendere di risolverlo sciogliendo un gruppetto di sfaccendati con la testa rasata.

mercoledì 19 maggio 2021

Il fascismo fa audience


Qualche tempo fa lo storico Paolo Mieli, intervistato da Andrea Purgatori, si interrogava sul successo che ancora riscuote il fascismo ai giorni nostri. Successo anche televisivo, nel senso che quando vengono trasmessi documentari sul fascismo o su Mussolini (ma anche su Hitler) gli ascolti si impennano. Questo interesse per il fascismo è certificato, oltre che dalla televisione, dalla marea di pubblicazioni che escono nelle edicole relativamente a questi temi (qui sopra ne vedete due delle tante che circolano).

Mieli ipotizzava (qui, dal min. 4:30 circa) che ciò sia dovuto alla sensazione generalizzata che su Mussolini e il fascismo non si sia raccontato tutto, che ci siano non detti e cose tenute nascoste, che ci sia una verità ufficiale e, accanto questa, un'altra verità non ufficiale.

Non so se sia così. Si tratta di una ipotesi che può avere una sua plausibilità, ma io penso che il successo che ancora oggi riscuote il fascismo in certi settori della società sia dovuto ad almeno due fattori. Il primo è che, come ebbe a dire recentemente Alessandro Barbero, l'Italia è tutt'oggi piena di fascisti, persone che hanno magari avuto nonni fascisti che hanno raccontato a figli e nipoti che sotto il fascismo si stava benissimo e non c'era nessun problema. 

Il secondo motivo credo che risieda nella ignoranza storica di larghe fasce della popolazione relativamente a cosa è stato il fascismo, il quale, specie dalle generazioni più giovani, viene acquisito (quando viene acquisito) dagli scarni e superficiali programmi scolastici o, peggio ancora, dal passaparola sui social o al bar, luoghi notoriamente privilegiati nel propalare a piene mani bufale tipo i treni in orario, l'invenzione della pensioni e cose di questo genere.

Sia come sia, purtroppo siamo messi così: il fascismo piace ancora oggi a un sacco di gente, anche se è difficile farsene una ragione.

venerdì 30 ottobre 2020

Lo amò?

Si sentiva la necessità di una analisi di Bruno Vespa, qui in veste di storico, sul fascismo? Forse sì, forse no, chissà. In realtà, da quel poco che ho letto, il suo nuovo libro muove i passi dal desiderio del suo autore di paragonare due dittature, quella del ventennio instaurata da Mussolini e quella di questi mesi instaurata dal covid. Magari sarà pure un bel libro, ben fatto; magari Vespa ci svelerà cose che ancora non si sanno del fascismo, certi non detti, può essere benissimo. È il titolo (Perché l'Italia amò Mussolini) che ha in sé quel certo non so che di... come dire... apologetico, che fa un po' storcere il naso, anche se, trattandosi di Vespa, la cosa in fondo non stupisce.

Naturalmente, la necessità di sintesi che giocoforza devono avere i titoli dei libri ci ha messo del suo. È sottinteso, infatti, che qui ci si riferisce a quella parte di Italia che lo amò. Siccome però per rendere questa idea Vespa avrebbe dovuto tirare fuori dal cilindro un titolo tipo Perché quella parte di Italia che amò Mussolini lo amò, o qualcosa di similare, titolo che avrebbe perso gran parte della sua valenza poetica (apologetica?), ecco la necessità di sintetizzare ulteriormente. In realtà, chi conosce qualcosa di storia del fascismo sa benissimo che Mussolini fu amato ma anche detestato, e godette di un consenso ampio ma non generalizzato. Cose che naturalmente Vespa sa benissimo.

sabato 24 ottobre 2020

Sciogliere Forza nuova

È fortissimo Calenda. In seguito ai fatti di Napoli e Roma si sveglia un bel mattino e chiede che Forza nuova venga sciolta. Dopo che per decenni i nostalgici del fascismo hanno avuto in parlamento (in parlamento, eh, non come forze extraparlamentari) l'MSI di Almirante, poi diventato Alleanza Nazionale con Fini dopo la svolta (svolta, vabbe') di Fiuggi; dopo che da anni movimenti neofascisti sfilano tranquillamente per le città con braccio alzato, crani rasati (generalmente vuoti), svastiche e simboli del duce, oggi arriva Calenda a chiedere che Forza nuova venga sciolta. Chissà dove è stato, Calenda, fino ad ora.
(A titolo di promemoria ricordo a quelli che escono ora da decenni di letargo che la legge Scelba è in vigore dal 1952 e non mi risulta sia mai stata abrogata, mentre la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione è ancora lì saldamente al suo posto.)

venerdì 22 maggio 2020

Grandi statisti

Non mi sorprende che la signora Meloni, nell'anniversario della morte di Giorgio Almirante, ne faccia un'apologia descrivendolo come un grande statista. Non mi sorprende per almeno due motivi. Il primo è che lei, politicamente, proviene da quella cultura lì; il secondo è che può contare sul fatto che la storia non la studia più nessuno, oggi, o quasi nessuno, e se la storia non si conosce, come si fa a obiettare qualcosa? Si prende per buono ciò che viene raccontato e chiusa lì.

sabato 15 febbraio 2020

Mussolini ha fatto anche cose buone


Ho appena terminato questo agile saggio (appena 120 pagine) con cui lo storico Francesco Filippi analizza e smonta una ad una le principali bufale che circolano, principalmente sui social, attorno alla figura di Benito Mussolini e del fascismo. Bufale che sono residuati storici, sopravvissuti fino ad oggi e purtroppo nel corso degli anni ingigantiti, di ciò che durante il famigerato ventennio produsse la formidabile macchina propagandistica messa in piedi dal regime.

Il libro in questione analizza una per una le idiozie che circolano partendo proprio dalle frasi testuali, riportate coi virgolettati, reperite sui social. Il repertorio è più o meno quello noto a tutti: l'invenzione del sistema pensionistico, le famose bonifiche dell'Agro pontino, il prosperare dell'economia sotto il fascismo, i grandi vantaggi dell'autarchia economica, il duce grande condottiero e grande statista, il duce che amava tanto gli italiani e che ha fatto tanto per loro, e solo per nominare le principali. Ognuna di queste dicerie viene presa, sviscerata e analizzata minuziosamente rapportandola alla realtà storica dell'epoca, desunta da documenti ufficiali, registri, archivio delle leggi, numeri, dati e date.

Ne viene fuori un quadro desolante, che descrive un regime dispotico, violento, miope e perlopiù incapace, giudizio condiviso oltretutto dalla stragrande maggioranza degli storici. Un regime fallimentare che ha prodotto diseguaglianze economiche, povertà, inasprimento delle lotte di classe e culminato con il disastroso trascinamento del paese nella Seconda guerra mondiale da cui uscirà ridotto in macerie, letteralmente, economicamente e socialmente.

Mentre lo leggevo mi chiedevo: servono libri come questo? Possono avere una loro utilità? No, non penso. Per il semplice motivo che i cultori odierni del neofascismo sono generalmente ignoranti, fieramente ignoranti e totalmente refrattari ai libri e all'avvicinamento a qualsiasi forma di cultura. E se anche si mettesse in mano a cotanti signori un libro come questo non saprebbero cosa farsene. E non servono, a maggior ragione, a chi, come lo scrivente, di libri sulla storia del fascismo ne ha letti a bizzeffe e lo conosce da ogni angolazione.

In sostanza, un libro che probabilmente servirà a poco, ma viviamo in un periodo storico in cui, forse, anche quel poco è bene che ci sia.

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