domenica 30 novembre 2008

Piccolo esperimento di percezione extrasensoriale via internet

Il relativo acronimo inglese è extra-sensory perception (alcune info le trovate qui), ed è - anzi, sarebbe - la facoltà di percezione che esula dai nostri normali 5 sensi.

Visto che oggi è domenica, giornata tradizionalmente dedicata allo svago, vi propongo un esperimento di percezione via internet. Più precisamente si tratta di un tentativo di lettura del pensiero via web, ideato e pubblicato sul suo sito internet dallo scrittore inglese Cliff Pickover.

L'esperimento sembra incredibile - sulle prime ha lasciato sbalordito pure me - ma vi posso garantire che funziona. :-)

Siete pronti?

Puntate il vostro browser qui, e nella pagina che si apre cliccate su uno qualsiasi dei tre "occhi" che vedete a metà pagina. Questi:


Nella pagina successiva comparirà una sequenza di carte da gioco di quelle che comunemente si usano per la scala o il poker. Adesso non vi rimane altro che memorizzarne una a caso senza toccarla col mouse. Una volta che siete sicuri di averla memorizzata bene, cliccate su una qualsiasi delle gif animate a forma di occhio che si trovano sotto. Voilà: la carta che avevate pensato non c'è più! Com'è possibile?

Il primo che mi scrive la soluzione esatta nei commenti qui sotto ha una pizza pagata dal sottoscritto. :-)

Buona domenica.

(via .mau.)

sabato 29 novembre 2008

Notizie in pillole (13)

Non c'è posto per Biagi. Il 6 novembre scorso ricorreva il primo anniversario della morte di Enzo Biagi e, come come facevo notare qui, la cosa è passata praticamente inosservata. Per chiudere il quadro, martedì scorso il comitato per l'assegnazione delle benemerenze civiche di Milano ha escluso il giornalista dalla candidatura. Mai, come nel caso di Biagi, "chi non ci vuole non ci merita!"


I 4 ragazzi "bene". Un giorno qualcuno ci spiegherà perché ogni volta che uno o più decerebrati si rendono responsabili di atti tipo questo, puntualmente vengono additati come "ragazzi bene".


Giornalismo oggi. Giovedì scorso era circolata la notizia che fosse possibile riciclare il grasso umano per ricavarne alimenti (biscotti) da inviare ai paesi del terzo mondo. La bufala ha trovato posto sulle prime pagine di alcuni dei più blasonati siti d'informazione online (qui La Stampa). A nessuno (tranne ovviamente a Paolo) è venuto in mente - nonostante la palese assurdità della notizia - di perdere un minuto su Google per sincerarsi dell'autenticità della storia. Il giornalismo oggi è a questi livelli.


Torna Gaucci. Ve lo ricordate? Era il patron del Perugia. Sotto processo per bancarotta fraudolenta, ha chiesto - dal suo esilio dorato di Santo Domingo - il patteggiamento della condanna (3 anni coperti dall'indulto). Può tranquillamente tornare in Italia, nessuno gli farà niente. Impressione personale: ai ricchi gli va sempre bene.


Vaticano e pedofilia. E' incredibile come certe notizie restino relegate nelle pieghe più nascoste dell'informazione. I giudici americani hanno deliberato che anche il Vaticano deve rispondere dello scandalo dei preti pedofili in America. La notizia è apparsa su cincinnati.com ed è stata ripresa qui da noi da Il Messaggero. Va ricordato che, complessivamente, le diocesi americane hanno sborsato finora l'astronomica cifra di 1,5 miliardi di dollari tra risarcimenti alle vittime e azioni legali. Secondo i giudici americani "i vertici della Chiesa Cattolica avrebbero dovuto mettere in guardia il pubblico e denunciare alle autorità gli abusi commessi da religiosi contro minori". No comment dal Vaticano.


Auto blu e adeguamenti (di stipendio). Tra i capitoli più gettonati relativi agli sprechi della pubblica amministrazione, ci sono da sempre le famigerate auto blu. E' di ieri la notizia che gli autisti di questi mezzi - della regione Campania - hanno avviato una vertenza per ottenere un adeguamento del loro stipendio. Perché, c'è qualcosa di male?

venerdì 28 novembre 2008

Oggi sono 100.000


Non so a quanti di voi questa notizia interessi, ma oggi pomeriggio questo blog ha registrato il suo centomillesimo accesso, con una media giornaliera che nell'ultimo trimestre si è attestata sulle 250 visite. Ovviamente non si tratta di visite uniche, e sono perfettamente conscio del fatto che non sono certo i numeri che determinano la qualità di un blog; tuttavia non posso negare che la cosa mi faccia piacere e mi ripaghi abbondantemente del tempo che - con passione - ci dedico.

Aggiungo poi che questo volume di traffico, che per questo piccolo blog di campagna è quanto di meglio potessi chiedere, nonostante quello che magari può sembrare a prima vista non è niente di speciale ed è perfettamente in linea con la maggior parte dei blog in circolazione.

Chiudo questo breve post "autocelebrativo" (noi blogger siamo spesso vanitosi, non lo sapete? ^_^) nel modo più semplice che mi viene in mente, e cioè con un grazie.

Quale è la vera presa in giro della social card

Finalmente è arrivata! La tanto agognata social card, la piccola tessera elettronica che in pratica certifica lo status di povero in canna, verrà spedita a più di 1.300.000 italiani, per la maggior parte pensionati al minimo. Verrà ricaricata (ovviamente a nostre spese) ogni mese di 40 € e in più consentirà di poter godere di qualche sconto nei (pochi) esercizi e servizi finora convenzionati (qui a fianco il ministro Tremonti durante la presentazione ufficiale).

Non è che ci sia molto da dire al riguardo, o almeno niente che non sia già stato detto da qualcun altro nei numerosi commenti che si trovano in rete a corredo dell'iniziativa. Molti dicono che con questa operazione è stata ufficialmente sdoganata l'elemosina di stato, che è l'affermazione che anche io maggiormente condivido (a meno che ci sia qualcuno che veramente pensa che 1,30 € al giorno possono fare la differenza tra sopravvivere o morire), altri puntano il dito contro l'umiliazione derivante dal vedersi catalogato in maniera ufficiale come povero. Personalmente mi limito a due brevi considerazioni.

La prima è di carattere "tecnico", se così si può dire. In pratica, invece di creare una sorta di clone del bancomat che coinvolge nella distribuzione anche le Poste, non sarebbe stato più semplice quei 40 € accreditarli direttamente ogni mese sulla pensione o sulla (misera) busta paga degli aventi diritto? Sarebbe stata a mio parere un'operazione meno laboriosa e più sbrigativa. Ma forse così facendo sarebbe venuto meno l'elemento "visivo" di tutta l'operazione. Insomma, volete mettere creare una carta apposta, con tanto di presentazione in pompa magna sui media, piuttosto che l'aggiunta di una anonima voce sulla busta paga? Come avrebbero fatto poi gli altri italiani a saperlo? E, soprattutto, come avrebbero fatto senza tutta questa operazione a rendersi conto che loro "stanno lavorando per noi"? Impossibile.

Invece una bella serie di passaggi su giornali e telegiornali di Tremonti con in mano la carta - come a fare intendere che sia la soluzione di ogni problema - è sicuramente il modo migliore per inculcare l'idea. Penso che molti dei nostri politici abbiano un sesto senso per queste cose. La comunicazione (di balle) e la bella impressione oggi sono tutto (senza contare che la suddetta carta potrebbe essere vista anche come un ottimo promemoria elettorale).

Non sono d'accordo invece con chi dice che il vedersi consegnare questo "riconoscimento" sia un'umiliazione, una gogna, insomma qualcosa di cui vergognarsi. E a questo proposito cito qui sotto un estratto di un breve editoriale di Gramellini apparso ieri mattina su La Stampa:

Il mio timore riguarda i possessori della tessera. Spesso degli anziani giunti al rendiconto di una vita. A costo di apparire patetico, mi inchino davanti a loro: non devono sentirsi sconfitti né imbarazzati. Provino vergogna i ladri, i raccomandati, gli scansafatiche. Ma chi si è sempre sudato il suo pane ha diritto di passare attraverso questa gogna a testa alta. Sarà qualcun altro che, guardandolo, dovrà abbassarla. (fonte)

Mi pare che il concetto espresso dal giornalista sia molto chiaro. A tal proposito, visto che si parla di vergogna e di quelli che invece avrebbero tutti i motivi per farlo, vorrei fare notare che appena una quindicina di giorni fa maggioranza e opposizione hanno votato unite (avevate dei dubbi?) contro un emendamento presentato (per la seconda volta) dall'IdV col quale si chiedeva che venisse posta fine alla vergogna dei rimborsi elettorali doppi (ne avevo già parlato qui). Una richiesta ovviamente bocciata sul nacere che se attuata avrebbe consentito un risparmio per le casse dello stato di più di 100 milioni di € (fonte), che magari avrebbero potuto essere impiegati a copertura di parte del costo di tutta l'operazione.

E invece ciccia: chi ha lavorato una vita e si ritrova con una pensione buona giusto per arrivare alla prima quindicina del mese viene preso per i fondelli con la social card, mentre gli assurdi e vergognosi privilegi economici di questi parassiti questi signori, che si presentano in tv sorridenti sventolando la cartina, può cascare il mondo ma non si toccano.


giovedì 27 novembre 2008

La conversione di Gramsci

Ieri la maggior parte delle prime pagine dei quotidiani, online e cartacei, riportava la notizia della conversione in punto di morte di Antonio Gramsci (foto). Una conversione data da molte fonti come certa e documentata di cui pare sia stata testimone una non meglio precisata suora sarda.

Premesso che non comprendo il motivo dello spiattellamento in piazza di fatti che ritengo siano privati, e che a me - come penso a molti - non importa più di tanto se Gramsci si sia convertito o no (anche perché ho sempre guardato con sospetto le cosiddette conversioni "last minute"), vorrei segnalare che non è la prima volta che argomenti simili vengono affrontati, spesso anche in modo piuttosto pungente e irriverente. A questo proposito vi riporto qui sotto un articolo di Michele Serra, con le suddette caratteristiche, pubblicato dall'Espresso nel mese di ottobre 2005 e segnalato ieri da Giglioli sul suo blog.


Dopo Rutelli, Bertinotti e Fassino anche altri politici e intellettuali, soprattutto se di sinistra, hanno voluto fornire ragguagli sul loro percorso religioso.

La Chiesa ratzingeriana ha fatto sapere, infatti, che anche i curricula più scalcinati o difettosi saranno presi in considerazione: «In questi tempi di secolarizzazione», fa sapere un’autorevole fonte di Oltretevere, «non è che possiamo stare tanto a fare gli schizzinosi. Anche un anziano libertino terrorizzato dalla prima visita alla prostata, per noi è grasso che cola. Non parliamo, poi, di un comunista divorziato, bigamo, puttaniere e bisessuale che confessi di apprezzare il Beato Angelico: quello, lo facciamo perlomeno vescovo».

Ma vediamo quali sono i casi che fanno più discutere.

Norberto Bobbio. Fu uno dei padri nobili del pensiero razionalista e laico. Ma un vicino di casa sostiene che nelle ultime settimane di vita, a causa dell’età molto avanzata, se ne era dimenticato. E questo, secondo un editoriale dell’”Avvenire”, è il segno inoppugnabile di una clamorosa conversione.

Portuali di Livorno. L’intera categoria, per decenni simbolo della classe operaia di orientamento marxista, è seguita con molto interesse dagli uomini di Chiesa più sensibili al sociale. Pare infatti che le loro bestemmie, così articolate che nei documenti sindacali arrivano a superare la mezza cartella dattiloscritta, siano considerate da alcuni studiosi cattolici «segno di una non comune attenzione alla divinità, considerata un interlocutore insostituibile».

Gabibbo. Esisterebbe un fitto carteggio tra il popolarissimo conduttore tv e il cardinal Ruini. In esso, il Gabibbo lascerebbe intendere di avere intrapreso da anni un faticoso avvicinamento alla Chiesa, nonostante il suo accesso alle funzioni religiose sia spesso osteggiato da parroci poco sensibili, spaventati dalla gigantesca bocca del pupazzo quando si presenta per ricevere l’eucaristia. Sgradevole anche la frequenza con la quale il Gabibbo rovescia inavvertitamente le candele accese, gridando «belìn» quando l’ingombrante costume prende fuoco. Il caso è allo studio del Sinodo. A favore del popolare conduttore il suo status di pupazzo, che garantisce la verginità sessuale. Contro, la bolla di Sisto IV nella quale si negava che i pupazzi avessero l’anima, pur riconoscendo loro il diritto di versare l’obolo annuale alla parrocchia.

Marta Marzotto. La musa di Guttuso (convertitosi sul letto di morte), per non essere da meno, sta preparando un colpo di scena all’altezza. Nel 2056 la contessa accoglierà il vescovo di Cortina, monsignor Skilift, nella sua villa, sdraiata su un triclinio di broccato, e riceverà i sacramenti a patto che monsignore accetti, subito dopo, di fare il quarto a canasta.

Riccardo Schicchi. Il re del porno all’italiana, nonostante una tesi di laurea su “La Maddalena e le posizioni sessuali nella Galilea del primo secolo”, non ha il benché minimo interesse per la religione. Ma ha scoperto che, con la nuova Finanziaria, le fondazioni cattoliche sono esenti da Ici anche qualora gestiscano alberghi e ristoranti. Ha dunque trasformato la sua factory a luci rosse in ordine monastico, con il nome di “Convitto delle Consorelle dell’Amore Inesausto”. Il suo esempio è contagioso: per non pagare l’Ici stanno mutando ragione sociale, definendosi fondazioni cattoliche, anche tabarin, case chiuse, bische clandestine e sale di bingo.

Margherita Hack
. È forse l’unica persona, in Italia, che osi professarsi atea. Ultimamente gira anche con una t-shirt con la scritta “Sono atea”, e per sicurezza scrive ogni settimana al cardinal Ruini per confermargli di essere sempre più atea, di detestare i preti e di avere una gran voglia di mettergli le mani addosso. Ma è proprio questa cristallina insistenza ad aver suggerito ai vescovi italiani un documento nel quale si sostiene che «la grande forza d’animo e la coerenza intellettuale della signora Hack fanno del suo ateismo una forma originale e ammirevole di fede. Dunque, anche lei è dei nostri».

mercoledì 26 novembre 2008

I 10 anni della Stazione Spaziale Internazionale


Lo strano oggetto che vedete evidenziato dal cerchietto rosso nell'immagine qui sopra (se ci cliccate sopra lo vedete un po' meglio), è la Stazione Spaziale Internazionale in transito tra L'Australia e la Nuova Zelanda, che ho catturato oggi pomeriggio verso le 18,25. Se volete seguire in tempo reale il suo percorso, lo potete fare anche voi cliccando qui.

Chi, come me, nutre un certo interesse per la scienza, saprà sicuramente che la Stazione Spaziale Internazionale, l'ambizioso progetto che prevede la presenza permanente di essere umani nello spazio per fini di ricerca e sperimentazione, festeggia in questi giorni i 10 anni di vita. Il primo modulo della stazione, infatti, veniva lanciato in orbita attorno alla Terra il 20 novembre del 1998.

Per festeggiare l'evento, il Boston Globe ha messo online una serie di bellissime immagini ad alta risoluzione della ISS. Il primo pensiero, quando le ho viste, è cosa potrebbero fare di grande l'uomo e i popoli se solo la smettessero di impiegare risorse ed energie per farsi la guerra.

(via Attivissimo)

Icone

Non so se a qualcuno dei miei lettori possa fregare o meno, ma Luxuria è la vincitrice dell'Isola dei Famosi. Dal mio punto visto (che è quello di uno a cui non gliene può fregare di meno), l'unico lato positivo della vicenda è che almeno questa assurdità di programma ce lo siamo cavati dalle scatole.

Ma perché - forse qualcuno si chiederà - un post su Luxuria? In primo luogo perché ho letto che il soggetto in questione avrebbe scritto - e starebbe per pubblicare - un libro di fiabe in stile transgender per bambini, e quindi mi pare utile segnalare il pericolo la cosa, e poi per dissociarmi da quanto scrive Repubblica:

Non più solo simbolo trasgender, non più solo parlamentare sotto i riflettori per la sua identità sessuale: adesso lei è davvero un'icona italiana, nazional-popolare come tutte quelle nostrane, garantita dal telecomando, dall'audience e dalla popolarità televisiva.

Ora, già il fatto che 7 milioni e passa di persone si mettano davanti alla tv per vedere una finale di questo tipo la dice lunga su molte cose (tipo ad esempio perché l'Italia è ridotta così), ma vorrei qui pubblicamente ribadire che io appartengo (con orgoglio) alla stragrande maggioranza degli italiani che non si riconosce nel personaggio e in tutto quello che rappresenta.

E che ha, oltretutto, ben altri modelli, certamente non garantiti dal telecomando.

martedì 25 novembre 2008

Crisi finanziaria: adesso va a finire che è colpa nostra

L'altro ieri, in occasione di una conferenza stampa a L'Aquila, il nostro pimpante premier ha detto (per l'ennesima volta) che per interrompere il circolo vizioso di una crisi finanziaria di cui non si vede l'uscita, occorrono massicce iniezioni di fiducia e speranza. E, soprattutto, "bisogna fare leva sui consumatori"; occorre cioè che i consumatori tornino a fare l'unica cosa che serve: consumare, l'unico modo per rimettere in moto il circuito che fa girare la nostra economia (che in pratica è un po' quello che ci rende schiavi del sistema).

Che dire? Certo, in periodi come questo ripetute iniezioni di speranza e fiducia non fanno certo male, ma forse servirebbe qualcosa che sia meno campato per aria e più concreto. Non penso, in generale, che il "popolo consumatore" abbia smesso di essere tale per mancanza di fiducia e speranza, ma molto più banalmente per mancanza di quattrini, conseguenza del fatto che una larga fetta della popolazione è fatta di pensionati, cassintegrati, precari, tutte categorie accomunate da una caratteristica: il reddito fisso (e in genere basso), e quindi maggiormente in balìa degli eventi (e delle variazioni di prezzo dei beni di consumo) rispetto ad altre categorie.

A tutto questo va aggiunta la quotidiana perdita di posti di lavoro; gente che dall'oggi al domani si ritrova a casa senza sapere perché. Di fronte a casa mia, dalla parte opposta della strada, c'è una fabbrica - un cementificio attivo dai primi del '900 - che il 31 dicembre prossimo chiuderà i battenti. 64 dipendenti, la maggior parte con famiglia al seguito, saranno a piedi. E questo è solo un caso. Dall'inizio dell'anno in Italia hanno chiuso baracca e burattini 337.000 aziende, con un saldo negativo tra queste e le nuove nate di -13.184. E pure quello che storicamente è stato sempre il simbolo della ricchezza e della produttività, e cioè il nordest, comincia a sentire il fiato della crisi sul collo. Avete per caso sentito qualche telegiornale che ne ha parlato? A me non pare.

Non so a voi, ma a me tutto questo fa una strana impressione. E' come se un bel giocattolo si fosse improvvisamente rotto e la colpa fosse la nostra.

lunedì 24 novembre 2008

La tragedia è incomprensibile

Più o meno sono queste qui sopra le parole del ministro Gelmini, accorsa ieri sul luogo dove un crollo all'interno di un istituto scolastico torinese ha ucciso uno studente e ne ha feriti un'altra ventina. Non entro nel merito della vicenda, né tanto meno delle sterili e stucchevoli polemiche posticce (è usanza nota quella di polemizzare dopo invece di agire prima). Faccio solo due veloci e brevi considerazioni.

Un'aula che viene giù come se fosse di cartone dà ovviamente un po' da pensare, specialmente se si prende in considerazione lo stato in cui sono messe in generale le nostre scuole. Sul sito di Legambiente, ad esempio, è pubblicamente riportato che quasi la metà degli istituti italiani non ha il certificato di agibilità statica (altri numeri li trovate qui), un dato che mi pare si presti a ben poche ambivalenze: significa cioè che la metà delle scuole italiane non può garantire l'incolumità di chi ci sta dentro. Capirete che chi, come il sottoscritto, ha due figlie che fanno le scuole medie nello stesso identico istituto in cui le ha fatte lui (una addirittura nella stessa classe), qualche preoccupazione se la pone.

La vicenda - a me come penso a molti - ha anche fatto venire in mente la tragedia avvenuta a San Giuliano di Puglia, dove nel 2002, in seguito a un sisma, il crollo di una scuola elementare si portò via 27 alunni e un'insegnante. Una tragedia di cui, a quanto risulta attualmente, nessuno ha colpa. Eh sì, perché quando lo scaricabarile - che anche questa volta puntualmente verrà fuori - tra chi doveva controllare e non lo ha fatto, chi doveva certificare e non lo ha fatto, chi doveva gestire e invece ha "malagestito" verrà fuori, risulterà che anche qui non è colpa di nessuno.

domenica 23 novembre 2008

Storie (tristi) di animali

L'Italia, assieme ad altri paesi europei, è da tempo al centro di una crudele tratta di cuccioli di cani e gatti provenienti dai paesi dell'Est. Ne ha parlato qualche giorno fa il Corriere in questo articolo, mentre su nonlosapevo.com trovate altre informazioni e altri dati.

I numeri, stando alle fonti, sono a dir poco drammatici, a cominciare dal business che gira attorno a questa crudele tratta, che pare ruoti attorno ai 300 milioni di euro all'anno. I cuccioli vengono staccati dalle madri (costrette a continue gravidanze) dopo appena 30/40 giorni e vengono inviati, chiusi in scatole di cartone e caricati nei cassoni dei camion, in vari paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Belgio, ecc...) per essere venduti nei mercati e nei negozi di animali. Circa la metà di questi cuccioli muore durante il viaggio, e molti di quelli che giungono a destinazione vengono drogati per cancellare i "segni" di tale viaggio e farli sembrare sani e vigorosi.

L'altra notizia, che riguarda sempre gli animali, è una bufala che gira in questo periodo su internet, e precisamente l'annuale mattanza delle balene alle isole danesi Faroer. L'appello è questo:

...è pazzesco !!!!...veramente pazzesco....

INCREDIBILE CHE POSSA ESISTERE ! che fare, se non denunciare quello che sta ' accadendo, diffondendo il più possibile queste immagini.

....DANIMARCA : UNA VERGOGNA
BENCHE' QUESTO SEMBRI INCREDIBILE, OGNI ANNO, QUESTO MASSACRO BRUTALE E SANGUINARIO SI RIPRODUCE NELLE ISOLE FEROE, CHE APPARTENGONO ALLA DANIMARCA. LA DANIMARCA, UN PAESE SUPPOSTO 'CIVILIZZATO', MEMBRO DELL'UNIONE EUROPEA. TROPPE POCHE PERSONE AL MONDO CONOSCONO QUESTO AVVENIMENTO ORRIBILE E DEPROVEVOLE CHE SI RIPETE OGNI ANNO. QUESTO MASSACRO SANGUINARIO E' IL FRUTTO DI GIOVANI UOMINI CHE VI PARTECIPANO PER DIMOSTRARE DI AVER RAGGIUTNO L'ETA' ADULTA (!!). E' ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE CHE NON SIA FATTO NIENTE AFFINCHE ' QUESTA BARBARIE CESSI. UNA BARBARIE CONTRO I DELFINI CALDERONES, UN DELFINO SUPER INTELLIGENTE E SOCEVOLE CHE SI AVVICINA ALLA GENTE PER CURIOSITA'.

INVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI. VERGOGNA ALLA DANIMARCA !!!

Qualche giorno fa di questo appello si è occupato, anche se in modo inesatto e piuttosto superficiale, pure Beppe Grillo. In sostanza, è vero che annualmente nelle isole Faroer avviene questa specie di mattanza, ma le precisazioni e i distinguo da fare sono parecchi e riguardano le modalità dell'uccisione, la regolamentazione riguardante il numero massimo di animali che possono essere abbattuti e altre regole piuttosto ferree da seguire spiegate bene in questo articolo di Paolo Attivissimo.

Attività come queste, comunque, anche se regolamentate non vanno certo incoraggiate, ma prima di gridare allo scandalo forse sarebbe meglio guardare a quanto avviene nei nostri mattatoi, dove si consuma senza clamore una quotidiana strage di animali che ha ben poco di differente da quella per cui molti si stanno ipocritamente stracciando le vesti.

Accanto a queste due storie di crudeltà e di maltrattamento sugli animali, meritano senz'altro di essere segnalate notizie come questa, che pur nella loro tragicità, dimostrano che un po' di giustizia ogni tanto c'è ancora.

Eye in the sky

Forse questo titolo non risulterà completamente nuovo a molti dei miei lettori; specialmente a quelli, come il sottoscritto, appartenenti alla categoria dei cosiddetti "matusa" del rock. Quelli secondo cui la musica degli anni '80 non è stata in fondo tutta da buttare (anche perché, volendo, ce ne sarebbe molta pure adesso).

Eye in the sky è una canzone dell'82, appartenente all'omonimo album, scritta dal signore che vedete nell'immagine, che sarebbe quell'Alan Parsons autore di quella che è passata alla storia della musica come la prima canzone realizzata e suonata interamente da un computer: Mammagamma.

Questo, come altri autori simili per tipologia di musica, appartiene a quella schiera di musicisti le cui composizioni vengono spesso prese e inserite in sigle televisive, spot vari e stacchetti di ogni genere, col risultato che quando poi si ascoltano nella versione originale si tende a dire: "Ah, ma questa la conosco... non sapevo che fosse la sua!", e cose di questo genere.

Per Eye in the sky vale più o meno lo stesso discorso. Se infatti avete pazienza di aspettare il minuto e mezzo di introduzione nel video che ho messo qui sotto, vi accorgerete che l'incipit iniziale probabilmente non vi è nuovo. Se così non fosse, beh, godetevelo!

Buona domenica.


sabato 22 novembre 2008

La crisi finanziaria vista da Capello

Che sia in atto una crisi finanziaria globale mi pare che sia sotto gli occhi di tutti; se poi a confermarlo (con contorno di fosche previsioni) è pure Trichet, non c'è più alcun dubbio. Una crisi finanziaria che non guarda in faccia nessuno e che colpisce indistintamente ricchi e poveri (con effetti ovviamente differenti).

Tra i ricchi che loro malgrado hanno risentito della suddetta crisi, va sicuramente menzionato l'allenatore Fabio Capello (nell'immagine qui sopra in un gesto piuttosto eloquente), che a causa del deprezzamento della sterlina rispetto all'euro ha perso più di un milione di euro. Scrive Tuttosport:

Capello ha firmato un quadriennale da sei milioni di sterline a stagione, ma viene pagato in Italia. Quando aveva raggiunto l'accordo con la federcalcio inglese, lo scorso inverno, il cambio sterlina-euro era di 1,39, precipitato 11 mesi più tardi a 1,18. Ciò significa - puntualizza il Sun - che se l'anno scorso il contratto di Capello valeva 8,28 milioni di euro all'anno, oggi equivale a 7.08: una svalutazione di 1,2 milioni di euro.

Ora, gli effetti della crisi sullo stipendio di Capello sono sicuramente meno gravi di quelli prodotti ad esempio su un operaio in cassa integrazione a 750 euro al mese, tanto è vero che lo stesso allenatore pare in effetti non essersela presa troppo quando ha saputo ("rimane comunque soddisfatto del suo stipendio e non ha alcuna intenzione di chiedere un adeguamento").

Per quanto riguarda noi, comuni mortali, può essere utile provare a consolarsi con la benzina.


Forse il tempo passato online non è tutto tempo perso

Non càpita spesso che venga pubblicato uno studio di questo genere, e quindi, forse, vale la pena segnalarlo. Anche perché è prassi consolidata dei media dipingere internet come l'origine di tutti i mali, un luogo pericoloso e perverso che conduce fatalmente chi lo frequenta alla perdizione. Per non parlare poi dei rischi di assuefazione e dipendenza, come se internet fosse esclusivamente una droga o una malattia.

Certo, il suo abuso può portare a conseguenze a volte anche piuttosto spiacevoli, ma questo accade in tutti i campi e con tutte le cose se non si adotta qualche regola dettata dalla prudenza e dal buon senso. La BBC ha ad esempio pubblicato ieri i risultati di uno studio, durato tre anni (qui ne parla il Corriere), che ha dimostrato che i ragazzini che fanno regolarmente uso di internet ne ricevono un beneficio, sia per la crescita che per lo sviluppo.

La conclusione è che, al di là dei luoghi comuni, viaggiando nel cyberspazio i ragazzini imparano molte cose:«Acquisiscono le capacità tecnologiche e tutte le abilità di cui hanno bisogno per avere successo nel mondo contemporaneo» ha spiegato la dottoressa Mimi Ito, autrice del report. Perché saper comunicare online è importante, come pure essere in grado di creare una propria identità o una home page, oppure postare dei semplici link, «tutte cose che 10 anni fa ci sembravano complesse, ma che i giovani d’oggi danno praticamente per scontato», ha detto ancora la Ito. E per loro è assolutamente normale anche incontrare gli amici sulle pagine di MySpace o FaceBook anziché al bar o al parco. Come a dire che l’Internet è la piazza del 21esimo secolo, dove i giovani si riuniscono per chiacchierare, scambiare e condividere esperienze ed emozioni, e dove – in più – hanno anche a disposizione gli strumenti per approfondire le proprie passioni e dare sfogo alla propria creatività.

Insomma uno studio che dà un calcio a parecchi dei luoghi comuni tanto in voga quando si parla di internet, e che fa stare più tranquillo anche me (anche se io tranquillo lo ero comunque) quando vedo le mie figlie chattare su Messenger.

venerdì 21 novembre 2008

Vinavillari


Spinoza, nella sua forma migliore! :-)

Cospirazionismi

Il quotidiano inglese The Telegraph ha pubblicato ieri una sorta di classifica delle teorie cospirazioniste attualmente più diffuse. La cosa mi pare piuttosto interessante, primo perché molti dei fatti menzionati e indicati da molti come il risultato di un complotto sono in realtà da tempo stati sbufalati, e secondo per il loro numero totale.

L'elenco lo potete sfogliare partendo da qui (qui invece ne parla La Stampa). Ce n'è per tutti i gusti. La parte del leone di questa classifica dell'assurdo la fa ovviamente la caduta delle torri gemelle nei tragici attentati terroristici del settembre 2001. Lo so, sembra strano, ma una parte non indifferente di persone crede ancora che i mandanti degli attentati fossero all'epoca la Cia e la stessa amministrazione americana, che avrebbe di proposito permesso il dirottamento degli aerei per cercare di creare e aumentare nell'opinione pubblica il consenso alla successiva invasione dell'Iraq e dell'Afghanistan (qualche dettaglio lo trovate qui).

Oltre a questa, naturalmente, la varietà non manca: si va da chi vuole che Elvis Presley sia ancora vivo e vegeto su un'isola tropicale alla tragica morte di lady Diana; dall'omicidio Kennedy allo sbarco sulla Luna - che secondo i cospirazionisti sarebbe tutta una messinscena girata in studio - fino ad arrivare alla "bufala" del riscaldamento globale. Non si salva neppure l'aids, il cui dilagare, sempre secondo loro, sarebbe il frutto di un errore di laboratorio.

Per chiudere (con parecchi salti) alle ormai celeberrime "scie chimiche", un'assurda e strampalata teoria (visto che finora nessuno è riuscito a provarne realmente l'esistenza) che vuole che le normali scie di condensa che lasciano gli aerei al loro passaggio (immagine qui a fianco), non siano solamente la condensa dei residui della normale combustione del carburante degli aerei (e cioè co2 e acqua), ma siano piene di pericolose sostanze chimiche scaricate appositamente nell'atmosfera per scopi militari e/o meteorologici.

La questione delle scie chimiche, tra l'altro, sta tenendo banco e sta suscitando accesi dibattiti in rete tra i sostenitori e chi cerca - finora invano - di farli ragionare.

Insomma, a leggere la particolare classifica pubblicata dal Telegraph, sembra che tutti i maggiori fatti di cronaca o grandi eventi degli ultimi trent'anni abbiano l'equivalente variante cospiratrice. E' vero, va detto che il cospirazionismo è un fenomeno sostanzialmente di nicchia, ma mi pare comunque una cosa interessante (e anche un po' inquietante).

giovedì 20 novembre 2008

E' saltato fuori il "pizzino", che spiega come funziona la politica in Italia

Ricordate la vicenda del suggerimento di Latorre a Bocchino? Lo so, su episodi di questo genere - che hanno abbandonato la cronaca per finire nel grottesco - non bisognerebbe insistere più di tanto, ma gli sviluppi sono comunque interessanti se non altro perché svelano in tutta la loro drammaticità (e tristezza) le meccaniche della politica nostrana. Breve riassunto.

Siamo in uno studio televisivo di La7, e qui tre politici di primo piano discutono dell'ormai ridicola vicenda della nomina alla presidenza della commissione vigilanza Rai. I soggetti sono: Nicola Latorre (Pd), Italo Bocchino (Pdl) e Massimo Donadi (IdV). Come documenta chiaramente questo video, ripreso anche da Striscia, Latorre (Pd) prende un pezzo di carta (il "pizzino"), ci scrive alcune cose e poi lo passa quatto quatto a Bocchino (Pdl), il quale nel frattempo si trova alle prese col non facile compito di controbattere a un loquace e battagliero Donadi (Idv). Cosa c'è scritto su quel "pizzino"? Il video trasmesso da Striscia ipotizza che Latorre abbia scritto nel suddetto pezzetto di carta alcuni suggerimenti diretti a Bocchino (evidentemente a corto di argomentazioni) per tentare di trarlo d'impaccio. E infatti, come si vede chiaramente nel video, non appena Bocchino riceve il biglietto chiede subito la parola.

Ovviamente, il giorno dopo, il buon Bocchino replica stizzito alle accuse che gli vengono rivolte di essersi fatto aiutare dal "nemico", e dice senza mezzi termini che quel foglietto gli è stato passato da Latorre per prendere appunti. Ma il bello viene adesso, perché Latorre, dopo aver strapazzato il foglietto, l'ha imprudentemente gettato in terra, da dove è stato raccolto da qualche addetto alla fine della trasmissione. Ed ecco il famoso reperto:



Ora, non so se la cosa è sufficientemente chiara, ma ci troviamo in presenza di un esponente dell'opposizione che cerca di aiutare un esponente della maggioranza ad argomentare contro un altro della stessa opposizione. Ma perché è accaduto questo? Per il semplice motivo che né maggioranza né opposizione (in questo evidentemente non molto dissimili) mandano giù il fatto che una tale carica sia occupata da un esponente dell'Italia dei Valori, e cioè quel Leoluca Orlando caldeggiato proprio dall'IDV. Come si può infatti concepire che un esponente dell'unico partito che può a tutti gli effetti definirsi "opposizione" occupi un tale posto? Vale la pena ricordare che il presidente della commissione vigilanza Rai non è una carica di poco conto, perché quella commissione rappresenta - almeno figurativamente - il simbolo delle mani dei partiti sulla Rai, la tv di stato.

Converrete con me che tutta la scena fa schifo, sia per quello che nello specifico ha rappresentato, sia per quello che più in generale rappresenta. Che senso ha, ad esempio, dopo episodi simili fare distinzioni tra destra e sinistra? Come si può pensare che centrodestra e centrosinistra possano venir classificati in questo modo? Quale è la discriminante tra i due schieramenti?

Latorre è un rappresentante di spicco dell'opposizioe, o almeno di quello che ne resta, un'opposizione che in campagna elettorale si è sempre dipinta come l'alternativa al centrodestra, al cosiddetto "berlusconismo". Sarebbe interessante sapere cosa potrebbe raccontare agli elettori dopo questo episodio. In un paese normale, forse, un politico che palesemente non rappresenta più i suoi elettori si scuserebbe, prenderebbe le sue cose e toglierebbe il disturbo.

In un paese normale.

Testimonianza sulla "macelleria messicana"

Una delle notizie che nell'ultimo periodo ha fatto più scalpore e rumore è stata sicuramente la sentenza di primo grado sui fatti del G8 di Genova del 2001. In particolare quella che si riferisce a quanto avvenuto all'interno della famosa scuola Diaz, il complesso scolastico in cui alcuni appartenenti alle forze di Polizia si sono resi responsabili, nella notte tra il 20 e 21 luglio, di una serie di abusi nei confronti dei ragazzi che si trovavano all'interno.

Non ho mai scritto niente in proposito, né prima né dopo la sentenza, semplicemente perché l'argomento - sono sincero - non mi ha mai interessato più di tanto. Di quei giorni ho anche un ricordo piuttosto confuso. L'unica cosa che mi è rimasta impressa è (allora come oggi) l'informazione assolutamente scandalosa e faziosa che non si limitava a riportare i fatti, ma le interpretazioni degli stessi. Alcuni telegiornali, infatti, trasmettevano esclusivamente le immagini dei noglobal che devastavano auto e negozi e altri esclusivamente le immagini delle manganellate dei poliziotti.

Comunque sia, la sentenza della Diaz, come hanno scritto molti e come risulta chiaramente leggendo i resoconti, ha di fatto assolto i vertici - in pratica i dirigenti che firmarono gli ordini di intervento - e condannato gli esecutori materiali, se così si può dire. Ciò ha provocato, com'era ampiamente prevedibile, le proteste indignate della sinistra e la generale soddisfazione del centrodestra, tanto che lo stesso Alfano, all'indomani della sentenza, aveva detto senza mezzi termini che chiarezza era stata fatta. Quella che per Alfano era chiarezza non lo era invece per niente per molti altri, e tra questi, ad esempio, il sindaco stesso di Genova, il quale aveva subito chiesto che fosse istituita una commissione d'inchiesta per stabilire realmente come andarono le cose. Scriveva Repubblica il 14 novembre scorso:

Genova è ancora stupita, amareggiata, è di nuovo una città sotto choc dopo la sentenza della prima sezione del Tribunale sui pestaggi alla scuola Diaz, durante il G8 del 2001. Sentenza che ha assolto i vertici della polizia e condannato agenti e due soli dirigenti, Michelangelo Fournier che aveva definito quella notte di botte e violenza, tra il 21 e il 22 luglio del 0001, una "macelleria messicana" e l'ex capo del reparto Mobile di Roma, Vincenzo Canterini.
[...]
Intanto il sindaco di allora, Giuseppe Pericu e quello di oggi Marta Vincenzi chiedono subito una commissione d'inchiesta. E il presidente della Regione, Claudio Burlando parla di "strano ragionamento, pensare che agenti e funzionari abbiano agito da soli, con un blitz contro vittime inermi, senza che i vertici sapessero nulla".

Ora, a mio modesto parere, questa sentenza, comunque la si guardi, sancisce in pratica che i superiori non sapevano cosa facevano i sottoposti; non mi sembra che si possa interpretare in altro modo. Il ché sta a significare, ad esempio, che il poliziotto che ha introdotto le due molotov all'interno della scuola, al fine di accusarne poi gli occupanti (elemento accertato in fase processuale), lo ha fatto all'insaputa dei superiori. Possibile? Non lo so. Per sapere i motivi per cui i giudici hanno ritenuto plausibile che i vertici non ne sapessero niente occorre aspettare le motivazioni, che dovrebbero essere pubblicate tra circa tre mesi. Fino ad allora possiamo solo fare ipotesi.

Il blogger Piero Ricca ha intervistato Gilberto Pagani, uno degli avvocati di parte civile, e ha pubblicato il video dell'intervista sul suo blog. Chi ha seguito un po' la vicenda si sarà sicuramente fatto una sua idea. Io, leggendo quello che ho trovato in giro sono rimasto molto perplesso. Dopo aver ascoltato questa intervista ancora di più.


mercoledì 19 novembre 2008

Seguiamo Obama su Twitter?

Ho scoperto casualmente, leggendo questo articolo de Il Giornale, che Barack Obama ha un account su Twitter. Twitter - ne avevo già parlato tempo fa qui - è una sorta di servizio di microblogging attraverso il quale, utilizzando brevi messaggi di testo di max 140 caratteri, è possibile pubblicare aggiornamenti, link o brevi notizie (io lo uso prevalentemente per segnalare qualche notiziola nella colonna che vedete qui a fianco).

Come dicevo, anche Barack Obama pare utilizzi questo servizio e, come vedete dall'immagine, il suo ultimo aggiornamento l'ha pubblicato il 5 novembre scorso in occasione della sua vittoria alle elezioni presidenziali. Non so, sinceramente, nel prossimo futuro quanto tempo avrà per pubblicare altri aggiornamenti (magari ci penserà qualcuno del suo staff), ma in ogni caso il tutto è un'altra conferma del feeling che il nuovo inquilino della Casa Bianca ha con internet e la tecnologia. Se avete un po' di dimestichezza con l'inglese e volete abbonarvi ai suoi "twitt", l'account presidenziale lo trovate qui.

In alternativa c'è quello di Veltroni. :-)

Questioni di priorità (della sinistra)

Non so se ci avete fatto caso, ma da una settimana tutta la sinistra è presa dalla questione Villari, il senatore del Pd eletto presidente della commissione vigilanza Rai coi voti del Pdl. All'interno dell'opposizione non si parla d'altro: i vertici del Pd premono perché si dimetta, lui non ci pensa neanche (da buon democristiano...), Veltroni prima lo minaccia di espulsione dal Pd e poi va a piangere da Napolitano. Tutto questo casino per cosa? Per niente, perché adesso pare che sia in corsa per il posto un altro degli arzilli giovanotti che sono un po' le colonne portanti del nostro parlamento: Sergio Zavoli.

La sinistra è tutta qui, non è capace di fare altro. Sono tutti impegnati a battibeccarsi su una cosa esclusivamente loro della quale agli italiani non importa un fico secco. E intanto Berlusconi, giustamente, se la ride tranquillo con la Merkel, sicuro che con una sinistra così non avrà mai nessun problema (e come dargli torto stavolta?).

E il bello è che nel frattempo Tremonti ha regalato 15 miliardi di euro alle banche e tre alle famiglie (com'è normale che sia in una società che ambisce a definirsi "giusta") per cercare di far fronte alla crisi. E mentre D'Alema se la ride per lo scampato pericolo che la procura di Milano possa utilizzare le sue chiacchierate con Consorte sulla vicenda della scalata alla BNL del 2005, questi sono ancora lì a litigare su Villari.

Poi si lamentano se non vincono le elezioni.

martedì 18 novembre 2008

Ddl antiblog, Ricardo Levi ci ripensa?

Nei commenti al mio articolo di qualche giorno fa in cui parlavo del ritorno del famigerato ddl antiblog, mi auguravo che tutto si risolvesse nella classica bolla di sapone. Non so se sia proprio così, ma qualcosa in questo senso pare muoversi.

E' apparso infatti una specie di comunicato stampa sul sito del Pd nel quale il signor Levi, l'ideatore di questa bella pensata questo progetto di legge, annuncia lo stralcio del capitolo internet da tutto il progetto. Ecco un paio di passaggi del comunicato:

Sul progetto allora elaborato e che sto ora riproponendo al Parlamento, si stanno manifestando tra gli utenti di internet diffuse preoccupazioni. Si teme, in particolare, che vengano introdotte regole che limitino la semplicità dell’accesso alla rete e la libertà d’espressione che essa naturalmente permette. Si tratta di paure totalmente infondate. Ciononostante, penso che si possa serenamente convenire sull’utilità di un pausa di riflessione.
[...]
Per queste ragioni, prima che il progetto di legge venga offerto alla discussione parlamentare in un testo definitivo, cancellerò dal testo il breve capitolo su internet. Discuteremo insieme se e come riempire quel vuoto.

Mi felicito ovviamente della decisione del signor Levi, e sono sicuro che la pausa di riflessione che intende prendersi gli sarà molto utile e gli impedirà in futuro di rischiare di partorire astrusità simili. Per quanto riguarda la questione di "come riempire quel vuoto", che tanto sembra angustiare il nostro zelante legislatore, suggerisco di seguire i paterni e affettuosi consigli di mante.

Prodi, quelle telefonate... da archiviare (e quelle intercettazioni da eliminare)

Quella che vedete qui a fianco è una schermata dell'home page di Panorama del 28 agosto scorso, giorno in cui il noto settimanale berlusconiano se ne usciva, sia online che nella versione cartacea, con la notizia "bomba" di scottantissime intercettazioni a carico di Romano Prodi.

Scriveva a tal proposito Panorama:

Il Professore cerca di soddisfare i desiderata di parenti ed ex inquisiti del pool di Mani pulite, coinvolgendo, tramite il suo staff, ministri e sottosegretari, come Livia Turco alla Sanità e Fabio Mussi all’Università.
Spinte, favori, pressioni: sono decine le intercettazioni che oggi raccontano quelle lunghe settimane di crepuscolo politico. Conversazioni che la procura di Roma, con il procuratore capo Giovanni Vecchione e l’aggiunto Maria Cordova, vicario di turno, hanno ricevuto per valutarne la rilevanza penale, visto che, è bene sottolinearlo, nessuno risulterebbe iscritto nel registro degli indagati.
[...]
Ma torniamo a Prodi. Gli affari dell’amato nipote Luca, gli aiuti pubblici invocati dal consuocero Pier Maria, i finanziamenti sollecitati al fidato industriale farmaceutico, già arrestato più volte durante Mani pulite, che a sua volta attende agevolazioni fiscali: le linee di Palazzo Chigi erano roventi senza che nessuno sospettasse che gli investigatori ascoltavano ogni parola. (fonte)

Già: gli investigatori ascoltavano ogni parola, e dopo averle ascoltate tutte le hanno passate alla Procura di Roma, la quale ha oggi formalmente chiesto che il fascicolo venga archiviato in quanto dalle suddette intercettazioni non emergerebbe niente di penalmente rilevante, men che meno il reato ipotizzato di abuso d'ufficio.

La vicenda delle intercettazioni a Prodi - qualcuno ricorderà - fece un certo rumore anche perché in quell'occasione il nostro attuale pimpante premier - per il quale a differenza del suo predecessore le intercettazioni hanno avuto ben altri esiti (anche se successivamente anche per queste è stata chiesta l'archiviazione) - offrì a quello che fino a un attimo prima era il suo acerrimo nemico (politico), la sua inaspettata solidarietà. Una solidarietà da molti definita pelosa, tutt'altro che disinteressata. Una solidarietà che Romano Prodi rispedì prontamente al mittente, temendo il nascere di un 'caso' "per limitare i poteri d'indagine dei magistrati" e consapevole, come aveva in precedenza già affermato, che quelle intercettazioni non contenevano nulla che potesse interessare la magistratura.

Giova ricordare che la questione delle intercettazioni telefoniche è sempre stata molto a cuore al cavaliere e al suo entourage (i motivi sono facilmente intuibili), tanto è vero che a seguito dell'intenzione di inserire nella prossima riforma della giustizia delle norme che ne limitino considerevolmente l'uso, tutti gli organi ufficiali della combriccola di governo sono partiti in quarta con una grande campagna di delegittimazione delle suddette intercettazioni (rischi per la privacy dei cittadini, costi, abusi, ecc...); campagna che ha raggiunto il suo apice agli inizi di giugno di quest'anno, quando il principale megafono di famiglia se n'è uscito con questo grande articolo, leggendo il quale si evince facilmente come le intercettazioni possono tranquillamente essere paragonate ai flagelli biblici descritti nell'Apocalisse di Giovanni, e con relativi cavalieri al seguito (anche se in questo caso di cavaliere ce n'è solo uno).

Ovviamente è inutile dire che una baggianata del genere si smonta, dati alla mano, con tre clic del mouse (anzi, ne basta uno), l'importante è martellare l'opinione pubblica per inculcare l'idea che le intercettazioni siano l'origine di tutti i mali che affliggono la giustizia, il resto verrà da sé.


Due storie a caso

Andare in giro per i meandri della grande rete è un esercizio utile, perché consente di venire a conoscenza di storie che difficilmente guadagnano le prime pagine, ma che danno un'idea un po' più approfondita di come va il nostro paese e di come funzionano le cose. Vi segnalo due notizie in cui mi sono imbattuto ieri pomeriggio.

La prima riguarda Beppe Grillo, che deve assolutamente aggiornare la sua lista "Parlamento Pulito" (qualcuno bisogna che lo avvisi), in quanto ai primi di novembre, nel silenzio quasi totale, è stato condannato definitivamente a 8 mesi di reclusione (con la condizionale) il senatore del Pdl Giulio Camber per il reato di millantato credito. La notizia ha fatto una fugace apparizione sul Piccolo di Trieste (qui), al quale vi rimando per i dettagli della vicenda (in alternativa qui c'è la sua pagina - molto esplicativa - sulla Wikipedia). Per chi se lo fosse dimenticato - può capitare, tra tante cose - qui c'è l'elenco aggiornato dei signori che siedono in parlamento con una condanna passata in giudicato sul groppone. Erano 17; adesso, con l'ultimo arrivato, sono 18 (elenco qui).

La seconda storia, anche questa particolarmente interessante, riguarda Firenze, e precisamente una consulenza. Voi sapete che gli enti locali in generale, specialmente i comuni, sono sempre prodighi di incarichi e consulenze di qualsiasi tipo da affidare a società o soggetti esterni (tanto li paghiamo noi). Questa, in particolare, risale al 2003 ma è venuta alla luce agli inizi di ottobre di quest'anno grazie a un'inchiesta della Guardia di Finanza. In pratica il Comune di Firenze - stando a quanto riporta il Corriere Fiorentino - ha ingaggiato un consulente esterno per censire le rastrelliere delle biciclette, quegli aggeggi (qui di fianco ne vedete uno) che vengono utilizzati appunto per parcheggiare le bici. Beh, avete capito bene: la Direzione della Mobilità del comune di Firenze ha pagato ben 12.600 € un signore per farsi un giro per la città e contarle.

Farlo fare a un normale dipendente del comune era troppo semplice?

lunedì 17 novembre 2008

Siparietto sulla vigilanza Rai

Non penso che siano molti gli italiani a cui frega qualcosa di chi presiede la commissione di vigilanza della Rai. A me per primo, visto che la tv, tranne poche eccezioni, in casa mia ha giusto la funzione di soprammobile. Nonostante questo, da tempo - probabilmente qualcuno se ne sarà accorto - la questione continua a tenere banco sui quotidiani.

Il motivo è molto semplice e come al solito c'entra la politica. In pratica, prima che la vicenda si sbloccasse e fosse eletto Riccardo Villari, sono passati ben 5 mesi. Periodo in cui, tra ostruzionismi da una parte e dall'altra, ripetute mancanze del numero legale e sceneggiate varie, il posto è stato vacante. Poi è stato eletto questo Villari, che è un senatore del Pd eletto però coi voti del Pdl. E sapete perché? Perché chiunque andava bene purché non venisse eletto Leoluca Orlando, dell'Italia dei Valori (ovviamente sgradito alla maggioranza del Pdl). Da qui le ripetute sfuriate ("E' un omicidio politico!") di Antonio Di Pietro.

Non c'è niente di cui stupirsi di tutto questo; si tratta della prova provata che alla base di tutto c'è la politica. Non esiste campo in cui qualsiasi decisione amministrativa e/o di responsabilità prescinda dalla politica. E' come una piovra che ha i suoi tentacoli dappertutto. Non importa cosa una persona sa o non sa fare e quali sono le sue competenza, l'importante è che sia politicamente asservita al potere di turno. La prova? Fatevi un giretto a vedere la scheda di questo Villari, guardate che mestiere fa e pensate la competenza in materia televisiva di uno così. Forse, come dice .mau. nel suo blog, sa qualcosa perché magari ogni tanto la accende.

A proposito di "sapere qualcosa", vale la pena linkare un videoclip, passato anche da Striscia e segnalato da Travaglio nel suo blog, che riprende un gustoso (si fa per dire, ovviamente) siparietto televisivo. I protagonisti sono tre politici nostrani che discutono appunto della questione della vigilanza Rai.

Divertitevi (prima) e piangete (dopo). E poi pensate sempre in che mani siamo.


domenica 16 novembre 2008

Piccolo tributo a Obama

Come ho già scritto altre volte, sono contento che Obama l'abbia spuntata su McCain. Vedo la sua vittoria un po' come lo spalancare la finestra e fare entrare aria fresca in una stanza per troppo tempo rimasta chiusa. Il tempo dirà poi, com'è naturale che sia, se le aspettative di milioni di elettori americani (e non solo) saranno premiate o no. Ma di questo ne parleremo in futuro.

Nel frattempo continuiamo ancora un po' a goderci questa vittoria.




Buona domenica.





Nota:
le immagini che trovate nel filmato le ho selezionato da questa bellissima galleria su boston.com.

sabato 15 novembre 2008

Obama fa il suo primo discorso alla nazione. Su internet

Barack Obama ha rivolto oggi, 15 novembre 2008 (una data da segnare), il suo primo discorso alla nazione. Niente di straordinario fin qui, si tratta di una consuetudine di ogni presidente; ma con Obama è cambiato qualcosa, in quanto non si è trattato solamente del suo primo discorso da neo Presidente degli Stati Uniti, ma anche della prima volta che il famoso discorso è stato diffuso in rete.

Oltre ai tradizionali canali radiofonici, infatti, è stato inoltrato, sotto forma di video, via internet, e precisamente su Youtube (qui il video e qui il canale ufficiale), oltre che sul sito ufficiale del neo Presidente change.gov. Questa, come scrive anche il Corriere, è una novità destinata a diventare una piacevole consuetudine.

Che tra Obama e internet ci fosse del feeling si era già capito durante la lunghissima campagna elettorale; una campagna in cui la rete è stata uno dei protagonisti principali, che ha permesso oltretutto a Obama di raccogliere finanziamenti per circa 600 milioni di dollari. Una cifra, come scrive il Sole24Ore, che gli ha consentito il lusso di "rifiutare gli 84 milioni del finanziamento pubblico per non avere le mani legate dalle regole connesse all’uso di quattrini dei contribuenti."

Ve l'immaginate una cosa simile da noi? Follia! Obama dimostra di avere capito benissimo i meccanismi per rivolgersi ai giovani, e lo fa utilizzando gli stessi loro strumenti. Ha capito perfettamente che in un mondo in cui tutto ormai dipende dalla tecnologia non ha senso far finta che non esista o, peggio ancora, combatterla. E non è quindi un caso che al primo punto del suo programma "tecnologico" abbia garantito la totale libertà di internet.

Il paragone tra quanto accade al di là dell'Oceano e quanto accade da noi è impietoso. Là Obama si batte per libertà della rete e qua Berlusconi fa causa a Youtube. Là la politica e internet sono praticamente una cosa sola e qua ancora si discute di mettere i "bollini" ai blog, segnale inquivocabile che sarebbe più facile trovare un orso polare nel Gabon piuttosto che un politico che ci capisce qualcosa di internet.

E non lo dico io.

Pil e recessione

L'Italia è in recessione. Questa parolina quasi magica, che da un certo periodo di tempo aleggia sulle nostre teste come una sorta di spada di Damocle e che ci ritroviamo costantemente sbattuta nelle pagine dei quotidiani, ha da oggi una prerogativa particolare: l'ufficialità. Non è più insomma una vaga ipotesi suscettibile di variazioni dell'ultima ora, ma è reale. E non so quanto possa essere di conforto il fatto che praticamente mezza Europa sia nelle nostre condizioni, compresa - sorpresa - per la prima volta la Germania, un paese la cui economia, se non sbaglio, ha sempre viaggiato un po' più della nostra. Insomma, il "mal comune mezzo gaudio" in questa circostanza mi pare un po' fuori luogo.

Siccome io di economia, come ho detto spesso, ci capisco il giusto, mi sono fatto un giretto in rete per vedere di preciso cosa si intende con recessione. Più che altro per soddisfare una mia curiosità.

Sulla Wikipedia, ad esempio, c'è questa definizione:

Temporaneo ristagno, rallentamento degli affari e dell'attività economica in genere, con effetti meno gravi e profondi di quelli derivanti da una vera e propria CRISI.

Insomma, la recessione non è ancora la crisi, e di questo ovviamente siamo felici. Scendendo, si spiega più in dettaglio che i sintomi classici sono tra gli altri la diminuzione della produzione, l'aumento della disoccupazione, il calo dei consumi e, a volte, il generalizzato aumento dei prezzi. Tutti fattori contro i quali mi pare che stiamo effettivamente sbattendo la testa. Ci sono poi i tecnicismi (da qui, forse, la "recessione tecnica"), quando, come nella fattispecie, la suddetta recessione è causata dal secondo trimestre consecutivo in cui il Pil è percentualmente e costantemente calato.

Sostanzialmente, quindi, la recessione potrebbe essere vista come un aumento della povertà. Il calo dei consumi del quale si lamentano tutti, infatti, sta a significare con pochi margini di dubbio che la gente ha meno soldi da spendere e quindi compra di meno. Comprando di meno le aziende sono costrette a produrre di meno, che significa licenziamenti o cassa integrazione. Licenziamenti significa meno gente che può spendere e quindi meno gente che acquista; insomma un circolo vizioso.

Se, dopo aver letto la mia analisi da due soldi, non vi state già scompisciando dalle risate, potete cominciare a ridere adesso, perché appresa la notizia di questa benedetta recessione ufficiale, il buon Napolitano (quello dei discorsi soporiferi di fine anno) cosa ha fatto? Se n'è uscito con una delle sue leggendarie dichiarazioni: "Si impongono politiche di rigore e anche di sacrifici". Non so voi, ma io una frase di questo genere la intendo come un modo elegante per dire: "Mo' sono cavoli vostri, preparatevi a tirare la cinghia."

Prendetela come impressione personale, ma trovo che non ci sia niente di più insopportabile e ipocrita di un rappresentante della categoria dei politici che parla di sacrifici. Non per qualche motivo particolare, ma perché buon senso e intelligenza vorrebbero che chi predica una cosa si comporti in modo da poter essere additato come esempio. E quale è l'esempio (o meglio gli esempi) che ci arrivano un giorno sì e l'altro pure dalla categoria a cui appartiene il buon Napolitano? Forse Questo? Come possono predicare a noi il rigore e i sacrifici (noi che i sacrifici li facciamo per davvero tutti i giorni) delle persone che con protervia e ostinazione continuano a non voler rimunciare a nessuno degli assurdi privilegi di cui godono (compresi quelli vergognosi di cui parlavo l'altro ieri)?

Non si chiede molto a questi signori, se non il pudore di stare almeno zitti.

venerdì 14 novembre 2008

AVG si scusa offrendo un anno di licenza gratuita

Qualche giorno fa - forse qualcuno ne avrà sentito parlare - il noto antivirus AVG ha mandato in palla qualche milionata di pc, con a bordo Windows Xp, a causa della distribuzione di un errato aggiornamento del suo software antivirus. In pratica, dopo questo update, AVG riconosceva come trojan due file di sistema vitali per il funzionamento di Windows, e cioè user32.dll e winsrv.dll, consigliandone la rimozione. Ovviamente tutti quelli che hanno rimosso i due files in questione, si sono poi ritrovati col pc buono giusto come soprammobile. In breve tempo, anche se ormai il danno era fatto, è stato pubblicato il rimedio per cercare di rimettere le cose a posto, rimedio a cui sono seguite le scuse pubbliche della software house per l'errore commesso.

Alcune testate specializzate (qui prnewswire.de e qui hwupgrade.com) segnalano oggi che, oltre alle scuse ufficiali, è intenzione dell'azienda regalare ai clienti vittime dell'aggiornamento difettoso un anno di licenza gratuita del proprio software. Gli interessati verranno contattati direttamente dalla casa, a partire dal 24 novembre prossimo, per concordare le modalità dell'operazione. Il gesto dell'azienda mi pare meritevole, ma non posso esimermi dal fare una breve considerazione.

A mio parere, in generale, spendere soldi per acquistare un antivirus è una cosa totalmente priva di senso (almeno per i normali utenti casalinghi); non solo perché in circolazione esistono antivirus gratuiti più che validi, ma perché spendere soldi per tenere a bada le magagne dei vari Windows mi fa un effetto strano. Ci pensi Microsoft! E' come se io avessi una macchina di una certa marca che ha il difetto di perdere ogni tanto una ruota e dovessi pagare per montare sulla suddetta macchina un dispositivo che risolve tale difetto: ci pensi la casa costruttrice.

Gita alle Grotte di Frasassi e Cattolica. Breve resoconto fotografico

Lunedì scorso, complice un mio breve periodo di ferie sommato al ponte di S.Martino (cioè niente scuola), ne abbiamo approfittato per concederci una bella gita, una di quelle occasioni che per colpa degli impegni vari che assillano una famiglia, diventano sempre più rare.

I luoghi che abbiamo scelto sono quelli che vedete qui sopra, nel titolo del post. La gita è stata anche l'occasione per dare una "spolverata" al mio sito, da troppo tempo fermo lì e inutilizzato. Invece di limitarmi semplicemente a caricare le foto che abbiamo fatto sui vari Flickr e compagnia bella, ho pensato infatti di creare un paio di pagine web nuove per l'occasione.

Come fotografo, lo sapete, non sono un granché, comunque se volete dare un'occhiata a qualche immagine...

Eluana Englaro, la Cassazione dice finalmente la parola fine

Era da un po' che volevo scrivere qualcosa sulla vicenda di Eluana Englaro (foto), ma ho sempre rimandato in quanto perfettamente conscio dei limiti insiti nel mezzo "blog" quando si tratta di affrontare queste tematiche. Perché la vicenda di Eluana è, nel bene e nel male, espressione di una serie di aspetti (vita, morte, bioetica, religione, libero arbitrio, accanimento terapeutico, ecc...) che non possono, neanche volendo, essere trattati esaustivamente nello spazio di un post. Tuttavia, come feci a suo tempo per la questione Welby, una mia idea in merito ce l'ho ed è giusto che la esprima. E questa idea è che sono (e sono sempre stato) perfettamente d'accordo col padre di Eluana nel rivendicare con giusta ostinazione il suo diritto a decidere della "vita" di sua figlia, e non solo in quanto agli effetti di legge suo unico tutore.

Perché ho messo la parola vita tra virgolette? Perché, come per quanto avvenne per Welby, lo stato in cui versa Eluana non si può definire vita, né tanto meno una sua parvenza. E non lo dico io, lo dice la sua storia, di cui vi riporto un estratto qui sotto:

Dimessa dalla rianimazione nell'aprile 1992, viene portata in un altro reparto dell'ospedale di Lecco, dove è sottoposta a una serie di stimoli, nella speranza di un sempre più improbabile "risveglio". Intanto il padre, consigliato dal primario del reparto di rianimazione Riccardo Massei, chiede un consulto a vari specialisti. Ma il verdetto è sempre lo stesso: bisogna aspettare. Il lavoro che stanno facendo all'ospedale di Sondrio - dove Eluana viene trasferita nel giugno 1992 - è ineccepibile. Poi la solita frase: "La speranza è l'ultima a morire". In realtà la speranza si riduce ben presto a zero. Infatti dopo dodici mesi è possibile fare una diagnosi definitiva e sicura di stato vegetativo permanente, ossia irreversibile. La regione superiore del cervello (corteccia), compromessa come nel caso di Eluana da un trauma oppure da un'emorragia, va incontro a una degenerazione definitiva. E con essa tutte le funzioni di cui è responsabile: dall'intelletto agli affetti, e più in generale alla coscienza. Il limite dei dodici mesi è dato per assodato a livello internazionale. Tanto che, passato quel periodo, la British Medical Association e la American Academy of Neurology sostengono la legittimità di sospendere nutrizione e idratazione artificiale. Ma non in Italia, dove la maggior parte dei medici non si azzarda ancora a dire chiaramente che tenere in vita più a lungo questi pazienti possa essere definito accanimento terapeutico. Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l'intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto. Commenta Carlo Alberto Defanti, primario del reparto di neurologia dell'ospedale Niguarda di Milano, che ha visitato Eluana alcuni anni fa: "Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, dovrebbe essere chiaro a tutti che la sua condizione è priva di dignità. Di lei rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa per coloro che la assistono e che hanno ormai perduto da tempo la speranza di un risveglio e per i suoi genitori, che hanno perso una figlia ma non possono elaborarne compiutamente il lutto". La macchina legale si mette in moto tra il '96 e il '97. Defanti, su richiesta del padre, stila una prognosi definitiva: "In considerazione del lunghissimo intervallo trascorso dall'evento traumatico, si può formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita cognitiva". La corteccia cerebrale di Eluana è sconnessa dal resto del cervello. Per sempre. (fonte e articolo integrale qui)

Possono 17 anni trascorsi in questo stato essere definiti "vita"? A mio parere no, ecco perché condivido in pieno la sentenza della Cassazione di ieri che sostanzialmente dà il via libera all'interruzione delle cure e quindi a quella che molti continuano ostinatamente a definire vita: semplicemente perché non si può uccidere chi è già morto. Ed Eluana era già morta 17 anni fa, dopo che tutti i medici e i più accreditati specialisti internazionali avevano decretato lo stato vegetativo permanente e irreversibile.

Se c'è una cosa che a me personalmente dispiace - oltre alla vicenda stessa, naturalmente - è il fatto che il prolungarsi del tira e molla giuridico ha permesso a una moltitudine di soggetti senza alcun titolo di continuare a sputare sentenze che in realtà altro non erano che mere intrusioni di carattere esclusivamente ideologico. In definitiva, la decisione del padre la condivido perché è esattamente quanto vorrei che fosse fatto a me se mi trovassi nei panni della ragazza.

giovedì 13 novembre 2008

Rimborsi elettorali doppi: l'Italia dei Valori davanti a un muro

Tra le pieghe dell'informazione trova posto (anzi non lo trova, ve lo segnalo io) la notizia che è stato respinto l'emendamento col quale l'IDV intendeva porre fine una volta per tutte allo scandalo della doppia assegnazione dei rimborsi elettorali ai partiti. Due righe veloci di spiegazione.

Come forse molti di voi sanno già, grazie a un codicillo approvato con un consenso bipartisan mai visto - nel febbraio 2006 dal morente governo Berlusconi -, ai partiti vengono garantiti i rimborsi elettorali anche se vengono sciolte le camere e il governo cade prima della naturale scadenza della legislatura. Logica vorrebbe che una volta che un governo se ne va a casi i rimborsi gli spettino finché è in carica, ma quando si parla di soldi e politica secondo voi può valere qualsiasi forma di logica? E infatti il codicillo di cui parlavo prima è venuto proprio a dimostrare (anzi, a confermare) questa illogicità.

In pratica, quindi, i rimborsi elettorali vengono garantiti come se l'esecutivo precedente fosse ancora in carica e ci restasse fino al 2011. E non si tratta di bruscolini:

Per le forze politiche la fine anticipata della legislatura si trasformerebbe [si è trasformato, l'articolo è precedente alle elezioni, ndr] in un business finanziario, per lo Stato in un aggravio di costi pari a circa 300 milioni di euro. E a poco vale a questo punto il taglio del 10% al fondo annuale per i rimborsi scattato con la Finanziaria: l'aggravio per lo Stato sarà di 270 milioni anziché di 300.
I fondi elettorali di Camera e Senato ammontano infatti a circa 50 milioni di euro ciascuno e sono costituiti calcolando la cifra di 1 euro per ogni avente diritto al voto. Per le elezioni di aprile 2006 gli aventi diritto al voto erano precisamente 50.098.305 (47.258.305 gli aventi diritto al voto in Italia e 2.840.000 quelli all'estero). Da questo fondo ad ogni partito è attribuita una quota sulla base delle percentuali di voto ottenute. Una leggina ad hoc approvata con voto bipartisan a inizio 2006, poco prima di andare a votare, sancì il diritto dei partiti a continuare a incassare i rimborsi anche in caso di voto anticipato. Da qui l'affare: se la legislatura si esaurisce prima della sua naturale scadenza lo Stato deve comunque pagare le somme già maturate per tutti e cinque gli anni. Proprio in base a questa leggina Forza Italia ha potuto cartolarizzare i contributi che deve ancora riscuotere. (fonte)

E proprio grazie a questa "leggina", quindi, i partiti passeranno all'incasso dei doppi contributi: quelli della precedente legislatura (300 milioni di €, l'equivalente del prestito ponte concesso dallo stato ad Alitalia) sommati a quelli dell'attuale. Un'infamia doppia se si considera che molti partiti sono sempre gli stessi in entrambe le legislature. Altra cosa che spesso molti dimenticano, è che questi soldi sono pubblici, cioè miei e vostri che in questo momento state leggendo queste righe. E non conta niente neppure rifiutarsi (come ho fatto io) di andare a votare, perché questi soldi ci vengono presi - volenti o nolenti - dalle tasse che paghiamo.

Tornando alla notizia iniziale (inspiegabilmente passata sotto il naso dell'informazione), l'emendamento proposto dall'Italia dei Valori (che, per la cronaca, è stato presentato per la terza volta consecutiva, una ad ogni finanziaria) si è trovato davanti un muro. Granitico. Come tutte le volte precedenti. Destra e sinistra, sempre così brave a litigare su tutto, chissà come mai trovano sempre un punto comune su questi argomenti.

Due notizie di cui si conosce l'epilogo

In genere (l'informazione purtroppo è fatta così) si viene a sapere una notizia, magari roboante, che fa clamore, e poi tutto muore lì. Si sfrutta l'effetto emozionale del momento e poi basta. Proprio ieri, invece, la stampa ha riportato due notizie che magari non sono di per sé interessantissime, ma che tolgono almeno la soddisfazione di sapere com'è andata a finire.

La prima viene da Parma, e si riferisce alla nota vicenda del pestaggio di Emmanuel, il ragazzo ghanese preso a botte dal "commando" formato da alcuni agenti di Polizia Municipale del comune emiliano. Beh, pare proprio che la responsabilità sia la loro, e neanche di poco conto. Scriveva Repubblica ieri:

Otto agenti, un ispettore capo e un commissario capo della Polizia Municipale. Sono i vigili iscritti nel registro indagati della Procura di Parma per il presunto pestaggio di Emmanuel Bonsu Foster, il ragazzo ghanese di 22 anni fermato dal nucleo 'pronto intervento' del corpo nel corso di un'operazione antidroga al parco ex Eridania. Quaranta giorni dopo - racconta oggi 'Polis Quotidiano' - l'episodio che e' costato alla polizia municipale di Parma l'accusa di violenza e offese razziste, la procura ha formalizzato i capi di imputazione su cui procedere nei confronti di chi ha organizzato, coordinato e diretto l'operazione antidroga e di chi ha eseguito il fermo del ragazzo di colore e il successivo interrogatorio nella sede del comando di via Del Taglio: percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, violazione dei doveri d'ufficio. Reati commessi in concorso, con l'aggravante dell'abuso di potere. Secondo l'imputazione formulata dalla Pm Roberta Licci, il ragazzo non ha reagito con violenza quando e' stato fermato dagli agenti in borghese che non si sarebbero neppure qualificati. Bonsu avrebbe fatto l'unica cosa che poteva fare legittimamente: e' scappato. Uno dei vigili gli avrebbe puntato la pistola. Fermato a terra, il ghanese e' stato ammanettato. Secondo le accuse, uno dei vigili gli avrebbe tirato un pugno nel fianco mentre veniva condotto verso l'auto di servizio. Altre botte sarebbero arrivate durante il trasporto al comando. (fonte)

Non è che ci sia molto da aggiungere, se non la constatazione che tutto pare essersi fermato ai provvedimenti nei confronti dei vigili maneschi, ma nessuno pare abbia ancora chiesto scusa a Emmanuel.

La seconda notizia riguarda invece l'epilogo della tragedia dell'elicottero della Aereonautica italiana precipitato alla fine di ottobre in Francia, incidente che ha provocato la morte del capitano Stefano Bazzo e altri sette compagni. Pare, secondo i primi risultati dell'inchiesta, che le cause siano esclusivamente di natura tecnica, e più precisamente la causa di tutto sarebbe da ricercare nella rottura di una pala del rotore principale. Da notare che l'Aereonautica si è premurata di precisare che un inconveniente tecnico è la prima volta che si dimostra essere la causa di una tragedia in oltre 30 anni di attività di quel modello di elicottero. Dichiarazione che stride un pochino con molte delle testimonianze presenti in rete.

Pare che i vertici della nostra aviazione militare abbiano deciso, dopo i primi risultati dell'inchiesta, di mettere a riposo precauzionale anche l'elicottero con cui l'Aereonautica porta normalmente a spasso il Papa, in quanto pur essendo il modello differente da quello incriminato, monta lo stesso tipo di rotore.

Qui mi verrebbe una battutaccia, ma lascio stare.

mercoledì 12 novembre 2008

"Ne prendo atto" è tutto quello che sa dire?

Ieri ha fatto capolino la notizia che la Cassazione ha ritenuto non sufficienti (o non valide, non è ancora ben chiaro) le firme raccolte durante l'ultimo VDay. In pratica, dicono i giudici, nessuno dei tre quesiti referendari per i quali erano state chieste le firme avrebbe raggiunto la soglia minima di 500.000 adesioni necessarie per legge.

Le versioni sui reali motivi sono contrastanti; secondo alcune fonti non basterebbero le firme, secondo altre le firme sarebbero più che sufficienti e i motivi sarebbero da ricercare in quelli che in gergo si definiscono "vizi formali", addebitabili alle modalità tecniche con cui sarebbero state raccolte le suddette firme. Altro fattore - secondo alcuni - che potrebbe aver contribuito al "flop" potrebbe essere la presenza in commissione di valutazione della Cassazione del giudice Corrado Carnevale, noto per l'accanimento nell'attaccarsi ai cavilli.

Insomma, ancora i motivi reali non sono del tutto chiari. Quello che invece è chiaro è che Beppe Grillo non ha dimostrato, almeno finora, un gran senso di responsabilità. Chi, come il sottoscritto, si è recato a suo tempo in piazza a firmare penso si aspettasse un qualcosa di più del misero "Mi rimetto alla decisione della Cassazione, non voglio neppure discuterla, ne prendo atto" messo oggi, lì sul suo blog, a mo' di risposta . Una risposta che oltre a non essere di nessun chiarimento, induce a pensare che lo stesso Grillo non si presenterà neppure in Cassazione (com'è suo diritto, essendo promotore del referendum) per contestare la decisione.

Forse le centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza a firmare, dimostrando che una larga fetta della popolazione all'occorrenza è disposta ad alzarsi dalla sedia per un gesto concreto, meritavano qualcosa di più.

Ddl antiblog, ritorna lo spauracchio del "Levi-Prodi"

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Non c'è niente da fare, internet sta sulle scatole: è palese. Non si spiegherebbe altrimenti la riesumazione del defunto progetto "Prodi-Levi", meglio noto come l'"ammazzablog", che alla fine dell'anno scorso ebbe il merito di aver mostrato al mondo intero (qui il Times) la competenza, prossima allo zero, in fatto di internet e nuove tecnologie dei nostri politici. Il progetto, fortunatamente, ebbe allora vita breve; un po' per le proteste della blogosfera e di chi di internet ci capisce qualcosa, un po' per le prese di posizione di personaggi della cultura e dell'informazione di primo piano e un po' perché di lì a poco il governo Prodi sarebbe caduto con conseguente consegna al dimenticatoio di tutto il progetto.

La differenza tra quanto successe un anno fa e oggi sta solo nel fatto che allora, bene o male, quel disgraziato progetto di legge finì nell'home page di qualche giornale; oggi silenzio assoluto. Anzi, se non fosse per la stampa online specializzata la cosa non sarebbe neppure stata menzionata. E invece - fortunatamente - ne ha parlato l'altro ieri Punto Informatico riprendendo una segnalazione dell'avvocato esperto di internet Daniele Minotti, e quindi, a ruota, altri siti e blog.

In pratica il noto giurista ha scoperto che il suddetto progetto di legge, lungi dall'essere morto e sepolto, è tornato in circolazione nelle aule del Parlamento, seppur con alcune varianti rispetto all'originale dell'anno scorso. In sostanza il famigerato progetto di legge, realizzato con l'intenzione di riordinare e disciplinare il variegato mondo della stampa, equiparava i blog a una normale testata giornalistica, con l'obbligo quindi per il blogger di iscriversi al ROC, il registro degli operatori di comunicazione, con tutto quello che ne consegue: bolli da pagare e tutta una serie di formalità burocratiche da espletare. Il timore (neanche tanto infondato, a mio parere) degli oppositori a questo progetto era che in realtà il disegno stesso avesse una sorta di secondo fine, facilmente intuibile in presenza dell'obbligo di registrazione a un apposito registro, schedatura del blog e del blogger e relativo fardello burocratico da sobbarcarsi. Un progetto che, oggi come allora, dimostra (per l'ennesima volta) una sola cosa: i nostri politici non capiscono un'acca del funzionamento di internet. E qui, se proprio vogliamo dirla tutta, non ci sarebbe neppure niente di male; il problema è che forti di questa ignoranza pretendono di legiferare, con dispendio di tempo e risorse (nostre) che potrebbe essere utilizzato per cose più utili e urgenti (che non mancano).

La protervia con cui viene tenuto in vita questo aberrante progetto, dimostra anche che di fronte al gravissimo (secondo loro) problema di regolamentare internet, destra e sinistra sono uguali, perfettamente allineate di fronte al nemico comune. Internet, come osserva giustamente Antonio Di Pietro sul suo blog, è l'unico mezzo di informazione rimasto libero, che parte dal basso, dagli utenti, ed è guarda caso quello che regolarmente viene preso di mira. Il problema - e al tempo stesso la dimostrazione di quanto dicevo prima - è che è difficilissimo capirci qualcosa anche dell'ultima versione di questa aberrazione (qualche dettaglio lo trovate qui), tanto che viene il sospetto che lo scopo finale sia più quello di intimorire piuttosto che legiferare.

Comunque andrà a finire questa storia, rimane il cruccio e un profondo senso di tristezza mista a rassegnazione nel vedere che mentre il resto del mondo progredisce e si adegua all'inarrestabile avvento e consolidamente delle nuovo forme di comunicazione di massa (Obama ha messo al primo punto del suo programma la libertà di internet), da noi si regredisce, si continua a perdere tempo e risorse su progetti di legge che se fossero presentati in paesi normali gli autori si beccherebbero i ghigni e gli sberleffi dei colleghi.

Mi chiedo quale sarà il prossimo passo nell'assurdo caso in cui una tale mostruosità giuridica dovesse essere convertita alla fine in legge: l'obbligo di esibire la carta d'identità per parlare col megafono?


Aggiornamento 15,38.

La risposta della blogosfera, com'era prevedibile, non si è fatta attendere, come si può constatare qui. Punto Informatico segnala che sono online due petizioni: una contro l'iscrizione dei siti italiani al ROC (qui), e una rivolta al Presidente della Camera dei Deputati affinché stronchi sul nascere l'intero progetto (qui).

martedì 11 novembre 2008

Occhio per occhio

In genere non sono un sostenitore del modus operandi che si rifà alla nota Legge del Taglione, ma di fronte a quanto successo questa notte giù a Rimini sono ben lieto di ammettere che non avrei nulla in contrario se in casi come questo fosse applicata.

"Hi, my name is Elena", ovvero la nuova (si fa per dire) variante dello spam di Valentin

Una lettrice, che ringrazio, mi ha segnalato una e-mail che l'ha incuriosita. Ve la riporto qui sotto così come mi è arrivata:

Hi,

My name is Elena, I am 31 year and I live in Russian province. I work in library and I use computer after work when it possible.
I finded your address in internet and I decided to write you this letter.

I have 7-year daughter Angelina, her father abandoned us and we live with my mother.

Due to the financial crisis in our country my mother lost job and our situation became very difficult.

The prices for gas is very high in our region and we cannot use it to heat our home anymore.

The winter is coming and weather become colder each day. We worry if the temperature will below 0 degrees in our home, we will not be able to survive.

For heating our home during winter we need portable stove which give heat from burning wood. We have many wood in our region, but we cannot buy the
stove in local market because it costs equivalent of 193 Euros and very expensive for us.
If you have any old portable stove and you don't use it anymore, we will be very happy if you can donate it to us and organize transport of its to our address.
We are located 200km from Moscow. This ovens are different, they made from cast iron and weight about 100kg.

I downloaded our picture to free website and you can see it at:
http://elenaga.nextmail.ru/ourpicture.jpg
It is not of very good quality, but it will give you idea how we look.

I pray for your help.

Elena.

Non la faccio lunga più di tanto. Elena, la (finta) autrice di questo messaggio, dice nell'e-mail che fa la libraia, abita a circa 200 km da Mosca con la figlia di 7 anni, usa il pc della libreria nei ritagli di tempo e ha assoluto bisogno di una stufa portatile per riscaldare la sua casa, resa rigida a causa dell'inverno alle porte. Questa e-mail a me è arrivata tre giorni fa e sinceramente non avevo intenzione di scriverci un post, ma visto che mi è stata anche segnalata ho pensato che forse avrebbe aiutato qualcun altro a chiarire eventuali dubbi.

Non è poi che ci sia granché da chiarire. Si tratta infatti di spam, e precisamente dell'ennesima variante di una forma piuttosto fastidiosa e insistente che si trascina addirittura dal 1999 (sì, avete capito bene). E' probabile (anche se di questo non ho certezza) che dietro a Elena si celi il mitico Valentin, uno dei più famosi spammer russi, che continua a infestare le caselle di posta di milioni di utenti sparsi per il globo.

A titolo di curiosità, una versione molto simile a quella che vi ho riportato in questo post era già in circolazione un anno fa. Il messaggio, oggi, può essere leggermente diverso, sia nella forma che nel contenuto; i punti fermi sono comunque il freddo e la richiesta di aiuto, che a seconda dei casi può essere sotto forma di oggetti vari (stufe, coperte, ecc...) che di denaro. In ogni caso, penso di potervi tranquillamente consigliare di lasciarla (o lasciarlo, dipende) in balìa del suo freddo. Chi è interessato, trova l'indagine completa su Valentin qui.

lunedì 10 novembre 2008

Raccolta firme contro il lodo Alfano a quota un milione

Ha raggiunto quota 1.000.000 di firme la petizione lanciata da Antonio Di Pietro e dal movimento dell'Italia dei Valori all'indomani dell'approvazione definitiva - nel mese di luglio - del lodo Alfano. Secondo lo stesso Di Pietro 500.000 firme - il numero minimo necessario per poter indire il referendum abrogativo - era già stato raggiunto addirittura il primo giorno.

Sul lodo Alfano non è che ci sia granché da dire, o almeno niente che non si sappia già. Si tratta del provvedimento, da molti definito "porcata" (ne avevo parlato qui), col quale quattro figure istituzionali (Presidente della Repubblica, presidenti di Camera e Senato e Presidente del Consiglio) vengono sostanzialmente rese immuni da eventuali processi penali per tutto l'arco del loro mandato. A questo proposito vale la pena ricordare che dei quattro solo l'ultimo - l'attuale premier - è sotto processo (anzi sotto più di uno, ma vabbè...).

Questa legge, indipendentemente dagli esiti dell'eventuale referendum, per un motivo passerà sicuramente alla storia: le balle di contorno che ci hanno raccontato. Nella colonna qui a fianco trovate il link con le informazioni sulla raccolta di firme, che è ancora in corso.


Primo effetto Obama: aumenta la vendita di armi (per paura di perderle dopo)

L'altro ieri il sito RaiNews24 se n'è uscito con una notizia a mio parere piuttosto interessante: la vittoria di Obama ha comportato un'impennata piuttosto elevata della vendita di armi. E tutto questo nel timore che il neo eletto presidente degli Stati Uniti possa nel breve termine imporne forti restrizioni nella futura libera vendita in America.

Le armi, come è noto, negli Stati Uniti sono liberamente acquistabili da chiunque, tanto che si calcola che una famiglia americana su tre ne abbia una in casa. La Harward School of Public Healt ha su questo tema pubblicato un interessante studio giusto l'anno scorso. Scrive in proposito peacereporter.net:

La ricerca, pubblicata sul numero di febbraio della rivista Social Science and Medicine, ha incrociato i dati degli omicidi per arma da fuoco e non, insieme a quelli relativi al possesso di queste ultime. Negli Usa, si calcola, sono in circolazione oltre 200 milioni di armi da fuoco, circa una famiglia su tre ne possiede una e, ogni tre omicidi, due vengono commessi sparando. Facendo una classifica degli stati Usa secondo il possesso di fucili e pistole – gli stati del sud e quelli delle Montagne Rocciose sono in testa – i ricercatori della Harvard School of Public Health hanno scoperto che nei 12 stati con più armi pro capite, rispetto ai 12 che ne hanno meno, il tasso pro capite di omicidi per arma da fuoco è più alto del 114 percento, mentre il tasso di omicidi in generale è superiore solo del 60 percento: in sostanza, le differenze erano determinate solo dalla presenza elevata o no di armi da fuoco. Oltre a suggerire che per i potenziali criminali è più facile dotarsi di una pistola dove queste sono maggiormente presenti, secondo l’istituto i dati rivelano che una maggiore quantità di armi aumenta gli omicidi di uomini, donne e bambini, sia in casa sia fuori. (fonte)

Insomma, la paura negli Stati Uniti è che la "pacchia", con Obama, stia per finire; e non è certo un caso che la potente lobby americana delle armi, la National Rifle Association, abbia strenuamente appoggiato il candidato repubblicano McCain alle elezioni presidenziali.

domenica 9 novembre 2008

Ridiamo?

Beh, io ho cercato di trattenermi, ma non ci sono riuscito...




Buona domenica.

sabato 8 novembre 2008

Notizie in pillole (12)

Annullata la multa dell'Antitrust. Il Tar del Lazio ha annullato la multa per pubblicità ingannevole, inflitta la settimana scorsa dall'Antitrust a Telecom e Wind (ne avevo parlato nelle precedenti pillole), perché i messaggi pubblicitari non sarebbero di loro competenza non essendo Telecom e Wind operatori pubblicitari (?). Come osserva giustamente il buon Quintarelli (qui), sarebbe come se la Fiat non fosse responsabile di una sua dichiarazione con la quale afferma che le sue auto fanno 80 km con un litro.


Aumenta (forse) il canone Telecom. Restando nel campo della telefonia, vale la pena segnalare (visto che la cosa non è che abbia avuto molta risonanza) che Telecom ha intenzione di aumentare il canone per le linee di telefonia fissa. 1,26 € + iva mensili (attenzione: mensili, non bimestrali). E sapete quando è previsto questo aumento? Per Carnevale!


Festeggiamenti idioti. Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti e quelli del Pd hanno pensato bene di festeggiare (festeggiare che?), martedì scorso, tutti insieme al Pantheon a ritmo di musica, Veltroni in testa. E' un po' come vedere quegli scemi che quando uno fa 6 al Superenalotto se ne stanno tutti a festeggiare e a fare baldoria fuori dalla tabaccheria. (questa l'ho "rubata" a Spinoza ^_^)


Il danno maggiore. La Guardia di Finanza di Udine - nell'opulento e ricco nordest, quindi - ha recuperato 80 milioni di € frutto di un ingenoso sistema truffaldino escogitato da vari personaggi della zona per frodare il fisco. La notizia naturalmente non ha niente di particolare, in quanto di operazioni del genere, con cifre a volte più basse a volte più alte, si sente parlare con una certa regolarità. Ma tutte le volte che accade mi sorge sempre un pensiero: fa più danni l'extracomunitario che scippa la borsetta alla vecchietta - gesto comunque sempre deprecabile - o questa gente qua che sottrae fiumi di soldi alla collettività?


Calabria, dove l'impossibile diventa realtà. Per carità, se c'è qualcuno che dalla Calabria legge questro blog, puntualizzo subito che non ce l'ho coi calabresi, ci mancherebbe, anche perché storie come questa non sono prerogativa esclusiva di questa regione. Certo però che 33 anni per costruire (parola grossa, visto che non è ancora terminata) una diga danno un po' da pensare. Anche noi qui in Romagna abbiamo la nostra bella diga che ci disseta, specie durante l'estate, ma di anni per costruirla ne sono bastati 7.


Obama e internet. Apogeonline.com ha tradotto la parte del programma di governo di Barack Obama inerente a internet e alle nuove tecnologie. Ne riporto qui sotto un piccolo estratto (il resto lo trovate qui):

Garantire il pieno e libero scambio delle idee attraverso un’Internet libera e
il ricorso diversificato ai vari mezzi di comunicazione.
Proteggere la libertà di Internet: Internet deve il suo successo al fatto di essere il network più aperto della storia. Deve continuare a essere tale. Barack Obama sostiene fermamente il principio della neutralità della rete per difendere i benefici
della libera concorrenza su Internet.

Cioè, non so è sufficiemente chiaro: Obama ha messo al primo articolo del suo programma di governo la libertà di internet e quella degli utenti di scambiarsi liberamente informazioni. Noi abbiamo Berlusconi che ha fatto causa a Google.

Mi viene da piangere.


L'ultima di Cossiga. Stavo per mandare online queste pillole quando il feedreader di Google mi ha segnalato la comparsa su Repubblica di questo articolo. Si tratta dell'ennesimo concentrato di scemenze uscito dalla bocca di Cossiga (un altro di quelli che quando è ora di dare aria non si tira certo indietro). Vabbè, evito di commentare, se volete fatelo voi. (con calma, però, mi raccomando)

Ma parlare di povertà è fuori moda?

A prima vista è tutto bello. Le prime pagine dei quotidiani online sono infatti piene di notizie fresche e pimpanti: Obama la fa giustamente da padrone (comprese ovviamente le battute idiote di qualcuno), ma anche gli aggiornamenti sull'andamento della borsa sono frequenti, assieme a quello che succede sull'isola dei coglioni, ehm... famosi e le mega vincite al Superenalotto; senza contare che, essendo ormai avviati verso l'ultima parte dell'anno, impazzano per ogni dove i calendari delle bellone di turno, ovviamente anche questi sbattuti su ogni santa prima pagina.

Tutto bene quindi, o almeno così pare. Poi ogni tanto salta fuori una notiziola come questa, dove si dice che 7 milioni e passa di italiani (quasi il 13% del totale) sono praticamente alla disperazione, e la si tiene lì giusto il tempo per dire di averla pubblicata. Il buon Napolitano, poi, è fantastico, perché giusto l'altro ieri se n'è uscito con questa grande dichiarazione in cui dice che i paesi più poveri sono quelli maggiormente provati dalla crisi finanziaria globale.

Non ho ben capito a quale paese in particolare si riferisce, ma forse se dà un'occhiata un po' più approfondita a quello di cui è presidente una qualche idea se la può fare. 7,5 milioni di persone povere, certificate dall'Istat, non sono poche e forse la notizia, anche se è chiaro che dà fastidio (specialmente a quelli che continuano a dire che va tutto bene), meritava di restare visibile un po' di più, se non altro per ricordare come stanno le cose. E invece no, è sparita quasi subito, un po' come si fa quando si nasconde l'immondizia sotto il tappeto per non farla vedere.

Accanto a questa notizia, che bene o male comunque dai giornali è stata riportata, abbiamo quelle da trafiletto, le notizie tipo "fuitina" che non meritano la prima pagina perché tanto sono casi isolati. E così della ragazza 23enne, al 5° mese di gravidanza, sorpresa a rubare alla Standa di Milano carne e salumi per 67 euro e che in lacrime racconta in caserma al maresciallo dei Carabinieri che col suo stipendio da precaria ad arrivare alla fine del mese proprio non ce la fa, meglio non insistere; qualcuno potrebbe pensare che tra i famosi 7,5 milioni di disperati ce ne siano altre nella stessa situazione. Guai, che figura ci facciamo?

Insomma, non va tutto bene. Tremonti stesso ha detto che la crisi c'è, e la recessione del nostro paese è un fatto ormai conclamato e certificato. A nessuno ovviamente piace "gufare", ma quello che succede è sotto gli occhi di tutti (tranne quelli di certi telegiornali): è ancora in corso una delle più grandi menifestazioni studentesche dell'ultimo trentennio, gli scioperi non si contano più, la borsa se n'è già praticamente andata da un pezzo, il pane e la pasta sono da tempo ormai considerati beni di lusso, le auto non ne parliamo, il petrolio costa come tre anni fa e la benzina è sempre lì.

Forse non è ancora ben chiaro come siamo messi? Nonostante questo, la notizia bomba della supervincita in Calabria al Superenalotto rimane nelle prime pagine per giorni con tanto di gossip attorno, e il nostro premier se ne va allegramente a zonzo per i quattro angoli del globo raccontando barzellette e dando dell'imbecille a chi glielo fa notare. Non so a voi, ma a me, davanti a tutto questo, viene in mente quella scena del Titanic in cui si vede l'orchestrina che continua a suonare per tenere buoni i naviganti mentre la nave affonda.

venerdì 7 novembre 2008

Ma perché devo perdere tempo con le battute di Berlusconi?

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

In realtà non è che mi obbliga qualcuno, e oltretutto di cose ben più importanti da scrivere ne avrei, eccome se ne avrei; però... non so come dire, vivaddio noi questo qui ce l'abbiamo come Presidente del Consiglio, in qualche modo - volenti o nolenti - ci rappresenta. E non è un fatto secondario o poco importante che se ne vada in giro per il mondo a raccontare cretinate, perché poi agli occhi del mondo è come se parlasse a nome nostro.

Ecco, io penso che lui, ogni volta che dall'alto di qualche prestigiosa sede parla, dovrebbe premettere obbligatoriamente (ci vorrebbe una legge all'uopo) che parla solo a nome di quelli che l'hanno votato. A parte il fatto che anche tra quelli che l'hanno votato penso che siano molti quelli che più o meno velatamente prendono le distanze, questa cosa andrebbe comunque detta. E' vero, gli imbecilli - come dice lui - sono tanti (e ovviamente io mi metto tra quelli), ma non si capisce veramente perché continui indefessamente a farsi del male da solo. La battuta su Obama è stata infelice (lo stesso presidente russo che era al suo fianco è rimasto perplesso), questo è chiaro a tutti: non sarebbe quindi stato logico chiudere tutto il più velocemente possibile e farla finita lì? E invece no, lui continua, in un crescendo di repliche e controrepliche che hanno molto di masochistico e poco di razionale.

Il risultato? Fatevi un giro in rete e leggete cosa racconta di noi la stampa mondiale. Andate sulla BBC, oppure sul Washington Post, oppure sul Telegraph, oppure sul New York Times (di questo articolo leggete i moltissimi commenti scritti da italiani che si dissociano dalla cretinata e da chi l'ha detta), andate a leggere che bella figura internazionale stiamo facendo. "Stiamo", mica "sta", perché appunto è come se quella stupidaggine la pensasse l'Italia intera. Insomma questo signore è ora che si renda conto che quando interviene ai vertici internazionali non sta parlando tra le bancarelle del mercato del venerdì a Santarcangelo di Romagna. Queste figure imbarazzanti se le tenga per lui, noi, "imbecilli", non vogliamo averci niente a che fare.


Aggiornamento 08/11/2008.

L'ha lasciato per ultimo, ma alla fine uno squillo gliel'ha fatto.

Google, i dirigenti a processo (e la rete un po' meno libera)

Forse era inevitabile che finisse in questo modo, anche se fino all'ultimo molti hanno sperato che la vicenda avesse un epilogo diverso. Così invece non è stato: pazienza. Mi riferisco ovviamente alla querelle giudiziaria che vede coinvolta Google in merito alla nota vicenda del video del ragazzo down di cui avevo parlato anch'io tempo fa.

L'accusa, secondo il pm che ha alla fine rinviato a giudizio i quattro dirigenti di Google Italia, sarebbe di concorso in diffamazione e violazione della legge sulla privacy. Questa, formalmente, è l'imputazione; un'imputazione che dietro al burocratese legislativo nasconde in realtà un secondo significato, che è ben noto a chi ci capisce un po' di internet: e cioè che il fornitore di un servizio deve essere ritenuto responsabile dell'uso che di tale servizio fanno gli utenti.

Una cosa che, se analizzata nell'ambito della struttura stessa della rete, non sta (evidentemente non per tutti) né in cielo né in terra. Di paragoni ne sono già stati fatti a bizzeffe: è un po' come se Telecom fosse ritenuta corresponsabile nel caso di minacce telefoniche di un utente verso un altro, come se il solo fatto di mettere a disposizione le linee comportasse una respondsabilità oggettiva verso l'uso che di queste linee fanno gli utenti. Il caso Google è la stessa identica cosa.

Nel caso poi in cui Google si ritrovasse alla fine del processo con una condanna sul groppone, si creerebbe un pericoloso precedente e si affermerebbe in sostanza il principio di cui sopra, che è, come ho già detto, totalmente incompatibile col sistema in cui è strutturata non solo la rete in generale, ma lo stesso servizio offerto da Google. Come osserva infatti giustamente PI, se in qualche misura è anche possibile tramite appositi software evitare che vengano caricati video o materiale protetto da copyright, non esiste alcuna tecnologia di filtering in grado di "capire" se e quando un video pubblicato dagli utenti vìola le leggi sulla diffamazione o cose simili. Lo potrebbe fare solo un umano.

Le conseguenze sono facilmente immaginabili: avete idea di quante persone occorrerebbero per esaminare la mole di video che giornalmente vengono caricati dagli utenti? Google farebbe prima a chiudere il servizio. E cosa avremo ottenuto così? Una rete più "pulita", certo, ma sicuramente meno libera.

giovedì 6 novembre 2008

Barack Obama, il relativo malware è già in circolazione

Non hanno evidentemente perso tempo gli untori della rete. Appena 12 ore dopo la proclamazione della vittoria di Obama, e relativo discorso, erano già in circolazione più e-mail truffaldine che, fingendo di comunicare ai destinatari i dati precisi sui risultati delle elezioni, in realtà installavano nel pc degli ignari utenti un trojan, che The Register identifica come Trojan-PSW:W32/Papras.CL.

Il trucchetto utilizzato è molto semplice, e si avvale dell'invio a ignari utenti di un messaggio tipo questo:

(fonte immagine: xenicom.net)


Il mittente (falso anche quello, ovviamente) può essere quello dell BBC, della CNN o anche di una fonte governativa americana. Sempre secondo quanto riporta The Register, cliccando sul link si viene reindirizzati verso una pagina web in cui è presente un video di Obama, per vedere il quale, però, è richiesto il download di un file .exe che apparentemente dovrebbe essere un aggiornamento di Adobe Flash Player, indispensabile per poter visualizzare correttamente il filmato.

Ovviamente il file infetto si nasconde proprio nel finto aggiornamento, che una volta scaricato e aperto installa nel pc il trojan che accennavo sopra.

Non ho notizie, per ora, della diffusione di questa e-mail in Italia, ma tenere gli occhi aperti - specialmente se si usa Windows - evitando accuratamente di cliccare su qualsiasi link che ci piove nella casella di posta, non fa mai male.

Enzo Biagi, è già passato un anno

Da quanto ho potuto leggere spulciando il feedreader di Google, nessun quotidiano italiano si è degnato, oggi, di dedicare un trafilettino per ricordare che un anno fa, era il 6 novembre, moriva Enzo Biagi. Lo so, in fondo in fondo stava un po' sulle palle a tutti, e ben poco da spartire aveva con l'attuale concetto di informazione, ma una riga avrebbero potuto scriverla.

E' lo stesso: quelli che l'hanno sempre stimato ne conservano comunque intatto il ricordo.

Che la forza sia con lui


Considerando che dall'ultima scemenza simile a questa alla relativa smentita sono passate circa 24 ore, è probabile che entro la mattinata di oggi il nostro pimpante premier faccia retromarcia, dicendo ovviamente di essere stato frainteso.

A parte questo piccolo dettaglio insignificante, non so se avete notato che da un po' in qua la minaccia del ricorso alla forza per cercare di tenere a bada chi si oppone a qualsiasi titolo alle decisioni dell'esecutivo, comincia a essere piuttosto frequente. All'inizio era la Polizia a Napoli contro chi manifestava davanti alle discariche, poi sono arrivati i famosi duemila militari a zonzo per la penisola - a proposito, qualcuno ha saputo più niente? -, poi la minaccia di fare intervenire la Polizia nelle scuole di cui parlavo prima e adesso di nuovo contro chi manifesta contro la Tav.

Beh, penso che quelli che tempo fa si lamentavano del fatto che, lentamente, il nostro paese si sta trasformando da democrazia in stato di Polizia forse non erano tutti pazzi visionari.

mercoledì 5 novembre 2008

Ciao Michael Crichton

Leggo adesso sul sito della BBC della morte a 66 anni, dopo una coraggiosa battaglia contro il cancro, di Michael Crichton (foto), medico, regista, sceneggiatore e scrittore di libri di fantascienza. Non ho mai letto niente dei suoi libri, anche se alcuni mi sono passati per le mani (più che libri direi mattoni), ma film in qualche modo ispirati ai suoi romanzi ne ho visti.

Quello che ovviamente all'epoca mi lasciò più piacevolmente "sconvolto" fu il celeberrimo Jurassic Park (un film in cui l'ambientazione e i protagonisti - i dinosauri - ricordano un po' il nostro Parlamento), per i suoi effetti speciali, la trama e soprattutto l'elevatissimo grado di definizione e realismo con cui vennero realizzati e riportati in vita i mitici animali preistorici.
Dispiace quindi della tutto sommato prematura dipartita di questo personaggio, e dispiacerà di più soprattutto ai cultori e agli appassionati di fantascienza e tecnologia.


Ma non è colpa di Gasparri

Lo ammetto, diventa sempre più difficile cercare di tradurre in linguaggio scritto quello che si prova quando si leggono dichiarazioni tipo questa. Sembra un sogno, anzi un incubo, un incubo dal quale ci si vorrebbe svegliare ma non si può, perché è reale: queste persone sono davvero al governo. E neppure il fatto che non sia colpa sua, ma nostra che l'abbiamo mandato lì, è di qualche consolazione.

Cosa ha dimostrato Gasparri con questa uscita? Niente di particolare, o meglio niente che non si sapesse già, e cioè il fatto acclamato e già stranoto che la maggioranza dei nostri politici deve comunque dare fiato alla bocca, fosse solamente (come in questo e molti altri casi) per dire una cretinata. Una cretinata davanti alla quale è perfino inutile cercare di mettere insieme un discorso articolato per cercare di spiegarne la portata. Tutto inutile.

E quindi, istintivamente, ti viene da maledire tutto e tutti, compreso quello che ha permesso a Gasparri di avere un microfono davanti alla bocca. Penso che Berlusconi sarà contento di avere uno così tra i suoi, non può non esserlo. E ti viene anche da maledire questo paese in cui nonostante tutto siamo costretti a vivere, un paese sempre pronto a lamentarsi di tutti e di tutto salvo poi precipitarsi in massa a votare sperando che cambi qualcosa, quando l'unica cosa che può cambiare sono i nomi ma la sostanza no. Perché da noi la politica non è quella del fare ma del dire: tutti a fare dichiarazioni insignificanti e insulse che hanno come unico fine quello di controbattere a quelle dell'avversario. Basta, di più non riusciamo a fare.

In America abbiamo visto file interminabili di persone che si recavano ordinatamente a votare. Ragazzini di 15 0 16 anni con le bandiere di Obama o di McCain. L'america avrà tanti difetti ma non quello di non essere una democrazia vera, sentita, unita, dove il recarsi alle urne è sintomo di felicità e massima espressione dell'orgoglio nazionale. Da noi si va a votare col muso, spesso (giustamente) incavolati perché costretti a scegliere il meno peggio.

Ve l'immaginate da noi i ragazzini con le bandiere di Veltroni o Berlusconi?

Anche Antonio Di Pietro cade sulle... scie chimiche

Dispiace, sinceramente, vedere come anche Antonio Di Pietro (foto) sia caduto vittima delle famigerate scie chimiche, e sia quindi andato ad ingrossare le fila di quelli (tanti) che purtroppo continuano a seminare disinformazione e ingiustificato allarme riguardo all'argomento.

Per quelli che non lo sapessero - una delle poche forme di ignoranza che non comporta conseguenze serie - le scie chimiche sono semplicemente una cosa che non esiste, ma che i sostenitori di questa strampalata teoria ("sciachimisti") continuano senza sosta a divulgare e a definire reali. In pratica, secondo questa gente qua, saremmo di fronte a una forma di complotto, dalle dimensioni non ben definite, che prevede che le normali scie di condensazione prodotte dagli aerei contengano in realtà agenti chimici e/o batteriologici che vengono volutamente rilasciati nell'atmosfera per scopi non ben precisati (c'è chi dice meteorologici, chi climatici, chi governativi o militari, ecc...).

Ovviamente, senza bisogno di consultare la Wikipedia o di scomodare il colonnello Giuliacci, è sufficiente il buon senso per capire che una cosa del genere può trovare posto solo nella testa di qualche paranoico con la fissa del complottismo a tutti costi, ma tant'è. Ecco perché dispiace che pure il buon (e a questo punto un tantino ingenuo) Antonio Di Pietro abbia praticamente avallato questa teoria presentando, il 17 settembre scorso, un'interrogazione proprio su questo tema.

In attesa che lo stesso leader dell'Italia dei Valori, conscio della cantonata presa, ritiri l'interrogazione, suggerisco la lettura di questo divertente articolo di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale, che è forse quello che più di tutti si è speso (e continua a spendersi) per tentare di ridurre alla ragione i complottisti delle scie chimiche.

martedì 4 novembre 2008

Barack o John?

E' arrivato infine il grande giorno: oggi l'America decide se affidare il proprio futuro a Barack Obama, quello che tutti indicano come la novità e il cambiamento (l'unica novità certa, per ora, è che se fosse eletto sarebbe il primo presidente afroamericano della storia), e John McCain, l'attempato senatore repubblicano ex reduce del Vietnam.

Non ho granché da dire su queste elezioni, anche perché sarebbe difficile aggiungere qualcosa che non sia già stato detto da quando è iniziata la campagna elettorale. Una campagna che - avrete notato - ha tenuto banco tantissimo anche qui da noi, probabilmente addirittura in misura maggiore rispetto alle nostre di elezioni (il ché, sotto un certo punto di vista, è più che giustificabile).

Personalmente ho una simpatia maggiore per Obama, ma non mi faccio grosse illusioni sul grande cambiamento che dovrebbe avvenire con la sua ipotetica entrata alla Casa Bianca, tanto meno per quanto riguarda la politica estera. Magari, ecco, starei un po' attento a non prendere per oro colato i sondaggi che lo danno per ora come quasi sicuro vincitore. Ricordiamoci che il grosso degli americani voterà oggi, e, come è noto, quanto si dichiara nei sondaggi telefonici e quanto si sceglie in sede elettorale non sempre coincide, anzi, molto spesso è tutt'altra cosa. Senza contare che il rischio che tra i 120 milioni che voteranno oggi si nasconda una quota non indifferente di quelli che stravedono per il razzismo, il militarismo e il conservatorismo è tutt'altro che campato per aria.

L'unico pensiero che un po' mi consola, è che chiunque vincerà sarà senz'altro meglio di quello uscente.

Gerontocrazia televisiva

Mi riprometto sempre di non parlare più di televisione, ma poi inevitabilmente ci ricasco. Anzi, diciamo che io vorrei non parlarne più, ma spesso non posso farne a meno, visto anche quello che sta accadendo. E non mi riferisco specificamente al malore avuto in diretta tv da Andreotti durante la sua miliardesima comparsata in tv (o almeno non solo a quello), ma a tutto il resto.

Che la tv sia vecchia è cosa nota: vecchia nei contenuti, vecchia nel non saper rinnovarsi, vecchia nel non decidersi a rischiare un pochino, vecchia nel non aver il coraggio (e forse la possibilità) di liberarsi dal giogo della sudditanza economica e politica (per colpa della quale continua a rovesciarci addosso una montagna di balle a cui una buona fetta dell'utenza continua allegramente a dare credito). Insomma il lato peggiore del vecchio. Eh sì, perché in genere l'associazione vecchio = deleterio è automatica, un assioma quasi naturale.

Quando ero piccolo - ricordo - i miei genitori mi dicevano spesso che i vecchi non andavano considerati come una cosa inutile, da buttare, da parcheggiare da qualche parte in attesa del fatidico passaggio. Viceversa erano un qualcosa da valorizzare, una fonte inesauribile di saggezza da cui imparare molte cose. Questo è vero nella vita reale (chi ha ancora i nonni lo può verificare di persona), ma non vale per la tv. E anche questo è facilmente verificabile; provate a guardare il vecchio che appare in tv: cosa c'è di buono in tutto questo? Cosa si può imparare dall'esperienza di Cossiga? e da quella di Andreotti? e da quella di Licio Gelli? (foto) Qual è l'insegnamento che possono portare alle nuove generazioni queste persone qua?

Non so se avete letto che proprio Licio Gelli, uno dei personaggi più impresentabili, protagonista di uno dei periodi più cupi della nostra storia recente e titolare di una sfilza di condanne da guinness dei primati, sta per tornare in tv con un programma televisivo su Odeon Tv. E' la resa: la resa della tv di fronte alla gerontocrazia di ritorno. E' semplicemente riportare in superficie il marcio e il putridume che sta in fondo al pozzo, dove dovrebbe restare. Non esiste più alcun motivo plausibile per cui Andreotti e Gelli vadano in uno studio televisivo, se non quello di un estremo tentativo di cercare di far credere che questa gente abbia ancora qualcosa da dire. E allora gli si dà la possibilità di parlare, anche se ad ascoltare è rimasta solo la casalinga di Voghera più altri quattro gatti che ancora credono che ciò che passa in tv sia la sacra verità.

Quattro gatti, appunto, che diventano sempre di meno perché basta un attimo; basta che uno abbia la possibilità di distogliere lo sguardo, e interrompere così l'"ipnosi", per rendersi conto di come stanno le cose.

Ah, avrei una proposta riguardo a Gelli: invece di Odeon Tv, una bella prima serata il sabato su Raiuno, così la schiantiamo e non se ne parla più.

lunedì 3 novembre 2008

Google Street View, come la mettiamo con la privacy?

Il 25 maggio dello scorso anno Google ha arricchito la sua già corposa offerta di web-servizi con Google Street View, una sorta di gigantesco occhio vagante che, integrandosi nel già noto Google Maps, consente la visione tridimensionale a livello di strada di molte aree metropolitane. Il servizio inizialmente poteva essere utilizzato solo all'interno di alcune grandi città americane (New York, San Francisco, Denver, Miami e Las Vegas). Poi si è allargato a quasi tutte le più grandi città del pianeta.

Da qualche giorno - probabilmente qualcuno di voi ne sarà già al corrente - questa sorta di grande fratello guardone è sbarcato anche da noi, anche se (per ora) limitato a tre sole zone: Milano, Firenze, Roma e il Lago di Como. La sua utilizzazione è piuttosto semplice: qui trovate l'home page, mentre questa qui sotto è una cattura tratta della prima schermata che appare. Le zone per ora raggiunte dal servizio sono rappresentate dal simbolo della macchina fotografica.


Cliccando su ognuna delle icone e allargando lo zoom, come da suggerimento del software stesso, ecco che si entra all'interno della mappa della città selezionata. A questo punto è sufficiente muovere la piccola icona dalle sembianze umane nella direzione voluta, ed ecco che è possibile muoversi all'interno della città proprio come se si stesse camminando per le vie.

Tutto bello quindi? Apparentemente sì; è possibile andare in Piazza San Pietro, al Colosseo, passeggiare per via Montenapoleone a Milano e via di seguito. Ma, come in tutte le cose, c'è un ma: come la mettiamo con la privacy? Guardate queste due immagini.



La prima delle due l'ho catturatta "passeggiando" sul Ponte Vecchio, a Firenze, mentre la seconda in Piazza Castello a Milano. In entrambe sono riconoscibilissime le sagome delle persone, i mezzi utilizzati e molti altri particolari. Perfino i visi dei soggetti e i numeri di targa dei loro mezzi sarebbero perfettamente riconoscibili se non fossero offuscati. E qui viene il bello, perché l'offuscamento non l'ho fatto io modificando le immagini, ma è il risultato di un algoritmo introdotto da Google proprio per questo scopo.

La misura si è resa necessaria in quanto, com'era del resto facilmente prevedibile, le proteste fin dall'inizio non sono mancate, anche da parte di molte associazioni per i diritti civili. Non solo per la messa in piazza "virtuale" di persone e di numeri di targa, ma anche perché può risultare parecchio fastidioso imbattersi in uno dei mezzi con cui Google sta fotografando e mappando ogni angolo delle nostre città (qui sotto vedete una delle suddette macchine alle prese con un poliziotto in quel di San Francisco).

(fonte immagine: punto-informatico.it)

Capite anche voi che imbattersi in uno di questi mezzi mentre magari si sta tranquillamente passeggiando per le vie della città, cosa che prossimamente potrebbe capitare con elevati margini di probabilità, potrebbe essere anche un tantino inquietante.

Anche perché, se è vero che comunque vengono resi irriconoscibili i dettagli di cui sopra, tutto il resto risulta liberamente visualizzabile, compresi i minimi particolari. Tanto per fare un esempio, .mau., sul suo blog, ha messo qualche giorno fa l'immagine di una sua finestra di casa catturata proprio da Street View. E' vero che l'acquisizione degli scatti è perfettamente legale in quanto si tratta di immagini catturate per strada, non in tempo reale e delle quali è possibile in ogni momento chiedere la rimozione attraverso l'apposito modulo presente sul sito di Google, ma qualche perplessità a me (ed evidentemente non solo a me) rimane comunque.

domenica 2 novembre 2008

The Furor

Lo so, a giudicare dalle canzoni che ho caricato finora su Youtube non si direbbe, ma tra le mie passioni musicali c'è anche l'heavy metal, una passione che mi è stata trasmessa da mio cognato alcuni anni fa quando mi fece ascoltare Powerslave, degli Iron Maiden. Da lì è partito tutto, e oltre agli Iron ho poi scoperto i Metallica, gli Ac/Dc, e altri.

Molti guardano perplessi a questo particolare genere musicale, perché spesso ritenuto eccessivamente "casinaro" o trasgressivo. Idea (sbagliata) entrata nell'immaginario collettivo (rock = musica del diavolo) grazie alla vasta pletora di cretini (compresi purtroppo molti gruppi) pseudosatanisti che accompagnano le loro demenziali scorribande utilizzando proprio la musica rock come sottofondo. Anche la Chiesa ci ha spesso messo del suo, ogni volta che - evidentemente a corto di cose più importanti di cui occuparsi - ha dato fiato alle trombe tramite molti dei suoi "portavoce".

Chi invece usa un po' di raziocinio sa benissimo che l'hard rock è un genere musicale come qualsiasi altro; coi suoi pregi e le sue peculiarità. Poi, che piaccia o meno, è ovviamente un altro discorso.

Questa qui sotto è The Furor, tratta dall'album Ballbreaker degli Ac/Dc.

Buona domenica.

sabato 1 novembre 2008

Notizie in pillole (11)

Tagli? Anche alla scuola privata. Senza grossi clamori è venuta fuori la notizia che i tagli decisi dal governo - quelli che hanno determinato tutto il casino e le manifestazioni studentesche di questo ultimo periodo - sono previsti nel 2009, nella misura di circa 133 milioni di €, anche per la scuola privata. Immediata, naturalmente, la protesta della Fism.


Botte da orbi (tra studenti). Pare che se le siano date di santa ragione, mercoledì scorso in Piazza Navona, studenti di estrema destra e di sinistra nell'ambito delle proteste anti Gelmini. Non si capisce se faccia più danni la stupidità o la politicizzazione dei movimenti. O entrambe le cose insieme.


Interviste. Nel caso vi fosse sfuggita, il 23 ottobre Cossiga ha rilasciato ad Andrea Cangini, di quotidiano.net, questa intervista:

ROMA - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti».
Presidente, il suo è un paradosso, no?
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere?
«In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».
E` dunque possibile che la storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».
(fonte)


Multe e telefonia. Grande risalto mediatico alla multa inflitta dall'antitrust ad alcuni operatori di telefonia mobile per pratiche commerciali scorrette. In pratica questi signori ingannavano gli utenti (con particolare preferenza verso i ragazzini) con la promessa di suonerie gratuite per il cellulare che in realtà gratuite non erano affatto. Peccato che nessuno, oltre a riportare l'entità delle multe, si sia preso la briga di fare un raffronto tra queste e quanto guadagnato. (ricordate Tim e Vodafone in agosto?)


Torna la salva manager? Questo governo - è ormai sotto gli occhi di tutti - si è dato una missione: salvare quanta più gente possibile. Naturalmente per "gente" si intende politici, manager e compagnia cantando dalle grane giudiziarie. Ricordate la norma salva manager, infilata di nascosto nel decreto Alitalia, che aveva fatto annunciare a Tremonti "O va via l'emendamento o va via il ministro dell'Economia!"? (salvo poi scoprire che lo stesso Tremonti era tra i firmatari in prima battuta) Bene, il codicillo pare sia ricomparso, secondo Repubblica di giovedì scorso, all'interno di un nuovo ddl ("Delega al Governo per il riordino della legislazione in materia di gestione delle crisi aziendali") messo in campo dal governo. C'è poco da fare: sono senza vergogna e senza ritegno.


Addio colazione al bar. Gli effetti della crisi economica si vedono anche dalle piccole cose, tipo quella di cominciare a disertare la colazione al bar, abitudine tanto cara a molti milioni di italiani (compreso il sottoscritto). Secondo quanto riporta finanzautile.org, per un semplice cappuccino e cornetto si paga quasi il 15% in più rispetto all'anno scorso. Il raffronto diventa poi imbarazzante se si compara con quanto avveniva con le lire.


Elezioni europee senza sbarramento. Pare che S.E., il Cav. Berlusconi, dovrà ingoiare il rospo di non riuscire a cambiare in tempo legge elettorale prima delle prossime elezioni europee. Tutto come prima quindi: rimane il voto di preferenza (almeno lì) e niente sbarramento al 5%. Grande gioia di Casini e dei partitini nani.


Ritorni insperati. Gina Lollobrigida, 81 anni, ha appena dichiarato che tornerebbe volentieri davanti alla macchina da presa. Che so, il T-Rex nel prossimo Jurassic Park? (è una battuta, ovviamente: grande Lollo!)