giovedì 31 gennaio 2008

Non sono solo gli mp3 a essere "degradati", ma anche certi legislatori

Quando dico (e non solo io) che i nostri legislatori capiscono di tecnologia come un ciuco capisce di fisica quantistica, non vado molto lontano dal vero.

L'ultimo in ordine di tempo di tali esempi, ce l'ha offerto un comma della nuova legge sul diritto d'autore appena licenziata, che avendo avuto sia l'approvazione della Camera che del Senato, attende solo di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e non può più essere modificata. Ecco il testo del comma:

"È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro"

Come osserva giustamente Andrea Monti su Repubblica, chi ha scritto la legge, forte della sua evidente (in)competenza in materia, non si è reso conto che gli mp3 che gli utenti scaricano allegramente dai circuiti p2p, e non solo, rientrano a pieno titolo nel concetto di musica degradata, in quanto questi tipi di file altro non sono che delle versioni compresse delle normali tracce audio che si trovano nei cd musicali.

Certo, nel comma viene messo in evidenza che la libera pubblicazione di questi file deve essere "per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro", e, più genericamente (forse troppo), viene indicata la "rete internet" come mezzo di diffusione. Ma se si prende alla lettera tutto ciò, è facile trarne le conseguenze, come del resto ha ottimamente illustrato lo stesso Monti nell'articolo:

"Di conseguenza, il comma permetterà "di pubblicare mp3 coperti da copyright, senza autorizzazione dai detentori di diritto d'autore: su siti web o anche su server peer to peer, il mezzo non conta. Lì si parla infatti solo di "pubblicazione su internet". L'importante - dice il comma - è che lo scopo sia didattico o scientifico, quindi per esempio posso immaginare un sito che pubblichi la discografia di un autore a scopo di commento e recensione. Oppure una rete peer to peer dei conservatori che mettono la musica a disposizione degli allievi, per studiarla. Tutti usi permessi, se si interpreta in modo letterale la legge".

In attesa che il Ministero fissi le regole attraverso le quali chiarire esattamente le caratteristiche degli usi "didattici e scientifici", con le quali probabilmente si rimedierà a questa "gaffe" legislativa, godiamoci questo periodo di "tolleranza" augurandoci che i nostri politici non si avvalgano della stesso livello di competenza quando si tratta di legiferare su materie più serie e delicate.

Per il nostro bene.

Internauti popolo di scrocconi? Forse, ma...

"Clicco, scarico, non pago. Tre semplici atti che hanno portato alla crisi, in pochi anni, un'intera industria, quella discografica". Inizia così un articolo, a firma Ernesto Assante, pubblicato l'altro ieri su Repubblica. Un articolo pregevole, nel suo insieme, ma abbastanza infarcito dei soliti luoghi comuni e delle solite generalizzazioni che alla fine tendono un po' a svilire il tutto e danno l'impressione a chi magari se ne intende poco che le cose stiano effettivamente così.

In sostanza, il popolo della rete viene dipinto come una mandria di scrocconi sempre pronti ad avere tutto, subito e gratis beni o servizi che prima si pagavano. Scrocconi che avrebbero (secondo Assante) portato addirittura a una crisi irreversibile l'industria discografica. Beh, forse qualche distinguo è necessario.

E' indubbio che con l'utilizzo di massa di internet (che poi, se facciamo il confronto con altre realtà europee, ci accorgiamo che tanto di massa non è) qualcosa è cambiato. Si fanno tante cose e si può usufruire di tanti servizi prima impossibili: penso alla possibilità di gestire il proprio conto corrente da casa, di pagare le fatture da casa, di prenotare una vacanza o un albergo da casa, di ricevere le bollette via web eliminando la carta, e così via. Vantaggi e comodità indiscutibili rese possibili dal fatto che la rete è per sua natura traffico di dati: tutto ciò che prima aveva una consistenza fisica si trasforma in bit e viaggia da un computer a un altro, da un paese a un altro, da un capo all'altro del globo. Istantaneamente.

E tutto questo, volenti o nolenti, è irreversibile, non si può più tornare indietro. Sarebbe interessante chiedere ad Assante se tornerebbe volentieri indietro nel tempo, magari ricominciando a scrivere i suoi articoli con una macchina da scrivere manuale, o magari addirittura con carta e penna invece che col pc. Così come sarebbe interessante chiedere a chi utilizza tutti i servizi online di cui parlavo prima di rinunciarci e ricominciare a fare la fila alla posta. Ma tutto questo non solo riguardo a internet (pensate ad esempio che sarebbero molti quelli che tornerebbero al carro coi cavalli al posto della comoda, calda e confortevole macchina?).

Ecco perché il "clicco, scarico e non pago" citato da Assante non è stata la causa della crisi del disco, ma semmai una concausa, o, se vogliamo, la mano che ha mosso la prima pedina del domino. La crisi dell'industria della musica (una definizione che già di per sé fa orrore) è da addebitare in massima parte all'industria stessa, al non aver capito fin da subito la portata di ciò che stava per succedere e alla pia illusione iniziale di poter ingabbiare e mettere sotto controllo il fenomeno (un sogno accarezzato ancora da molti politici). Una miopia e una scarsa lungimiranza che l'hanno portata a combattere il fenomeno del file sharing agitando lo spauracchio delle aule di tribunale, delle minacce legali, degli avvocati, coi risultati che sappiamo. Oppure ad adottare sistemi tecnologici anticopia di fatto controproducenti, proprio perché aggirabili con una certa disinvoltura anche da chi non ha una laurea in informatica. Adesso l'industria pare averlo capito (le major hanno ricominciato a vendere musica libera da lucchetti digitali), ma ormai è tardi, il danno è fatto. Cercano solo, pateticamente, di salvare il salvabile.

Altro punto interessante è la questione "rubare", tirata in ballo sempre da Assante ("Che si tratti di "furto" è evidente, copiare una canzone senza pagare i diritti d'autore significa semplicemente privare i musicisti dei frutti del loro lavoro. Ma ai frequentatori della rete il termine "furto" è sempre sembrato inappropriato.").

Ai frequentatori della rete il termine "furto" non è che non sembra appropriato: é inappropriato. Se si guarda sul dizionario, il primo significato di "furto" o "rubare" è portare via qualcosa a qualcuno in modo che quel qualcuno non ne sia più in possesso. Se io condivido una canzone in rete non la rubo a nessuno, semplicemente prima ce l'aveva un utente e ora ce l'abbiamo in due. Il concetto di rubare si applica alle cose materiali, non a quelle immateriali. E non è assolutamente vero (qui mi meraviglio di Assante, che se non erro è anche critico musicale) che tutto ciò "significa semplicemente privare i musicisti dei frutti del loro lavoro". Questo è uno di quei luoghi comuni che ogni tanto rifanno capolino dalla viva voce dei bronto-discografici (che per la verità sembrano essere più preoccupati dei loro introiti, vista la percentuale che va ai suddetti musicisti), e che in qualche modo riguardano chi non ha ancora abbandonato il sistema tradizionale.

Provi Assante a chiedere agli artisti che mettono la musica su Jamendo se sono penalizzati dal download delle loro opere, oppure ai Radiohead o ai fautori di iniziative come quella dei Barenaked Ladies. Penalizzati (se lo sono effettivamente) sono tutti quelli che continuano ostinatamente a rimanere sotto l'ala protettrice delle major, le quali ancora intendono un modello di distribuzione e di fruizione della musica che aveva la sua ragione di esistere nel paleozoico cambriano. Chi ha deciso di adeguarsi ai tempi, i frutti del proprio lavoro li raccoglie. Eccome.

Insomma, l'era digitale offre in definitiva le stesse opportunità a tutti, che si tratti di utenti o di case discografiche e cinematografiche, il tutto sta a saperle cogliere. Cosa che condanna chi non è in grado di farlo a restare inevitabilmente tagliato fuori.

mercoledì 30 gennaio 2008

Depenalizzazione o prescrizione?

I media che in queste ore stanno riportando la notizia dell'assoluzione del cavaliere sullo stralcio del processo SME, stanno più o meno tutti mettendo in risalto il fatto che l'assoluzione è conseguenza della famosa depenalizzazione del falso in bilancio (legge guarda a caso approvata dal centrodestra). Tutto ciò in palese contrasto con le intenzioni della Boccassini, che aveva chiesto invece che fosse assolto per prescrizione. Ciò avrebbe in sostanza significato che il reato è stato commesso ma non è più punibile per motivi di scadenza dei termini temporali del processo.

Ora, io non sono ovviamente un giurista, e dal di là del fatto se tecnicamente una posizione sia più o meno grave dell'altra, mi pare comunque di poter dire che il nostro uomo non ne esce proprio immacolato (come certi titoli a effetto cercano di presentare la cosa).

Sbaglio?

martedì 29 gennaio 2008

Qtrax e la storia del dietrofront sul download gratuito




C'è stato un dietrofront piuttosto clamoroso, l'altro ieri, riportato da parecchie testate online (ad esempio Repubblica, prima e dopo), in merito alla vicenda Qtrax, il portale attraverso il quale sarebbe stato possibile scaricare gratuitamente e legalmente musica dalla rete. La cosa curiosa è che a "cascarci" non sono state solamente le cosiddette testate generaliste, che, si sa, di queste cose in genere scrivono un po' a spanne, ma anche molti siti che normalmente scrivono di tecnologia e informatica. Ma vediamo di fare un po' di chiarezza.

Tutto nasce dall'annuncio - pubblicato in rete da molte testate, tra cui Wired - dell'attivazione di questa nuova piattaforma da cui è (sarebbe stato) possibile scaricare liberamente e gratuitamente musica. La piattaforma in questione si chiama appunto Qtrax e il sito ufficiale è qui. Se però si prova a cliccare sul relativo pulsante "download" non succede assolutamente niente in quanto la pagina è inattiva.

In pratica, per farla breve, l'iniziativa è stata sbandierata ai quattro venti in pompa magna perché pareva che in un primo tempo (o almeno questo è ciò che aveva dato a intendere Allan Klepfisz, presidente di Qtrax) tutte e 4 le major che dovevano aderire all'iniziativa (Universal, Sony BMG, Warner e EMI) avessero effettivamente aderito; mentre invece, come si è scoperto solo dopo, l'adesione era solo a parole, e quando si è trattato di mettere nero su bianco qualcuno ha fatto dietrofront sostenendo che non c'è mai stato nessun accordo.

Fin qui la cronaca, che in fin dei conti interessa fino a un certo punto. Andiamo però adesso a vedere, a livello tecnico, come avrebbe dovuto funzionare il servizio.

L'idea, di per sé, non è nuovissima e si basa essenzialmente sul principio che il compenso ai titolari di copyright deriva dai banner pubblicitari che l'utente si deve sorbire durante il download e l'archiviazione su pc dei pezzi scaricati. E' un po' quanto succede già adesso con portali tipo downlovers.it, del quale ho già scritto in passato.

Ma, proprio come downlovers.it, Qtrax ha lo stesso medesimo difetto: brani infarciti di DRM. Tanto è vero che Punto Informatico, ad esempio, scrive (qui):

"Le limitazioni? Sono quelle definite dal sistema DRM Windows Media, con il quale i file sono impacchettati: non sarà possibile trasferire i brani su CD, ma sarà possibile goderne attraverso i dispositivi che supportano la piattaforma Microsoft. Fuori dunque gli utenti di iPod, almeno per il momento. Ma fuori anche gli utenti Mac, fino al 18 marzo: la piattaforma per la ricerca e lo sharing dei brani, e per inoculare la pubblicità, è per ora destinata solo a utenti di Windows XP e Vista."

A me, come penso a molti, di "godere di musica su dispositivi che supportano la piattaforma Microsoft" non frega un bel niente. Io voglio scaricare musica libera, in formato libero, che giri liberamente su qualsiasi player multimediale (compresa l'autoradio della mia macchina), e, come molti altri, sono disposto a pagare per questo (iTunes, che addirittura vende musica lucchettata insegnerà qualcosa, no?). E pure le major discografiche hanno capito ormai l'andazzo, costrette dall'evidenza dei fatti e probabilmente anche sollecitate dalla recente presa di posizione dei rappresentanti inglesi dei venditori di cd, riconoscendo esse stesse che "The compact disc is dead". E adesso arriva Qtrax di nuovo col DRM?

Non so che tipo di reazione avrebbe avuto l'utenza di fronte a questo progetto, lo sapremo in futuro se la cosa partirà effettivamente. Quello che è certo è che il p2p illegale viaggia a gonfie vele, e buona parte del merito è proprio di iniziative come questa.

Due o tre notizie sullo IOR

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

"La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all'interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l'importanza. All'interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell'ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d'assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia."

Questo che avete appena letto è solo l'inizio di un lungo articolo, a firma Curzio Maltese, pubblicato ieri su Repubblica. La versione integrale è qui.

Sullo IOR alcune cose le sapevo già: ad esempio la nota vicenda dal suo coinvolgimento nel crac del Banco Ambrosiano o le ombre durante tutta la gestione Marcinkus. Quello che invece non sapevo è la vicenda del rifiuto - alla richiesta di Borrelli nel '93 ("Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale") - di chiarire la propria posizione circa il presunto coinvolgimento nel riciclaggio di parte della famosa "madre di tutte le tangenti" (tangente Enimont).

Chissà, forse un giorno il buon Ratzinger, che di fatto ne è l'amministratore delegato e "ne detiene pieni poteri e il controllo totale", si deciderà a scoprire il velo di mistero e di segretezza che ricopre questo misterioso (e singolare) istituto di credito e a raccontarci cos'ha combinato lo IOR in questi ultimi 50 anni.


Aggiornamento 20.39.

Il video con la tentata (e fallita) intervista a Marcinkus da parte di quelli delle Iene lo trovate qui.

(via Daniele Martinelli)

lunedì 28 gennaio 2008

Ispettore in una fiction?

(fonte immagine Corriere.it)

Pare che qualcuno non abbia apprezzato particolarmenre l'idea che Corona interpreti la parte di un ispettore in una fiction poliziesca.

Si può forse dar torto a quel qualcuno?

domenica 27 gennaio 2008

La mobilitazione paga

Qualcosa deve essere arrivato alle orecchie di Corriere.it. Probabilmente perché il numero dei blog in rete che ne parlavano era in continuo aumento. Per farla breve il problema era questo.



Come vedete dal link che ora compare sotto a ogni immagine, pare che la questione sia stata risolta.

Quello che mi chiedo è: perché noi blogger li mettiamo sempre i link quando citiamo le fonti e i grandi Corriere. it, Repubblica.it e compagnia bella mai?


Aggiornamento 28/01/2008

Pare che PTWG abbia avuto un ripensamento, rimuovendo in toto la galleria fotografica sia da Flickr che dal suo blog. Vabbè, alla fine comunque qualcosa l'ha ottenuto.

Prospettive politiche

Prodi ha chiuso. "Adesso farò il nonno!", risponde a chi gli prospetta un eventuale coinvolgimento in qualsiasi progetto politico futuro. I temi e gli argomenti con cui siamo bombardati - in questi giorni post debacle governativa - dai mess media, si indirizzano sostanzialmente in due direzioni: cosa hanno prodotto di buono o di cattivo i 20 mesi sotto l'egida del professore e cosa succederà adesso.

Sul cosa hanno prodotto questi 20 mesi ognuno avrà una sua idea: per qualcuno quel poco che è stato fatto sarà buono, per qualcun altro no (ovviamente questo tipo di analisi andrebbe valutata distaccandosi da tutto ciò che è "bene comunque" o "male comunque" tanto caro a chi equipara il tifo politico a quello calcistico).

Di sicuro ci sono i fatti: questo esecutivo si scioglie con un ministro della giustizia pluriindagato e la moglie arrestata, che a essere maliziosi si potrebbe anche pensare che abbia fatto cadere il governo per rappresaglia; si scioglie con la questione irrisolta, e apparentemente irrisolvibile, dell'immondizia che devasta la Campania e con lei l'immagine del nostro paese in tutto il pianeta, ammesso che sia rimasto qualcosa di buono di questa immagine; si scioglie con il fantomatico (e mancato) riordino dei conti pubblici tanto strombazzato in campagna elettorale; un riordino il cui tentativo di essere perseguito è passato attraverso un innalzamento della pressione fiscale forse senza eguali nella storia della Repubblica (dal 40,5% nel 2005 al 43 e passa percento attuale).

E poi le cosiddette "emergenze", quelle che non sono prerogativa esclusiva di questo governo ma sono onnipresenti quale che sia il colore dell'esecutivo che prende il potere: l'emergenza giustizia, i cui casi emblematici sono i Forleo e De Magistris. A questa emergenza andrebbero ascritte, a mio avviso, le parole dell'ex guardasigilli una volta venuto a conoscenza di essere indagato: "...Fidatevi della magistratura, quella seria, ma non fidatevi di gip particolari..." (probabilmente quelli che hanno la brutta abitudine di indagare i politici).

E poi a seguire tutte le altre emergenze, mai risolte proprio perché manca la volontà e perché si è preferito dare la precedenza ad altre presunte priorità (tutto il tempo perso dietro al PD non poteva essere utilizzato in maniera migliore? magari per fare una delle riforme tanto strombazzate e mai attuate?): clandestini, carovita, petrolio, criminalità, solo per citare le prime che mi vengono in mente.

A mio avviso - e non solo mio, a giudicare da quello che si legge in giro - l'errore più grande che ha fatto Prodi è stato quello di aver voluto mandare avanti a tutti i costi un governo di minoranza, e di essersi fatto in quattro per tentare di tenere insieme anime e posizioni che per loro natura non potevano essere tenute insieme (così, a memoria, mi pare che lo spettacolo dei ministri che scendono in piazza a manifestare contro l'esecutivo di cui fanno parte ce l'abbia offerto solo questo governo). Un governo che nei fatti ha sostanzialmente portato avanti la politica di quello precedente, senza niente di veramente concreto e innovativo e soprattutto non rispecchiando in nessun modo i valori e le idee a cui si dovrebbe richiamare una coalizione che guarda a sinistra.

Ma tutto questo, comunque, ormai non conta più. E' un capitolo chiuso. Quello che conta è cosa ci aspetta adesso. Se, come me, siete tra quelli che non sono scappati dall'Italia quando ne avevano la possibilità, si affaccia l'ingrato compito di dover scegliere da chi essere governati. E le prospettive (almeno per me) non sono piacevoli.

sabato 26 gennaio 2008

Un paio di novità che mi (vi) riguardano

A cadenza più o meno regolare, qualcuno di voi, cari amici lettori, si prende la briga di inoltrarmi alcune e-mail "strane" che ha ricevuto, chiedendomi lumi e chiarimenti. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che ho parlato spesso (e continuo a parlare con una certa frequenza) di spam, phishing, truffe e trabocchetti informatici vari (alcuni link in proposito li ho raccolti nella sezione "informatica" del mio sito internet).

La cosa ovviamente mi fa piacere, anche perché l'argomento è uno di quelli che mi interessa e mi intriga abbastanza. Per la verità non richiede particolari competenze tecniche riuscire a capire se ci si trova di fronte a un messaggio autentico piuttosto che a una bufala o una catena di S. Antonio (nel 99% dei casi è sufficiente una veloce googlata), ma visto che a quanto pare è più semplice inoltrare direttamente l'e-mail ricevuta piuttosto che cercare un po' in rete, ho deciso di "ufficializzare" questa cosa. I dettagli li trovate qui.

La seconda novità che vi volevo segnalare riguarda la messa in rete di un secondo spazio, una sorta di "unofficial blog" che utilizzerò a mo' di "quaderno degli appunti" e in cui inserirò liberamente pensieri, citazioni e cose interessanti (per me e spero anche per voi) che trovo girovagando qua e là, sia in rete che fuori. Il nome, molto originale, è Le ultime parole famose.

Per adesso non c'è altro (per adesso).

Ciao da Andrea.

Alla fine si è dimesso

Nonostante ciò che aveva annunciato a caldo, dopo la sentenza di primo grado, Cuffaro si è dimesso. E dice:
Mi dimetto per non tradire quegli ideali ai quali sono stato educato. Lo faccio per la mia famiglia e lo faccio come ultimo atto di rispetto verso i siciliani
Ovviamente noi prendiamo atto di ciò, anche se in prima battuta potrebbe venire il dubbio che la decisione non sia più di tanto il frutto di un ripensamento di coscienza.

Se poi si legge ciò che scrive Di Pietro, ecco che il dubbio quasi svanisce.

Come al solito non hanno capito niente

Uno ci mette tutta la sua buona volontà per tentare di (auto)convincersi che in fondo i giornali non sono tutti da buttare, che non tutti raccontano balle o sono incompetenti su certi argomenti. Ma è sostanzialmente una battaglia persa.

Ieri ha cominciato a girare in rete la notizia di un pm romano, tale Paolo Giorgio Ferri, che ha chiesto e ottenuto l'archiviazione di un procedimento contro ignoti per questioni di p2p, ossia condivisione telematica illecita di file protetti da copyright (secondo le fonti).

Vi riporto qui sotto tre titoli presi dalle versioni online di Ansa, Giornale e Messaggero:







Questi articoli, letti senza i dovuti approfondimenti, danno - colpevolmente - l'idea che ci si possa attaccare a eMule o BitTorrent e si possa cominciare a scaricare a destra e a manca tranquillamente. Ovviamente non è così, e se si approfondiscono un po' i termini della vicenda (come ha fatto PI) si scopre che le cose stanno ben diversamente rispetto a ciò che superficialmente (in nome del sensazionalismo) riportano i giornali.

E' ovvio infatti (ormai lo sanno anche i muri) che il peer to peer in sé, inteso come sistema di condivisione e trasferimento dati, non è reato, così com'è altrettanto ovvio che non si commette nessun illecito a installare eMule sul proprio pc. La differenza tra il lecito e l'illecito sta tutta nel motivo per cui si usano questi software: se condivido su eMule il filmato delle ultime vacanze in Polinesia va bene, se metto in condivisione i film della Walt Disney no.

Chissà, forse un giorno i giornali metteranno da parte il sensazionalismo e si decideranno a raccontare le cose come stanno.

Forse...

venerdì 25 gennaio 2008

Il mio primo post scritto su un sistema operativo "virtuale"

La marea di articoli e howto che trovate in questo blog e nel mio sito internet, li ho scritti per la maggior parte utilizzando il sistema operativo Linux (ovviamente dopo averlo conosciuto, prima usavo Windows). In ogni caso, sia che si trattasse dell'uno o dell'altro, erano sempre sistemi operativi "veri", diciamo così, cioè saldamente e permanentemente installati sul disco fisso del pc (eccetto alcune situazioni di emergenza in cui ho utilizzato Knoppix, un sistema operativo che gira su cd o dvdrom avviabile).

Ho sentito spesso parlare di software di emulazione, di virtualizzazione dei sistemi e cose simili (VMware e dintorni, per intenderci), ma non ho mai prestato a queste soluzioni molta attenzione. Poi ho trovato questo articolo sul blog di Salvatore e, più per sfizio che altro, ho provato. Ovviamente per chi già ha sperimentato questi software ho scoperto l'acqua calda, ma ne sono comunque rimasto affascinato ed entusiasta.

Per testare il programma ho usato il pc che utilizzano solitamente Chiara e le mie figlie (qualche protesta per l'intrusione, ma vabbè), sul quale gira Xp. Ho installato il software di virtualizzazione (download qui) e ho seguito la spiegazione di Salvatore. Ed ecco alcune immagini a operazione conclusa:




Virtualbox, una volta lanciato (partendo da "start", come tutti i normali programmi), si presenta come una normalissima finestra di Windows all'interno della quale gira il sistema operativo "ospite" (in questo caso Ubuntu 7.10). Al termine dell'installazione, il sistema "virtuale" è pronto per l'utilizzo con tutte le sue funzioni, esattamente come se fosse stato installato su hard disk (nell'immagine qui sotto sto facendo l'aggiornamento dei pacchetti software via internet al termine dell'installazione):




Se si espande la finestra a schermo intero, ecco che il sistema operativo ospite appare in tutta la sua interezza, esattamente come se fosse stato installato normalmente su hard disk:




Uno, tra i tanti, degli aspetti che più mi ha colpito è quello che il tutto (nonostante ciò che pensavo io inizialmente) non è affatto lento, ma le varie applicazioni si aprono alla stessa velocità di un sistema operativo tradizionale.

Il sistema operativo - come dicevo sopra - una volta installato è completo di tutte le sue funzioni, ed è possibile svolgere tutte le normali operazioni che si fanno comunemente col pc (ci sto scrivendo questo articolo), compresa l'installazione o la rimozione di programmi, la navigazione in rete, l'aggiornamento del software via internet, l'installazione di plugin vari, ecc...

Le macchine virtuali che si possono creare sono molteplici, e su ognuna può ovviamente essere installato un sistema operativo diverso. Ma l'aspetto più interessante di tutta la questione, è che tutto ciò che si fa all'interno del computer virtuale sul quale è installato il sistema operativo ospite rimane circoscritto al suo interno, e ciò evita la possibilità di combinare guai all'infuori di esso, che è poi il timore maggiore degli utenti in genere. In pratica, il vostro caro Windows installato sul disco fisso non ve lo tocca nessuno. Insomma, i titubanti non hanno più scuse per non provare Linux! :-)

Ultima cosa e poi chiudo. Il software di cui ho parlato è multipiattaforma: gira su Windows, su Linux e su Mac. Ciò significa che è possibile installare Linux su una macchina Windows (come ho fatto io), Windows su Linux, Linux su Mac, Windows su Mac, ecc...

Insomma, il divertimento è assicurato.

giovedì 24 gennaio 2008

Io no

Estratto da Repubblica:

"Per questo, in solitudine, voto la fiducia al governo Prodi". E' un attimo. Il senatore Nuccio Cusumano, democristiano agrigentino posteggiato sotto le insegne dell'Udeur di Mastella, finisce di parlare e nell'Aula del Senato irrompe come un cataclisma Tommaso Barbato, anch'egli senatore Udeur. Al grido di "pezzo di merda, traditore, cornuto, frocio", Barbato sale i gradini che lo separano dall'ormai ex amico e prova ad avventarsi sul malcapitato. Che in serata sarà espulso dal partito per "indegnità politica".

Si sente spesso dire in giro che se abbiamo questi politici vuol dire che ce li meritiamo.

Mi dispiace. Io, in tutta onestà, non sento di meritarmeli.

Identità svelata

Durante gli ultimi due giorni, avrete notato, giornali e telegiornali ci hanno rotto le scatole con la storia (o meglio, con la bufala) dell'immagine del marziano resa pubblica dalla Nasa (sulla quale qualcuno ha giustamente avuto qualcosa di ridire).

Beh, insomma, alla fine l'enigma sull'identità dell'essere è stata svelata:

Tra le pieghe dell'informazione

Nel can can mediatico di questi giorni, tutto volto a seguire le contorte vicende dell'agonizzante governo in carica, è passata quasi inosservata questa notizia. La cosa apparentemente può sembrare banale, ma denota un atteggiamento dei nostri cari legislatori a dir poco inquietante.

Per farla breve, da tre mesi è in discussione una legge all'interno della quale c'è (c'era) un provvedimento che proibisce la vendita di alcolici dopo le 2 di notte nelle discoteche. Non sto qui a discutere l'utilità o meno del medesimo, mi preme solo sottolineare il fatto che dopo i tre mesi citati di vita, la suddetta legge è stata approvata eliminando il divieto di cui sopra.

Infatti, nell'articolo del Corriere che ho linkato sopra, si legge:
La commissione Trasporti della Camera all’unanimità ha approvato giovedì scorso il testo definitivo della riforma, e ha cancellato quel divieto che aveva fatto insorgere i gestori di discoteche. A Capodanno l’associazione che li raccoglie ne aveva chiesto la moratoria fino a Carnevale.
Ecco qua, questo è lo spirito con cui vengono partorite le nostre leggi. Sempre nell'interesse collettivo (in questo caso delle lobby dei discotecari).

mercoledì 23 gennaio 2008

"Come, non lo sapeva?"

E' la frase che si è sentita pronunciare Chiara dall'esattore al casello autostradale. Ma andiamo con ordine.

Chiara (mia moglie), ha accompagnato lunedì scorso Michela (la più grande delle mie figlie) a Forlì per la visita bimestrale di controllo dal dentista. Il tragitto autostradale è sempre il medesimo: dal casello di Santarcangelo (Rimini Nord) a quello di Forlì e ritorno.




Fino a cerca metà dell'anno scorso il suddetto tragitto costava 1,80€. Poi è aumentato fino a 2 euro. All'arrivo al casello, Chiara stava per allungare la solita moneta da 2 euro all'impiegato quando ha visto sul display luminoso che la cifra indicava 2,10€. La risposta dell'addetto alla richiesta di chiarimenti di Chiara è stata: "Sì, l'aumento c'è stato dal 1 gennaio, non lo sapeva?"

La frase in sé ha sottinteso l'intenzione di far notare a Chiara che erano passati già ben 20 giorni dal 1 gennaio, molti (secondo lui) per non essere al corrente della questione (come a voler dire: "Scusi, lei dove vive?").

Altro scenario. Ieri mattina vado alla posta a pagare il canone Rai (quello che è stato trasformato furbescamente in "tassa di possesso") e scopro che è aumentato di 2€, arrivando così a 106€ (l'anno scorso costava 104€). Naturalmente non faccio una piega (mica posso prendermela con l'impiegato) e pago. Tornato a casa spulcio un po' il mio blog, memore di aver scritto qualcosa in proposito l'anno prima, e trovo infatti questo articolo.

Non so, vorrei incazzarmi con qualcuno ma non so da dove cominciare.

Gli italiani non si fidano più (e come dare loro torto?)

L'Eurispes pubblicherà il 25 gennaio prossimo, a Roma, un sondaggio i cui contenuti sono in parte già stati anticipati dai vari organi di informazione. Si tratta di uno studio che si prefigge lo scopo di valutare il grado di fiducia degli italiani nei confronti di alcune delle principali istituzioni del nostro paese.

Ovviamente con questo sondaggio non è che si scopre l'acqua calda: è infatti sufficiente girare un po' e parlare con la gente per rendersi conto, anche senza bisogno di sondaggi ufficiali e test rigorosi, dei livelli di fiducia e stima che il popolo italiano nutre verso i rappresentanti delle istituzioni. Ma vediamo qualche voce in dettaglio perché può essere interessante.

Il Capo dello Stato, Napolitano, è l'istituzione che vanta percentualmente il maggior grado di fiducia da parte degli intervistati: 58,5%. Certo, un po' in calo rispetto alla rilevazione precedente (63,2%), ma pur sempre una percentuale accettabile. Probabilmente i motivi di questo (seppur parziale) successo vanno ricercati nel fatto che si vede in lui la figura del capo famiglia anziano, quello saggio, depositario di ogni saggezza e sempre pronto a dispensare consigli e insegnamenti.

Una specie di nonno insomma, che però invece di raccontare le favole ai nipoti le racconta a noi sotto forma di continue esternazioni, più o meno sensate, e di soporiferi pistolotti ogni fine anno. Di Napolitano ricordo con un certo divertimento un'immagine che mi si è fissata nella mente: quella (la vedete qui a fianco) di lui che si collega con la stazione internazionale in orbita attorno alla Terra e scambia quattro chiacchiere con l'astronauta Nespoli. Beh, vederlo lì con quella lampada stile anni 20 sul tavolo (anch'esso stile anni 20 se non prima) parlare con chi è totalmente sommerso dalla tecnologia e dai computer mi ha fatto una certa impressione. Vedo un po' il tutto come l'emblema della distanza (anche di conoscenza tecnologica e dei nuovi media) che c'è tra molti di loro e noi.

Una brutta aria, invece (e non solo riguardo a questo sondaggio, almeno stando a quanto accade in questi giorni), sembra tirare per il governo. Sempre secondo il sondaggio dell'Eurispes, infatti, gli italiani che vi ripongono la fiducia sono appena il 25,1% (31,1 l'anno precedente). Beh, mi pare che questo dato non si presti a grandi commenti. Che i cittadini in generale abbiano poca fiducia in chi ci governa è assodato da tempo; sono sincero, io sono uno di quelli che pensava che col centro sinistra al governo potesse cambiare qualcosa rispetto ai 5 anni passati con quell'altro, ma mi sono dovuto ricredere (e con me, credo, molti altri).

Vi ricordate quando il centro sinistra, all'opposizione, sbraitava tutti i giorni contro le famose "leggi vergogna" dell'esecutivo in carica? Penso ad esempio alla ex-Cirielli, la legge che accorcia i tempi di prescrizione dei reati agli incensurati, battezzata dall'ex opposizione come "un'infamia". Penso alla legge Gasparri sulle televisioni, che di fatto ha salvato rete4 dal satellite consentendogli ancora oggi di trasmettere abusivamente su frequenze che non gli appartengono più da anni (il tutto giustificato da un regime di "proroga" di cui non si vede la fine). Una legge bocciata in prima istanza addirittura dall'allora Presidente della Repubblica Ciampi, il quale l'aveva bollata come incostituzionale. E che dire poi della famosa legge, a firma Castelli, sulla depenalizzazione del falso in bilancio?

Insomma, questi qui sono al governo ormai da due anni e non è cambiato niente. Avevano promesso in campagna elettorale di rivedere questi provvedimenti e invece erano tutte belle parole. Ecco perché non devono stupire i risultati di questo sondaggio: la gente non è stupida, le cose se le ricorda (specie quando le conseguenze le vive sulla sua pelle). Ricordo, ad esempio, di essermi letto il programma dell'Unione in campagna elettorale, e da nessuna parte aver trovato scritto che avrebbero mandato le truppe in Libano e che avrebbero concesso agli americani l'allargamento della base a Vicenza. E poi cosa credete, che se avessero scritto prima sul programma che avrebbero fatto Mastella ministro della giustizia e promulgato l'indulto avrebbero vinto le elezioni? Ma per piacere...

Fanno esattamente le stesse cose che facevano gli altri (vedi il recente caso Mastella, D'Alema, le scalate bancarie e i furbetti di quartierino, ecc...), e con gli stessi mezzi. E dicono le stesse cose che dicevano gli altri (gli attacchi alla magistratura non è sempre stata, "storicamente", prerogativa di una certa destra?). Mi scappa quindi da ridere quando sento qualcuno che fa ancora delle distinzioni tra destra e sinistra. E penso che Berlinguer si starà ancora rivoltando nella tomba. Se qualcosa di sinistra è rimasto ce l'ha forse Rifondazione o i Comunisti Italiani (che guarda a caso sono quelli che più spesso si trovano in contrasto con l'esecutivo di cui fanno parte: vorrà pur dire qualcosa, no?). E anche la Cgil - sempre intenta a fare le fusa all'esecutivo di turno - che viene fischiata a Mirafiori vorrà pur dire qualcosa (piccola chicca: l'articolo che scrissi all'epoca in proposito fu ripubblicato dal portale Libero ed è ancora lì). In fin dei conti, quindi, stupisce anche un po' quel 25% di intervistati che ancora ha fiducia nel governo.

Accanto a quanto analizzato finora, c'è senz'altro da segnalare la debacle del Parlamento, in cui solo un intervistato su quattro (75,3%) ha detto di riporre ancora una qualche fiducia. Il Parlamento, ovvero il corpo legislativo dello stato, l'organo deputato all'approvazione delle leggi (anche quelle definite "vergogna"). Ovviamente non è il Parlamento in quanto organo o istituzione a riscuotere una così bassa percentuale di consensi, ma chi lo abita, i tanto vituperati parlamentari.

I parlamentari sono una strana categoria. Amati (poco) e odiati (molto), sono spesso rappresentati come "casta", un organismo ultra privilegiato a sé stante e una categoria che non ha eguali: stipendi faraonici per non combinare niente, privilegi fiscali spudorati e agevolazioni di ogni tipo senza nessuna giustificazione plausibile. Si parla spesso di conflitto di interessi (a tal proposito è prassi consolidata citare il cavaliere nella sua doppia veste di politico e imprenditore), ma pochi si sono accorti che il vero conflitto di interesse sta nella funzione stessa dell'essere parlamentare. Ma scusate, uno che ha il potere di fare una legge con la quale aumentarsi lo stipendio non rappresenta un caso lapalissiano di conflitto di interessi?

Eppure i parlamentari sono tranquillissimi e se ne fregano di questo come di tutti i sondaggi veri o presunti. Perché possono fidarsi di noi; sanno che comunque vada noi saremo sempre lì a votarli. Non importa destra, sinistra o centro: per loro sarà una vittoria comunque perché la poltrona sempre poltrona (e relativo stipendio) è, che sia da una parte o dall'altra della barricata.

Sembra un po' il cinquantennio di dominio della Democrazia Cristiana: a parole nessuno la votava, chissà come mai però vinceva sempre.

Sì, (a parole) noi non ci fidiamo di loro, ma loro possono fidarsi di noi.

martedì 22 gennaio 2008

Giovanni Maria Valtramonti, il ritorno dello spam dell'avvocato

Leggo in giro su siti e forum (un paio di lettori me l'hanno anche segnalato via e-mail) che sta tornando in auge in questo periodo una e-mail che sembra provenire dall'avvocato che vedete nel titolo. Tramite questa, il sedicente legale ci intima di smetterla di inviargli ingiurie ed infamie che a suo dire proverrebbero proprio dal nostro indirizzo di posta elettronica.

Questo messaggio, che come dicevo sta piovendo nelle caselle di posta di molti utenti proprio in questi giorni, è una variante della più nota "e-mail dell'avvocato", che ha inondato a più riprese le caselle di posta di molte persone a partire dalla fine del 2006. Cambia il messaggio e i "personaggi", ma la sostanza (truffaldina) è quella.

Ecco il testo della versione più recente:







Salve, Il
mio nome è Giovanni Maria Valtramonti, le scrivo in quanto risulta
che dal suo indirizzo di posta elettronica mi siano state inviate
ripetutamente ingiurie ed infamie.

Al fine di porre fine a tale torpiloquio speso nei miei confronti senza nessuna fondata ragione ed ancora, leggendo la posta sul mio computer anche i miei figli, mi sono trovato costretto a sporgere una denuncia nei Suoi confronti tramite una Società di sicurezza
informatica ( Network Managment Security ) che si occuperà di
confermare la proprietà dell'email incriminata attraverso un
servizio di condanna o revoca della suddetta denuncia per atti
telematici a mezzo di posta elettronica.

Le ricordo
inoltre che il suo computer potrebbe essere infetto e che quindi
l'email in questione non appartenga affatto a Lei ed in questo
caso le farei le mie scuse per il distrubo In ogni modo al fine
di non far procedere l'avvocato M. Rufchrt della suddetta
società con la richiesta, da me effettuata, di risarcimento danni,
la consiglio caldamente di prendere contatto attraverso il form
che N.M.S. le ha messo a disposizione per procedere
all'identificazione di questo indirizzo di email

Cordialmente la saluto

Dott. Giovanni Maria Valtramonti




Nel messaggio compaiono tre link (che ho omesso) cliccando sui quali si viene reindirizzati a un sito hostato su un server in Cina, che si presenta così:




La versione italiana di questa pagina, con altri dati tecnici sul tipo di virus che si installa nel pc cliccando su qualcuno dei link, la trovate qui.

Come tutte le altre volte, il consiglio è sempre quello di non abboccare a questi messaggi trappola. Messaggi che hanno il loro punto di forza nel "timore reverenziale" che può farsi strada nell'ignaro utente alla vista di una e-mail inviata da uno studio legale.

La regola da seguire, quindi, è sempre quella: cestinare il tutto senza indugi.

lunedì 21 gennaio 2008

Omologazione dell'informazione

Qualcuno si sarà probabilmente accorto che spesso e volentieri scrivo di informazione. O, meglio, dei mali che (secondo me) affliggono l'informazione: notizie tendenziose, maggiore o minore risalto a certi fatti in funzione dell'"impressione" che devono suscitare, spot pubblicitari camuffati da articoli, notizie importanti relegate in piccoli trafiletti nelle ultime pagine dei giornali, ecc...

Penso che tutto ciò sia stato in modo esemplare riassunto da Daniele:


Bolle e ponti

Se le pietre di Ponte Milvio potessero parlare, quante cose avrebbero da raccontare in oltre 2000 anni di storia: battaglie leggendarie, generazioni di romani che ci hanno convissuto, imperatori che l'hanno attraversato.

A suggello di tanta gloria, lo aspetta la prova probabilmente più dura di tutta la sua millenaria storia. Da Repubblica:
Un'altra novità tenuta in serbo dagli autori fino a poche ore fa è la grande "bolla" trasparente di otto metri per quattro allestita a Ponte Milvio, a Roma. All'interno ci sono già tre concorrenti "sottovetro" che rimarranno sotto gli occhi di tutti i romani e anche dei telespettatori che potranno osservarli dal pomeriggio in varie finestre di programmazione su Canale 5.
Ecco che la prova più dura sta per arrivare anche per lui: sopravvivere all'idiozia umana.

domenica 20 gennaio 2008

Notizie dall'Italia






Ieri sera ho immaginato di mettermi nei panni di uno che dall'estero si sia collegato, in questi giorni, a qualche nostro sito di informazione per vedere un po' cosa succede di bello nel nostro paese.

Beh, mi pare ci sia poco da aggiungere...

sabato 19 gennaio 2008

Quei confini così sottili...

"La tv generalista resta il nostro core business. Da un anno abbiamo iniziato a sviluppare una seconda linea di attività concentrandoci sui contenuti, con le acquisizioni di Endemol, Medusa e Taodue. La terza linea di sviluppo è la tv a pagamento, con l'obiettivo di diventare un editore aperto a tutte le piattaforme possibili"

Quello che leggete qui sopra è un estratto (tratto da questo articolo del Corriere) di un'intervista al presidente Mediaset, Pier Silvio Berlusconi. Il relativo servizio televisivo, della durata di alcuni minuti, in cui si parla della nuova offerta a pagamento di Mediaset Premium, è andato in onda ieri sera durante l'edizione delle 20 del tg5.

Non c'è che dire, la già sottile differenza tra informazione e pubblicità è sempre più sottile.

venerdì 18 gennaio 2008

In silenzio

In sordina, senza rumore mediatico, il simbolo di ciò che è probabilmente stato (almeno tecnologicamente parlando) uno dei maggiori esempi di sperpero di risorse pubbliche se ne va.

Tanti saluti (a lui e ai nostri soldi).

Prime timide avvisaglie di ritorno alla normalità

Pare che qualcosa, in senso positivo, si stia muovendo sul fronte del problema tecnico in cui sono incappato a inizio settimana. Dico subito, comunque, che la questione pare ancora ben lungi dall'essere risolta (alla faccia dei 2 giorni lavorativi indicati da Telecom) e un certo miglioramento c'è stato solo per quanto riguarda la connessione a internet: il telefono rimane per il momento ancora muto. Davanti a queste cose trovo che faccia un po' ridere l'ammontare dell'indennizzo a cui avrei diritto (una cosa che sembra più una presa in giro, ma vabbè...).

Per la verità, poi, anche per quanto riguarda internet la situazione è tutt'altro che stabilizzata. Seppur meno frequentemente rispetto ai primi giorni, infatti, ancora la connessione tende a cadere, e quando accade l'unico modo per riattivarla è agire manualmente dalle impostazioni del router (il famoso http://192.168.1.1).

Ho passato ieri mattina una buona mezzoretta al telefono col responsabile Telecom di zona, il quale, molto gentilmente (gliene dò atto), mi ha spiegato dettagliatamente i termini del problema. Non scendo nei dettagli per non tediare nessuno, ma pare che si tratti di un problema di "sbinamento" (parole sue), una sorta di conflitto sulla stessa linea tra il traffico dati e voce dovuto a un errato collegamento di qualche filo nella centralina di zona. Ovviamente non posso fare altro che prendere per buone le sue parole sperando che la cosa si risolva definitivamente entro questo weekend.

L'esperienza, seppur breve (e, come detto, non ancora del tutto risolta), ha avuto anche un risvolto positivo, se vogliamo. Essere senza internet mi ha infatti costretto a trovare dei diversivi per occupare diversamente le serate, e così mi sono sono buttato su altre cose, esattamente quelle che facevo diversi anni fa quando il pc non era ancora entrato in casa: libri, musica e, perché no, anche a nanna presto. Devo dire che fa bene ogni tanto riscoprire certe cose. In ogni caso ieri sera sono finalmente tornato a fare quello che più mi piace: scrivere.

Ci sono stati parecchi avvenimenti degni di nota in questi giorni in cui sono stato offline; tra gli altri le dimissioni di Mastella, la defezione di Ratzinger dall'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza e il sì della Consulta ai 3 quesiti referendari in materia di legge elettorale (quest'ultimo, a mio parere, non sufficientemente enfatizzato dai media).

Sulla questione Mastella mi pare ci sia poco da dire: è indagato assieme alla consorte per presunti svariati reati che vanno dal concorso esterno in associazione per delinquere all'abuso d'ufficio alla tentata concussione (ho dimenticato qualcosa?), ha rassegnato le dimissioni in pompa magna come a dire: "guardate come sono bravo!" mentre invece in questi casi dovrebbe essere un atto automatico e naturale (almeno così è in altri paesi), e ha ricevuto (qualcuno aveva dei dubbi?) solidarietà bipartisan da entrambi gli schieramenti (eccetto il solito "rompicoglioni" Di Pietro e un po' a sorpresa Fini).

A parziale scusante dello stesso ex-guardasigilli (ammesso che sia scusabile) si potrebbe dire che, come osserva a mio parere giustamente Mante, se i reati contestati sono quelli elencati ho paura che una buona metà di lorsignori (e non solo) dovrebbe ritrovarsi indagata, ma tant'è.

Per quanto riguarda la questione Ratzinger/Sapienza si è sentito e letto un po' di tutto. Io, molto semplicemente, dico solo che i 67 (mi pare) docenti che hanno chiesto che il pontefice non presenziasse all'inaugurazione dell'anno accademico avrebbero potuto impiegare meglio il loro tempo, magari per chiedere che fosse prevista, eventualmente proprio da parte loro, una replica alla sua lectio magistralis attraverso la quale spiegare direttamente a lui quello che hanno scritto nella famosa lettera. Badate - chi mi segue da un po' lo sa già -, io sono uno che non nutre sviscerate simpatie per il papa e per tutto ciò che rappresenta, ma sono fortemente convinto che il dialogo sia sempre e comunque da preferire, specialmente davanti a questo tipo di controversie. Banalizzando molto è un po' come si io bannassi in questo blog chi non la pensa come me: avrei tradito lo spirito con il quale l'ho attivato, e cioè il libero e rispettoso scambio di idee anche (anzi "specialmente") con chi le ha diverse dalle mie.

Dal canto suo, al tempo stesso, mi ha lasciato piuttosto sorpreso la decisione dello stesso pontefice di soprassedere "a seguito delle ben note vicende di questi giorni", come si legge su Repubblica. Per "note vicende" penso si faccia riferimento alle probabili contestazioni in programma da parte di alcuni gruppi di studenti. E, in definitiva, è proprio questo che un po' mi stupisce: voglio dire, le contestazioni sono a mio avviso da mettere in conto quando si ricoprono certe cariche. Mi pare sia un po' troppo comodo pretendere di parlare sempre davanti a folle festanti ed esultanti. Insomma, la contestazione fa a mio parere parte del "gioco". Penso ad esempio a Prodi, il quale fino a qualche mese fa non poteva mettere il becco fuori di casa che lo contestavano, oppure all'episodio della contestazione, l'anno scorso, di Epifani e co. a Mirafiori, sede storica della Fiat e "covo" dei militanti della Cgil. Se ogni volta che qualcuno "annusa" aria di contestazione "soprassiede", beh, insomma...

E vabbè, per ora mi fermo qui (vedo che la connessione sta ricominciando un po' a fare le bizze).

Ah, dimenticavo, ho tolto la moderazione ai commenti, per cui chi vuole può scrivere liberamente quello che gli pare senza filtro preventivo.

lunedì 14 gennaio 2008

Stop tecnico obbligato (grrr...)

Purtroppo, per motivi tecnici, sono obbligato a sospendere l'aggiornamento del blog e di tutto il resto fino a non so quando (conto comunque di poter riprendere al massimo entro uno o due giorni).

Niente di grave, si tratta solamente della mia linea telefonica che ha improvvisamente deciso di dare forfait (telefono muto e collegamento adsl scarso e a macchia di leopardo). Ho già interessato della cosa (via telefonino) quelli di Telecom, i quali pare abbiano preso a cuore la questione promettendomi il ritorno alla normalità in un paio di giorni.

Ho messo (a malincuore) provvisoriamente i commenti in moderazione e sto scrivendo velocemente queste righe in un attimo in cui l'aggancio alla portante adsl sembra funzionare. Li sbloccherò nuovamente non appena la situazione sarà risolta e stabilizzata.

A risentirci a presto (spero!).

Immondizia e (ir)responsabilità

Non so a voi, ma a me questa cosa comincia un po' a stancare. Mi riferisco alle continue esternazioni di Prodi attraverso le quali annuncia, in ogni sede possibile, che la questione della spazzatura a Napoli "è una vergogna per l'Italia" (come se non lo sapessimo) e che occorre "responsabilità collettiva", stigmatizzando il comportamento di quelli che protestano contro l'ingresso del pattume nelle loro regioni.

Scusate, ma io, pur essendo conscio del fatto che è cosa giusta che tutti concorrano nei limiti delle proprie possibilità a cercare di tamponare l'emergenza, non mi sento di condannare o di tacciare come "irresponsabile" chi non vuole averci a che fare.

I motivi sono più di uno. Mi chiedo ad esempio perché, visto che si parla di responsabilità, non abbia ancora detto una parola sui veri motivi che nel corso degli ultimi 15/20 anni hanno portato a tutto ciò. Non mi riferisco in particolar modo a lui, che in fondo ci si è trovato tra capo e collo, ma a tutti i suoi illustri colleghi di tutte le legislature precedenti che non hanno mai affrontato il problema. Una parolina per loro no? Una per chi ha amministrato nell'ultimo ventennio la Campania neanche?

Scusate, ma i politici non li mettiamo noi lì (e non li paghiamo fin troppo lautamente) perché risolvano, o almeno ci provino, i nostri problemi? E questo non è un problema? Quando Prodi chiede alle regioni (quindi a noi) responsabilità (leggi "prendetevi anche voi la vostra parte di immondizia"), vedo il tutto come un ribaltamento di ruoli: in pratica non è più il politico che risolve i problemi ma siamo noi che dobbiamo farcene carico perché lui non ne è capace (almeno ci dessero il loro stipendio!).

E poi, ancora, chi garantisce che ciò servirà a qualcosa? Mettiamo che le regioni, in un insperato e lodevole moto di compassionevole aiuto, contribuiscano a risolvere l'emergenza aiutando così a ripulire le strade di Napoli e interland. Quanto durerà? Un mese? Due? Tre? Quanto tempo ci metterà l'emergenza a ricomparire di nuovo? E dopo? qualcuno chiederà ancora un atto di responsabilità a noi?

domenica 13 gennaio 2008

La facciamo la fiction?

In una intervista rilasciata a Pierluigi Diaco, Bobo Craxi, figlio dell'arcinoto Bettino, risponde così alla domanda se sia il caso o meno che si cominci a pensare a una fiction su suo padre:
“Concordo pienamente. La Rai ha il compito di pensare ad uno sceneggiato, ad un film, ad una docu-fiction che racconti la storia di mio padre. Mi pare evidente che insieme ad Aldo Moro, Bettino Craxi è stata sicuramente la figura più alta e più tragica dell’Italia del dopoguerra. Hanno fatto sceneggiati Rai su figure anche più banali di mio padre, mio auguro che RaiFiction accolga questo mio invito”.
Ora, per carità, una fiction oggigiorno non si nega a nessuno. Quello che un po' mi incuriosisce è cosa intende Bobo quando indica suo padre come "la figura più alta e tragica dell'Italia del dopoguerra" (avrei qualcosa da obiettare anche sull'accostamento a Moro, ma vabbè).

A me - opinione puramente personale - Craxi non è mai piaciuto. In particolare non ho mai digerito almeno due dei numerosi provvedimenti entrati in vigore sotto i suoi governi:
  • istituzione dell'amato/odiato 8 x 1000 (con tutti gli annessi e connessi)

  • attuazione, in fretta e furia, di quello che è passato alla storia come il "decreto Berlusconi" (dettagli qui)
Se a questo aggiungiamo tutto quello che (gli) è successo a partire dall'inizio di Tangentopoli, sono ancora più curioso di vedere quali saranno gli aspetti che (in caso il famoso film si faccia) più verranno messi in risalto della figura di Bettino.

sabato 12 gennaio 2008

Dalla viva voce di Montanelli

Bene o male i motivi che hanno indotto Indro Montanelli, nel 1993, a dare le dimissioni da Il Giornale li sappiamo tutti. Un conto, però, è venire a sapere queste cose leggendole e un altro è ascoltarle dalla sua viva voce.

Ho trovato per caso questo video mentre ieri sera bighellonavo qua e là per la rete. E' un estratto di una puntata del 2001 de "Il raggio verde" di Santoro, e documenta una telefonata in diretta dello stesso Montanelli per spiegare (specialmente a Feltri) come effettivamente andarono le cose nel '93.


venerdì 11 gennaio 2008

Senzaerrori.com, un virus che vuole "aiutarti"

Forse qualcuno di voi ricorderà il mitico Drivecleaner, il tentativo di infezione del pc che faceva leva sulla paura che qualcuno venisse a sbirciare i "residui" dei siti visitati mettendo così a rischio la nostra privacy. In quel caso bastava scaricare un piccolo programmino per evitare questo rischio beccarsi un bel virus.

Pare stia circolando con una certa insistenza (me ne sono accorto googlando un po') una specie di clone (o comunque qualcosa di molto simile) che ieri sera ci ha provato anche con me. Ho catturato al volo le varie schermate e ve le riporto qui sotto, così se doveste incapparci anche voi sapete cosa dovete fare.

La finestra si apre all'improvviso mentre state tranquillamente navigando, complice, probabilmente, una gestione "leggera" delle impostazioni avanzate dei javascript del browser. Tali impostazioni, se usate Firefox, in condizioni di sicurezza dovrebbero essere impostate nel modo che vedete qui sotto (non ho al momento sul mio pc un sistema Windows e quindi non conosco la relativa procedura per Internet Explorer: se qualcuno la conosce e la vuole riportare nei commenti si può accomodare tranquillamente):




Il meccanismo di infezione, come dicevo, è analogo a Drivecleaner. All'apertura della nuova finestra il browser viene automaticamente reindirizzato a un sito che si chiama http://senzaerrori.com., che si presenta con questa schermata:




Se avete installato il componente aggiuntivo McAfee SiteAdvisor (se non l'avete potete scaricarlo da qui) potete vedere dalla relativa icona di color rosso, in basso a destra, che ci si trova in presenza di un sito che dovrebbe mettere sul chi va là, come ci conferma il rapporto dettagliato che si ottiene cliccando sull'icona stessa (qui).

Se, oltre a questo, avete installato il plugin per Firefox ShowIp, potete vedere direttamente visualizzato (la serie di numerini affiancati all'icona di MSA) l'indirizzo ip del sito e da lì effettuare una veloce ricerca whois.

Terminato il caricamento del sito truffaldino, si aprono un paio di finestre in sequenza. Questa:




E questa:




Ovviamente, cliccando su "Ripara il servizio adesso!", non si ripara in realtà un bel niente, anzi, la "riparazione" la dovrete eventualmente fare dopo proprio per eliminare il virus che si installa nel pc:




Visto che, come vedete qui sopra, si tratta di un eseguibile Windows (che ovviamente non può girare su Linux), mi scarico il file sul desktop, apro uno dei tanti analizzatori di file online e glielo dò in pasto. Ecco, come volevasi dimostrare, il responso:



Mi pare ci sia a questo punto ben poco da aggiungere. La tecnica usata è come al solito subdola, nel più classico dei metodi "come ti convinco ad infettarti da solo", e fa leva sulle gravi minacce che sarebbero contenute all'interno del pc.

Minacce che ovviamente non esistono, se non nelle intenzioni di chi ci vuole infettare.

giovedì 10 gennaio 2008

Si poteva pretendere di più?

Cito un estratto dal sito tgcom:

I deputati organizzano una raccolta per le vedove e gli orfani dei morti nel rogo della Thyssenkrupp, ma versano a testa solo 9 euro. La colletta era iniziata prima di Natale e aveva raccolto 1300 euro. Preoccupati per la gogna mediatica, i deputati hanno rimesso mano al portafogli, così la cifra è salita a 6mila euro. Somma misera, tanto che i gruppi parlamentari sono intervenuti. Risultato: dopo l'Epifania la raccolta è arrivata a 12.500 euro.

Se pensate di riuscire a trattenere un conato di vomito, l'articolo integrale è qui, mentre Il Giornale ne parla qui.

Su Beppe Grillo mi sono sbagliato?

Probabilmente questo titolo avrà incuriosito più di un lettore. Non so esattamente se effettivamente mi sono sbagliato e, se anche fosse, riguardo a "cosa" mi sono sbagliato. Fatto è che da un po' di tempo alcune cose che fa il comico genovese mi lasciano perplesso.

La prima di queste è il recente video (qui) in cui annuncia il prossimo V-Day, quello del 25 aprile 2008 che avrebbe come obiettivo l'eliminazione dei finanziamenti pubblici agli organi di stampa. L'intento, così come le motivazioni, sono in larga parte condivisibili; è fuor di dubbio, infatti (ne ho scritto spessissimo anch'io in questo blog), che una buona parte dei media (giornali, tv, ecc...) tendono per la maggior parte a raccontarci quello che vogliono e sono ben lungi dal fornire un tipo di informazione veritiera e soprattutto utile.

Ma, a mio giudizio, Beppe pecca - e molto in questo caso - di eccessiva generalizzazione. Non tutti i giornali sono così e non si può fare di ogni erba un fascio. Esistono anche testate "scomode" che pubblicano spesso inchieste altrettanto scomode; inchieste a cui lui stesso, tra l'altro, ogni tanto attinge (penso ad esempio a quella de Il Secolo XIX sui mancati introiti dalle slot machine, ripresa dal comico stesso in questo articolo sul suo blog).

Insomma, mi sembra un'iniziativa un tantino campata per aria, fatta senza una vera cognizione di causa e anche un po' demagogica. Naturalmente, anche se la cosa (almeno a me) dispiace, non è che in fondo stupisca più di tanto. Io, come saprete, sono uno di quelli che è andato a firmare al V-Day scorso perché ero (e sono tuttora) pienamente d'accordo coi punti previsti nella legge popolare che è stata recentemente depositata in Senato. Ma ciò non toglie che non sappia, al contempo, che lo stesso promotore Grillo è uno che ha dato spesso dimostrazione di avere pochi rivali in quanto ad approssimazione e pressapochismo in quello che dice.

A tutto questo va aggiunto un articolo apparso oggi sul blog di Alessandro Gilioli, de L'Espresso, che, se riporta i fatti come veramente sono andati (cosa della quale, ovviamente, non ho nessuna ragione di dubitare), un po' di amaro in bocca lo lascia. Brevemente (l'articolo completo è qui), Gilioli ha contattato il comico genovese chiedendogli un'intervista da pubblicare su L'Espresso. L'argomento, naturalmente, riguardava il prossimo V-Day contro quella che Beppe Grillo (e non solo) definisce la "casta" dei giornalisti. Inizialmente lo stesso Grillo accetta di farsi intervistare (pur con alcune titubanze e solo via e-mail) dal giornalista dell'Espresso, poi, passati alcuni giorni senza che Gilioli abbia avuto risposta alle domande inviate, la doccia fredda: Grillo gli comunica per telefono che non risponderà a domande che ritiene "offensive e indegne".

A me, sinceramente (se sono effettivamente quelle riportate dal giornalista nell'articolo), le domande paiono invece pertinenti e sensate, niente di offensivo e indegno. Anzi. Beh, che dire? Dispiace un po' questa cosa, se non altro perché in questo modo Beppe Grillo ha dimostrato di comportarsi alla stessa maniera di molti esponenti della casta che dice di voler combattere. Insomma, uno che si fa promotore di una rivoluzione non può pretendere di andare avanti a monologhi, ma deve accettare il confronto pubblico. Non può urlare al mondo di essere stato censurato e rifiutare un'intervista ad un prestigioso settimanale il quale, oltre offrirgli un certo numero di pagine, fornisce ogni possibile garanzia sulla trascrizione integrale della suddetta intervista, senza tagli e rimaneggiamenti.

Torno quindi al titolo del post: su Beppe Grillo mi sono sbagliato?

mercoledì 9 gennaio 2008

Casta (dei blogger)

Se dico "casta" a cosa pensate? Tralasciando l'aggettivo rivolto alle donne che per qualunque motivo si astengono dall'aver rapporti sessuali, il pensiero va inevitabilmente a qualche gruppo sociale un po' a sé stante, un po' snob, magari chiuso e poco incline a mischiarsi con altri gruppi. Le prime due categorie che mi vengono in mente, che contemplano tali caratteristiche, potrebbero ad esempio essere i politici e i giornalisti.

Eppure anche io, in quanto blogger, appartengo ad una casta. Sì, non lo sapevo ma è così: la casta dei blogger, il temibile "campo di reclutamento di una crociata contro i santuari della grande stampa e le incongruenze di un modello giornalistico che si fa scudo dell'obiettività per nascondere le commistioni tra notizie e pubblicità."

E' quanto scrive sul Sole 24 Ore Riccardo Chiaberge, il quale ha pensato bene di inaugurare il suo blog scrivendo un articolo di questo tipo. E vabbè, niente di grave, sono anni che da parte di validi esponenti della cosiddetta stampa tradizionale (quella dei giornalisti professionisti, con tanto di iscrizione all'albo) partono bordate contro di noi, poveri tapini, esponenti di quella orda di incompetenti e dilettanti che pretendono di pontificare su tutto non sapendo niente.

Una volta, quando ho iniziato a scrivere in rete, un po' me la prendevo, mi incazzavo anche. Adesso non più. Articoli come questi hanno la capacità, oggi, di farmi sorridere, piuttosto, oppure di evocare versi come questi:

"...non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato, spiacere e' il mio piacere, io amo essere odiato; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco..." (F. Guccini - Cyrano)

E non so neppure, quindi, se valga la pena sprecare un post per replicare.

Ci ha comunque pensato, sicuramente meglio di me, il grande Luca.

martedì 8 gennaio 2008

Napoli e il coraggio

Non è che io possa aggiungere granché a quanto già detto e scritto in ogni dove sulla questione spazzatura a Napoli. Bene o male sappiamo tutti che ciò che sta succedendo non ha una causa specifica, ma un insieme di concause.

Dispiace, inoltre - ma d'altro canto era inevitabile -, venire additati davanti al mondo (vedi BBC, CNN, addirittura Al Jazeera) come un paese del terzo mondo. Che dire? Ora come ora mi sento di condividere quanto scritto da Martinelli nel suo blog. Cito un passaggio:

La casta autoreferenziata intanto finge, a partire dall’autoctono Giorgio Napolitano che standosene ben lontano, si limita ad osservare col binocolo il variopinto scempio partenopeo dall’isola di Capri dicendosi “in pensiero per questo dramma da risolvere al più presto”.
In un paese civile un presidente che parla così si dovrebbe dimettere e finire sotto inchiesta accusato di mancato intervento, attentato alla verità e presunta connivenza con la malavita locale affinché si giustifichi il faraonico stipendio di oltre 50 mila euro al mese!
E gli altri 1000 deputati? Missing! Silenzio, a parte il solito, perenne monito Ue che trova spazio sui giornali assieme allo scrittore Andrej Longo che approfitta di pubblicizzare il suo libro rivelando ”legami incoffessabili dietro l’emergenza, verminaio di compromessi fra politica e camorra”.
Purtroppo ciò che latita è una Procura che dovrebbe sbattere in galera tutta l’amministrazione comunale, provinciale e regionale alla faccia del divieto di fumo nei parchi di Rosa Russo Jervolino!
Ciò che manca sono i napoletani alla Roberto Saviano, le loro denuncie, i nomi e i cognomi dei politici locali conniventi con i malavitosi loro vicini di casa, corresponsabili di aver ridotto una fetta di Campania in una discarica.

L'articolo completo, di cui consiglio la lettura, è qui.

lunedì 7 gennaio 2008

[libri] Google, un mondo da scoprire [/libri]

Oddio, non è che questo sia un libro vero proprio, quanto piuttosto una sorta di manuale, una specie di "howto" su quello che è il più famoso e utilizzato motore di ricerca del pianeta.

La prima cosa che si scopre leggendo questo libro - cosa che chi lo utilizza quotidianamente sul web più o meno ha già scoperto - è che Google non è solo un motore di ricerca, anzi. Si potrebbe quasi azzardare che agli esordi, forse, era esclusivamente un motore di ricerca, ora è quasi un mondo a sé stante, per alcuni addirittura una filosofia. Questo libro, in pratica, non è altro che un elenco esaustivo di tutte (o quasi) le funzionalità aggiuntive integrate (quelle che si trovano cliccando su "altro" nell'home page) in quello che comunemente, in maniera riduttiva, si definisce motore di ricerca.

La narrazione prende avvio da metà anno '90, quando Larry Page e Sergey Brin, due amici dottorandi dell'Università di Stanford, mossero i primi passi nella concezione di un motore di ricerca che analizzasse i rapporti esistenti tra i siti web. Questa idea fu quella che sta tuttora alla base del "metodo Google", ossia l'algoritmo che, analizzando la struttura dei collegamenti tra le pagine, produceva risultati migliori di tutti gli altri motori di ricerca. Il famoso Page Rank di Google, a cui molti blogger guardano come se fosse la bibbia o le previsioni meteo, non è nient'altro che l'espressione di questo algoritmo, che si basa sull'intuizione logica che le pagine più linkate da altre pagine (specie se a loro volta con un elevato numero di collegamenti) sono quelle più importanti e ricercate.

Il resto del libro è, come dicevo prima, un elenco, corredato di spiegazioni, delle funzionalità extra e utilità del motore di ricerca: mappe, video, docs, Gmail, Picasa, Analytics, Calendar, Page Creator, ecc... Non mancano, ovviamente, alcuni cenni sull'altra faccia della "medaglia Google", ossia i problemi che ha avuto riguardo la questione della censura in Cina e in alcuni paesi sotto regime dittatoriale, fino ad arrivare alla controversa questione che da anni tiene banco in rete tra i suoi utilizzatori: la privacy (cosa se ne fa dell'oceano di dati personali immagazzinati sui suoi server?).

Comunque sia, una cosa risulta chiara spulciando a fondo le funzionalità e il "modus operandi" del portale, ed è quella di essere all'avanguardia in un "settore" che sta lentamente ma inesorabilmente avanzando: la progressiva migrazione dei dati sul web. Quando verrà l'epoca in cui i dischi fissi e le unità di immagazzinamento dati "in casa" sarà terminata, Google potrà sicuramente dire di essere stato l'antesignano di questa rivoluzione.

domenica 6 gennaio 2008

Ipocrisia di una preghiera

Come probabilmente avrete letto, il Vaticano ha proposto, per bocca del cardinale Claudio Hummes, una giornata mondiale di preghiera per "le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero", si legge su Repubblica. In pratica, con questa iniziativa, la Chiesa vuole far sentire la sua vicinanza alle vittime di abusi sessuali da parte dei preti pedofili. Dal mio personalissimo punto di vista l'iniziativa mi sembra un tantino ipocrita. Provo a spiegare perché.

La pedofilia esiste, non c'è purtroppo niente da fare, e allo stato attuale pare non ci sia mezzo valido che consenta di estirparla. Non è un male caratteristico della famosa "minima parte" del clero cattolico, ma comprende (sempre in minima parte, sia chiaro) tutte le categorie sociali: dai padri di famiglia ai medici, dagli imprenditori ai pensionati. Tanto è vero che ogni anno qualcosa come 80.000 italiani prendono il loro bravo aereo e volano in estremo Oriente o in America Latina per turismo sessuale (ci ho scritto un articolo l'anno scorso).

La differenza tra questi e i preti è che i primi quando vengono scoperti vengono in genere, nei limiti del possibile, perseguiti (denunce, processi, tribunali). All'interno dell'ambito ecclesiale, invece, ha quasi sempre prevalso la logica e la prassi della copertura. E' vero che non mancano casi di preti scoperti, denunciati e condannati (un elenco piuttosto completo si trova qui), ma è altrettanto vero che la politica della Chiesa in merito è prevalentemente quella dell'omertà. Non so se i preti coinvolti in questo scandalo siano l'1 o il 2 o il 3 per cento del totale, il problema non è questo, ma il fatto che anche contro una percentuale così esigua di chi si è macchiato di tali crimini, la Chiesa non abbia mai preso l'iniziativa di buttarli fuori a calci nel sedere. La politica imperante è stata quasi sempre quella dell'omertà, della copertura, dello spostamento a destra e a manca tra le varie diocesi e parrocchie dei responsabili di questi misfatti (se ne sono occupati poco più di un anno fa anche quelli delle iene).

Nessuno, tanto meno io, mette in dubbio la serietà e la volontà reale, da parte della parte sana della Chiesa, di fare qualcosa di "riparatore" per le vittime di questi abusi, ma forse la giornata di preghiera più che rivolgerla alle vittime (alle quali probabilmente non gliene può fregare di meno) avrebbe fatto meglio a rivolgerla a sé stessa, come mea culpa per tutte le volte che col suo comportamento non ha contribuito ad arginare questa piaga.

Allarmismi (inutili)




A questo punto non ho più dubbi: si tratta di "terrorismo mediatico". Scusate, ma ogni santo giorno è proprio necessario titolare a piena pagina ogni minima variazione (verso l'alto) dei prezzi di gasolio e benzina? A cosa (e a chi) serve?

Se uno non usa la macchina, ma solo la bicicletta o le gambe, della cosa non gli frega ovviamente niente, mentre invece chi guida lo vede da sé quando va alla pompa.

Che ci sia sotto qualcos'altro?

sabato 5 gennaio 2008

Censure e parabole (satellitari)

Probabilmente qualcuno ricorderà, tra i tanti fatti accaduti nel 2007, le vicende della Birmania (ne ho parlato a suo tempo anch'io). Alessandro Gilioli, in proposito, scrive dalle colonne dell'Espresso di una interessante (si fa per dire) novità arrivata col nuovo anno.

Cito pari pari dal suo articolo:

In Birmania, con il nuovo anno, chi possiede una parabola per ricevere i programmi tv satellitari dovrà pagare una tassa di quasi 800 dollari all’anno.

La cifra equivale a tre volte uno stipendio medio annuale.

Il disegno è semplice: tagliare fuori dall’informazione tutta la popolazione eccetto la ristretta fascia di very rich, quelli che sono tutti o quasi vicini al regime.

In Birmania, dove Internet è censuratissimo e la stampa è solo quella del governo, i satelliti permettevano di vedere le tivù in inglese - soprattutto Bbc Asia - e di sapere in questo modo che cosa succedeva nel loro stesso Paese.

Se a ciò aggiungiamo - come scrive sempre lo stesso Gilioli nell'articolo - che una sim card per telefonino costa adesso l'equivalente di tre anni di stipendio, mi pare che il quadro (desolante) della situazione, lì, sia sufficientemente chiaro.

(via Espresso)

venerdì 4 gennaio 2008

Intanto, loro, zitti zitti...

Ho spulciato nell'ordine: Repubblica, Corriere, Ansa, Sole 24 Ore e Stampa, ma nessuno ieri ha parlato della notizia che mi è arrivata da un uccellino. Avranno avuto sicuramente un po' di pudore e qualche remora. Comprensibile del resto: difficile, infatti, tra rincari di luce e gas e minacce di sciopero dei sindacati contro i salari troppo bassi, andare a strombazzare ai 4 venti il fatto che i deputati si sono alzati lo stipendio di 200 euro al mese.

Avranno pensato che sicuramente si tratta di una di quelle notizie poco degne di visibilità, e che è molto meglio continuare a distogliere l'attenzione del popolo-plebe continuando a martellare con le maxi nevicate al nord e la "monnezza" a Napoli.

Fortunatamente qualcuno che si è preso la briga di buttare giù un trafiletto con la notizia c'è stato. Bello no? Questi qui in quattro e quattr'otto si aumentano lo stipendio cercando di non fare troppo rumore. Per i nostri, invece, "ci vuole pazienza".

Da quanti anni siamo un popolo di pazienti?

Il sorpasso

Non mi riferisco ovviamente al celebre film di Risi del '62, ma ai risultati di una ricerca condotta dal Politecnico di Milano in collaborazione con l'Istituto Nielsen. Dati che descrivono un'inversione di tendenza di un certo rilievo e degna di essere menzionata. Brevemente, da questa ricerca (se tali dati saranno confermati), si evince che l'interesse per internet ha superato quello per la televisione (la percentuale degli utenti dai 14 anni in su che preferiscono il web si aggira intorno al 54%), e che il 2008 sarà probabilmente l'anno del sorpasso definitivo.

Questo dato, di per sé, potrebbe a prima vista non essere troppo significativo. Lo diventa, invece, a mio parere, per il fatto che questo sorpasso avviene proprio nella cosiddetta fascia prime time, l'orario, tra le altre cose, più "redditizio" per la tv (quello cioè in cui si concentrano la maggior parte degli investimenti pubblicitari). Ciò significa che la suddetta fascia di utenza, dopo cena, dovendo scegliere tra piazzarsi davanti alla tv e davanti al pc preferisce quest'ultimo.

I motivi di questo cambio di tendenza sono sicuramente molteplici, ma probabilmente uno dei più "gettonati" è quello che fa riferimento alla qualità dell'offerta televisiva. Non è neanche così difficile accorgersene, basta dare un'occhiata a cosa viene propinato in una qualsiasi prima serata media.

Non so se i responsabili televisivi, gli inserzionisti, i vari direttori di rete, insomma chiunque ci sia dietro al tubo catodico, piangeranno alla constatazione della lenta ma inesorabile agonia del mezzo televisivo. Sicuramente, comunque, se cercheranno un responsabile di tutto ciò dovranno guardare poco lontano.