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sabato 8 gennaio 2011

Apple saluta VLC


Leggo su Il Post che Apple avrebbe tolto agli utenti la possibilità di acquistare dal suo App Store il lettore multimediale VLC.

Lo scorso novembre, Rémi Denis-Courmon, uno dei principali sviluppatori di VLC per iPhone, aveva segnalato ad Apple l’incompatibilità della licenza del piccolo programma con le regole imposte dalla società per la diffusione delle applicazioni. VLC è un programma libero ed è quindi pubblicato con una licenza che permette a chiunque di utilizzarlo e, rispettando alcune condizioni, di modificarlo e ridistribuirlo.

Non sono un utente Apple, ma conosco molto bene il lettore multimediale VLC (gira sia su Windows che su Linux e lo ritengo uno dei migliori software in assoluto nel suo genere).

Da oggi Steve Jobs mi sta un pelino più antipatico del solito.

martedì 29 gennaio 2008

Qtrax e la storia del dietrofront sul download gratuito




C'è stato un dietrofront piuttosto clamoroso, l'altro ieri, riportato da parecchie testate online (ad esempio Repubblica, prima e dopo), in merito alla vicenda Qtrax, il portale attraverso il quale sarebbe stato possibile scaricare gratuitamente e legalmente musica dalla rete. La cosa curiosa è che a "cascarci" non sono state solamente le cosiddette testate generaliste, che, si sa, di queste cose in genere scrivono un po' a spanne, ma anche molti siti che normalmente scrivono di tecnologia e informatica. Ma vediamo di fare un po' di chiarezza.

Tutto nasce dall'annuncio - pubblicato in rete da molte testate, tra cui Wired - dell'attivazione di questa nuova piattaforma da cui è (sarebbe stato) possibile scaricare liberamente e gratuitamente musica. La piattaforma in questione si chiama appunto Qtrax e il sito ufficiale è qui. Se però si prova a cliccare sul relativo pulsante "download" non succede assolutamente niente in quanto la pagina è inattiva.

In pratica, per farla breve, l'iniziativa è stata sbandierata ai quattro venti in pompa magna perché pareva che in un primo tempo (o almeno questo è ciò che aveva dato a intendere Allan Klepfisz, presidente di Qtrax) tutte e 4 le major che dovevano aderire all'iniziativa (Universal, Sony BMG, Warner e EMI) avessero effettivamente aderito; mentre invece, come si è scoperto solo dopo, l'adesione era solo a parole, e quando si è trattato di mettere nero su bianco qualcuno ha fatto dietrofront sostenendo che non c'è mai stato nessun accordo.

Fin qui la cronaca, che in fin dei conti interessa fino a un certo punto. Andiamo però adesso a vedere, a livello tecnico, come avrebbe dovuto funzionare il servizio.

L'idea, di per sé, non è nuovissima e si basa essenzialmente sul principio che il compenso ai titolari di copyright deriva dai banner pubblicitari che l'utente si deve sorbire durante il download e l'archiviazione su pc dei pezzi scaricati. E' un po' quanto succede già adesso con portali tipo downlovers.it, del quale ho già scritto in passato.

Ma, proprio come downlovers.it, Qtrax ha lo stesso medesimo difetto: brani infarciti di DRM. Tanto è vero che Punto Informatico, ad esempio, scrive (qui):

"Le limitazioni? Sono quelle definite dal sistema DRM Windows Media, con il quale i file sono impacchettati: non sarà possibile trasferire i brani su CD, ma sarà possibile goderne attraverso i dispositivi che supportano la piattaforma Microsoft. Fuori dunque gli utenti di iPod, almeno per il momento. Ma fuori anche gli utenti Mac, fino al 18 marzo: la piattaforma per la ricerca e lo sharing dei brani, e per inoculare la pubblicità, è per ora destinata solo a utenti di Windows XP e Vista."

A me, come penso a molti, di "godere di musica su dispositivi che supportano la piattaforma Microsoft" non frega un bel niente. Io voglio scaricare musica libera, in formato libero, che giri liberamente su qualsiasi player multimediale (compresa l'autoradio della mia macchina), e, come molti altri, sono disposto a pagare per questo (iTunes, che addirittura vende musica lucchettata insegnerà qualcosa, no?). E pure le major discografiche hanno capito ormai l'andazzo, costrette dall'evidenza dei fatti e probabilmente anche sollecitate dalla recente presa di posizione dei rappresentanti inglesi dei venditori di cd, riconoscendo esse stesse che "The compact disc is dead". E adesso arriva Qtrax di nuovo col DRM?

Non so che tipo di reazione avrebbe avuto l'utenza di fronte a questo progetto, lo sapremo in futuro se la cosa partirà effettivamente. Quello che è certo è che il p2p illegale viaggia a gonfie vele, e buona parte del merito è proprio di iniziative come questa.

martedì 27 novembre 2007

DRM: cos'è e a cosa serve. Prova pratica su strada (*aggiornamento*)

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Dopo aver tanto parlato a livello teorico di DRM, mi pare sia giusto mostrare a livello pratico cosa si intende con questo concetto. L'occasione mi è data dalla scoperta di un sito dal quale è possibile scaricare gratuitamente e legalmente la musica che si vuole. Il sito in questione è Downlovers.it, ed è raggiungibile qui. Registrandosi con indirizzo di posta elettronica e password è possibile prelevare dal suo database le canzoni preferite gratuitamente. L'unico obbligo è quello di essere costretti a sorbirsi una trentina di secondi di spot pubblicitari durante il download dei pezzi, pubblicità tramite la quale il portale paga i diritti ai titolari di copyright del pezzo scaricato.

Il progetto non è male, nelle intenzioni, peccato che a livello pratico alcune soluzioni adottate per la gestione dei file scaricati lascino un pò a desiderare. E qui veniamo al titolo del post. La prova su strada l'ho dovuta fare con Windows Xp al posto di Linux (capirete subito perché).

Come prima cosa ho naturalmente provato a scaricare un file qualsiasi, e precisamente la canzone "L'immenso" dei Negramaro:




Prima sorpresa: il file è formato WMA (Windows Media Audio), lo standard Microsoft, proprietario, per la gestione dei file audio. E Vabbé, ci faccio doppio clic sopra per acoltarlo. Seconda sorpresa: una finestra di avvertimento mi segnala che per leggere il file è necessario aggiornare Windows Media Player alla versione 11. Naturalmente non ci penso neanche e provo ad aprirlo con VLC Media Player: niente da fare, non ne vuole sapere. Chiudo il tutto e riavvio il computer caricando Linux. Accedo da qui alla partizione in cui è installato Xp, localizzo il file e provo ad aprirlo con Amarok: niente da fare neanche con questo. Faccio un ultimo tentativo con il VLC Media Player installato nella mia Linuxbox. Niente, il file non vuole saperne di aprirsi. Chiudo di nuovo il tutto e ricarico Xp.

Mi rassegno a scaricare l'aggiornamento alla versione 11 di WMP, riavvio il pc e mi accingo finalmente ad ascoltare questo benedetto file. Altra finestrella che si apre e che mi dice che per poter ascoltare la traccia è necessario aggiornare la gestione dei diritti digitali (DRM) di Windows Media Player 11 (nel frattempo il buon ZoneAlarm mi segnala i ripetuti tentativi di WMP di accedere a internet). E va bene, facciamo anche questa. Scarico anche quest'ultimo aggiornamento e finalmente riesco ad ascoltare il mio file.

Chi scarica musica da internet (che sia in modo legale o illegale), in genere, accumulati un certo numero di file, desidera farsi una compilation da masterizzare su cd in modo da poterla ascoltare nell'impianto stereo di casa, oppue nel lettore cd della macchina, ecc... Bene, apro quindi Cd Burner Xp Pro, il programma di masterizzazione installato sul mio Xp e mi preparo a creare un cd audio col file in questione. Ennesima sorpresa: il programma mi dice che non riesce a gestire il file riportando un errore generico (lascio a voi intuire il perché). Mi viene quindi in mente che Windows Media Player ha una funzione che consente di masterizzare su cd i file musicali. Ho fatto 30, faccio 31: apro WMP e gli dico di crearmi un cd audio col file in questione. Sorpresa, il programma prende il file e me lo masterizza correttamente in formato .cda (il formato standard dei cd audio) su un riscrivibile. Altra sorpresa: inserendo il cd così ottenuto nell'impianto stereo di casa è possibile ascoltarlo correttamente.

A questo punto, prima di proseguire, è necessario ricapitolare un pò il tutto. In pratica ci troviamo di fronte a un file audio che è possibile scaricare gratuitamente e legalmente, ed è possibile masterizzare su cd. Questo è un punto sostanzialmente positivo, è fuor di dubbio, ma anche i punti negativi non mancano. E uno di quelli più irritanti è che tutta la gestione del file, dal download alla masterizzazione, è possibile effettuarla solo tramite un sistema operativo specifico, un player specifico, aggiornato a una specifica versione. Qualunque requisito al di fuori di questi rende praticamente impossibile l'operazione (o comunque piuttosto difficile tecnicamente, perlomeno per gli utenti di primo pelo).

Inoltre, dalle prove che ho effettuato sul mio pc, la conversione in formato cd audio (.cda) del file scaricato non permette di liberarlo dai lacci digitali del DRM. Tentando infatti - a parte il lettore cd dell'impianto stereo di casa - di ascoltarlo con qualsiasi lettore e con qualsiasi sistema operativo all'infuori dei soliti noti si ottengono messaggi di errore a raffica. L'unica maniera per liberare definitivamente il file dalle catene digitali del DRM è ripparlo in formato mp3 direttamente dal cd, cosa piuttosto semplice con programmi tipo FreeRip per Windows o l'ottimo K3b su Linux. Una volta rippato in uno qualsiasi di questi formati, ecco che il file è completamente libero, utilizzabile e leggibile su qualsiasi player e sistema operativo.

Due considerazioni veloci per chiudere. Quello che vi ho illustrato è il DRM, e neanche nella sua versione più "cattiva". In sostanza, pur essendo tutta la faccenda aggirabile senza grosse difficoltà, rimane incontrovertibile il fatto che non è possibile assolutamente disporre a piacimento di ciò che si è acquisito. In questo caso, se vogliamo, non è neanche eccessivamente grave considerando il fatto che i file sono disponibili in maniera gratuita. Ma limitazioni tipo questa sono presenti anche nei file acquistati legalmente online (penso ad esempio al Fairplay di Apple).

Un'iniziativa come quella di Downlover.it è quindi senz'altro interessante, ma lo sarebbe stata ancora di più se i file fossero disponibili in formato .mp3 o .ogg, liberamente utilizzabili su qualunque player e qualunque sistema operativo. Speriamo che l'ipotesi venga in futuro presa in considerazione dai responsabili del portale.


Aggiornamento 02/12/2007.

Non è tutto oro quel che luccica. Come ho già scritto sopra, l'idea di mettere liberamente a disposizione degli utenti alcuni brani musicali in cambio di qualche secondo di pubblicità è buona, è il metodo (brani infarciti di lucchetti digitali) che è sbagliato. Guardate l'immagine qui sotto:




Ho scaricato il nuovo cd di Ligabue in una cartella del mio pc e ovviamente lo voglio masterizzare per poterlo ascoltare nell'impianto stereo di casa. Ecco cosa succede:




Ecco qua, questo è il DRM in tutta la sua insulsaggine e stupidità. Ho scaricato regolarmente musica da internet senza commettere alcun illecito e cosa mi ritrovo? Dei file in una cartella del pc che posso ascoltare solo su un determinato sistema operativo, con un determinato player musicale e solo se aggiornato a una specifica versione. E che oltretutto non posso masterizzare. Peccato, sono sempre più convinto che quelli di downlover.it abbiano perso un'ottima occasione.

E il bello è che in un questionario sul loro sito, che appare durante il download dei brani, chiedono se questo metodo può essere utile per sconfiggere la pirateria online: roba da morir dal ridere!


Aggiornamento 03/12/2007.

Il mio amico e collega di lavoro Stefano, che ringrazio, mi ha fatto notare che i brani scaricati da downlovers.it, prima di essere ascoltati e masterizzati vanno "abilitati" a compiere queste operazioni. La suddetta abilitazione consiste nell'ascoltare, collegato a internet e sempre con WMP 11 (sennò che gusto c'è?), alcuni secondi di ogni brano in modo che in questi secondi avvenga il download dei diritti digitali di ascolto e masterizzazione:




Terminata questa procedura (che evito di commentare) è finalmente possibile masterizzare i brani su cd:




Il mio giudizio, comunque, riguardo tutto il progetto, rimane quello che ho espresso sopra.

domenica 25 novembre 2007

Pastrocchio alla francese

Un verso di una vecchia canzone di Franco Battiato recitava: "Gli orchestrali sono uguali in tutto il mondo, simili ai segnali orario delle radio" (Arabian song - 1980). Spostando il soggetto dagli orchestrali ai politici, ecco la dimostrazione che quando si tratta di legiferare in materia di internet, diritti digitali e copyright, i nostri non sono i peggiori.

Mi riferisco a ciò che si sta discutendo in questi giorni in Francia per tentare anche lì di arginare il fenomeno della pirateria online. Un articolo in proposito è apparso su Le Monde (qui). Dalle informazioni (ancora abbastanza frammentarie) in circolazione, pare che in Francia, per volere di Sarkozy, sia stato istituito una sorta di organismo di controllo che non andrà tanto per il sottile nel tentare (inutilmente) di stroncare alla radice il fenomeno.

In questo provvedimento sono previste la galera, multe pesantissime e l'obbligo per gli ISP di "convincere" i propri abbonati a "comportarsi bene" tramite l'uso di e-mail dissuasive, che una volta dimostratesi inefficaci potranno portare addirittura alla rescissione dell'accesso a internet dell'abbonato. Tutto ciò in cambio di un generico impegno a eliminare il DRM dalle opere digitali in commercio.

Interessante in proposito la dichiarazione di Sarkozy riportata da Corriere.it: “la pirateria è un comportamento medievale”. Certo. Invece sentenze tipo questa, in perfetto stile "colpirne uno per educarne cento", tanto caro a certi regimi del passato, sono comportamenti contemporanei?

sabato 24 novembre 2007

Togliete il DRM, è ERA che ve lo chiede

Molti siti stanno riportando in queste ore un accorato appello lanciato da ERA - l'associazione inglese che rappresenta i venditori di prodotti di intrattenimento digitali - ai responsabili delle major musicali e cinematografiche: togliete il DRM da cd e dvd o qui chiudiamo baracca e burattini, è in sostanza il senso dell'appello.

Due righe veloci di spiegazione. Il DRM è quell'aberrante meccanismo che col pretesto di salvaguardare i diritti di copyright sulle opere digitali (cd e dvd), di fatto ne impedisce il libero utilizzo al legittimo acquirente (maggiori dettagli in questo mio articolo dell'anno scorso). In sostanza il DRM è una sorta di "lucchetto digitale" che impedisce ad esempio di duplicare un dvd per farsene una copia di scorta, consente la lettura di un file musicale acquistato legittimamente in rete solo su determinati player, ne consente la masterizzazione un numero limitato di volte, ecc... In sostanza impedisce che io, acquirente, possa fare ciò che mi pare di quanto legittimamente acquistato.

Le industrie discografiche hanno messo in campo questa tecnica sulla base di un semplice quanto sbagliato ragionamento: la gente non compra più cd e dvd perché li condivide illegalmente? Bene, noi mettiamo i lucchetti digitali per impedire che ciò avvenga. Questo ha comportato (a) un ulteriore crollo di vendite e (b) la posa della pietra tombale su qualsiasi speranza di combattere ed eliminare la pirateria audio e video. E non potrebbe essere diversamente: scusate, ma chi acquisterebbe, pagandolo, un prodotto di cui non può disporre liberamente? Perfino il prestigioso The Economist, qualche mese fa, ha pubblicato un articolo sul tema mettendo in risalto tutta la miopia e la componente autolesionistica da parte dell'industria dell'entertainment nell'adozione di questo provvedimento, il quale, oltre a non contribuire minimamente a contrastare la pirateria, penalizza gli utenti onesti che acquistano in maniera legale questi prodotti.

Anni fa si diceva che il DRM era una di quelle tecnologie che facevano bene al venditore e male al consumatore. Oggi si può tranquillamente affermare che sia invece deleteria per entrambi: primo perché questi sistemi anticopia sono aggirabili con una certa facilità, e secondo perché è ormai statisticamente dimostrato che la musica libera da lacci digitali vende di più.

Aspettiamo solo che lo capisca chi di dovere.

giovedì 16 agosto 2007

Prova pratica di DRM by Google

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

Era da un pò che non toccavo più l'argomento DRM. E dire che nel mio sito internet prima, e nel mio blog poi, non mi sono certo risparmiato nel cercare di illustrare la palese contraddizione e l'ingiustizia insite in questo sistema di controllo dei diritti digitali da parte delle major musicali, cinematografiche e dei detentori dei diritti di copyright (una breve rassegna di miei articoli in proposito la trovate qui).

Perché sono tornato sull'argomento? Perché Google, da ieri, ha revocato agli utenti che hanno legittimamente acquistato i video sul proprio portale il diritto di vederli. Lo so, la materia DRM può sembrare qualcosa di noioso, di astratto, di lunare, di "ma a noi che ce ne frega?". Beh, chi ha acquistato legalmente su qualche portale tracce musicali protette con questo sistema e una volta scaricato il file si è accorto che suonava solo su un particolare player multimediale e non poteva essere masterizzato su cd, sa cosa voglio dire.

Ieri, come dicevo, la massima espressione di questo "sopruso" (non mi viene in mente termine più adatto) si è palesata sotto l'egida del colosso di Mountain View. Ne parla Paolo Attivissimo in un articolo sul suo blog: dateci un'occhiata anche se l'argomento non vi interessa, è breve ma molto chiaro (lo trovate qui).

Per il resto non che dirvi. Difficile davanti a queste cose non giustificare chi si scarica la musica o i film da qualche circuito p2p. Il DRM, nella sua accezione peggiore, è una inutile vessazione, che penalizza l'utente onesto che acquista in modo legale musica in rete e allo stesso tempo non contribuisce minimamente a fermare il fenomeno della pirateria.

Aspettiamo con ansia il giorno in cui i signori che stanno ai vertici dell'entertainment capiranno un tantino le dinamiche della diffusione della cultura in rete e si regoleranno di conseguenza.


Aggiornamento 22/08/2007.

Google pare abbia avuto un parziale ripensamento. Maggiori dettagli qui.

giovedì 19 aprile 2007

DRM e vinile

L'aumento delle vendite dei vecchi dischi in vinile viene interpretato da molti come un ulteriore segnale che la gente non ne può più del DRM

Chi, come me, viaggia abbondantemente oltre la trentina, ricorderà che prima dell'avvento del cd il supporto principe per la diffusione della musica era il vinile, il caro vecchio 33 (e 45) giri.

Non voglio sembrare un nostalgico, ma ricordo con un certo rimpianto i tempi in cui da giovane, il sabato pomeriggio, andavo giù a Rimini con gli amici alla mitica Dimar, uno dei più grossi negozi di dischi della città. Per un appassionato di musica come me, entrare in questa specie di tempio della musica (3 piani di dischi e musicassette) era qualcosa di difficilmente descrivibile.

Si mettevano da parte i soldi durante la settimana e il sabato si acquistava l'agognato disco (spesso a turno: uno lo comprava e gli altri lo registravano su cassetta). Il vinile aveva un suo fascino che i cd non hanno (e non hanno mai avuto): era grande e ingombrante, ma bello; i testi delle canzoni erano scritti in un formato decente e non serviva il microscopio per leggerli, come succede oggi col compact disc.

C'era poi il non trascurabile aspetto che nessuno aveva ancora inventato l'aberrante concetto del DRM (anche perché essendo il vinile un supporto di tipo analogico...). Il vinile lo potevi infatti suonare su qualsiasi giradischi, potevi riversarlo sulle mitiche musicassette magnetiche tutte le volte che volevi, e l'industria discografica aveva ben altro a cui pensare che rompere le balle alla gente con la scusa della salvaguardia del copyright e dei diritti digitali.

E c'è ancora oggi chi sostiene che la resa sonora fosse migliore rispetto agli attuali cd (tra questi gli audiofili, quelli veri, che viaggiano ancora a giradischi e amplificatori valvolari ritenendo il cd una bestemmia).

Oggi apprendiamo che l'anno scorso i dischi in vinile hanno avuto un'aumento delle vendite del 10%. E tutto questo mentre, come è noto, la vendita dei cd è da tempo in caduta libera. Molti interpretano questo fenomeno come un'ulteriore conferma (se mai ce ne fosse ancora bisogno) che la gente è stanca delle limitazioni e delle restrizioni a cui è costretta dai nuovi standard di protezione della musica digitale. Non ne può più di acquistare brani ascoltabili solo sull'apposito player e masterizzabili un numero limitato di volte: piuttosto se li scarica in mp3 da eMule o BitTorrent, oppure (ri)comincia col vinile.

mercoledì 4 aprile 2007

Emi, Apple e DRM

Brevi considerazioni sulla nota questione dell'abbandono del DRM da parte di EMI e Apple

Chi segue un pò quello che accade in giro per il web, si sarà sicuramente accorto che una delle notizie che tengono banco in questi giorni riguarda la decisione da parte di Apple di vendere brani musicali, appartenenti al suo repertorio digitale, in formato DRM-free, ossia liberi da ogni tipo di "lucchetto digitale".

In pratica questo significa che un brano acquistato legalmente da iTunes in questo formato può essere ascoltato su qualsiasi player multimediale. I brani protetti da DRM non sono però spariti, ma rimangono comunque in catalogo, e l'utente può scegliere in quale formato fare l'acquisto.

La notizia, capirete, ha suscitato un certo clamore in rete, e ha provocato le reazioni entusiaste di chi (come me) vede nelle restrizioni imposte dal DRM una vessazione e una forte e preoccupante limitazione della propria libertà di fare con qualcosa legalmente acquistato quello che si vuole.

Tuttavia non mi sento di condividere questa dilagante euforia e contentezza (pur apprezzando ovviamente lo spirito dell'iniziativa). E questo per il semplice motivo che i brani DRM-free costeranno il 30% in più degli altri. Non mi sembra che abbia molto senso questa differenza di prezzo (giustificata da Apple da una migliore qualità audio derivata dalla nuova codifica in AAC con bitrate di 256 Kbps al posto dell'attuale a 128): lo vedo un pò come darsi la zappa sui piedi.
Ma come? Ora che c'era la possibilità di dimostrare quello che i "tifosi" del DRM-free hanno sempre sostenuto (e cioè che il calo delle vendite di musica online era dovuto alla presenza dei lucchetti digitali) aumentano il prezzo dei file in questo formato del 30%?

In questo modo Apple ed EMI hanno dimostrato di non aver capito almeno due cose:
  • che agli utenti non gliene può fregare di meno del bitrate
  • che tutte le belle teorie (che accennavo sopra) riguardo la necessità di eliminare il DRM per tentare di aumentare le vendite vanno tranquillamente a farsi benedire
Vabbè, prendiamo comunque per buona l'iniziativa, sperando che sia un primo passo importante (anche se zoppicante) verso la definitiva standardizzazione dei formati liberi.

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...