Era da tanto tempo che volevo leggere qualcosa di Asimov, ma avevo sempre rimandato. Non so di preciso perché. In parte questa mia reticenza credo fosse dovuta al fatto che la fantascienza non è mai stata il mio genere preferito, anche se nella mia lunga carriera di lettore onnivoro romanzi di questo genere non sono mancati (ne ho letti un paio anche recentemente). Avendo visto che in edicola hanno cominciato a uscire a cadenza settimanale i libri di Asimov mi sono deciso a buttarmi, cominciando proprio dal lavoro piu celebre del grande scrittore russo-americano.
Pubblicato nel 1950, Io, robot è una raccolta di racconti scritti negli anni '40 del secolo scorso, racconti collegati tra loro e pubblicati precedentemente nel corso del tempo su riviste di fantascienza. In questi racconti Isaac Asimov formula le famose Tre leggi della Robotica, concetto che influenzerà poi tutto il genere letterario ispirato alla fantascienza. In particolar modo, Asimov ha cambiato radicalmente il modo di rappresentare i robot nella letteratura. Prima erano generalmente dipinti come mostri, macchine ribelli, minacce all’umanità; Asimov li ha immaginati come esseri regolati logicamente e integrati nella società.
Mentre leggevo, notavo come già negli anni '40 del secolo scorso il grande scrittore avesse immaginato l'intelligenza artificiale. Nel racconto Liar! (Bugiardo!), ad esempio, il robot RB-34 apprende informazioni assimilando enormi quantità di materiale scientifico, in particolare libri di matematica e fisica, e usa quelle conoscenze per ragionare, risolvere problemi e interagire con gli esseri umani, un po' come fanno gli LLM di oggi su cui si basa l'intelligenza artificiale.
In realtà, a volere essere pignoli, Asimov non fu il primo a immaginare una embrionale intelligenza artificiale. Nel 1936, infatti, Alan Turing pubblicò un articolo chiamato Computing Machinery and Intelligence, quello del famoso Test di Turing in cui si poneva la domanda: "Le macchine possono pensare?" Quindi, cronologicamente, Turing si può dire che sia arrivato prima, ma tra i due grandi "profeti" del secolo scorso correva una differenza sostanziale: Turing ha fondato l’IA come problema matematico e computazionale, Asimov ha immaginato l’IA come fenomeno umano e sociale (e soprattutto narrativo).

E ci ricado in una delle mie oassioni...film "Metropolis" 1926. Ciao Andrea
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