martedì 19 maggio 2026

Dio di illusioni


Prima di leggere questo libro non conoscevo Donna Tartt. Ho cercato qualche notizia e ho scoperto che è una di quelle scrittrici "rare ma pesanti", nel senso che ha pubblicato solo 3 romanzi in 30 anni e tutti e 3 sono diventati bestseller e casi letterari. Scrive in modo molto lento e meticoloso e ogni frase è curata, l’atmosfera è densa, i personaggi sono ossessivi. Per questo i suoi libri hanno quella fama di essere "belli ma lunghi". È molto riservata. Non fa quasi mai interviste, non usa i social e fa passare mediamente 10 anni tra un libro e l’altro. È l'autrice de Il Cardellino, romanzo di cui ho sentito molto parlare ma che non ho (ancora) letto.

Dio di illusioni è un thriller psicologico atipico perché parte con un omicidio senza misteri, nel senso che già dalla prima pagina il lettore sa chi è la vittima e chi sono i colpevoli: un gruppo di studenti di greco antico in un college abbastanza isolato sui monti del Vermont. La prima parte del romanzo l'ho trovata coinvolgente, poi, progressivamente, subentra una certa "lentezza narrativa", specie quando si entra nella testa di questo gruppo di studenti ossessionati dal greco antico, tra feste esclusive, rituali dionisiaci e una morale che scivola via piano piano. Molto interessante e coinvolgente l’atmosfera del college innevato del Vermont (in più punti mi ha ricordato il celeberrimo Overlook Hotel di Shining), l’arroganza intellettuale e il senso di colpa che logora i protagonisti fino quasi a condurli all'autodistruzione (non sto spoilerando, gli autori del delitto sono indicati nelle prime pagine).

​Il punto debole? Forse la lunghezza. Le 600 pagine del romanzo contengono anche digressioni e dialoghi filosofici che rallentano inevitabilmente il ritmo, anche se a me non sono dispiaciuti. Ovviamente, chi cerca un thriller serrato e d'azione può tranquillamente saltare questo libro.

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