martedì 8 settembre 2020

Non penso sia un problema di palestre

Scrive Massimo Giannini: "Ciao Willy, ragazzo coraggioso e generoso. Ma ora, puniti i due esaltati energumeni che lo hanno massacrato, vogliamo bandire certe discipline “marziali” e chiudere le relative palestre?"

A mio parere, che naturalmente va preso per quello che vale, le palestre non c'entrano nulla. Le cronache sono piene di persone che ammazzano altre persone, perfino in modi più truci, e senza frequentare palestre. Il problema credo stia in una società (famiglia, scuola ecc.) che fa crescere i giovani in quella che si chiama psicoapatia, ossia incapacità di avere risonanza emotiva degli atti che compiono.

Una volta lessi un libro, non ricordo se di Andreoli o di Crepet, in cui si parlava proprio di questo argomento. L'autore raccontava di essere andato nel carcere in cui stavano i fratelli Furlan, quelli che anni fa, nel vogherese, balzarono ai vertici delle cronache per il "gioco" di gettare sassi dai cavalcavia sull'autostrada sottostante (ci scappò anche il morto, purtroppo). Quando l'autore chiese a questi ragazzi se erano coscienti che nelle macchine che passavano sotto il ponte da cui gettavano pietre ci fossero delle persone, questi risposero che a loro non importava, per loro era un gioco in tutto e per tutto simile ai videogiochi di casa.

Stesso discorso per i quattro responsabili della morte del povero ragazzo, i quali, dopo la loro "impresa", hanno pubblicato video compiaciuti sui social. E cosa c'entra la palestra? C'entra semmai il fatto che oggi vengono su generazioni di giovani cresciuti come bestie, totalmente abbandonati a se stessi e alle loro pulsioni, giovani a cui nessuno insegna il valore dell'empatia e del rispetto per la vita e per gli altri.

E qui torna sempre il discorso sul tipo di società che abbiamo costruito, che rappresenta il "brodo di coltura" in cui questi giovani vengono al mondo e crescono.

17 commenti:

  1. Hai perfettamente ragione, il problema non sono le palestre. Personalmente credo ci sia una drammatica mancanza di empatia che impedisce a molti di vedere l'altro come una persona uguale a loro e che quindi porta a certi eccessi, così come a tanti altri comportamenti (anche il bullismo, penso).

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    1. Concordo. Penso che bullismo e tragedie come questa siano legate.

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  2. Mi sembra di sentire quei vecchi discorsi dove si diceva che i cartoni animati giapponesi sui robot istigavano alla violenza nei giovani.
    Televisione , cinema , social ..adesso pure le palestre ma per favore!
    Non so se Giannini abbia mai considerato che le cause di certi comportamenti violenti non sempre devono per forza essere associati a qualcosa.
    A sti tizi piace essere violenti e non penso sia sempre colpa della società , della famiglia ecc..debbono pagare per quello che hanno fatto senza sconto alcuno.

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    1. Non so se comportamenti violenti debbano essere sempre associati a qualcosa. Nel presente caso direi di sì. I familiari di uno dei presunti killer hanno minimizzato l'accaduto dicendo che in fondo la vittima era solo un extracomunitario. Se si cresce in una famiglia che ti inculca questi princìpi non è che poi ci si può stupire se si agisce di conseguenza.

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  3. Giannini ha sbagliato, perché ha tweettato di pancia...
    E' chiaro che non è colpa delle palestre. Siamo purtroppo una società con una violenza insita che è pronta ad esplodere.

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    1. Già, e il problema è che per farla esplodere non servono chissà quali pretesti, ma basta delle puerili banalità.

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  4. Le arti marziali sono armi, lo credo, ma insegnano anche la consapevolezza, a governare gli istinti e non è cosa da poco, anzi...
    Se Giannini non ha pensato alle palestre come ambiente dove girano anche certe sostanze allora ha sbagliato clamorosamente. Al centro di questo fatto andrebbe messo la capacità di separare il virtuale dal reale. Come gli insegnanti sanno, i ragazzi faticano a farlo e non trovano gravi comportamenti che lo sono.

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    1. Io penso che Giannini, come dice Riky, abbia twittato senza riflettere. Mi sembra strano che una persona generalmente ponderata e riflessiva come lui abbia espresso un pensiero così fallace.

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  5. Mio figlio ha fatto judo da quando aveva 6 anni e ha imparato il rispetto dell'avversario, l'importanza di migliorarsi e non accusare l'arbitro o l'avversario, ecc. perchè aveva un insegnante che questo gli insegnava. Quando lo seguivo in qualche gara, sentivo dei genitori di altre palestre urlare, come invasati, ai propri figli che dovevano buttare giù l'altro come se fossimo stati al Colosseo al tempo dei gladiatori.
    Non si può fare di ogni erba un fascio, ma chiederci come ci comportiamo noi tutti i giorni con chi non ci piace o ci disturba. Perchè la violenza esisterà sempre come possibilità, ma va gestita e controllata.

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    1. Un amico delle mie figlie, loro coetaneo, ha giocato per un certo tempo a calcetto in una squadra qui della zona, che partecipava a tornei locali. Mi è capitato qualche volta di assistere a qualche partita e sono rimasto allibito di fronte al comportamento di certi genitori, i quali spronavano i loro figli a "fare fuori" gli avversari con ogni mezzo, leciti o illeciti che fossero, l'importante era primeggiare. Addirittura ho assistito a fuoriose litigate tra genitori di ragazzi di squadre opposte, con abbondante uso di epiteti degni delle peggiori bettole di quarta categoria.
      È capitato che fossero gli stessi ragazzi a intimare ai rispettivi genitori di smetterla. Sono rimasto allibito.
      Se i primi che dovrebbero insegnare ai figli a controllare la rabbia si comportano in questo modo, come si può pretendere che i suddetti figli imparino a controllarsi?

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  6. forse per palestra si intende la superficialità e quindi l'aspetto esteriore della persona

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    1. Potrebbe essere una chiave di lettura, chissà.

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  7. condivido, non è una questione di palestre o di pratica di arti marziali.
    Non è che tutti quelli che fanno questi sport, o karate o boxe ecc vanno poi in giro a picchiare persone.
    Il problema è ben altro, e risiede nella personalità di questi giovani, nel contesto in cui son cresciuti, nei loro (dis)valori e tanti altri fattori..., ma non nelle palestre, santa pace.

    Poi se uno usa la propria tecnica (imparata praticando questi sport) e prestanza fisica per picchiare duro e ben sapendo come e dove colpire per fare molto male, penso che questo possa avere il suo peso, come nel caso specifico.

    Comunque sia è una tragedia spaventosa... Un livello di disumanità, di indifferenza, di assenza di pietà... da paura.

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  8. Sono d'accordo con quello che scrivi; è pur vero, però - senza criminalizzare le palestre - che a volte certe luoghi esaltano i comportamenti dei frequentatori più esaltati e violenti. Certo, magari quei due che hanno massacrato di botte quel ragazzo lo avrebbero fatto anche se avessero frequentato un campo di bocce, anziché una palestra di arti marziali

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