venerdì 18 settembre 2020

Referendum: Sì o No?

Qualche tempo fa, qui su queste pagine, avevo espresso la mia intenzione di votare No al referendum costituzionale di domenica e lunedì prossimi, che ha come oggetto la diminuzione del numero dei parlamentari. Sono rimasto sostanzialmente della mia idea, cioè votare No, anche se devo ammettere che alcune delle argomentazioni minori che ho letto e ascoltato a supporto del Sì mi sembra abbiano una loro validità.

Riassumendo un po', le principali motivazioni sbandierate dai sostenitori del Sì sono due: riduzione dei costi della politica e maggiore efficienza del funzionamento del parlamento. La motivazione economica è pura demagogia, dal momento che si parla di risparmi talmente risibili che solo chi non ne ha ben chiara l'entità può ritenerla solida ed elevarla a rango di argomentazione. (Mi viene anche da chiedermi come mai, se la motivazione economica è così pregnante, non si sia pensato di tagliare lo stipendio a tutti i parlamentari invece di tagliare i parlamentari stessi, cosa che tra l'altro si sarebbe potuta fare in maniera più semplice e spedita tramite legge ordinaria e senza andare a toccare la Costituzione.)

Per quanto riguarda invece la presunta maggiore efficienza che avrà un parlamento meno pletorico, beh, mi pare che siamo in presenza di una pura ipotesi. In base a quale principio dovrebbe scattare infatti tale automatismo? Non si sa. Ho provato un po' a fare qualche ricerca tra le pagine e le dichiarazioni dei sostenitori del Sì e non ho trovato nulla di convincente. Tutti affermano genericamente che l'efficienza del parlamento migliorerà ma non ho trovato nessuna argomentazione che spieghi perché. Immagino dipenda dal fatto che, alla fine, anche i sostenitori del Sì sanno perfettamente che l'inefficacia del parlamento in gran parte dipende non dal numero di parlamentari ma dai meccanismi di formazione del processo legislativo, meccanismi che non vengono minimamente toccati dalla riforma.

La debolezza e l'inesistenza di ragioni valide e sufficientemente ed esaustivamente argomentate a supporto del Sì - parere personale, ovviamente - mi spingono a restare sulla mia posizione. Quindi voterò No.

Alla fine, comunque, referendum a parte, ciò che a me importa sarebbe l'introduzione di una legge elettorale in grado di dare all'elettore la possibilità di scegliersi il candidato che preferisce, cosa che non è più possibile fare da quando, nel 2005, Calderoli sfornò il cosiddetto Porcellum, poi cambiato nel nome e nelle forme esteriori nel corso degli ultimi lustri ma senza mai modificarne la sostanza.

8 commenti:

  1. Sono d'accordo con te. Anch'io voterò no. Credi che sua un referendum mal posto e strumentale, politicizzato. Inoltre penso che vinceranno largamente i si. Quello che vorrei è che i no siano tanti così nessuno potrà gloriarsi del risultato. Se ci fosse un 51 a 49 non importa per chi il popolo italiano dimostrerebbe che non c'era un risultato platealmente condiviso e quindi utile per fare una pretestuosa propaganda politica.

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    1. Condivido. E oltre che strumentale direi populista, che cioè fa leva su un facile e seducente impulso emotivo (i parlamentari sono da sempre odiati da tutti, poco male se ne eliminiamo un po'!) non supportato da adeguati ragionamenti retrostanti circa le conseguenze di una vittoria del Sì. Il fatto poi che la materia sia complessa fa il resto; è noto infatti che oggi la complessità viene rifiutata perché addentrarvisi richiede impegno, molto meglio abbandonarsi alla seduzione di facili slogan, che sono già belli e pronti ed esonerano dalla fatica di approfondire.
      Per questo motivo sono convinto che i Sì vinceranno a larga maggioranza.

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  3. Hai ragione . In questo momento , per vari motivi ,
    il Referendum non si doveva fare , anche per il costo
    di soldi pubblici .
    Noi e vari conoscenti , non andremo a votare .
    Buona giornata . Laura

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    1. Prima o poi si sarebbe comunque fatto. Se non fosse stato oggi sarebbe stato più avanti (era già previsto per marzo ma è stato spostato a domani per l'emergenza covid).
      Personalmente non mi sembra una buona idea astenersi, anche se devo ammettere che pure io in passato l'ho fatto.
      Ciao Laura.

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  4. Le diatribe politiche mi annoiano mortalmente: lo ammetto. Sono le occasioni in cui sappiamo farci del male a vicenda, la cosa forse che ci riesce meglio. Ogni tanto ci provo anch'io: non sono immune da questo virus, che è peggiore del Covid. Credo, innanzitutto, che la quantità (945 parlamentari contro i 600, se vincesse il Si) non sia una garanzia di qualità. Se così fosse, oggi non staremmo qui a parlare di referendum sul taglio dei parlamentari. Insomma, detto in maniera molto semplice, per me è meglio discutere in 5 che in 50. Siamo primi in Europa per numero di parlamentari e non mi risulta che il nostro Parlamento sia il più efficiente. E' risaputo che un terzo circa di quei signori che siedono su quella poltrona ben remunerata sono assenteisti cronici, in barba alla rappresentanza, E già, la rappresentanza! Ci si riempie la bocca! Verrebbe meno, dicono i sostenitori del No: un atto antidemocratico. Ma che "rappresentanza" è quella di un Parlamento eletto con le liste bloccate? Con candidati spostati da nord a sud e viceversa senza che gli stessi conoscano il territorio e senza che gli elettori li abbiano mai visti, se non in televisione, dove promettono mari e monti? E che rappresentanza è quella di un Parlamento che negli ultimi dieci anni ha espresso sei governi i cui Premier non sono stati eletti ma scelti dai partiti? La verità è che dietro il No (dopo che tutti i partiti avevano votato il taglio in Parlamento) c'è la spinta a far cadere questo governo guidato da un presidente che sfiora il 70% dei consensi della gente e spianare la strada a Salvini e Meloni, il cui sposalizio verrebbe benedetto da Berlusconi e appoggiato da due statisti che si chiamano Renzi e Calenda.

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    1. Alcune delle cose che hai detto le trovo condivisibili. Sono d'accordo con te ad esempio sul fatto dell'assenteismo, ma un taglio dei parlamentari non è garanzia della diminuzione di questo odioso fenomeno. Lo potrebbe essere in termini statistici e di probabilità, ma non in termini effettivi.
      È vero anche che da anni i governi cambiano in tempi relativamente brevi (non ricordo neppure più quale sia stata lì'ultima legoslatura a durare cinque anni), e ciò è principalmente dovuto alla nascita del Movimento cinque stelle, che ha trasformato il sistema bipolare di prima, che assicurava maggiore governabilità, in un sistema tripolare, almeno all'inizio.
      Piccola nota: quella del Presidente del consiglio non è una carica elettiva, quindi è normale che non sia eletto da nessuno. Viene nominato dal Capo dello Stato in base alle risultanze delle elezioni o alla situazione politca, e solitamente l'incarico gli viene affidato in base alla sua possibilità di avere i numeri per formare un governo.
      Per quanto riguarda il No che aprirebbe la strada a Salvini e Meloni, la trovo un'ipotesi poco realistica, non fosse altro per il fatto che Salvini si è apertamente schierato per il Sì.

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