lunedì 30 aprile 2007

40 anni fa (o oggi?) Dio è morto

Compie 40 anni (senza purtroppo dimostrarli) la canzone "Dio è morto", primo vero inno di protesta scritto da Francesco Guccini

Probabilmente molti (me compreso) di quelli che leggono questo post non erano ancora nati quando nel 1965 un giovane e pressoché sconosciuto Francesco Guccini butta giù testo e musica di quella che è considerata a tutt'oggi come una delle canzoni più famose della musica d'autore italiana: Dio è morto.

Sono per alcuni motivi molto legato a questa canzone - dopo vi spiego tutto -, ma come prima cosa, per chi non la conoscesse, riporto qui sotto il testo:


Ho visto la gente della mia età andare via,


lungo le strade che non portano mai a niente.

Cercare il sogno che conduce alla pazzia

nella ricerca di qualcosa che non trovano.

Nel mondo che hanno già,

lungo le notti che dal vino son bagnate,

dentro le stanze da pastiglie trasformate,

lungo le nuvole di fumo del mondo fatto

di città, essere contro od ingoiare la nostra

stanca civiltà. E un Dio ch’è morto:

ai bordi delle strade Dio è morto,

nelle auto a presa rate Dio è morto,

nei miti dell’estate Dio è morto.



Mi han detto che questa mia generazione

ormai non crede in ciò che spesso han mascherato

con la fede, nei miti eterni della patria e dell’eroe,

perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò

che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura, una politica

che è solo far carriera, il perbenismo interessato,

la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la

ragione e mai col torto. E un Dio ch’è morto:

nei campi di sterminio Dio è morto,

coi miti della razza Dio è morto,

con gli odi di partito Dio è morto.



Ma penso che questa mia generazione è preparata

a un mondo nuovo e una speranza appena nata,

ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi,

perché noi tutti ormai sappiamo che se

Dio muore per tre giorni e poi risorge,

in ciò che noi crediamo Dio è risorto,

in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,

nel mondo che faremo Dio è risorto.



Sono, dicevo, molto legato a questa canzone. Primo perché, data la sua semplicità strutturale (è un semplice giro di accordo maggiore), è stata una delle prime che ho "storpiato" quando da piccoletto imparavo i primi accordi con la chitarra, e secondo perché è stato il pezzo che mi ha fatto conoscere e apprezzare il grande Francesco e poi, come rapporto causa-effetto, i Nomadi.

La storia della canzone è piuttosto aneddotica: "Il Guccio", come amano soprannominarlo i suoi fans, scrive e deposita il pezzo alla SIAE nel '65, ma rimane nel cassetto fino al '67, quando i Nomadi lo inseriscono nel loro album - pubblicato appunto in quell'anno (ecco il quarantennale) - intitolato Per quando noi non ci saremo.

Ecco che arriva il primo aneddoto: la Rai, ritenendo il testo della canzone blasfemo, lo censura e ne impedisce la messa in onda sia sui circuiti televisivi che in radio (all'epoca Mediaset non c'era e la tv di stato faceva un pò il bello e il cattivo tempo). Paradossalmente, però, il pezzo viene invece trasmesso dalla Radio Vaticana, la quale ritiene che non contenga niente di blasfemo. Lo stesso Paolo VI, successivamente, dirà di apprezzare molto la composizione non ravvisandovi nulla che meriti di essere censurato (va dato atto al Vaticano di essere stato in quell'occasione molto più lungimirante e "aperto di vedute" della Rai, anche perché è sufficiente leggere il testo per rendersi conto che non contiene niente, né di blasfemo né di anticlericale).

In ogni modo ormai il 'caso' è scoppiato: il pezzo, anche sull'onda dell'indiretta pubblicità derivata dalla situazione, rimane per lungo tempo ai vertici dei dischi più venduti, consentendo al cantautore di uscire dall'anonimato. Dio è morto può essere a tutti gli effetti considerato il primo vero brano di protesta che ha dato il via, se così possiamo dire, al genere della canzone cosiddetta politica e impegnata. Oggi le canzoni politiche le scrivono un pò tutti, è diventato quasi una moda (sono rari gli artisti che le propongono perché le "sentono" veramente). All'epoca, invece, la pubblicazione di questo pezzo si poteva tranquillamente paragonare all'ingresso di un elefante in un negozio di cristalli.

In un epoca in cui la musica italiana ristagnava in uno stantìo e ormai nauseabondo inseguirsi di strofe e rime all'insegna di "cuore/amore" (in America già da un decennio imperverversava il rock'n'roll) il pezzo ebbe il merito di dare la definitiva spallata a tutta questa situazione (il '68 non a caso era alle porte).

Guccini ha sempre affermato i essersi ispirato, nella stesura del testo, alla celebre poesia "Howl" di Allen Ginsberg ("I saw the best minds of my generation destroyed by madness..."), e di aver voluto così raccontare attraverso tutte le situazioni descritte nel testo il senso di decadenza dei valori e di aspettative che già si avvertivano nell'epoca pre-sessantottina. E' triste constatare, come dicevo all'inizio, come questo pezzo - nonostante i suoi 40 anni - sia ancora di estrema attualità: il rifugiarsi nella droga, nell'alcol, nelle pasticche era un problema già noto allora e poco è cambiato (se non in peggio) oggi. L'affacciarsi del consumismo idiota di massa (richiamato dalla bellissima similitudine delle auto prese a rate), la politica (già allora) solo come veicolo per fare carriera, il "benpensantismo" e il falso buonismo, ancora oggi così in voga. Da notare che - come affermato più volte dallo stesso autore - il dio citato nel testo va inteso non in senso prettamente teologico, ma come metafora del mondo e delle situazioni in cui si vive. Insomma, provate a prendere uno che non ha mai letto questo testo e chiedetegli secondo lui quando è stato scritto. Cosa scommettiamo che risponderà?

Guccini non è certo uno di quelli che si possono definire cantautori moderni (anche se bisognerebbe definire bene l'accezione del termine), tuttavia, se ancora non avete avuto modo di "assaggiare" niente di suo, beh, non è mai troppo tardi per cominciare. Se avete tempo scaricatevi qualche sua canzone tra una di dj francesco o dei take that (magari cominciando proprio a Dio è morto). Il Guccio, oltretutto, come ben sa chi lo segue, non è solo un musicista, ma anche apprezzato scrittore e soprattutto poeta. I testi di molte sue canzoni sono considerati a tutti gli effetti veri e propri componimenti poetici, e vengono addirittura insegnati nelle scuole accanto al Manzoni e al Leopardi (ricordo ancora, sull'antologia di italiano delle medie, il testo di "Canzone per un'amica", che la prof ci fece studiare e parafrasare).

Domani (o oggi, a seconda dell'ora in cui leggete questo articolo) i Nomadi, quelli che hanno effettivamente portato al successo il pezzo - che continuano a riproporre nei loro tour -, suoneranno al concerto del primo maggio in piazza san Giovanni a Roma, che sarà trasmesso in diretta da Raitre. Suoneranno un paio di canzoni tra cui appunto Dio è morto. Quale migliore occasione per ascoltarla?

Poste.it, si passa alle minacce

L'ultima delle infinite variante della truffa di poste.it intima di aggiornare i propri dati per non incorrere in sanzioni penali. C'è da morir dal ridere

Dunque, come ormai avrete capito se seguite da un pò questo blog, quelli della truffa di Poste.it non vanno mai in ferie (pensate se applicassero lo stesso zelo in un lavoro serio e legale).

Ecco il testo dell'ultima che mi è capitata nella webmail (errori ortografici compresi):

Oggetto: Comunicazione nr. 12684 del 26 Aprile 2007 - Leggere con attenzione


Gentile Cliente,

nell'ambito di un progetto di verifica dei data anagrafici forniti durante la sottoscrizione dei
servizi di Posteitaliane e stata riscontrata una incongruenza relativa ai dati anagrafici in oggetto
da Lei forniti all momento della sottoscrizione contrattuale.


L'inserimento dei dati alterati puo costituire motivo di interruzione del servizio secondo
gli art. 135 e 137/c da Lei accettati al momento della sottoscrizione, oltre a costituire reato penalmente
perseguibile secondo il C.P.P ar.415 del 2001 relativo alla legge contro il riciclaggio e la transparenza dei
dati forniti in auto certificazione.

Per ovviare al problema e necessaria la verifica e l'aggiornamento dei dati relativi
all'anaagrafica dell'Intestatario dei servizi Postali.
Effetuare l'aggiornamento dei dati cliccando sul seguente collegamento sicuro:

https://bancopostaonline.poste.it/bpol/cartepre/formslogin.asp

Cordiali Saluti.


Ecco qua. Cosa c'è di diverso rispetto alle precedenti? Che ora non si è "gentilmente invitati" a inserire i propri dati, ma è obbligatorio per non incorrere in sanzioni penali derivanti dalla presunta (e ovviamente falsa) incongruenza dei dati iniziali - inseriti in fase di attivazione del conto - e gli ultimi riscontrati.

Bella questa: un sito truffaldino che parla di codice penale! Interessante poi il fatto, se proprio vogliamo approfondire, che l'articolo 415 del C.P.P. menzionato nella e-mail non c'entri proprio niente col riciclaggio, come potete verificare da voi.

E vabbè, aspettiamo la prossima...

domenica 29 aprile 2007

Emilio

Nonostante quanto riportato da Ansa, Corriere, Tgcom, ADNKronos e Tg2 (mi fermo qui), al tg4 di stasera - nel relativo servizio - hanno detto che Emilio Fede è stato accolto a Rimini in un clima amichevole e cordiale, anche se l'Emilio nazionale ha aggiunto a fine servizio che un paio di fischi li ha sentiti.

Mmh... qui qualcuno non la racconta giusta.

Firefox mostra gli IP dei siti visitati

Grazie ad un piccolo plugin, dei molti disponibili, il celebre browser è in grado di mostrarci in tempo reale l'indirizzo IP del sito che stiamo visitando

Serve conoscere l'indirizzo IP di un sito? In genere no, ma qualche volta può anche essere utile, perché attraverso questo è possibile risalire ad esempio all'intestatario, oppure sapere in quale stato risiede il server su cui è hostato e così via. Firefox è in grado di svolgere questa funzione senza bisogno di consultare altri siti che offrono il servizio whois.

Per scaricare il plugin apriamo la pagina


e clicchiamo su "Installa ora". Una volta scaricato e installato il piccolo programmino, sarà sufficiente chiudere e riavviare Firefox per vederlo all'opera.

Se tutto è andato per il verso giusto, ogni volta che si visualizza un sito internet verrà riportato, in un piccolo riquadro in basso a destra nella finestra del browser, il suo indirizzo ip. A questo punto, se vogliamo, possiamo conoscere tutte le informazioni sul sito in questione.

Questo plugin può essere utile ad esempio quando si viene reindirizzati su siti truffa nei quali ci viene richiesto di inserire nostri dati sensibili, come accade per la recente invasione di e-mail truffa di Poste.it. Ecco un'immagine di questi siti trappola:



Cliccando col tasto destro del mouse sulla serie di numeri in rosso in basso a destra, e scegliendo dal menù che si apre whois.sc, ecco che accediamo alle informazioni relative al sito-truffa:



Visto che non mi risulta che Poste Italiane abbia filiali in Brasile, direi che siamo in presenza di un sito truffaldino (ricordo comunque che nessuna banca o ente manda mai e-mail ai clienti con richiesta di dati personali).

Italianità giudiziaria

"Franzoni, una condanna all'italiana", riportato oggi dal quotidiano Il Giornale, mi pare il titolo che meglio riassume la sentenza d'appello per la mamma di Cogne

C'era bisogno di un post su Annamaria Franzoni? No. Sicuramente. Non ce n'era bisogno perché dal 2001 in qua ne hanno parlato e continuano a parlarne anche i sassi: fiumi di inchiostro su quotidiani, settimanali, libri, tv, internet.

Però due righe le voglio scrivere, perché la sentenza pronunciata dalla corte d'Appello di Torino è secondo me l'espressione massima del concetto di 'italianità' applicato alla giustizia. Ovviamente non mi metto a disquisire sulle motivazioni "tecniche" che hanno portato i giudici a emettere questo tipo di sentenza, visto che non sono un avvocato esperto di questioni giudiziarie.

Quello che mi interessa, e che penso sia quello che lascia perplessi molti, si può riassumere in una semplice domanda: perché la signora Franzoni, visto che è stata ritenuta colpevole anche in secondo grado, ha beneficiato dello sconto di metà della pena? Ufficialmente grazie alle famose e arcinote "attenuanti generiche", che in questo caso sarebbero da ricercare in una generica e non meglio precisata forma di nevrosi isterica. Penso però che in fondo in fondo il motivo sia un altro.

Premetto che non ho seguito, se non a grandi linee, lo svolgimento dell'intero iter giudiziario, e neppure mi sono fatto un'idea della vicenda che mi permetta di poter avallare le posizioni di una delle due categorie di pensiero dominanti, ossia i colpevolisti e gli innocentisti. Allo stato attuale mi classifico salomonicamente tra i possibilisti di entrambe le ipotesi: per quel che ne so io la signora Franzoni può benissimo essere colpevole come no.

Questo è il vero dilemma (mascherato appunto da "attenuanti generiche") che secondo me sta alla base delle motivazioni della sentenza d'Appello. E penso che in realtà siano queste le vere attenuanti: la mancanza da una parte e dell'altra di elementi veri e concreti che consentano di affermare in maniera inequivocabile l'innocenza e la colpevolezza della Franzoni. Anche perché, diciamo la verità, cos'hanno in mano il pubblico ministero, l'accusa e tutta la massa dei colpevolisti? Niente, se non il fatto che (riassumo brutalmente) "è stata lei semplicemente perchè in casa non c'era nessun altro".

Ma allo stesso tempo cos'hanno a loro volta in mano la difesa e chi crede che la Franzoni sia innocente? Niente neppure loro, se non il fatto che - come ha recentemente affermato l'avvocato difensore - "una mamma non punisce il figlio uccidendolo in uno scatto d'ira".

L'unica cosa chiara e inequivocabile di tutta questo lungo e complesso iter giudiziario è che non c'è la minima certezza né da una parte né dall'altra. Siamo di fronte al classico (che più classico non si può) processo indiziario, basato esclusivamente appunto su indizi che possono essere usati e utilizzati sia a supporto delle tesi difensive che colpevoliste.

Non voglio dare l'idea di prendere le difese della Franzoni (come ho detto prima secondo me potrebbe essere allo stesso modo colpevole o innocente), ma è lampante che - sempre dal mio punto di vista, si intende - all'accusa mancano almeno due elementi fondamentali per poter dimostrare la colpevolezza della Franzoni: l'arma e il movente. L'arma, come è noto, non è stata mai trovata (ancora adesso si fantastica di presunti mestoli e roncole passando per zoccoli e scarponi da montagna) e il movente non esiste (l'eventuale scatto d'ira non mi pare sia ascrivibile a questa categoria).

Perché, invece, a differenza di questo, altri casi tragicamente simili si sono conclusi in brevissimo tempo? Semplicemente perché è stata dimostrata subito e senza ombra di dubbio la colpevolezza di chi ha commesso il fatto. Prendiamo il caso del piccolo Tommy, ad esempio: l'arma con le impronte del colpevole è stata trovata (un badile) e l'autore - dopo alcune resistenze iniziali - ha confessato. Qui invece, come dicevo, l'arma non esiste e il (presunto) colpevole pare non abbia alcuna intenzione di confessare alcunché.

Io, per convinzione mia personale, appartengo ai cosiddetti garantisti, a quelli cioè che molto semplicemente pensano che in caso di dubbio sia meglio un delinquente a piede libero che un innocente in galera (tranne ovviamente i casi in cui sia lampante l'accertamento di responsabilità). Il dimezzamento della pena, quindi, può secondo me essere interpretato in questo senso come una spaccatura, una difficoltà nel prendere una decisione da parte del collegio giudicante, il quale potrebbe essersi chiesto: "si può comminare il massimo della pena (30 anni) basandosi esclusivamente su indizi?".

Ecco che quindi salta fuori l'italianità di giudizio - nascosta sotto le mentite spoglie delle attenuanti - di cui parlavo all'inizio: la Franzoni è sì colpevole, ma non è la spietata assassina descritta nelle motivazioni della sentenza di primo grado, visto che sono andati a farsi bendire pure tutti i tentativi di trovare una soluzione all'enigma frugando nella psiche dell'imputata (le perizie hanno dimostrato che non è pazza).

E quindi? Punto e a capo, con l'accusa che ha già annunciato che non ricorrerà all'ultimo grado di giudizio (Cassazione), a differenza della difesa. Ricomincerà perciò a breve il circo mediatico fatto di interviste, telegiornali, dichiarazioni, pianti (rigorosamente sotto i riflettori) dell'imputata, talk-show, apparizioni mistiche in qualche salotto televisivo, fino al pronunciamento definitivo della Cassazione, che metterà finalmente la pietra tombale su questa storia infinita.

Forse.

sabato 28 aprile 2007

Ritorno al... passato

E' confortante apprendere che in pieno 21esimo secolo, dove anche mia nonna all'occorrenza sa mandare un'e-mail, ci siano aziende che tornano all'innovativo sistema della busta e del francobollo.

venerdì 27 aprile 2007

E' morto il dio del violoncello

A 80 anni si spegne quello che è considerato il più grande violoncellista di tutto il ventesimo secolo

Lo so, dei 60/70 amici che quotidianamente vengono qui a trovarmi, forse uno massimo due conoscerà o avrà sentito nominare Mstislav Rostropovich (foto). Niente di male, vi scrivo due righe io.

Rostropovich (morto oggi per cancro al fegato) era un violoncellista e compositore russo (notizie qui); non uno qualsiasi, ma probabilmente il più grande che sia mai esistito. Confesso, ho sempre avuto un'ammirazione particolare per i geni, in qualunque campo, e mi è dispiaciuto apprendere della sua dipartita.

Sulla sua carriera musicale non sto a scrivere niente, eventualmente c'è Google, ma mi pare interessante segnalare come oltre che per motivi artistici il musicista sia noto per la sua insofferenza verso ogni tipo di costrizione, fisica e morale. Insofferenza manifestata fin da giovane nei confronti del regime sovietico che lo portò ad emigrare negli Stati Uniti prima e in Francia successivamente.

Rostropovich fu uno dei più fervidi sostenitori dell'arte senza frontiere e dei diritti democratici (cosa questa che gli procurò non poche grane col regime russo, che arrivò anche a revocargli la cittadinanza). Probabilmente molti lo ricordano per aver suonato tra le lacrime, l'11 novembre dell'89, su una sedia tra le macerie del muro di Berlino per festeggiare la fine della guerra fredda.

Insomma, Rostropovich non è stato solo un musicista (e che musicista, se siete in giro su qualche circuito p2p provate a rimediare uno spezzone di un suo concerto), ma sicuramente una delle più grandi e poliedriche figure del '900.

Aspettiamo il prossimo.

Zone Alarm e il 56k

L'azienda produttrice del noto firewall pubblica un aggiornamento da quasi 40 MB

Chi utilizza sul proprio Windows il firewall Zone Alarm, configurato per notificare la disponibilità di una nuova versione del software, si trova a cadenza più o meno regolare una finestra di questo tipo:



E vabbè, il firewall è importante, si sa, e quindi clicco su ok. Il buon Firefox mi reindirizza automaticamente alla pagina del sito dal quale si scarica l'aggiornamento:



Clicco quindi su "Salva il file" per iniziare il download. Ed ecco la sorpresina:




L'aggiornamento pesa quasi 40 MB, che per chi come me (e per altri 6 milioni di italiani) non è ancora coperto da una connessione internet veloce, significano 4 ore di download.

A dire il vero, normalmente, la velocità della mia 56k si attesta sui 5/6 KB/sec: raramente va piano come indicato nella figura. L'unica spiegazione è che quelli di ZoneLab abbiano mandato a qualche milionata di utenti la notifica dell'aggiornamento. Quindi tutti in massa a scaricare con conseguente intasamento del server.

Aggiornamenti più frequenti e meno "pesanti" no, eh?

giovedì 26 aprile 2007

Ipred2, un colpo al cerchio e uno alla botte

E' stata approvata a Strasburgo la controversa direttiva Ipred2

Con 374 voti a favore e 278 contrari, è stata approvata dal Parlamento Europeo la famosa direttiva Ipred2, l'insieme di norme approntate con lo scopo - dicono - di combattere la pirateria e la contraffazione.

Come al solito i media generalisti - notoriamente restii ad approfondire certe tematiche tecniche (e non solo), anche piuttosto complesse - hanno subito evidenziato il lato che fa "audience" dell'intera vicenda, è cioè il fatto che non verrà perseguito penalmente chi si scarica un mp3 per uso personale da qualche circuito p2p.

Dimenticando che questo non rappresenta una novità (era già noto infatti che nel mirino dei detentori dei diritti di copyright finivano maggiormente i grandi condivisori e chi ne traeva profitto), quasi tutti hanno omesso di menzionare gli aspetti meno appariscenti - ma non per questo meno importanti - di questa direttiva, è cioè l'istituzione di squadre investigative comuni composte da forze dell'ordine e detentori dei diritti, l'attribuzione di una non meglio definita "responsabilità" agli Internet Service Provider (ISP) su quello che combinano in rete i rispettivi utenti, e, su tutte, l'inculcamento tramite questi pseudo-articoli della falsa idea che scaricarsi la canzoncina da eMule sia lecito, mentre rimane a tutti gli effetti un reato.

Come al solito, per avere notizie attendibili e precise riguardo a queste tematiche di carattere "tecnico", bisogna affidarsi a siti dedicati: a Repubblica e agli altri è meglio lasciare le notizie sul grande fratello.

La storia si fa pesante

Non so voi, ma io comincio ad averne le scatole piene di questa storia:


E poi, scusate, ma come si fa a mettere i propri dati in un sito con questa interfaccia e con questo indirizzo?

mercoledì 25 aprile 2007

Strade deserte

Questa notte ho lavorato. Mi fa sempre un certo effetto lavorare la notte del sabato contro la domenica, o comunque (come questa, appunto) ogni volta che mi capita il turno del prefestivo contro il festivo.

Traffico pressochè inesistente (tranne qualche "animale notturno" che torna a casa), strade deserte, pensieri che si affollano fino a formare quell'ingorgo che in situazioni come questa manca sulla strada.

Due istantanee catturate col telefonino:



Questo qui sopra è l'approssimarsi dell'incrocio tra la circonvallazione di Rimini e via Covignano, direzione Rimini-Riccione; una di quelle intersezioni che nei giorni normali ora che arrivi al semaforo fai tempo a leggerti un libro intero di Stephen King. Stamattina alle 6,30 era così.



Questo qui sopra invece è un tratto della superstrada Rimini-San Marino, 7/8 km prima del confine di stato. Anche questa una strada che di solito te la raccomando.

E allora, dicevo, in queste situazioni, quando le condizioni circostanti ti permettono quel minimo di rilassamento altrimenti impossibile (non c'è nessuno in strada da mandare a quel paese), comincia il turbinio di pensieri. Pensieri non legati da nessun tipo di filo conduttore: così, come vengono.

Magari alla radio passano un canzone che ti ricorda qualcosa, che ti evoca vecchi ricordi, e allora ci pensi su. Oppure guardi in giro, non vedi nessuno, le finestre delle case sono chiuse e ti viene in mente che potresti anche essere l'ultimo uomo sulla faccia della terra. Poi invece senti un clacson, torni in te, e ti accorgi che è verde, e che quello dietro ti ha mandato a cagare. E la prossima edicola si avvicina: magari l'edicolante è già lì che aspetta spazientito, e quando arrivi ti chiede dove sei stato.

E allora si corre. Ma verso dove? Corri di qua, corri di là, c'è da fare questo, c'è da fare quello, c'è sempre qualcuno che ha bisogno di qualcosa, che ti mette fretta. Ma perché poi? A che pro? Ci sbattiamo una vita: affanni, stress, per cosa? Per chi? Cosa rimane dopo? Cosa ci portiamo di là?

Forse lo facciamo per i figli. Per loro si fa tutto (troppo dice qualcuno), e magari ci dimentichiamo che probabilmente fra una decina d'anni ci manderanno a cagare, o, se va bene, si dimenticheranno di noi. Però ci pensi: i figli sono tutto: sono dolci, carini, affettuosi, invadenti, rompicoglioni, testardi, ci sono giorni che piangi per loro e giorni che li attaccheresti su a un muro. Dei giorni che benedici il giorno in cui son nati e altri che lo maledici.

Fra un pò torno a casa, ho finito. Io andrò a dormire e loro si alzeranno: "Ciao babbo, com'è andato il lavoro?" "Mah, si stava meglio a casa. Come siete messe coi compiti per domani? La mamma dorme?". Tutto pare banale routine, poi ti scappano fuori con cose come questa e rimani piacevolmente spiazzato.

E vabbé.

Poi magari scrivi un post come questo, un pò strano, un pò fuori dal normale (qualcosa tipo quei sassolini che ti trovi a volte nelle scarpe e che magari ti danno un pò fastidio) e, perché no, anche un pò... paranoico (mentre scrivo ho in sottofondo The Wall, chi lo conosce sa cosa voglio dire).

Buon 25 aprile (o quello che ormai ne resta).

martedì 24 aprile 2007

Le priorità di Fioroni






Ovviamente è ancora presto per capire bene le esatte proporzioni e la gravità della vicenda, ma ho paura che se le cose staranno come sembra, le linee guida proposte dal ministro della Pubblica Istruzione "per il benessere degli studenti" dovranno essere di ben altro tenore.

Biagi è tornato

A me, personalmente, non sta molto simpatico Enzo Biagi; ma questa è un'opinione mia personale che nulla toglie alla bravura e professionalità del giornalista.

Volevo solo segnalare come è stato commentato il suo ritorno in tv dall'Unità (qui) e dal Giornale (qui).

Di solito si usa dire che la verità sta nel mezzo. Chissà...

lunedì 23 aprile 2007

Politica? Ripassi più tardi, grazie

E' ormai da parecchio che non scrivo di politica: sono in una fase di "scazzo-stanchezza" (non ho neanche voglia di andare a cercare uno straccio di jpg da mettere sotto al titolo di questo post). Anche perché poi cosa c'è di interessante da raccontare riguardo alla politica? Che novità ci sono? E' un anno che è andato su il centro-sinistra, è cambiato qualcosa rispetto a quando c'era quell'altro? No, perché sono la stessa cosa.

Che fine hanno fatto tutti i proclami e i programmi contenuti nel (fin troppo) corposo programma dell'Ulivo? Hanno rotto le scatole 5 anni sul conflitto di interessi del nano esportatore di democrazia, e da un anno che sono su non hanno ancora trovato il tempo di darci una guardata? Tutto dissolto al vento. Dimenticato. Come tutti si sono dimenticati che nessuno ha mai chiesto truppe in Libano e indulto, altrimenti col cavolo che andavano su.

Ma è l'ideologia che è finita; una volta si era comunisti, socialisti, clericali, fascisti, non importa, ma c'era qualcosa dietro. Quella spinta propulsiva, che portava a credere un pochino che andando a votare sarebbe cambiato qualcosa, non c'è più. La passione politica è finita. L'ideologia che ci stava dietro pure. Oggi l'unica differenza tra destra e sinistra sta nel nome, per il resto è uguale: tutti indistintamente coi loro lauti stipendi, i loro privilegi, il loro logorroico e irritante attaccamento alla poltrona. Forieri di una ignoranza bi-partisan da far drizzare i capelli. E molti pure tossici.

Cambiano i nomi, i partiti, le coalizioni, ma la sostanza (marcia) è sempre quella. Fassino e Rutelli piangono alla tre giorni che ha visto nascere l'ennesima coalizione (quando gli unici che avrebbero diritto a piangere siamo noi). Nasce il Partito Democratico (già nel nome si vede la ventata di novità), già abbreviato da tutti in PD (le stesse iniziali della p2 di Licio Gelli), un "nuovo" movimento (come si fa a fare un nuovo movimento sempre con la stessa gente?) nato all'insegna di velati litigi sulla leadership (si dice così?) e dalle defezioni dell'ala più radicale della sinistra (Mussi e Bordon). E quel che è peggio sotto la benedizione dell'unto del signore: che schifo!

Una politica fatta di fumo negli occhi, con Bersani che prova a fare due liberalizzazioni (quella delle licenze dei taxi, stroncata sul nascere, e i costi di ricarica dei cellulari, subito vanificata dall'aumento delle tariffe), e di passerelle per farsi belli in tv, con la patetica sfilata dei soliti noti da Bruno Vespa, a scambiare chiacchiere con la Marini e la Parietti (contro le quali spesso sfigurano).

Ecco perché è un pò che non parlo di politica: perché non c'è più niente di nuovo da dire. Le cose e i fatti sono sempre quelli, magari detti con parole diverse per dare al tutto un colore diverso. I politici stessi sono sempre quelli: le stesse facce, tutti uguali. Sarebbero da prendere e gettare tutti nel limbo, che è stato recentemente abolito da Ratzinger, così almeno spariscono anche loro e non nuociono più.

Quindi basta politica: preferisco parlare di musica, di tecnologia, di informatica e di internet. Perché qui se un programma o un sistema operativo non funzionano e non rendono al meglio li modifico, al limite li disinstallo e li reinstallo. I politici no, quelli non si possono disinstallare: sono come quei virus che saltano fuori dopo una scansione: pensi di averli eliminati ma al successivo riavvio del pc sono ancora lì. I politici sono uguali: magari escono dalla porta, ma rientrano dalla finestra, in un ininterrotto e ridicolo circolo vizioso.

Avete capito perché è un pò che non parlo di politica?

Jamendo, per scaricare gratis e legalmente

Sbarca anche in Italia Jamendo, il portale da cui è possibile scaricare gratuitamente e legalmente brani musicali. In barba alle major, alla SIAE, ai discografici e ai lucchetti digitali imposti dalla tecnologia DRM

Diciamo la verità: chi di noi non ha mai provato un piccolo senso di colpa - spesso misto a timore - nell'aprire eMule per scaricare qualche mp3? Una piccola rivoluzione in questo senso sta avvenendo, dopo altri paesi, anche in Italia, e si chiama Jamendo (home page qui). Cos'è?

Si tratta in pratica di un portale da cui è possibile scaricare gratuitamente e liberamente file musicali e intere compilation di artisti indipendenti, famosi e non, senza legami con nessuna major discografica. Ma chi ce la mette la musica sul portale? Tutti, chiunque voglia. E' sufficiente registrarsi per pubblicare i propri lavori. Si diventa, quindi, oltre che autori, anche distributori delle proprie creazioni, scavalcando a piè pari case discografiche e intermediari spesso con pochi scrupoli.

In pratica un sistema basato sulla meritocrazia e non sulle sponsorizzazioni discografiche (quelle per intenderci che spingono un brano in testa alle classifiche di vendita grazie al martellamento continuo delle radio). Qui vince (e guadagna) chi veramente merita. E tutto questo attraverso un sistema che tiene conto delle recensioni effettuate dagli iscritti al portale e dai semplici utenti, dal numero di download, dagli ascolti e dalle donazioni ricevute. La musica è distribuita sotto licenza Creative Commons, che ne permette la libera pubblicazione e circolazione pur mantenendo intatto il diritto al riconoscimento della paternità della musica pubblicata.

E, allo stesso modo, i file musicali sono gratuitamente scaricabili nell'universale e liberissimo formato mp3, libero da vincoli, restrizioni digitali e porcherie varie. La disponibilità di generi musicali è pressoché sterminata: dal rock al jazz, dalla fusion alla black music alla musica d'autore. L'unico limite è quello che ci piace. Le canzoni che ci interessano le possiamo ascoltare direttamente sul sito, e una volta trovato un artista o un pezzo di nostro gradimento possiamo scaricare liberamente il relativo materiale sonoro.

Giusto per farsi un'idea della vastità del materiale disponibile sul portale, è sufficiente, dall'home page, cliccare sul pulsante "musica" presente nel menù in alto e fare un girettino col mouse all'interno della pagina.

Ascoltare e scaricare un intero cd in mp3 è molto semplice. Selezioniamo ad esempio il link "rock": una volta aperta la relativa pagina troviamo le copertine dei cd disponibili; passando col mouse sopra a ognuno si apre quindi un menù contestuale attraverso il quale è possibile ascoltare in streaming l'album e/o scaricarlo direttamente:



Cliccando su "ascolta" si avvia automaticamente il player che ci farà ascoltare i brani che abbiamo selezionato:




Se alla fine i brani ci sono piaciuti e desideriamo scaricarli, è sufficiente, sempre dallo stesso menù, cliccare su "scarica". Si aprirà quindi una finestra che ci chiederà se vogliamo utilizzare eMule o BitTorrent come client p2p:



Visto che eMule ce l'hanno praticamente tutti, sarà sufficiente selezionare la rispettiva opzione per avviare automaticamente il programma con l'album in questione già selezionato e pronto per essere scaricato come file .zip:



Il download, come ho già detto, è perfettamente legale e non vìola nessun copyright, con buona pace del decreto Urbani, della SIAE, del DRM e compagnia bella.

Le considerazioni che si potrebbero fare a margine di questo progetto (e di simili che stanno nascendo anche in campo editoriale e non solo musicale) sono tante. Una cosa pare comunque certa: i sistemi di fruizione della musica e, più in generale, di tutto ciò che è cultura, esulano - ed esuleranno sempre più - dai normali canoni a cui siamo abituati. Il cd non esisterà più (è morto già adesso), i discografici e l'industria della musica (una definizione che fa orrore già da sé) rimarranno vittime della loro miopia, che li ha portati a intraprendere assurde e ingiustificate battaglie, a colpi di tribunali e carte bollate, per tentare di ingabbiare e di piegare al proprio volere quello che per sua natura non è "ingabbiabile".

Il concetto stesso di copyright, così come lo intendiamo oggi, è già in rianimazione, con destinazione obitorio. La musica sarà sempre più libera e liberamente fruibile; gli artisti metteranno infatti a disposizione (come è già cominciato ad avvenire) gratuitamente in rete l'opera del loro ingegno, così come avviene già adesso col software open source; si faranno conoscere grazie alle potenzialità di progetti come Jamendo e il ritorno economico verrà loro riconosciuto dai concerti, dai gadget e, perchè no, dai cd che si autoprodurranno e venderanno ai concerti.

Insomma, se fossi nei panni dei vari manager, produttori e attivisti della musica sponsorizzata a tavolino e del DRM, non dormirei sonni troppo tranquilli. I segnali, inequivocabili, che si sta verificando ciò che Renzo Davoli pronostica già da qualche anno ci sono tutti.

domenica 22 aprile 2007

Lucchetto truffaldino

I criminali della rete inseriscono una finta icona del lucchetto sui loro siti truffaldini per ingannare gli utenti

Una delle prime cose che si guarda quando ci si connette a qualche sito a connessione protetta, è la presenza dell'icona del lucchetto nella barra degli indirizzi del browser. Insieme a "https://", che precede l'indirizzo del sito della banca o dell'ente a cui ci si collega, la presenza del lucchetto è una conferma che ci troviamo effettivamente su un sito sicuro e protetto.

Ultimamente, come confermato anche da Antiphishing.it, per tentare di ingannare quanti più utenti possibili, i truffatori - non potendo acquistare i certificati SSL - hanno pensato bene di inserire davanti all'indirizzo del sito-clone un finto lucchetto.

In condizioni normali, cioè quando ci si trova in presenza di un sito effettivamente sicuro, il simbolo (ovviamente sempre insieme al già citato "https://") si trova in genere a destra della barra degli indirizzi e nell'angolo in basso a sinistra del browser, come indicato dalle due immagini sotto:





Il finto lucchetto inserito invece da chi vuole sottrarci i dati, viene posizionato a sinistra dell'indirizzo, nella posizione in cui molti webmaster usano inserire un'icona distintiva del proprio sito internet tramite una piccola modifica del codice html della pagina:


fonte immagine: www.anti-phishing.it

Non so quanti saranno gli utenti che, magari in maniera frettolosa e superficiale, vedendo la rassicurante icona del lucchetto cascheranno nel tranello. In ogni caso non c'è che dire: questi qui ogni giorno ne studiano una.

Sorpresa Repubblica

Beh, va dato atto a Repubblica che i recenti 4 giorni di sciopero hanno giovato, se il risultato sono articoli come questo.

sabato 21 aprile 2007

Pedofilia, piaga senza fine?

Gli ultimi casi, riportati dalla cronaca di questi giorni, lasciano pochi margini di dubbio circa la diffusione di uno tra i più aberranti crimini che mente umana possa concepire

E' il primo post, da quando ho attivato questo blog, in cui parlo di pedofilia. Ma non ne parlo volentieri, è un argomento che tendo ad allontanare. Eppure, stando ai fatti riportati quasi quotidianamente dalla cronaca, è purtroppo un fenomeno presente, e molto, nella nostra società: solo nella giornata di oggi sono ad esempio venuti alla luce due casi, a Roma e a Palermo.

Ma per due casi venuti alla luce quanti ne rimangono nell'ombra? In altri termini, che dimensione ha la diffusione della pornografia infantile e dello sfruttamento sessuale di minori nel nostro paese?

Sul fronte "online" del fenomeno c'è poco da stare allegri. L'ultimo rapporto pubblicato dalla Internet Watch Foundation (qui in pdf) mostra come la pedofilia su internet sia in costante crescita. Tra i dati pubblicati nel rapporto si legge ad esempio come la domanda da parte dei cosiddetti cyber-mostri di materiale pedo-pornografico raddoppi ogni anno. L'80% delle piccole vittime sono inoltre femmine e oltre il 90% non supera i 12 anni di età (mi fermo qui, se volete altri dati finite di leggervelo da soli).

Ma non è solo internet a essere veicolo di diffusione e di adescamento di minori. La pedofilia è un reato che viene "consumato" prevalentemente tra le mura familiari. E' quanto emerge da un recente convegno organizzato dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato. Ed è da sfatare anche il luogo comune che il pedofilo sia in genere una persona di ceto sociale medio-basso e con un basso livello di istruzione.

L'analisi dei dati presentati al convegno, infatti, ha evidenziato casi in cui sono risultati coinvolti avvocati, medici, farmacisti, insegnanti e perfino parroci. Negli ultimi dieci anni, poi, il numero delle denunce è aumentato, e se questo da un lato può essere visto come una cosa positiva, dall'altro dimostra come il fenomeno della pedofilia abbia dimensioni tutt'altro che sottovalutabili.

La rete, comunque (spesso additata ingiustamente come capro espiatorio), se da una parte rimane uno dei veicoli privilegiati attraverso il quale i pedofili si scambiano materiale e alimentano il loro turpe traffico, dall'altro è altrettanto attiva nel cercare di contrastare l'avanzata del fenomeno. Associazioni e siti anti-pedofilia (Meter, Telefono Azzurro, Telefono Arcobaleno, Antipedofilia, Ecpat Italia e altri) sono in continuo aumento e cercano di offrire informazioni e un valido aiuto su come difendersi dal dilagare di questa piaga.

L'augurio, naturalmente, rimane sempre quello che col tempo di questi siti e di queste associazioni non ci sia più bisogno.

venerdì 20 aprile 2007

Panic Room

Leggo sulla Gazzetta dello Sport che Shumacher si è fatto costruire un castello sul lago di Ginevra del costo di 40 milioni di euro. Ovviamente completo di tutti i confort: beauty-farm, cinema, distributore di benzina personale per il parco macchine, "panic room"...

Panic Room? Ma cos'è? Confesso la mia ignoranza e consulto la Wikipedia: si tratta di un film del 2002 in cui si racconta di un eccentrico tizio che fa costruire all'interno della propria abitazione una specie di "caveau", indipendente (chiamato appunto panic-room), in cui rifugiarsi in caso di pericolo.

Probabilmente l'ex ferrarista se l'è fatto costruire per difendersi dagli attacchi di Suzanne Oberholzer.

giovedì 19 aprile 2007

DRM e vinile

L'aumento delle vendite dei vecchi dischi in vinile viene interpretato da molti come un ulteriore segnale che la gente non ne può più del DRM

Chi, come me, viaggia abbondantemente oltre la trentina, ricorderà che prima dell'avvento del cd il supporto principe per la diffusione della musica era il vinile, il caro vecchio 33 (e 45) giri.

Non voglio sembrare un nostalgico, ma ricordo con un certo rimpianto i tempi in cui da giovane, il sabato pomeriggio, andavo giù a Rimini con gli amici alla mitica Dimar, uno dei più grossi negozi di dischi della città. Per un appassionato di musica come me, entrare in questa specie di tempio della musica (3 piani di dischi e musicassette) era qualcosa di difficilmente descrivibile.

Si mettevano da parte i soldi durante la settimana e il sabato si acquistava l'agognato disco (spesso a turno: uno lo comprava e gli altri lo registravano su cassetta). Il vinile aveva un suo fascino che i cd non hanno (e non hanno mai avuto): era grande e ingombrante, ma bello; i testi delle canzoni erano scritti in un formato decente e non serviva il microscopio per leggerli, come succede oggi col compact disc.

C'era poi il non trascurabile aspetto che nessuno aveva ancora inventato l'aberrante concetto del DRM (anche perché essendo il vinile un supporto di tipo analogico...). Il vinile lo potevi infatti suonare su qualsiasi giradischi, potevi riversarlo sulle mitiche musicassette magnetiche tutte le volte che volevi, e l'industria discografica aveva ben altro a cui pensare che rompere le balle alla gente con la scusa della salvaguardia del copyright e dei diritti digitali.

E c'è ancora oggi chi sostiene che la resa sonora fosse migliore rispetto agli attuali cd (tra questi gli audiofili, quelli veri, che viaggiano ancora a giradischi e amplificatori valvolari ritenendo il cd una bestemmia).

Oggi apprendiamo che l'anno scorso i dischi in vinile hanno avuto un'aumento delle vendite del 10%. E tutto questo mentre, come è noto, la vendita dei cd è da tempo in caduta libera. Molti interpretano questo fenomeno come un'ulteriore conferma (se mai ce ne fosse ancora bisogno) che la gente è stanca delle limitazioni e delle restrizioni a cui è costretta dai nuovi standard di protezione della musica digitale. Non ne può più di acquistare brani ascoltabili solo sull'apposito player e masterizzabili un numero limitato di volte: piuttosto se li scarica in mp3 da eMule o BitTorrent, oppure (ri)comincia col vinile.

Copyright "elastico"

Adesso chi glielo va a dire a quelli di ADNKronos che Quotidiano.net gli ha spudoratamente copia-incollato un articolo (qui ADNKronos e qui Quotidiano.net)?

mercoledì 18 aprile 2007

Visualizza l'anteprima dei link con Cooliris Previews

Un comodo programma aggiuntivo per Firefox (e per Internet Explorer) consente di visualizzare l'anteprima dei link di una pagina web

Avrete sicuramente notato, girovagando in rete, che molti siti internet implementano una funzione che permette di vedere in una nuova finestra l'anteprima del link sul quale si posiziona il mouse.

Utilizzando Firefox è possibile scaricare e installare un piccolo programmino che consente di sfruttare questa funzione su qualsiasi sito visitato. Il programma è supportato anche da altri browser (compreso IE), ma, visto che il browser di zio Bill notoriamente non gira su Linux, vi spiego brevemente come utilizzarlo tramite Firefox con questo piccolo howto.

Per prima cosa indirizziamo il nostro browser all'home page del sito di Cooliris:


Una volta qui troviamo un pulsante tramite il quale è possibile scaricare il piccolo programmino. Questo:


Cliccando sul pulsante si viene reindirizzati a un'altra pagina nella quale occorre cliccare nuovamente su un identico pulsante. A questo punto, probabilmente (se avete attivato il blocco dei popup), Firefox vi notificherà il divieto di accedere alla finestra del download. Nessun problema: è sufficiente autorizzarne l'apertura limitatamente al sito in questione, come vedete dall'immagine sotto:




A questo punto basta cliccare su "installa" nella finestra successiva e autorizzare l'operazione:



Ecco che, dopo un velocissimo download, il programma è installato, come confermato dalla finestra seguente:



Voilà, è sufficiente adesso chiudere e riavviare Firefox per vedere operativa la nuova funzione di visualizzazione in anteprima di qualsiasi link. D'ora in poi, ogni volta che passerete col puntatore del mouse sopra un link, si materializzerà automaticamente un piccolo quadratino verde e azzurro:



Sarà sufficiente "sorvolarlo" col mouse per vedere in una nuova finestra una schermata del sito linkato.

Cifre alla mano

Da quando, l'altro ieri, Cho Seung-Hui ha combinato quello che sappiamo al campus universitario della Virginia, tutti i media continuano a dedicare al fatto due o tre pagine (polemiche, cause, analisi retrospettive, dibattiti, ecc...).

Oggi, nel solito mercato della solita Baghdad, la solita autobomba ha ucciso la solita vagonata di persone. Si trova qualche sparuta riga su alcune testate online, tra le previsioni del tempo e i pronostici della partita dell'Inter di stasera.

martedì 17 aprile 2007

Firefox cresce in Europa (eccetto che da noi)

Un recente studio rivela un costante aumento in Europa degli utenti che utilizzano Firefox. Unica eccezione: l'Italia


fonte immagine: www.xitimonitor.com


Una ricerca pubblicata in questi giorni da Xitimonitor.com, evidenzia come Firefox, il noto browser open source, abbia incrementato in Europa la sua diffusione di un punto percentuale rispetto all'anno passato: 24,1% contro 23,2% rilevato a novembre.

Sostanzialmente, quindi, quasi tutti i paesi del vecchio continente (chi più, chi meno) hanno visto crescere la diffusione degli utilizzatori del browser alternativo a Internet Explorer. Tra i pochi paesi in contro tendenza troviamo il nostro (terzultimo posto), dove invece Firefox è passato dal 16 al 15,5% dell'anno precedente.

La differenza principale (e di non poco conto) tra I.E. e Firefox è che, come è noto, il primo si trova già preinstallato nel sistema operativo (Windows) mentre il secondo occorre scaricarselo e installarselo a parte.

Naturalmente non voglio pensare che questo scarto tra i due browser sia determinato dal livello di competenza informatica dell'utente medio, quanto piuttosto dalla "trafila tecnica" descritta per utilizzare Firefox rispetto a I.E.

Beppe Grillo Show

L'intervento del comico genovese all'assemblea degli azionisti Telecom, pur con qualche pecca, è una di quelle cose che fanno sperare che qualcosa possa cambiare

Non ho visto il video dell'intervento di Beppe Grillo a Rozzano, ho solamente potuto leggere la versione integrale sui quotidiani che stamattina l'hanno riportata, e oggi sul suo sito internet. E sapete perché non l'ho potuto vedere? Perché Telecom non mi dà l'adsl! E senza adsl, o comunque un collegamento internet di tipo veloce, non posso né vedere il video dell'intervento su youtube (si vede a scatti, se va bene), né scaricarmelo dal eMule (troppo il tempo richiesto).

Telecom non mi dà l'adsl (e assieme a me non la dà ad altre 6 milioni di persone) perché, avendo quello che in gergo viene definito il monopolio sull'ultimo miglio, può permettersi il lusso di fregarsene delle rimostranze degli utenti, ed effettuare investimenti in questo senso solo in caso di accertato ritorno economico. E questo è uno dei punti toccati da Grillo nel suo intervento. Uno dei tanti, quello che è riuscito a dire nei 15 minuti a disposizione.

"Povero il paese che ha bisogno di santi e di eroi", diceva Brecht. Di santi non abbiamo bisogno, ma di eroi a quanto pare sì. Le cose che ha detto Grillo davanti ai vertici Telecom (belli sorridenti dentro, ma col fegato che gli si squagliava dentro) non le doveva dire lui. Non deve essere un comico a fare questo.

Sia ben chiaro: non considero Beppe Grillo un eroe o un guru, ma semplicemente uno che dice le cose come stanno, senza tanti giri di parole e alle persone giuste. E' vero che spesso e volentieri ha sparato qualche grossa cavolata, così come è altrettanto vero che molte delle cose cha ha detto nel corso del tempo contenevano imprecisioni e approssimazioni, ma il fatto che tutte le cause per diffamazione (ne ha avute e ne ha attualmente in corso) le abbia vinte (celebre quella persa dalla Fininvest nell'ottobre scorso, solo per citarne una), vuol dire che in fondo in fondo molte delle cose che dice non sono proprio cavolate.

Discorso integrale.

Video su youtube.

lunedì 16 aprile 2007

Chiavi di ricerca


Mi sono accorto casualmente, mentre davo un'occhiata alle chiavi di ricerca tramite le quali i visitatori sono capitati qui nella prima quindicina di aprile, che il termine più ricercato è stato "drivecleaner", segno che il problema è piuttosto sentito dagli utenti in rete (ne avevo effettivamente parlato alla fine di marzo qui).

Mi ha solamente lasciato un pò perplesso quell'unico utente - un pò più in basso nella tabella - che forse stava cercando un andrologo... :)

Invadenza pubblicitaria

La pubblicità su molti siti internet comincia ad avere le stesse (irritanti) caratteristiche di quella televisiva

In un mondo (come quello dell'IT) in cui tutto si evolve a ritmi piuttosto serrati, può restare indietro la pubblicità? Certo che no, ci mancherebbe! Anche lei ha bisogno di evolversi per raggiungere e farsi notare da fasce sempre più ampie di utenti.

Ecco allora che i cari vecchi banner, con la loro costante ma tutto sommato non troppo invadente presenza, cominciano a non bastare più. Troppo alto infatti il rischio che vengano ignorati dagli utenti frettolosi e distratti, spesso titolari di connessioni "a consumo" e quindi tutt'altro che inclini a perdere tempo durante la navigazione.

Per ovviare a tutto questo - qualcuno se ne sarà sicuramente accorto -, molti siti internet da tempo hanno iniziato ad inserire al loro interno un tipo di pubblicità piuttosto invadente, con la quale, volente o nolente, l'utente è costretto a fare i conti.

Guardate le due immagini seguenti:






La prima delle due immagini è una schermata di una pagina di Corriere.it, la versione online del noto quotidiano di via Solferino: come vedete fa bella mostra di sé una bella finestrella pubblicitaria rossa in flash. Va bene, è sempre possibile chiuderla cliccando sulla piccola "x" in alto a destra, ma l'ha chiesta qualcuno?

Repubblica.it (seconda immagine) riesce a fare ancora meglio. Niente finestrelle in primo piano: troppo facile chiuderle. Meglio una bella pagina completamente dedicata. Vi confesso che appena mi è apparsa mi è venuto spontaneo cercare il telecomando della tv, anche se ovviamente avevo in mano il mouse.

Ho citato Repubblica e Corriere perché sono quelli, diciamo così, più in vista, ma questa invadente abitudine sta prendendo piede anche su siti meno noti e frequentati. Aesso c'è solo da sperare che a qualcuno non venga in mente, come sucede in tv, di abbinare ad ogni messaggio pubblicitario di questo tipo un bell'intermezzo sonoro, magari con lo stesso volume che hanno gli spot in tv.

domenica 15 aprile 2007

Maradona forever (purtroppo)

L'ex fenomeno del calcio mondiale continua a entrare e a uscire dalle case di cura. Ma interessa a qualcuno?

Lo so, verrò sicuramente accusato da qualcuno di blasfemìa, ma diciamo la verità: non se ne può più! Non è possibile che ogni volta che il famoso ex calciatore si sente male e viene ricoverato ne parlino tutti i giornali.

Va bene, è pur vero che è stato uno dei calciatori più bravi del mondo (forse il più bravo, Pelé permettendo), ma ormai, se avete notato, non si parla più di lui per le sue leggendarie imprese calcistiche, ma per riportare gli aggiornamenti della sua cartella clinica.

Tossicodipendente, alcolizzato, una vita sempre contraddistinta dalla sregolatezza: insomma non si capisce (o almeno io non capisco) questo morboso interesse per le vicende ospedaliere di quel che è rimasto del campionissimo che fu.

Questo, a mio parere, la dice lunga anche sulle modalità con le quali vengono assegnate le "priorità" alle notizie pubblicate. Di quest'ultimo urgente ricovero, infatti (che segue di poche ore un altro precedente), hanno parlato tutti: stampa, tv, internet. Un mondo dell'informazione che assomiglia sempre di più a una specie di grande fratello mediatico: quante ore è stato ricoverato, durata della prognosi, tipo di terapia, ecc...

E allora ritorno alla prima domanda che mi sono posto. Ma interessa veramente a qualcuno?

Le infinite varianti di Poste.it










La nuova variante dell'ondata di phishing che prende di mira le Poste (poveretti, quasi quasi mi fanno anche un pò pena) è quella del concorso Mondo Gran Premio.

Ovviamente anche questa è una truffa. Visto che il meccanismo è analogo alla mandata di phishing precedente - quella di fine marzo - non aggiungo altro. Se eventualmente ve la siete persa c'è sempre l'apposita paginetta del mio sito internet con la spiega.

Occhi aperti.

Frasi storiche










Sto cercando di fare mente locale, per riuscire a ricordare quante volte ho sentito pronunciare questa frase (da politici, sindacalisti, imprenditori, ecc...).

Qui i risultati di anni di parole.

sabato 14 aprile 2007

Sparare su Linux

So che alcuni dei miei affezionati lettori sono abituali utilizzatori del sistema operativo del pinguino. Ho trovato, girovagando qua e là per la rete, questo articolo, intitolato "Perché Linux non può (ancora) sostituire Windows".

Chi mi conosce sa già qual'è il mio pensiero in merito, ma approfitto della segnalazione all'articolo per invitare chi vuole a dire la sua sul pinguino. Qualunque cosa: se l'ha provato, se pensa di provarlo in futuro, se ci ha rinunciato, se pensa che non lo proverà mai o che non faccia per lui, se si trova bene, se non sa nemmeno di cosa si sta parlando, ecc...

Insomma, quello che volete: a ruota libera.

venerdì 13 aprile 2007

Questioni di "tetto"

Mettiamo un tetto ai maxistipendi? Va bene. E ai piccoli?

Una delle proposte di modifica (presentata dall'Italia dei Valori) dell'ultima legge finanziaria, riguardava la possibilità di mettere un tetto agli stipendi dei manager pubblici, così come riportato anche da Repubblica il 30 ottobre scorso:

Dall'Italia dei Valori è arrivata la proposta di stabilire un tetto di 800 mila euro l'anno agli stipendi dei manager pubblici. Viene anche imposto il limite di 1 milione per il Tfr di questi soggetti, ma previo controllo e verifica dei risultati effettivamente conseguit


A quanto mi risulta questa proposta è a tutt'oggi ancora lettera morta (e fin qui niente di strano). Tuttavia mi sembra un piccolo passo nella giusta direzione: la volontà (almeno quella) di mettere un tetto ai megastipendi di questa gente. Adesso, per fare cosa buona e giusta, occorrerebbe che qualche partito facesse una proposta per mettere un tetto ai "ministipendi", una soglia cioè al di sotto della quale per legge uno stipendio non possa scendere.

Si potrebbe cominciare da quelli di 500 euro.

Chinatown a Milano?

Quello che mi ha colpito maggiormente quando ho sentito al tiggì della rivolta cinese a Milano, non è stato il fatto che la cosa era prevedibile visto che oramai siamo in minoranza, né il pensare che questi - una volta ottenuta la cittadinanza italiana - se fondano un partito ci mandano all'opposizione, ma il sapere che a Milano c'è una chinatown: io pensavo ci fosse solo a New York.

giovedì 12 aprile 2007

Gli (utili?) sondaggi del Corriere

Poco più della metà dei partecipanti al sondaggio lanciato dal Corriere favorevole a vietare i commenti anonimi nei blog. A che sopo?









Come potete vedere dall'immagine, il 54% dei partecipanti al sondaggio online lanciato dal Corriere è favorevole al divieto di postare commenti anonimi nei blog. Secondo me questo tipo di rilevazione non ha senso. Spiego brevemente perché prendendo come esempio quello che succede qui.

Nel mio blog, vi sarete accorti, i commenti sono liberi: ognuno può infatti scrivere quello che vuole, anche in maniera anonima e senza filtro antispam. Quando ho attivato il blog ero in verità un pò indeciso sul da farsi: ero infatti inizialmente tentato di attivare l'opzione di verificare i commenti prima di pubblicarli, ma non mi piaceva questa cosa, la vedevo come una forma di limitazione. Ho quindi deciso di lasciare piena libertà con riserva di verificare che piega avrebbe preso la cosa nel corso del tempo.

Eccetto qualche problema di spam, specialmente all'inizio, e qualche cretino vagante (prontamente bannato), non mi sono pentito della mia scelta (anche perché i numeri di questo blog sono lontani dal generare una quantomeno fisiologica percentuale di spam e commenti spazzatura).

Ma, tornando al sondaggio del Corriere, devo dire che lo trovo sostanzialmente inutile perché, come è noto, anche chi vuole essere anonimo in realtà anonimo non è, visto che il suo indirizzo ip è registrato. Di solito i cretini ci si limita a bannarli, ma se uno è particolarmente insistente e molesto, con ip, data, ora e minuto, si va al limite a fare una bella denuncia all'autorità locale e si risale al furbacchione (proxy permettendo, naturalmente). Ovviamente, sono rari i casi - tipo questo - in cui è necessario ricorrere a queste misure. Almeno qui da noi.

Insomma, a mio avviso non è necessario imporre l'obbligo di adottare norme di carattere generale che regolino l'andamento dei blog (e dei blogger), come auspicato anche dal fondatore della Wikipedia. Mi pare piuttosto che il Corriere abbia perso un'occasione per poter mettere in cantiere un sondaggio un pò più serio (quasi quasi preferivo quello sul ritorno dei quarti di finale di Champions League).

L'antirootkit di AVG

La società produttrice del noto antivirus metterà a disposizione degli utenti un antirootkit gratuito

I rootkit appartengono a quella categoria di programmi che potremmo definire "subdoli", in quanto molti degli attuali antivirus difficilmente ne rilevano la presenza. Si tratta, molto brevemente, di piccole applicazioni che si annidano silenziosamente all'interno di altri programmi o del kernel stesso del sistema operativo. Una delle loro funzioni è quella di tentare di nascondere la presenza di trojan e spyware all'interno di un sistema, semplificando così il lavoro a chi cerca di sottrarre password e codici digitati.

Sono già da tempo in circolazione alcuni programmi in grado in qualche modo di rilevarne la presenza (ho pubblicato l'anno scorso due brevi howto di programmi di questo tipo per Linux e Windows), ma si tratta di programmi la cui efficacia non è stata ancora pienamente dimostrata.

AVG, ritenendo questi programmi più pericolosi dei normali virus in circolazione (proprio perché più difficilmente rilevabilili), ha deciso quindi di mettere a disposizione gratuitamente nei prossimi mesi un tool, integrato all'interno del suo antivirus, per dare la caccia ed eliminare questi pericolosi programmi.

Kimmo Kasslin, ricercatore di F-Secure, ha recentemente dichiarato:

"i kernel rootkit stanno aumentando sempre più di numero perché i creatori di malware sono maggiormente motivati a nascondere le loro "creature", rendendone difficoltoso il rilevamento, per il maggiore tempo possibile".

AVG sta in questi giorni ultimando il ciclo di beta-testing del software che dovrebbe essere disponibile a breve.

mercoledì 11 aprile 2007

Telegiornali e filmati

Ieri sera il Tg1 ha trasmesso il video dell'esecuzione dell'interprete di Mastrogiacomo. E va bene. Ma perché quando lo fa internet è un crimine?

A dir la verità ieri sera non ho guardato il Tg1, dove sarebbe passato il filmato dell'esecuzione di Sayed Agha - il collaboratore di Mastrogiacomo -, ma ho letto la notizia su qualche quotidiano cartaceo e online.

L'iniziativa è lodevole, perché consente a chiunque non sa come si sgozza un uomo di capire la procedura, anche se da quel che ho letto pare che la scena "clou" sia stata tagliata.

L'unica cosa che mi pare strida un pò in tutta la faccenda è che spesso, avrete notato, dai vari telegiornali (e anche giornali, ma in questo caso c'entra più il mezzo televisivo) partono campagne e crociate contro i mali di internet, con particolare riferimento ai video considerati violenti o diseducativi facilmente reperibili in rete (youtube e company).

E qui, ovviamente, non si discute. E' vero infatti che se internet è lo specchio della società in cui viviamo, ci troveremo di conseguenza rispecchiato il bello e il brutto della sudetta società. Però fa pensare il fatto che chi predica contro internet e vede solo "il male" che vi regna, spesso e volentieri si faccia foriero - a suo modo e nel proprio ambito - dello stesso male contro cui predica.

Il video dell'esecuzione di Sayed è un esempio, ma nei vari tiggì ne sono passati tanti: dalla professoressa che permette agli studenti di infilare le mani nel suo perizoma, al ragazzo down picchiato dai compagni di classe, ecc...

Quindi, quando questi filmati sono liberamente scaricabili dalla rete tutti a scandalizzarsi e a chiedere una sua ferrea e rigida "regolamentazione", se li passa il tiggì è in nome del sacrosanto diritto all'informazione.

Anche qui due pesi e due misure?

martedì 10 aprile 2007

72 milioni di "scrittori online"

Questo, secondo l'ultimo report di Technorati, il numero di blog censiti a fine marzo

Non c'è che dire, siamo un pianeta di scrittori online! Scherzo naturalmente, ma i dati riportati dallo State of the Live Web, pubblicato dal noto motore di ricerca dedicato al mondo dei blog, mi pare sia piuttosto indicativo.

72.000.000 di blog non sono pochi, considerando che nel 2005 erano "appena" 8 milioni e l'anno scorso 35. Il trend di crescita (pur con le dovute variazioni) è quindi di circa 120.000 blog che nascono ogni giorno nel mondo: più di 1 al secondo, secondo quanto riportato oggi anche da Punto Informatico.

Non è ancora ben chiaro se - come per il petrolio (un paragone un pò azzardato, vabbè) - si sia già raggiunto il "picco", la situazione cioè in cui terminata la massima espansione comincerà la decrescita, o se ancora il numero sarà destinato a salire.

Le riflessioni e le considerazioni che si potrebbero fare sul fenomeno sono molte e per certi versi complesse: perché uno apre un blog? Cosa ci scrive? Cosa spera di ottenere? Difficile rispondere a questi quesiti. Soprattutto è difficile rispondere per gli altri: in genere infatti uno tende di più a sapere perché ha attivato il proprio.

Fatto è che in rete se ne trovano di tutti i tipi: chi ci mette i propri sfoghi personali, chi vuole denunciare pubblicamente una situazione scomoda o un disagio, chi racconta cosa mangia la mattina a colazione, ecc...

E si trovano pure blog (non è il caso di questo, ovviamente) gestiti da gente che scrive veramente bene e in modo appassionato, i cui articoli non sfigurerebbero certamente su Repubblica o Corriere (cosa in verità non molto difficile, dato l'elevato numero di castronerie sintattiche e di contenuti che si leggono in giro ultimamente). E questo potrebbe essere uno dei motivi per cui in genere i blogger - come sostiene Massimo - non sono spesso ben visti dai giornalisti cosiddetti "ufficiali".

Sinceramente non so bene perché ho attivato il mio: avevo infatti già (e ho tuttora) un mio sito in cui scrivevo quello che mi andava liberamente. Probabilmente il fatto che il blog consenta un'interazione più diretta e immediata con chi legge (cosa, ovvio, difficilmente praticabile con un normale sito internet) è stato uno dei motivi principali.

Oltre a questo, almeno nel mio caso, c'è il fatto di avere una grossa passione per la scrittura e la lettura nata già sui banchi di scuola (andavo da dio in italiano e nei temi, concedetemelo). Passione che, come potete notare, persiste tuttora (anzi, a volte mi viene il sospetto che più che una passione sia una grave forma di grafomania). Cito qui di seguito un breve paragrafo - in cui mi riconosco molto - tratto dalla prefazione del libro "A volte ritornano", scritto da Stephen king:

[...] "Bisogna avere il gusto delle parole. Esserne ghiotti. Bisogna desiderare di rotolarcisi dentro. Bisogna lggerne milioni, scritte da altri. Bisogna leggere tutto con divorante invidia o con annoiato disprezzo." [...]


Vabbè, insomma, non è che "bisogna": nessuno deve essere obbligato a fare qualcosa che non gli aggrada, però l'immagine del "rotolarsi nelle parole" mi piace. Per quanto riguarda l'"annoiato disprezzo", spero vivamente che non sia l'atteggiamento di chi viene a leggere il mio blog. :-)

lunedì 9 aprile 2007

Cento milioni di iPod

Il famosissimo player multimediale di Apple batte il record dei cento milioni di pezzi venduti. Perché?

Chiariamo: non sono tra quelli che hanno contribuito al raggiungimento del risultato. Non per sterile snobismo, ma semplicemente perché tendo a non acquistare quello che non mi serve. La musica mi piace ascoltarla (come Dio comanda) al mio impianto stereo di casa, oppure - più raramente - al pc quando scrivo.

Comunque sia, va dato atto ad Apple della straordinarietà del risultato: se si considera infatti che l'iPod ha visto la luce nell'ottobre del 2001, cento milioni di pezzi venduti in poco meno di 6 anni non sono noccioline. Se a questo aggiungiamo che iTunes, il negozio online che vende legalmente brani musicali per l'apparecchio in questione, ha appena superato i 2 miliardi di pezzi venduti, c'è solo da inchinarsi.

Va poi sottolineato che uno dei meriti principali e indiscutibili dell'accoppiata iTunes/iPod è quella di aver contribuito in maniera inequivocabile a sbugiardare clamorosamente la variegata e pittoresca cricca di persone che ruota intorno al mercato tradizionale della musica: discografici, produttori, RRIA, FIMI e compagnia bella, i quali hanno sempre sostenuto che la musica venduta legalmente non avrebbe avuto futuro a causa della presunta scorrettezza (leggi me le scarico tramite p2p) degli utenti.

Il successo del piccolo lettore (di questi 100 milioni 60 sono stati venduti solamente da gennaio a oggi) non è ovviamente da attribuire solo alle sue caratteristiche tecniche o estetiche (piccolo, carino, comodo, multifunzionale, ecc...), ma soprattutto al fatto che Apple ha avuto l'arguta idea (non è che ci volesse poi tanto) di renderlo compatibile non solo coi file scaricati legalmente da iTunes (AAC), ma con gli universali e liberi da vincoli mp3.

Se l'iPod fosse infatti stato concepito per supportare il solo formato dei brani legali di iTunes, a quest'ora i 100 milioni di pezzi venduti sarebbero ancora lontani, molto lontani.

domenica 8 aprile 2007

Due pesi e due misure

Lo so, avrò scoperto l'acqua calda, ma non mi viene in mente espressione più appropriata.

Desktoptwo.com

Non ci sono solo i dvd, i cdrom e le penne usb per archiviare i file: piccolo viaggio all'interno di un hard disk virtuale

Non sono stato con le mani in mano oggi, come molti potrebbero pensare, ma mi sono baloccato per buona parte della giornata con Desktoptwo.com, una specie di sistema operativo online sul quale è possibile archiviare gratuitamente fino a un giga di file.

Siccome mi è piaciuto molto, ho pensato di scrivere un breve howto per spiegare un pò alcune delle sue funzionalità.

Se volete darci un'occhiata lo trovate qui.

sabato 7 aprile 2007

La colpa è sempre di quello prima (di governo)

Il ministero per la Funzione Pubblica prende atto delle critiche, piovute da più parti, riguardo ai costi di realizzazione e alla effettiva utilità e funzionalità di Italia.it

La questione, come è noto, si trascina già da un pò di tempo. E cioè da quando, alla fine di febbraio, è stato inaugurato il portale Italia.it, il sito che nelle intenzioni - parole di Rutelli - avrebbe dovuto essere "una grande finestra dal mondo sull'Italia".

In realtà l'unica finestra aperta del sito è quella in cui è stato gettato il fiume di milioni di euro serviti per realizzarlo, un costo tuttora difficilmente giustificabile per un sito internet. Le proteste e gli interrogativi riguardo a tutto quello che ruota intorno alla storia di questo portale sono sfociate anche nella creazione di un blog, nel quale vengono segnalate tutte le magagne - tecniche, progettuali e gestionali - che affliggono il portale.

Alla fine, probabilmente in seguito al "rumore mediatico" sorto intorno all'operazione, il ministero per la Funzione Pubblica ha dato segni di vita e ha pubblicato una nota (qui) nella quale sostanzialmente prende atto delle perplessità nate in seno al progetto, manifestate dagli operatori internet e da molte aziende del turismo che avrebbero dovuto trarre beneficio dall'apertura del portale.

In sostanza, nella nota pubblicata, si prende effettivamente atto - da parte appunto del ministero per la Funzione Pubblica - delle critiche che si sono alzate attorno al portale, pur con alcune precisazioni. Si legge infatti tra le altre cose:

"Il progetto originale di Italia.it risale, come noto, al precedente Governo che aveva impegnato risorse e preparato progetti mai realizzati."

Parentesi. Non so se avete notato che quando un governo (destra o sinistra è uguale) deve giustificare qualche magagna tende a incolpare quello precedente, mentre eventuali meriti tende ad autoattribuirseli anche quando magari non c'entra niente. Chiusa parentesi.

Troviamo anche alcune puntualizzazioni riguardo ai costi:

"Le cifre di cui si è parlato in questi giorni (45 milioni di euro) non sono, dunque, destinate esclusivamente alla realizzazione della piattaforma di Italia.it, ma saranno utilizzate per l’attuazione di un più ampio e strutturato programma di rilancio del settore turistico italiano attraverso l’uso delle nuove tecnologie e vanno, quindi, inquadrate nell’ottica di un impegno pluriennale, in buona parte ereditato [ci risiamo], che esplicherà i suoi vantaggi nei prossimi anni."

Insomma, tutto nella norma, pare. Talmente nella norma che il ministro Nicolais (ma chi è?) ha istituito una commissione d'indagine per tentare di far luce sull'intera vicenda.