"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
lunedì 13 marzo 2023
Collegamenti
domenica 3 aprile 2022
Canzone delle domande consuete
Ci sono ancora delle stazioni radio che passano certi capolavori. Mentre la ascoltavo pensavo che si tratta, probabilmente, della più bella canzone d'amore che sia mai stata scritta. Niente banalità tipo la sua maglietta fina o splendi sole domattina come non hai fatto ancora. Ma amore che è dubbio, lacerazione, mancanza, domande, poesia. Una canzone che solo Guccini poteva scrivere.
Buona domenica a chi passerà di qui.
martedì 2 giugno 2020
L'orso Guccini
L'ultimo romanzo di Guccini, Tralummescuro, è entrato tra i finalisti del premio Campiello e il Resto del Carlino di stamattina pubblica una gustosa intervista al cantautore-scrittore.
domenica 26 aprile 2020
Guccini e Bella ciao
Non che non ne condivida i contenuti, tutt'altro, come non essere d'accordo con l'auspicio che arrivi un 25 aprile che si porti via certa gentaglia? Ma ho sempre considerato Guccini infinitamente superiore a questi stilemi un po' infantili tipici di un Povia qualsiasi. Spero sia solo una caduta di stile accidentale, magari dovuta all'età.
Coraggio, maestrone, grazie a te e alle tue canzoni ho conosciuto Dumas, Cervantes, Hemingway, non dilapidare la tua grandezza letteraria, poetica e musicale con uno stornello infelice.
domenica 15 marzo 2020
Quando finirà?
Molti stanno già cominciando a chiedersi quando finirà tutto questo; qualcuno, a mio avviso imprudentemente, azzarda già ipotesi: tre mesi, sei mesi ecc. L'unica cosa certa, almeno secondo l'unanimità degli esperti, è che sicuramente non finirà il tre aprile, data che segna, salvo probabilissime proroghe, la fine delle restrizioni, o comunque un loro allentamento. Riguardo a queste restrizioni, al di là delle legittime critiche circa le modalità con cui il governo le ha gestite, alcune delle quali sicuramente fondate, a me, oggi, procura un elevato sollievo il fatto che a gestire le suddette restrizioni ci sia appunto questo governo. Non per particolari simpatie verso di esso, a mio avviso né migliore né peggiore di altri, ma perché l'idea che la gestione delle nostre libertà potesse essere in mano a gente amante degli stati di polizia e affascinata dall'idea dei pieni poteri, beh, a me dà qualche brivido. Per dirla schietta: penso che a gestire una emergenza di queste dimensioni sia meglio un Conte piuttosto che un Salvini. Il quale Conte, è vero, decide le mosse da fare collegialmente con gli altri ministri e sulla base dei rapporti degli esperti, quindi in fondo è solo una figura di intermediazione, diciamo così; eppure a me solleva il fatto che l'intermediario sia lui piuttosto che il tipo del citofono. Poi, certo, nell'imperscrutabile e insondabile evolversi delle cose, niente esclude che il tipo del Papeete avrebbe potuto fare meglio, ma se si va a guardare la lunga teoria di ondivaghe dichiarazioni dell'ultimo mese, costantemente in bilico tra aprire tutto e chiudere tutto, videomessaggi pubblicati e poi tolti, penso che sia andata bene così. Mi viene da pensare che se Conte, dopo la caduta del suo primo esecutivo, avesse immaginato di trovarsi tra le mani una patata bollente di questo tipo, forse avrebbe tenuto fede alle sue dichiarazioni degli esordi, secondo le quali il Conte uno sarebbe stata la sua prima e unica esperienza di governo. Non è andata così, d'altra parte è noto che chi siede su certi scranni raramente mantiene ciò che dice, basta guardare cosa promise Renzi a reti unificate se il suo referendum costituzionale fosse andato male, giusto per fare il primo esempio che mi viene in mente.
Quindi, quando finirà? C'è una vecchia canzone di Guccini che si chiama Shomèr ma mi-llailah? in cui si narra di una sentinella che veglia nell'oscurità ai margini di un accampamento. Arriva un viandante e gli chiede: "Quanto durerà ancora la notte?" La sentinella gli risponde che la notte ancora non è terminata ma il giorno ancora non è arrivato, e c'è quindi questa situazione di incertezza. Invita però il viandante a tornare e a chiedere ancora, senza stancarsi, metafora della condizione dell'uomo, destinato a fare continuamente domande anche se a molte delle quali non avrà mai risposta, comprese quelle sul coronavirus.
venerdì 22 novembre 2019
[...]
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto, infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe. Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte, tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese. Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede, che almeno di mezz'ora da sempre mi precede, si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore; non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute, e quando sento il peso d' essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo. Ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo, ma sono triste perchè Rossana è bella, siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita; se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l'avete già tradito, e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali; tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, ma in questa vita oggi non trovo più la strada. Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole, ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano, se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano
giovedì 21 novembre 2019
Libera, nos Domine
martedì 22 ottobre 2019
Ricordi musicali
sabato 29 ottobre 2011
domenica 14 marzo 2010
domenica 21 febbraio 2010
Shomér ma mi-llailah?
ma il giorno ancora non è arrivato
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato.
Ma io veglio sempre, perciò insistete,
voi lo potete: ridomandate!
Tornate ancora se lo volete, non vi stancate!
Cadranno i secoli, gli dèi e le dee,
cadranno torri, cadranno regni
e resteranno di uomini e idee polvere e segni.
Ma ora capisco il mio non capire,
che una risposta non ci sarà
che la risposta sull'avvenire
è in una voce che chiederà:
- Shomér ma mi-llailah?
Shomér ma mi-lell?
Shomér ma mi-llailah, ma mi-lell?
"C'è sempre stata pudica, sottile, nelle mie canzoni, una domanda sull'infinito, sul senso ultimo delle cose. Ma da agnostico, da vago panteista e spiritualista quale sono, da uomo che non crede nell'esistenza dell'anima ma forse coglie un fondo di infinitezza, di immortalità nel nostro destino, mi fermo alla domanda, all'interrogativo. L'importante è, però, che questa domanda non cessi mai, perché è uno dei sintomi preziosi della nostra vitalità come uomini". (Francesco Guccini)
Da qualche giorno mi sono messo a suonare al pianoforte, in casa, questa vecchia canzone di Guccini. Data la sua orecchiabilità, alle mie figlie è piaciuta molto fin da subito, e quindi, ogni tanto, ci mettiamo tutti e quattro a cantarla a squarciagola nella sala. Ovviamente queste scene strazianti ve le risparmio, e vi lascio invece all'originale cantata dal divin Francesco.
Buona domenica.
domenica 13 dicembre 2009
Argentina
Il treno, ah, un treno è sempre così banale se non è un treno della prateria
o non è un tuo "Orient Express" speciale, locomotiva di fantasia.
L' aereo, ah, l' aereo è invece alluminio lucente, l' aereo è davvero saltare il fosso,
l' aereo è sempre "The Spirit of Saint Louis" ,"Barone Rosso"
e allora ti prende quella voglia di volare che ti fa gridare in un giorno sfinito,
di quando vedi un jumbo decollare e sembra che s' innalzi all'infinito.
E allora, perchè non andare in Argentina? Mollare tutto e andare in Argentina,
per vedere com'è fatta l'Argentina...
Il tassista, ah, il tassista non perse un istante a dirci che era pure lui italiano,
gaucho di Sondrio o Varese, ghigna da emigrante, impantanato laggiù lontano.
Poi quelle strade di auto scarburate e quella gente anni '50 già veduta,
tuffato in una vita ritrovata, vera e vissuta,
come entrare a caso in un portone di fresco, scale e odori abituali,
posar la giacca, fare colazione e ritrovarsi in giorni e volti uguali,
perchè io ci ho già vissuto in Argentina, chissà come mi chiamavo in Argentina
e che vita facevo in Argentina?
Poi un giorno, disegnando un labirinto di passi tuoi per quei selciati alieni
ti accorgi con la forza dell' istinto che non son tuoi e tu non gli appartieni,
e tutto è invece la dimostrazione di quel poco che a vivere ci è dato
e l' Argentina è solo l' espressione di un' equazione senza risultato,
come i posti in cui non si vivrà, come la gente che non incontreremo,
tutta la gente che non ci amerà, quello che non facciamo e non faremo,
anche se prendi sempre delle cose, anche se qualche cosa lasci in giro,
non sai se è come un seme che dà fiore o polvere che vola ad un respiro.
L' Argentina, l' Argentina, che tensione! Quella Croce del Sud nel cielo terso,
la capovolta ambiguità d' Orione e l' orizzonte sembra perverso.
Ma quando ti entra quella nostalgia che prende a volte per il non provato
c'è la notte, ah, la notte, e tutto è via, allontanato.
E quella che ti aspetta è un' alba uguale che ti si offre come una visione,
la stessa del tuo cielo boreale, l'alba dolce che dà consolazione
e allora, com'è tutto uguale in Argentina! Oppure, chissà com'è fatta l' Argentina,
e allora... "Don't cry for me, Argentina"...
Buona domenica.
domenica 6 dicembre 2009
Cirano
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano
domenica 29 novembre 2009
Libera Nos Domine
Vabbè, buona domenica.
Da morte nera e secca, da morte innaturale, da morte prematura, da morte industriale, per mano poliziotta, di pazzo generale, diossina o colorante, da incidente stradale, dalle palle vaganti d' ogni tipo e ideale, da tutti questi insieme e da ogni altro male, libera, libera, libera, libera nos Domine!
Da tutti gli imbecilli d'ogni razza e colore, dai sacri sanfedisti e da quel loro odore, dai pazzi giacobini e dal loro bruciore, da visionari e martiri dell'odio e del terrore, da chi ti paradisa dicendo "è per amore", dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!", libera, libera, libera, libera nos Domine!
Dai poveri di spirito e dagli intolleranti, da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti, da eroi, navigatori, profeti, vati, santi, dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti, dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti, dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti, libera, libera, libera, libera nos Domine!
Da Te, dalle tue immagini e dalla tua paura, dai preti d'ogni credo, da ogni loro impostura, da inferni e paradisi, da una vita futura, da utopie per lenire questa morte sicura, da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura, da fedeli invasati d' ogni tipo e natura, libera, libera, libera, libera nos Domine, libera, libera, libera, libera nos Domine...
domenica 31 agosto 2008
Ho ancora la forza
Francesco è sempre stato estremamente refrattario ad apparire in tv, tanto è vero che i video che trovate su youtube molto raramente sono presi da trasmissioni televisive, ma per la maggior parte sono spezzoni di concerti dal vivo ripresi dai presenti col telefonino o con la videocamera.
Questo suo "odio" verso tutto ciò che è spettacolarizzazione l'ha cantato in più di una canzone, come ad esempio la splendida Addio, della quale riporto alcuni passi:
[...] io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,Insomma, l'"orso" Guccini quando non è in giro in tournée se ne sta rintanato nella sua casa di Pàvana, sull'Appennino Tosco-Emiliano, a leggere libri e a scrivere.
riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...
E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,
alle diete per mantenersi in forma smagliante
a chi parla sempre di un futuro trionfale
e ad ogni impresa di questo secolo trionfante,
alle magie di moda delle religioni orientali
che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,
ai personaggi cicaleggianti dei talk-show
che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero"
alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,
alle loro modelle senza umanità
alle sempiterne belle in gara sui calendari,
a chi dimentica o ignora l'umiltà... [...]
"Ho ancora la forza" è una canzone contenuta nell'album "Stagioni", uscito nel 2000. La musica l'ha scritta Ligabue e il testo (tra l'altro molto bello anche questo) lo stesso Francesco.
Buona domenica.
domenica 20 aprile 2008
Dio è morto?
"Dio è morto" è una celeberrima canzone scritta da Francesco Guccini (foto) nel 1965. E' probabilmente una delle sue più universalmente note e conosciute, ed è stata reincisa in differenti versioni, nel corso degli anni, da una miriadi di artisti. Il pezzo fu portato al successo per la prima volta dai Nomadi nel '67, dopo che l'ebbero inserita nell'album "Per quando noi non ci saremo".Tecnicamente è molto semplice, in quanto si basa sulla continua ripetizione di un giro armonico di Mi maggiore, e ricordo che, proprio per la sua semplicità, fu uno dei pezzi che maggiormente suonavo da giovincello quando muovevo i primi passi con la chitarra.
Non sono necessarie grandi spiegazioni sul testo. Basta leggerlo:
Ho visto
La gente della mia età andare via
Lungo le strade che non portano mai a niente
Cercare il sogno che conduce alla pazzia
Nella ricerca di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già
Lungo le notti che dal vino son bagnate
Dentro le stanze da pastiglie trasformate
Lungo le nuvole di fumo, nel mondo fatto di città,
Essere contro od ingoiare la nostra stanca civiltà
E un Dio che è morto
Ai bordi delle strade Dio è morto
Nelle auto prese a rate Dio è morto
Nei miti dell'estate Dio è morto.
Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede
In ciò che spesso han mascherato con la fede
Nei miti eterni della patria o dell'eroe
Perché è venuto il momento di negare tutto ciò che è falsità
Le fedi fatte di abitudini e paura
Una politica che è solo far carriera
Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
L'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
E un Dio che è morto
Nei campi di sterminio Dio è morto
Coi miti della razza Dio è morto
Con gli odi di partito Dio è morto.
Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi
Perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni
E poi risorge
In ciò che noi crediamo Dio è risorto
In ciò che noi vogliamo Dio è risorto
Nel mondo che faremo
Dio è risorto.
Uno degli aneddoti più curiosi che si riferiscono a questa canzone, è che inizialmente fu ferocemente (e inspiegabilmente) censurata dalla Rai di allora in quanto il testo fu ritenuto blasfemo, mentre, allo stesso tempo, veniva tranquillamente trasmessa da Radio Vaticana che viceversa non ravvisava in esso niente di particolarmente censurabile. Si narra addirittura che il pezzo fosse particolarmente apprezzato dallo stesso Paolo VI.
In effetti basta leggerlo non superficialmente, senza fermarsi alle prime tre o quattro righe, per capire che di blasfemo non c'è assolutamente niente. L'unica cosa da censurare veramente, sarebbe semmai stato lo stesso comitato censore della Rai. E vabbé, questa comunque è la storia.
Vi lascio al pezzo, nella sua versione più recente interpretata dagli stessi Nomadi. Buona domenica.
venerdì 7 dicembre 2007
In pace col mondo

Molti dicono che la musica ha un potere terapeutico. Non lo so, non posso né affermarlo né escluderlo. Quello che so è che ci sono canzoni che hanno il potere di rimetterti in pace col mondo; non so se questo capita solo a me perché suono da quando avevo pochi anni e la musica ce l'ho dentro, ma non mi sento di escluderlo.
Comunque sia, una delle canzoni che hanno questo potere è Don Chisciotte, del grande Francesco (foto). In questo testo Guccini inventa un immaginario dialogo tra Don Chisciotte e Sancio Panza, il contadino a cui il prode cavaliere errante promette il governo di un'isola a patto che gli faccia da scudiero.
Il testo è molto bello, e sicuramente di estrema attualità. Ve lo riporto qui sotto, ma prima di leggerlo aprite, in una nuova scheda o finestra del browser, questa pagina di youtube per ascoltare la canzone in streaming e leggere il testo in contemporanea. Vi assicuro che merita.
[ Don Chisciotte ]
Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto
d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l'ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l'accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte,
com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...
[ Sancho Panza ]
Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore...
E' la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini...
E' un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant'è vero che anch'io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza...
[ Don Chisciotte ]
Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L'ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l'anima dell'uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d'ombra e s'ingarbuglia la matassa...
[ Sancho Panza ]
A proposito di questo farsi d'ombra delle cose,
l'altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com'è vero... che ora ho fame !
[ Don Chisciotte ]
Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna,
preferisco le sorprese di quest'anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire...
[ Sancho Panza ]
Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero ?
[ Don Chisciotte ]
Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
[ Insieme ]
Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte !
(P) & (C) 2000 EMI Music Italy S.p.A.
lunedì 30 aprile 2007
40 anni fa (o oggi?) Dio è morto
Compie 40 anni (senza purtroppo dimostrarli) la canzone "Dio è morto", primo vero inno di protesta scritto da Francesco GucciniProbabilmente molti (me compreso) di quelli che leggono questo post non erano ancora nati quando nel 1965 un giovane e pressoché sconosciuto Francesco Guccini butta giù testo e musica di quella che è considerata a tutt'oggi come una delle canzoni più famose della musica d'autore italiana: Dio è morto.
Sono per alcuni motivi molto legato a questa canzone - dopo vi spiego tutto -, ma come prima cosa, per chi non la conoscesse, riporto qui sotto il testo:
Ho visto la gente della mia età andare via,
lungo le strade che non portano mai a niente.
Cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano.
Nel mondo che hanno già,
lungo le notti che dal vino son bagnate,
dentro le stanze da pastiglie trasformate,
lungo le nuvole di fumo del mondo fatto
di città, essere contro od ingoiare la nostra
stanca civiltà. E un Dio ch’è morto:
ai bordi delle strade Dio è morto,
nelle auto a presa rate Dio è morto,
nei miti dell’estate Dio è morto.
Mi han detto che questa mia generazione
ormai non crede in ciò che spesso han mascherato
con la fede, nei miti eterni della patria e dell’eroe,
perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò
che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura, una politica
che è solo far carriera, il perbenismo interessato,
la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la
ragione e mai col torto. E un Dio ch’è morto:
nei campi di sterminio Dio è morto,
coi miti della razza Dio è morto,
con gli odi di partito Dio è morto.
Ma penso che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi,
perché noi tutti ormai sappiamo che se
Dio muore per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo Dio è risorto.
Sono, dicevo, molto legato a questa canzone. Primo perché, data la sua semplicità strutturale (è un semplice giro di accordo maggiore), è stata una delle prime che ho "storpiato" quando da piccoletto imparavo i primi accordi con la chitarra, e secondo perché è stato il pezzo che mi ha fatto conoscere e apprezzare il grande Francesco e poi, come rapporto causa-effetto, i Nomadi.
La storia della canzone è piuttosto aneddotica: "Il Guccio", come amano soprannominarlo i suoi fans, scrive e deposita il pezzo alla SIAE nel '65, ma rimane nel cassetto fino al '67, quando i Nomadi lo inseriscono nel loro album - pubblicato appunto in quell'anno (ecco il quarantennale) - intitolato Per quando noi non ci saremo.
Ecco che arriva il primo aneddoto: la Rai, ritenendo il testo della canzone blasfemo, lo censura e ne impedisce la messa in onda sia sui circuiti televisivi che in radio (all'epoca Mediaset non c'era e la tv di stato faceva un pò il bello e il cattivo tempo). Paradossalmente, però, il pezzo viene invece trasmesso dalla Radio Vaticana, la quale ritiene che non contenga niente di blasfemo. Lo stesso Paolo VI, successivamente, dirà di apprezzare molto la composizione non ravvisandovi nulla che meriti di essere censurato (va dato atto al Vaticano di essere stato in quell'occasione molto più lungimirante e "aperto di vedute" della Rai, anche perché è sufficiente leggere il testo per rendersi conto che non contiene niente, né di blasfemo né di anticlericale).
In ogni modo ormai il 'caso' è scoppiato: il pezzo, anche sull'onda dell'indiretta pubblicità derivata dalla situazione, rimane per lungo tempo ai vertici dei dischi più venduti, consentendo al cantautore di uscire dall'anonimato. Dio è morto può essere a tutti gli effetti considerato il primo vero brano di protesta che ha dato il via, se così possiamo dire, al genere della canzone cosiddetta politica e impegnata. Oggi le canzoni politiche le scrivono un pò tutti, è diventato quasi una moda (sono rari gli artisti che le propongono perché le "sentono" veramente). All'epoca, invece, la pubblicazione di questo pezzo si poteva tranquillamente paragonare all'ingresso di un elefante in un negozio di cristalli.
In un epoca in cui la musica italiana ristagnava in uno stantìo e ormai nauseabondo inseguirsi di strofe e rime all'insegna di "cuore/amore" (in America già da un decennio imperverversava il rock'n'roll) il pezzo ebbe il merito di dare la definitiva spallata a tutta questa situazione (il '68 non a caso era alle porte).
Guccini ha sempre affermato i essersi ispirato, nella stesura del testo, alla celebre poesia "Howl" di Allen Ginsberg ("I saw the best minds of my generation destroyed by madness..."), e di aver voluto così raccontare attraverso tutte le situazioni descritte nel testo il senso di decadenza dei valori e di aspettative che già si avvertivano nell'epoca pre-sessantottina. E' triste constatare, come dicevo all'inizio, come questo pezzo - nonostante i suoi 40 anni - sia ancora di estrema attualità: il rifugiarsi nella droga, nell'alcol, nelle pasticche era un problema già noto allora e poco è cambiato (se non in peggio) oggi. L'affacciarsi del consumismo idiota di massa (richiamato dalla bellissima similitudine delle auto prese a rate), la politica (già allora) solo come veicolo per fare carriera, il "benpensantismo" e il falso buonismo, ancora oggi così in voga. Da notare che - come affermato più volte dallo stesso autore - il dio citato nel testo va inteso non in senso prettamente teologico, ma come metafora del mondo e delle situazioni in cui si vive. Insomma, provate a prendere uno che non ha mai letto questo testo e chiedetegli secondo lui quando è stato scritto. Cosa scommettiamo che risponderà?
Guccini non è certo uno di quelli che si possono definire cantautori moderni (anche se bisognerebbe definire bene l'accezione del termine), tuttavia, se ancora non avete avuto modo di "assaggiare" niente di suo, beh, non è mai troppo tardi per cominciare. Se avete tempo scaricatevi qualche sua canzone tra una di dj francesco o dei take that (magari cominciando proprio a Dio è morto). Il Guccio, oltretutto, come ben sa chi lo segue, non è solo un musicista, ma anche apprezzato scrittore e soprattutto poeta. I testi di molte sue canzoni sono considerati a tutti gli effetti veri e propri componimenti poetici, e vengono addirittura insegnati nelle scuole accanto al Manzoni e al Leopardi (ricordo ancora, sull'antologia di italiano delle medie, il testo di "Canzone per un'amica", che la prof ci fece studiare e parafrasare).
Domani (o oggi, a seconda dell'ora in cui leggete questo articolo) i Nomadi, quelli che hanno effettivamente portato al successo il pezzo - che continuano a riproporre nei loro tour -, suoneranno al concerto del primo maggio in piazza san Giovanni a Roma, che sarà trasmesso in diretta da Raitre. Suoneranno un paio di canzoni tra cui appunto Dio è morto. Quale migliore occasione per ascoltarla?
De Gregori vs Springsteen
Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...
-
È in corso da un paio di giorni una discussione fiume sul blog di Moz . Tema: cosa resterà dei blog. Tra i tanti argomenti di cui si dibatte...
-
La morte appiana tutte le asperità, è noto. Succede da sempre e non ci sono eccezioni. Finché una persona è in vita è lecito criticarla aspr...
-
Pensavo a Cesare, il micio tigrato che per anni è stato la "mascotte" della stazione di Colleferro. Chiunque passasse di lì, speci...

