domenica 15 maggio 2022

E ti vengo a cercare


Letto in un fiato tra ieri oggi. Un libro bellissimo e coinvolgente che narra la storia di vita e professionale del cantautore che forse più di ogni altro ha inciso e influito sul mio modo di ascoltare musica e anche di fare (nel mio piccolo) musica.

Un libro che mi ha coinvolto non tanto e non solo perché mi ha consentito di conoscere aneddoti, curiosità e storie del cantautore probabilmente più geniale, eclettico,  poliedrico, colto e raffinato che la nostra musica d'autore abbia mai avuto, ma perché, ascoltando io Battiato da quando avevo 11 anni (fui folgorato a quell'epoca, come tanti, da quell'assoluto capolavoro che si chiama La voce del padrone), mi ha permesso di ripercorrere e rivivere pezzi della mia vita, ognuno legato a un suo album che Scanzi ha saputo descrivere mirabilmente.

Uno dei passi più belli del libro: "Devo ribadirlo: gli anni che vanno dal 1988 al 1994 sono quelli che, in assoluto, preferisco di Battiato. È un bello scegliere con lui, perché come scegli, scegli sempre bene. In questa cerniera tra Ottanta e Novanta lo avverto però proprio superiore. A tutto: anche a se stesso. Una sorta di anima ipersenziente che vede anche quello che gli altri non vedono. Erano anni d'oro per quei cantautori che erano riusciti a salvarsi (o addirittura migliorarsi) in quegli appiccicosi anni Ottanta. De André, Fossati, Conte. E non solo loro. In questa (neanche troppo) ristretta cerchia di eletti, Franco Battiato era il più alieno. Il più trascendente. Non di rado quello che ti dava più vertigini, perché ti costringeva ad andare sempre oltre la mera dimensione terrena. La vita è quasi sempre una iattura insopportabile, ma essere stati contemporanei di Battiato era e resta una fortuna davvero enorme."

Mi manchi, maestro.


2 commenti:

  1. Come Battiato, davvero non c'è che Battiato. La gran fortuna di averlo avuto...

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