domenica 22 maggio 2022

Fede

Dibattere amichevolmente con un cattolico è sempre un esercizio intellettualmente stimolante, e la chiacchierata di ieri con un collega ne è stata l'ennesima dimostrazione. Tema della chiacchierata: la fede come dono.

Come forse molti sapranno, è abbastanza diffusa tra chi crede l'idea che la fede sia un dono che, benevolmente, viene fatto da Dio agli uomini. E qui scatta già la prima obiezione: se è un dono, perché non viene fatto a tutti? In Italia, ad esempio, i cattolici praticanti sono circa il 30% della popolazione. Viene spontaneo chiedersi, quindi, perché tale dono sia stato elargito a una platea minoritaria dei potenziali beneficiari. La risposta del credente è, sempre, apparentemente apodittica: il dono viene elargito a tutti ma sta a ognuno decidere se accettarlo. Replico al mio collega che io, forse per sbadatezza o altri motivi, non mi sono mai accorto dell'elargizione di questo dono. Evidentemente ero distratto. Replica del collega: evidentemente sì.

A questo punto mi permetto di fargli notare che, tranne rare eccezioni, chi nasce e cresce in una famiglia religiosa tende ad accostarsi alla religione. Chi nasce e cresce in una famiglia laica, no. Dal che si deduce che la fede non è questione di dono quanto, semmai, di influenze ambientali. Questo concetto era già stato elaborato negli anni Cinquanta da Bertrand Russell, il quale sosteneva che, tranne rarissime eccezioni, chi nasce in un paese cattolico tende a professare la religione cattolica; chi nasce in un paese musulmano diventa probabilmente musulmano; chi nasce in certe zone del Medio Oriente abbraccia l'ebraismo e così via. Siccome questa cosa è palese, è chiaro che il discorso del dono crolla. La fede è quindi, con pochi margini di dubbio, una questione di influenze ambientali.

Il collega rimane perplesso, ci pensa su, poi ribatte dicendo che nei paesi cattolici è un dono fatto dal Signore, che ognuno è libero di accettare o no; nei paesi musulmani è un dono fatto da Allah, che ognuno è libero di accettare o no (in molti paesi musulmani, no); nei paesi ebraici è un dono fatto da Jahweh, che ognuno è libero di accettare o no. Ma sempre dono è. Capite perché è stimolante dibattere coi credenti? Allo stesso modo in cui, immagino, per i credenti sia stimolante dibattere coi non credenti.

17 commenti:

  1. Vabbe'.. ne hai beccato un po' così.. la fede è qualcosa di molto più articolata e personale, come Dio del resto, preferisco parlarne e ragionarne come fatto da me neanche troppo tempo fa. Dì al tuo collega di leggere il mio post, magari potrebbe aggiungere qualche freccia al suo arco.. ;)

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    1. In realtà non è che ne ho beccato uno un po' così: la fede vista come dono è un concetto molto diffuso in ambito cattolico e non solo. Ed è un concetto che da un certo punto di vista ha una sua plausibilità.

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  2. Insomma ci vuol culo ... nascere nel luogo giusto

    :-)

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    1. Si, ma qui nasce un altro problema: giusto rispetto a quale luogo? :-)

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  3. La Fede, secondo me, è un dono dato a tutti, una parola universale che s'attaglia ad ogni dio e/o sentimento religioso. Che lo si chiami Dio, Allah o altro, questo Dio che ci vede asserviti o infedeli, risponde sempre nonostante sia l'Essere più travisato, tradito, sconosciuto e distorto della nostra storia. Dio è un bisogno intimo e potente di ogni persona, a qualunque altare ci si inchini, ed è questo a convincere della sua esistenza.
    Piace a tutti parlare di Lui, che si creda o meno, tanto che il grande Mario Tobino (ateo) sentì il desiderio di alzargli una preghiera: "O Dio, chiunque tu sia, o non esista, o trascorra solo come un concetto le nostre menti, benedici anche me".
    Ciao Andrea.

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    1. Non credo sia tanto Dio ad essere un bisogno intimo e potente di ogni persona, quanto semmai l'interrogarsi su di esso. È fuori discussione che l'umanità, da quando ha messo piede sulla terra, si è posta il problema di Dio e del sacro. Lo stoicismo, ad esempio, usava questo argomento per dimostrare l'esistenza di Dio. Era quella che i filosofi chiamavano dimostrazione per consensum gentium. In sostanza gli stoici teorizzavano questo: dal momento che l'umanità si è sempre posta il problema di Dio, Dio esiste, che dal punto di vista empirico non è granché come prova, se vogliamo.
      In ogni caso, il mio non è un post sull'esistenza di Dio (io, molto banalmente, credo che esista per chi ci crede e non esista per chi non ci crede); volevo solo tentare di confutare l'opinione diffusa secondo cui la fede sia un dono e ho portato alcuni elementi a sostegno di questa confutazione. Tutto qua.
      Ciao Sari.

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  4. Un po'come il calcio. Ti piace, non ti piace, lo trovi una cosa idiota etc...poi ci sono tante squadre, ma se tifo Juve, non posso essere interista.

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    1. Vero, ma, metaforizzando un po' il post: la "fede" juventina è un dono o è frutto di influenze ambientali? :-)

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  5. Quando un essere umano immagina un Dio, nelle religioni monoteiste lo immagina come "incarnazione" del concetto di totalità, qualsiasi nome egli abbia o qualunque religione gli venga attribuita. Nelle religioni politeiste è l'insieme di tutti gli Dei riconosciuti che rappresentano la totalità. Poiché non sapremo mai se un Dio o gli Dei esistano davvero, l'umanità si divide in realtà in due parti: chi, accettando l'esistenza di un Dio accetta il concetto di totalità con cui vuole mettersi in relazione e chi invece non lo accetta. Credo che il punti fondamentale sua che rapporto abbiamo con la totalità: la neghiamo, c'è ne facciamo schiacciare sentendoci nulla al suo confronto o, soluzione che io condivido, cerchiamo un dialogo consapevole con essa. In psicologia junghiana la relazione tra uomo e Dio è rappresentata dal rapporto tra Io e Sé cioè tra la nostra parte conscia (ciò che conosciamo di noi) e la nostra essenza (conscio più inconscio) che non conosceremo mai totalmente, ma il rapporto tra Io e Sé dà senso alla nostra vita.

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    1. Bello. Non sapevo questa cosa. Grazie Giorgio.
      A proposito di politeismo, mi hai fatto venire in mente un saggio che lessi tempo fa. Vi si diceva che le intolleranze e grandi conflitti religiosi sono cominciati con l'avvento dei monoteismi. Prima di essi erano praticamente inesistenti, perché in un contesto, il politeismo appunto, dove ognuno si costruisce il suo dio o il suo idolo è naturale che si instauri un rapporto paritario e di reciprocità tra le varie divinità. Coi grandi monoteismi tutto ciò scompare e, in virtù del fatto che ognuno interpreta la propria grande religione come unica e vera, nascono giocoforza le intolleranza verso le (presunte) false e conseguenti conflitti.

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  6. Dibattere con una persona religiosa, una delle varie religioni, a partire da quelle della contemporaneità, è sfinente e vano.

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  7. Eppure anche te hai una "fede"Andrea,che la porti al dito o è situata nel punto interno del tuo corpo ;il cuore,non è argomento che termina con una discussione amichevole con un cattolico...

    Che la fede sia un dono dovrebbe solo rallegrare in fondo , metterci sull'attenti e dire :perché tu sio e io no?...sembra più un capriccio in cui l'umano si dimostra compiaciuto del suo altro dono ,saper mettere a tacere con le parole laddove non si spiegano:)


    L.

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  8. A dire il vero, la questione del "perché tu sì e io no?" me la pongo da una vita. Ma ancora non ho trovato risposta :-)

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    1. Osserva meglio quella fede al dito...non puoi non pensare al dono dell'amore:)cos'altro può essere la fede da non saperla riconoscere ?

      Grazie a te...


      L.


      L.

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    2. Osserva meglio quella fede al dito...non puoi non pensare al dono dell'amore:)cos'altro può essere la fede da non saperla riconoscere ?

      Grazie a te...


      L.


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    3. Osserva meglio quella fede al dito...non puoi non pensare al dono dell'amore:)cos'altro può essere la fede da non saperla riconoscere ?

      Grazie a te...


      L.


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    4. Beh, diciamo che nello specifico non mi riferivo alla fede al dito, ma, da un certo punto di vista, ha una attinenza anche quella :-)

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