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venerdì 24 ottobre 2025

Louvre

Leggendo dell'incredibile furto al Louvre di domenica scorsa, mi sono tornate alla mente le tonnellate di fumetti di Diabolik che leggevo da bambino e anche i cartoni animati di Lupin che guardavo, e pensavo che è sorprendente come la maestria con cui quei personaggi di fantasia compivano i loro furti sia passata dai fumetti alla realtà. Quante volte, in quelle storie, i protagonisti hanno adoperato travestimenti di quel tipo per portare a termine le loro opere criminose? E quante volte hanno usato gli stessi metodi: scale improvvisate, forzature di finestre ecc.? Dalla fantasia dei fumetti alla realtà il passo è stato evidentemente breve.

La destrezza e la apparente semplicità del furto compiuto al Louvre e il valore inestimabile dei monili trafugati ha dato naturalmente il via a tutta una serie di più o meno fantasiose domande e congetture relative a chi fossero gli autori, per conto di chi hanno agito, che fine farà il bottino trafugato, come è stato possibile portare a termine con apparente facilità un furto nel più famoso museo del mondo, un museo che neppure assicura i suoi tesori perché non ritiene possibile che possano venire rubati. Roberto Saviano ha messo in fila e ha cercato di rispondere a queste domande in questo breve video

Io, nel frattempo, torno in cantina a rispolverare alcuni dei numeri di Diabolik che leggevo da bambino, magari la risposta a tutte queste domande sta lì :-)

venerdì 15 agosto 2025

Riflessioni sull'amore

Difficile immaginare Roberto Saviano discettare di amore. È una cosa che ti aspetti, che ne so, da Umberto Galimberti, Vittorino Andreoli, Paolo Crepet, autori che su questo argomento hanno scritto libri interi. Ma non da Saviano. Eppure anche lui ci si è cimentato, con riflessioni tutt'altro che banali. 

Qualche settimana fa Saviano è stato ospite di Andrea Moccia, di Geopop, per una lunga chiacchierata sull'origine della malavita in Italia e, inevitabilmente, il discorso è poi caduto sull'ultimo libro dello scrittore, L'amore mio non muore, di cui avevo scritto qui. Partendo dalla storia del romanzo, che è un romanzo d'amore, Saviano fa alcune interessanti considerazioni riguardo alla differenza tra innamoramento e amore, ribaltando un po' l'impostazione antropologica classica secondo cui l'innamoramento e la passione finiscono in breve tempo dopodiché una relazione si regge su interessi comuni, complicità, figli, casa e quant'altro. A questo proposito mi ha colpito molto l'espressione "l'innamoramento è anarchico mentre l'amore è conservatore". Non ci avevo mai pensato.

Interessanti anche le riflessioni attorno all'eterna domanda: Se io ho amato e poi la relazione col mio amato è finita (per qualsiasi motivo), quel tempo è stato tempo perso? Ho isolato lo spezzone della chiacchierata tra i due in cui Saviano fa queste considerazioni e lo ripubblico qui sotto. Secondo me sono molto interessanti. 

sabato 26 luglio 2025

L'amore mio non muore


Mi sento di dire solo un paio di cose relativamente a questo bellissimo romanzo di Saviano, che ho appena terminato. Solo due perché penso che dire di più sia superfluo. 

La prima è che, probabilmente, se i genitori di Rossella fossero ancora vivi ringrazierebbero l'autore per avere "riportato in vita" la loro figlia perduta. Dopo la loro morte, infatti, nulla sembrava rimanere di lei.

La seconda riguarda il fatto che si tratta fondamentalmente di un romanzo sulla disillusione, il disincanto. In particolare qui viene ridotta a brandelli la romantica e un po' ingenua convinzione, ampiamente diffusa, che l'amore può tutto, che l'amore vince su tutto. No, non è così. O almeno non sempre è così. A volte l'amore soccombe, così come a volte soccombe chi se ne fa latore contro tutto e tutti.

La storia raccontata in questo libro in forma romanzata è una storia vera, realmente accaduta e rimasta sepolta per decenni in un faldone di un tribunale, una storia drammatica e ingiusta. Veri sono perfino i nomi dei personaggi che ne fanno parte. Vera, fino alla fine, è stata sicuramente Rossella.

mercoledì 25 maggio 2022

Solo è il coraggio

 

Ho appena terminato questo romanzo e i sentimenti che mi ha suscitato vanno dalla commozione alla tristezza, dalla rabbia allo sgomento all'incredulità. La storia di Giovanni Falcone bene o male la conoscevo, anche se solo a grandi linee e desunta più che altro dagli articoli di giornale pubblicati in tutti questi anni. Con questo romanzo tutti i "pezzi" si sono uniti, dandomi la possibilità di farmi un quadro chiaro e coerente su di lui.

È un romanzo, non una biografia, ma costruito fedelmente sulla base della vastissima documentazione disponibile (in appendice ci sono una cinquantina di pagine di bibliografia con l'elenco delle fonti documentali).

Ne viene fuori l'immagine di un uomo (prima ancora che magistrato) dall'ostinazione e dalla statura morale e umana elevatissime. Mentre lo leggevo, anzi lo divoravo, mi chiedevo quanti, al suo posto, avrebbero resistito fino alla fine senza lasciarsi tentare dalla voglia di gettare la spugna e di mollare tutto.

Giovanni Falcone è stato un magistrato che ha avuto pochissime persone che l'hanno supportato e tantissime contro. Non solo esternamente all'ambiente giudiziario ma anche al suo interno. Paletti e ostacoli di ogni tipo gli sono stati messi sul cammino da appartenenti alla stessa procura di Palermo fino ai più alti vertici del sistema giudiziario. 

Con l'istruzione del famoso Maxiprocesso, che negli anni Ottanta ha decapitato e messo in ginocchio Cosa nostra siciliana, è iniziata una campagna di delegittimazione fortissima sia da parte della stampa che della televisione che, ovviamente, della politica, o almeno di una certa parte. È stato accusato di tutto: manie di protagonismo, ambizioni di avanzi di carriera, utilizzo delle sue funzioni in chiave politica (un refrain sempre caro a una certa destra che ha visto il suo culmine durante gli infausti anni del berlusconismo).

Lui è sempre andato avanti a fare il suo lavoro, avendo come unico faro l'utopia di sconfiggere la mafia. Ed è andato avanti anche mentre, a uno a uno, tutti i suoi principali collaboratori (magistrati, ufficiali delle forze dell'ordine ecc.) venivano sistematicamente uccisi dalla mafia. Ha avuto contro, manco a dirlo, buona parte della politica per evidenti motivi. L'unico politico che gli è sempre stato a fianco e l'ha supportato in tutte le sue iniziative è Claudio Martelli, che a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta era ministro della Giustizia in quota socialista, tanto è vero che pure lui era finito nella lista delle personalità da fare fuori stilata da Totò Riina.

Alla fine è arrivato anche il suo turno. Giovanni Falcone sapeva benissimo che era solo questione di tempo prima che toccasse a lui, tanto che in uno struggente dialogo con sua sorella, Maria Falcone, dialogo col quale tentava di giustificare il desiderio che Francesca Morvillo, sua moglie, si allontanasse da lui, disse le famose parole: "Io sono già un cadavere ambulante." 

Non è per fare melensa e romantica retorica, ma credo che libri come questo, o anche altri su di lui se volete, vadano letti per rendersi conto che, anche se oggi sembra incredibile, abbiamo avuto davvero, in questo paese, uomini che hanno messo gli ideali in cui hanno creduto prima della loro vita.

Competenze linguistiche

Nel programma ufficiale di Futuro Nazionale leggo: " Riforma della cittadinanza italiana : ripristino del corretto significato della ci...