Uno studio condotto negli Stati Uniti ha dimostrato che gli atei sono più ferrati in materia di religione rispetto ai credenti. Di questa cosa mi sono spesso accorto anch'io, conversando con amici e conoscenti. E la spiegazione, a mio parere, è molto semplice. L'ateo in genere si documenta, legge, si pone delle domande a cui cerca di dare delle risposte. Il credente, invece, proprio in virtù di questo suo "status", tende a credere ciecamente, si fida senza farsi troppe domande.
Mi è capitato spessissimo, solo per fare un esempio, di far notare a qualche devoto amico che i quattro vangeli canonici ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa non sono stati scritti, come tutti credono, da Matteo, Marco, Luca e Giovanni, ma sono totalmente anonimi, e l'attribuzione ai quattro famosi evangelisti è avvenuta arbitrariamente ad opera della stessa Chiesa. Ecco arrivare lo stupore e lo sgomento (e anche un po' di panico) dei miei interlocutori. Naturalmente, come dicevo, questo è solo un esempio.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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