giovedì 25 novembre 2021

La "mamma" di Harry Potter e la transfobia

Da un paio d'anni J. K. Rowling, creatrice di Harry Potter e relativa saga, è oggetto di intimidazioni, stalkeraggi, molestie e reiterate minacce di morte per le sue posizioni giudicate transfobiche da attivisti per i diritti dei trans. Non entro nel merito della faccenda, mi limito a dire che ho letto i tweet incriminati e mi pare di non averci trovato niente che possa essere giudicato transfobico. Quello che un po' fa girare le scatole, e la vicenda della Rowling ne è l'emblema, è che, in generale, siamo arrivati a un punto in cui non si può più dire niente, non si può più esternare un'idea o un pensiero che generi anche solo vagamente il sospetto di essere contro il politically correct imperante, che subito si viene crocifissi. Guia Soncini, in un bel libro uscito l'anno scorso di cui ho accennato qui, definisce la nostra L'era della suscettibilità. Forse è il caso di cominciare a darci tutti una calmata, no?

18 commenti:

  1. La libertà di pensiero è diventata libertà di pensarla come gli altri.
    Tante brutte cose sono nate da questo...

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  2. Il fatto che l'essere umano non capisca dei concetti e dei pensieri altrui, non vuol dire che questi siano scritti in codice segreto perché c'è un complotto in atto alle sue spalle; semplicemente l'essere umano non ci arriva a capirli per propria chiusura mentale, ignoranza.

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    1. Non è che non li capisce, o almeno non è solo questo, e che pur capendoli non li tollera.

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  3. Sono d'accordo con te. Penso che sia anche fondamentale la maniera in cui una persona esprime il proprio pensiero. Se lo fa in modo pacato ed educato, anche se dissente dalla maggioranza, non vedo perchè accanirsi con insulti, ecc. Non si può pretendere che improvvisamente la pensino tutti allo stesso modo, ma si deve pretendere il rispetto reciproco.

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    1. Certo che la maniera in cui una persona esprime il proprio pensiero è importante. Lo vedo anche qui nel mio blog. Ho cancellato, nel corso degli anni, tanti commenti di maleducati e arroganti, non perché fossero in disaccordo con ciò che scrivevo, ma per il tono (principalmente strafottente e arrogante) usato da questi commentatori. Non m'importa niente che si sia in disaccordo, anzi è spesso costruttivo e utile leggere punti di vista diversi, ma la maleducazione non la sopporto.
      Tornando alla Rowling, il dover avere la casa pattugliata dalla polizia per aver espresso un pensiero, discutibile finché si vuole, non sta né in cielo né in terra.

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    2. Dire che le trans non sono donne è un pensiero duscutibile?

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    3. Tutto è discutibile, specialmente quando si entra nel campo delicato dell'identità di genere.

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    4. Andrea questa Andrea è una trovata modaiola del neo patriarcato.

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    5. Boh, non lo so. Secondo me no, ma non ho elementi per giudicare.

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  4. Vero. Per sorridere: https://youtu.be/4b6-oE55vdM

    Comunque sì, l'estremizzazione del pensiero sta diventando la norma di qualsiasi dibattito in qualsiasi campo.

    In parte credo che si tenda a replicare nella vita di tutti i giorni, ovviamente errando, il modello di approvazione "mi piace/non mi piace" delle reti sociali il quale è così pensato per polarizzare le opinioni e poter profilare (obiettivo fondamentale per vendere poi la pubblicità mirata) facilmente gli utenti.
    In parte, temo, sia anche una tendenza voluta: sono infatti i media per primi che estremizzano, che non analizzano ma allarmano e che spesso, più o meno esplicitamente, vogliono indirizzare il pensiero dei propri utenti. E così i media insegnano a fare altrettanto a chi li segue.

    Si dice che questa tendenza alla spettacolarizzazione serva a incrementare le vendite: però a giudicare dalla costante disaffezione non solo verso la carta stampata (del resto perché comprare le notizie di ieri quando posso avere gratuitamente quelle di oggi?) ma verso tutta l’informazione in generale non sembra che, almeno nel medio-lungo termine, sia una scelta premiante. Io credo quindi che sia della politica la volontà, e quindi la responsabilità, della cattiva informazione in genere e in particolare della tendenza a dividere, estremizzare e frammentare la società.
    Sul perché non mi sbilancio in ipotesi: ci vorrebbe troppo tempo/spazio ad argomentarle.

    Un esempio attuale è il fare di ogni erba un fascio (ovvero estremizzare) di coloro che non condividono le politiche per la gestione della pandemia del governo Draghi: tutto viene semplificato, amalgamato insieme e sintetizzato in forma peggiorativa o dispregiativa.
    Tanto per scherzarci i media fanno semplificazioni/equivalenza di questo genere: i 1000+ professori universitari contro il green pass = no green pass = no vax = ignoranti, stupidi e pericolosi = licantropi!
    In questa maniera si divide la popolazione in presunti buoni e cattivi ma, soprattutto, si perde tutto il valore, i punti salienti, che inevitabilmente sono presenti in qualsiasi argomentazione sensata come quelle evidenziate dai professori. Si rinuncia volutamente al dialogo e, quindi, non si cerca più un compromesso, qualcosa che poteva avvicinare le parti, ma il governo va avanti per la propria strada con l’arroganza di chi è certo di avere tutte le ragioni dalla propria parte visto che, chi la pensa diversamente, indipendentemente dalle sue argomentazioni, è stato ridotto a interlocutore non credibile…

    Quindi, a mio parere, attualmente la domanda fondamentale è “perché si vuole frammentare la società?”.

    Scusami per lo sfogo: volevo fare un commento rapido ma poi mi sono lasciato prendere la mano… :-/

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    1. Analisi molto interessante e condivisibile. Come in qualche modo hai detto tu, gran parte di queste estremizzazioni e dicotomie sono generate dal fatto di vivere nella civiltà dell'informatica e della velocizzazione del tempo. L'informatica è 0 e 1, un sistema binario che prevede solo sì o no, bianco o nero, senza sfumature. Noi, complice anche l'invasione dei social media, dove la comunicazione deve necessariamente essere veloce e a risposta immediata (e una comunicazione veloce estromette automaticamente la riflessione e la possibilità di pensare), abbiamo perso progressivamente la capacità di riflettere e di elaborare concetti complessi. Tutto si riduce a quei famosi like di cui parli tu, che diventano poi macrocategorie dove all'interno ci si può mettere di tutto. Il modo in cui il governo Draghi ha gestito la pandemia non puoi riassumerlo in bene o male, queste sono semplificazioni che banalizzano una realtà molto più complessa. Una società come la nostra, che mette ogni giorno sul tavolo problemi sempre più complessi, non può essere analizzata col sistema dei like, degli 0 e 1. Dall'impossibilità di analizzare la complessità e dalla incapacità di porsi verso l'altro con atteggiamento filosofico (inteso nell'accezione etimologica del termine) generano quelle dicotomie di cui sopra, in cui chi la vede in modo diverso assume automaticamente lo status di nemico.
      Ci ha messo del suo anche la politica, in questo, intendiamoci. Vent'anni di berlusconismo all'insegna dell'idea che io sono bravo e giusto e gli altri sono tutti farabutti; se stai con me sei bravo altrimenti sei un nemico (ho citato Berlusconi perché è stata la massima rappresentazione di questa deriva ma ne potrei citare tanti altri) hanno fatto il resto.
      Comunque il discorso sarebbe articolato e complesso.

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    2. Infatti: ridurre tutto a 0 o 1 quando invece il giusto sarebbe, per esempio, a 0,88364 (!) è assurdo...

      Il motivo di questo apparente paradosso andrebbe analizzato meglio ma al momento non saprei da che parte rifarmi...

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    3. Non credo sia un paradosso ma semplicemente una tendenza. Viviamo ormai in una società dove i tempi e i ritmi sono molto più veloci rispetto a una volta, e per riuscire a tenere il passo occorre semplificare; la semplificazione è nemica della complessità perché quest'ultima, per essere analizzata e capita, ha bisogno di tempo. Quindi si rifugge la più impegnativa complessità in favore della più comoda e veloce semplificazione, con tutto ciò che ne consegue.
      Perché personaggi come Salvini hanno seguito? Perché si approcciano a problemi complessi con slogan a effetto totalmente privi di ragionamento retrostante. E questa cosa piace un sacco perché esime dalla "fatica" di pensare e soddisfa subito la "pancia".
      Comunque il discorso è complesso.

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  5. D'accordissimo con te ed è pure una vergogna che questa straordinaria scrittrice non sia stata nemmeno invitata ai festeggiamenti per i 20 anni dell'uscita del primo film di Harry Potter. Tra l'altro la Rowling è una donna di sinistra, impegnata nei confronti dei piu' deboli. Una situazione simile sta accadendo a una bravissima giornalista e giurista che stimo molto, Vitalba Azzollini, che solo perché critica, con toni pacati e documentati, i provvedimenti dei vari governi sulla gestione della pandemia. Solo perché critica (non è una novax, etc) determinati provvedimenti viene additata come un mostro e da una rilevazione è uscito che è una delle donne piu' odiata e attaccata sui social solo perché è una voce critica.

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    1. Non conosco la Azzollini. È comunque un fatto che criticare cose come il green pass (provvedimento a cui io sono favorevole ma che, oggettivamente, si presta a essere criticato) è ormai diventato pericoloso.

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  6. La setta LGBT ha coniato propri orribili neologismi per indicare i non-zeloti, infedeli, eterodossi, e tra questi ci sarebbero le cosiddette TERF.

    Tra i molti peggio per i quali esterofili, progressisti vanno in brodo di giuggiole c'è questa talebanismo LGBT arcobaleno anglofono che, peraltro, ha sostituito il rosso e il verdognolo.

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    1. ... talebanismo LGBT anglofono. Peraltro l'arcobaleno ha sostituito il rosso e il verdognolo.

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