sabato 20 novembre 2021

I vaccini funzionano?

Il ritornello più gettonato dai refrattari al vaccino è noto, e tira in ballo il costante aumento dei contagi nelle ultime settimane nonostante gran parte della popolazione italiana (circa l'85%) sia vaccinata. Come mai i contagi aumentano se i vaccinati sono così tanti? si chiedono i refrattari al vaccino, pensando che tale argomentazione abbia sufficiente consistenza logica da giustificare la loro scelta di non vaccinarsi o corroborare la loro idea che vaccinarsi sia inutile. 

In realtà le cose hanno una loro spiegazione, una spiegazione che tira in ballo molteplici fattori e che è quindi più complessa, ed è noto che gran parte delle italiche genti ha grosse difficoltà a rapportarsi con la complessità. Per capire un po' meglio questo apparente paradosso (aumento dei vaccinati = aumento dei contagi) occorre tenere presente alcuni fattori. Il primo di questi lo si può constatare empiricamente girando per strada, entrando nei locali, andando al lavoro, a fare la spesa, facendo cioè la normale vita di ogni giorno: gran parte delle persone ha abbandonato qualsiasi precauzione. Pochissimi, ad esempio, ormai usano la mascherina, nessuno più si igienizza le mani entrando nei locali, nei negozi, sui mezzi pubblici; soprattutto, nessuno più si preoccupa di mantenere il distanziamento fisico con le altre persone. Tutto questo nella sbagliata convinzione che, una volta che ci si è vaccinati, il problema sia risolto e si possa abbandonare ogni accortezza. Naturalmente non è così, e questo gli scienziati l'hanno rimarcato fin dall'inizio: il vaccino aiuta ma occorre comunque mantenere le precauzioni raccomandate quando ancora il vaccino non era stato trovato. A tutto questo si aggiunge il fatto che, in media, il vaccino ha il grosso della sua efficacia nei primi sei mesi dal completamento del ciclo, poi decresce fino quasi a dimezzarsi. Questa cosa, naturalmente, ancora non si sapeva quando i vaccini furono introdotti; ora si sa e le autorità sanitarie cominciano ad organizzarsi tenendo conto di questo.

Vaccini e precauzioni vanno di pari passo, sono complementari gli uni alle altre, è questo il punto indigesto di tutta la faccenda. Indossare la mascherina è fastidioso, si sa, e il ragionamento che fanno molti novax è che se questo fastidio occorre subirlo anche dopo vaccinati, che senso ha vaccinarsi? Ha senso, e a dimostrarlo ci sono i numeri (altra bestia nera delle italiche genti). Esattamente un anno fa, come oggi, avevamo una media di 40.000 contagi giornalieri (per la precisione, il 13 novembre 2020 i casi di positività al coronavirus erano 40.902). Oggi la media è attorno ai 10.000 casi, un quarto rispetto a un anno fa. Un anno fa in terapia intensiva erano ricoverate 3.170 persone, oggi sono circa 400. Un anno fa, come oggi, erano già state attivate dal governo le varie zone a colori in base alla diffusione nelle regioni del contagio e c'era già il coprifuoco dalle 22 alle 5. Oggi si può girare liberamente dove si vuole (almeno finora). Un anno fa, come oggi, morivano mediamente 500 persone al giorno, oggi siamo attorno alle 50, che tra l'altro non fanno neppure più notizia, nonostante siano l'equivalente di un ponte Morandi al giorno che crolla. Insomma, tutti i numeri dicono che la situazione generale, pur nella sua precarietà, è molto migliore rispetto a un anno fa. Dipende sicuramente da più fattori, ma quello determinante è appunto il fatto che oggi abbiamo i vaccini e un anno fa no.

Altro scoglio difficile da superare e comprendere, perché molto controintuitivo, è il fatto che oggi nelle terapie intensive sono ricoverate alcune persone che hanno completato il ciclo vaccinale e che all'aumentare dei vaccinati aumentano anche i vaccinati ricoverati. Com'è possibile, dicono sempre i novax, che il 30-35% dei vaccinati sia ricoverato in terapia intensiva? Anche questo apparente paradosso ha una spiegazione che va cercata nei numeri e nelle percentuali. Quelli del Post (che il cielo li abbia in gloria) hanno spiegato magnificamente questo paradosso qui. Riassumendo brutalmente, si parte dal dato oggettivo che nessun vaccino esistente al mondo immunizza completamente tutti quelli che lo fanno dalla malattia che deve arginare, c'è sempre una percentuale di persone su cui non ha effetto e che quindi si possono ammalare. I vaccini contro il covid non fanno naturalmente (purtroppo) eccezione, e quindi, come per tutti gli altri vaccini, una percentuale di persone vaccinate si ammala e una certa quota di questi finisce in terapia intensiva. Ciò significa che se, ipoteticamente, in Italia la copertura della vaccinazione contro il covid avesse un'estensione del 100%, avremmo comunque una certa percentuale di persone che si ammalano. Quindi è vero che i 170-180 pazienti vaccinati sono circa il 35% dei 512 oggi ricoverati, ma se questi 170-180 li rapportiamo alla totalità dei vaccinati, che in Italia sono 45,6 milioni sopra i 12 anni, ecco che la percentuale passa dal 35 allo 0.0004%. In sostanza, il paradosso di cui sopra si spiega col fatto che esistendo una piccola percentuale di persone su cui il vaccino non ha effetto, all'aumentare dei vaccinati aumenta in proporzione anche questa piccola percentuale. 

Altro aspetto che va a supporto dell'utilità dei vaccini è che, dati empirici alla mano, i vaccinati hanno molte meno probabilità di contagiarsi e, quand'anche lo fossero, sono molto meno contagiosi dei non vaccinati. Soprattutto, chi si contagia da vaccinato è estremamente improbabile che finisca intubato in terapia intensiva e la malattia si risolve senza grossi problemi e in un tempo molto minore rispetto a chi non è vaccinato. Sono stati fatti, e sono in corso tuttora, numerosi studi su questo. Uno dei più completi è stato pubblicato dal New England Journal of Medicine. In sintesi, la risposta alla domanda se i vaccini funzionino è sì, anche se le apparenze esterne inducono a pensare che sia il contrario. Che poi, a proposito di apparenze, basta guardare cosa succede in questo momento in Europa e nel mondo: senza alcuna eccezione, i paesi dove la situazione pandemica è più grave sono quelli dove la percentuali di vaccinati è più bassa e viceversa. Magari qualcosa significa.

Detto questo, a me non importa nulla delle motivazioni di chi decide di non vaccinarsi (non mi riferisco, a scanso di equivoci, a chi non può per motivi indipendenti dalla sua volontà). Si può decidere di non vaccinarsi per ideologia, per timore, per non incorrere in effetti collaterali, per le convinzioni personali più varie, ma ciò che non si può fare è addurre il pretesto che vaccinarsi non serve a contenere la pandemia. Questo, se si è intellettualmente onesti, non si può fare.

15 commenti:

  1. Ho letto da qualche parte un paragone molto semplice da comprendere anche per i bambini: in auto usiamo la cintura di sicurezza per salvarci in caso di incidente. Chi non la usa molto probabilmente subisce gravi ferite o muore; chi la usa no, però capita anche l'eccezione in cui qualcuno si ferisce gravemente o muore nonostante la cintura di sicurezza. Dici che questo lo capirebbero?

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  2. Fondamentale è la sciocca sindrome di onnipotenza contratta da troppi vaccinati. E così ecco i cinema stracolmi di sabato e domenica, gli stadi pieni, i ristoranti affollati, le mascherine usate allegramente. Brutta piega.
    Ma pure le colazioni al bar ;) (passami lo scherzo..)
    Comunque vedrei bene chiusure parziali, almeno in occasione di grossi potenziali assembramenti, e le mascherine obbligatorie dappertutto.

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    1. Il problema è che le mascherine sono da ormai due anni obbligatorie dappertutto ma (a) io divieto viene bellamente ignorato e (b) chi dovrebbe controllare non controlla.

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  3. Oggi la radio di regime diceva che il 67% dei ricoverati è composto da no vax, in soldoni il carico sulla sanità sarebbe dimezzato. Tuttavia credo sia inutile proseguire per convincerli, per via del famoso detto: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
    Quindi invoco la selezione naturale e mi siedo sulla sponda del fiume...

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    1. Il discorso sulla selezione naturale avrebbe una sua ragione d'essere, forse, se chi ne subisce le conseguenze fossero i singoli non vaccinati. Ma il non vaccinato è una potenziale arma biologica nei confronti del suo prossimo. Se io, non vaccinato, infetto un'altra persona e questa ci lascia le penne, qui è chiaro che il concetto di selezione naturale cade.

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  4. Personalmente credo che un vaccinato che abbia abbassato la soglia di attenzione precauzionale sia socialmente nocivo quanto un non vaccinato.
    Se ciascuno di noi adottasse uno stile di vita onestamente coerente con la propria scelta se vaccinarsi o meno, staremmo tutti mediamente meglio.
    Inizio ad augurarmi che chi continua a pubblicare post balordi e infondati venga denunciato una buona volta, che ne siano autori o semplici condivisori. Libertà di parola un corno: divulgando certe corbellerie per me equivale a diffamare chi di covid è morto o ci ha sofferto!
    Intanto la mia domanda è sempre la stessa: perché chi somministra il vaccino non si assume la responsabilità sui possibili effetti collaterali, dato che poi viene preteso il green pass per tornare a una vita pseudonormale?

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    1. Il vaccino lo somministra lo Stato, ed è lo Stato che risponde e valuta i risarcimenti in caso di effetti collaterali gravi provocati dal vaccino anti-covid. Uno potrebbe chiedersi, semmai, perché la responsabilità non venga addossata alle case farmaceutiche produttrici, e la risposta è che queste ultime sono state particolarmente abili nel "piegare" l'Unione europea alle loro condizioni, tra cui quella di essere ritenute esenti da responsabilità in questo senso. In sostanza hanno detto: o così o niente vaccini.
      Quello che però a me dà più fastidio, come disse tempo fa Vittorio Agnoletto, è che questi vaccini li paghiamo due volte. La prima li abbiamo pagati perché l'80% delle ingentissime risorse impiegate nella ricerca e nella produzione dei suddetti vaccini sono soldi pubblici, soldi nostri, di tutti. La seconda perché gli Stati questi vaccini li acquistano dalle aziende farmaceutiche. Questo è quello che a me dà più fastidio, più che la questione della responsabilità.

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    2. In sostanza, coi soldi nostri è stata finanziata la ricerca, e coi soldi nostri gli stati lì acquistano dalle case farmaceutiche.

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  5. A me non sembra serio che mentre siamo nella fase della terza dose( poi verrà una quarta? ) ci sia gente che non ne ha ancora fatto una, che però usufruisce della copertura collettiva che stanno dando i vaccini.

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    1. Certo. E sono quelli che poi, regolarmente, si lamentano per le chiusure, le limitazioni e quant'altro. Quando forse saremmo noi vaccinati che dovremmo farlo.
      Lasciamo stare, va', se no mi sale il nervoso.

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  6. Questo, se si è intellettualmente onesti Da un no vax è pretendere troppo.

    Tanto per ridere, ecco l'ultima:
    METTONO I MICROCHIP NEI CANDITI DEL PANETTONE

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    1. Beh, dipende dai novax. Molti sono perfettamente consci che i vaccini sono utili ma non si vaccinano per paura. Poi, certo, se si va sui novax ideologici, di quelli che negano addirittura l'esistenza del virus, lì non c'è niente da fare. Ma sai cos'è che mi stupisce veramente? Il fatto che tra questi ci siano un certo numero di operatori sanitari. Ti racconto una storia. Una mia parente ha il suo medico che è un novax e le ha sempre sconsigliato di vaccinarsi. Lei si è vaccinata lo stesso. Una volta tornata da lui per altri motivi, gli ha comunicato di essersi vaccinato. Lui sai cos'ha fatto? Ha preso una moneta da 10 centesimi e gliel'ha appoggiata nel punto in cui aveva fatto l'iniezione per vedere se cadeva o restava attaccata. Naturalmente la moneta è caduta. Mi pare non serva aggiungere altro.
      Ciao Alberto.

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  7. Risposte
    1. Hai fatto benissimo. Il web è grande e io mi sono stancato di dare spazio ai deliri dei novax e di chi non è in grado di vedere la realtà. Ho cominciato a fare come Paolo Attivissimo.
      Stammi bene.

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