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giovedì 28 maggio 2026

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca, De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi se ne frega?, con De Gregori la faccenda cambia. Eh sì, perché De Gregori appartiene a quel gruppo di cantautori che per me, fin da ragazzino, sono stati delle colonne portanti, quindi penso capiate bene la difficoltà che ho a muovergli una critica. Eppure mi tocca muovergliela, perché a differenza sua io penso che sia più che giusto che un artista faccia politica con la sua arte. Poi, per carità, ci sono artisti che non scelgono, non prendono parte, non si sbilanciano, non si pronunciano, e va bene, è legittimo. Ma è altrettanto legittimo che tanti lo facciano. Anzi, è auspicabile.

Tra l'altro, credo non abbia nessun senso domandarsi che titolo abbia Bruce Springsteen per schierarsi contro l'amministrazione Trump. Ci vuole un titolo per parlare di politica? E quale sarebbe questo titolo, di grazia? Dobbiamo essere tutti dei Giovanni Sartori per parlare di politica? Io credo di no. Un artista è giusto che si esponga, che dica la sua, che scriva anche canzoni politiche, se sente che è giusto farlo. De Gregori, oltretutto, dimentica che il concetto che un cantautore deve pensare solo a cantare è uno dei ritornelli più gettonati da vari esponenti di questo governo osceno che abbiano oggi in Italia.

Voglio sperare che sia solo una dimenticanza.

sabato 25 aprile 2026

Il cuoco di Salò

Nel 2001 uscì Amore nel pomeriggio, quattordicesimo album in studio di Francesco De Gregori. Tra le tracce ce n'è una che si chiama Il cuoco di Salò. Questa struggente ballata racconta la fine della Repubblica Sociale Italiana (Salò, appunto) vista da chi stava dalla "parte sbagliata", anche se era un semplice spettatore.

​Il protagonista del racconto di De Gregori è un cuoco che lavora per i gerarchi di Salò. Non è un soldato, non è un ideologo; è un uomo che "pela le patate" mentre fuori il mondo crolla. De Gregori usa questa figura per parlare della zona grigia della storia, e in fondo, indirettamente, anche per parlare di tutte le zone grigie della storia. La canzone descrive il clima di disfacimento di quei giorni del 1945. Il cuoco osserva i "giovani soldati" che vanno a morire per una causa ormai persa, mentre lui, con il suo grembiule, resta ai margini del conflitto armato ma immerso nel suo destino. 

È una riflessione sulla responsabilità individuale e sul peso di trovarsi, per caso o per scelta, nel posto sbagliato al momento sbagliato. De Gregori ci dice - lo ammetterà lui stesso in varie interviste successive all'uscita del disco - che anche in mezzo alla polvere della sconfitta c'è un'umanità (quella del cuoco che "mangia un po' di formaggio") che sopravvive ai grandi eventi. 

Quel disco suscitò aspre polemiche perché i meno attenti e i più frettolosi, che poi alla fine sono sempre la maggior parte di noi, lessero in quel brano una sorta di indulgenza verso i repubblichini. Imperdonabile, per un cantautore nell'immaginario collettivo sempre considerato di sinistra. ​De Gregori, invece, ha spiegato che la sua non è un'operazione di revisionismo politico, ma di umanità. In diverse occasioni ha dichiarato che, pur sapendo bene quale fosse la "parte giusta" (quella della Resistenza), gli interessava raccontare la "pietas" verso gli sconfitti e verso chi, come il cuoco o i "quindicenni sbranati dalla primavera", si era trovato nel posto sbagliato senza avere i mezzi per scegliere diversamente.

Lui stesso ha ribadito spesso: "La parte giusta era sicuramente quella della Resistenza", ma ha aggiunto che la Storia è fatta anche di persone reali, con le loro paure e le loro miserie quotidiane. De Gregori ha voluto eleggere la figura del cuoco a simbolo di chi non fa la Storia ma la subisce, cercando di sopravvivere al naufragio, e le ridicole accuse di revisionismo da parte di chi non capisce la profondità e la complessità degli avvenimenti, sono lo specchio della frettolosa società di oggi.

Buon 25 aprile a chi passerà di qui.

lunedì 25 agosto 2025

Fra 50 anni


Oggi era in distribuzione Rimmel (sarà domani in edicola). Questo capolavoro uscì esattamente 50 anni fa e ancora oggi ne vengono pubblicati i vinili, così come ancora hanno un mercato altri dischi di De Gregori e di altri cantautori di quella straordinaria e irripetibile stagione musicale.

Mentre lo distribuivamo, ogni tanto provavo a immaginare dove saranno tra 50 anni Achille Lauro e soci.

sabato 11 marzo 2023

La donna cannone

Quando Francesco De Gregori pubblicò La donna cannone io ero un imberbe ragazzetto che con poca voglia frequentava le scuole medie e con molto più entusiasmo studiava musica. Già all'epoca avevo un discreto orecchio e riuscivo con poco sforzo a trovare gli accordi di molte canzoni, per lo meno di quelle non troppo complicate. Una sera chiesi al mio professore di teoria e solfeggio di darmi una mano a trovare gli accordi de La donna cannone e lui, sorridendo, mi rispose: "Non sono semplici, perché quella canzone è geniale e la musica geniale non è sempre semplice."

Mi è venuto in mente questo vecchio episodio della mia infanzia mentre seguivo il video di Claudio Cicolin che linko qui di seguito, video in cui il noto musicista spiega, chitarra alla mano, perché La donna cannone è geniale dal punto di vista della struttura armonica, melodica, degli arrangiamenti e anche del testo. Si può tranquillamente dire che questo pezzo ha rotto tutti gli schemi fino ad allora conosciuti entro i quali si muoveva la musica d'autore italiana.

Ah, il mio professore di teoria e solfeggio alla fine me li scrisse, gli accordi, e me li spiegò, perché alcuni non li avevo mai sentiti. Grazie, prof. Galassi :-)

Il video è qui.

mercoledì 10 agosto 2022

Undici minuti

Ho scoperto casualmente che Francesco De Gregori, qualche anno fa, ha pubblicato e scritto una canzone che dura undici minuti. La cosa è abbastanza sorprendente, anche per il fatto che le radio non passano canzoni con una durata del genere, a parte forse nelle ore notturne. 

Vedo in questa operazione il fascino di andare oltre gli schemi, di rompere le consuetudini obbligate. Nessun cantante, oggi, specie se all'affacciarsi della carriera, farebbe una canzone più lunga di tre o quattro minuti, perché nessuno gliela passerebbe e morirebbe sul nascere. Ci sono delle regole a cui si deve sottostare, regole imposte dal mercato, dalla pubblicità, dai tempi delle radio, e anche dalla ormai generalizzata refrattarietà a tutto ciò che non è veloce, non è usa e getta.

De Gregori può permettersi il lusso, visto che non deve più dimostrate niente a nessuno, di scrivere un pezzo di undici minuti. E se le radio non lo passano, chi se ne frega? Intanto lui ha dato alla sua creatività carta bianca. E lo ha fatto come solo lui sa fare, costruendo su tre soli accordi e una melodia orecchiabilissima un testo che più "degregoriano" non potrebbe essere. Un testo a tratti ermetico, ricco di metafore, allegorie, richiami letterari, un testo dove Cenerentola, Bette Davis, Casanova, Einstein, Ezra Pound, Caino e Abele, il buon samaritano e altri possono andare tranquillamente a braccetto.

Un brano che ognuno può interpretare come vuole e dare ad esso il significato che crede di intuire. In fondo musica e testi sono arte, esattamente come i quadri, che sono opere in cui ognuno vede e interpreta ciò che è più vicino e simile alla propria anima. 


venerdì 11 giugno 2021

Dio e La donna cannone

Se credessi in Dio, non avrei alcuna difficoltà a immaginare che potrebbe avere ispirato De Gregori quando scrisse La donna cannone. Ci penso ogni volta che la suono al pianoforte: fatico a credere che un uomo, da solo, abbia potuto concepire una melodia e un testo del genere. Eppure è così.

domenica 4 aprile 2021

70


C'è un signore che oggi ne fa 70. Uno degli ultimi grandi rimasti. In una sua vecchia canzone scrisse: "Vent'anni sembrano pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più..."
Buon compleanno, "Principe".

lunedì 2 dicembre 2019

La donna cannone (rovinata da me)


Cosa si fa nei pomeriggi piovosi? Si suona un po' il pianoforte.

(Mi scuso anticipatamente con De Gregori, nella malaugurata ipotesi che passi di qui.)

Omologazioni

Alla fine la giunta regionale delle Marche, ovviamente di centrodestra, ha approvato la legge: via i negozi etnici, o comunque quelli non i...