lunedì 3 agosto 2020

Educazione e centro estivo

Venerdì mia figlia maggiore, pedagogista, ha fatto il suo ultimo giorno come educatrice nel centro estivo comunale qui vicino a casa, in cui aveva a che fare con bambini tra i quattro e i cinque anni. "Allora, come ti è sembrata l'esperienza, in generale?" le chiedo. 
"A parte qualche difficoltà iniziale, molto bella. Ma ho notato alcune cose che mi sono dispiaciute." 
"Tipo?" 
"Alcuni bambini sono già abbastanza maleducati a quell'età." 
"Davvero?" 
"Sì. Uno di questi, ad esempio, quando aveva bisogno di me mi chiamava con un 'Ehi!' Ci ho messo un po' a fargli capire che quando ha bisogno si deve rivolgere a me col termine 'maestra'. Non per una forma di particolare deferenza nei miei confronti, o almeno non solo per quello, ma anche perché i bambini devono imparare che nella vita ci sono gerarchie da conoscere per capire i ruoli di ognuno. E poi, alla fine, anche per una questione di educazione, certo." 
"Ha imparato?" 
"Sì, sono riuscita a farglielo imparare." 
"E poi?" 
"Un'altra cosa che mi ha dato fastidio è che molti bambini non hanno alcuna dimestichezza con l'ABC dell'educazione, cose tipo per favore, per piacere, grazie. Un bambino, ad esempio, ogni volta che voleva qualcosa si limitava a formule come 'voglio il pennarello!', 'voglio i fogli!' e così via. E quando gli facevo notare che ogni volta che si chiede una cosa occorre sempre accompagnare la richiesta con una formula di cortesia, rispondeva: 'I miei genitori non me l'hanno mai detto, a casa nostra non si usa'." 

Ogni tanto ripenso a questo dialogo con mia figlia. Naturalmente non generalizzo, voglio pensare che i casi di cui mi ha parlato occupino una parte minoritaria dell'insieme. Tuttavia non posso fare a meno di pensare che se molte famiglie, per prime, abdicano al ruolo principale che spetta a loro, e cioè insegnare l'educazione e il rispetto, poi non ci si può lamentare di quello che si legge nelle cronache di tutti i giorni. La famiglia è il primo mattone su cui i bambini costruiscono sé stessi, viene ancora prima della scuola, e se già quello è un mattone che si sbriciola, non c'è granché da sperare.

12 commenti:

  1. Il compito degli educatori è sempre più arduo. Un altro scoglio sono i no: ti guardano perplessi come si trattasse di un monosillabo sconosciuto nel luogo in cui sono cresciuti.

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    1. Sì, purtroppo è così. Non per tutti, certo, ma è una tendenza abbastanza diffusa.

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  2. Da madre di un bambino di quattro anni e mezzo, dico che tua figlia ha ragione.
    Lorenzo è sempre il "diverso", perché dice grazie, scusa, per favore e, soprattutto, non tollera le parolacce.
    Al parco molte volte, indicando bimbi più grandi di lui, mi dice "mamma, perché sono così maleducati? Io non farò mai quelle cosacce. Te lo prometto!".
    Sa bene che se perde la mia fiducia e la mia stima, le conseguenze saranno irreparabili.

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    1. Ce ne fossero di mamme come te. Sarebbe molto più facile anche il compito di chi poilpoi deve seguire nelle scuole.

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  3. Bellissima esperienza lavorativa dev'essere stata per tua figlia. E penso che si sia fatta un'idea precisissima della situazione sociale infantile e familiare.

    Anch'io in palestra e a scuola mi sono sempre fatto chiamare "maestro". Così come in università pretendo che mi si chiami "professore" e mi si dia del lei.

    Sono lontanissimo dai titoli e dalle formalità. Ne sono sempre stato abbastanza "allergico".
    Ma in alcuni ambienti è importantissimo stabilire i ruoli. Le cose sennò non funzionerebbero.

    Forse uno dei problemi nelle famiglie contemporanee è proprio la confusione che c'è nei ruoli. Forse.



    Penso che tua figlia, sebbene alla prima esperienza, sia veramente in gamba. Le auguro vivamente di aver intrapreso la strada più idonea ed adatta a lei. E che le darà tantissime soddisfazioni personali e professionali.


    E mi piacerebbe un giorno anche scambiarci quattro chiacchiere di persona per un bel confronto di situazioni e di idee. (Y)

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  4. Sì, l'esperienza che ha svolto, in linea con ciò che ha studiato, le ha dato parecchie soddisfazioni. D'altra parte quando nella vita si realizza ciò per cui ci si è impegnati, è giusto che ci sia soddisfazione.
    Ciao Maurizio :)

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  5. Assolutamente d'accordo. I bambini hanno bisogno di regole e limiti, e la cortesia e il rispetto dell'altro ne sono l'applicazione concreta, per calmarsi e avere certezze dei limiti. In mancanza di ciò non può che crescere sempre l'alzo del tiro, la richiesta sempre più grossa, con grande arrabbiatura in caso di rifiuto e frustrazione, praticamente una storia infinita di pretese sempre più grandi, senza limite.

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    1. Il limite lo mette poi la polizia quando arriva a casa, coi genitori che cascano dal pero dicendo: "Perché, cos'ha fatto?"

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  6. Ti racconto cosa mi è successo pochi giorni fa .
    Incontro un'amica con sua figlia e nipotina di 5 anni .
    Soliti saluti , poi mi rivolgo a fare i complimenti alla bimba
    la quale mi fa' le boccacce , mi guarda con i suoi begli
    occhi azzurri pieni di rabbia e di odio e continuava a tirar
    fuori la lingua . Ero allibita . Nonna e Mamma non hanno
    detto una parola , solo che era stanca .Ci sono rimasta male.
    Io l'avrei sgridata e dato due sberle sul culetto .
    Come sarà da grande ???
    Per fortuna la mia nipotina non è così , sua Madre la educa ,
    eccome....
    Buona giornata . Laura

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    1. >Come sarà da grande?

      Eh, bella domanda.

      Ciao Laura.

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  7. Sicuramente ma anche l'educazione civica che si studiava a scuola era importante.

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