sabato 10 aprile 2021

Figli sì o figli no?

Ogni tanto mi capita di imbattermi in discussioni intorno a questo tema: una donna che genera figli è più "completa" di una che, per i più disparati motivi (compreso la scelta volontaria di non volerne avere), non ne genera? Oppure: la vita di una donna che mette al mondo dei figli ha più senso di una che non lo fa?

Il tema è delicato, naturalmente, perché va a toccare la sfera della soggettività, dell'identità, dei valori e anche della visione della vita e del retaggio culturale che è proprio di ogni persona, aspetti sui quali io non mi sogno neppure di mettere becco. In linea generale, ed è abbastanza ovvio che sia così, chi ha figli tende a considerare inconcepibile l'idea che si possa non averne; chi invece non ne ha (qui mi riferisco ovviamente a chi non ne ha per libera scelta) ritiene che la vita abbia comunque perfettamente senso e pari dignità di chi ne ha.

Ammesso che la vita abbia un senso (la questione meriterebbe riflessioni a parte, quindi lascio stare), io tendo a trovarmi in sintonia con chi ritiene che non siano i figli a darglielo, che non sia l'essere madre (o padre, il discorso ha una sua plausibilità anche per gli uomini) a dare alla vita patente di completezza. Il senso che ogni persona dà alla propria vita credo sia definito da ciò che ognuno sente liberamente di voler fare, da ciò che riesce a realizzare, dai comportamenti che decide di attuare come riflesso delle proprie convinzioni e idee.

Alla luce di questo, mi riesce estremamente difficile comprendere perché una vita senza figli non debba avere senso o non possa essere completa, e tendo, correndo naturalmente il rischio di sbagliare, a pensare che questa idea sia niente di più che il lascito di un certo retaggio culturale piuttosto che un'idea fondata su basi razionali. La società odierna è figlia di una cultura storica di stampo patriarcale che ben conosciamo. Uno dei pilastri del fascismo, ad esempio, è stato quello di concedere alla donna una qualche considerazione sociale solo nella misura in cui partoriva prole, e questa idea non è sparita con la fine del fascismo ma, in maniera più o meno latente, è viva ancora oggi.

Si tratta di una visione che continua a essere mantenuta in vita, oggi che il fascismo non c'è più, almeno formalmente, dalla politica e dalla Chiesa, entrambi uniti con una sole voce a deplorare il gravissimo problema della denatalità e della catastrofe incombente come conseguenza, ed entrambi impegnati con solerzia a predicare le gioie insite nel fare figli (se non ricordo male, c'è pure un rituale che vede il papa ricevere e benedire pubblicamente, una volta all'anno, una famiglia numerosa in Vaticano).

Davanti a questo scenario, questi rituali e questa incessante propaganda, tutti volti a sottendere che la vita ha senso solo nella misura in cui si generano figli, è tutto sommato normale che tale idea abbia una vasta diffusione e sia largamente condivisa e accettata, che sia ancora metabolizzata come psiche collettiva, e temo che la strada da fare per uscire da questo modo di pensare sia ancora lunga e impervia.

23 commenti:

  1. Concordo e aggiungo un corollario: le persone che dicono "taci tu che non sei mamma (o papà)e non puoi sapere" come se il fatto di aver procreare desse ipso facto una patente, cosa che a mio parere, è falsa.

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    1. Concordo, trovo che sia una delle frasi più irritanti che si possano pronunciare.

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  2. Noi non abbiamo figli perché non ne abbiamo potuto avere, e io personalmente non ho mai nascosto che mi sarebbe piaciuto essere genitore. Eppure sono qua, vivo e partecipe della mio posto in società. Prendo il buono e scanso i rimpianti (personalmente ho fatto un varicocele quando ormai era tardi). Per il resto, poi, sta tutto nella maturità di ognuno, vivere in maniera soddisfacente la propria esistenza.

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    1. Immagino che il desiderio che rimane tale per cause di forza maggiore sia foriero di frustrazioni e rimpianti, e richieda una buona dose di forza per superarli.

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  3. Quando abbiamo deciso di avere Lorenzo, sono passati sette lunghi mesi prima che il test fosse finalmente positivo.
    Eravamo giovanissimi, ma ormai convinti di non poter avere figli.
    Psicologicamente è stata dura, poiché condividevamo il sogno di diventare genitori e, preciso, ci eravamo sposati apposta.
    Difatti, la vita matrimoniale non mi era mai andata troppo giù, quindi sarei rimasta fidanzata a vita se non avessi desiderato dei figli.

    Ritengo che ogni donna sia libera di procreare oppure no, e non per questo debba sentirsi inutile o a metà. Va detto, però, che è ben diverso quando il fatto di non farlo sia una decisione personale e quando, invece, la scelta spetti alla Natura.
    Ecco, nel secondo caso sarà sicuramente più dura, e non vorrei mai essere nei panni di una donna sterile (o di un uomo).

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    1. Certo, il fatto che a decidere di averli/non averli sia la natura piuttosto che la volontà, fa la sua grossa differenza, è normale che sia così. Come dicevo qui sopra a Franco, occorre una buona dose di forza per farsi una ragione del fatto che la natura ha deciso per il no.

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  4. Se non avessi avuto figli, sarei stata comunque una persona completa e soddisfatta. Certo, adesso che li ho sono molto felice, ma non penso che mi sarei sentita "meno donna" a non averne. E' odioso che certe convinzioni continuino a esistere e ad avvelenare le vite delle persone, visto che sono convinta che in molti si lascino condizionare.

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    1. Vale lo stesso per me. Sono padre, felice di esserlo e ritengo che sia una delle cose più belle che mi siano capitate nella vita, ma allo stesso tempo lo penso che la mia vita sarebbe stata ugualmente significativa e completa anche se avessi deciso di non averne.

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  5. Non siamo solo animali da riproduzione. Siamo anche altro.

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    1. Vero, anche se è ancora un concetto ostico per molti.

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  6. Trovo l'argomento molto complesso, pieno di sfaccettature, di situazioni diverse e soprattutto lo trovo molto degno di rispetto dal punto di vista delle decisioni personali di ognuno.

    Mi limito solo a queste due immagini.
    Scusate se le linko insieme nonostante non siano minimamente paragonabili come peso e stima ispirata.


    https://live.staticflickr.com/65535/51108044935_3263a18bc0_o.png

    https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/6/64/Rita_Levi_Montalcini_alla_Nunziatella...

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    1. L'argomento è complesso, certo, e non ho certo scritto il post con la pretesa di sviscerarlo in ogni suo aspetto, solo dare un'indicazione di massimo sul mio pensiero al riguardo.
      Molto belle le due immagini, e soprattutto molto pertinenti ed indicative.
      Ciao Maurizio.

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  7. io e la mia compagna che ormai stiamo insieme da vent'anni non avremo figli, non ci siamo mai sentiti genitori e nemmeno mia sorella non ne ha. X fortuna non frequento troppe persone che mi rompono le scatole sul fatto di non avere figli, anche perché poi sia sul lavoro che nella cerchia di amici tanti non hanno figli. mio padre ci è restato un po' male a non diventare nonno e non credo che lo accetterà mai. pero' ci so fare coi bambini e non mi faccio problemi a cambiare pannolini e pulire vomito e a non dormire e tanti mi dicono che avrei potuto fare l'insegnante ma è un'altra storia quella.

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    1. I miei genitori credo ci sarebbero rimasti altrettanto male se io e mia moglie non avessimo regalato loro due nipotine da spupazzare e viziare, ma naturalmente non è quello il motivo per cui siamo diventati genitori.
      Tu e la tua compagna avete liberamente scelto di non averne ed a mio avviso è una scelta che ha la stessa legittimità e dignità di chi decide di averne.

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  8. è un argomento delicato, è vero, che mette in campo tante variabili, tra cui quelle più intime e personali, che non sempre si ha la forza (o forse anche solo la voglia) di condividere, rispondendo alle sciocche e maleducate domande di chi vuol sapere perchè non hai i figli, se è una scelta o perchè c'è qualcosa che non va fisicamente in te (per cui non ne puoi avere).
    Io non ne ho (e non per scelta), e una volta mi è capitato di sentirmi dire da una persona: un conto è che un tumore venga ad una donna che è mamma 8e che lascerebbe i figli orfani) e un altro è che venga ad una che non ha figli. E' peggio se dei figli vengono privati di una madre, no? Mentre se una non ha figli... insomma è diverso dai! o no??".

    Cioè mi ha pure chiesto se fossi d'accordo.
    Io - per quanto sia una persona che cerca in tutti i modi di mettersi nei panni altrui, di capire le sofferenze e gli stati d'animo degli altri (questa signora era preoccupata per sua figlia, sulla cui salute gravava, al tempo, il sospetto di un tumore all'utero, che tale non è stato, grazie a Dio) - rimasi comunque abbastanza allibita: si aspettava che dicessi "beh sì effettivamente è più opportuno che venga a me il tumore, che a una povera mamma".

    Secondo questa logica, se un male incurabile (ma potremmo estendere sta cosa anche ad incidenti o altro) viene ad una persona che non lascia figli, è un po' meno drammatico che se capiti ad un genitore...

    quindi... io come persona valgo meno in quanto non madre?

    Per carità, io son la prima che, al sentire una tragica notizia su una persona, esprimo dispiacere con frasi del tipo "... e lascia pure dei figli, poverini, che ora saranno senza madre (o padre)", però mai riterrei che sia un po' più giusto che muoia un individuo piuttosto che un altro.
    Non è che se mi ammalo o muoio io, di sicuro in qualche altra parte del mondo non morrà qualcun altro che ha prole. La morte c'è, ahinoi, non è una gara o il frutto di una jattura o di un frega-frega non meglio specificato.

    boh io trovo proprio assurdo il ragionamento in sè...
    Vorrei poter attribuire questo modo di pensare a "semplice" ignoranza, ma non lo so se è solo quello.

    Ci vuole un sacco di pazienza ed autocontrollo per non mandare al diavolo certa gente.

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    1. La morte c'è, paradossalmente fa parte della vita ed è grazie alla morte che la vita si perpetua. Molto meglio di tanti pseudo-cattolici, l'aveva capito già san Francesco, che la definiva "sorella" e la ringraziava perché per merito suo si rinnovava l'umanità.
      Per il resto, che dire? Se non ricordo male fu Sartre a dire che "la morte è l'assurdo", e per noi umani, così pieni del nostro "io" (io faccio, io dico, io penso, io progetto, io programmo, io, io, io) la morte è veramente il culmine del non-senso, tanto che per lenirla ci siamo inventati di tutto: paradisi, risurrezioni, vite future e quant'altro.
      Il ragionamento meglio che colpisca uno che non lascia prole piuttosto che il contrario è umano. Sbagliato e privo di senso, certo, ma connaturato al nostro modo di pensare.

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    2. Questi ultimi commenti mi hanno fatto venire in mente che in altre culture i figli non sono (esclusivamente) dei genitori. Ma dell'intera comunità; che se ne fa carico su protezione, educazione, cura e responsabilità.

      E' disarmante vedere come molti ragionamenti che facciamo sono completamente prigionieri di retaggi culturali.
      Quando, invece, la soluzione a tante sventure sarebbe semplice e ce l'abbiamo proprio sotto al naso.
      E poi ci sono le istituzioni. Nonostante le chiacchiere, viviamo in uno dei paesi col più alto grado di civiltà e democrazia. Gli enti ci offrono servizi sociali. E, per fortuna, spesso anche le varie chiese sono attive negli aiuti a chi ha bisogno.

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    3. Pienamente d'accordo. Tra l'altro non è necessario guardare altre culture per constatare che i figli non sono esclusivamente dei genitori, fino a una cinquantina di anni fa era così anche da noi.

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  9. Per rispondere alla tua domanda basterebbe pensare alla quantità di gente che, pur essendo padre o madre di qualche povero figlio, vive una vita senza senso. Insomma, il mondo è pieno di figli di delinquenti, di figli disgraziati, di figli di brutte persone.

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  10. Il nuovo patriarcato sfrutta le donne come fattrici per produrre figli a coppie di maschi.

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  11. Uhm, un po' semplicistico come assunto, mi sembra.

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Possiamo fidarci della storia?