Questo splendido saggio di Nuccio Ordine si può sintetizzare con un paradosso: ciò che la logica del profitto definisce inutile - la letteratura, la filosofia, la storia, l'arte, la ricerca scientifica di base fatta per pura curiosità - è in realtà ciò che di più utile possediamo. È ciò che ci rende umani, che ci insegna la gratuità, la solidarietà e la capacità di mettere in discussione l'autorità e il pensiero unico.
È un manifesto politico e culturale di resistenza rivolto a studenti, insegnanti e cittadini. Un invito a non rassegnarsi all'idea che il valore di una persona o di un percorso di studio si misuri solo in base al suo conto in banca o al suo tasso di occupabilità. È un libro da leggere se si pensa ancora che la cultura sia un bene comune e non una merce. Ma è soprattutto un libro contro corrente, specialmente in un'epoca così ossessionata dal profitto, dall'efficienza a tutti i costi e dall'idea che ogni singola azione o percorso di studi debba per forza "servire a qualcosa" in termini monetari.
Uno dei punti più dolorosi del libro è la descrizione della progressiva trasformazione della scuola e dell'università in aziende, dove lo scopo principale non è più formare cittadini liberi, colti e capaci di pensiero critico, ma produrre "ingranaggi" da inserire il prima possibile nel mercato del lavoro. A questo proposito ricordo una intervista ad Alessandro Barbero di qualche tempo fa, rilasciata all'indomani del suo collocamento in pensione. Il professore diceva di essere ovviamente dispiaciuto di lasciare la docenza universitaria ma, per un altro verso, era contento a causa del livello ormai intollerabile di burocratizzazione raggiunta dalle università, coi docenti adibiti a tutta una serie di mansioni che con l'insegnamento non c'entrano più niente.
Tutto questo si inserisce nella progressiva demolizione della scuola e dell'università pubblica, col ritornello, ormai interiorizzato, che la scuola deve "preparare al mercato del lavoro". No, la scuola non deve preparare al mercato del lavoro, le competenze si acquisiscono successivamente, la scuola deve formare le persone, altrimenti il rischio è ritrovarsi ottimi professionisti ma privi di umanità.

Musica graditissima alle mie orecchie... Per fortuna c'è ancora chi la pensa così, lo motiva e lo scrive, anche se temo che ormai l'andazzo generale vada esattamente nella direzione contraria. "Semplicemente" perchè lo sviluppo armonioso e completo della persona e ancor più la formazione del cittadino, un cittadino maturo che sia in grado di leggere la realtà e d'intervenire utilmente in essa, è oggigiorno quanto di più lontano dagli obiettivi ma anche dai semplici orizzonti della maggioranza delle persone, in modo particolare dei politici per evidente e bieco interesse.
RispondiEliminaUn ruolo cruciale in questo senso continueranno ad averlo gl'insegnanti, sempre che ne rimanga qualcuno che non sia sfinito e annientato da problemi sempre più ardui da affrontare, per di più all'interno di un contesto che rema pesantemente contro.
Auguri...
P.S. - Leggo con grande dispiacere che Nuccio Ordine è mancato tre anni fa, a soli 64 anni.
Ma pensa... sai che non lo sapevo? Credevo fosse ancora vivo. In ogni caso, questa sua opera rimane tristemente attuale.
RispondiElimina"la scuola non deve preparare al mercato del lavoro, le competenze si acquisiscono successivamente, la scuola deve formare le persone, altrimenti il rischio è ritrovarsi ottimi professionisti ma privi di umanità."
RispondiEliminaConcordo.
Almeno a livello ideale e di indirizzo dovrebbe essere così. Poi, si sa, nella pratica le cose sono diverse.
EliminaMi sa che forse te l'avevo già citato anni fa ma siccome mi sembra appropriato, nel dubbio, te lo (ri)propongo:
RispondiElimina«La corrente umanistica e quella professionale si urtano ancora nel campo dell’insegnamento popolare: occorre riuscire a fonderle, ma non bisogna dimenticare che prima dell’operaio vi è ancora l’uomo, al quale non bisogna precludere la possibilità di spaziare nei più ampi orizzonti dello spirito, per asservirlo subito alla macchina»
e/o
«La scuola professionale non deve diventare una incubatrice di piccoli mostri aridamente istruiti per un mestiere, senza idee generali, senza cultura generale, senza anima, ma solo dall’occhio infallibile e dalla mano ferma. Anche attraverso la cultura professionale può farsi scaturire, dal fanciullo, l’uomo. Purché essa sia cultura educativa e non solo informativa, o non solo pratica manuale. Il consigliere Sincero, che è un industriale, è troppo gretto borghese quando protesta contro la filosofia.»
Da "Scritti politici" di Gramsci.
Per contesto ti aggiungo che il "Sincero" a cui fa riferimento aveva proposto di togliere dagli istituti professionali la filosofia e altre materie ritenute troppo umanistiche e non utili alla formazione del lavoratore.
L'idea di togliere la filosofia dalle scuole è vecchia. Se non ricordo male, una grossa diminuzione delle ore dedicate alla filosofia si ebbe con la riforma Gelmini, ma immagino che prima o poi si arriverà a eliminarla del tutto, al potere fa comodo avere persone poco abituate al pensiero critico.
EliminaSì, infatti... Poi anche la "buona scuola" del governo Renzi è stata un bello schifo...
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