giovedì 30 luglio 2026

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un personaggio realmente esistito. Ma andiamo con ordine.

Nella parte finale del ciclopico romanzo Lonesome Dove, di Larry McMurtry, in un dialogo tra alcuni dei protagonisti a un certo punto viene citato, quasi di striscio, un Texas Ranger di nome Kit Carson. Siccome quando ero ragazzino leggevo vagonate di Tex Willer, quel nome non poteva non riportarmi al Kit Carson compagno e amico di Tex Willer. Lì per lì ho pensato: forse Larry McMurtry ha deciso di citare Kit Carson come omaggio al compagno brontolone di Willer, o magari proprio al fumetto di Tex Willer. 

Dal momento che sono curioso, ho chiesto qualche info a ChatGPT, la quale mi ha spiegato che esistono appunto due Kit Carson: il pard di Tex Willer e il Kit Carson in carne e ossa. Il Kit Carson in carne e ossa (1809-1868) è stato esploratore, trapper, guida, cacciatore nonché ufficiale dell'esercito statunitense e una delle figure più leggendarie, ma realmente esistite, della conquista del West, al pari di Buffalo Bill o Wild Bill Hickok. Già quando era in vita era diventato una celebrità grazie ai dime novels, i romanzi popolari dell'epoca. Quando, nel 1948, Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini crearono Tex Willer, decisero di affiancargli proprio Kit Carson, trasformandolo in un ranger più anziano, ironico e brontolone. Quindi il Kit Carson di Tex è sì un personaggio di fantasia, ma ispirato all'uomo realmente esistito, e quando McMurtry cita Kit Carson non sta facendo un riferimento al fumetto, sta semplicemente inserendo nella narrazione uno dei personaggi storici più famosi del West.



Kit Carson reale



Kit Carson personaggio dei fumetti

Ecco, io 'sta cosa non la sapevo e mi ha divertito e sorpreso, ma mi ha creato anche un po' di disappunto: tanti di anni di lettura di Tex, da giovane, senza aver mai saputo la storia di Kit Carson. Vabbe', meglio tardi che mai :-)

mercoledì 29 luglio 2026

Taglio accise per i fessi

A proposito della riduzione delle accise sul gasolio, 17 centesimi al litro per 9 giorni partendo da oggi, giova ricordare che questo governo di scappati di casa ha vinto le elezioni, nel 2022, con la promessa solenne di togliere le accise sui carburanti. Non diminuire, ridimensionare, limare, rivedere: TOGLIERE! Dappertutto, in rete, sono ancora in bella vista i video propagandistici della signora che urla e del felpato con cui i due ridicoli soggetti promettevano solennemente di togliere 'ste benedette accise una volta al governo. Tra i video più spassosi (si fa per dire) c'è quello di Meloni che va al distributore con 50 euro in mano e quando sta per consegnarli al benzinaio si gira a favore di telecamera e dice che solo una parte minoritaria di quei 50 euro copre il costo del carburante, il resto sono tasse, e che non è giusto che lo Stato si prenda tutti 'sti soldi e che una volta che saremo al governo e blablabla.

Quello di Salvini è, se possibile, ancora più esilarante. Si vede lui con occhiali da intellettuale e lavagnetta alle spalle, tipo insegnante di liceo, che con un pennarello tira una una riga su ogni tassa che grava sui carburanti: disastro del Vajont, terremoto in Irpinia, guerra in Abissinia (sì, guerra in Abissinia!) ecc., dicendo che se gli diamo fiducia tutte queste tasse spariranno. 

Bene, sono passati quattro anni, cioè hanno avuto quattro anni di tempo per togliere le accise sui carburanti che avevano promesso di togliere e quelle accise sono ancora lì. Pure aumentate. Perché sono ancora lì? Perché se si tolgono le accise sui carburanti crolla lo Stato, ok? E questa cosa loro la sapevano benissimo quando facevano quelle promesse irrealizzabili, ma le hanno fatte lo stesso perché sapevano che il numero di fessi che abbocca alla prima panzana che gli si racconta è elevatissimo. E infatti hanno poi vinto le elezioni. Ovviamente questa è solo una delle innumerevoli promesse che avevano fatto e che sono poi rimaste lettera morta.

Quindi oggi, dopo quattro anni, le accise sui carburanti sono ancora tutte lì, però ci hanno tolto 17 centesimi al litro per 9 giorni e solo sul gasolio, la benzina può continuare a veleggiare indisturbata sopra i 2 euro, chi se ne frega? In fondo, al popolino basta dare il contentino ed è soddisfatto così. Tanto sanno benissimo che al prossimo voto basterà tirare fuori dal cilindro qualche altra panzana e la rielezione sarà assicurata.

Si continua nel silenzio

Non ne parla più nessuno, ma ciò non significa che lo sterminio dei palestinesi sia terminato e che le violenze, le prevaricazioni, gli omicidi e i soprusi dei coloni israeliani in Cisgiordania, simpaticamente definiti "escursionisti" dai telegiornali di regime, siano terminati.

Si smette semplicemente di parlarne.

lunedì 27 luglio 2026

Sole e melanoma (e bufale)

A me ciò che interesserebbe sapere, riguardo alla vicenda della oncologa Debora Rasio, che sui social ha pubblicato un video in cui afferma che non è l'esposizione al sole a provocare il melanoma ma le creme solari, è se la dottoressa Rasio ha letto quello studio ma non l'ha capito, oppure l'ha letto, l'ha capito ma ha deciso comunque di cambiarne il significato.

Non è una questione da poco. Quel video ha avuto solo su facebook più di un milione di visualizzazioni e contiene pericolose (per la salute) falsità. Debora Rasio, oltretutto, che mi pare sia spesso presente anche in televisione, non è una delle tante influencer senza arte né parte che infestano i social, ma è regolarmente iscritta all'ordine dei medici e vanta un curriculum scientifico e accademico di tutto rispetto.

Ora, non è la prima volta che singole personalità scientifiche, in qualsiasi ambito, vanno contro corrente rispetto a ciò che è assodato dalla quasi totalità degli scienziati, ma quando accade la cosa disturba e infastidisce. Specie se, come in questo caso, si tratta di concetti da sempre evidenti e conosciuti anche da chi esperto non è.

domenica 26 luglio 2026

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si chiedeva verità e giustizia per Abderrhaim Fakir. La "colpa" di Lepore sarebbe quella di aver organizzato una manifestazione senza prevederne le possibili degenerazioni. Il sotteso del ragionamento è: Lepore ha organizzato la manifestazione sapendo che sarebbe potuta degenerare, quindi non avrebbe dovuto organizzarla, oppure avrebbe dovuto organizzarla dopo qualche giorno, quando si fossero calmate le acque (evidentemente, chi fa questo ragionamento immagina che dopo qualche giorno i criminali non si sarebbero fatti vivi). Se ci si pensa, è lo stesso ragionamento di chi imputa la colpa di una violenza sessuale alla vittima perché magari indossa una minigonna troppo provocante.

Se si desse credito a questo ragionamento, in Italia non si potrebbero più organizzare manifestazioni, dal momento che gli imbecilli e i criminali provano sempre a infiltrarsi e spesso purtroppo ci riescono, ma lasciamo perdere.

Fortunatamente c'è ancora chi è capace di ragionare in maniera sensata. Tra questi si può annoverare Franco Gabrielli, ex capo della polizia, dell'AISI ed ex prefetto di Roma, il quale ha rilasciato una intervista al Resto del Carlino di stamattina in cui ha parlato della manifestazione di Bologna e di Matteo Lepore. Ecco i passaggi più interessanti:


"Gabrielli, impossibile non partire dai fatti di Bologna. La piazza, intanto, era lecita?"

"Per prima cosa eliminiamo un malinteso in questi giorni imperante. Il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza dice che delle manifestazioni deve essere dato preavviso tre giorni prima. Ma è un preavviso e non un'autorizzazione, come tutti si stanno affannando a dire. E mi lasci dire che trovo abbastanza preoccupante che si torni a parlare di fideiussione per organizzare una manifestazione: è un pericoloso slittamento rispetto a un diritto costituzionale."

"​Il preavviso di tre giorni però non c'è stato. È un fatto."

"Da che mondo è mondo, e parlo da ex prefetto, con fatti di rilevanza e urgenza particolari, nessuno ha mai interpretato il tema di tre giorni come limite invalicabile. Credo quindi sia una polemica pretestuosa."

"​Da parte di Lepore è stato più utile o più rischioso chiamare a raccolta la piazza?"

"Credo che il sindaco di Bologna non abbia fatto nulla per aizzare la piazza ma, al contrario, abbia indetto una manifestazione proprio allo scopo di governarne le pulsioni. Se poi le buone intenzioni non trovano corrispondenza nelle intenzioni degli altri, la reazione dovrebbe essere una condanna unanime degli episodi di violenza, non certo del sindaco."


Tornando quindi al paragone con la violenza sessuale, il concetto espresso da Gabrielli è semplice: la colpa è di commette la violenza sessuale, non di presunti atteggiamenti provocatori di chi ne è vittima. Per le piazze, stesso identico discorso: la colpa è dei criminali che compiono quegli atti, non di chi organizza una manifestazione. Lo dice un ex capo della polizia.

sabato 25 luglio 2026

Imputabilità giovanile

Brevemente, cosa cambierà se il ddl "anti-maranza" diventerà legge. Prima, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni il giudice doveva accertare caso per caso se al momento del reato avesse la capacità di intendere e di volere. Con la nuova legge questa capacità viene presunta salvo prova contraria. In altre parole, il punto di partenza cambia: il minore tra 14 e 18 anni è considerato imputabile, a meno che non si dimostri il contrario. 

Ma ciò che viene spacciato da Meloni, sui social, come una riforma epocale riguarderà (se mai il ddl diventerà legge) poche decine di casi all'anno. Per la precisione, nel 2004 le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità erano 256; nel 2024 sono scese a 60; inoltre, nel 2024 i proscioglimenti disposti dal Tribunale per i minorenni per lo stesso motivo sono stati soltanto 4. 

A prescindere dal fatto che tutti i pedagogisti, gli esperti e le maggiori organizzazioni che si occupano di diritti dell'infanzia (UNICEF, Save the children ecc.) si sono mostrati molto critici verso l'impostazione di questo ddl, sostenendo che l'imputabilità automatica non ha alcuna efficacia nel combattere la delinquenza giovanile e che nell'adolescenza lo sviluppo cognitivo ed emotivo è troppo variabile per essere trattato mediante una presunzione generale, il punto vero, alla fine, è che si tratta di uno dei tanti provvedimenti di questo governo che sono sostanzialmente fuffa mediatica: un grande cancan e grandi annunci per niente. 

La delinquenza giovanile si contrasta investendo in prevenzione, scuola, servizi sociali, sostegno alle famiglie e opportunità educative. Il problema è che investire in educazione è una soluzione che richiede risorse, strutture, pianificazione, progetti e quindi, giocoforza, tempi lunghi, con risultati che si misurano su tempi generazionali, mentre la politica e il consenso hanno come metro temporale le prossime elezioni. Fare un disegno di legge per aumentare la punibilità con un articolo di quattro righe è molto più facile, immediato e a livello di propaganda molto più efficace e redditizio, ma non sposta una virgola a livello di soluzione del problema.

Alla fine, comunque, tutto fa brodo pur di non parlare di benzina e gasolio ormai ben oltre i due euro e di tutti gli altri problemi veri che attanagliano il Paese e che sono ancora tutti lì, esattamente com'erano quando questo governo è entrato in carica.

venerdì 24 luglio 2026

L'Emilia-Romagna e il fine vita

Dopo Toscana e Sardegna, la mia Emilia-Romagna è la terza regione in Italia a darsi una legge che stabilisce iter chiari e tempi certi a chi sceglie di voler smettere di soffrire in maniera disumana e incompatibile col concetto di vita. 

Con buona pace del Vaticano e dei governi di ogni colore (compreso quello attuale. Anzi: soprattutto quello attuale), che in 40 anni di discussioni sul fine vita non hanno mai voluto legiferare in materia.

Sono orgoglioso della mia regione.

Stare con le forze dell'ordine

A ogni fatto di cronaca che ha per protagonisti appartenenti alle forze dell'ordine, i soliti noti (specialmente Meloni e Salvini, poi a seguire tutti gli altri) ripetono che loro stanno con le forze dell'ordine. Il concetto dello stare con le forze dell'ordine a prescindere, di per sé è molto stupido. Gli appartenenti alle forze dell'ordine sono infatti esseri umani e come tali possono fare errori, sbagliare, oppure possono compiere deliberatamente atti illeciti e addirittura criminali nell'esercizio delle loro funzioni. Ecco perché il concetto dello stare con le forze dell'ordine a prescindere è fondamentalmente stupido.

In più, urlare "io sto con le forze dell'ordine" non significa effettivamente stare con le forze dell'ordine. Sabato scorso - ovviamente i soggetti di cui sopra si sono guardati bene dal commentare - circa seimila rappresentanti di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza sono scesi in piazza per la prima volta a Roma per partecipare alla mobilitazione promossa dai principali sindacati del comparto difesa e sicurezza. La protesta è nata per chiedere al governo interventi sugli stipendi colpiti dalla crisi economica e sulle loro pensioni, oltre ad azioni per garantire maggiori tutele. Per caso Libero e Giornale ne hanno scritto? Salvini e Meloni hanno commentato? No, silenzio tombale.

Al problema degli stipendi insufficienti c'è da aggiungere la atavica carenza di organico nel comparto delle forze dell'ordine. A oggi, solo tra carabinieri, polizia e finanza mancano all'appello circa 29.000 unità ai numeri previsti dalla legge. L'aumento dell'età media del personale e i numerosi pensionamenti annui superano spesso le nuove immissioni in servizio, mentre - denunciano sempre i sindacati - la gestione dei servizi territoriali e il controllo delle strade risentono di carichi burocratici e compiti di supporto che riducono gli agenti effettivamente operativi sulle strade.

Si fa presto a fare post indignati su facebook per dire che si sta con le forze dell'ordine, è molto più difficile stare con le forze dell'ordine coi fatti.

giovedì 23 luglio 2026

Il prossimo anno

Credo che le elezioni politiche del prossimo anno non saranno una competizione politica tra centrodestra e centrosinistra, tra Fratelli d'Italia, Lega, Partito Democratico, Cinquestelle, Avs ecc. Formalmente sì, ma nella sostanza con le prossime elezioni ci sarà in gioco lo stato di diritto, la democrazia, la possibilità di vivere insieme. 

Da una parte, come è accaduto negli ultimi quattro anni, ci sarà chi continuerà a fare leva sulle divisioni, ad alimentare paure, insicurezze e diffidenze per trasformarle in consenso politico. Si continueranno a indicare nemici su cui scaricare le responsabilità dei problemi del Paese e l'incapacità di risolverli: gli immigrati, i più poveri, i disagiati, l'Europa, la magistratura, i giornalisti, gli avversari politici. Ci sarà chi alimenterà la sfiducia nella scienza, metterà in discussione l'utilità dei vaccini, ridurrà gli investimenti nella sanità e nella scuola, delegittimerà la competenza e minimizzerà o negherà la gravità dei cambiamenti climatici.

Dall'altra parte, si spera, ci sarà chi proverà a costruire una società più inclusiva, più giusta e più equa; una società meno razzista, meno classista e meno autoritaria, nella quale parole come democrazia, diritti e uguaglianza sociale tornino ad avere un significato concreto. Alle prossime elezioni non sceglieremo soltanto da quale coalizione vogliamo essere governati. Sceglieremo, soprattutto, quale idea di società vogliamo costruire.

martedì 21 luglio 2026

L'utilità dell'inutile


Questo splendido saggio di Nuccio Ordine si può sintetizzare con un paradosso: ciò che la logica del profitto definisce inutile - la letteratura, la filosofia, la storia, l'arte, la ricerca scientifica di base fatta per pura curiosità - è in realtà ciò che di più utile possediamo. È ciò che ci rende umani, che ci insegna la gratuità, la solidarietà e la capacità di mettere in discussione l'autorità e il pensiero unico. 

È un manifesto politico e culturale di resistenza rivolto a studenti, insegnanti e cittadini. Un invito a non rassegnarsi all'idea che il valore di una persona o di un percorso di studio si misuri solo in base al suo conto in banca o al suo tasso di occupabilità. È un libro da leggere se si pensa ancora che la cultura sia un bene comune e non una merce. Ma è soprattutto un libro contro corrente, specialmente in un'epoca così ossessionata dal profitto, dall'efficienza a tutti i costi e dall'idea che ogni singola azione o percorso di studi debba per forza "servire a qualcosa" in termini monetari.

Uno dei punti più dolorosi del libro è la descrizione della progressiva trasformazione della scuola e dell'università in aziende, dove lo scopo principale non è più formare cittadini liberi, colti e capaci di pensiero critico, ma produrre "ingranaggi" da inserire il prima possibile nel mercato del lavoro. A questo proposito ricordo una intervista ad Alessandro Barbero di qualche tempo fa, rilasciata all'indomani del suo collocamento in pensione. Il professore diceva di essere ovviamente dispiaciuto di lasciare la docenza universitaria ma, per un altro verso, era contento a causa del livello ormai intollerabile di burocratizzazione raggiunta dalle università, coi docenti adibiti a tutta una serie di mansioni che con l'insegnamento non c'entrano più niente.

Tutto questo si inserisce nella progressiva demolizione della scuola e dell'università pubblica, col ritornello, ormai interiorizzato, che la scuola deve "preparare al mercato del lavoro". No, la scuola non deve preparare al mercato del lavoro, le competenze si acquisiscono successivamente, la scuola deve formare le persone, altrimenti il rischio è ritrovarsi ottimi professionisti ma privi di umanità.

domenica 19 luglio 2026

La Sardone, i morti e l'inverno

L'eurodeputata leghista Silvia Sardone: "Quando si dice che c'è un aumento dei morti in estate dovuti al caldo, bisognerebbe anche dire che c'è una diminuzione dei morti in inverno". L'affermazione di per sé non è falsa, ma va contestualizzata. Dove sta, infatti, il trucco? La Sardone, che da buona leghista nega il cambiamento climatico, presenta la cosa come un gioco a somma zero, un "pareggio" in cui i conti tornano: aumento dei morti in estate a causa del maggiore caldo = diminuzione dei morti in inverno a causa del minore freddo.

Ora, è vero che storicamente il freddo causa più decessi del caldo e che gli inverni più miti possono ridurre una parte di quella mortalità, ma il gioco non è assolutamente a somma zero. La comunità scientifica, infatti, concorda sul fatto che il saldo finale sarà ampiamente negativo: l'aumento dei morti per il caldo estivo supererà di gran lunga lo "sconto" ottenuto in inverno. Il problema della affermazione della Sardone non è il dato di partenza, ma la conclusione logica a cui vuole surrettiziamente spingere chi ascolta i suoi deliri negazionisti. È un classico esempio di cherry-picking (selezionare solo il dato che fa comodo). 

In sostanza, nel breve termine la lieve riduzione dei morti per il freddo può temporaneamente compensare l'aumento di quelli per il caldo in alcune regioni del nord Europa, ma nel medio e lungo termine l'aumento della frequenza, dell'intensità e della durata delle ondate di calore estive (specialmente nell'Europa continentale e mediterranea, come l'Italia) causerà un aumento dei decessi estivi che supererà di gran lunga i presunti "benefici" degli inverni meno freddi.

Metaforicamente, il ragionamento dell'eurodeputata si può rendere così: se una barca sta imbarcando acqua a prua, non bisogna preoccuparsi perché a poppa siamo ancora all'asciutto. Una stupidaggine sotto tutti i punti di vista, ovviamente, ma per perorare la causa del negazionismo climatico, questo e altro.

Tassare i milionari


Quando l'ho iniziato avevo messo in conto un certo numero di arrabbiature, che sono puntualmente arrivate. Ma sono andato avanti lo stesso. Questo agile saggio di Riccardo Staglianò approfondisce principalmente due argomenti: il livello ormai drammatico di diseguaglianze sociali a cui siamo giunti e i motivi per cui il concetto di patrimoniale è così ostico, non solo a destra ma anche a sinistra (Elly Schlein a tal proposito disse che non è tabù parlare di patrimoniale e poi non ne ha più parlato neppure lei). 

Riguardo alle disuguaglianze non c'è molto da dire. Ormai da decenni tutti i report ne fotografano i livelli, sia in Italia che nel mondo, ormai insostenibili, e mentre la sanità pubblica arranca e la scuola perde pezzi la ricchezza si accumula al vertice in modo quasi pornografico, in un trend che non accenna a modificarsi. Nel libro Staglianò solleva una domanda ovvia e cruciale: se tassare lo 0,1% dei super-ricchi, che in Italia riguarderebbe 50.000 persone su 60 milioni, garantirebbe risorse vitali per la collettività, perché in Italia questa proposta resta un tabù politico innominabile? L'autore, riprendendo alcune teorie dello studioso Mikhail Maslennikov, elenca alcuni possibili motivi.

​Il voto "multi-issue". Gli elettori generalmente non votano mai sulla base di una singola battaglia economica e tendono a sacrificare la richiesta di equità fiscale sull'altare di altre priorità identitarie dei partiti.

​La trappola del "merito". Gli ultraricchi hanno mostrato una certa abilità nel costruire una narrazione di stampo americano, molto in voga anche all'interno della destra di casa nostra, secondo cui l'idea di una redistribuzione di buon senso sia in realtà una "misura punitiva" contro chi ce l'ha fatta, quasi fosse una colpa avere successo.

​La sfiducia totale nello Stato. Secondo l'autore almeno la metà degli italiani è convinta che quei soldi, se racimolati, verrebbero comunque sprecati dalla macchina pubblica, una sorta di paradosso che confonde le pessime gestioni politiche (e qui, in molti casi, è difficile dare torto ai diffidenti) con le funzioni di welfare che lo Stato è chiamato per Costituzione a garantire. Cioè, gran parte dei cittadini pensa che sia inutile una patrimoniale perché il suo gettito andrebbe per gran parte sprecato.

Risultato di tutto questo: patrimoniale e ogni concetto di redistribuzione saranno tabù ancora per tanto tempo, mentre le praterie delle disuguaglianze e della crescita verticale della ricchezza saranno sempre più ampie. È una lettura che mi sento di sconsigliare a chi non vuole rovinarsi la giornata.

sabato 18 luglio 2026

Riabilitazioni

La riabilitazione dei medici no-vax da parte di questo governo non dovrebbe stupire più di tanto: da sempre buona parte del suo consenso l'ha infatti racimolato facendo leva sui peggiori istinti anti-scientifici di buona parte delle italiche genti. Tra l'altro, non si sta parlando di professionisti che hanno espresso legittimi dubbi, ma di soggetti sanzionati con il massimo rigore per aver rilasciato esenzioni false, insultato i colleghi o proposto di curare il Covid con olio di fegato di merluzzo. 

Fratelli d'Italia mantiene da sempre una linea di sistematica ambiguità nei confronti della medicina ufficiale, strizzando da sempre l'occhio alla pancia del movimento no-vax per puro calcolo elettorale. Basti pensare che tra i primissimi atti del governo, nel 2022, ci fu proprio la fine anticipata dell'obbligo vaccinale per il personale sanitario. 

Molti esponenti di questo osceno governo - giova ricordarlo - definirono la radiazione di questi personaggi "una caccia alle streghe", sdoganando ufficialmente la disinformazione. Quando la politica mette sullo stesso piano la pseudoscienza, l'irresponsabilità e anni di ricerca e protocolli salvavita, a cedere non sono solo le regole degli ordini professionali, ma le fondamenta stesse dello stato di diritto, e soprattutto del diritto alla salute, sacrificato sull'altare dell'ideologia e del consenso. 

Tutto abbastanza vergognoso, direi.

giovedì 16 luglio 2026

Mario Roggero

La vicenda del gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva per aver inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, è un groviglio complesso in cui si intrecciano emotività, senso di giustizia e codice penale. E quando entra in gioco l'emotività, la razionalità e la legge finiscono quasi sempre per soccombere. Ecco perché, sia sui social che nelle discussioni quotidiane, questa complessità viene brutalmente ridotta a un tifo da stadio tra i sostenitori dell'autodifesa a oltranza e i difensori dello stato di diritto.

​Tra i "tifosi" di Roggero spiccano, inevitabilmente, i soliti esponenti politici, specializzati nello sciacallaggio dei drammi umani per puro tornaconto elettorale. Penso ai teorici della "difesa sempre legittima", un'aberrazione sia sul piano etico che su quello giuridico. Penso a chi non ha ancora capito che non viviamo in un western di Sergio Leone ma in una società civile, e che, se passasse il principio per cui chiunque può trasformarsi impunemente in Charles Bronson, la nostra società e la nostra convivenza civile si trasformerebbero in un inferno.

​Purtroppo, la cultura giuridica nel nostro Paese è quasi inesistente (del resto, non brilla nemmeno quella in senso lato). Di fronte a tragedie simili, l'approccio dominante rimane quello viscerale, "di pancia". Ed è proprio su quella pancia che, da sempre, specula una certa politica. Con i risultati desolanti che sono sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 15 luglio 2026

Il nemico (interno)

La carciofara e il suo governo si beccano una gigantesca batosta alla Camera sul famoso emendamento per reintrodurre le preferenze nella legge elettorale, emendamento su cui lei stessa aveva messo la faccia. Siccome stavolta non può dare la colpa né alle toghe rosse né all'Europa né alla Corte Costituzionale né a nessun altro dei nemici che è solita inventarsi in queste occasioni, ecco che la colpa è delle opposizioni che avrebbero voluto il voto segreto.

Ovviamente sono tutte balle. Le opposizioni erano fin dall'inizio schierate contro l'emendamento e hanno in maniera trasparente e coerente votato contro di esso. Se la carciofara è in cerca di un nemico, guardi tra i franchi tiratori della coalizione che regge il suo traballante governo, che hanno disatteso i suoi diktat pugnalandola alle spalle. E magari si faccia due domande.

domenica 12 luglio 2026

E anche Roger Waters ce lo siamo giocato

Ormai da tempo ho imparato che anche i personaggi che maggiormente apprezzo possono avere lati spiacevoli o manifestare idee che provocano crepe nell'aura mitologica che ho costruito attorno a essi. L'elenco che potrei fare è lunghissimo e comprende scrittori, intellettuali, musicisti, giornalisti, scienziati. Ieri a questo lungo elenco si è aggiunto Roger Waters, uno dei più grandi e rivoluzionari musicisti rock del Novecento, che con alcune, strampalate dichiarazioni a una trasmissione radiofonica ha sostanzialmente abbracciato il complottismo undicisettembrino.

Viene da tirare in ballo l'età ormai avanzata, che acuisce la innata e naturale tendenza dell'essere umano a preferire le narrazioni e le storie, basi di ogni forma di complottismo, ai dati e alle evidenze empiriche. Peccato, anche se questo lieve "cedimento" scalfisce solo in piccola parte la sua grandezza come musicista e, in parallelo, attivista.

Pietraie





Ieri ho camminato nel letto del Marecchia. Nelle foto qui sopra si vede il tratto che costeggia Santa Giustina, mentre sul viadotto corre l'A14 tra i caselli di Rimini Nord e Rimini Sud.

​Il Marecchia tecnicamente è classificato come fiume, non come torrente, quindi in teoria l'acqua dovrebbe esserci sempre, anche se con livelli diversi a seconda delle stagioni. Da qualche anno, invece, è spesso completamente asciutto, specie nel periodo estivo, e a volte questo accade persino durante le secche invernali.

​Quand'ero bambino, una cinquantina di anni fa, l'acqua c'era sempre e in estate con gli amici venivamo regolarmente a fare il bagno. Altri tempi e, soprattutto, un altro clima.

sabato 11 luglio 2026

Pubblicità Progresso

Oggi è sabato, siamo in pieno weekend. E poi è estate, le giornate sono lunghe, ci sono tante ore di luce. Quindi non dovrebbe essere troppo difficile trovare un'oretta per ascoltare Stefano Mancuso, perché ascoltare Stefano Mancuso aiuta a capire tante cose e a inquadrare meglio come funziona il mondo, e anche come funzioniamo noi.

venerdì 10 luglio 2026

Ruggine americana


Questo coinvolgente romanzo di Philipp Meyer è ambientato nella famosa Rust Belt americana. Con questa locuzione, che si può tradurre con "cintura arrugginita", si intende la zona dei grandi laghi e del medio Atlantico degli USA: Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Sono gli Stati in cui, a partire dagli anni '80 del secolo scorso, si è frantumato il sogno americano col declino dell'industria e della manifattura, processo che ha visto la chiusura e l'abbandono di migliaia di fabbriche, stabilimenti e industrie: acciaio, ferro, automobili, carbone, e ha lasciato sul terreno dei licenziamenti centinaia di migliaia di operai, producendo disagio e povertà, bacino da cui Trump, e in generale i repubblicani, prendono ancora oggi i voti per vincere le elezioni. Quella che oggi è la Rust Belt, fino agli '60 del Novecento era la Steel Belt, il cuore pulsante della produzione industriale e manifatturiera americana.

Tra le macerie di questa terra dimenticata si muovono i protagonisti del romanzo, Isaac e Poe, due ragazzi legati da un'amicizia fraterna ma a tratti spigolosa, entrambi intrappolati a Buell, la fittizia cittadina della Pennsylvania teatro delle vicende narrate, dove il futuro sembra essersi fermato insieme alle vecchie acciaierie. Isaac è brillante e ha una mente geniale, ma è schiacciato dal dovere familiare; Poe è un'ex promessa del football che non è mai riuscito ad andarsene. Le loro vite vengono a un certo punto sconvolte da un evento drammatico e, a partire da questo evento, l'autore trascina il lettore in un gorgo di scelte morali disperate dove lealtà e istinto di sopravvivenza si scontrano brutalmente. A tratti mi ha ricordato Non è un paese per vecchi, del grande Cormac McCarthy. In definitiva è un romanzo sulla disperazione, la rabbia, la solitudine, ma è soprattutto un grande requiem sul crollo del sogno americano.

mercoledì 8 luglio 2026

Pensieri della mosca con la testa storta


Devo dire che per Giorgio Vallortigara nutro da sempre una specie di venerazione. È uno dei più noti e autorevoli neuroscienziati italiani e la sua fama non è certo limitata all'Italia. Se provate a cercare qualche sua lezione su youtube, rimarrete colpiti dal suo modo pacato e garbato di spiegare, e apprezzerete la sua capacità di rendere accessibili concetti molto difficili anche a chi, come me, è a digiuno delle materie di cui si occupa.

In questo suo interessantissimo saggio smonta due luoghi comuni molto diffusi. Il primo è che la coscienza sia un'esclusiva degli esseri umani o, al massimo, dei mammiferi superiori. Il secondo è che le forme basilari dell'attività cognitiva hanno bisogno di grandi cervelli. 

Generalmente siamo portati a pensare che l'intelligenza e le capacità cognitive degli animali siano direttamente proporzionali al volume della loro massa cerebrale. L'autore, avvalendosi del risultato di lunghi studi ed esperimenti, ribalta completamente questa prospettiva. Secondo Vallortigara, quel "surplus" neurologico che osserviamo in alcuni animali, compresi noi esseri umani, non serve a far funzionare il pensiero, la coscienza e, in generale, le nostre funzioni cognitive ma è semplicemente al servizio dei nostri enormi magazzini di memoria. In pratica, un maggiore numero di neuroni non significa un maggior grado di intelligenza ma solo una migliore memoria e una migliore capacità di utilizzarla.

Si pone a questo punto il problema della coscienza: se l'enorme mole di cellule neuronali di cui noi (e altri mammiferi) disponiamo non è in relazione con la coscienza, dove e come nasce quest'ultima? La tesi dell'autore è che la nascita della coscienza vada ricercata in una caratteristica essenziale delle cellule: la capacità di "sentire". Questa abilità si sarebbe manifestata per la prima volta quando, con l'acquisizione del movimento volontario, gli organismi elementari hanno avvertito la necessità vitale di distinguere tra gli stimoli prodotti dalla propria attività e quella procurata dal mondo esterno, l'altro da sé, tesi supportata da una robusta mole di esperimenti condotti in questo senso, che vanno dalla dimostrazione che i moscerini hanno una memoria visiva alla percezione dello spazio nelle api. Da questi esperimenti in laboratorio l'autore dimostra ad esempio come anche una mosca sia capace di mappare l'ambiente e prendere decisioni complesse sulla base di questa esperienza soggettiva.

Diciamo che è una lettura che mette fortemente in discussione l'idea, che più o meno tutti abbiamo, sul nostro posto nel mondo. Consigliatissimo a tutti quelli che sono ancora rimasti all'idea biblica dell'uomo al vertice del creato, anche se ormai l'insussistenza di questa idea dovrebbe essere assodata da quasi un paio di secoli.

lunedì 6 luglio 2026

La continuità del male


Questo interessantissimo saggio di Tomaso Montanari sarebbe da fare leggere a tutti quelli che sostengono che la destra oggi al governo non c'entra niente col Ventennio. Per smontare questa narrazione Montanari ha messo a confronto la retorica, il linguaggio, le esternazioni, i discorsi ufficiali, le leggi fatte, i provvedimenti adottati, i decreti legge promulgati dall'attuale governo con gli stessi elementi del periodo fascista. 

L'autore ha in pratica analizzato le radici storiche, il linguaggio e i simboli della politica nostrana, dimostrando che determinati elementi ideologici del passato non sono mai stati del tutto superati o rielaborati, ma continuano a riaffiorare sotto nuove forme attraverso, come la chiama l'autore, una "risemantizzazione" del linguaggio, ovvero l'uso di parole d'ordine e concetti del passato riadattati al contesto democratico moderno.

Alcuni parallelismi sono particolarmente precisi. Ad esempio la forte enfasi sulla natalità, sulla difesa della famiglia tradizionale e il timore del declino della popolazione autoctona. Quando nell'aprile del 2023 il ministro Lollobrigida, durante il congresso della Cisal, dichiarava: "Non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada", non faceva altro che richiamare da vicino la retorica della "battaglia demografica" degli anni Venti e Trenta, seppur oggi declinata in chiave di welfare e sovranismo. Nei discorsi mussoliniani questa retorica era onnipresente, per Mussolini era una specie di ossessione.

Altro elemento ricorrente è la dicotomia popolo vs. élite, ossia la narrazione di un popolo genuino e laborioso contrapposto a élite cosmopolite, intellettuali o burocratiche (spesso identificate con "Bruxelles" o con la sinistra interna), dicotomia che ricalca vecchi schemi retorici antiparlamentari e anti-intellettuali, oggi aggiornati in chiave populista. 

Oppure, ancora, l'identità e la terra, il richiamo continuo alle radici, alla "Patria", al legame sacro tra sangue e suolo, e la celebrazione di un passato idealizzato e privo di ombre che serve a costruire un senso di appartenenza esclusivo. Ma anche la diffidenza, il rifiuto e la stigmatizzazione dello straniero hanno costituito una delle colonne portanti della propaganda e dell'ideologia del Ventennio fascista, allora esattamente come oggi. Basta pensare a tutta la stucchevole retorica della (inesistente) invasione. E si potrebbe continuare. 

No, chi oggi governa non rappresenta alcuna evoluzione moderata o innocua di ciò che è stato. Magari è stato cambiato qualche indumento esteriore, ma la matrice rimane quella.

domenica 5 luglio 2026

La sorpresa


Sono cose che succedono quando non si sa niente di niente (e Trump non sa niente di niente) e si guarda il mondo là fuori esclusivamente con le lenti occidentali. L'Iran non è il Venezuela. Gli iraniani sono i discendenti dell'impero persiano e stanno al mondo da millenni. Non ragionano come ragiona Trump (e come ragioniamo noi), ragionano in modo totalmente diverso e mantengono quell'orgoglio e quella fierezza tipici degli imperi.

La sorpresa di Trump di fronte a 20 milioni di persone, solo a Teheran, che partecipano commosse ai funerali di Khamenei, nasce proprio dal non sapere niente di niente. La sua reazione tocca una delle dinamiche più complesse e spesso fraintese della geopolitica mediorientale: il confine tra il dissenso interno e l'orgoglio nazionalista di un popolo. ​L'approccio di Trump (e di una parte significativa della politica estera americana e in generale occidentale) tende a leggere le dinamiche internazionali attraverso una lente binaria: "il popolo oppresso dal regime vuole la libertà, quindi sostiene l'Occidente". Questa narrativa si scontra regolarmente con la realtà storica dell'Iran, un Paese che ha sulle spalle secoli e secoli di storia imperiale e un profondo senso di sovranità. Un Paese che disprezza profondamente l'Occidente e che non si sogna neanche lontanamente di voler diventare come noi.

È vero che in Iran esiste un fortissimo dissenso interno contro il regime teocratico (esploso a più riprese con dure proteste di piazza), ma quando il Paese subisce attacchi diretti o minacce da potenze straniere scatta un altrettanto forte riflesso nazionalista. Molti iraniani che criticano aspramente il governo per l'economia o i diritti civili si compattano attorno alle istituzioni quando percepiscono una minaccia all'indipendenza e all'integrità territoriale della nazione.

Questa profonda ignoranza da parte di Trump della storia e delle dinamiche geopolitiche di molte parti del mondo mediorientale è quella che ha portato il tycoon a perdere male la guerra contro l'Iran, nonostante i reiterati e ridicoli proclami di vittoria. Proclami a cui possono credere giusto quei poveretti (sempre meno) che ancora gli danno credito.

Ultimo

Forse la spiegazione del fenomeno Ultimo prescinde dalla musica e ha più a che fare con l'antropologia e con certe dinamiche mentali e psicologiche. Anche a me piace la musica: la ascolto, la suono, e anche io ho i miei idoli in questo campo. Ma se anche avessi la possibilità di assistere all'esibizione di qualcuno di questi miei idoli, che in un qualche passato potevano essere, che ne so, i Genesis, i Pink Floyd ecc., non lo farei certo al prezzo di trascorrere 10 giorni e 10 notti fuori dai cancelli chiusi di uno stadio, sull'asfalto, con 40° gradi durante i picchi del giorno.

Eppure un mare di persone l'ha fatto per Ultimo e, in genere, anche se non con queste esagerazioni, succede sempre più spesso anche con altri artisti, mi sembra. Quindi è probabile che sia appunto un fenomeno che prescinde dalla musica e c'entri più con meccanismi psicologici che tendono a esaperare il bisogno di appartenere a un gruppo, a un'identità comune, meccanismi profondamente e atavicamente radicati nella natura umana, che sono sempre esistiti e che nella storia si sono sempre verificati. Penso ad esempio a Woodstock, ai raduni oceanici dei papi (gli esempi che si potrebbero fare sono infiniti).

L'aspetto paradossale di queste dinamiche è che l'artista che è riuscito ad amalgamare e a mettere insieme questa sua "tribù" non conosce ogni singolo individuo. I singoli individui conoscono e adorano lui, ma lui vede solo questa massa oceanica e indistinta che è il suo "popolo". E mentre questo popolo sta per 10 giorni sull'asfalto a 40° e passa le notti in un sacco a pelo o in una tenda, lui se ne sta beatamente a dormire in albergo al fresco dell'aria condizionata, ma per il suo "popolo" questa cosa non è importante. 

Strana bestia, l'essere umano.

sabato 4 luglio 2026

Il selvaggio


Rare volte mi è capitato di imbattermi in romanzi così appassionanti. Il selvaggio non è una lettura tranquilla e accomodante, è una tempesta di sangue, fango, ghiaccio, vita. La storia si snoda per tutto il romanzo su due binari paralleli, uno corre nella Città del Messico degli anni '70: corrotta, violenta, brutale. Qui il protagonista e Juan Guillermo, un ragazzo a cui la violenza ha progressivamente tolto tutto: fratello, genitori, amicizie. La sua vita è una continua lotta per opporsi alle ingiustizie e alla violenza, incarnate da un dirigente della polizia corrotto e una setta di fanatici assassini cattolici.

Il binario su cui si snoda la storia parallela corre invece lungo le piste ghiacciate dello Yukon, nel nord del Canada. Il protagonista è un inuit di nome Amaruq, ossessionato da un grande esemplare di lupo grigio (il "Selvaggio"), che insegue per centinaia di chilometri in mezzo a una natura ostile che, a tratti, sembra quasi prendersi gioco di lui.

Tutto il romanzo è un continuo saltare tra queste due anime e due storie: le sanguinose strade di Città del Messico e le ghiacciate e selvagge piste dello Yukon. Ma in realtà non sono due anime: è un'anima sola declinata in due modi. Un grande romanzo di formazione.

Splendido!

venerdì 3 luglio 2026

Giovanni Storti divulgatore?

Da qualche anno Giovanni Storti, uno dei tre attori del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, ha avviato una fiorente "carriera" come attivista ambientale, parlando di ecologia, ambiente, sostenibilità, biodiversità, natura, energie rinnovabili ecc. sui suoi canali social, canali che, anche in virtù della sua notorietà artistica, raggiungono diversi milioni di persone. C'è qualcosa di male in tutto ciò? In linea di principio direi di no. Anzi, chi, come lo scrivente, è molto sensibile a questi temi, pensa che sia sicuramente cosa buona (senza contare che a me quei tre sono sempre stati simpatici). 

Il problema, però, potrebbe porsi con la competenza. Giovanni Storti è competente relativamente alle tematiche che affronta? Ok, finché fa un video in cui dice che il dramma del caldo nelle città si potrebbe attenuare piantando alberi, nessun problema, si sa che è vero, anche se la questione è in realtà molto più complessa. Ma non sempre le tematiche sono così semplici, e allora potebbe nascere qualche problema. 

Si sta parlando molto, in questi giorni, di un video realizzato dal comico in cui si spiegano alcune cose sul grano e sulla genetica. Molti scienziati, però, hanno rilevato in questa "lezione" diverse inesattezze - inesattezze in realtà è un eufemismo, si tratta di vere e proprie fesserie scientifiche. Tra i tanti scienziati che hanno analizzato il video in questione c'è Giacomo Moro Mauretto, di Entropy for Life, biologo evoluzionista e divulgatore scientifico, anche lui molto attivo in rete. Nel video qui sotto, in mezzoretta elenca tutte le "criticità" del video di Giovanni, spiegando dal punto di vista scientifico perché si tratta di falsità. 

Qui, ovviamente, si apre un problema, problema che in realtà è noto da quando esiste internet. Anzi, si può dire che esiste da quando gli esseri umani hanno imparato a tramandarsi informazioni. Bufale e stupidaggini giravano infatti anche prima di internet e dei social, questi mezzi non hanno fatto altro che portare al parossismo la loro diffusione. Non è un problema da poco, se ci si pensa. Un attore può parlare di genetica sui suoi canali social? Quali sono le sue competenze in questo campo? Quali studi ha fatto? E ancora: il comico in questione era cosciente delle corbellerie che ha detto in quel video quando l'ha pubblicato? Se ne era cosciente abbiamo un problema, ma abbiamo un problema anche se ha detto le cose che ha detto pensando in buona fede che fossero vere. Perché quel video non è stato visto da 100 o 200 persone come i lettori di questo post, ma da milioni. Siccome si presume che la stragrande maggioranza di chi guarda le "lezioni" del comico non sia composta da genetisti, milioni di persone si sono magari convinte che effettivamente gran parte del grano coltivato in Italia sia OGM (lo afferma l'attore nel video), mentre invece le coltivazioni OGM in Italia sono proibite per legge.

Non so. Mi viene da pensare a Umberto Eco, il quale diceva: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli". Ovviamente non sto dicendo che Giovanni Storti è un imbecille, sia chiaro, a me infatti interessa il concetto espresso da Eco in senso generale, non il riferimento particolare. E il senso è che oggi, con i social, ognuno può dire ciò che vuole, e in molti casi non è evidentemente un bene.


mercoledì 1 luglio 2026

Passare oltre

Mi sarebbe piaciuto che il grande rilievo mediatico che è stato dato alla ridicola diatriba tra i lefebvriani e il papa, fosse stato dato anche al resoconto del cardinale Pizzaballa sulla situazione nella striscia di Gaza. Invece non ne ha parlato quasi nessuno. D'altra parte, fare prime pagine su intere città rase al suolo, tendopoli immense, odori nauseabondi e bambini morsi dai topi non è interessante.

E poi, come è noto, di quel massacro e di quell'inferno siamo responsabili anche noi, meglio passare oltre e parlare di cose più interessanti.

La stupidità del razzismo

Quindi, ricapitolando, un pizzaiolo viene ucciso a Reggio Emilia da un cliente, omicidio nato dal rifiuto del pizzaiolo di dargli l'ennesima pizza a sbafo. Prima ancora di risalire all'identità dell'assassino e di capire la dinamica in cui è maturato il fatto di sangue, vari esponenti leghisti, sia locali che nazionali, avendo subito fiutato ampie possibilità di sciacallaggio in chiave razzista, cominciano a tempestare le loro pagine social di appelli alla remigrazione conditi coi soliti, stupidi, ritornelli: ci vuole ordine, gli stranieri vengono qua a uccidere, rapinare, creare caos e blablabla. Poi si scopre, ops!, che l'assassino è italiano e abita a poche vie di distanza dalla pizzeria. Parte il tam-tam con il contr'ordine: cancellate tutto, è italiano! E giù, tutti a cancellare e nascondere i vibranti post razzisti già vergati e dati in pasto ai cani da social, pronti con la bava alla bocca.

A questo penoso spettacolo c'è da aggiungere un particolare. Il povero pizzaiolo era emigrato 30 anni fa dalla Sicilia per aprire una pizzeria a Reggio Emillia. Fino ad alcuni anni fa, quando per la lega la mitologica Padania arrivava fino al confine meridionale della Pianura Padana, quel pizzaiolo sarebbe stato lui stesso uno straniero, e se si fa un giro nei meandri più schifosi della rete, si trovano ancora i video coi cori razzisti dei leghisti contro i terroni (siciliani compresi, ovviamente). Ecco, tutto questo per dire la stupidità del razzismo e di certi partiti che lo fomentano.

Emergenze inesistenti

Il Po è in secca. Nella zona di Cremona il livello è sceso a - 8,59 metri sotto lo zero idrometrico, mentre alla foce l'acqua salata del...