Da una parte, come è accaduto negli ultimi quattro anni, ci sarà chi continuerà a fare leva sulle divisioni, ad alimentare paure, insicurezze e diffidenze per trasformarle in consenso politico. Si continueranno a indicare nemici su cui scaricare le responsabilità dei problemi del Paese e l'incapacità di risolverli: gli immigrati, i più poveri, i disagiati, l'Europa, la magistratura, i giornalisti, gli avversari politici. Ci sarà chi alimenterà la sfiducia nella scienza, metterà in discussione l'utilità dei vaccini, ridurrà gli investimenti nella sanità e nella scuola, delegittimerà la competenza e minimizzerà o negherà la gravità dei cambiamenti climatici.
Dall'altra parte, si spera, ci sarà chi proverà a costruire una società più inclusiva, più giusta e più equa; una società meno razzista, meno classista e meno autoritaria, nella quale parole come democrazia, diritti e uguaglianza sociale tornino ad avere un significato concreto. Alle prossime elezioni non sceglieremo soltanto da quale coalizione vogliamo essere governati. Sceglieremo, soprattutto, quale idea di società vogliamo costruire.
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