Grande deve essere stato il raccapriccio dell’Universo all’apparire della vita. La geometrica perfezione siderale, l’esattezza dell’astratto, la cristallina purezza dell’inorganico venivano improvvisamente sconciate da qualcosa dalle forme indefinite e indefinibili, viscida, sbavante, che invece di starsene al suo posto o di spostarsi per eterne, maestose e immutabili ellissi, si agitava scompostamente, lasciando dietro di sé una scia di disgustose deiezioni. E questa cosa si riproduceva, tendeva a moltiplicarsi, a enfiarsi, a tumefarsi.
Massimo Fini non l'ho mai capito completamente. Nel senso che molti suoi articoli mi hanno disgustato, altri li ho apprezzati tantissimo. Questo appartiene alla seconda categoria (link all'articolo).
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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