venerdì 26 ottobre 2007

"Condi" e la pacifista


"Condi" è ovviamente Condoleezza Rice, e la pacifista che vedete nell'immagine sopra - che ho tratto dal sito di Repubblica (sequenza completa qui) - è la donna con le mani imbrattate di (finto) sangue che la accoglie al suo ingresso alla Commissione Esteri della Camera.

L'attivista col suo gesto ha voluto emblematicamente ricordare alla Rice chi sono i reali colpevoli del bagno di sangue quotidiano che si consuma in quel paese, e ribadire la sostanziale inutilità del conflitto iraqeno (qualcosa di simile ho scritto anch'io qualche giorno fa).

Penso che, simbolicamente, l'attivista abbia rappresentato la metà del popolo americano che pensa che la guerra voluta da Bush sia stato un gigantesco errore.

9 commenti:

  1. forse non ho guardato in tutti gli angoli, ma mi sembra che il link sul 50% che pensa che la guerra etc. dica in realtà cose piuttosto diverse e analizzi il diverso giudizio dei democratici e repubblicani rispetto alla guerra, e non dica nulla su quale % della popolazione Usa sia pro o contro, magari questi dati ci sono ma tutt'altro che evidenti (almeno a me). Inoltre sono dati un po' "vecchi", prima che si vedesse come la nuova strategia di Bush e Petraeus (o come si scrive) abbia ridotto i morti dai 3000 e passa al mese di inizio anno agli 800 di settembre, sempre troppi ma comunque un bel passo avanti

    RispondiElimina
  2. "Malgrado la vittoria di Bush, la maggioranza degli americani pensa tuttora che il Paese stia andando nella direzione sbagliata (56%), crede che non valeva la pena di combattere la guerra (51%) e non approva l’operato di George W. Bush (52%)." (fonte).

    "Di sicuro però lo scollamento dell’opinione pubblica americana dalla causa della guerra ha portato in entrambe i casi a una spaccatura nella società, alla contestazione del potere politico, al lento sfaldamento della coesione nazionale indispensabile quando un paese affronta un conflitto, specie se prolungato nel tempo e dall’esito tutt’altro che scontato." (fonte).

    Trovati semplicemente googlando opinione pubblica americana guerra iraq. Per quanto invece riguarda la pagina che ho linkato puoi dare un'occhiara al 4° pdf presente in fondo a sinistra.

    RispondiElimina
  3. sai che non lo riesco a trovare nel pdf che hai indicato? Ci trovo molte statistiche su come il pubblico americano pensa che Bush, i democratici, i media etc. stiano comunicando le loro idee rispetto all'Iraq, e che questa opinione sia piuttosto bassa, ma non un'opinione sulla guerra in sè (pensare che Bush, o la Pelosi... si spieghi male non significa necessariamente pensare che la loro politica sia sbagliata), ma l'ho letto un po' in fretta e magari mi sbaglio (e comunque il pdf è di maggio, e da allora l'opinione potrebbe anche essere cambiata). In quanto a Moore, bè è lo stesso che poco tempo fa in un'intervista pubblicitaria al suo nuovo film dichiarava che in Italia durante il governo Berlusconi la spesa sanitaria è dimezzata, mentre in realtà è aumentata, e quindi alle sue cifre non darei molto peso (e poi sono di 3 anni fa)

    RispondiElimina
  4. aggiungo solo che la seconda fonte non l'ho letta integralmente e per ora non ho il tempo di farlo

    RispondiElimina
  5. Visto che ancora non risulta sufficientemente chiaro, riporto qui di seguito i risultati di un sondaggio che Usatoday commissiona a un'agenzia esterna e che pubblica a cadenza mensile, sondaggio iniziato in concomitanza con l'inizio del conflitto. Si vede chiraramente come all'inizio - probabilmente sull'onda emozionale provocata dagli attentati alle torri gemelle - il consenso fosse molto ampio tra la popolazione americana. Consenso che è via via scemato fino ai livelli di oggi.

    Qui ci sono i numeri e le cifre.

    RispondiElimina
  6. ah, io non contesto tanto che sia calato il sostegno alla guerra, ma solo che il link che tu avevi messo all'inizio a me _sembra_ che parli d'altro. Curioso comunque che secondo il sondaggio UsaToday a novembre 2004 il 51% degli americani pensava che la guerra in Irak fosse giusta, mentre nello stesso periodo secondo Moore il 51% degli americani pensava che la guerra in Irak fosse un errore... Curioso poi che il senatore Lieberman, mollato dal partito democratico perché sull'Irak (e solo sull'Irak) è su posizioni molto vicine a Bush, l'anno scorso come indipendente, abbia clamorosamente vinto il candidato democratico ufficiale e decisamente no-war ufficialmente sostenuto dal partito. Tutto questo solo per dire che il consenso sarà anche sceso, ma la realtà è forse un po' troppo complessa per inquadrarla in un sondaggio

    RispondiElimina
  7. > Curioso comunque che secondo il sondaggio UsaToday a novembre 2004 il 51% degli americani pensava che la guerra in Irak fosse giusta, mentre nello stesso periodo secondo Moore il 51% degli americani pensava che la guerra in Irak fosse un errore...

    Guarda, nel mio post io ho scritto genericamente "la metà del popolo americano". Non mi pare che sia il caso di andare a cercare i peli su uno scarto percentuale (pur rilevante, nessuno lo mette in dubbio) di 1 o 2 punti tra le due versioni. Il fatto che Moore nello stesso periodo riporti una percentuale che si discosta da quella del sondaggio di appena due punti percentuali potrebbe benissimo dimostrare che lui ha attinto le sue fonti da un altro sondaggio. E se ciò fosse vero dimostrerebbe come sostanzialmente i due sondaggi arrivino alle stesse conclusioni: e cioè che per almeno metà degli americani la guerra in Iraq è stato un grosso errore.

    > il consenso sarà anche sceso, ma la realtà è forse un po' troppo complessa per inquadrarla in un sondaggio

    Questo nessuno, tantomeno io, l'ha mai messo in dubbio. Tu sai però sicuramente meglio di me che gli americani "campano" di sondaggi (un pò come il Cavaliere qui da noi), e i sondaggi - piaccia o no - questo dicono.

    RispondiElimina
  8. sono d'accordo su tutto quello che hai detto, tranne per il fatto che qui da noi la sinistra vive di sondaggi almeno quanto Berlusconi :-)

    RispondiElimina
  9. Si, dai, era una battuta... :-)

    RispondiElimina

Urlare (quando si è opposizione)

Giulio Cavalli fa notare come sia facile, dai banchi dell'opposizione, strillare cose come "la pacchia è finita", l'Italia...