giovedì 25 ottobre 2007

Esiste il "reato di link"?

La questione non è completamente nuova per chi segue un pò quello che accade in rete. Sto parlando dell'annosa vicenda riguardante i link. In sostanza la questione è: possono essere - i suddetti link - considerati veicoli di reato?

Tutto nasce dalla storia che ha visto protagonista, qualche tempo fa, l'amministratore di tv-links.co.uk/ (attualmente irragiungibile). In seguito infatti a un'operazione anti pirateria, condotta dalla polizia inglese assieme a funzionari di Fact, l'amministratore del suddetto portale è stato arrestato e il sito oscurato. Ma cosa conteneva tale portale di così "scottante" da provocare le ire delle alte sfere dell'industria discografica e cinematografica? Dei link, dei semplici link che indirizzavano gli utenti verso contenuti multimediali "proibiti" (ossia pretetti da copyright).

Ecco quindi il succo della questione: è lecito punire chi linka? In linea teorica, se proprio si deve farlo (anche se in proposito la mia posizione è ben nota) sarebbe più ragionevole punire chi ospita questi contenuti, come è giustamente evidenziato nella petizione lanciata per far riaprire il sito, ma, si sa, nel dubbio è sempre meglio "sparare" nel mucchio.

A questo punto, come è abitudine, le opinioni in merito sono divergenti, e si dividono essenzialmente tra chi considera illecito il solo e semplice fatto di linkare qualcosa e chi ritiene viceversa che non lo sia. Ora, è inutile che cerchiamo di girare attorno alla questione, le risorse verso cui indirizzavano i link contenuti nel portale oscurato erano palesemente illegali, ma ai fini della questione sul tappeto ciò passa in secondo piano. Quello che effettivamente conta è capire se indirizzare qualcuno verso questi siti costituisce un illecito.

Personalmente mi sento di condividere quanto espresso da Quintarelli in questo post, e cioè che se si dà per assodata l'esistenza di un qualsiasi tipo di "reato di link", internet stessa può essere considerata fuorilegge, visto che l'ipertesto (la struttura di base su cui si regge internet) ha la sua ragione di esistere proprio grazie ai link. Arrivati a questo punto, quindi, bisognerebbe distinguere i link "buoni" da quelli "cattivi", cioè quelli che indirizzano verso siti legali da quelli no, il ché è palesemente impossibile. Io, ad esempio, potrei aver linkato un anno fa sul mio blog un sito "buono" che nel frattempo è diventato "cattivo". Devo ogni giorno controllare che i tremila link inseriti nel mio sito o nel mio blog non diventino "cattivi" nel corso del tempo?

Ecco perché la crociata antipirateria, che ha portato alla chiusura del sito e all'arresto del proprietario, condotta in questo modo non ha senso. Per certi versi questa storia può essere equiparata - pur coi dovuti distinguo - all'eterna diatriba riguardo la legittimità o meno dei programmi p2p (eMule, kazaa, BitTorrent, ecc...). Tali programmi non sono di per sé illegali, ma illegale è casomai l'uso che ne viene fatto. Volendo fare una similitudine, eMule è come un coltello da cucina: se viene usato per affettare il salame va bene, se viene usato per accoltellare il marito (o la moglie, per par condicio) no.

Per adesso la faccenda è nelle mani delle autorità. Non resta quindi che aspettare gli esiti del procedimento giudiziario, sperando che alla fine venga fuori (ma ne dubito) una sentenza che riesca un pò a chiarire i termini della questione.

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