martedì 23 ottobre 2007

Limiti minimi di querela

Fino a oggi pensavo che per essere querelati per diffamazione occorresse scrivere qualcosa di offensivo, oppure di lesivo della dignità e/o dell'operato di qualcuno. Se io ad esempio sul mio blog o sul mio sito scrivo che Pinco Pallino è una testa di c...o e che i suoi articoli sono delle balle senza spiegare perché, è più che legittimo che a Pinco Pallino girino le scatole e mi quereli per diffamazione.

I dubbi circa la legittimità della querela sorgono (almeno a me) quando si viene querelati non per i motivi gravi che ho evidenziato qui sopra, ma per cose a mio avviso molto più leggere. Perché tutto questo preambolo?

Probabilmente molti di voi conoscono o hanno sentito nominare Gigi Moncalvo. Si tratta di un giornalista che dopo aver lavorato per varie testate è diventato conduttore televisivo e quindi ancora giornalista come direttore de La Padania. Il suddetto giornalista - come riportato da ZeusNews - ha sporto querela per diffamazione contro Pierluigi Tolardo, uno dei redattori appunto di ZeusNews e blogger a sua volta. Il motivo della querela sarebbe da ricercare in questo articolo, pubblicato una ventina di mesi fa da Tolardo sul blog della testata, e in alcuni suoi commenti apparsi in calce a questo post di Mantellini.

A sua volta, il suddetto post di Mante, è un semplice commento a un'altra querela presentata tempo prima dallo stesso Moncalvo nei confronti della blogger Anna Setari, "colpevole" di aver pubblicato questo post sul suo blog.

Se Moncalvo ha ritenuto di essere stato diffamato da questi due articoli e dai commenti apparsi sul blog di Mante ha fatto benissimo a sporgere querela. Io, però, al suo posto avrei agito diversamente, e in primo luogo cercando un accordo extragiudiziale visto che le aule dei tribunali sono già sufficientemente intasate. Insomma, voglio dire, se io mi accorgo che qualcuno scrive delle fesserie sul mio conto non vado di punto in bianco in questura a sporgere querela. Nei limiti del possibile cerco di chiedere spiegazioni, di dialogare, di chiedere i motivi. Poi, eventualmente, quando ogni altra strada è fallita...

Moncalvo, invece, da quanto scrive lo stesso Tolardo, ha saltato a piè pari qualsiasi via "diplomatica".

Comunque sia, se per i suddetti articoli che ho citato c'è il rischio di incorrere in grane legali, non c'è che dire, il limite minimo di "querelabilità" si è notevolmente abbassato.

5 commenti:

  1. ricordati che tieni famiglia, se ti arriva una querela anche a te son spese...

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  2. Io sono quella Anna Setari denunciata tra i primi.
    A proposito del "chiedere spiegazioni, di dialogare, di chiedere i motivi" prima di denunciare, vorrei che si sapesse che il giornalista che si è sentito diffamato effettivamente mi telefonò.
    Solo che la sua fu una telefonata anonima. La voce era urbana e il dialogo si svolse così:

    "Pronto, parlo con la signora Anna Setari?"
    "Sì", dissi io un po' ingenuamente, ingannata dalla voce urbana.

    "È lei che tiene un blog intitolato Critica dell'Interfaccia?"
    "Sì", risposi io sventurata.
    "Bene", disse l'uomo:"Allora posso denunciarla."
    E prima che io potessi dire un "Ma" o un "Hem", aveva già messo giù.

    Io non capii assolutamente chi fosse. Mi allarmai, ma non riuscivo aimmaginare chi potessi avere così terribilmente offeso.
    Ne parlai comunque in un post sul mio blog (il 15 dicembre 2005) ipotizzando, per puro scherzo ovviamente, che l'anonimo potesse essere il poeta Sanguineti che avevo appena paragonato a Aigor del film Frankestein Junior.
    Ebbi notizia della denuncia di G.M. nel gennaio successivo - e ne scrissi nel blog (il 19 gennaio 2006).

    Racconto tutto questo perché sia chiara la tempra dell'uomo in questione.

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  3. Cara Anna, ti ringrazio per aver voluto pubblicare queste precisazioni.

    Ovviamente ti faccio tutti i miei migliori in bocca al lupo (e assieme a te anche agli altri querelati) per il felice esito di questa controversia.

    Ciao.

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  4. Certo che i principi sanciti dalla nostra Costituzione non contano proprio più un cavolo. A me manda in bestia che un articolo del codice civile abbia così tanta importanza rispetto alle libertà espressamente garantite dalla Costituzione. Sì capisco quando possa trattarsi di offesa grave alla dignità della persona. Ma non capisco come le opinioni liberamente espresse possano farsi passare per tali. Secondo me chi in questi casi fa querela e poi si scopre che non ve ne erano nemmeno lontanamente le motivazioni per presentarla dovrebbe pagare anche danni morali al querelato. Se io accuso qualcuno di qualcosa e poi non si riesce a dimostrare il reato passo i guai. Non capisco perché per chi querela senza alcun fondamento non possa valere.

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