martedì 26 luglio 2022

Disumanità

Stamattina ho fatto il tampone del settimo giorno e mi sono negativizzato. In questi sette giorni segregato in camera per il covid mi è venuto spesso da pensare a tutti quelli che sono costretti a letto colpiti da malattie invalidanti di qualsiasi tipo. Non per fare qualsivoglia paragone tra la mia situazione e la loro, sia chiaro. Io potevo comunque alzarmi, muovermi, avevo i libri, il cellulare per cazzeggiare su internet e altre cose, anche se ero comunque relegato entro il perimetro della stanza; quindi niente paragoni, peraltro irrispettosi.

Ho solo pensato che, per come sono fatto io e per come mi conosco, non riuscirei a vivere in situazioni come quelle di cui spesso parlano le cronache - penso ad esempio a Dj Fabo e altre - e ancora oggi mi sembra incredibile e ai limiti del disumano che non sia permesso legalmente a queste persone di poter porre fine a quella che, a loro insindacabile giudizio, non ritengono più essere vita degna di essere vissuta. Credo sia un abuso gigantesco, una forma di estremo egoismo, se non addirittura di sadismo, perché in fondo si priva (in nome di cosa?) un'altra persona del diritto di poter decidere da sé se la vita che sta vivendo è vita oppure no. 

È una forma di prepotenza, di prevaricazione intollerabile, che non ha e non può avere alcuna giustificazione. Con in più l'aggravante di continuare a infliggere a un altro una sofferenza di cui lui vorrebbe liberarsi. Si infligge sofferenza deliberatamente. È disumano, tutto ciò. E una società come la nostra, che lo permette, è una società disumana.

6 commenti:

  1. Ogni tanto, in occasione di qualche caso di cronaca più eclatante degli altri, se ne parla. Ma poi la cosa muore sempre lì.

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  2. La vita non può essere una condanna. Bisogna rispettare scelte personalissime.

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  3. È davvero incredibile quanto questo tuo scritto mi rappresenti in maniera opposta,il tuo "disumano"che diventa il mio...

    Un po mi sorprende questa grande forma di lucidità per ciò che potrebbe essere della nostra vita se questa stessa dovrebbe incepparsi in complicanze e malattie, dove la percezione di una "paura" si sdoppia tra la sofferenza per se stessi e/o il peso che possa diventare insostenibile per gli altri.

    Mi manca qualcosa in tutto questo ,quasi un tassello che non rende giustizia alla delicatezza di un tema simile,credo si sia e si stia smarrendo il senso del sacrificio;perché sacrificarsi ad una vita che ci priva di gambe,occhi,e tutte le facoltà mentali che un tempo ce l'hanno fatta apprezzare?Eppure eravamo liberi davvero li,e magari anche un po infelici perché non tutto abbiamo posseduto,incontentabili noi esseri umani...avevamo la vita e magari non le siamo stati abbastanza riconoscenti,non siamo riusciti a gestirla come avremmo voluto,e quindi perché no ,possiamo sempre riprendere quella forma di controllo in mano sull'eventualità di una malattia , giocando d'anticipo sulla volontà di morte, sul diritto al come vogliamo spegnerci trascinando una seconda persona in un omicida!Che strane creature siamo.È disumano tutto questo!Perché esistono tante forme di disabilità permanenti e nessuna richiesta di eutanasia?Possono confermarlo "volontari " che ricevono tantissimo in cambio ,più di quanto riescano a dare,volontari che "sentono"davvero il loro amore per la vita attraverso un sorriso muto,una stretta di mano,una lacrima...e mi viene il magone per questa straordinaria forma di energia ,uno scambio di umanità che non conosce "disumanità",meraviglioso non trovi Andrea?



    Ti prego, almeno tu per una volta non farmi la "ramanzina"sul fatto che questo spazio è "tuo",che la vita è "tua" ...con tutti i sei pronomi ,aggettivi possessivi e "diritti di proprietà" possibili e inimmaginabili.No,non c'è motivo e non c'è motivo che io venga qui volendola fare a te quella ramanzina,non ho il potere di farti cambiare idea nè la presunzione di volero fare.Voglio solo condividere con te qualcosa nel dirti che mi è sempre appartenuto il senso di "sacrificio", che smentisce quel senso di possessione anche del corpo,ecco la differenza consiste proprio in questo :ho lasciato che il sacrificio mi "possedesse" perché da lí è sbocciato il senso più vero e alto dell'Amore.

    Siamo le generazioni delle "deleghe",deleghiamo tutto rimanendo fissi davanti uno schermo,infondo anche da li semplifichiamo ed estinguiamo il nostro diritto di morte!

    Abbiamo fatto in modo che il denaro ,il lavoro sostituisse in tutto e per tutto il senso dell'amore con il sacrificio,deleghiamo alle strutture i nostri genitori,perché non abbiamo tempo di assisterli ,anche questo è un contratto di morte ben consapevole ma nessuno ne parla...perché il diritto alla vita e conseguentemente alla morte è solo quello che riguarda noi stessi ,ci siamo disabituati ad ascoltare,ad aprirci al dialogo.Leggendo il commento di Valeria,non so come mi sentirei se mia madre avesse sentito l'esigenza di condividere le sue ultime volontà con tutto il mondo intero e dentro quel mondo non c'ero io !L'avrei sostenuta,e quello che potesse essere solo pensato un sacrificarmi standogli dietro,nulla sarebbe stato peggio che perderla senza aver provato a confidarsi con me,a permettermi di poter fronteggiare assieme la situazione rendendomene consapevole.Non si può dire questo e perché mai ?È disumano?Anche il disumano assume un valore differente per ognuno di noi,chi lo pratica e chi lo subisce ...ma come in tutto credo abbia un grande senso anche questo!

    Ero qui per semplice saluto Andrea ,sto prendendo una pausa ,una sorta di disintossicazione per lo spirito,soprattutto a quest'ultimo io devo ascolto e obbedienza!



    Un saluto e grazie... a proposito "grazie"lo dico perché mi parte dal cuore,una sorta di riconoscenza anche meditativa sui tuoi scritti indipendentemente dalle nostre differenti vedute.


    L.

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  4. Non concordo con la tua visione, ma è più che normale che ognuno la veda a modo suo e abbia le proprie idee.
    Ciao.

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