venerdì 1 ottobre 2021

Cose inutili e casuali

Vi siete mai chiesti a cosa serve il mento? La risposta è semplice: non serve a niente. Nel mio caso, scherzando un po', potrei dire che potrebbe servire per tenerci ancorato il pizzetto in caso decidessi di lasciarlo crescere, ma in realtà è una prominenza ossea residuato delle modificazioni evolutive del nostro cranio che non serve assolutamente a niente. Così come in natura sono perfettamente inutili tanti altri "attrezzi", come il sesto dito del piede del panda o le suture che abbiamo tutti sul cranio, e infinite altre.

A proposito delle suddette suture, in passato si credeva che fossero state create dall'evoluzione per agevolare nei mammiferi l'attraversamento del canale dell'utero da parte del figlio durante la nascita. Il cranio umano, prima della nascita è particolarmente "morbido" e duttile, e queste caratteristiche fanno sì che la testa del bambino possa attraversare il canale uterino senza eccessive difficoltà durante il parto. Se non fosse così, il parto sarebbe impossibile. Ma la realtà funzionale è diversa e lo si è capito quando si è scoperto che le suture di cui sopra sono presenti anche sul cranio degli uccelli e dei rettili, che per nascere non devono passare per un canale uterino come i mammiferi ma devono rompere il guscio dell'uovo che li racchiude durante la gestazione, operazione che, tra l'altro, rettili e uccelli non fanno neppure col cranio ma con le zampe. Si è quindi capito - Darwin è stato il primo - che queste suture non sono state "inventate" per questo scopo; molto più semplicemente (si fa per dire) la natura ha preso questa caratteristica, lascito del progenitore comune di mammiferi, uccelli e rettili, e l'ha modificata e adattata in modo il parto se ne agevolasse. 

In natura la quasi totalità degli organi che formano gli esseri viventi sono nati nel passato con funzioni totalmente diverse rispetto all'uso odierno. Le ali che servono agli uccelli per volare, ad esempio, erano in origine delle membrane che in alcuni animali (che ancora non volavano) avevano semplicemente una funzione di termoregolazione, poi, lentamente (molto lentamente), si sono modificate fino a diventare ali e gli animali che le possedevano - prima goffamente, cominciando con brevi salti via via sempre più lunghi, poi in maniera sempre migliore - hanno cominciato a volare. Ma la funzione originaria di queste strutture era totalmente diversa.

La nostra bocca è stata inventata dall'evoluzione per permettere ai primi organismi biologici di introdurre il cibo al loro interno. E per milioni di anni la bocca ha avuto esclusivamente questa funzione. Oggi quella funzione è rimasta, ma accanto a questa se ne sono aggiunte tante altre. Con la bocca parliamo, baciamo, Rambo la usa per togliere la spoletta alle bombe a mano e via andare. Ma la funzione originaria della bocca era esclusivamente quella di permettere di nutrirsi. La stragrande maggioranza degli organi che compongono gli esseri viventi è nata con scopi molto differenti da quelli raggiunti oggi. E queste modificazioni hanno seguito un percorso totalmente casuale.

Questo perché la natura, come dice Telmo Pievani nella bellissima lezione che linko qui sotto, non lavora come un ingegnere ma come un bricoleur. La natura non ha scopi, non fa niente "per", si evolve con modifiche casuali utilizzando quello che trova; se queste modifiche risultano utili per qualcosa, bene, altrimenti fanno la fine del mento o del sesto dito del piede del panda.

Un altro diffusissimo luogo comune che Pievani smonta nella sua lezione, riguarda la supposta perfezione degli esseri viventi. Quante volte si sente dire che l'uomo è perfetto, è un capolavoro, che la natura è perfetta, che un dato ecosistema è perfetto, che tutto si muove e vive in una bellissima e perfettissima armonia? Dal punto di vista scientifico non è assolutamente vero niente. Si tratta di romantiche autopersuasioni che ci siamo inventati per giustificare l'esistenza di una entità superiore che, in virtù della sua perfezione, non può avere creato qualcosa di imperfetto. Ma la realtà è ben diversa e in natura non c'è niente di perfetto perché la perfezione sarebbe sinonimo di morte. Quando si è raggiunta la perfezione significa che non c'è più niente da modificare, che si è raggiunto un traguardo che non è possibile migliorare, mentre invece non è affatto così.

Che noi non siamo esseri perfetti è tra l'altro facilmente dimostrabile. Se fossimo perfetti non avremmo l'apoptosi, la proliferazione incontrollata delle cellule che causa i tumori; se fossimo perfetti non morirebbero milioni di persone per soffocamento da cibo (un organismo evolutosi perfettamente non avrebbe tenuto così vicini gli imbocchi dell'esofago e della trachea con tutto ciò che ne consegue); se fossimo perfetti non avremmo un organismo suscettibile di essere attaccato da virus e batteri, e via così, con miliardi di altri esempi che si potrebbero fare. Non siamo affatto perfetti, e neppure molte delle caratteristiche che ci contraddistinguono lo sono. Duecentomila anni fa ci siamo alzati in piedi dopo aver camminato a quattro zampe per milioni di anni. Questo cambiamento ha portato qualche vantaggio ma molti più svantaggi: scoliosi, patologie di ogni tipo a carico della schiena e della struttura ossea portante, e questo perché la suddetta struttura è ancora concepita per camminare come quadrupedi e quando il peso che prima era distribuito su quattro zampe l'abbiamo caricato tutto sulle zampe posteriori, trasformandoci in bipedi, sono cominciati tutti i problemi che ancora oggi conosciamo bene.

Neppure il mondo animale è perfetto. Dov'è la perfezione dell'ape che quando punge muore? Come può essere perfetto un animale che per difendersi deve perdere la vita? Dov'è il senso in tutto ciò? Non c'è. Siamo noi che, testardamente, cerchiamo di dare un senso a ciò che senso non ha. Ma la natura è indifferente alle illusioni romantiche che ci creiamo, e va avanti tranquillamente con le sue casualità e imperfezioni. La lezione di Telmo Pievani è qui.

11 commenti:

  1. Tipo il dente del giudizio o i capezzoli maschili? Un giorno del resto, quando il globo sarà di nuovo ricoperto di acqua (e siamo vicini..) tireremo fuori pinne, squame e branchie.. sempre ci sia ancora traccia di noi, cosa di cui dubito fortemente..

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    1. Sì, forse ci saremo ancora, ma ci estingueremo annegando :-)

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  2. Gli artisti zen lasciavano sempre nelle opere una piccola imperfezione proprio per il motivo che dici tu: la perfezione,l'immodificabile non gli piaceva proprio

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    1. Giustamente. E poi, diciamo la verità: ti immagini che noia se ovunque fosse perfezione? Non ci sarebbe più niente da cambiare, modificare, migliorare.
      (Oppure peggiorare, perché no?)

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    2. Ma parlando di robe inutili, più che di imperfezioni. Un mento perfetto, sempre inutile rimane ;)

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  3. L'Universo stesso è imperfetto; come potrebbe qualunque delle sue singole parti essere perfetta? E la natura, che tanti definiscono perfetta, di errori marchiani ne ha combinati, causando estinzioni di massa ben prima che nascesse il nostro lontano antenato, quella scimmia simile a un bonobo che avrebbe dato origine a noi. Trilobiti e dinosauri di grosse dimensioni sarebbero stati i primi, se avessero potuto, ad accusare la natura di essere una gran pasticciona.

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    1. Certo. E noi, oltretutto, come spiega bene Pievani, nell'albero della vita non siamo altro che un piccolo e insignificante rametto nato ieri, che presto sparirà come le milioni di specie apparse e poi sparite, senza infamia e senza gloria. Nulla di più e nulla di meno.

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  4. Non siamo perfetti, ma siamo comunque un miracolo! Lo è la nostra stessa Storia. Poco più che scimmie hanno creato le piramidi, la Gioconda, i codici miniati, la Scuola di San Rocco, gli abiti di alta moda, la musica...

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    1. Un miracolo molto imperfetto e in continua evoluzione (altrettanto imperfetta).

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    2. Pure Nagasaki e Hiroshima, il massacro di Katyn, Bophal, etc. .
      Meraviglie ma anche nefandezze, Sara.

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  5. Ci sono cose prive di senso biologico: si pensi al palco dei cervi oppure alla ruota del pavone.
    Lo stesso principio di potenza (della quale la demografia tumorale degli esseri umani è uno dei molti casi) è priva di senso che non sia... la selezione come principio base della evoluzione.

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