domenica 11 gennaio 2009

Libertà e democrazia?

L'intervento del premier si è concluso prima del previsto, per via delle contestazioni di un gruppo di studenti, che si sono presentati con una serie di cartelli contro la riforma della scuola. I giovani hanno fischiato Berlusconi, che a quel punto ha smesso di parlare, scagliandosi però a sua volta contro i contestatori: "Avete visto un motivo fondamentale per cui noi italiani non possiamo votare per questa sinistra. Noi da liberali quali siamo, col nostro amore per la libertà e per la democrazia, mai ci sogneremmo di andare a disturbare una libera manifestazione degli altri. E` proprio per quel che avete visto che questi altri non possono e non debbono prevalere. Mai". (fonte)

E io che pensavo invece che libertà e democrazia significassero, tra le altre cose, avere il diritto di manifestare apertamente il proprio dissenso.

11/01/1999-11/01/2009: 10 anni...

...senza Fabrizio.

E si sentono tutti.

Buona domenica.


sabato 10 gennaio 2009

Notizie in pillole in pdf

Qualche tempo fa, un lettore che apprezza particolarmente le "pillole" che a cadenza più o meno regolare pubblico in queste pagine, mi aveva suggerito di raccoglierle tutte in modo che venissero riunite in un unico file liberamente scaricabile. L'idea mi è piaciuta e mi sono messo al lavoro. Già che c'ero ne ho approfittato anche per testare un po' il word processor di Google, programma tramite il quale ho appunto realizzato il lavoro.

Lavoro che è stato tutto sommato piuttosto semplice; si è trattato in sostanza di fare il copia e incolla dalle pagine del blog al programma di videoscrittura e apportare le modifiche necessarie ai font e alla struttura delle pagine.

A parte l'inconveniente (ora risolto) segnalato da me qualche giorno fa, relativo all'accessibilità dei files parcheggiati sui server di Google, direi che comunque il tutto è ancora piuttosto "immaturo" e non certo all'altezza dei tradizionali applicativi installabili su pc, tipo OpenOffice.org e simili. Le funzioni principali sono le medesime; tutte piuttosto semplici, intuitive e per niente influenzate in termini di velocità dal fatto di essere totalmente online. Ma certe mancanze, tipo ad esempio l'impossibilità di poter visualizzare un'anteprima del lavoro che man mano si svolge (possibile solo facendo ogni volta la conversione e il download del relativo pdf), sono notevolmente scomode e dispersive.

Comunque sia, il file che raccoglie le pillole che ho pubblicato nel 2008 è pronto (un normale pdf di poco meno di 200 kB). Come tutti i miei lavori è pubblicato sotto questa licenza Creative Commons. Ciò significa che lo potete liberamente scaricare, ripubblicare, mettere sul vostro sito, fare circolare nei circuiti p2p, a patto di rispettare le semplici regolette indicate nella licenza.

Buona lettura.

venerdì 9 gennaio 2009

Alitalia, atto finale con farsa

La storia pare essersi definitivamente chiusa. L'epico scontro tra la Moratti e Bossi da una parte e Berlusconi dall'altra ha il suo vincitore: Berlusconi, sostenitore senza se e senza ma del matrimonio di Alitalia con AirFrance a scapito di Lufthansa o altri.

Quella che ormai più che un'operazione di salvataggio di una compagnia aerea si è trasformata da tempo in qualcosa che assomiglia a una buffonata, ha avuto il suo epilogo. Ma il corso frenetico degli eventi che ha portato a questo tipo di epilogo ha forse messo in ombra un paio di aspetti che probabilmente ai più sono sfuggiti.

Il primo ha a che fare con la memoria e per focalizzarlo bene occorre fare un salto all'indietro nel tempo, precisamente fino a marzo dell'anno scorso. In quel periodo, con il governo precedente già avviato verso l'uscita di servizio, Romano Prodi era ormai sulla strada buona per liquidare definitivamente la questione Alitalia, nel senso che era riuscito a trovare un partner straniero che si accollasse interamente la nostra compagnia di bandiera, debiti compresi. Guarda a caso tale compagnia era proprio AirFrance. Scriveva il Corriere il 28 marzo scorso:

Air France-Klm ha inviato nella notte la proposta di accordo quadro ai sindacati. La bozza conferma il numero di 2.100 esuberi: 1.500 per Alitalia, 100 tra i dipendenti all'estero, e 500 tra le attività di Az Servizi di cui è prevista la reinternalizzazione: perimetro che viene ampliato per comprendere un numero maggiore di dipendenti. In programma anche un forte piano di accompagnamento sociale: il gruppo francese «ha scelto come linea di condotta di non abbandonare nessun dipendente».

Insomma, AirFrance si prendeva tutto, passività comprese. Sul nostro groppone sarebbero rimasti circa 2500 esuberi per i quali sarebbero scattati gli amortizzatori sociali. Finita lì. Poteva una soluzione così semplice andare in porto senza storie? Troppo bello. Ecco infatti saltare su il futuro premier che, di concerto coi sindacati (quando è ora di fare danni loro ci sono sempre), giudicò irricevibile la proposta francese, adducendo tra le motivazioni - siete pronti a ridere? - che la questione Malpensa fosse stata portata avanti in modo dilettantesco (fonte).

Il resto è storia nota: AirFrance, convinta di avere a che fare con un branco di matti, scappò a gambe levate; seguì la discesa in campo della formidabile cordata di imprenditori caldeggiata da Berlusconi - quella con a capo Colaninno - e Alitalia venne suddivisa in bad company, la parte coi debiti, e good company, la parte sana e produttiva. La parte sana e produttiva se la accaparrarono ovviamente i cosiddetti capitani "coraggiosi" (bella forza), mentre la parte coi debiti rimase - guarda un po' - a carico dello stato, cioè nostro, con un aggravio di costi per lo stato stesso valutato in una forbice che oscilla tra i 2,8 e 4,4 miliardi di euro in più rispetto a quanto sarebbe successo con la soluzione AirFrance-Klm (fonte).

Torniamo a oggi. L'accordo (fino all'altro ieri definito "una stupidata" da Bossi) con AirFrance - nel frattempo rientrata dalla finestra e alla quale non pare vero questa volta di poter diventare partner della sola parte buona di Alitalia - è cosa fatta, con relativi malumori e mal di pancia del leader leghista e company. Malumori generati dal fatto che di uno degli ultimi baluardi di "padanità" rimasti, e cioè lo scalo proprio di Malpensa, a Berlusconi e ad AirFrance non può fregare di meno, loro guardano al più redditizio Fiumicino (un disperato Bossi cerca di consolarsi per ora con la promessa ricevuta che Malpensa resterà comunque un hub).

Questa è per sommi capi la vicenda. C'è però, in tutto questo, anche un risvolto politico che ha a che fare proprio con la Lega. Il partito di Bossi paga, a mio parere, la fedeltà a un soggetto politico che fondamentalmente l'ha sempre presa in giro. Provate a pensare ai rospi che hanno dovuto ingoiare i leghisti in nome del tanto promesso (e finora mai realizzato) federalismo: penso ad esempio alla sottoscrizione delle peggiori leggi vergogna (vedi lodo Alfano), l'accondiscendenza verso provvedimenti che, contrariamente a quanto promesso in campagna elettorale, vanno esattamente contro la tanto strombazzata questione sicurezza (a parte quella del premier), penso all'eterna discussione del ponte sullo stretto, penso agli immigrati clandestini, che sbarcavano prima e continuano a sbarcare adesso, penso ai rifiuti di Napoli mandati negli inceneritori del nord, penso alla recente "donazione" di 140 milioni di euro, ovviamente nostri, da parte di Berlusconi al comune di Catania in bancarotta (dov'era la Lega, alle fonti del Po con l'ampolla?). E potrei continuare.

E poi, a parte lo smacco odierno di Malpensa (sarà interessante sentire come giustificherà Bossi la cosa davanti al suo popolo, che aveva fatto della vicenda una vera e propria battaglia), anche nel recente periodo la questione federalismo è sempre passata in secondo piano: prima il presidenzialismo, poi la giustizia e via di questo passo. Prendetela come impressione personale, ma mi pare che la Lega sia sempre stata usata come una sorta di stampella buona solo per tenere su il governo, per poi, una volta usata, essere mandata allegramente a quel paese.

Un patto, insomma, quello Berlusconi-Lega, in cui a incassare è stato finora solo il primo.

giovedì 8 gennaio 2009

La tragedia di Gaza svilita dalla politica

Non so se la guerra - già essa stessa un fatto che svilisce - possa essere a sua volta svilita dal fatto di essere politicamente collocata. Insomma, quello che voglio dire è che giornali e telegiornali stanno facendo in questi giorni, a mio avviso, un'opera di speculazione politica che sa di rivoltante.

In sostanza, chi guarda a destra addebita la resposabilità di tutto quello che sta succedendo ad Hamas, mentre chi si richiama a sinistra ritiene responsabile l'esercito israeliano e le sue incursioni nei territori.

Pensate di tutto questo cosa gliene può fregare ai civili - bambini compresi - che quotidianamente vengono uccisi dalle schegge di un razzo, di quelli che vengono sparati da lontano e che colpiscono nel mucchio in una perfetta strategia di equa distribuzione del terrore.

Canone senza pubblicità (in Francia)

Ieri, da bravo contribuente ligio al dovere (anche se con un lieve giramento di scatole), ho pagato il canone Rai. Un balzello che continuo a pagare più che altro per amore del quieto vivere (non mi va di avere rogne con l'agenzia delle entrate) e perché, comunque, l'apparecchio tv in casa ce l'abbiamo, anche se sono rimaste solo le mie figlie che ogni tanto lo utilizzano ancora.

L'eufemistico giramento di scatole (in realtà una vera e propria incavolatura) è stato determinato principalmente da due motivi:

  • è aumentato rispetto all'anno precedente (107,50 € contro 106,00).

  • è gravato da un'imposta ("commissione d'incasso", recita la ricevuta di pagamento) di 1,55 € perché l'ho pagato in tabaccheria, se lo pagavo alla posta era solo di un euro.
La questione dell'aumento era già nota da tempo e quindi non è che ci potessi fare granché (per chi se ne fosse dimenticato è tra l'altro aumentato anche il canone Telecom). In pratica o ci si dà un taglio, come è già usanza diffusa specialmente in alcune aree del paese, o ci si adegua e si paga. Certo, quando uno paga una tassa in genere riceve (o almeno dovrebbe) in cambio un servizio; nel caso del canone Rai non è ancora ben chiaro quale sia questo servizio, ma di questo ho già parlato diffusamente in passato.

E neppure vale la pena soffermarsi più di tanto sulla "commissione d'incasso" di cui parlavo prima, in pratica nient'altro che un costo accessorio applicato alla riscossione di una tassa. Una sorta di tassa sulla tassa, verrebbe da dire. Vabbè...

La cosa interessante, invece, mi pare sia la notizia apparsa in questi giorni sui media, guarda a caso proprio in concomitanza col periodo in cui qui da noi si paga l'amato obolo televisivo, e cioè che in Francia ha ufficialmente esordito la tv senza pubblicità. In pratica, l'emittente pubblica di stato - applicando una legge fortemente voluta da Sarkozy - sarà senza interruzioni pubblicitarie a partire dalla cosiddetta fascia prime time, cioè dalle 20 fino alle 6 del mattino.

I risultati - scontati - non si sono fatti attendere. In pratica, da adesso, in Francia la tv di stato (anche lì gravata dal canone) sarà senza pubblicità. Cosa dite, la Rai prenderà esempio?

mercoledì 7 gennaio 2009

Dimissioni senz'altro da segnalare

Non so quanti di voi seguono, e con quale attenzione, le vicende di Napoli, ma ieri è successa una cosa che merita di essere segnalata perché potrebbe essere inserita a pieno titolo nel Guinness dei Primati.

Voi sapete bene che in Italia è molto più probabile trovare un novantenne a spasso coi genitori piuttosto che qualcuno che si dimette da qualche incarico, in particolar modo se tale incarico ha a che fare con la pubblica amministrazione.

Bene. Ieri - segnatevelo - si è dimesso Luigi Nicolais (foto), segretario provinciale del Pd in Campania. Lo so, magari molti non ci vedranno niente di così strano (in fondo nell'allegra brigata sotto inchiesta a Napoli non è il primo caso), ma l'ex ministro si è dimesso - udite udite - pur non essendo minimamente sfiorato dall'inchiesta, pur non avendo a suo carico neppure la contestazione, chessò, di un divieto di sosta.

"È mancata una svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini", ha spiegato l'interessato riferendosi probabilmente al rimpasto messo in atto dalla Iervolino, rimpasto che secondo molti è solamente un "cambiare tutto per non cambiare niente" (come si evince chiaramente da quest'intervista rilasciata a Repubblica dallo stesso Nicolais).

Lo so, in fondo è poca cosa, ma fa comunque piacere constatare che nella generale corsa all'abbarbicamento sfrenato a qualsiasi poltrona, qualcuno abbia il coraggio di guardare un po' più in là.

martedì 6 gennaio 2009

Di Pietro raddoppia: un milione di firme verso la Cassazione

Mentre giornali e telegiornali continuano a menarcela con la neve (se qualcuno si fosse dimenticato siamo in gennaio) e il conflitto arabo-israeliano (il mondo è pieno di conflitti anche più gravi di questo dei quali non frega niente a nessuno), nell'indifferenza generale Antonio Di Pietro ha annunciato di aver raggiunto e superato il traguardo di 1.000.000 di firme raccolte per il referendum contro il lodo Alfano.

Un milione di firme messe insieme nel lasso di tempo che va dall'11 ottobre scorso a oggi e che domattina, racchiuse in scatoloni, saranno depositate presso la Corte Suprema di Cassazione di Roma per essere esaminate.

Il livello infimo a cui è giunta l'informazione nel nostro paese, fa sì che notizie come questa - assieme in genere a tutte quelle che indicano che un po' di gente che le cose le sa c'è ancora - vengano accuratamente nascoste o volutamente sottodimensionate. Non penso che ci sia ancora qualcuno tra i lettori di questo blog che non sa cos'è il lodo Alfano e a cosa è servito.

Al di là di tutto quello che ci hanno raccontato.

Buona Epifania!


(via macchianera)

In memoria dei giornalisti, da paladini di libertà a insultatori di blogger

Il salto (di qualità) deve essere stato terribile. Per carità, giornalisti degni di questo nome ce ne sono ancora: penso a Carlo Vulpio, "sollevato" dal suo incarico di corrispondente da Catanzaro per il Corriere della Sera per aver osato fare nomi e cognomi scomodi in un suo articolo; penso a Daniele Martinelli, che ha abbandonato ogni attività di giornalista "tradizionale" affidandosi totalmente al web per essere libero di raccontare le sue cose in piena libertà al riparo da pressioni di qualsiasi genere. E potrei proseguire.

Ecco perché, al loro cospetto, suscitano una sorta di ilarità mista a compassione quei giornalisti che non avendo di meglio da fare trovano il tempo di scrivere articoli come questo, pubblicato ieri da Il Giornale. Articoli che continuano a uscire con una certa frequenza e che ormai non (mi) fanno né caldo né freddo. Una volta me la prendevo, magari ci scrivevo anche qualcosa, ma poi ho capito che in fondo non ne vale la pena. Allo stesso modo in cui non meriterebbe una replica quello in oggetto, secondo me scritto col solo scopo di procurare al suo autore una sorta di masturbatoria autogratificazione nel leggere la reazione della blogosfera.

E allora accontentiamolo, facciamolo felice (così magari la smette), facciamogli vedere che ha ragione sui blogger. E a tal proposito suggerisco di esaminare qualche "chicca" contenuta nell'articolo per commentarla insieme.

E invece internet, e in particolare quegli orrori che si chiamano blog, sono tutto l’opposto. Un nervosismo di insulti svogliati, sfoghi di invidia o meschinità di cui si è felici.

Certo, in molti blog capita anche questo; il problema è che non capita solo nei blog, ma con altrettanta frequenza capita sulla carta stampata, quella frequentata da lorsignori giornalisti professionisti con tanto di iscrizione all'albo. La recente estenuante querelle tra Travaglio e Facci è solo un esempio, si potrebbero citare tanti altri casi, e a volte sarebbe sufficiente leggere certi prestigiosi editoriali da prima pagina per constatare come le caratteristiche attribuite dall'esimio giornalista alla categoria dei blog siano in realtà ben presenti in altri ambiti.

Essi [i blog, ndr] vengono vantati come luoghi d’espressione ideale e comunicazione: nessun elogio insomma gli è risparmiato. A me invece paiono luoghi di frustrazione e sciatteria, nei quali bisognerebbe io credo vergognarsi di scrivere, e certo non inorgoglirsi di averli creati. Invece c’è tutto un culturame e persino il senso comune a elogiarli, a vedere in essi una forma superiore di informazione e democrazia. Ma quelli che valgono qualcosa sono pochi siti a pagamento nei quali si limitano o si cooptano i partecipanti.

Eh già, noi poveri blogger frustrati e sciatti, che dovremmo anche vergognarci di scrivere nei nostri blog a pagamento. Che poi... a pagamento? A quale forma di pagamento si riferisce? No, perché io nella mia infinita ignoranza non riesco a capire: intende forse dire che i blogger sono pagati? E da chi? Boh, non si sa. E comunque non certo dai contributi statali di cui godono le testate come Il Giornale e altre.

Internet diseduca anzitutto perché solo una persona ch’è già molto colta è in grado di orientarsi nella sua infinità di voci, ma allora non ne ha bisogno.

Qui i blog non c'entrano direttamente, ci si sposta alla rete e questa ennesima perla rafforza ancora di più la mia convinzione che l'articolo sia sostanzialmente una sorta di riempitivo buttato lì per riempire una pagina. Per far cascare a pezzi questa gigantesca castroneria basterebbe anche solo citare Socrate - mi pare -, il quale diceva che "il vero sapiente è colui che sa di non sapere".

Io quindi sono a posto, Geminello Alvi non so.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...