martedì 7 gennaio 2020

Cuori in Atlantide

Ieri sera ho guardato Cuori in Atlantide, film con Anthony Hopkins tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King di parecchi anni fa. Quel romanzo lo lessi da giovane, e ricordo che mi piacque: un'ottima trama e mai noioso. Il film, invece, è di una noia mortale e lento all'inverosimile. Mia moglie si è addormentata dopo un quarto d'ora, io sono arrivato fino alla fine ma molto faticosamente. È che non imparo mai la lezione: mai guardare la trasposizione cinematografica di un romanzo che mi è piaciuto.

9 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Vero io ho visto il film, noiosissimo

Andrea Sacchini ha detto...

Amen.

Francesco ha detto...

non è una regola. ad esempio ho letto prima il nome della rosa e poi visto il film. ebbene, il film (parlo di quello con Sean Connery) non mi era dispiaciuto

Andrea Sacchini ha detto...

No, certo, non è una regola, ma per quanto mi riguarda, ho quasi sempre trovato i film più noiosi e più banali del romanzo a cui sono ispirati. Il nome della rosa non è dispiaciuto neppure a me, ma il libro, che ho letto parecchio tempo dopo, è tutta un'altra storia.

Marco Poli ha detto...

Non ho visto il film in questione, ho letto altri romanzi di King, ma conosco bene il sapore amaro di assistere a una trasposizione cinematografica deludente.
Insopportabile, ad esempio, mi è stata la visione de “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson. A parere mio, un carnevale di bassa qualità, alla faccia degli osanna di pubblico e critica.

Il film è solitamente una semplificazione del testo scritto, e solo la mano di un vero autore di cinema può dargli autonomia e riscatto.
Vedi Stanley Kubrick alle prese con lo stesso Stephen King, e Ridley Scott con Philip K. Dick.
Ma sono casi abbastanza rari.
Oltre la bravura registica o meno, il punto è che un buon lettore dotato di sufficiente immaginazione si fa il proprio film personale, quando legge le pagine del romanzo.
Ciò che viene proiettato sullo schermo gli sembrerà il più delle volte inadeguato.
Poco definito.
Dozzinale.

===

Andrea Sacchini ha detto...

Esatto. E ciò è vero soprattutto con King. In tutti i suoi romanzi, infatti, la descrizione dei personaggi è generalmente solo accennata, pochi tratti li descrivono. È una scelta precisa di King, come scrive egli stesso nell'autobiografico On writing, perché, dice, se io impiego una pagina intera per descrivere minuziosamente un personaggio tolgo al lettore la possibilità di immaginarlo e costruirlo da sé, e i personaggi è il lettore che deve costruirli, non lo scrittore.

Marco Poli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marco Poli ha detto...

Stephen King è un maestro.
Tanti suoi romanzi sono meccanismi narrativi perfetti, e gli si perdonano anche le prolissità ( dico “It”, che ho adorato quand'ero ragazzo ).
Ma sai, penso che in ogni caso anche una descrizione pignola del personaggio, se non estenuante tanto da far imprecare e mollare la lettura, venga metabolizzata dal lettore nel corso della lettura, nelle pagine successive. Distorta, personalizzata.

Quella che è più difficile da rappresentare sullo schermo ... è l'emozione di un attimo estrusa dall'anima del personaggio.
La vera carne ... esserne capaci, credo possa essere definito come un dono.
Anche la trama più cerebrale deve coagulare .

Jessica L. Smith ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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