domenica 4 ottobre 2026

Non disturbiamo i padri


Per la ministra Roccella, le cui visioni della donna e della maternità non si discostano granché da quelle di Vannacci - con l'aggravante che lei è una donna - ha dichiarato ieri che il "problema" dei figli e del periodo della maternità non deve riguardare i padri ma è una faccenda da donne. Non importa che i figli si facciano in due: i padri è meglio non disturbarli. La frase esatta, estrapolata da una intervista alla Stampa, è questa: "Non amo gli obblighi, specie quelli che entrano nelle relazioni: il congedo paritario è un obbligo innanzitutto per le persone. Dobbiamo far sì che la genitorialità non svantaggi né le aziende né le famiglie. Se resta uno svantaggio, suddividerlo non risolve il problema, semmai lo moltiplica."

Per la ministra, quindi, evidentemente impegnata a dare manforte a Meloni nella rincorsa a Vannacci, il congedo di paternità obbligatorio può tranquillamente continuare a essere limitato, come oggi, a soli 10 giorni per i padri a fronte dei 5 mesi per le madri, anche se il costo sociale e professionale del fare figli continuerà in questo modo a ricadere quasi interamente sulle donne (una donna su cinque in Italia è costretta ad abbandonare il lavoro dopo il parto), mantenendo e cristallizzando sine die il cosiddetto gender pay gap. D'altra parte perché concedere ai padri un diritto che consentirebbe loro di vivere appieno la paternità e di assumersi la giusta quota di lavoro di cura fin dai primi mesi di vita del bambino, come avviene in tutti i Paesi d'Europa? Qui siamo nella avanzata Italia, mica nella retrograda Europa!

Continueranno quindi a esistere inique differenze salariali tra uomini e donne e il lavoro di cura sarà ancora quasi totalmente appannaggio delle donne, bloccando la loro crescita professionale e l'occupazione, perché le neo-mamme continueranno a essere costrette a scegliere tra maternità e lavoro. Il tutto per volere di una signora che, ironicamente, è a capo di un ministero che si chiama delle Pari Opportunità.

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