La professoressa accoltellata da uno studente italiano e salvata da un altro studente originario del Congo, professoressa a cui va tutta la nostra solidarietà, dice di non vedere incoerenza tra il gesto del suo salvatore, che ha ringraziato, e le sue idee sulla remigrazione. Per come l'ha spiegata lei stessa nelle interviste dopo l'aggressione, per lei non c'è incongruenza perché tiene separati due livelli: quello personale (è grata al ragazzo congolese, dice che ha pieno diritto di vivere in Italia e che meriterebbe un riconoscimento) e quello politico (quando dice di essere per la remigrazione, intende una posizione di principio sulla gestione dell'immigrazione irregolare e non integrabile, non un giudizio su ogni singolo straniero presente in Italia).
A me, sinceramente, sembra una posizione piuttosto paracula. Se infatti si vede la remigrazione nell'accezione più estesa, cioè come progetto di rimpatrio anche di persone già integrate, con permesso, o addirittura di seconda generazione, allora il ragazzo che l'ha salvata rientrerebbe proprio tra le persone che dovrebbero partire, e quindi salvarle la vita e volerlo rimpatriare diventa giocoforza contraddittorio.
In ogni caso, quale che sia la posizione della professoressa (che nel suo profilo ha la foto di Almirante accompagnata dalla data della marcia su Roma), io vedo una incongruenza difficilmente sanabile nel fatto che una insegnante possa essere incline ad abbracciare certe idee. La cultura, in particolare quella umanistica, non dovrebbe rappresentare un argine naturale a queste derive?
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