venerdì 11 settembre 2026

Tutta la vita che resta


Questo è il romanzo di esordio di Roberta Recchia ed è stato un caso editoriale nel 2024. Mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato a tratti commovente e struggente. 

Siamo nella Roma degli anni '50, nella bottega di sor Ettore, dove Marisa e Stelvio si innamorano. Sembrano una di quelle coppie dei film in bianco e nero, tipo La dolce vita, di Fellini. Tutto questo fino a quando la loro vita non viene spezzata dopo che la figlia sedicenne Betta viene uccisa sul litorale laziale.

Mi è piacito come l'autrice racconta non solo il lutto ma il silenzio che viene dopo. Quell'affetto che sparisce, la vergogna, i pregiudizi di un'indagine che giudica la vittima perché "troppo esuberante", preludio del famoso e triste "un po' se l'è cercata" molto in voga ancora oggi. Notevole anche la figura di Miriam, la cugina timida che quella notte era lì con Betta e che porta da sola il peso di una violenza indicibile e di un segreto che si trasforma in un macigno.

È un romanzo doloroso e durissimo ma mai morboso. Si intravede una luce con l'entrata in scena di Leo. Non è solo un giallo, è una storia sulla forza dei legami, sulla cura e su cosa resta dopo uno strappo così grande. Molto bello.

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