Dopo le prime 200 pagine di Shantaram, il romanzo che ho iniziato ieri, mi sono chiesto: come fa un autore dal nome americaneggiante a conoscere in maniera così particolareggiata l'India e Bombay e a descriverle in modo così viscerale e partecipe? Ho approfondito un po' e ho scoperto che Roberts non è americano ma australiano (è nato a Melbourne) e la storia narrata nel libro è la sua, magari in certi punti un po' romanzata, ma è la sua storia.
Negli anni '70, in seguito a problemi personali, Roberts divenne dipendente dall'eroina e compì una serie di rapine a mano armata per finanziarsi. Catturato e condannato a 19 anni, nel 1980 tentò una clamorosa evasione di prigione in pieno giorno e fuggì dall'Australia. Usando un passaporto falso si rifugiò in India, dove visse per circa dieci anni. Lì non fece il semplice turista: si stabilì in uno slum (una baraccopoli) dove allestì una clinica medica improvvisata per i residenti poveri, imparò il marathi e l'hindi, ed entrò in contatto con la mafia locale lavorando come falsario e contrabbandiere.Dopo essere stato catturato in Germania nel 1990 e riestradato in Australia per finire di scontare la pena, iniziò a scrivere Shantaram in carcere. Le guardie carcerarie gli distrussero il manoscritto per ben due volte, ma lui lo riscrisse da capo ogni volta finché, nel 2003, riuscì a darlo alle stampe diventando un caso letterario. È un tomo poderoso (la versione cartacea è di quasi 1300 pagine), ma è splendido. Almeno finora.

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