"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 9 maggio 2026
Non si può
sabato 2 maggio 2026
Genitori e insegnanti
Ovviamente io non sono un esperto, ma ho avuto alcune letture su questi argomenti e, se c'è una cosa che ho capito, è che dal punto di vista pedagogico e psicologico l'affermazione di Valditara è parecchio problematica e in vistoso contrasto con quanto affermano molti esperti di scienza dell'educazione e psicologia dello sviluppo.
La pedagogia moderna distingue infatti nettamente tra la funzione genitoriale e quella docente. La famiglia, quindi il ruolo genitoriale, si fonda su un legame affettivo primario, biologico ed emotivo. È una relazione incondizionata: il genitore ama e accetta il figlio a prescindere dal suo rendimento o comportamento. La scuola, quindi il ruolo del docente, si fonda invece su una relazione oggettiva e istituzionale. Il docente valuta le competenze e il comportamento in base a criteri condivisi e ha il compito di traghettare il ragazzo verso la società, non verso il nucleo privato.
Sovrapporre i due ruoli rischia di generare confusione nel bambino o nell'adolescente. Ricordo che Umberto Galimberti scriveva spesso che il passaggio dalla famiglia alla scuola comporta la prima vera divaricazione affettiva del bambino. L'affettività, prima è esclusivamente "verticale" (la famiglia), poi diventa "orizzontale" (insegnanti e amici), e se questi due ruoli vengono confusi si rischia di generare nell'alunno sfiducia sia verso i genitori che verso gli insegnanti.
Ora, io mi chiedo come un ministro dell'Istruzione che si definisca tale possa non essere a conoscenza di questi concetti. Poi guardo il livello medio di competenza dei ministri di questo governo e tutto si spiega.
giovedì 26 marzo 2026
Tolleranza zero?
L'episodio di violenza nella scuola a Trescore Balneario (il bambino 13enne che ha accoltellato l'insegnante) ha riacceso il solito coro politico: inasprimento delle pene (Valditara), tolleranza zero (Salvini). Se i due ministri avessero letto anche solo un bignamino di sociologia saprebbero che inasprire pene e sanzioni non serve a niente. Mai. A meno che non si vogliano fare slogan elettorali. Il concetto base è che la pena non è un deterrente per chi non ha nulla da perdere. Chi pensa che un tredicenne, nel momento in cui pianifica un gesto folle e lo filma, si fermi a riflettere sul codice penale, vive fuori dalla realtà. La criminalità giovanile spesso nasce da un vuoto emotivo, da un disagio psichico o da un isolamento sociale che nessuna "pena esemplare" può colmare. Inasprire le leggi serve a placare l'opinione pubblica dopo la tragedia, ma si tratta di una finta risposta che non impedisce che accadrà di nuovo.
La tolleranza zero, un ritornello vuoto e stupido che Salvini ci propina da vent'anni, agisce sull'effetto, non sulla causa. Se un ragazzino arriva a scuola con un coltello e del materiale esplosivo a casa, il fallimento è avvenuto mesi, se non anni prima. È fallita la famiglia, è fallita la capacità della scuola di intercettare il disagio, è fallita la comunità. Abbiamo fallito tutti. Punire duramente dopo significa ammettere che non siamo stati in grado di educare prima.
Sull'educazione a monte Umberto Galimberti e altri si sgolano da decenni. Serve educazione all'emotività, serve insegnare ai ragazzi a gestire la rabbia, la frustrazione e l'uso dei social media, visto che il filmare l'attacco è un segno di distorsione profonda della realtà. Servono supporti alle famiglie. Invece di invocare il carcere per dei bambini (perché un 13enne è un bambino), dovremmo invocare più risorse per la scuola intesa come centro educativo e non come tribunale. La sicurezza vera non si costruisce con le sbarre, ma con i libri, l'ascolto e la presenza costante dello Stato nei luoghi dove i ragazzi crescono. Servono classi di 12-13 alunni in modo da poterli seguire anche emotivamente e sentimentalmente, non classi-pollaio di 30-32 studenti. Finché la politica risponderà alla violenza solo con altra violenza istituzionale, continueremo a rincorrere le tragedie invece di evitarle.
domenica 18 gennaio 2026
Le due reazioni
Ogni volta che accadono fatti di cronaca gravi come l'accoltellamento in classe a La Spezia, generalmente emergono due tipi distinti di reazione: l'annuncio di provvedimenti e i tentativi di fornire spiegazioni. I provvedimenti sono annunciati dai politici, le spiegazioni sono fornite dagli esperti (notare che raramente le due categorie coincidono). Nel caso specifico i provvedimenti sono stati annunciati subito dal sempre solerte Valditara: metal detector agli ingressi delle scuole e stretta sul porto di coltelli prevista nel nuovo decreto sicurezza in arrivo: l'inutile approccio repressivo tipico dei governi di destra, che per usare una metafora è il classico chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati.
Gli esperti, invece, spiegano (o tentano di farlo) i motivi che si celano dietro a questi episodi di violenza, motivi che generalmente affondano le radici in vaste carenze educative. Tra queste spiegazioni mi è piaciuta molto quella di Dario Ianes pubblicata stamattina sul Resto del Carlino. La riporto integralmente perché l'ho trovata molto interessante. Chi conosce Galimberti, Crepet, Andreoli e altri e ha letto qualcosa di loro non vi troverà niente di nuovo.
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Ho visto anche i professori piangere, azzardo un modesto consiglio. Lasciate perdere i decreti sicurezza. Se non è un coltello sarà un mestolo, una chiave inglese. Invece rivoluzioniamo le scuole. Negli istituti più a rischio mettiamo gli insegnanti più bravi, paghiamoli il doppio. Anzi già che ci siamo rimescoliamo tutto, distribuiamo le differenze. In ogni classe i casi difficili non possono superare l’8 per cento. Nel biennio delle superiori nessuna separazione, percorso uguale per tutti: figlio di marocchini e figlio di notai insieme, a imparare la stessa lingua del rispetto. Questa potrebbe essere la scuola inclusiva con meno probabilità di morire accoltellati, chissà.
Ma il vento soffia da un’altra parte: piazzamento sociale, selezione sfrenata. Dario Ianes, psicologo dell’educazione e condirettore del Centro Studi Erickson, insegna all’Università di Bolzano pedagogia e didattica speciale. Se un ragazzo muore ammazzato si dispera, ma è fra i pochi a non dare la colpa ai social, ai cellulari, alle famiglie.
A chi allora?
Al serbatoio di rabbia e solitudine in cui galleggiamo tutti. I social sono un sintomo, non la causa. Se vogliamo vietare i cellulari facciamolo, ma dai tre ai novant’anni. E i poveri genitori lasciamoli stare, sono più disperati dei figli, più fragili e spaventati. In queste condizioni un adulto non sa fare l’adulto.
Suggerisce al ministro di lasciare perdere il metal detector?
Chi è arrabbiato e non ha un coltello trova sempre il modo di fare danni. Le scuole tecniche e professionali sono fondate su un errore clamoroso, raggruppare una percentuale altissima di ragazzi con varie forme di disagio. Questo le rende incubatori formidabili di frustrazione dove la ribellione non è generazionale e contro il potere costituito, ma si scatena sui compagni con le conseguenze che sappiamo. Punire non serve, occorre fare prevenzione sulle relazioni per capire che la rabbia può essere trasformata.
Come si trasforma la rabbia?
Con l’aiuto di un adulto che fa l’adulto. Una presenza empatica e autorevole che sappia dare nome alle emozioni.
Ne vede in giro?
Pochissimi. Siamo persi nei nostri guai, disinteressati alle nuove generazioni che inondiamo di cose per attenuare il senso di colpa. L’eclissi di madri e padri però ha un alibi. La mia famiglia era monoreddito ma due figli hanno potuto studiare in tranquillità e come massimo rischio si sbucciavano le ginocchia sotto il radar di mamma. Oggi una famiglia con un solo stipendio è nella fascia della povertà, nessuno ha il tempo e il coraggio di occuparsi del disagio di un bambino.
Così a casa, così a scuola.
Una professoressa di liceo mi ha confessato di avere visto piangere una ragazzina in corridoio e di essere scappata. Ha detto: ho avuto paura, non ce la faccio a caricarmi addosso anche i suoi problemi. È tragico, ma nel nostro sistema formativo la secondaria di secondo grado contiene bombe di violenza pronte a esplodere come nelle banlieue parigine di qualche anno fa.
L’adulto che oggi arranca è il bambino che mezzo secolo fa si sedeva a tavola e parlava con i genitori. Poi che cosa è successo?
Ha attraversato decenni di progressiva distruzione del senso di collettività e solidarietà. Strapazzato dalla competizione, dalla paura di non farcela. Non ha niente da dire al figlio perché è preoccupato per il lavoro e per il mutuo. Così il grande e il piccolo cercano l’anestesia dentro lo schermo di un cellulare: sempre più potente e ipnotico, però tutto sommato incolpevole. Qualche sera fa al ristorante una coppia di genitori lo ha barattato con un tappo di bottiglia. Si sono messi a giocare per la gioia del figlio di quattro anni e alla fine erano stremati ma ridevano tutti, anche quelli degli altri tavoli.
domenica 14 dicembre 2025
Nuovi nemici
A leggere i giornali sembra che in questi gioiosi tempi natalizi un nuovo temibile nemico incomba sulla scuola italiana, mettendo a repentaglio l'integrità psico-fisica degli studenti che la frequentano. Il nuovo nemico della scuola e dei poveri pargoli che la frequentano si chiama Francesca Albanese, la quale, da qualche tempo, si diletterebbe a traviare i poveri e indifesi studenti a suon di conferenze in vari istituti. Negli ultimi tempi la pericolosa traviatrice di candide anime sarebbe stata avvistata in alcuni istituti toscani, per poi spostarsi alla chetichella, cercando di non farsi beccare, in altri istituti ubicati nelle prospere lande emiliano-romagnole. Scrive, allarmato, il Resto del Carlino: "Più passano i giorni e più aumenta il numero delle scuole di cui si viene a conoscenza aver ospitato videoconferenze di Francesca Albanese". Terribile!
Da più parti e in vari modi ci si adopera alacremente per cercare di neutralizzare il nuovo nemico, palesatosi sotto le mentite spoglie di una innocua relatrice ONU sulla questione palestinese. Gravissimo il caso dell'ISS Mattei di San Lazzaro, nel bolognese. Qui una improvvida professoressa di italiano e storia avrebbe partecipato, assieme ai ragazzi di una quinta (una quinta liceo, ossia poveri giovinetti non ancora in grado di pensare e ragionare autonomamente), a una videoconferenza col nemico senza avere preventivamente avvisato né i genitori né le alte gerarchie scolastiche. Terribile!
Oltre ai genitori, si è mosso ovviamente il sempre solerte ministro Valditara, evidentemente a corto di faccende più urgenti di cui occuparsi (come è noto, la scuola italiana non ha problemi più urgenti da risolvere), inviando frotte di ispettori a destra e a manca per cercare di contrastare il nuovo nemico della scuola italiana: una studiosa che prova a smuovere e sensibilizzare le coscienze riguardo a ciò che succede a Gaza (e che continua a succedere nonostante non ne parli più nessuno).
Terribile!
domenica 13 luglio 2025
I giovani stiano zitti
lunedì 25 novembre 2024
La giornata mondiale contro la violenza sulle donne vista da loro
Oggi, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, i due maggiori esponenti di governo approfittano come al solito per tirare acqua al loro misero mulino, Meloni indicando nell'immigrazione la causa delle violenze sessuali, sulla scia del Valditara pensiero di qualche giorno fa; Salvini stilando su twitter un elenco di nomi di chi nel corso di quest'anno si è reso responsabile di femminicidi. Da notare che se l'autore della violenza è straniero o di origini straniere, questo viene bene evidenziato; se l'autore è nostrano, nessun cenno.
Un elenco a uso e consumo dei tanti analfabeti funzionali che popolano le italiche terre.
martedì 7 maggio 2024
Valditara e i dinosauri
martedì 19 marzo 2024
La scuola e il Ramadan
martedì 6 febbraio 2024
Valditara e le "punizioni"
lunedì 6 marzo 2023
Toh, chi l'avrebbe detto?
Il prode ministro Valditara (ricordate?) elogia - ha fatto benissimo, intendiamoci - il preside del liceo Carducci di Milano che ha condannato lo striscione in cui erano raffigurati lo stesso ministro e Giorgia Meloni a testa in giù. Sarebbe stata cosa buona e giusta che avesse elogiato anche la preside del liceo Michelangiolo, ma allora non sarebbe stato Valditara.
giovedì 23 febbraio 2023
Il quadro della situazione
Il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Valditara, che in cinque giorni è riuscito a non dire una parola sull'aggressione e il pestaggio fascista ai danni di due studenti di un liceo fiorentino, ci ha invece messo poche ore a "redarguire" la dirigente scolastica dell'istituto in questione, la quale ha osato divulgare una circolare agli studenti in cui spiega le analogie tra l'episodio e la storia di come ha mosso i primi passi il fascismo. La reprimenda alla dirigente contiene anche, giusto per non fare dimenticare il clima entro cui ci si muove, una neppure troppo velata intimidazione confezionata con queste parole: "Se questo atteggiamento dovesse persistere, valuterò se sarà necessario prendere misure."
In attesa di vedere se il solerte (a giorni alterni) ministro darà seguito a quanto promesso, c'è da segnalare un'uscita di un altro ministro di questo fantastico esecutivo, e cioè Matteo Piantendosi, Interni, il quale, per nascondere il fallimento della limitazione degli sbarchi, con la promessa dei quali la signora Meloni ha vinto le elezioni, si è inventato gli "sbarchi scongiurati". In sostanza sì, col nostro governo gli sbarchi sono quadruplicati, è il fulcro del ragionamento, ma volete mettere con quelli che abbiamo evitato?
Si tratta di un inedito sofisma che in sostanza amplia ed eleva a nuove vette di ilarità le prese per i fondelli che Salvini propalava ai suoi elettori. Qui siamo oltre.
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