Nel 2001 uscì Amore nel pomeriggio, quattordicesimo album in studio di Francesco De Gregori. Tra le tracce ce n'è una che si chiama Il cuoco di Salò. Questa struggente ballata racconta la fine della Repubblica Sociale Italiana (Salò, appunto) vista da chi stava dalla "parte sbagliata", anche se era un semplice spettatore.
Il protagonista del racconto di De Gregori è un cuoco che lavora per i gerarchi di Salò. Non è un soldato, non è un ideologo; è un uomo che "pela le patate" mentre fuori il mondo crolla. De Gregori usa questa figura per parlare della zona grigia della storia, e in fondo, indirettamente, anche per parlare di tutte le zone grigie della storia. La canzone descrive il clima di disfacimento di quei giorni del 1945. Il cuoco osserva i "giovani soldati" che vanno a morire per una causa ormai persa, mentre lui, con il suo grembiule, resta ai margini del conflitto armato ma immerso nel suo destino.
È una riflessione sulla responsabilità individuale e sul peso di trovarsi, per caso o per scelta, nel posto sbagliato al momento sbagliato. De Gregori ci dice - lo ammetterà lui stesso in varie interviste successive all'uscita del disco - che anche in mezzo alla polvere della sconfitta c'è un'umanità (quella del cuoco che "mangia un po' di formaggio") che sopravvive ai grandi eventi.
Quel disco suscitò aspre polemiche perché i meno attenti e i più frettolosi, che poi alla fine sono sempre la maggior parte di noi, lessero in quel brano una sorta di indulgenza verso i repubblichini. Imperdonabile, per un cantautore nell'immaginario collettivo sempre considerato di sinistra. De Gregori, invece, ha spiegato che la sua non è un'operazione di revisionismo politico, ma di umanità. In diverse occasioni ha dichiarato che, pur sapendo bene quale fosse la "parte giusta" (quella della Resistenza), gli interessava raccontare la "pietas" verso gli sconfitti e verso chi, come il cuoco o i "quindicenni sbranati dalla primavera", si era trovato nel posto sbagliato senza avere i mezzi per scegliere diversamente.
Lui stesso ha ribadito spesso: "La parte giusta era sicuramente quella della Resistenza", ma ha aggiunto che la Storia è fatta anche di persone reali, con le loro paure e le loro miserie quotidiane. De Gregori ha voluto eleggere la figura del cuoco a simbolo di chi non fa la Storia ma la subisce, cercando di sopravvivere al naufragio, e le ridicole accuse di revisionismo da parte di chi non capisce la profondità e la complessità degli avvenimenti, sono lo specchio della frettolosa società di oggi.
Buon 25 aprile a chi passerà di qui.
Ciao buon 25 aprile, come quasi sempre ti commento con un film "l'ultima volta che siamo stati bembini".
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