domenica 13 marzo 2011

Ferrara, per piacere, lascia stare Falcone

Come avevo già scritto, l'accostamento tra Ferrara e Biagi è facile che mi provochi qualche senso di vertigine. Stamattina, sul Giornale - e dove se no? -, il Giulianone nazionale torna alla carica con un editoriale dal titolo "Tre motivi semplici semplici per riformare la giustizia". Vi risparmio un'analisi del contenuto - se siete forti di stomaco potete leggerlo da soli e trarre le vostre conseguenze -, ma c'è un punto che non è possibile lasciare correre: c'è un limite anche alle balle.

Riguarda uno dei punti, della cosiddetta riforma "epocale", che Berlusconi preferisce e di cui si parla ormai da tempo immemorabile: la separazione delle carriere tra PM e giudici. Il ritornello che ci sentiamo ripetere dai galoppini governativi è sostanzialmente sempre quello: se il giudice facesse solo il giudice e il PM solo il PM la giustizia ne gioverebbe e i diritti dei cittadini sarebbero più tutelati. Naturalmente sono tutte balle: la separazione delle carriere è una bella e altisonante dicitura che in realtà nasconde al suo interno solamente il vecchio sogno dei politici di ogni tempo di mettere le azioni della magistratura sotto il controllo del governo. Vantaggi per i cittadini: zero.

Il problema non è questo. Il problema è che spesso per avallare e dare credito a questa pseudo riforma, si usa dire che anche magistrati di notevole spessore e fama, in passato, hanno strizzato l'occhio a questo progetto. Uno di questi sarebbe Giovanni Falcone. Scrive Ferrara:


A parte il fatto che non si capisce cosa ci sia di liberale in una riforma in cui la priorità delle indagini la deciderà il governo, non è ben chiaro dove siano i fautori di questa riforma che "non si contano". Forse tra i politici se ne potrebbero trovare molti; più difficile tra i magistrati e tra coloro che di giustizia ci capiscono qualcosa. Ma è sentire nominare Giovanni Falcone da Ferrara che mi fa fare il salto di qualità dalle vertigini ai conati di vomito. Vi immaginate i solerti lettori del Giornale? "Cavolo, lo dice Falcone, deve essere per forza una cosa buona e giusta".

E' vero, Falcone ha parlato di questa cosa, ma in termini un pelino diversi da quelli che si intendono oggi e da quelli che intende Ferrara (il quale si guarda bene dal dirlo nei termini giusti ai lettori). Come stanno le cose, allora? Lo spiegò molto bene a suo tempo Giancarlo Caselli, in risposta a Berlusconi (un altro che il nome di Falcone non dovrebbe neppure sussurrarlo). Vi riporto qui di seguito alcuni stralci dell'articolo di Caselli, la versione integrale è qui.

Far parlare i morti è operazione scorretta e nessuno può dire quale sarebbe oggi il pensiero di Falcone. Tanto più se si usa una formula (”separazione dell’ordine degli avvocati dell’accusa dall’ordine dei magistrati”) che Falcone non ha mai usato. Ma il merito della questione riguarda la separazione delle carriere. Effettivamente alcuni scritti di Falcone sul finire degli anni Ottanta sembrano ad essa decisamente favorevoli. Ma sono scritti che vanno ”storicizzati”.
[...]
Ma far parlare i morti - ripeto - è scorretto. Limitiamoci allora a rilevare che Falcone scriveva ben prima che la storia del nostro Paese subisse una radicale curvatura. Prima che Tangentopoli svelasse una corruzione sistemica. Prima che Mafiopoli (grazie anche al radicale mutamento di clima che proprio le stragi del `92 favorirono) provasse anche a livello giudiziario collusioni fra mafia e politica di gravità inaudita.
Prima che si scatenasse contro i magistrati onesti aggressioni senza tregua. Prima delle ricorrenti campagne volte ad ottenere (in un Paese dove il sistema giudiziario è sfasciato) non più, ma meno giustizia, tutte le volte che il controllo di legalità voglia occuparsi anche di certi interessi.
[...]
...separazione delle carriere inevitabilmente significa che la politica, in modo o nell’altro, può dare ordini, direttive o indicazioni ai pm. In altri Paesi, di democrazia consolidata, ciò avviene senza drammi. Perché la politica rispetta la giurisdizione e sa bonificare se stessa quando necessario. Ma da noi la situazione è diversa: corruzione, collusioni, mala-sanità, mala-amministrazione e via elencando ci affliggono ancora pesantemente, mentre si è trasversalmente diffusa la tendenza di certa politica ad autoassolversi pregiudizialmente, accusando di complotto o politicizzazione la magistratura ogni volta che - facendo il suo dovere - debba occuparsi di politici o amministratori pubblici.

Giuliano Ferrara, forse potrai prendere per i fondelli i lettori del Giornale (ormai ci avranno fatto il callo), ma non certo chi non ha il prosciutto davanti agli occhi. E lascia stare Falcone, per piacere.

"La politica farebbe meglio a stare zitta" (sul nucleare)

“Le centrali nucleari giapponesi – spiega Tozzi – sono state costruite per sopportare un terremoto di 8,5 gradi della scala Richter. Poi cos’è successo? E’ arrivato un sisma di 8,9 e le strutture non hanno retto”. Le centrali italiane saranno costruite per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma, come sostiene Tozzi, “chi ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più potente?”. Nessuno, appunto. Perché i terremoti sono fenomeni che non si possono prevedere. Inoltre il disastro giapponese è avvenuto nel paese tecnologicamente più avanzato del mondo. A Tokio infatti è radicata una seria cultura del rischio che è frutto di una profonda conoscenza di questi fenomeni. “Con quale faccia di tolla i vari Cicchitto ci vengono a vendere l’idea che in Italia, in caso di terremoto, le cose possano andare meglio che in Giappone? Il terremoto dell’Aquila se si fosse verificato in Giappone non avrebbe provocato neanche la caduta di un cornicione. Da noi ha causato 300 morti. Chi può credere alle farneticazioni sulla sicurezza del nucleare italiano?”, chiede sarcasticamente Tozzi. E’ vero che l’incidente nucleare è più raro, ma è altrettanto vero che è mille volte più pericoloso. E il caso giapponese, secondo Tozzi, è da manuale: “Se a una centrale gli si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica. Forse è questa la prova del nove di cui parla Giannino”.

La differenza tra uno scienziato e un politico è che lo scienziato sa di cosa sta parlando, e parla esclusivamente in base alla sua conoscenza. Il politico, invece, spesso è un ignorante su determinate questioni e parla solo per interesse suo o di una lobby a cui ha promesso qualcosa. Lo sputtanamento di un politico da parte di uno scienziato è sempre uno spettacolo che mette una triste allegria (specialmente quando, non avendo più argomenti, arriva a cose tipo "ti spacco la faccia").

sabato 12 marzo 2011

Il quartier generale racconta/53


Ieri Marco Travaglio ha pubblicato sul Fatto un editoriale piuttosto critico nel confronti di Giuliano Ferrara, in procinto di partire coi suoi 5 minuti quotidiani in coda al Tg1 (lo spazio occupato a suo tempo dal compianto Enzo Biagi).

Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, non ha gradito e ha deliziato stamattina i fedeli lettori del prestigioso quotidiano con un editoriale dal titolo più che eloquente: "La vera storia di Travaglio, prof di giornalismo". Cosa contiene questo articolo? Sostanzialmente si tratta di una cronistoria dei vari procedimenti, prevalentemente civili, in cui è stato coinvolto il giornalista a partire dall'anno 2000 fino ai giorni nostri.

C'è da precisare, ovviamente, che Sallusti pubblica solo quelli in cui a Travaglio è andata male, a volte anche solo a causa di banali errori di omonimia, ma non fa alcun accenno ai casi in cui Travaglio è stato assolto. Strano, vero? Se si fa la cronistoria giudiziaria di un giornalista, dovrebbero essere riportate sia le cause perse che quelle vinte. Ai lettori del Giornale, evidentemente, meglio far sapere solo le prime. Quelli che invece vogliono sapere le cose come stanno realmente possono dare un'occhiata alla Wikipedia.

E' abbastanza curioso (si fa per dire) anche il fatto che Sallusti eviti accuratamente di menzionare che nessuno dei procedimenti contro Travaglio si è tramutato in condanna definitiva. Strano, no? Quelli del Giornale, ispirati dai vari tromboni di governo, ci hanno abituato da anni alla tiritera "nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva" quando si tratta di politici, e poi questa cosa non vale più se si parla di un giornalista avversario? Misteri del Giornale.

Ma, a parte la lista delle "nefandezze" fatte dal Travaglio, l'articolo contiene alcune perle che sarebbe un peccato non segnalare. "Travaglio ha sentenziato che Ferrara non è un giornalista. La prova? Il Foglio vende molto meno del suo Fatto". In realtà Travaglio non ha affatto detto questo; ha solo evidenziato che chi viene pagato dal presidente del Consiglio non può scrivere del presidente del Consiglio. Così come chi possiede televisioni non può (in teoria) legiferare in materia di televisioni. Si chiama conflitto di interessi. Può scrivere in maniera oggettiva di un personaggio un giornalista pagato dal personaggio stesso?

Naturalmente Sallusti ha capito benissimo, ma è meglio evitare che capiscano anche i lettori.

Altra perla: "Quando Indro ebbe la sciagurata idea di mollare la sua creatura per fondare La Voce, Travaglio lo seguì, 'uno dei tanti, nulla di più', ricordano oggi i compagni di avventura rimasti". Già, quelli rimasti. Quelli come Montanelli, che invece purtroppo non ci sono più, stranamente se lo ricordavano un po' meglio.

Sciacalli nucleari

Chicco Testa, ex presidente di Legambiente, convertito sulla via di Damasco al nucleare, ha dichiarato ieri che le centrali nucleari nipponiche hanno "tenuto botta", e "chi trae spunto da questa tragedia per fare polemica sul nucleare è uno sciacallo".

Ora, non è questione di fare polemiche più o meno impregnate di sciacallaggio, è questione di prendere atto di alcune cose. In primo luogo è vero, le centrali nucleari giapponesi hanno "tenuto botta", come dice Testa, nel senso che non sono crollate. La cosa mi pare fosse ampiamente prevedibile. Penso che sia abbastanza normale, specialmente in un paese come il Giappone, che le centrali siano state costruite in modo da reggere a terremoti come questo.

Vorrei far notare, però, che il sisma non è stato da questo punto di vista completamente privo di conseguenze.

Un'esplosione si è verificata nella centrale nucleare giapponese di Fukushima. Uno dei quattro edifici che compongono la centrale è stato distrutto. Lo riferisce l'emittente giapponese Nhk.

Già in precedenza, all'esterno della centrale erano state rilevate tracce di cesio radioattivo considerate un indicatore di una fusione. Le autorità avevano ordinato l'evacuazione della zona entro un raggio di dieci chilometri dalla centrale, nota anche come Fukushima Daiichi. Le autorità prevedevano di far rilasciare all'esterno vapore radioattivo per ridurre la pressione sul reattore e prevenire un disastro. Il terremoto di ieri, seguito da uno tsunami, ha danneggiato l'alimentazione della centrale bloccando il funzionamento del dispositivo di raffreddamento.

Il terremoto ha bloccato il sistema di raffreddamento anche in una seconda centrale nucleare a Fukushima. E anche in questo caso, le autorità hanno ordinato l'evacuazione della popolazione entro un raggio di tre chilometri dall'impianto, noto come Fukushima 2 o Fukushima Daini.

Il primo ministro giapponese Naoto Kan ha perlustrato in elicottero l'area. Le autorità nucleari nipponiche hanno informato l'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) di aver dichiarato una situazione di emergenza all'impianto di Fukushima Daiichi e di aver diramato un'allerta per l'impianto di Fukushima Daini.

Certo, anche nel nostro paese, notoriamente ad elevatissimo rischio sismico, le ipotetiche centrali di cui parla il governo da un po' di tempo sarebbero costruite seguendo rigorosi criteri antisismici, ma non penso che tutti siano disposti a prendere come tranquillizzante questa rassicurazione. Né penso sia giusto bollare come sciacallo chi si permette di farlo notare.

venerdì 11 marzo 2011

La pretesa



Se lasciamo da parte un attimo la questione della "pretesa" (in genere un imputato "spera" di essere assolto, non "pretende", vabbè...), a un certo punto il tipo che inspiegabilmente ci governa dice di essere stato assolto 24 volte. E se lo giocassimo al lotto? Qui Gilioli e qui la Wikipedia.

Questione di spessore?


Libero, questa mattina, cerca in qualche modo di giustificare il compenso giornaliero (3.200 €) che percepirà il Giulianone nazionale per la sua trasmissione che da lunedì sarà in coda al Tg1. Non entro nel merito delle cifre e dei paragoni tra questo e quello, non mi interessa. E' solo che vedere accostati i nomi di Biagi e Ferrara mi ha provocato un non so che di vertigine.

Cosa ci giochiamo?


Non trovate che certe dichiarazioni si commentino da sole?

30.000 volte L'Aquila


E' sempre difficile capire esattamente la portata di un disastro come quello che ha colpito il Giappone. Enzo Boschi ce ne dà un'idea in questa intervista rilasciata al Corriere.

(fonte immagine: lastampa.it)

giovedì 10 marzo 2011

Rinnovabili: "faremo presto"


Sì, non c'è fretta. In fondo si tratta solo del destino di 100.000 famiglie. Curiosa la dichiarazione del cavaliere in proposito: "Il 'boom' del settore fotovoltaico determina sulle bollette dei cittadini un aggravio che era necessario calmierare". Un aggravio? Cioè, non ho capito, uno installa sul suo tetto un impianto fotovoltaico e tutto ciò determina un aggravio sulle bollette? Probabilmente ho capito male io, come al solito.

Però penso che tutti quelli che aspettano risposte dal governo sulle modalità del ripristino degli incentivi sulle rinnovabili, possono stare tranquilli. "Entro poche settimane il governo stabilirà il nuovo quadro di incentivi che consentirà alle aziende del settore la programmazione di investimenti", ha detto lui. Capito? Poche settimane. Viene in mente quando Scajola si dimise in seguito alla vicenda della casa pagata da qualcuno a sua insaputa. Berlusconi assicurò la nomina del successore al ministero dello sviluppo economico in capo a pochi giorni. Arrivò Paolo Romani dopo 5 mesi.

Vabbè, in fondo non è che si può pretendere più di tanto da un governo che ha fatto del nucleare la sua bandiera.

La privacy (degli altri)

Ieri, però, Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti ha pubblicato, senza pensarci due volte, stralci di mail – peraltro estrapolati da una discussione ben più complessa ed articolata di quanto non sia stata raccontata – scambiate tra magistrati nell’ambito di una mailing list ad accesso limitato e riservato. Il Giornale di Sallusti, peraltro – in modo quasi del tutto incomprensibile e, certamente, ingiustificato – ha ritenuto di sbattere sulle proprie pagine addirittura gli indirizzi mail privati dei magistrati partecipanti alla discussione, rendendoli così, evidentemente, contattabili da milioni di persone e potenziali destinatari di ogni genere di comunicazione minatoria da parte delle centinaia di migliaia di persone con le quali, quotidianamente, si scontrano e confrontano nell’esercizio del loro dovere.

Guido Scorza fa notare l'incongruenza di chi, ad esempio il Giornale, strilla un giorno sì e l'altro pure in difesa della privacy (sempre utile per avallare la porcata sulle intercettazioni) e poi pubblica mail private con tanto di indirizzo.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...