giovedì 17 febbraio 2022

Due concezioni del dolore

A pensarci, è perfettamente legittimo che i cattolici siano contrari all'eutanasia, è perfettamente coerente col loro credo. In primo luogo perché l'eutanasia cozza contro l'assunto dottrinale che la nostra vita non è nella nostra disponibilità e quindi non siamo noi quelli titolati a deciderne le sorti; in secondo luogo perché l'eutanasia è sinonimo di emancipazione dal dolore e dalla sofferenza, e il dolore e la sofferenza per il cristianesimo sono valori positivi, da celebrare, perché rappresentano una forma di espiazione del peccato e una caparra per l'eternità. 

Rimane la solita domanda, che fa capolino ogni volta che si parla di questi argomenti: perché i cattolici sono contrari a una legge che non obbligherebbe nessuno a ricorrere all'eutanasia (quindi chi desiderasse, in virtù del proprio credo, soffrire potrebbe continuare a farlo senza problemi) ma consentirebbe di farvi ricorso solo a chi lo desidera?

 

4 commenti:

Gas75 ha detto...

Ci sono abbastanza dolori per i quali non esiste eutanasia né cura, quelli dell'anima. Almeno per la sofferenza fisica la Chiesa potrebbe dimostrarsi non dico accondiscendente ma pietosa e caritatevole. E la carità, insegna la Chiesa stessa, è un talento per chi la possiede. Touché.

Andrea Sacchini ha detto...

Più che altro potrebbe dimostrarsi più coerente. La tecnologia medica va benissimo quando si tratta di tenere in vita uno che non ne può più ed è invece da stigmatizzare per la fecondazione assistita e simili. Anche se in fonda una qualche coerenza c'è.

Franco Battaglia ha detto...

Mi viene in mente il non fornire comunque assist, di nessun genere.

Andrea Sacchini ha detto...

In che senso?

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