giovedì 10 febbraio 2022

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6 commenti:

  1. Non so, ogni volta che qualcuno giustifica (o spiega, o relativizza...) qualcosa con un "e però loro..." mi si arricciano i capelli sulla nuca.
    I massacri compiuti di partigiani perchè i fascisti prima di loro, quelli dei titini perchè gli italiani prima di loro... è come condannare a morte un assassino: vendetta, mica giustizia.
    Se l'umanità è questa roba qua, ne abbiamo di strada da fare

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    1. Personalmente, non vedo alcun tentativo di giustificare alcunché. Barbero ha solo inserito in un contesto storico più ampio un singolo, tragico evento che viene ogni anno pretestuosamente utilizzato per mera propaganda politica. Tutto qua.
      Non vedo tentativi di giustificazione, vedo tentativi di spiegare come stanno le cose, pur nella loro complessità. Ma magari è un limite mio.

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    2. Ha relativizzato.
      Morivano in tutto il mondo, dice. E invece no: sono andati avanti ben oltre la fine della guerra mondiale. Non ha niente a che vedere coi campi di sterminio nazzisti. E perché poi? Nei campi sono stati sterminati ebrei, zingari, omosessuali, comunisti in quanto ebrei, zingari, omosessuali e comunisti. Nelle foibe gli italiani in quanto italiani.
      Si volevano riprendere le loro terre e per far questo volevano mandar via gli italiani. Ci sta, più che comprensibile. Ma un assassinio è un assassinio. Anche in tempo di guerra.
      Quanto alla giornata del ricordo, siamo davvero messi male se possiamo piangere solo certi morti. Quante morti frutto di ignominiose vendette personali sono state nascoste (l'omerta non è esclusiva mafiosa, a quanto pare) nell'immediato dopoguerra in zone d'Italia che tu conosci senz'altro meglio di me? Relativizzate anche quelle.
      Mio padre ha assistito a un agguato "partigiano" ai danni del figlio di un ex-fascista. Era il 1952 e la vittima aveva 17 anni. Relativizzata anche quella.
      Quanto a eventi pretestuosamemte utilizzati per mera propaganda politica, continuando a relativizzare, non si è forse appropriata la sinistra italiana della resistenza partigiana?
      È un discorso complesso, e difficilissimo da affrontare serenamente.

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  2. Ma dove sta scritto che possiamo piangere solo certi morti? Barbero su questo è stato chiarissimo, dicendo che non esistono i buoni da una parte e i cattivi da un'altra come nei film americani. In ogni fazione ci sono buoni e cattivi, ammesso che si voglia avallare questa semplificazione.

    Io mi riconosco a sinistra, credo che la Resistenza sia stata un valore e sono contento che un paese come l'Italia l'abbia avuta e abbia potuto giovarsi del suo contributo per liberarsi dai nazifascisti. Detto questo, credo allo stesso tempo di avere un sufficiente livello di conoscenza storica (Il sangue dei vinti di Pansa l'ho letto anch'io, per intenderci) per sapere che anche tra le file della Resistenza c'erano delinquenti e che anche appartenenti alla Resistenza hanno commesso atti che definire poco commendevoli è un eufemismo. E questa cosa è naturale che mi addolori.

    Chiarito questo, però, nulla mi potrà distogliere dall'idea che i partigiani erano dalla parte giusta e, pur con tutti i loro errori, combattevano per una causa sacrosanta.

    Tornando a Barbero e alla giornata del ricordo, io, come ho già scritto, nel suo intervento non ci vedo nessun secondo fine oltre a quello di denunciare una strumentalizzazione politica di questa giornata da parte della destra e a collocare questa tragedia nel giusto contesto storico spiegando anche gli antefatti, come cioè si è arrivati a questa tragedia. Una strumentalizzazione che è palese e che è insita nel fatto stesso che sia stata istituita per "bilanciare" la giornata della memoria. Ciò non significa che chi ha perso i propri cari in quella tragedia non li debba piangere, allo stesso modo in cui chi ha perso i propri cari ad Auschwitz ha l'altrettanto sacrosanto diritto di piangerli.

    Non vedo nessuna relativizzazione nella lezione di Barbero, né tentativi più o meno reconditi di edulcorare o minimizzare quella tragedia. Vedo solo un tentativo di spiegare il contesto storico generale per comprenderla meglio.

    Poi, certo che il discorso è complesso. È complesso perché è inserito in una diatriba storica relativa ai nostri confini orientali che si protrae da secoli, e anche perché quando si affrontano certe tematiche entra in gioco l'ideologia, la quale è parte integrante della nostra identità. E solo se si riesce a lasciare tutto questo da parte è possibile analizzare la questione per quello che è realmente.

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  3. Negli Archivi di Stato c'è posto per tutti quelli che vogliono apprendere la violenza della storia.
    Il nostro limite dovrebbe essere quello di non leggere la storia con la prospettiva odierna.

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    1. Più in generale, la storia dovrebbe essere letta, e letta nella sua interezza, per quella che è. Come giustamente dice Barbero, un conto è la memoria e la storia, un altro è l'uso che di questa memoria fa la politica.

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