venerdì 25 febbraio 2022

Sul libertinismo

Scrive Giovanni Dall'Orto in Tutta un'altra storia. L'omosessualità dall'antichità al secondo dopoguerra, di cui parlerò più approfonditamente una volta terminato il libro, che il libertinismo, una corrente di pensiero nata in Italia nella prima metà del Cinquecento e terminata, o meglio fortemente ridimensionata, dalla Controriforma del Seicento, è un insieme di punti di vista che hanno come elemento comune l'idea che l'anima umana, così come quella degli altri animali, muore assieme al corpo. Ciò implica automaticamente (a) la falsità di tutte le religioni e delle loro promesse; (b) l'impossibilità di basare la morale sulla religione e (c) la volontà di basarla sulla ragione. 

Tutto questo cozza vistosamente con l'idea di libertinismo di oggi, idea che - scrive sempre Dall'Orto - è sostanzialmente una caricatura messa in circolazione dai suoi "nemici", cioè le Chiese di allora. Per queste ultime, infatti, il libertino è un misero senzadio che, rifiutando la morale religiosa, è di conseguenza completamente amorale e dedito solamente alla ricerca del piacere fisico (specie sessuale), ossia al libertinaggio.

In effetti, pensandoci, è vero, il termine libertino rimanda ancora oggi, nel sentire comune, a persona sostanzialmente anarchica e di facili e liberi costumi. Mentre invece c'è ben altro.

10 commenti:

Sara ha detto...

Fu in un'opera di Pierre Bayle, filosofo libertino, che trovai menzionato Gregorio da Rimini, nel mio caso una citazione provvidenziale!

Andrea Sacchini ha detto...

Ammetto con un certo imbarazzo che, pur essendo io di Rimini, non ho la più pallida idea di chi sia Gregorio da Rimini. Vado subito a documentarmi e, nel contempo, a coprirmi il capo di cenere :-)

Bayle a parte, è interessante notare come nel XVI e XVII secolo la chiesa considerasse amorale chiunque avesse una morale diversa da quella cattolica. Non era contemplata, per la chiesa, la possibilità di una morale alternativa; se non si abbracciava quella cattolica si era automaticamente considerati privi di morale.
Cose inconcepibili, oggi; eppure...

Pier ha detto...

I francesi (l'ho scoperto quando vivevo tra loro) caldeggiano da tempo ed insegnano nelle loro scuole una morale laica, politica, sociale ed ideologia... vista come la naturale evoluzione delle varie morali religiose e se vogliamo meno condizionata dal 'concetto di peccato' e più dal rispetto del prossimo in quanto essere umano... ora tutto questo sarebbe interessante da sviluppare... ma a quanto pare le cronache sono portatrici di ben altri abissi, per cui invocare la morale sia laica che religiosa appare anacronistico così come la consolante considerazione che i cattivi finiranno all'Inferno.

Sara ha detto...

C'è anche una piazza in città.

Sara ha detto...

Una piazza dedicata a Gregorio da Rimini😉

Andrea Sacchini ha detto...

Pensa un po'...

Andrea Sacchini ha detto...

È qui.
Domani ci vado in pellegrinaggio come segno di penitenza :-)

Andrea Sacchini ha detto...

Se non ricordo male fu Kant a proporre una morale universale basata sulla ragione, perché diceva che basarla sulle religioni era impossibile, dal momento che le religioni sono diverse. Forse non ci credeva nemmeno lui, a questa possibilità, e comunque non si è mai realizzata.
Il discorso dell'inferno lasciamolo state, se no mi sale il nervoso.

Sara ha detto...

Gregorio da Rimini sosteneva che le norme morali devono avere come criterio la recta ratio.

Andrea Sacchini ha detto...

Che poi, alla fine, pure la recta ratio è relativa, se ci si pensa.

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